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	<title>olimpiadi &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Via dalla pazza folla olimpionica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Nov 2025 13:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[milano cortina 2026]]></category>
		<category><![CDATA[olimpiadi]]></category>
		<category><![CDATA[olimpiadi invernali]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Gianni Biondillo</strong> <br />
A Milano le olimpiadi invernali che si inaugurano fra tre mesi sembra che interessino a nessuno. Non c’è più alcun cuore di milanese che batte all’avvicinarsi di questo evento globale. Cos’è successo?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-116946" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/tina-milano-regione-2.jpg" alt="" width="973" height="573" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/tina-milano-regione-2.jpg 973w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/tina-milano-regione-2-300x177.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/tina-milano-regione-2-768x452.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/tina-milano-regione-2-713x420.jpg 713w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/tina-milano-regione-2-150x88.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/10/tina-milano-regione-2-696x410.jpg 696w" sizes="(max-width: 973px) 100vw, 973px" /></p>
<p align="justify">Anche a costo di apparire irrispettoso, quando penso alle Olimpiadi invernali che si terranno fra circa tre mesi, mi viene sempre in mente Enrico Berlinguer quando, nel lontano 1981, parlò della “spinta propulsiva” della Rivoluzione d’Ottobre ormai esaurita. Ecco, con dimensioni ben più modeste, lo associo, e giuro senza ironia, alla spinta propulsiva che inebriò i milanesi quando decisero di proporre nel 2006 la candidatura di Milano a EXPO2015.</p>
<p align="justify">Io c’ero. Fu un’ubriacatura collettiva. Tutto era Expo, in quegli anni, anche cose che con l’Esposizione universale non c’entravano nulla. Tra l’altro, nessuno davvero aveva capito cosa fosse, a cosa servisse. Ma l’improvvisa riapparizione di gru e cantieri che stavano trasformando radicalmente il volto della città fu, nell’immaginario collettivo, addebitata tutta ad EXPO2015.</p>
<p align="justify">Io c’ero, insisto. E scrivevo dell’inutilità di una Esposizione Universale in un mondo dove le merci, le novità, l’innovazione, erano a portata di un click. Che insomma Expo serviva solo a restituire l’idea che Milano fosse di nuovo una città globale, dopo che gli scandali di Tangentopoli ne avevano appannato e affannato l’immagine. Operazione di marketing urbano oggettivamente riuscita. Era dalla <i>Swinging Milan</i> degli anni Ottanta &#8211; la Milano <i>prêt-à-porter</i> del compianto Giorgio Armani raccontata da Martin Scorsese in <i>Made in Milan</i> &#8211; che la città non si dava così tante arie. Era diventata la “Place to be”.</p>
<p align="justify">La città dove esserci. E io c’ero. Quale sia stata poi la <i>legacy</i> di Expo non lo sa nessuno, anche perché nessuno sa per davvero di cosa trattasse. Di <i>Food</i>? Di <i>Global Experience</i>? (“eredità”, “cibo”, “globale”, “esperienza”, tutte parole che dal 2015 non esistono più nell’italiano corrente). Qualcuno si ricorda di Foody? Qualcuno sa dirmi cos’era e a cosa sia servita la “Carta di Milano”? Eppure Expo, per davvero, mise in moto l’immaginario collettivo. Fu la spinta propulsiva.</p>
<p align="justify">Ebbene, oggi, con un evento altrettanto globale e mediaticamente molto più importante quale quello delle Olimpiadi, sembra che la cosa non interessi più a nessuno. La spinta al posto di rinvigorirsi s’è esaurita. Non c’è più alcun cuore di milanese che batte all’avvicinarsi di questo evento globale. Cos’è successo?</p>
<p align="justify">Ripeto, io c’ero a Expo e ci sono oggi per le olimpiadi, ma sono in un certo senso un’eccezione. Oggi un milanese su tre non era qui quando Milano vinse la candidatura battendo Smirne. Quei milanesi che volevano Expo hanno vissuto gli ultimi quindici anni vedendo impoverire la loro condizione lavorativa, abitativa, sociale, fino a fuggire da Milano, dato il costo insostenibile di una città diventata una “Place to buy”. Chi voleva Expo o se ne è andato o ha l’età della pensione (che però viene continuamente spostata sempre più in là).</p>
