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	<title>Oodgeroo Noonuccal &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Su &#8220;My People. La mia gente&#8221; di Oodgeroo Noonuccal. Intervista a Margherita Zanoletti</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/02/14/zanoletti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Feb 2023 06:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Margherita Zanoletti]]></category>
		<category><![CDATA[Oodgeroo Noonuccal]]></category>
		<category><![CDATA[Ornella Tajani]]></category>
		<category><![CDATA[Sara Elena Rossetti]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Sara Elena Rossetti </strong> <br /> Intervista a Margherita Zanoletti, curatrice di "My People. La mia gente" di Oodgeroo Noonuccal]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_101748" aria-describedby="caption-attachment-101748" style="width: 561px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class=" wp-image-101748" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/02/88944788_10157069419743549_7122824156537683968_n.jpg" alt="" width="561" height="687" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/02/88944788_10157069419743549_7122824156537683968_n.jpg 1045w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/02/88944788_10157069419743549_7122824156537683968_n-245x300.jpg 245w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/02/88944788_10157069419743549_7122824156537683968_n-836x1024.jpg 836w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/02/88944788_10157069419743549_7122824156537683968_n-768x941.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/02/88944788_10157069419743549_7122824156537683968_n-150x184.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/02/88944788_10157069419743549_7122824156537683968_n-300x367.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/02/88944788_10157069419743549_7122824156537683968_n-696x853.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/02/88944788_10157069419743549_7122824156537683968_n-343x420.jpg 343w" sizes="(max-width: 561px) 100vw, 561px" /><figcaption id="caption-attachment-101748" class="wp-caption-text">Rainbow Serpent Banner, Oodgeroo Noonuccal, 1988, Painted textile</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>a cura di <strong>Sara Elena Rossetti</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Nel 2021 è uscito per Mimesis <em>My People. La mia gente</em> di Oodgeroo Noonuccal [di cui su questo blog si è già parlato <a href="https://www.nazioneindiana.com/2022/02/09/la-poesia-di-oodgeroo-noonuccal-in-traduzione/">qui</a>, <em>ndr</em>]. L’intervista-dialogo che segue nasce dagli incontri tenuti presso la Biblioteca civica di Bresso (MI) e il Liceo linguistico “Erasmo da Rotterdam” di Sesto San Giovanni (MI) tra il novembre 2022 e il gennaio 2023.</p>
<p style="font-weight: 400;">_</p>
<p style="font-weight: 400;">SER<em> La prima domanda è d’obbligo. Chi è Oodgeroo?             </em></p>
<p style="font-weight: 400;">MZ Un’artista, intellettuale e attivista australiana della seconda metà del Novecento. “Grande signora della nostra cultura” la chiama Alexis Wright, autrice di un testo contenuto nell’edizione italiana della sua antologia <em>My People</em> (Mimesis 2021).<br />
Nel 1964 Oodgeroo passa alla storia come prima poeta delle First Nations, cioè di discendenza aborigena, con <em>We Are Going</em>: un’opera di denuncia sociopolitica che accende un fenomeno mediatico. Da quel momento, la sua voce di donna, nera, povera e autodidatta, diventa la voce di un popolo schiacciato che rialza la testa.<br />
Alla fine degli anni Sessanta, Oodgeroo è tra i promotori della campagna referendaria per far sì che i popoli indigeni australiani acquisiscano i diritti di cittadinanza. Nel 1970, raduna i suoi versi in un’antologia che dedica alla sua gente, <em>My People</em>. Fino alla morte nel 1993, si dedicherà in particolare alle giovani generazioni, scrivendo versi e racconti. Oggi le sue opere sono studiate a scuola e nelle università, tradotte in pièce teatrali, produzioni di fiction e composizioni musicali. <em>My People</em> continua a vivere.</p>
