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	<title>odio &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Il rituale servile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 May 2025 12:00:16 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Paolo Morelli</strong></p>
<p style="text-align: left;"><img loading="lazy" class="alignleft size-large wp-image-113547" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/05/children-8221325_1280-1024x682.jpg" alt="" width="696" height="464" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/05/children-8221325_1280-1024x682.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/05/children-8221325_1280-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/05/children-8221325_1280-768x512.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/05/children-8221325_1280-150x100.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/05/children-8221325_1280-696x464.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/05/children-8221325_1280-1068x712.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/05/children-8221325_1280-630x420.jpg 630w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/05/children-8221325_1280.jpg 1280w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
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<p style="text-align: left;">Tempo fa dovevo recensire un libro dedicato a un sopravvissuto alla deportazione dal ghetto romano e alla Shoah. Lo presentavano al centro culturale annesso al Tempio Maggiore, lucente quel giorno più che mai, affacciato sul lungotevere. Un passo dopo i dispositivi di sicurezza sono stato accolto da sguardi interessati, intensi, anche cattivi, prima di tutto erano a casa loro, dicevano, e potevano seguirmi per tutto il percorso, anzi, almeno due di quegli sguardi, giovani, scuri, pressanti, si sono presi cura di me per tutto il tempo che sono stato lì a prendere appunti, quasi sentivo alla nuca il disappunto per non sapere le parole scritte. Solo dopo, alla fermata dell’autobus per tornare a casa, ho capito cosa volevano o sentivano quegli occhi: non li odiavo, neanche un po’, nemmeno nei fondi recessi, e questo veniva preso con estremo sospetto. Purtroppo da sempre sono uno che ha le cose scritte in faccia, ho pensato, si vede che hanno letto che odio la sopraffazione in maniera nevrotica, dei potenti sempre e prima di tutto, e l’impunità di chiunque, perfino la mia, fino allo schifo e alla pena la odio, e ci sto male poi da una vita per l’infamia di chi si crede vivo se straripa nell’ignoranza di sé e del mondo nel quale esiste o bene o male, quando si lascia abbindolare dalle formule e i rituali della vendetta infliggendo sofferenza, disgrazie e morte agli inermi, perpetrate senza scrupoli, quando abiura alla propria dignità e al suo ruolo intenso di vivente senza provare almeno uno scatto isterico di resistenza. Perché, dunque, non li odiavo?, questo dicevano quegli occhi, due avevo fatto a tempo a fissarli per un momento prima di uscire, un attimo solo perché non si insospettissero di più. Ma bastava, quell’attimo. Perché non li odiavo per niente quegli occhi, sebbene antipatici, se erano di chi si crede appartenente a coloro che stanno dando al mondo un esempio micidiale, forse esiziale? Di chi fa differenza tra le ossa dei morti per fame? Come tutti, quando crediamo di diventare più cattivi perché così bisogna fare, perché è giusto e necessario così ci dicono, e invece diventiamo solo più servi ancora; come uno che è caduto in una trappola e invita gli altri a venire avanti sperando che cadano anche loro, quegli occhi cercavano l’odio che non ci sarà mai e anzi lo pretendevano con arroganza. Io resto banale e non ci credo che uno Stato, qualsiasi esso sia, rappresenti una razza, un’etnia, peggio che mai un Dio o una religione, anzi nemmeno credo sia nel mio nome lo Stato, e finché vivo è sicuro almeno che nessuno riuscirà a farmici credere, nemmeno con la tortura di vedere occhi giovani accecati da un odio per procura, per delusione, per subdolo avvilimento dell’umanità. E che dopo, forse persino stavolta, diranno che non ne sapevano niente.</p>
<p><em>(NdR: la fotografia è di Hosny Salah, pixabay)</em></p>
