Tag: Orsola Puecher

CAMPING

di Paolo Sperandio

[ con il nickname di niky lismo commenta spesso su Nazione Indiana – questo è un suo racconto – obliquo e deponente di disarmo autunnale – malinconico per accumulo di domande senza risposta – reticente sulla crudelta e su quella distrazione inspiegabile dei destini che sempre sfiora il consumarsi delle stagioni del tempo e delle vite ]

[ Giorgio De Chirico (1888 -1978), L’enigma dell’oracolo ]

“L’altra sera, mentre riponevamo la nostra roba e sistemavamo le provviste comprate a Saint-Pierre, abbiamo sentito le voci delle persone che occupano l’altra ala del bungalow”

J.Cortazar, “Storia con ragni”

Siamo venuti qui perché è squallido abbastanza per le nostre colpe.… Leggi il resto »

Porta Marina

di Massimo Gezzi, Adelelmo Ruggieri
Viaggio a due nelle Marche dei poeti
2008, peQuod

[ pubblicazione promossa da ITALIA NOSTRA, sezione del Fermano ]

Adelelmo Ruggieri
Il poggio
[ in Porta marina cit. ]

Monte Rosato. Verso mare, dopo la pista di motocross, inizia la selva.… Leggi il resto »

VivaVoce#03: Sylvia Plath [1932–1963]

Daddy

[ dalla viva voce di Sylvia Plath – che sorride ironia amara – con una cattiveria forzata e finale – quasi neutra – a tratti spezzandosi – in una registrazione per un programma della BBC del 30 ottobre 1962 – viva ancora per poco – il cuore nero di questa filastrocca di morte (di questa nursery rhyme che danza sull’orlo di un precipizio le sue rime in u come presagi di gufi) avrà il sopravvento pochi mesi dopo – l’11 febbraio 1963 – due tazze di latte e qualche fetta di pane di fianco ai lettini dei bambini – la finestra socchiusa – la porta sigillata con il nastro adesivo – la testa nel forno della cucina – niente più lotta d’acrobata contro il dolore – quel dolore dei bambini che si credono sempre colpevoli  loro per le disgrazie degli adulti – in quel suo you ripetuto per 23 volte si declinano e trasfigurano in figure mostruose il padre e la sua lingua nemica – figlio di immigrati tedeschi – amputato non in guerra ma per il diabete – morto troppo presto – per embolia – professore di entomologia – mai stato nazista – e il marito Ted Huges che anche l’ha abbandonata troppo presto – loro due e tutto il dolore storico del secolo del nazismo e dello sterminio – gridano insieme – scorrono nella stessa pellicola che va fuori quadro – giù di nuovo nello stesso sacco del delirio di morte di Ivan Il ‘ic di Tolstoj: Gli sembrava che volessero ficcarlo a forza in un sacco nero, stretto e profondo e che cercassero di spingerlo sempre più giù senza riuscirvi.… Leggi il resto »

Forcipe

di Linnio Accorroni

 

 

Sono stato gettato nel mondo in una mattina di gennaio, tanti anni fa. Mia madre racconta volentieri di quel terribile inverno, degli enormi cumuli di neve che c’erano di fuori mentre nascevo: a suo dire (ma so quanto essa sia predisposta alla trasfigurazione mitico-affabulatoria del passato) la gente per andare da una casa all’altra, dal bar all’osteria, dalla parrocchia al tabacchino aveva costruito delle gallerie le cui mura bianche e solide erano di neve e ghiaccio.… Leggi il resto »

Delle cose perdute

di Orsola Puecher

 

Quindici uomini uccisi dai fascisti.
Il dieci agosto del quarantaquattro.
A Piazzale Loreto, a Milano.
Quindici antifascisti detenuti
nel carcere di San Vittore.

Per questo eccidio condannato dal Tribunale Militare di Torino il capitano delle SS Theodor Saevecke.… Leggi il resto »

VivaVoce#01: Thomas Stearns Eliot [1888–1965]

[T. S. Eliot in un ritratto di Percy Wyndham Lewis (1882 – 1957)]


The Love Song of J. Alfred Prufrock

letta dalla viva voce di Thomas Stearns Eliot – con ironia sottile –
pause e tensione drammatica da monologo teatrale

Let us go then, you and I,
When the evening is spread out against the sky
Like a patient etherized upon a table;
Let us go, through certain half-deserted streets,
The muttering retreats
Of restless nights in one-night cheap hotels
And sawdust restaurants with oyster-shells:
Streets that follow like a tedious argument
Of insidious intent
To lead you to an overwhelming question.… Leggi il resto »

Stabat mater dolorosa

di Remy de Gourmont
 

da “Latino Mistico
traduzione di Roberto Rossi Testa
Nino Aragno Editore

G. B. Pergolesi (1710-1736)
‘Stabat mater dolorosa’ (1736)

Al Museo del Louvre, in una delle sale dedicate alla scultura del Medioevo, si trova un bassorilievo italiano del XV secolo, in terracotta policroma, che tenterò qui di descrivere.… Leggi il resto »

Scòzzari e la scozzarizzazione del Mondo

di Linnio Accorroni 

Se lo scrittore è colui che possiede l’immaginazione della realtà (Goethe), FS è sicuramente scrittore di razza purissima. Immaginate la malvagità acida di Franti, l’inquietudine avventurosa di Huck Finn, la stupefazione lirica e tenera del Meneghello-bimbo di Libera Nos a Malo fuse in una dolorosa ed esilarante sarabanda, canzone di un’infanzia spudoratamente realistica in una famiglia della media borghesia bolognese tra gli anni ’50 e ’60, rievocata dalla potenza visionaria di Filippo Scòzzari.… Leggi il resto »

L’ACROBATA di Sylvia Plath

Acrobates da Parade di Erik Satie (1917)


Ogni notte quest’agile giovane donna
Riposa fra lenzuoli
A brandelli sottili come fiocchi di neve
Finché un sogno non ne solleva il corpo
Dal letto ad ardue sfide
D’acrobazie sul filo.

 

Tutta la notte in equilibrio
Con destrezza da gatta sulla perigliosa fune
In una sala gigantesca
Balla delicate danze
Allo schiocco di frusta ed al ruggito
Degli ordini del suo maestro.

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“Gli alberi crescono, nuvole corrono, gli anni in fretta passano.” da Brundibár di Hans Krása

di Orsola Puecher

“Abbiamo lasciato il campo cantando”

Così scrive Etty Hillesum, “il cuore pulsante della baracca”, nella cartolina che lancia sui binari dal vagone piombato che da Westerbork la porta ad Auschwitz. Con quella sua speciale capacità, propria dei bambini e degli artisti, di trasformare dentro e fuori di sé il male in bene, la tenebra in luce.… Leggi il resto »