<p style="font-weight: 400;">SER <em>Leggo nella prefazione che il suo nome all’anagrafe era Kath Walker. Come mai nel 1988 decide di cambiare nome?</em></p>
<p style="font-weight: 400;">MZ In segno di protesta contro l’invasione britannica, che portò guerre, genocidi, razzismo ed altre atrocità. Contro le celebrazioni per il bicentenario dell’approdo della <em>First Fleet </em>(Prima Flotta) sul continente australiano, l’autrice abdica al suo nome anglosassone e diventa Oodgeroo della tribù Noonuccal. Il nome Oodgeroo vuol dire “melaleuca”, cioè albero del tè, una pianta endogena utilizzata da sempre in Australia per le sue proprietà curative; ma significa anche “corteccia”, ovvero il supporto usato da millenni dagli aborigeni per dipingere e quindi raccontare le loro storie tradizionali.</p>
<p style="font-weight: 400;">SER <em>Ora veniamo all’origine di questo progetto editoriale</em>. <em>Cosa ti ha portata in Australia e come hai incontrato la poesia di Oodgeroo?</em></p>
<p style="font-weight: 400;">MZ Il primo viaggio in Australia è avvenuto proprio grazie a Oodgeroo. L’ultimo anno di università decisi di fare la tesi sulla sua poesia, e dato che in Italia non c’era nulla sul suo lavoro, grazie a una borsa di studio volai a Sydney e ci rimasi sei mesi per consultare materiali d’archivio, raccogliere testimonianze e fare ricerca. Non immaginavo che dopo la laurea sarei ritornata in Australia e ci avrei vissuto anni. L’incontro con Oodgeroo ha segnato il mio percorso umano e di ricerca.</p>
<p style="font-weight: 400;">SER <em>Com’è strutturato </em>My People. La mia gente<em>? Puoi dirci qualcosa riguardo ad Alexis Wright, che firma il testo in apertura del libro?</em></p>
<p style="font-weight: 400;">MZ Alexis Wright è probabilmente la scrittrice delle First Nations vivente più importante e conosciuta al mondo, e con lei si apre il libro. Il suo testo celebra Oodgeroo come la “mamma” della letteratura indigena australiana, di una letteratura che ha cura del pianeta. Segue un’introduzione su Oodgeroo e su <em>My People</em>. La raccolta include settantasette scritti, proposti in lingua originale con la traduzione a fronte. Infine, c’è un glossario con una lista di parole afferenti al mondo indigeno, presenti nei testi di Oodgeroo e che mi è parso utile spiegare al lettore italiano.</p>
<p style="font-weight: 400;">SER <em>In coda alla raccolta c’è un testo in prosa intitolato </em>Custodi della terra<em>. Di cosa si tratta?</em></p>
<p style="font-weight: 400;">MZ Di una prolusione tenuta da Oodgeroo i1 22 aprile 1989 ricevendo il dottorato <em>honoris causa</em> dalla Facoltà di studi umanistici della Griffith University. In questo discorso Oodgeroo dichiara: “La terra è nostra madre. Noi non possiamo possederla; è lei che ci possiede”. Questa semplice frase riassume un tratto base comune alle molte culture aborigene d’Australia: l’uomo è custode della terra. L’uomo appartiene alla terra, non il contrario. L’uomo <em>è </em>la terra.</p>
<p style="font-weight: 400;">SER<em> L’introduzione al libro contiene una presentazione dettagliata dell’autrice, dei testi e della traduzione. Alcune tabelle riassuntive aiutano a orientarsi tra le poesie nelle varie edizioni. In sintesi, quali sono le tematiche chiave?</em></p>
<p style="font-weight: 400;">MZ<em> In primis</em>, la denuncia sociopolitica. Raccontando fatti storici, stragi, stupri, bugie e strumentalizzazioni, Oodgeroo mette a tema la discriminazione e la violenza contro la sua gente. Alcune poesie pongono l’accento sul processo di costruzione di rapporti positivi tra popolazioni indigene e non, implementando riforme legislative tese a favorire l’unità.<br />
