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	<title>operai &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Poesie per farsi coraggio e per ricordarsi che non si è un esubero nel mercato mondiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2015 11:49:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giuliano Scabia, Bobo Rondelli, Manuela Dago, Cesare Basile, Mariangela Gualtieri, Francesca Matteoni, Alberto Prunetti, Massimo Giangrande, Elisa Biagini, Marco Simonelli, Compagnia Archivio Zeta, Compagnia Teatro Patalò, Fabio Franzin, Pino Marino, Peppe Voltarelli, Emilio Rentocchini, Umberto Maria Giardini, Oscar De Summa, Claudio Carboni, Carlo Maver, Vanni Santoni, Alessandro Raveggi sono i primi poeti,scrittori, attori, musicisti, cantautori [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giuliano Scabia, Bobo Rondelli, Manuela Dago, Cesare Basile, Mariangela Gualtieri, Francesca Matteoni, Alberto Prunetti, Massimo Giangrande, Elisa Biagini, Marco Simonelli, Compagnia Archivio Zeta, Compagnia Teatro Patalò, Fabio Franzin, Pino Marino, Peppe Voltarelli, Emilio Rentocchini, Umberto Maria Giardini, Oscar De Summa, Claudio Carboni, Carlo Maver, Vanni Santoni, Alessandro Raveggi </strong>sono i primi poeti,scrittori, attori, musicisti, cantautori che hanno accettato il nostro invito ad incontrare gli operai e gli abitanti dell&#8217;Alta Valle del Reno in questo momento di grande crisi.</p>
<p><strong>La situazione:</strong></p>
<p>L’Alta Valle del Reno, realtà montana nella provincia di Bologna che comprende vari comuni, sta vivendo un periodo di gravissima difficoltà: dopo la chiusura del<strong> punto nascita dell’ospedale di Porretta Terme</strong>, la <strong>chiusura del Tribunale</strong>, continue difficoltà di collegamento lungo la <strong>tratta ferroviaria Porretta-Bologna</strong>, la <strong>crisi delle Terme</strong> –comparto essenziale per la vita non solo economica e sociale ma anche identitaria della zona – arrivano preoccupanti notizie dalle fabbriche locali come <strong>Metalcastello</strong> e la storica <strong>Demm. A queste notizie si aggiunge l&#8217;annuncio, risalente a fine novembre, di </strong><strong>Philips Saeco</strong> di Gaggio Montano, <strong> ditta specializzata nella produzione di macchine da caffè, di </strong><strong>oltre 240 esuberi. Esuberi che significano </strong>243 vite, 243 lavoratori della Saeco, acquisita da Philips nel 2009, spaventati dalla prospettiva di un futuro incerto e oscuro. Purtroppo nonostante le intercessioni del Governo, la multinazionale non ha riveduto le proprie posizioni,confermando gli esuberi e non ha neppure manifestato l&#8217;intenzione di presentare un piano di rilancio di un prodotto italiano che dà lavoro a tutta la comunità. A Gaggio Montano i dipendenti sono in presidio permanente; una mobilitazione che va avanti dallo scorso 26 novembre con il sostegno dei sindaci della montagna, i cittadini della zona.</p>
<p>SassiScritti, <strong>associazione apartitica</strong> affiliata ad Arci, non  può  e non vuole  rimanere in silenzio, il nostro lavoro inizia in queste valli, si nutre della bellezza ruvida dei borghi e della dignità dei suoi abitanti.</p>
<p>E occupandoci ormai da anni di portare i linguaggi dell&#8217;arte in luoghi “ai margini”, ci è sembrato importante ribadire il valore della poesia e dell&#8217;arte soprattutto in momenti d&#8217;emergenza, in cui idee nichilistiche sembrano oscurare i progetti.</p>
<p><strong>Crediamo in una repubblica ideale fondata sulle parole, una lingua  che possa  ridare forza alla coscienza pubblica, a un linguaggio che non resta inerte ma che  rilancia sempre di nuovo il senso dello stare insieme.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quello che proponiamo:</strong></p>
<p>Abbiamo chiesto a tutte le realtà artistiche interessate di creare un cartellone di appuntamenti che siano da sostegno al presidio attualmente organizzato dai lavoratori e dal sindacato davanti alla <strong>Philips Saeco (stabilimento loc. Torretta)</strong>. Un sostegno non solo simbolico a tutte queste realtà in crisi ma anche  morale e concreto. Una vicinanza a coloro che stanno vivendo un momento di difficoltà, un momento fatto di freddo, preoccupazione, senso di smarrimento. <strong><em>Poesie per farsi coraggio</em> in  questi giorni  sfiancati dal pessimismo e dalla solitudine.</strong></p>
