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		<title>LE DUE AGRICOLTURE: LE RAGIONI DEL DISAGIO</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2024/02/10/le-due-agricolture-le-ragioni-del-disagio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Feb 2024 10:18:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[al volo]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Un gruppo di agricoltori lombardi </strong>  <br />Fin dagli anni sessanta si è andata delineando una tendenza, ormai diventata strutturale, di una netta separazione tra una agricoltura delle grandi superfici, dei grandi numeri economici, della capacità di investimento e di accesso al credito, e dall’altra parte, una agricoltura familiare molto legata al territorio, spesso marginale, di collina e di montagna ma non solo, con volumi produttivi spesso insufficienti a garantire investimenti, ma con un beneficio sociale immenso derivante dal presidio di un territorio ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-106920" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/02/storie-02.24-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/02/storie-02.24-300x191.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/02/storie-02.24-1024x652.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/02/storie-02.24-768x489.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/02/storie-02.24-150x96.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/02/storie-02.24-696x443.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/02/storie-02.24-1068x680.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/02/storie-02.24-659x420.jpg 659w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/02/storie-02.24.jpg 1110w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Pubblichiamo questa lucida analisi di un gruppo di agricoltori lombardi, impegnati da tempi per delle soluzioni agroecologiche, sulle due agricolture italiane, apparsa ieri sul blog <a href="https://storiedelbio.it/2024/02/09/agricoltori-per-la-transizione-ecologica/">STORIEDELBIO</a>, molto utile per capire le ragioni delle rivolte di queste settimane, e le possibili soluzioni (G.S.)</em></p>
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>TRATTORI IN GIRO PER L’EUROPA… CONTRO L’EUROPA?</strong></h2>
<p>In questi giorni stiamo assistendo ad imponenti manifestazioni di agricoltori di tutta Europa, spesso spontanee e non facenti riferimento ad organizzazioni professionali e sindacali rappresentative, che portano all’attenzione della opinione pubblica e delle Istituzioni un profondo disagio della categoria.</p>
<p>Disagio legato in primis al profondo divario che c’è tra la quantità di lavoro e di passione presente nel ciclo produttivo agricolo e il reddito che ne deriva che, spesso, è pura sussistenza.</p>
<p>In moltissimi casi e in modo diffuso in tutta Europa queste manifestazioni hanno individuato la Politica Agricola Europea e, in particolare, la sua recente evoluzione greening, come la responsabile di questa dicotomia. E’ stato facile, per l’avanzante populismo e nazionalismo europeo con alcune tragiche presenze di estrema destra come in Germania, cavalcare queste proteste in funzione anti europea in vista delle prossime elezioni, nella speranza di un tornaconto elettorale.</p>
<p><strong>Gli agricoltori firmatari di questa lettera credono che le ragioni del disagio siano molto più complesse e che sia necessario uno sforzo analitico importante per far che si che queste proteste creino il presupposto per affrontare il problema in modo serio e non in funzione del beneficio elettorale di qualche forza politica lasciando ai tantissimi partecipanti alle manifestazioni soltanto l’amaro in bocca.</strong></p>
<h3 class="wp-block-heading"><strong>LE DUE AGRICOLTURE</strong></h3>
