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	<title>Paolo Barnard &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Censura legale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco rovelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Mar 2008 08:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Barnard]]></category>
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					<description><![CDATA[di Paolo Barnard  Cari amici e amiche impegnati a dare una pennellata di decenza al nostro Paese, eccovi una forma di censura nell&#8217;informazione di cui non si parla mai. E&#8217; la peggiore, poiché non proviene frontalmente dal Sistema, ma prende il giornalista alle spalle. Il risultato è che, avvolti dal silenzio e privi dell&#8217;appoggio dell&#8217;indignazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Paolo Barnard</strong> <br />
Cari amici e amiche impegnati a dare una pennellata di decenza al nostro Paese, eccovi una forma di censura nell&#8217;informazione di cui non si parla mai. E&#8217; la peggiore, poiché non proviene frontalmente dal Sistema, ma prende il giornalista alle spalle. Il risultato è che, avvolti dal silenzio e privi dell&#8217;appoggio dell&#8217;indignazione pubblica, non ci si può difendere. Questa censura sta di fatto paralizzando l&#8217;opera di denuncia dei misfatti sia italiani che internazionali da parte di tanti giornalisti &#8216;fuori dal coro&#8217;.</p>
<p><span id="more-5521"></span>Si tratta, in sintesi, dell&#8217;abbandono in cui i nostri editori spesso ci gettano al primo insorgere di contenziosi legali derivanti delle nostre inchieste &#8216;scomode&#8217;. Come funziona e quanto sia pericoloso questo fenomeno per la libertà d&#8217;informazione ve lo illustro citando il mio caso.</p>
<p>Si tratta di un fenomeno dalle ampie e gravissime implicazioni per la società civile italiana, per cui vi prego di leggere fino in fondo il breve racconto.</p>
<p>Per la trasmissione <em>Report</em> di Milena Gabanelli, cui ho lavorato dando tutto me stesso fin dal primo minuto della sua messa in onda nel 1994, feci fra le altre un&#8217;inchiesta contro la criminosa pratica del comparaggio farmaceutico, trasmessa l&#8217;11/10/2001 (&#8220;Little Pharma &amp; Big Pharma&#8221;). Col comparaggio (reato da art.170 leggi pubblica sicurezza) alcune case farmaceutiche tentano di corrompere i medici con regali e congressi di lusso in posti esotici per ottenere maggiori prescrizioni dei loro farmaci, e questo avviene ovviamente con gravissime ripercussioni sulla comunità (il prof. Silvio Garattini ha dichiarato:<br />
&#8220;Dal 30 al 50% di medicine prescritte non necessarie&#8221;) e spesso anche sulla nostra salute (uno dei tanti esempi è il farmaco Vioxx, prescritto a man bassa e a cui sono stati attribuiti da 35 a 55.000 morti nei soli USA).</p>
<p>L&#8217;inchiesta fu giudicata talmente essenziale per il pubblico interesse che la RAI la replicò il 15/2/2003. Per quella inchiesta io, la RAI e Milena Gabanelli fummo citati in giudizio il 16/11/2004 (1) da un informatore farmaceutico che si ritenne danneggiato dalle rivelazioni da noi fatte.</p>
<p>Il lavoro era stato accuratamente visionato da uno dei più alti avvocati della RAI prima della messa in onda, il quale aveva dato il suo pieno benestare.</p>
<p>Ok, siamo nei guai e trascinati in tribunale. Per 10 anni Milena Gabanelli mi aveva assicurato che in questi casi io (come gli altri redattori) sarei stato difeso dalla RAI, e dunque di non preoccuparmi (2). La natura dirompente delle nostre inchieste giustificava la mia preoccupazione. Mi fidai, e per anni non mi risparmiai nei rischi.</p>
<p>All&#8217;atto di citazione in giudizio, la RAI e Milena Gabanelli mi abbandonano al mio destino. Non sarò affatto difeso, mi dovrò arrangiare. La Gabanelli sarà invece ampiamente difesa da uno degli studi legali più prestigiosi di Roma, lo stesso che difende la RAI in questa controversia legale. (3) Ma non solo.</p>
<p>La linea difensiva dell&#8217;azienda di viale Mazzini e di Milena Gabanelli sarà di chiedere ai giudici di imputare a me, e solo a me (sic), ogni eventuale misfatto, e perciò ogni eventuale risarcimento in caso di sentenza avversa. (4)</p>
<p>E questo per un&#8217;inchiesta di pubblico interesse da loro (RAI-Gabanelli) voluta, approvata, trasmessa e replicata.</p>
