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	<title>Oskar Pastior &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Due poesie di Oskar Pastior</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Nov 2013 06:14:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Maria Curci]]></category>
		<category><![CDATA[Oskar Pastior]]></category>
		<category><![CDATA[poesia tedesca]]></category>
		<category><![CDATA[Poetarumsilva]]></category>
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					<description><![CDATA[ [Due preziose traduzioni dal tedesco del grande Pastior, ancora poco conosciuto in Italia. Grazie al sito Poetarumsilva che le ha ospitate e, ovviamente, alla traduttrice. a. i.] Traduzione e nota di Anna Maria Curci RESA DEI CONTI La statua della vaghezza si nutre di paradossi salmistrati. Gli addetti al sipario della parola lo calano sul [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em> [Due preziose traduzioni dal tedesco del grande Pastior, ancora poco conosciuto in Italia. Grazie al sito <a href="http://poetarumsilva.com/">Poetarumsilva </a>che le ha ospitate e, ovviamente, alla traduttrice. a. i.]</em></p>
<p>Traduzione e nota di <strong>Anna Maria Curci</strong></p>
<p><a href="http://poetarumsilva.com/2013/10/20/oskar-pastior-resa-dei-conti/">RESA DEI CONTI</a></p>
<p>La statua della vaghezza si nutre di paradossi salmistrati.<br />
Gli addetti al sipario della parola lo calano sul banchetto della vergogna<br />
nel quale sono beoni a fare da magnaccia.<span id="more-46788"></span></p>
<p>Non meno pericolosi sono i<br />
gigolò della logica apparente, i<br />
giocolieri delle antinomie irreali, gli<br />
intercettatori del tempo nell’abito di scena della perfezione.</p>
<p>L’utilità di versi si dimostra al di fuori dei versi,<br />
nelle cose,<br />
quando diventano più utili.<br />
Così la loro bellezza, quando le persone adoperano i versi<br />
per diventare migliori.</p>
<p>Oskar Pastior (da: <em>»… sage, du hast es rauschen gehört«. Werkausgabe Band 1</em>, Hanser, München-Wien 2006, 89)</p>
<p>*</p>
<p>ABRECHNUNG</p>
<p>Das Standbild der Undeutlichkeit nährt sich von gepökelten Paradoxen.<br />
Die Vorhangszieher des Wortes verhüllen das Schandenmahl,<br />
bei welchem Trunkenbolde Zuhälter sind.</p>
<p>Nicht weniger gefährlich sind die<br />
Eintänzer der scheinenden Logik, die<br />
Jongleure der unwirklichen Widersprüche, die<br />
Aufhalter der Zeit im Kostüm der Vollkommenheit.</p>
<p>Die Nützlichkeit von Versen erweist sich außerhalb der Verse,<br />
in den Dingen,<br />
wenn sie nützlicher werden.<br />
Ebenso ihre Schönheit, wenn die Menschen die Verse gebrauchen,<br />
um besser zu werden.</p>
<p>* * * *</p>
<p><a href="http://poetarumsilva.com/2013/07/18/gli-anni-meravigliosi-18-oskar-pastior/">IN SPECIAL MODO RISPOLVERATURE</a> sarebbero da fare<br />
giornalmente pare che se ne sia entusiasti esse<br />
avrebbero un che di tanto generoso in sé<br />
soprattutto le stagioni in tutte le<br />
misure si vorrebbero in sé considerare esse<br />
portano il futuro in casa e cuore<br />
e soltanto lo sgombero quotidiano preserva ciò che<br />
altrimenti cadrebbe a pezzi la si farebbe magnanimamente<br />
finita si prenderebbe nota del grido di raccolta<br />
ci si vorrebbe vedere per tempo si ri-<br />
correrebbe a jakob e  ci si illuderebbe<br />
di rispolverature di böhme in aree industriali di vaste pro-<br />
porzioni</p>
<p>*</p>
<p>BESONDERS ENTSTAUBUNGEN seien täglich<br />
vorzunehmen man sei davon angetan sie<br />
hätten etwas so großmütiges an sich<br />
vornehmlich die jahreszeiten in allen<br />
größen wolle man an sich beachten sie<br />
bringen die zukunft in herz und heim<br />
und nur tägliche räumung erhält was<br />
sonst zerfiele man tue sich großmütig<br />
etwas an man merke den sammelruf vor<br />
man wolle sich sehen beizeiten man neh-<br />
me jakob in anspruch und mache sich<br />
böhmes entstaubungen industrieller groß-<br />
flächen vor</p>
<p>Oskar Pastior (da: <em>»… sage, du hast es rauschen gehört«. Werkausgabe Band 1</em>, Hanser, München-Wien 2006, 353)</p>
<p>*</p>