<p>Fin dagli anni sessanta si è andata delineando una tendenza, ormai diventata strutturale, di una netta separazione tra una agricoltura delle grandi superfici, dei grandi numeri economici, della capacità di investimento e di accesso al credito, legata a commodities come cereali, carne, latte … ma anche frutta e orticoltura, che per semplicità chiameremo Agroindustria e, dall’altra parte, una agricoltura familiare molto legata al territorio, spesso marginale, di collina e di montagna ma non solo, con volumi produttivi spesso insufficienti a garantire investimenti, ma con un beneficio sociale immenso derivante dal presidio di un territorio spesso non agevole ma prezioso. Questa, sempre per semplicità, la chiameremo Agricoltura Contadina.</p>
<p>Le politiche agricole, nel corso degli ultimi 50 anni, hanno tendenzialmente trattato queste due agricolture nello stesso modo con il risultato di renderne sempre più forte il divario.</p>
<p>Dai dati ISTAT dell’ultimo censimento, si evince che le aziende familiari di piccole dimensioni si sono dimezzate, mentre le altre si sono rafforzate, non nel numero, ma nelle dimensioni, diventando sempre più grandi, più efficienti, con grandi capacità di avanzamento tecnologico e di incidenza sui mercati.</p>
<p>Una parziale risposta delle piccole aziende alla crisi è stata l’introduzione delle cosiddette “attività connesse”: quali la trasformazione e vendita diretta dei prodotti, l’agriturismo, l’ospitalità, le attività didattiche e sociali ecc, che hanno dato respiro a quelle aziende che, per vari motivi, si sono trovate nella condizione di utilizzare questa opzione creando non solo reddito ma anche occupazione.</p>
<p>Il rapporto diretto con i cittadini ha creato possibilità di scambi culturali e progetti condivisi.</p>
<h3 class="wp-block-heading"><strong>LA POLITICA COMUNITARIA</strong></h3>
<p>Fino a pochissimo tempo fa e cioè prima della proposta del nuovo regolamento comunitario, la politica comunitaria, attraverso l’applicazione del sistema dei contributi, non ha quasi per nulla tenuto conto delle differenze tra le due agricolture: tanta più superficie avevi, tanto più contributo prendevi (primo pilastro) indipendentemente dalla tipologia della produzione, dal valore ambientale di questa, dal beneficio sociale in termini di occupazione ecc, riservando la parte di aiuto o all’investimento strutturale o al beneficio ambientale (es. biologico) una quota minoritaria del suo bilancio (secondo pilastro).</p>
<p>Questo bilancio, che in termini relativi assorbiva ben il 50% di tutte le risorse comunitarie e oggi si attesta sul 25%, in termini assoluti è rimasto invariato intorno ai 55 miliardi di euro l’anno (provenienti dalle tasse dei 400 milioni di cittadini).</p>
<p>Con la nuova programmazione, la UE ha cercato di invertire la tendenza consolidata diminuendo progressivamente i contributi a superficie (primo pilastro) e creando sistemi di integrazione al reddito vincolati ad alcuni obiettivi di carattere generale e legati ad bisogni di protezione ambientale, di benessere animale e di salute del cibo e dei consumatori.</p>
<h3 class="wp-block-heading"><strong>LA QUESTIONE AMBIENTALE</strong></h3>
<p>Mentre il settore agricolo in questi anni si dibatteva da un lato nella ricerca di sempre maggiore produttività ed efficienza (agroindustria per semplificare) e dall’altro nella diversificazione e nella territorialità (agricoltura contadina sempre per semplificare), nella società europea prendeva sempre più rilievo e consapevolezza <em>la questione ambientale</em>.</p>
<p>Aree vaste con problemi di inquinamento delle acque superficiali e profonde, gravi carenze idriche, diminuzione della fertilità dei suoli, con alcuni casi di “desertificazione”, immissioni di CO2 e ammoniaca nell’atmosfera, presenza di metalli pesanti ecc. con conseguenze importanti sulla salute dei cittadini.</p>
<p>Una parte di queste problematiche ricade sulla responsabilità del settore agricolo, soprattutto in aree di grande concentrazione produttiva in corrispondenza di elevate concentrazioni antropiche (es. pianura padana, nord della Germania, Olanda e Danimarca, significative aree in Spagna e Francia ecc) per cui la UE, sotto la spinta dell’opinione pubblica e delle necessità epidemiologico-sanitarie, ha legato le sovvenzioni ai settori produttivi sia agricoli che industriali, a comportamenti ambientalmente sostenibili e ormai indilazionabili anche in funzione dei cambiamenti climatici.</p>