<p align="justify">Non esiste nulla come lo sport che riesca ancora a stimolare entusiasmi nazionali senza scomodare i nazionalismi. Cioè a farci sentire italiani, fratelli, solidali, senza che la cosa sia un problema di schieramento partitico. L’ultimo rito popolare, dopo che le elezioni politiche sono ormai ad appannaggio di una schiacciante minoranza. Nonostante ciò i milanesi, quelli vecchi e quelli nuovi, non credono più neppure alle olimpiadi. Quasi tre settimane di gare, atleti, giornalisti, televisioni, confusione, traffico. E poi? Cosa resta alla città? Qual è la legacy? Lombardia e Veneto credo siano le due regioni che più hanno rimpinguato il medagliere nazionale. Lo sport di base, qui, non ha bisogno di stimoli (ai milanesi basterebbe che le piscine pubbliche non chiudano, come invece sta accadendo). Cos’altro? Qualche impianto nuovo, qualche impianto rinnovato, qualche strada asfaltata. E il villaggio olimpico che diverrà uno studentato (privato, ovviamente). Ottimo. Tutto qui?</p>
<p align="justify">È il potere d’acquisto in picchiata degli stipendi medi, i sette euro per un chilo di pane, la carta igienica da portare a scuola, l’emigrazione della gioventù qualificata verso nazioni più ricettive, la paralisi della borghesia produttiva (e innovativa) trasformata in borghesia finanziaria indifferente ai destini della città, è questo quello che interessa oggi al popolo milanese. Che interessa a me. Non certo fare la fila (si prevedono due milioni di spettatori) per acquistare un biglietto per una gara o un evento (sperando che i cambiamenti climatici non ci regalino, beffardamente, un febbraio poco invernale).</p>
<p align="justify">Fossi furbo, cosa che non sono, per quelle settimane affitterei a costi proibitivi casa mia e con quel guadagno me ne andrei su qualche isola tropicale a rilassarmi. E magari a guardarmi le olimpiadi in televisione. Cosa che non escludo molti milanesi sicuramente faranno.</p>
<p align="justify">(<em>precedentemente pubblicato, il 30 ottobre scorso, su Repubblica-Milano</em>)</p>
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		<title>Olimpiadi, vecchia storia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jul 2012 17:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
		<category><![CDATA[datazione]]></category>
		<category><![CDATA[olimpiadi]]></category>
		<category><![CDATA[Pindaro]]></category>
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					<description><![CDATA[di Antonio Sparzani A Olimpia sorgeva uno straordinario tempio di Zeus, contenente una statua in oro e avorio del padre degli dèi, opera di Fidia, una delle sette meraviglie del mondo antico. A Olimpia per la prima volta si svolsero delle gare – forse potremmo dire tranquillamente delle feste – in quello che noi ora [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong><br />
A Olimpia sorgeva uno straordinario <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tempio_di_Zeus_%28Olimpia%29">tempio di Zeus</a>, contenente una statua in oro e avorio del padre degli dèi, opera di Fidia, una delle sette meraviglie del mondo antico.<br />
A Olimpia per la prima volta si svolsero delle gare – forse potremmo dire tranquillamente delle feste – in quello che noi ora indichiamo come l’anno 776 prima di Cristo. Da allora le gare e i festeggiamenti crebbero sempre più, fino a diventare l’avvenimento periodico più importante di tutta l’Ellade, tanto da essere detti semplicemente Olimpiadi e da costituire da allora in poi il metodo di datazione degli avvenimenti del mondo antico sotto influenza greco-romana.</p>
<p>Lo stabilirsi del rito delle Olimpiadi fu un processo lungo, dapprima con valore solo locale; poi, un po’ alla volta, perfino i Greci, litigiosi com’erano, riuscirono a trovare un accordo: le Olimpiadi divennero un patrimonio di vita e di cultura comuni; in quei giorni si conveniva di sospendere qualsiasi eventuale attività bellica, soprattutto per salvaguardare e proteggere quegli atleti che dovevano recarsi a Olimpia, attraversando eventualmente regioni nemiche, per altri dettagli, ed &#8220;eccezioni alla regola&#8221;, guardate <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tregua_Olimpica">qui</a>. </p>
