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	<title>Ortensia de Francesco &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>I poeti “appartati”: Eugenio Tescione</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/05/27/i-poeti-appartati-eugenio-tescione-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 May 2013 05:32:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[André Kertész]]></category>
		<category><![CDATA[Eugenio Tescione]]></category>
		<category><![CDATA[I poeti appartati]]></category>
		<category><![CDATA[Ortensia de Francesco]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Civico 14]]></category>
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					<description><![CDATA[Mezza giornata d&#8217;amore di Eugenio Tescione Pomeriggio di lavoro Vengono, uno dopo l’altro puntuali, raccontano quel che sognano l’agire e i pensieri i reali dolori gli strazi gli amori la rabbia per gli strali del destino… Io ti aspetto, aspetto che oltrepassi la mia soglia alleggerendomi di quei massi il solo sentire la tua chiave [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_45703" aria-describedby="caption-attachment-45703" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/andre-kertesz-underwater-s.jpg"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-45703" alt="Kertesz- Underwater" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/andre-kertesz-underwater-s-300x201.jpg" width="300" height="201" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/andre-kertesz-underwater-s-300x201.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/andre-kertesz-underwater-s-120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/andre-kertesz-underwater-s.jpg 509w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-45703" class="wp-caption-text">Kertesz- Underwater</figcaption></figure>
<p><strong>Mezza giornata d&#8217;amore</strong><br />
di<br />
<strong>Eugenio Tescione<br />
</strong></p>
<p><strong>Pomeriggio di lavoro</strong></p>
<p>Vengono, uno dopo l’altro<br />
puntuali, raccontano quel che sognano<br />
l’agire e i pensieri<br />
i reali dolori gli strazi gli amori<br />
la rabbia per gli strali del destino…</p>
<p>Io ti aspetto, aspetto che oltrepassi<br />
la mia soglia alleggerendomi di quei massi<br />
il solo sentire la tua chiave che gira.<br />
Mi contagia la tua allegria<br />
che rivoluziona il moto<br />
la tua presenza che inverte l’orbita:<br />
dimentico dei fondi bui mi diverte<br />
il tuo sorriso che sforbicia<br />
il telo della vita, aggiunge nuova trama<br />
altro colore e modo al mio lume.<br />
Mi investe raffinato<br />
luminoso il tuo costume.</p>
<p><strong>La cena invernale</strong></p>
<p>E il tutto s’incalora<br />
in questo spazio<br />
mentre di fuori il gelo<br />
assedia la mia stanza.</p>
<p>Gennaio incanala l’era<br />
verso l’inizio già pensato,<br />
verso il lontano che ristagna<br />
nella caldaia come finta primavera.</p>
<p>E sulla schiena ingobbita<br />
per la postura sulla sedia<br />
– mala posa della vita<br />
che passa in riga in scrittura –<br />
si scalda a un fuoco interno e lento l’ora<br />
che presto abolirà ogni distanza.</p>
<p><strong>Dopocena I</strong></p>
<p>Non una, ma due, le lampade comprate<br />
che il dépliant di carta lucida nomina Costanza.<br />
Due linee di metallo sormontate<br />
da un cono tronco, che danno luce come da un opale.<br />
Calde, fecondano i due angoli con dei raggi<br />
che in invisibili capriole e immaginarie<br />
tonde traiettorie circondano deridendo<br />
il favoloso buio del fondo della stanza.<br />
O riposano, fonti di luce e di ragione,<br />
quando intorno le parole disattese<br />
assecondano il mostruoso che risale.</p>
<p>Ma, non più detriti, vestigia di templi diroccati e crepe,<br />
non più rovine e spigoli smussati, ma linee dritte<br />
pareti lisce e bianche, perfetti squadri<br />
dopo cena sul divano, con le loro luci accese.</p>
<p><strong>Dopocena II</strong></p>
<p>Col pigiama trotterelli leggera<br />
al nuovo divano. Ti stendi<br />
(non ti siedi), e t’addormenti.</p>
<p>La sera il dopocena è un mondo<br />
chiuso, un’area d’enclave lontana<br />
protetta dalla rete dei tuoi capelli<br />
paralleli e meridiani sull’atlante,<br />
assi dell’intelligenza cartesiana.</p>