<p>Per il settore agricolo questo si è concretizzato in alcuni nuovi obblighi se si vuole continuare ad aver accesso ai contributi (rotazione obbligatoria delle colture, inerbimento invernale, diminuzione dell’apporto chimico di sintesi) e in alcuni obiettivi facoltativi coperti da risorse specifiche (agricoltura biologica, benessere animale, protezione delle api ecc). A nostro giudizio condizioni che, se correttamente sostenute e applicate, non vanno a deprimere i redditi (che sono depressi per altri fattori), ma addirittura li possono sostenere.</p>
<h3 class="wp-block-heading"><strong>QUALI POLITICHE</strong></h3>
<p><strong>A nostro giudizio sarebbe grave se la UE abbandonasse, sotto la spinta della protesta e rispondendo pavida a spinte populiste, la visione di una agricoltura agroecologica che fa la sua parte nella difesa dell’ambiente e contribuisce alla lotta ai cambiamenti climatici riducendo in modo progressivo la propria impronta ecologica.</strong></p>
<p>Questo può avvenire se si tiene ben presente quanto esposto precedentemente: l’agricoltura “agroindustriale” ha bisogno di forte sostegno nella riduzione dell’impatto chimico, nell’adeguamento tecnologico al fine di ridurre le emissioni, nella diminuzione delle concentrazioni eccessive di animali da reddito in certe aree sensibili, nell’avere protezioni assicurative contro le calamità ecc; l’agricoltura “contadina” di piccole dimensioni, familiare, di aree interne, quella che si rivolge a mercati locali e che produce beni originali e fortemente legati alla territorialità e offre servizi ai cittadini, ha tutt’altri bisogni: semplificazione burocratica, servizi sanitari e sociali di prossimità, sostegno alle condizioni impervie (montagna), sostegno alle produzioni di nicchia, sostegno alla diffusione e implementazione di tecniche agro-ecologiche, servizi gratuiti di assistenza tecnica e soprattutto un sostegno al reddito che ne riconosca il valore sociale, ambientale ed ecosistemico. Senza di ciò questa agricoltura sparirà in un breve lasso di tempo.</p>
<p><strong>Ci vogliono quindi due politiche differenziate, ma integrate.</strong></p>
<p>Una riduzione della tassazione indifferenziata può diventare un ulteriore fattore positivo per grandi aziende che già fanno reddito, ed essere al contempo insufficiente per aziende che non superano la sussistenza.</p>
<p>L’Europa da sessant’anni, attraverso i denari impiegati nella Politica Agricola, ha contribuito ad una crescita complessiva del settore, ad una sua valorizzazione professionale, alla difesa degli spazi non edificati con il semplice permanere degli agricoltori sul territorio.</p>
<p>Oggi questo tipo di politica non risponde più ai bisogni del settore e può contribuire ad acuire le differenze tra le agricolture: contributi indifferenziati premiano solo le grandi aziende e marginalizzano le piccole. Ad esempio dare lo stesso premio capo/vacca sull’ecoschema1 ad una azienda di mille vacche e ad una di cinquanta, magari in zona svantaggiata, non ha senso.</p>
<p>Per affrontare con serietà queste problematiche ci vorrebbe una classe dirigente non legata a facili slogan e a interessi di brevissima portata e spesso in funzione di labili vantaggi elettorali.</p>
<p>Anche le Organizzazioni Professionali agricole hanno la responsabilità di non accodarsi a questi facili slogan, ma di guidare un profondo processo di ridefinizione del ruolo dell’agricoltura nella attuale fase economica, sociale e soprattutto ambientale.</p>
<p><strong>Non è, a nostro giudizio, negando e ricusando una politica per altro moderatamente greening che si risolvono queste contraddizioni. Anzi il rischio è di dare un contentino alla protesta senza aggredire la sostanza dei problemi.</strong></p>