<p>(la RAI può tecnicamente fare questo in virtù di una clausola contenuta nei contratti che noi collaboratori siamo costretti a firmare per poter lavorare, la clausola cosiddetta di manleva(5), dove è sancita la sollevazione dell&#8217;editore da qualsiasi responsabilità legale che gli possa venir contestata a causa di un nostro lavoro. Noi giornalisti non abbiamo scelta, dobbiamo firmarla pena la perdita del lavoro commissionatoci, ma come ho già detto l&#8217;accordo con Milena Gabanelli era moralmente ben altro, né è moralmente giusificabile l&#8217;operato della RAI in questi casi).</p>
<p>Sono sconcertato. Ma come? Lavoro per RAI e Report per 10 anni, sono anima e corpo con l&#8217;impresa della Gabanelli, faccio in questo caso un&#8217;inchiesta che la RAI stessa esibisce come esemplare, e ora nel momento del bisogno mi voltano le spalle con assoluta indifferenza. E non solo: lavorano compatti contro di me. La prospettiva di dover sostenere spese legali per anni, e se condannato di dover pagare cifre a quattro o cinque zeri in risarcimenti, mi è angosciante, poiché non sono facoltoso e rischio perdite che non mi posso permettere.</p>
<p>Ma al peggio non c&#8217;è limite. Il 18 ottobre 2005 ricevo una raccomandata. La apro. E&#8217; un atto di costituzione in mora della RAI contro di me. Significa che la RAI si rifarà su di me nel caso perdessimo la causa. Recita il testo: &#8220;La presente pertanto vale come formale costituzione in mora del dott. Paolo Barnard per tutto quanto la RAI s.p.a. dovesse pagare in conseguenza dell&#8217;eventuale accoglimento della domada posta dal dott. Xxxx (colui che ci citò in giudizio, nda) nei confronti della RAI medesima&#8221;.(6)</p>
<p>Nel leggere quella raccomandata provai un dolore denso, nell&#8217;incredulità.</p>
<p>Interpello Milena Gabanelli, che si dichiara estranea alla cosa. La sollecito a intervenire presso la RAI, e magari anche pubblicamente, contro questa vicenda. Dopo poche settimane e messa di fronte all&#8217;evidenza, la Gabanelli tenta di rassicurarmi dicendo che &#8220;la rivalsa che ti era stata fatta (dalla RAI contro di me, nda) è stata lasciata morire in giudizio&#8230; è una lettera extragiudiziale dovuta, ma che sarà lasciata morire nel giudizio in corso&#8230; Finirà tutto in nulla.&#8221;(*7*)</p>
<p>Non sarà così, e non è così oggi: giuridicamente parlando, quell&#8217;atto di costituzione in mora è ancora valido, eccome. Non solo, Milena Gabanelli non ha mai preso posizione pubblicamente contro quell&#8217;atto, né si è mai dissociata dalla linea di difesa della RAI che è interamente contro di me, come sopra descritto, e come dimostrano gli ultimi atti del processo in corso.(8)</p>
<p>Non mi dilungo. All&#8217;epoca di questi fatti avevo appena lasciato Report, da allora ho lasciato anche la RAI. Non ci sarà mai più un&#8217;inchiesta da me firmata sull&#8217;emittente di Stato, e non mi fido più di alcun editore. Non mi posso permette di perdere l&#8217;unica casa che posseggo o di vedere il mio incerto reddito di freelance decimato dalle spese legali, poiché abbandonato a me stesso da coloro che si fregiavano delle mie inchieste &#8216;coraggiose&#8217;. Questa non è una mia mancanza di coraggio, è realismo e senso di responsabilità nei confronti soprattutto dei miei cari.</p>
<p>Così la mia voce d&#8217;inchiesta è stata messa a tacere. E qui vengo al punto cruciale: siamo già in tanti colleghi abbandonati e zittiti in questo modo.</p>
<p>Ecco come funziona la vera &#8220;scomparsa dei fatti&#8221;, quella che voi non conoscete, oggi diffusissima, quella dove per mettere a tacere si usano, invece degli &#8216;editti bulgari&#8217;, i tribunali in una collusione di fatto con i comportamenti di coloro di cui ti fidavi; comportamenti tecnicamente ineccepibili, ma moralmente assai meno.</p>
<p>Questa è censura contro la tenacia e il coraggio dei pochi giornalisti ancora disposti a dire il vero, operata da parte di chiunque venga colto nel malaffare, attuata da costoro per mezzo delle minacce legali e di fatto permessa dal comportamento degli editori.</p>
<p>Gli editori devono difendere i loro giornalisti che rischiano per il pubblico interesse, e devono impegnarsi a togliere le clausole di manleva dai contratti che, lo ribadisco, siamo obbligati a firmare per poter lavorare.</p>