<p>Vive il fondo, umano più che umano<br />
dell’opera del giorno, in quest’ora<br />
silenziosa e vera.</p>
<p><strong>Dopocena III</strong></p>
<p>Ti scrissi “trotterelli al divano”<br />
e, senza che tu lo sapessi, ieri come vamp<br />
che fa il gioco della vamp, sei venuta<br />
al divano con la nuova camicia, nera<br />
con i fiorellini, forse rosa,<br />
nell’incedere enfatico d’una sfilata,<br />
ad uso del nostro sorriso, per esso amata.</p>
<p><strong>Notte I</strong></p>
<p>Dopo cena<br />
tu presto t’addormenti,<br />
molto presto, tanto stanca.<br />
I tuoi capelli lisci e fini<br />
allineati sciolti come i fili<br />
di tante tue dipanate trame,<br />
a cui non fanno argini i limiti<br />
reali, né i tanti<br />
immaginari tuoi cuscini.<br />
Io, preso dai movimenti<br />
e dai respiri tuoi, ti seguo,<br />
i sensi racchiusi in desideri<br />
sognanti e lievi, nei leggeri<br />
ritmati tocchi alla tua schiena<br />
della mia pancia.</p>
<p><strong>Notte II</strong></p>
<p>Ti tocco il fianco con la mano:<br />
tu stai già dormendo. Non uso<br />
parole e parlo, spero; intanto<br />
navighi tra il sonno e il risveglio<br />
tra il corpo chiuso nel pigiama<br />
e il pensiero nudo, illuso già dal sogno.<br />
Poi m’inganna il tuo sorriso,<br />
il tuo languido mostrare disimpegno:<br />
dormi, sei lontana. Io accendo<br />
il lume e leggo. Il meglio dell’amore<br />
è questo, penso: stare accanto.</p>
<p><strong>Notte II</strong></p>
<p>Il risultato del nero di una notte in novilunio insonne<br />
con te che dormi come l’alba al mio fianco,<br />
discinto nella camicia il corpo chiaro d’una luce<br />
come luna accesa nella stanza,<br />
è che ora so perché si dice<br />
notte in bianco.</p>
<p><strong><br />
Sinfonietta amorosa del risveglio</strong></p>
<p>Se è no, è no.</p>
<p>Alle cinque e mezzo del mattino<br />
prima dell’ouverture, il suono<br />
della sveglia, andante allegro m’avvicino.<br />
Tra le onde del lenzuolo la mia mano,<br />
i tuoi occhi aperti come soglia, sipario<br />
che aggiunge al mondo interno quello esterno.<br />
Rispondi con un suono ed un sorriso,<br />
il tuo no è l’adagio obbligato<br />
dal pensiero dell’opera del giorno.<br />
Ma io non so se è il preludio<br />
o l’intermezzo.<br />
Mi alzo e sento, pari ad un allucinato<br />
dongiovanni mozartiano,<br />
le notizie del primo giornale radio.</p>
<p><strong>La colazione</strong></p>
<p>Argomenti d’amore sono i bassi<br />
suoni dei tuoi piedi nudi<br />
quando di mattina muovi i tuoi passi<br />
e in pigiama vieni in cucina da me,<br />
pudica assonnata bambina, per il caffè.</p>
<p><strong>Postilla</strong></p>
<p>Svolto il compitino,<br />
e forse così eluso un compito più grande.<br />
Ma ora, computate le parole, aggiunto e tolto<br />
ai lemmi il sempre,<br />
poi messo virgole, fatte cancellature e barre,<br />
così rimosso l’ostacolo trasparente,<br />
ora corri corpo nell’aria: corri, dattela a gambe.</p>
<p><strong>Nota</strong><br />
Venerdì 12 aprile si è conclusa la seconda edizione di <strong>Suona Visibile la Parola,</strong> la rassegna di letture pubbliche di poesia italiana organizzata Eugenio Tescione e Ortensia De Francesco al <a href="http://www.culturaeculture.it/2012/11/suona-visibile-la-parola/15121#">Teatro Civico 14 di Caserta.</a><br />
La rassegna (iniziata il 17 marzo 2011 – 150mo anniversario dell’unità d’Italia – con la serata <em>Muore ignominiosamente la repubblica</em> da Mario Luzi), è strutturata su temi poetici illustrati dalle poesie dei poeti italiani, poesie lette da persone che accettano di farlo, iscrivendosi al cosiddetto club dei lettori. Quest’anno, dopo aver affrontato temi come <em>La Luna, Il Sonetto, Mia pagina leggera </em>(Caproni),sono state inserite due serate di Certamen: poeti (inediti) che leggono se stessi, come contraltare alla sezione <em>Un Poeta si legge</em>, dedicata alla lettura di poeti laureati (sono stati ospiti Patrizia Cavalli, l’anno scorso; e Luigi Trucillo, quest’anno).<br />
In quell’ultima serata Eugenio tescione ha proposto una sua breve raccolta. Ho chiesto a Eugenio di pubblicarla per intero su Nazione Indiana e lo ringrazio per aver accettato la mia proposta. (effeffe)</p>
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