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	<title>occhio &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Diario dell&#8217;occhio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Dec 2008 00:05:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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					<description><![CDATA[di Guido Scarabottolo [piccolo circolo virtuoso: un grafico che recensisce un recensore di grafici. Perché chi ama i libri sa che un libro è anche la sua copertina. G.B.] Ho tra le mani questo volume. Il peso è superiore a quello che ci si attenderebbe. Un tempo (non mi ricordo dove l’ho letto) il peso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/726diario.jpg" alt="" title="726diario" width="126" height="250" class="alignnone size-medium wp-image-12526" />  di <strong>Guido Scarabottolo</strong></p>
<p>[<em>piccolo circolo virtuoso: un <a href="http://www.scarabottolo.com/">grafico</a> che recensisce un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Belpoliti">recensore</a> di grafici. Perché chi ama i libri sa che un libro è anche la sua copertina.</em> G.B.]</p>
<p>Ho tra le mani questo volume. Il peso è superiore a quello che ci si attenderebbe. Un tempo (non mi ricordo dove l’ho letto) il peso superiore a quello prevedibile era considerato, per una persona, prova certa di dedizione alla stregoneria. In questo caso è semplicemente dovuto all’impiego di carta patinata, invece della solita uso mano, per le pagine interne. La patinatura consente una resa migliore delle immagini a colori, ma il peso induce ad attendersi una certa densità di contenuto (e in effetti così sarà). <span id="more-12525"></span><br />
Le dimensioni sono poco usuali: 14 centimetri di base per 28 di altezza, due quadrati sovrapposti. A parte il fatto che la collana cui il libro appartiene, diretta da Andrea Cortellessa per l’editrice Le Lettere di Firenze, si chiama <a href="http://www.lelettere.it/site/e_SuppliersList.asp?IdSupplier=60&#038;LetterBar=&#038;filtrosql="><em>fuori formato</em></a>, non riesco a trovare un motivo ragionevole per questa scelta (la collana, se non sbaglio, non ha misure fisse). Se la ragione fosse quella di voler contenere in un singolo specchio (in tipografia si chiamano così le due pagine aperte) ciascuna delle cento riflessioni che compongono il libro, il risultato si sarebbe potuto ottenere anche ricorrendo a proporzioni della pagina più canoniche. Chissà.<br />
Le riflessioni/recensioni sono apparse nell’arco di cinque anni, tra il 1998 e il 2003, sulla <em>Talpa Libri </em>de <em>il Manifesto</em>. Sono recensioni che parlano di libri (e non solo di libri) a partire da, e attraverso, le copertine.<br />
Dice l’autore, Marco Belpoliti, nella prefazione: «La mia idea iniziale, cui mi sono poi mantenuto fedele, era di trovare una via di comunicazione e di accesso a entrambi: un sentiero che dalla copertina porta all’opera che c’è «dentro», ma anche il contrario. Valutare i libri non solo per come erano scritti – e di cosa parlavano – ma anche da come erano presentati. La copertina, piccola coperta, è la prima cosa che si vede del libro-letto; ma poi c’è il cuscino, le coperte e anche il materasso.»<br />
(Ecco forse l’origine delle proporzioni di questo libro: sono le stesse di un letto, singolo quando il libro è chiuso, matrimoniale quando è aperto. E poi, <em>leggere</em>, <em>letto</em>…)<br />
La rubrica della Talpa Libri si chiamava Diario dell’occhio e questo è anche il titolo del libro. Sarà poi per tutto il lavoro di riflessione sulle copertine fatto da Belpoliti, ma questa del suo libro è fortissima. Un occhio pensoso che si accinge a scrivere (felice disegno di Vito Roma), un occhio di cui ti è impossibile non ricambiare lo sguardo, salvo accorgerti che quello sguardo passa attraverso e oltre te, pur lasciandoti la sensazione di continuare a seguirti. Irresistibile.<br />
Fra parentesi, il progetto grafico è di Paola Lenarduzzi, <em>studiopaola</em>. Fra parentesi, ma non troppo, in accordo con Belpoliti che dice: «La terza cosa è stata l’attenzione ai grafici, categoria negletta e bistrattata, ma assolutamente fondamentale nell’industria libraria. Sono loro che rivestono i libri e, in qualche maniera, ne decretano il successo o l’insuccesso a prima vista (non è sempre così ma quasi)».<br />
Irresistibile dunque. E se rovesci il libro per liberartene ti ritrovi Marco Belpoliti che ti osserva sornione. Questa volta il disegno è di Tullio Pericoli (e tanto basti).<br />
Allora l’occhio. Quest’occhio intenso e insieme svagato ben rappresenta l’andamento degli scritti che il libro racchiude. Precisi e attenti circa i contenuti, diciamo così, “obbligatori” quando si fa una recensione, ma prontissimi a imboccare e percorrere, o almeno a indicare, tutti i sentieri che si aprono alla memoria o alla curiosità. In mille direzioni. Senza perdersi. Un approccio che permette di parlare di tutto, di tutti i libri, libri di qualità, best-seller, letteratura di genere, saggistica, editoria per l’infanzia, fumetti e dei loro infiniti contenuti senza snobismi, ma anche senza abbassamenti di tono.<br />
Dice Belpoliti: «Cerco le cose che…funzionano, in positivo, che fanno crescere la conoscenza e persino la bellezza del mondo perché sì, certo, «la bellezza è una promessa di felicità»…Personalmente preferisco l’abbrivio e lo slancio, anche a costo di rischiare di sbagliarmi (tanto poi si sbaglia quasi sempre).»<br />
Così, ad esempio, parlando del <em>Nuovo Commento</em> di Giorgio Manganelli, riesce a parlare della copertina di <em>Cosa vuole l’America</em> di H. A. Wallace, del <em>Trattato di architettura grafica</em> di Frassinelli, di <em>Paesi tuoi </em>di Cesare Pavese, di tutti i grafici che hanno lavorato per Einaudi, degli autori che solevano partecipare alla scelta delle copertine, del <em>Politecnico </em>di Albe Steiner, di Giulio Einaudi e di Giulio Bollati, concludendo che «La storia dell’editoria non è solo un lavoro di “contenuti”, ma soprattutto di “forma” o meglio: un lavoro visivo in cui l’occhio-mente ha un ruolo decisivo sia nella scelta dei testi come delle copertine».<br />
Altrove riesce a parlare di disegno, di filosofia, di colore, di polvere, di cravatte, di disegno dei caratteri tipografici, di sesso, di post-it, di pelle, di asfalto…<br />
Ecco, moltiplicate per cento queste divagazioni, diramazioni (nei rami il flusso è bidirezionale, allontana e contemporaneamente avvicina al tronco) e avrete un’idea della ricchezza di queste pagine. Non sto parlando di quantità.<br />
Ad arricchire ulteriormente il volume contribuiscono poi Italo Lupi e Mario Barenghi.<br />
Naturalmente, di tutti i cento libri recensiti, sono riprodotte a colori le copertine. I dorsi di 45 di essi appaiono in seconda e terza di copertina (una copertina segreta) e il dorso di un altro, <em>L’arcobaleno della gravità</em> di Thomas Pynchon, correda una divagazione sulla questione dei dorsi e sulle consuetudini culturali: da che parte viene il torcicollo a un lettore occidentale?</p>
<p>[<em>pubblicato su</em> Tutto Libri <em>de </em>La Stampa<em> del 4-10-2008</em>]</p>
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