<p>Infatti oggi in Italia sono gli avvocati dei gaglioffi, e gli uffici affari legali dei media, che di fatto decidono quello che voi verrete a sapere, giocando sulla giusta paura di tanti giornalisti che rischiano di rovinare le proprie famiglie se raccontano la verità.</p>
<p>Questo bavaglio ha e avrà sempre più un potere paralizzante sulla denuncia dei misfatti italiani a mezzo stampa o tv, di molto superiore a quello di qualsiasi politico o servo del Sistema.</p>
<p>Posso solo chiedervi di diffondere con tutta l&#8217;energia possibile questa realtà, via mailing lists, siti, blogs, parlandone. Ma ancor più accorato è il mio appello affinché voi non la sottovalutiate.</p>
<p>In ultimo. E&#8217; assai probabile che verrò querelato dalla RAI e dalla signora Gabanelli per questo mio grido d&#8217;allarme, e ciò non sarà piacevole per me.</p>
<p>Hanno imbavagliato la mia libertà professionale, ma non imbavaglieranno mai la mia coscienza, perché quello che sto facendo in queste righe è dire la verità per il bene di tutti. Spero solo che serva.</p>
<p>Grazie di avermi letto.</p>
<p>Paolo Barnard<br />
<a href="mailto:dpbarnard@libero.it"><u><font color="#0000ff">dpbarnard@libero.it </font></u></a></p>
<p>Note:</p>
<p>1) Tribunale civile di Roma, Atto di citazione, 31095, Roma 10/11/2004.<br />
2) Fatto su cui ho più di un testimone pronto a confermarlo.<br />
3) Nel volume &#8220;Le inchieste di Report&#8221; (Rizzoli BUR, 2006) Milena Gabanelli eroicamente afferma: &#8220;&#8230;alle nostre spalle non c&#8217;è un&#8217;azienda che ci tuteli dalle cause civili&#8221;. Prendo atto che il prestigioso studio legale del Prof. Avv. Andrea Di Porto, Ordinario nell&#8217;Università di Roma La Sapienza, difende in questo dibattimento sia la RAI che Milena Gabanelli. Ma non me.<br />
4) Tribunale Ordinario di Roma, Sezione I Civile-G.U. dott. Rizzo-R.G.N. 83757/2004, Roma 30/6/2005: &#8220;Per tutto quanto argomentato la RAi-Radiotelevisione Italiana S.p.a. e la dott.ssa Milena Gabanelli chiedono che l&#8217;Illustrissimo Tribunale adìto voglia:&#8230;porre a carico del dott. Paolo Barnard ogni conseguenza risarcitoria&#8230;&#8221;.<br />
5) Un esempio di questa clausola tratto da un mio contratto con la RAI: &#8220;Lei in qualità di avente diritto&#8230; esonera la RAI da ogni responsabilità al riguardo obbligandosi altresì a tenerci indenni da tutti gli oneri di qualsivoglia natura a noi eventualmente derivanti in ragione del presente accordo, con particolare riferimento a quelli di<br />
natura legale o giudiziaria&#8221;.<br />
6) Raccomandata AR n. 12737143222-9, atto di costituzione in mora dallo Studio Legale Di Porto per conto della RAI contro Paolo Barnard, Roma, 3/10/2005.<br />
7) Email da Milena Gabanelli a Paolo Barnard, 15/11/2005, 09:39:18<br />
8) Tribunale Civile di Roma, Sezione Prima, Sentenza 10784 n. 5876 Cronologico, 18/5/2007: &#8220;la parte convenuta RAI-Gabanelli insisteva anche nelle richieste di cui alle note del 30/6/2005&#8230;&#8221;. (si veda nota 4)</p>
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		<title>&#8220;L&#8217;Altro Terrorismo&#8221; di Report</title>
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		<dc:creator><![CDATA[tiziano scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2003 13:18:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Barnard]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Paolo Barnard Mi è stata inoltrata questa lettera di uno degli autori della trasmissione televisiva Report. Come vedrete, non si tratta di un messaggio inviato direttamente a nazioneindiana: risponde alle e-mail ricevute dai telespettatori dopo la messa in onda di una trasmissione sul terrorismo internazionale. Non ho visto la puntata di cui parla (non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Paolo Barnard</strong></p>
<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/top_r1_c1[1].gif" alt="top_r1_c1[1].gif" align="left" border="0" height="65" hspace="4" vspace="2" width="351" /></p>
<p><em>Mi è stata inoltrata questa lettera di uno degli autori della trasmissione televisiva <strong>Report</strong>. Come vedrete, non si tratta di un messaggio inviato direttamente a nazioneindiana: risponde alle e-mail ricevute dai telespettatori dopo la messa in onda di una trasmissione sul terrorismo internazionale. Non ho visto la puntata di cui parla (non possiedo il televisore), ma mi sembra molto interessante. (T. S.)</em></p>