<p><em>Dario Olivero Renata Lovati Cascina Isola Maria, Albairate</em></p>
<p><em>Gabriele Corti Cascina Caremma Besate</em></p>
<p><em>Alberto Massa Saluzzo Presidente Distretto Dinamo</em></p>
<p><em>Fabio Di Stefano Il Frutteto Botanico Albairate</em></p>
<p><em>Raffaele De Cechi Cascina Lema Robecco sul Naviglio</em></p>
<p><em>Alberto Bosoni Società Agricola del Parco Abbiategrasso</em></p>
<p><em>Giovanni Molina Agronomo Vigevano</em></p>
<p><em>Tommaso Gaifami Agronomo Milano</em></p>
<p><em>Niccolò Reverdini Cascina Forestina Cisliano</em></p>
<p><em>Massimo,Camilla Crugnola Orti bio Broggini Varese</em></p>
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		<title>Siamo con voi</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2024/01/28/siamo-con-voi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jan 2024 17:37:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di <strong>collettivo France Nature Environnement, Soulèvements de la Terre ...</strong>  Noi vogliamo costruire insieme un modello che sia vantaggioso per gli agricoltori, i consumatori e alla vita biologica, come avrebbe dovuto essere da sempre. E saremo in piazza insieme per discuterne e manifestare, perché sì, è possibile battersi per l'ambiente e al contempo per l'agricoltura del futuro.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Youth for Climate</strong>, <strong>France Nature Environnement</strong>, <strong>Extinction Rebellion</strong>, <strong>Soulèvements de la Terre</strong> <strong>&#8230;</strong></p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-106685" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/20230322115020-213223nouveau95i6986_tagl-300x199.jpg" alt="" width="450" height="298" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/20230322115020-213223nouveau95i6986_tagl-300x199.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/20230322115020-213223nouveau95i6986_tagl-150x99.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/20230322115020-213223nouveau95i6986_tagl-696x462.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/20230322115020-213223nouveau95i6986_tagl-633x420.jpg 633w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/01/20230322115020-213223nouveau95i6986_tagl.jpg 754w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p>Ci rivolgiamo a tutti gli agricoltori e a tutte le agricoltrici che hanno manifestato la loro rabbia negli ultimi giorni, ma anche e a tutti quelli che ancora esitano a unirsi a loro. Noi, organizzazioni ecologiste, contadine e militanti che da decenni ci battiamo per un diverso modello di agricoltura, condividiamo questa rabbia e rifiutiamo il discorso dominante che vorrebbe fare di noi dei nemici.</p>
<p>Siamo arrabbiati perché sappiamo che la distruzione delle condizioni di vita degli agricoltori/trici e la distruzione degli ecosistemi vanno a beneficio delle stesse persone, che non sono né voi né noi.</p>
<p>Fin dagli inizi dei movimenti ambientalisti, ci siamo sempre mobilitati con determinazione sulla questione del modello agricolo e delle condizioni di lavoro e di vita degli agricoltori. Perché sappiamo che l&#8217;agricoltura ha un impatto enorme sull&#8217;ambiente: la qualità della terra, dell&#8217;aria, dell&#8217;acqua, di ciò che mangiamo e, naturalmente del clima, dipendono da ciò che coltiviamo e alleviamo e da come lo facciamo.</p>
<p>Abbiamo lottato contro gli accordi di libero scambio, per la sovranità alimentare e affinché ogni Paese &#8211; e ogni agricoltore &#8211; possa vivere della propria pratica agricola e mantenerla in vita, invece che sottometterla alla concorrenza internazionale. Abbiamo manifestato a fianco degli agricoltori contro la svendita del mondo agricolo alla finanza, contro il Tafta (con gli Stati Uniti), il Ceta (con il Canada), il Mercosur (con l&#8217;America Latina) e ora i trattati di libero scambio con la Nuova Zelanda, il Cile e il Kenya sostenuti da Emmanuel Macron.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il principio di una previdenza sociale del comparto alimentare</strong></p>