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		<title>Un bacione a Saviano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 May 2019 12:31:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Mariasole Ariot La parola è già movimento, atto, agire: qualcuno la sta ascoltando, e l&#8217;ascolto produce, incide, traccia. L&#8217;ascolto, anche quando passivo, è sempre attivo. Le ultime dichiarazioni del Ministro degli Interni, un videomessaggio vagante nei social, pronunciato con la stessa leggerezza del mezzo, dice qualcosa che non può sparire nell&#8217;invisibilizzazione che il mezzo, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Mariasole Ariot</strong></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/3IxBoULQ59M" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>La parola è già movimento, atto, agire: qualcuno la sta ascoltando, e l&#8217;ascolto produce, incide, traccia. L&#8217;ascolto, anche quando passivo, è sempre attivo.</p>
<div dir="ltr">
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<p>Le ultime dichiarazioni del Ministro degli Interni, un videomessaggio vagante nei social, pronunciato con la stessa leggerezza del mezzo, dice qualcosa che non può sparire nell&#8217;invisibilizzazione che il mezzo, nella sua produzione ipervelocizzata, in cui tutto ciò che appare, appare per un secondo e poi slitta, e slitta fino a scomparire.<span id="more-79406"></span></p>
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<p>Probabilmente è anche questa una scelta voluta: dire, e potersi permettere il lusso che il detto venga presto tralasciato.</p>
</div>
<p>Ecco, io non credo che le dichiarazioni che partono da un bacio ad un uomo sotto scorta dai suoi 26 anni, che è minaccia, un bacio che poi dal singolo si estende a tutte le figure che (da sempre, dall&#8217;inizio) ha attaccato, si possano tralasciare, ci si possa scorrere sopra, accanto, forse dichiarare per un momento il proprio disgusto, e poi aggiungere: suvvia, non ha presa, suvvia, si sgonfierà, suvvia, non ha peso, il peso cade, è già caduto.</p>
</div>
<p>Perché Salvini non è un&#8217;eccezione, un&#8217;eccedenza, un elemento meteora solitario. Quel respiro d&#8217;odio, che dice perversamente: godo nell&#8217;angosciarti/nell&#8217;<wbr></wbr>angosciare, è una cifra che va considerata del nostro tempo.</p>
</div>
<p>Che entra negli interstizi, nel discorso comune, dove non c&#8217;è più nemmeno l&#8217;imbarazzo e il rossore nel dichiare il proprio disgusto e l&#8217;odio verso l&#8217;Altro.</p>
</div>
<div>Salvini nasce e si muove all&#8217;interno di queste coordinate storiche e sociali che fanno da risonanza armonica: lui parla, viene ascoltato, gli altri parlano, lui ascolta, lui ridice. In parte a capo di un discorso che lui stesso genera, in parte portavoce di una narrazione che negli anni si è radicata.</div>
<div></div>
<div>Non può passare nel silenzio un video, la parola in cui viene dichiarato l&#8217;intento e il desiderio di decidere per la vita &#8211; perché di questo si tratta &#8211; di soggetti a rischio, in pericolo, in un paese in cui quel pericolo esiste nel sottosuolo e ai gradi più alti &#8211; e che la storia ci ricorda a cosa ha portato, quali vittime ha esposto, che sono esposte,  e poi ha  bruciato.</div>
<div>Non può sparire sottotraccia il paradosso del &#8220;non interverrò su casi personali&#8221; quando l&#8217;inizio &#8211; e l&#8217;inizio, l&#8217;incipit è sempre una dichiarazione d&#8217;intento &#8211; va nella direzione opposta.</div>
<div></div>
<div>Ma oltrepassando quel bacio iniziale diretto a Roberto Saviano, il bacio si espande, oltrepassa un limite. Che quel dire sia un dire che all&#8217;interno di uno Stato di Diritto non possa concretamente modificare le decisioni seguenti non è un deterrrente per chiudere un occhio, per lasciar cadere.</div>
<div>
<p>Non sono solo i fatti, gli agiti, a mettere in movimento: come scriveva Canetti, &#8220;nell&#8217;oscurità, le parole pesano il doppio&#8221;.</p>
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</div>
<p><!--more--></p>
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