Il secondo tema tocca personaggi, paesaggi e narrazioni legati all’immaginario spirituale del Tempo del Sogno, cioè il tempo della creazione del mondo, un tempo mitico che si rinnova continuamente, anche nel presente. Oodgeroo mette in scena personaggi, aneddoti e racconti legati al sapere e alla mitologia tradizionali. Talvolta con nostalgia, talvolta con vena umoristica e anticonformista.<br />
Un terzo nucleo raccoglie componimenti autobiografici: poesie dedicate ai figli, poesie che rivelano sentimenti e aspirazioni, poesie sulla guerra. In <em>“Vita morta”</em>, Oodgeroo dipinge la guerra come un male diabolico e distruttore. Riflette sulla disumanità dell’uomo, sull’annientamento delle potenzialità umane.</p>
<p style="font-weight: 400;">SER<em> In un’intervista recente, hai definito Oodgeroo “rappresentante di un movimento transindigeno”. In che senso?</em></p>
<p style="font-weight: 400;">MZ Negli anni in cui, di pari passo con l’attivismo politico e l’impegno civile a difesa della sua gente, Oodgeroo utilizzava la poesia come mezzo di lotta per i diritti del suo popolo, stava succedendo qualcosa di simile in varie parti del mondo. L’anno di pubblicazione di <em>We Are Going</em>, il 1964, coincide ad esempio con l’uscita di <em>No Ordinary Sun</em>, il primo libro dell’autore māori Hone Tuwhare, e con la pubblicazione della prima raccolta di poesie di un nativo americano, <em>Raising the Moon Vines</em>di Gerald Robert Vizenor. Negli Stati Uniti, il Black Arts Movement nasce ad Harlem nel 1965 per opera di Imamu Amiri Baraka. Il paesaggio storico-letterario a cui l’opera di Oodgeroo appartiene è internazionale, interetnico e transindigeno.</p>
<p style="font-weight: 400;">SER <em>Oggi, a tuo avviso, la letteratura e la poesia possono ancora avere un ruolo educativo e in qualche misura anche politico?</em></p>
<p style="font-weight: 400;">MZ Nel 2022 il Festival di poesia civile di Vercelli ha premiato Aleksandr Michajlovič Kabanov, un poeta ucraino che scrive in russo, “<em>nella lingua del nemico</em>”, per usare il titolo del suo libro. Il suo lavoro (e non è il solo) dimostra come il mezzo poetico possa e debba parlare in favore della pace. Quindi sì, mai come oggi la poesia ha un ruolo politico e un ruolo etico, educativo, diplomatico e mediatico.</p>
<p style="font-weight: 400;">SER <em>Torniamo al tuo lavoro di cura e traduzione.</em> <em>La voce di Oodgeroo è lontana da uno stile aulico e accademico, è vicina al parlato, imita l’interloquire quotidiano. È insieme poetica e conativa. Nel tradurre la sua poesia, quali sono state le difficoltà e le soddisfazioni maggiori?</em></p>
<p style="font-weight: 400;">MZ La traduzione è un processo lungo e una conquista provvisoria. Tradurre poesia è particolarmente complesso, perché la poesia stessa è un altro modo di vedere le parole e il mondo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel mio caso, mi sono posta il problema della credibilità. Come faccio io, italiana, bianca, istruita, dalla vita facile, a restituire l’esperienza dolorosa di Oodgeroo? Come trasmettere la sua urgenza, evitando uno sguardo paternalistico e onnisciente? Vivere in Australia, a contatto con artisti di oggi e con persone che l’hanno conosciuta, mi ha permesso di vedere e toccare luoghi, di accedere a testimonianze di prima mano. Di aiuto è stato poi il confronto con la poeta afroamericana Betty Gilmore. L’obiettivo è stato rendere la scrittura di Oodgeroo in un italiano interessante, con rispetto, senza scimmiottarla. A tal fine, ho deciso di preservare intatti i vocaboli di derivazione indigena, rimandando al glossario in calce al volume.</p>
<p style="font-weight: 400;">SER <em>Ti sei occupata in passato anche di arte aborigena e hai curato alcune mostre. C’è qualcosa che ti ha sempre affascinato?</em></p>
<p style="font-weight: 400;">MZ Potrei dire che il mio interesse per la cultura australiana si sviluppi sin dall’inizio come interesse per il legame tra le parole e le immagini. Ciò che più mi attira è la capacità di raccontare storie. La poesia contemporanea, come i dipinti, racconta storie. Apre un mondo. Fa viaggiare. Insegna qualcosa di antico con un linguaggio dinamico e modernissimo.</p>