<p>La diciottesima tappa della rubrica “Gli anni meravigliosi” si sofferma su una poesia di Oskar Pastior, che il pubblico dell’emittente tedesca NDR 3 ebbe modo di ascoltare nel corso di una trasmissione il 13 dicembre 1972. Qualsiasi testo di Oskar Pastior, appartenente alla comunità di lingua tedesca in Romania, è una sfida per chi voglia affrontarne la resa in un’altra lingua. “In special modo rispolverature” conferma la veridicità di questa affermazione. Il riferimento alla consuetudine, farsa quotidiana delle ‘rispolverature’ ha un crescendo che culmina nel riferimento al misticismo di Jakob Böhme (1575-1624), “Philosophus teutonicus” ricorrente nelle operazioni di recupero (alla moda?).</p>
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		<title>Herta Müller</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/10/13/herta-muller/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 08:47:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[domenico pinto]]></category>
		<category><![CDATA[Franz Hodjak]]></category>
		<category><![CDATA[Herta Müller]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura tedesca]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Oskar Pastior]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Nobel per la Letteratura 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Richard Wagner]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Werner Söllner]]></category>
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					<description><![CDATA[di Domenico Pinto Nata nel 1953 a Nitchidorf, comune di millecinquecento anime della Romania appartenente alla minoranza degli Svevi del Banato (un ramo della più vasta famiglia degli Svevi del Danubio) Herta Müller porta scritto nel palmo della mano un destino di duplice oppressione. Prima c&#8217;era stata la violenza sovietica verso un paese fascista, che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/hertabw.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-24069" title="hertabw" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/hertabw.jpg" alt="hertabw" width="259" height="328" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/hertabw.jpg 259w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/hertabw-236x300.jpg 236w" sizes="(max-width: 259px) 100vw, 259px" /></a></p>
<p>di <strong>Domenico Pinto</strong></p>
<p>Nata nel 1953 a Nitchidorf, comune di millecinquecento anime della Romania appartenente alla minoranza degli Svevi del Banato (un ramo della più vasta famiglia degli Svevi del Danubio) Herta Müller porta scritto nel palmo della mano un destino di duplice oppressione. Prima c&#8217;era stata la violenza sovietica verso un paese fascista, che con Antonescu era stato alleato di Hitler: dal gennaio del 1945 tutti i tedeschi romeni tra i diciassette e i quarantacinque anni vennero deportati nei campi di lavoro per la riparazione dei danni di guerra; poi l&#8217;oppressione delle minoranze coabitanti, inasprita dal regime di Ceausescu, che facendosi beffe della Costituzione portò il numero dei tedeschi presenti in Romania, tra il 1956 e il 1989, a rarefarsi fino a un decimo rispetto agli anni dell&#8217;immediato dopoguerra.<span id="more-24067"></span><br />
Con Franz Hodjak, Werner Söllner e Richard Wagner, Herta Müller è parte di una costellazione di autori che dagli anni Ottanta ha aperto nella letteratura di lingua tedesca nuove prospettive e conquistato nuovi spazi espressivi, facendo scoprire al lettore &#8211; insieme a quella della Germania dell&#8217;Ovest e dell&#8217;Est, austriaca e svizzera &#8211; l&#8217;esistenza di una « quinta letteratura tedesca», innervata da una lirica notevole, posta sul confine di una doppia opposizione: tra il potere della tirannia e quello altrettanto dispotico della conservazione, nel mondo pietrificato di ieri.<br />
In gioventù, Herta Müller recise undoppio vincolo: sul piano politico si rifiutò di collaborare con la Securitate, il servizio segreto della Romania comunista, perdendo così il lavoro di traduttrice alla fabbrica in cui lavorava; e sul piano della parola inaugurò la sua produzione scrivendo le prose di <em>Bassure</em>, che disegnano, nella forma dell&#8217;anti-idillio, la vita contadina dell&#8217;enclave tedesca. L&#8217;opera, che venne censurata in Romania ma uscì nel suo aspetto originario in Germania (edita da Rotbuch nel 1984) consiste di quindici miniature rappresentanti un mondo malvagio, attraversato dall&#8217;odio e dalla violenza, arroccato nel cattolicesimo e nella superstizione, corrotto, isolato, cieco a ogni progresso.<br />