<p>A queste sensazioni e a questi pensieri, che tutti i lavoratori della cultura purtroppo conoscono bene, l’arte può dare risposte forti. La musica, la letteratura, il teatro, la poesia, possono diventare non solo spazio di confronto e momento di conforto ai lavoratori, ma anche e soprattutto amplificatore a livello locale e sovralocale di unione e di forza, di pacifica ma determinata voglia di avere risposte che siano rispettose dei diritti e della dignità delle persone.</p>
<p>Intendiamo dunque dare vita a un calendario mutevole e vivo di incontri insieme a tutti coloro che lo desiderino, semplicemente coordinando le forze in modo da non disperderle, dando un aiuto logistico e soprattutto di comunicazione – qualcosa che è parte del nostro lavoro quotidiano e che mettiamo a disposizione della nostra valle con entusiasmo e voglia di vicinanza.</p>
<p>Ad ora tante sono state le adesioni, totalmente gratuite, che dimostrano la grande generosità degli artisti che hanno “risposto sì” al nostro invito.</p>
<p>Iniziamo<strong> Domenica 20 dicembre alle 21</strong> con un piccolo live acustico del cantautore <strong>Pino Marino</strong> che si terrà davanti al presidio di <strong>Gaggio Montano (Bo), loc. Torretta.</strong></p>
<p><strong>In allegato il calendario dei primi appuntamenti, un programma sempre in movimento di piccoli incontri, letture, live, che prevederà anche la realizzazione di una maratona artistica (in data ancora da definire) ideata dall&#8217;associazione. Un calendario “in emergenza” vicino a un comunità che non si vuole arrendere.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Info:</strong></p>
<p>Per seguire le nostre iniziative vi invitiamo a seguire <strong>l&#8217;hastag #poesieperfarsicoraggio; </strong></p>
<p>adesioni e comunicazioni saranno lette e vagliate scrivendo a  <strong>sassiscritti@gmail.com</strong></p>
<p>Il calendario aggiornato su sassiscritti.wordpress.com e su <strong>fb:<a href="https://www.facebook.com/LimportanzaDiEsserePiccoli/">SassiScritti &#8211; L&#8217;importanza di essere piccoli</a></strong></p>
<p><strong><a href="https://www.facebook.com/events/537360683086732/">L&#8217;EVENTO SU FACEBOOK</a></strong></p>
<p>GRAZIE!</p>
<p><strong>Associazione SassiScritti </strong></p>
<p>Daria Balducelli: 349 3690407/ Azzurra D&#8217;Agostino :349 5311807</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Zero maggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 May 2013 09:00:11 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Alfonso Rossi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo Alfonso abitava al sesto piano della torre a stella dove vivevo anch’io da ragazzo, a Quarto Oggiaro. Era un operaio dell’Alfa Romeo; si divertiva a raccontarmi di quando era partito da Napoli neppure ventenne e appena sceso alla stazione Centrale di Milano guardandosi attorno si disse, convinto: “questa è la mia città”. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/PrimoMaggio.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-45515" alt="PrimoMaggio" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/PrimoMaggio.jpg" width="543" height="245" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/PrimoMaggio.jpg 543w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/PrimoMaggio-300x135.jpg 300w" sizes="(max-width: 543px) 100vw, 543px" /></a></p>
<p>di <a href="http://doppiozero.com/materiali/speciali/primo-maggio-la-classe-operaia-e-andata-pensione"><strong>Gianni Biondillo</strong></a></p>
<p>Alfonso abitava al sesto piano della torre a stella dove vivevo anch’io da ragazzo, a Quarto Oggiaro. Era un operaio dell’Alfa Romeo; si divertiva a raccontarmi di quando era partito da Napoli neppure ventenne e appena sceso alla stazione Centrale di Milano guardandosi attorno si disse, convinto: “questa è la mia città”. Trovò quasi subito lavoro in fabbrica. Il suo caporeparto gli parlava in dialetto milanese e si incazzava se Alfonso (Rossi, un cognome che pare già un luogo comune) faticava a comprenderlo. Per <em>par condicio</em> lui replicava in napoletano, finché, nel tempo, trovarono nell’italiano la lingua franca per comunicare e lavorare al meglio, tutti assieme. All’inizio non conosceva nessuno, ma fra colleghi di reparto, sezioni di partito, riunioni sindacali, nel