<p>Come consumatori e come attivisti, abbiamo sostenuto l&#8217;agricoltura contadina, abbiamo creato e promosso le Amap, i canali di distribuzione corti e l&#8217;agricoltura biologica, e ci siamo impegnati fino a mettere i nostri risparmi al servizio di nuove aziende. Da tempo chiediamo che in Francia ci sia almeno un milione di agricoltori, e sappiamo quanto sia urgente trovare dei rimpiazzanti, perché tra meno di dieci anni la metà degli agricoltori del Paese andrà in pensione. E anche se questo non basta, migliaia di attivisti ambientali hanno già intrapreso la strada dell&#8217;agricoltura per dedicarcisi nel concreto.</p>
<p>È per questo che molti di noi difendono oggi il principio di una <a href="https://fr.wikipedia.org/wiki/S%C3%A9curit%C3%A9_sociale_de_l%27alimentation">previdenza sociale del comparto alimentare</a>, un sistema di solidarietà tra consumatori e produttori che permetta a questi ultimi di vivere dignitosamente del proprio lavoro e di riprendere il controllo sulla nostra alimentazione.</p>
<p>Anche nel campo dell&#8217;agricoltura, come in altri, siamo ben consapevoli di tutta l&#8217;ambiguità delle normative. Esse possono certo tutelare la salute dei lavoratori, la fertilità della terra, le risorse idriche&#8230; ma con finalità lodevoli, a volte impongono vincoli tecnici e pratici e rendono asettica la professione, al punto da portare alla scomparsa delle piccole aziende agricole a vantaggio di chi può raggiungere una dimensione ancora più industriale e indebitarsi ulteriormente. Le normative ambientali non devono essere attaccate indiscriminatamente, ma queste devono piuttosto essere sostenute finanziariamente, in modo da mantenere i redditi e rendere la loro applicazione compatibile con le pratiche agricole.</p>
<p>È per questo che molti di noi hanno sostenuto e proposto senza successo una PAC diversa, che aiuti davvero gli agricoltori alla riconversione, e per non lasciarvi soli a affrontare restrizioni ambientali imposte senza alcuna contropartita e che possano essere applicati in modo pratico ed equo.</p>
<p>Anche &#8211; e si potrebbe dire soprattutto &#8211; quando ci battiamo contro questo o quel progetto agrario, contro dei megainvasi o degli allevamenti industriali di proporzioni assurde, lo facciamo sistematicamente con gli agricoltori e per gli agricoltori. Perché è ingiusto e ipocrita che pochi agricoltori monopolizzino l&#8217;acqua a scapito di chi cerca di produrre diversamente. Perché le fattorie industriali contro le quali ci battiamo distruggono posti di lavoro nel mondo contadino ed esercitano una pressione sleale sui piccoli allevatori, che sono costretti a conformarsi o a chiudere bottega. E tutto questo va a vantaggio dei grandi gruppi, che li spingono verso allevamenti sempre più grandi, per poi acquistare i loro prodotti a prezzi irrisori: questa è la strategia del gruppo Duc, ad esempio, come ha rivelato <a href="https://www.mediapart.fr/journal/economie/101022/autour-de-chailley-dans-l-yonne-les-megapoulaillers-continuent-de-pousser">un&#8217;inchiesta</a>.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il fallimento e il dramma di un modello produttivo</strong></p>
<p>Fermare questi progetti significa difendere un modello agricolo che salvaguarda gli organismi viventi, ma soprattutto permette al resto del mondo agricolo di vivere dignitosamente di un lavoro di qualità.</p>
<p>Perché chi c&#8217;è dietro il calo del numero di agricoltori/trici in Francia, sceso a meno di 500.000? Chi c&#8217;è dietro i suicidi di ogni giorno degli agricoltori, delle montagne di debiti? Dietro agli obblighi di rese sempre più elevate, alla concentrazione sempre più spinta delle terre nelle mani di pochi, ai prezzi sempre più bassi per ciò che producete? Solo nell&#8217;ultimo anno i prezzi agricoli sono scesi in media del 10%, mentre l&#8217;inflazione si è impennata, così come i profitti dei grandi gruppi agroindustriali e della grande distribuzione.</p>