<p style="font-weight: 400;">SER <em>Cosa impariamo, in particolare, grazie alle poesie di </em>My People<em>?</em></p>
<p style="font-weight: 400;">MZ Che la distruzione dell’ambiente naturale in favore dello sfruttamento economico demolisce la vita e che, a fronte di questa frattura, il ritorno della terra è un fattore chiave di sopravvivenza. Nella percezione mitica dei popoli aborigeni, in passato come oggi, la terra non è solo fonte di riparo e sostentamento, ma è l’aspetto centrale della condizione umana e ha un profondo significato spirituale. La terra lega a sé gli uomini e fornisce cibo, vita e linguaggio. Questo tema è attualissimo, profetico rispetto alle sfide connesse al cambiamento climatico in atto. Da millenni, gli Aborigeni e gli Isolani dello stretto di Torres hanno presente l’importanza e la delicatezza dell’ecosistema terrestre.</p>
<p style="font-weight: 400;">SER <em>Credi che Oodgeroo abbia ancora qualcosa di importante da raccontare e insegnare ai nostri ragazzi, agli studenti di oggi? </em></p>
<p style="font-weight: 400;">MZ Rispondo con le parole di Alexis Wright: <em>“</em>Non sappiamo cosa ci riserverà il futuro. Il futuro richiede a noi tutti di pensare in modo molto più fantasioso e di essere molto più visionari su come continueremo a vivere in un mondo in grande cambiamento. I problemi del mondo richiedono con urgenza a ciascuno di noi di darsi da fare di più per raggiungere obiettivi comuni a tutta l’umanità. […] Oodgeroo Noonuccal fece questo nella sua poesia.”</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La poesia di Oodgeroo Noonuccal in traduzione</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2022/02/09/la-poesia-di-oodgeroo-noonuccal-in-traduzione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2022 06:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[La mia gente]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura postcoloniale]]></category>
		<category><![CDATA[Margherita Zanoletti]]></category>
		<category><![CDATA[My people]]></category>
		<category><![CDATA[Oodgeroo Noonuccal]]></category>
		<category><![CDATA[Ornella Tajani]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Ornella Tajani</strong><br /> Nel 2021 è uscita My people. La mia gente, prima traduzione italiana, con testo a fronte, della poeta indigena australiana Oodgeroo Noonuccal, per le cure di Margherita Zanoletti (Mimesis).]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_95724" aria-describedby="caption-attachment-95724" style="width: 1132px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-95724" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/Schermata-2022-01-29-alle-17.54.57.png" alt="" width="1132" height="626" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/Schermata-2022-01-29-alle-17.54.57.png 1132w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/Schermata-2022-01-29-alle-17.54.57-300x166.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/Schermata-2022-01-29-alle-17.54.57-1024x566.png 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/Schermata-2022-01-29-alle-17.54.57-768x425.png 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/Schermata-2022-01-29-alle-17.54.57-150x83.png 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/Schermata-2022-01-29-alle-17.54.57-696x385.png 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/Schermata-2022-01-29-alle-17.54.57-1068x591.png 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/02/Schermata-2022-01-29-alle-17.54.57-759x420.png 759w" sizes="(max-width: 1132px) 100vw, 1132px" /><figcaption id="caption-attachment-95724" class="wp-caption-text">Oodgeroo Noonuccal, Sydney, 1970. Courtesy of Mitchell Library, State Library of New South Wales and Courtesy SEARCH Foundation</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2021 