volgere di poco tempo si sentì già completamente integrato. Qualche mese dopo la sua partenza, la madre dal paese, piangendo di nostalgia al telefono, gli implorò di ritornare a casa. “No &#8211; fu la sua risposta &#8211; non torno. Qui mi chiamano ‘signor Rossi’, mi danno del lei e rispettano il mio lavoro”. Era uscito dal suo mondo pre-moderno, familista, aveva preso coscienza, sapeva d’appartenere ad una classe in sé e per sé. Erano gli anni Sessanta, gli anni in cui nacqui io, figlio di due immigrati meridionali, sottoproletari e semianalfabeti, che il massimo che potevano augurare al loro figlio era un lavoro come quello di Alfonso, aspirazione autentica di emancipazione sociale a portata di mano. Essere operai, quando ero bambino, era una nota di vanto, era sentirsi parte di una élite, nel cuore di una avanguardia che guardava verso il sol dell’avvenire con fiducia e impegno.</p>
<p>Ad Alfonso piaceva suonare la chitarra. Lo conobbi così, studiando assieme a lui i primi rudimenti dello strumento, io ragazzino, lui uomo fatto. Tornava dal lavoro, smetteva la tuta, una doccia e poi si suonava assieme. E si parlava. Mi spiegò che un proletario deve leggere sia <em>Il Manifesto</em> che <em>il Corriere della Sera</em>, ché quello che pensano i padroni dobbiamo sempre conoscerlo. Mi insegnò la moralità del lavoro, Alfonso. Compresi davvero il significato del primo articolo della nostra Costituzione: una Repubblica fondata sul lavoro. Sulla dignità del lavoro, a voler precisare. I lavoratori erano investiti di doveri onerosi &#8211; nei confronti dell’impresa, della famiglia, della nazione &#8211; ma erano anche portatori di diritti, inalienabili, conquistati negli anni dai padri, dai fratelli. C’era un giorno per ricordarcelo: il giorno della festa dei lavoratori.</p>
<p>Ricordo le feste del Primo Maggio della mia infanzia. Ricordo il silenzio delle strade vuote, le vetrine abbassate come a Natale, i mezzi pubblici che restavano nel chiuso dei depositi. Ricordo le manifestazioni in centro città, affollate processioni sacre del laicismo proletario. Roba del secolo, del millennio scorso. Le fabbriche hanno chiuso, buona parte dei capannoni dismessi sono stati abbattuti, le aree liberate si sono trasformate in preziose occasioni per eccitare la famelica speculazione immobiliare, il mercato privato ha ridisegnato le città indifferente ai temi sociali, senza una politica pubblica che abbia saputo governare la trasformazione. La classe operaia, dagli anni Ottanta in poi, non è andata in paradiso. È andata in pensione.</p>
<p>Il Primo Maggio sembra ormai solo il giorno di un evento musicale da seguire alla televisione, senza capire esattamente cosa si celebri, in una società polverizzata, indebolita, antisolidale. Oggi &#8211; ironia della sorte &#8211; si festeggia il giorno dei lavoratori lavorando; in un circolo antropofago autolesionista s’è secolarizzata la sacralità del lavoro per oggettiva perdita della classe clericale, che teneva vivo il culto. Il proletariato, e la sua vitalità di soggetto sociale, è <em>desaparecido</em>. Ciò che resta, e accresce le fila sempre più, è un sottoproletariato straccione e sperduto, troppo simile a quello della mia infanzia, che si barcamena in un mondo del lavoro precarizzato e ferino, che non ha più voglia di festeggiare, perché non possiede nulla, perché è fatto di schiavi senza diritti, nuda vita alla mercé di negrieri finanziari, loro sì davvero internazionalizzati. Il rosseggiare che si vede all’orizzonte non è il sol dell’avvenire, è il tramonto del sogno collettivo.</p>
<p>Temo il buio a venire, temo il gelo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>diciamolo, per una volta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gherardo bortolotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jan 2011 18:06:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[fiat mirafiori]]></category>