Scattò a questo punto la mordacchia del regime: a Herta Müller venne vietato pubblicare e lavorare <em>tout court</em>, con la conseguenza di costringerla a lasciare il paese insieme al marito di allora, il poeta Richard Wagner, alla volta della Repubblica Federale Tedesca, dove la sua intensa attività di scrittura avrebbe trovato modo di svilupparsi.<br />
La prosa concentrata, precisa, a tratti intermittente di Müller, che non di rado presenta venature liriche, bascula continuamente tra l&#8217;andare e il rimanere, è alla ricerca di una patria, essendo la propria avvelenata da Ceausescu «il padre di tutti i morti», ritorna sul passato che stenta a passare, tira le somme della militanza del padre nelle SS. L&#8217;insieme dei temi trattati non è del tutto nuovo, ma forse proprio perché proviene dalla voce di una area geografica marginale al nostro mondo, ci arriva con una forza speciale, e poi persiste a lungo nella nostra mente.<br />
In Italia il destino editoriale di Herta Müller, a fronte di una produzione ormai cospicua, conta pochi titoli: oltre a <em>Bassure</em> (Editori Riuniti 1987), conoscevamo soltanto il romanzo breve <em>In viaggio su una gamba sola</em> (Marsilio 1992), finché il coraggioso piccolo editore Keller ha stampato, in tempi recenti, quello che forse è il suo capolavoro, titolandolo <em><a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/10/02/il-paese-delle-prugne-verdi/">Il paese delle prugne verdi</a></em>. Tra queste pagine colorate a tinte forti, la narratrice percorre la propria infanzia, i suoi studi, l&#8217;approdo al lavoro, e descrive le articolazioni del potere e il controllo, onnipresente, esercitato sui cittadini. Ma il primo piano è destinato alla quotidianità di quattro giovani dissidenti, fra gli anni Settanta e gli Ottanta, che fuggono dal dispositivo totalitario del loro paese approdando nella Germania dell&#8217;Ovest, così che il libro finisce per divenire uno struggente apologo di ogni Heimat.<br />
Negli anni, ormai stabilita in Germania, la scrittrice ha guadagnato riconoscimenti e sommato altri titoli: al <em>Paese delle prugne verdi</em> ha fatto seguire un terzo romanzo (<em>Heute wär ich mir lieber nicht begegnet</em>, 1997), in cui riprende il racconto della dittatura rumena, rappresentandola quasi come una storia trascendentale dell&#8217;uomo. E contemporaneamente ha scritto diversi volumi di poesia &#8211; fra cui <em>Die blassen Herren mit den Mokkatassen</em> (2005), in cui amplia il suo universo di collage foto-testuali, mosaici, puzzle ottici, accampando giochi di parola con piglio scurrile e surrealista. All&#8217;ultimo e più ambizioso progetto &#8211; l&#8217;appena pubblicato <em>Atemschaukel</em> («Altalena del respiro»), edito da Carl Hanser Verlag &#8211; Herta Müller affida la rottura di quel tabù, anch&#8217;esso pietrificato, che riguarda la deportazione in Russia dei tedeschi rumeni, puniti come nemici, per ritorsione esemplare contro una nazione che, sotto il regime fascista, era stata fra le più zelanti nel collaborare con i nazisti.<br />
Nel 2001 Herta Müller incontrò Oskar Pastior &#8211; il grande lirico bilingue di origine transilvana, morto nel 2006 &#8211; e da allora si dedicò a amplificarne la voce. Raccolse tutti i suoi ricordi a penna, trasferendo la lingua contratta e stenografica di quel virtuoso della parola in una struttura pienamente romanzesca. La base documentaria di Pastior, le sue memorie &#8211; era stato a lungo prigioniero in Ucraina &#8211; fanno di questo libro quasi un&#8217;opera scritta a quattro mani con un morto. E la rendono una tra le testimonianze più alte della ricerca di una patria, da parte di chi, come Herta Müller, ha dedicato la propria scrittura all&#8217;inseguimento di un asilo, di un luogo di accoglienza, dopo avere vissuto esperienze capaci di annientare.</p>
<p><em><strong>L&#8217;articolo è apparso il 09.10.2009 sul «<a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/numero/20091009/pagina/11/pezzo/261840/" target="_blank">manifesto</a>».</strong></em></p>
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