è uscita <em>My people. La mia gente</em>, prima traduzione italiana, con testo a fronte, della poeta indigena australiana Oodgeroo Noonuccal, per le cure di Margherita Zanoletti (Mimesis). Il termine «cura» va qui oltre la classica accezione editoriale; il volume è infatti corredato da uno scritto di Alexis Wright e da una ricca e cristallina introduzione di Zanoletti, divisa in tre momenti: una parte iniziale dedicata alla figura dell’autrice, artista, educatrice ed attivista per i diritti dei popoli indigeni; una panoramica sulla sua opera; un saggio traduttologico. Si tratta di un paratesto fondamentale, che fornisce contesto, chiavi di lettura e spunti necessari all’immersione nell’universo costituito dall’opera di Oodgeroo.<br />
La poesia è uno strumento scelto ad hoc dall&#8217;autrice; cito dall’introduzione di Zanoletti, che sull’opera di Oodgeroo ha pubblicato numerosi contributi:</p>
<blockquote><p>[…] perché proprio la poesia? La scelta, spiegherà a più riprese la stessa scrittrice, è legata all’interesse e alla sensibilità da parte degli aborigeni per il canto. La cultura degli aborigeni australiani ha infatti le sue radici nel <em>tjukurrpa</em>, nella traduzione inglese “dreamtime” e “dreaming”, cioè risale al tempo in cui degli esseri ancestrali attraversarono la terra lasciando segni nella forma di colline, ruscelli, caverne e altre formazioni topografiche. Da sempre per gli aborigeni, la terra era segnata da un intrecciarsi di canti, un labirinto di percorsi visibili soltanto ai loro occhi che mappavano le impronte degli antenati, creatori del mondo e delle leggi che lo regolano.</p></blockquote>
<p>Si tratta di una poesia che deve veicolare un messaggio, raccontare la storia di un popolo, e dunque essere accessibile. Scrive ancora la curatrice:</p>
<blockquote><p>tutti i testi contenuti in <em>My People </em>sono in inglese. Oodgeroo si serve, simbolicamente e pragmaticamente, della lingua dei colonizzatori per trascrivere e tramandare storie, esperienze e immagini legate al mondo aborigeno, e in tal modo, dando voce alla sua gente, dichiara ed esprime la sua identità di “half-caste”, indigena ed europeizzata. Impiegando una strategia retorica solo apparentemente semplice, ma in realtà complessa ed enigmatica, sul filo dell’ambiguità, l’appropriazione dell’inglese consente all’autrice di “colonizzare” un pubblico ampio, internazionale e universale, traslando diamesicamente (dal formato orale alla lingua scritta) e interlinguisticamente (dalle lingue aborigene all’inglese) le coordinate di un mondo umiliato e distrutto, che sta cambiando o scomparendo. E per quanto parziale rispetto a una tradizione culturale millenaria, orale e per molti versi segreta, tale lavoro di traduzione e spostamento rende i segni in questione fruibili a tutti coloro che intendono impegnarsi a interpretare e comprendere. Entro questo orizzonte contaminato e stratificato, Oodgeroo evoca la trasformazione in atto scrivendo sì in inglese, ma seminando qua e là una serie di parole di origine indigena: si tratta, come vedremo più approfonditamente nella terza parte di questo contributo, di riferimenti lessicali e talvolta sintattici al logos aborigeno, alla mitologia e alla cosmogonia, onomastici e toponomastici che ribaltano il concetto stesso di alterità, tra-ducendo il lettore in un mondo altro, di difficile comprensione ma di sicuro impatto emotivo.</p></blockquote>
<p>È a questo scopo che, al termine del volume, figura un glossario concepito per chiarire il significato di termini e riferimenti culturali presenti nei testi. Strumento importante dell’approccio traduttivo straniante, <em>foreignizing</em>, il glossario, come scrive Yasmina Melaouah in un interessante <a href="https://rivistatradurre.it/le-berger-de-la-diversite/">articolo</a> dedicato alla traduzione che Sergio Atzeni ha fatto di <em>Texaco </em>di Chamoiseau, è anche</p>