<p>Questo fallimento e questo dramma sono il frutto di un modello produttivista, sostenuto dalla grande distribuzione e dai governi che si sono succeduti da decenni, contro il quale abbiamo ci battiamo da molto tempo.</p>
<p>Il modello agricolo che sosteniamo mina per l’appunto le cause di queste tragedie. Ma combatte anche contro l&#8217;autoritarismo che viene proposto come soluzione, quando l&#8217;estrema destra, escludendo invece di unire, non è mai stata dalla parte dei lavoratori.</p>
<p>Siamo da sempre gli alleati dei contadini. E contrariamente a quello che sostengono la propaganda governativa e i discorsi autoritari che fomentano l&#8217;odio tra noi, con il fine di arricchirsi sulle spalle delle nostre vite, continueremo a essere vostri alleati, perché è una questione di sopravvivenza.</p>
<p>È quindi in quanto alleati che vi chiediamo di unirvi a noi nelle azioni dei prossimi giorni: per portare questo messaggio e difendere il mondo agricolo.</p>
<p>Saremo presenti con una serie di presidi per parlare con tutti gli agricoltori che lo vorranno, e assieme a voi fare presente che i veri colpevoli della crisi in cui versa la professione non sono né i consumatori né gli ambientalisti, ma la vigliaccheria dei governi che si sono succeduti, della grande distribuzione e dell&#8217;agroindustria, che si ingrassano mentre molti di voi si uccidono di lavoro.</p>
<p>Ci rifiutiamo di lasciare che gli industriali possessori di migliaia di ettari di campagna, il governo o gli editorialisti della televisione CNews, ben al calduccio nei loro uffici parigini, ci trattino come la causa della crisi che il mondo agricolo sta soffrendo da tanto tempo.</p>
<p>Noi vogliamo costruire insieme un modello che sia vantaggioso per gli agricoltori, i consumatori e alla vita biologica, come avrebbe dovuto essere da sempre. E saremo in piazza insieme per discuterne e manifestare, perché sì, è possibile battersi per l&#8217;ambiente e al contempo per l&#8217;agricoltura del futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Primi firmatari: Alix Brun per Youth for Climate, Jean-François Deleume, portavoce di Alerte des médecins sur les pesticides, Cyril Dion, regista e scrittore, Simon Duteil e Murielle Guilbert, co-portavoce di Union syndicale Solidaires, Khaled Gaiji, presidente di Friends of the Earth, Antoine Gatet, presidente di France Nature Environnement, Hanzo per Extinction Rebellion, Axel Lopez per la coalizione Résistance aux fermes-usines, Gilbert Mitterrand, presidente della Fondation Danielle-Mitterrand, Lotta Nouki, portavoce di Soulèvements de la Terre, Sandy Olivar Calvo, responsabile della campagna Agricoltura e alimentazione di Greenpeace France, Alessandro Pignocchi, autore di fumetti, Priscille de Poncins, segretaria di Chrétiens unis pour la Terre, Jérémie Suissa, delegata generale di Notre affaire à tous, Emma Tosini, portavoce di Alternatiba, Victor Vauquois, co-coordinatore di Terres de luttes&#8230;</p>
<p style="padding-left: 320px;"><em>(tradotto da DeepL.com e Giacomo Sartori)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>NdR: questo appello collettivo di importanti organizzazioni e associazioni è apparso sul quotidiano <a href="https://www.liberation.fr/idees-et-debats/tribunes/agriculteurs-et-ecolos-nous-refusons-detre-catalogues-comme-ennemis-de-la-mobilisation-20240127_RJEOJD3YQ5CX3DOAGRFVRIWYUQ/?redirected=1">Libération del 27 gennaio. </a></em><em>Ci sembra fondamentale, mentre i movimenti degli agricoltori si espandono in molti Paesi europei, dare voce a chi si batte contro una contrapposizione &#8211; che giova solo a chi vuole che nulla cambi in agricoltura, e alle destre estreme, retive anche in campo ambientale &#8211; tra rivendicazioni del mondo agricole, più che motivate, e chi milita per una transizione agroecologica<br />
</em></p>
<p><em>(l&#8217;immagine è tratta da un filmato di Sud Ouest: 22/03/2023 a La Rochelle)</em></p>
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