<p>E così, a partire circa dalla metà del VI secolo a.C., si instaurarono scadenze abbastanza stabili: ogni quattro anni – al plenilunio di agosto – si svolgevano a Olimpia i giochi più importanti, in onore di Zeus.<br />
A partire da quella prima volta si conservò traccia scritta degli elenchi dei vincitori nelle varie gare, e gli anni si designarono indicando il numero dell’Olimpiade immediatamente precedente e indicando poi “in che anno si era di quell’Olimpiade”, intendendo così, dato che nell’aritmetica greca il numero zero non trovava posto, che, ad esempio, “l’anno 1 dell’Olimpiade II” era il 772, cioè l’anno stesso in cui si era svolta appunto l’Olimpiade seconda e invece “l’anno 4 dell’Olimpiade II” era il 769 – che noi indicheremmo con “tre anni dopo”: ci potrà anche sembrare  strano, ma è del tutto coerente con il loro modo di contare come 1, e non come 0, l’anno stesso dell’Olimpiade. Per questo motivo i Greci dicevano che ogni Olimpiade si svolgeva nell’anno 5 della precedente e alludevano a questa periodicità con la parola <em>pentaetērikói</em> che vale il latino <em>quinquennales</em>.</p>
<p>Le altre feste si svolgevano con questo schema (per notizie più dettagliate si veda <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giochi_panellenici">qui</a>): ogni quattro anni, ma spostati di due anni rispetto ai giochi di Olimpia (ovvero nell’anno 3 di ogni Olimpiade) si svolgevano a Delfi, in onore di Apollo i giochi Pitici; ogni due anni, nell’anno 2 e nell’anno 4 di ogni Olimpiade, si tenevano poi, in mesi diversi, a Corinto in onore di Poseidone i giochi Istmici, e a Nemea, in Argolide, in onore di Zeus i giochi Nemei. In qualche modo, ogni anno c’erano gare e feste.</p>
<p>I Giochi persero gradualmente importanza con l&#8217;aumentare del potere romano in Grecia: all&#8217;inizio furono mantenuti e aperti anche a Romani, Fenici, Galli e altri popoli sottomessi (Nerone, ad esempio, aprì un’enorme edizione dei giochi a Roma in cui tutti gli atleti dell&#8217;Impero Romano poterono partecipare, lui compreso). Ma ecco il colpo di grazia: il Cristianesimo divenne religione di stato, con l’immediata conseguenza che i Giochi olimpici vennero visti come una festa &#8220;pagana&#8221;, così che nel 393 d.C., l&#8217;imperatore Teodosio I, assieme al Vescovo di Milano Ambrogio, li vietò, ponendo fine a una storia durata oltre mille anni. Per gli appassionati di calcoli storici, dirò che, visto che il numero 776 è divisibile per 4 (e dà 194)  la 194-esima olimpiade si svolse nell’anno 4 a.C. e la successiva ― siccome l’anno zero non è mai esistito nei conteggi degli storici, ma solo in quelli degli astronomi ― si è svolta nell’anno 1 d.C., così che l’anno 393 era un anno olimpico dato che 393-1=392 che, diviso per 4 fornisce 98. Così che nel 393 si sarebbe dovuta celebrare la 293-esima olimpiade (195+98=293).<br />
Le Olimpiadi moderne sono ricominciate nel 1896 ad Atene, per iniziativa di Pierre De Coubertin.</p>
<p>Pindaro (518 – 438 a.C.) visse nel grande periodo di ascesa dello splendore di Atene, vide e cantò le vittorie sui Persiani, assistette alle più gloriose Olimpiadi e morì dieci anni prima dell’infausta morte di Pericle, che segnò l’inizio dei guai per la democrazia ateniese. Della sua immensa produzione ci rimangono quasi soltanto gli epinici, cioè appunto i canti per celebrare la vittoria di un atleta. I suoi epinici si dividono quindi in Olimpiche, Pitiche, Istmiche e Nemee. Vi incollo qui la prima pagina col testo a fronte della I Olimpica, scritta per celebrare la vittoria, nell’Olimpiade LXXVI (dunque nel 476 a.C.), di Hieron di Siracusa con il corsiero.<br />
Allora le Olimpiadi andavano così. Onore e gloria grandi ai vincitori, Pindaro cantava per loro, tutta la Grecia era in festa e, quasi sempre, si smetteva di combattere. Allora. </p>