<blockquote><p>un bell’indizio in fondo a una traduzione: significa che il traduttore non ha imbrogliato il lettore, non gli ha spacciato per leggibile un testo difficile, non gli ha nascosto le perdite né ha reso invisibile la distanza dall’Altro.<br />
Lo ha invece lasciato fare un viaggio difficile, gli ha regalato la fatica insieme con la meraviglia, ma per quel viaggio come viatico e bussola gli lascia un glossario, proprio come hanno i viaggiatori solitari nello zaino per cavarsela nei paesi lontani (Melaouah 2015).</p></blockquote>
<p>L’ultima parte dell’introduzione di Zanoletti restituisce una testimonianza del proprio lavoro traduttivo:</p>
<blockquote><p>L’analisi testuale proposta in questa sezione mostrerà, dietro le quinte, le principali problematicità affrontate dal traduttore italiano a fronte di questa commistione tra mondo anglosassone e mondo aborigeno, invitando a riflettere sulla pratica della traduzione come processo intersistemico che ricontestualizza, intermedia e trasmette il patrimonio culturale, l’intento politico e la dimensione emotiva inerenti all’originale, in modo creativo. Oodgeroo si rivolge infatti a un pubblico ampio e variegato; la sua è una poesia popolare, di protesta, che non si addice esclusivamente a intellettuali, accademici e specialisti, ma al contrario, dà voce a e comunica in primis con i ceti più bassi, con i segmenti emarginati e calpestati: con gli esclusi, i senza voce della società. Una traduzione italiana che voglia tenere conto di questo aspetto non potrà che tentare di rendere presente il contesto di fruizione del testo originale, preservandone le peculiarità e ricreando un approccio comunicativo il più vicino possibile a quello di partenza.</p></blockquote>
<p>Pubblico sei poesie tratte dal volume, all’interno del quale sono incluse anche alcune traduzioni ad opera di Francesca Di Blasio (<em>ornella tajani</em>).</p>
<p>_</p>
<p>di <strong>Oodgeroo Noonuccal</strong><br />
<em>traduzione di Margherita Zanoletti</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ASSALITA DAI RUMORI</p>
<p>Qualcosa di osceno nei rumori<br />
Delle cose create dall’uomo offende la dolcezza e la limpidezza<br />
Della Natura.<br />
L’urlo duro dei venti,<br />
Mai senza armonia, mai volgare, che squassa gli alberi,<br />
Lo stridio dei gabbiani – questi<br />
Hanno il loro posto nel mondo<br />
Così come il canto arioso dello scricciolo.<br />
Solo l’uomo, dicono i libri, conosce il bene e il male;<br />
Come l’arte di oggi lo strillare e urlare<br />
Di musica uscita dall’inferno,<br />
Musica fatta malefica, con urli e strilli<br />
Quando i dj si scatenano con scoppi e squilli.<br />
Lasciatemi i suoni fatti da Dio —<br />
Tutti bellissimi per me<br />
Forti o delicati,<br />
Dalla piccola, sottile<br />
Nota di violino dell’ape<br />
Al frastuono del mare turbolento,<br />
Tumultuoso ruzzolando sulla riva.</p>
<div class="page" title="Page 123">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>&nbsp;</p>
<p>NON È IL MIO STILE</p>
<p>Non è il mio stile?<br />
Uomo! Il mondo finirà<br />
E tu ti lamenti.<br />
Io voglio fare<br />
Le cose che non ho fatto.<br />
Non solo assaggiare il nettare degli Dei<br />
Ma affogarci dentro.<br />
Perdere la mia pelle di protesta.<br />
Emergere!<br />
Come donna!<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;poeta!<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;scrittrice!<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;musicista!<br />
Assaggiare spezie;<br />
Masticare erba;<br />
Suicidarmi;<br />
Vivere.<br />
Ingozzarmi<br />
Di amaro e di dolce,<br />
Prima che<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;arrivi<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;quella cosa,<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;quella cosa,<br />
lì fuori.</p>
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<div class="column">
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<p>&nbsp;</p>
<p>IL BIANCO, IL NERO<br />