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					<description><![CDATA[Diciamo, per una volta, che accettiamo il gioco dell&#8217;attualità; diciamo che un momento nella successione degli avvenimenti, anziché essere visto come un passaggio di processi lunghi, complessi, contraddittori, è letto come un quadro fermo; diciamo che a Mirafiori è successo qualcosa. Diciamo che gli operai e gli impiegati sono dei salariati; diciamo che il rischio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/fiat.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-37817" title="fiat" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/fiat.jpg" alt="fiat / francesco forlani" width="364" height="281" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/fiat.jpg 499w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/fiat-300x232.jpg 300w" sizes="(max-width: 364px) 100vw, 364px" /></a></p>
<p>Diciamo, per una volta, che accettiamo il gioco dell&#8217;attualità; diciamo che un momento nella successione degli avvenimenti, anziché essere visto come un passaggio di processi lunghi, complessi, contraddittori, è letto come un quadro fermo; diciamo che a Mirafiori è successo qualcosa.<br />
<span id="more-37809"></span><br />
Diciamo che gli operai e gli impiegati sono dei salariati; diciamo che il rischio di impresa è sempre sulle loro spalle; diciamo che l&#8217;economia delle equazioni sconta stipulazioni forti, per esempio che le parti sono date, che chi ha deciso chi paga ha deciso per sempre.</p>
<p>Diciamo che ci sono persone che hanno votato da sole, in un angolo a mettere una croce, e hanno pensato al marito, alla macchina nuova, ai figli che fanno le superiori; diciamo che tutto il paese li guardava, alcuni dall&#8217;alto, alcuni di fianco, agitarsi nel labirinto delle scelte obbligate; diciamo che le ragioni sono tante, che le speranze sono poche.</p>
<p>Diciamoci, da ora, che abbiamo dei compagni, che scegliamo con chi stare, che scegliamo chi ha ragione.</p>
<p style="text-align: right;">[<em>Immagine: Francesco Forlani</em>]</p>
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		<title>L&#8217;estate di Simone sbarca a Lecce con la CAROVANA ANTIMAFIA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 13:30:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;Italia è una Repubblica fondata sul LAVORO. Cioè?&#8221; Rappresentazione Teatrale operai cassintegrati Radicifil di Pistoia &#8220;L&#8217; ESTATE DI SIMONE&#8221; venerdì 4 dicembre 2009 ore 19.30 sabato 5 dicembre 2009 ore 09:30 riservato agli studenti Lecce &#8211; Cineteatro Don Bosco, Via dei Salesiani, 4 tel.+39 0832 390 557 &#8220;L&#8217;estate di Simone&#8221;, spettacolo teatrale scritto e diretto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="null"><img loading="lazy" alt="" src="http://farm3.static.flickr.com/2770/4153069800_7f2df945ab.jpg" class="alignleft" width="234" height="390" /></a> </p>
<p><strong>&#8220;L&#8217;Italia è una Repubblica fondata sul LAVORO. Cioè?&#8221;<br />
Rappresentazione Teatrale operai cassintegrati Radicifil di Pistoia &#8220;L&#8217; ESTATE DI SIMONE&#8221; </strong></p>
<p><strong>venerdì 4 dicembre 2009<br />
ore 19.30<br />
</p>
<p>sabato 5 dicembre 2009<br />
ore 09:30 riservato agli studenti</p>
<p>Lecce &#8211; Cineteatro Don Bosco, Via dei Salesiani, 4<br />
tel.+39 0832 390 557   </strong><br />
<span id="more-26973"></span></p>
<p align="justify"> &#8220;L&#8217;estate di Simone&#8221;, spettacolo teatrale scritto e diretto da <strong>Marta Quilici </strong>e <strong>Lorenzo Gori</strong> e interpretato dagli <strong>operai della Radicifil di Pistoia </strong>, sbarca a Lecce presso il Cineteatro Don Bosco all&#8217;interno della manifestazione <strong><a href="http://www.arci.it/news.php?id=11833">Carovana Antimafie</a></strong>.<br />
<strong>Alfredo Bani </strong>filatore, <strong>Marco Begliuomini </strong>elettricista, <strong>Leonardo Mati </strong>informatico, <strong>Simone Zini</strong> cernitore, dipendenti Radicifil in cassa integrazione a zero ore dallo scorso primo maggio interpretano &#8220;L&#8217;estate di Simone&#8221;, che invita a riflettere su una situazione economica e finanziaria nazionale e globale i cui risvolti sono tuttora presenti nella vita quotidiana di chiunque. Il lavoro, la crisi, le lotte sindacali e anche i problemi locali del lavoro in nero e le angosce personali per la perdita dell&#8217;occupazione. <strong>Punto di forza dello spettacolo, il fatto che a rappresentare il problema della cassa integrazione siano gli stessi operai che la vivono in prima persona</strong>. Elaborati nello studio della Cucca e Racha, gli effetti sonori hanno la firma di <strong>Marco Fioretti</strong>.</p>
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