<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/07/Pindaro-I-Olimpica1-1024x850.jpg" alt="" title="Pindaro I Olimpica" width="700" height="581" class="aligncenter size-large wp-image-43098" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/07/Pindaro-I-Olimpica1-1024x850.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/07/Pindaro-I-Olimpica1-300x249.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>[edizione Garzanti, Milano 1981, traduzione e lettura critica di Luigi Lehnus; una traduzione italiana del testo di tutte le odi olimpiche è disponibile in rete <a href="http://www.readme.it/libri/Classici%20Greci/Olimpiche.shtml">qui</a>.] </p>
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		<title>L&#8217;arte di boicottare le olimpiadi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 06:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[boicottaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[Di Andrea Inglese Mi rendo conto che “olimpiadi” e “diritti umani” sono una coppia di concetti indissolubili. Mi rendo conto che l’avvento delle olimpiadi si accompagna in modo costante con la preoccupazione dei diritti umani. Mi chiedo, per altro, perché non si proponga di fare olimpiadi tutti gli anni, in modo da tenere più desta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/dscf3901.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-7246" title="dscf3901" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/dscf3901-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Mi rendo conto che “olimpiadi” e “diritti umani” sono una coppia di concetti indissolubili. Mi rendo conto che l’avvento delle olimpiadi si accompagna in modo costante con la preoccupazione dei diritti umani. Mi chiedo, per altro, perché non si proponga di fare olimpiadi tutti gli anni, in modo da tenere più desta l’attenzione del mondo sullo stato dei diritti umani. Insomma, l’equazione dovrebbe funzionare: più olimpiadi, più diritti umani. Non credo che ciò potrebbe dispiacere agli sponsor. E’ anche vero che le lunghe chiacchierate preventive da parte di statisti e opinionisti occidentali sull’opportunità o meno di boicottare le olimpiadi, si sono risolte in piccoli gesti ma estremamente significativi: pare che alcuni atleti europei, nel chiasso della cerimonia di apertura, abbiano ripetuto tra i denti “Free Tibet”. Devo comunque ammettere che, per una strana indolenza, non ho seguito le vicende dei sostenitori del boicottaggio, ammesso che esistano. Se quindi essi hanno messo in campo strategie specifiche, forme di resistenza peculiari, ne sono del tutto all’oscuro. Però a conti fatti, mi sono reso conto che dalla cerimonia di apertura, che non so bene in quale esatto giorno collocare, non ho letto nessun articolo a stampa che parli delle olimpiadi, non ho visto nessuna immagine televisiva delle olimpiadi, non ho discusso con nessuno di olimpiadi, ho ascoltato qualche minuto di resoconto delle gare sportive su France Info, radio pubblica francese, e cinque minuti di una trasmissione su Radiopopolare dedicata alle olimpiadi.<br />
<span id="more-7244"></span><br />
Mi è venuto allora il dubbio che senza rendermene conto io stia effettivamente, nel mio piccolo, boicottando le olimpiadi. Non so se l’idea di boicottaggio si accompagni con un’idea di sforzo di volontà, di minimo sacrificio, ma nel caso lo fosse, io sono &#8211; in quanto boicottatore &#8211; un eccezione: il boicottaggio mi viene spontaneo, senza programma, strategia, riflessione. Forse il mio è un boicottaggio su larga scala, che si rivolge contro la Cina ma anche contro tutti gli altri paesi che partecipano ai giochi. Un boicottaggio ampio e preventivo, o retrospettivo: tiene in conto i diritti violati e violabili ogni giorno di ogni essere umano del pianeta da parte di qualsiasi stato. Ma tiene anche conto dei diritti di ognuno di non farsi invadere la mente, il linguaggio, la retina, da una quantità di cose che non lo riguardano minimamente, come gli “ori” da portare a casa. Non so bene se questi “ori” siano i braccialetti della nonna, che qualcuno le ha sottratto, per portarseli a Pechino o dintorni. Ma io sono del parere che posate e bracciali della nonna rimangano pure dove sono. Io, almeno, ne riuscirò a fare a meno. E non mi si dica: “intellettuale snob”. Io boicotto, signori! Boicotto a mia insaputa, addirittura. Boicotto spontaneamente, preventivamente, restrospettivamente. E senza il minimo sforzo.</p>
<p>[immagine A Inglese]</p>
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