(trad. F. Di Blasio)</p>
<p>Il bianco</p>
<p>Aborigeno, noi<br />
Ti abbiamo portato<br />
La nostra sociologia,<br />
E ti abbiamo insegnato<br />
La nostra bianca democrazia.</p>
<p>Il nero</p>
<p>Uomo bianco, che<br />
Vuoi insegnarci e domarci,<br />
Noi avevamo socialismo<br />
Molto prima che tu arrivassi,<br />
E anche democrazia.</p>
<p>Il bianco</p>
<p>Povero nero,<br />
Tutto quel che tu abbia mai avuto<br />
È lo spirito ancestrale Biami*,<br />
Insieme al grande, temibile<br />
Bunyip* col suo muggito!</p>
<p>Il nero</p>
<p>Compagno bianco, è vero<br />
Tu avevi ben altro a nutrire il tuo orgoglio:<br />
Avevi Gesù Cristo,<br />
Ma lo hai messo in croce,<br />
E continui a farlo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>EUCALIPTO MUNICIPALE</p>
<p>Eucalipto nella strada di città,<br />
Duro bitume intorno ai tuoi piedi,<br />
Staresti meglio<br />
Nel mondo fresco di rigogliose sale di boscaglie<br />
E richiami di uccelli.<br />
Qui mi sembri<br />
Come quel povero cavallo da tiro<br />
Castrato, domato, una cosa violata,<br />
Imbrigliato e sellato, il suo inferno prolungato,<br />
Il capo chino e il passo spossato esprimono<br />
La sua disperazione.<br />
Eucalipto municipale, mi fa pena<br />
Vederti così<br />
Piantato nella tua erba nera di bitume –<br />
O concittadino,<br />
Cosa ci hanno fatto?</p>
<p>&nbsp;</p>
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<div class="column">
<p>ALLORA E ORA</p>
<p>Nei miei sogni sento la mia tribù<br />
Ridere mentre caccia e nuota,<br />
Ma i sogni sono distrutti da auto in corsa,<br />
Tram sferraglianti e treni fischianti,<br />
E non vedo più la mia vecchia tribù<br />
Mentre cammino sola nel tumulto della città.</p>
<p>Ho visto corroboree*<br />
Dove quella fabbrica erutta fumo;<br />
Dove hanno eretto un parco alla memoria<br />
Un tempo lubra* scavavano in cerca di igname;<br />
Un tempo i nostri bambini scuri giocavano<br />
Là dove ora ci sono i binari,<br />
E dove io ricordo il didgeridoo*<br />
Ci chiamava a danzare e giocare,<br />
Uffici ora, luci al neon ora,<br />
Ora banche e negozi e pubblicità,<br />
Traffici e commerci della frenetica città.</p>
<p>Non più woomera*, non più boomerang*,<br />
Non più celebrazioni, non più la vita di un tempo,<br />
Eravamo figli della natura allora,<br />
Niente sveglie per gente che corre al lavoro.<br />
Ora sono civilizzata e lavoro come i bianchi,<br />
Ora ho il vestito, ora ho le scarpe:<br />
“Com’è fortunata ad avere un buon posto!”<br />
Meglio quando avevo solo una dillybag*.<br />
Meglio quando non avevo altro che la felicità.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<div class="column">
<p>IL PASSATO</p>
<p>Nessuno dica che il passato è morto.<br />
Il passato è tutto intorno e dentro di noi.<br />
Ossessionata da memorie tribali, so che<br />
Questo breve ora, questo presente incidentale<br />
Non è tutto di me, che la mia lunga formazione<br />
In gran parte appartiene al passato.</p>
<p>Stasera qui in Periferia mentre siedo<br />
In poltrona davanti alla stufa elettrica,<br />
Riscaldata dal suo rosso bagliore, precipito nel sogno:<br />
Sono lontana<br />
Accanto al fuoco nella boscaglia, tra<br />
La mia gente, seduta per terra.<br />
Niente muri intorno a me,<br />
Le stelle sopra di me,<br />
Intorno gli alberi alti si muovono<br />
E suonano nel vento.<br />
I tenui gridi della notte giungono a noi, là<br />
Dove siamo una cosa sola con le creature della Natura<br />
Conosciute e sconosciute,<br />
In luoghi a cui apparteniamo ma che abbiamo abbandonato.<br />
Poltrone e caloriferi elettrici<br />
Esistono da ieri.<br />
Ma mille migliaia di fuochi nella foresta<br />
Sono nel mio sangue.<br />
Nessuno venga a dirmi che il passato se n’è andato.<br />
Questo adesso è solo un pezzetto di tempo, un pezzetto<br />
Di tutti gli anni di lotta che mi hanno plasmata.</p>
<p>&nbsp;</p>
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