<p>Cari Amici,<br />
sono <strong>Paolo Barnard</strong>, coautore della puntata di <strong>Report</strong> “L’Altro Terrorismo” del 23 settembre 2003. Avrei veramente voluto rispondere a tutti individualmente, e ci ho povato, ma la mole incredibile di e-mail ricevute mi obbliga a desistere.<br />
<span id="more-176"></span><br />
Perdonatemi dunque se vi rispondo in gruppo. Cercherò di dare indicazioni per ciascuno dei temi che più frequentemente mi avete posto. Innanzitutto grazie per i complimenti, che ci hanno persino commosso. Essi sono graditissimi perché, contrariamente a quanto si crede, noi lavoriamo nel silenzio e quasi mai abbiamo riscontri di quello che facciamo. Grazie ancora.</p>
<p>Perché ci fanno ancora parlare nell’Italia di oggi? Perché siamo stati in grado di proporre sempre fatti documentati e non opinioni, e dunque non diamo appigli a nessuno per poterci stroncare. Poi credo che la <strong>RAI</strong> abbia bisogno di mantenere una facciata di libertà di qualche tipo, ed ecco che <strong>Report</strong> si presta bene a ciò. Terzo, è vero che viviamo sempre con i bagagli fatti… perché mai sappiamo se ci sarà una prossima serie.</p>
<p>Noi non siamo coraggiosi, cari amici, la realtà è che non abbiamo nulla da perdere. Siamo il sottoscala della <strong>RAI</strong>, mal pagati, nessuno assunto, senza uno straccio di possibilità di far carriera, e allora che almeno ci sia lasciata la possibilità di essere liberi. Non vi immaginate con quali mezzi di fortuna dobbiamo lavorare, varrebbe la pena scriverci un libro.</p>
<p>Forse se un coraggio c’è stato fu iniziale, quando col nostro modo di intendere l’informazione ci precludemmo ogni chance di far carriera (“lei è bravo, Barnard, ma non sa fare corridoio…” mi disse anni fa un direttore di rete). Però la gente di <strong>Report</strong> ha passione per quella che ritiene sia la decenza umana, questo sì. Per quelli che ci hanno scritto che siamo dei “venduti comunisti prezzolati ecc..”, sottolineo che se lo fossimo non saremmo ridotti con le pezze al sedere.</p>
<p>In merito alla mia inchiesta. I documenti riservati sono oggi depositati presso il <strong>National Security Archive</strong> di <strong>Washington</strong>, all’interno della <strong>George Washington University</strong>, e credo li abbiano anche messi sul loro sito. Altri documenti si trovano presso il <strong>Public Record Office</strong> di <strong>Londra</strong>, altri ancora li ho avuti da fonti riservate, sorry. Il testo integrale della puntata si trova sul sito <a href="http://www.report.rai.it">www.report.rai.it</a>, e per ottenere una cassetta andate sul sito e cliccate su <strong>Info</strong> a sinistra. Costa parecchio e sappiate che sono soldi che NON vengono a noi, a scanso di equivoci.</p>
<p>Per tutti quelli che hanno sollevato dubbi sull’inchiesta. Pochissimi hanno scritto insulti, e quelli possono solo vergognarsi. Per gli altri: il motivo per cui non abbiamo incluso nella puntata il terrorismo di <strong>Cina</strong>, <strong>Urss</strong>, <strong>Birmania</strong>, <strong>Cuba</strong> ecc.. è semplice:<br />
<strong>primo</strong>, esso è arcinoto, da mezzo secolo tutto l’Occidente ne ha straparlato con dovizia di particolari (l’Impero del Male..) e noi di <strong>Report</strong> avevamo poco da aggiungere. Siamo totalmente d’accordo, quegli stati furono e sono terroristi. Ciò che invece fu detto troppo poco è che noi fummo e siamo come o peggio di loro. Questo andava e andrà detto.<br />
<strong>Secondo</strong>, <strong>Cina</strong>, <strong>Urss</strong>, <strong>Birmania</strong>, <strong>Cuba</strong> ecc.. non si sono mai eretti a gendarmi globali vestiti del manto immacolato dei giusti, e non hanno mai dichiarato una Guerra al Terrore a nome di tutta la civiltà, in altre parole sono stati meno ipocriti di quanto non lo siamo noi oggi. <strong><br />
Terzo</strong>, crediamo che il dovere principale dei giornalisti occidentali sia quello di controllare le fonti del proprio potere politico, innanzi tutto. <strong><br />
Quarto</strong>, le vittime dei gulag, delle carceri di <strong>Castro</strong> o dei terroristi islamici hanno goduto almeno di vari gradi di riconoscimento. I bambini di <strong>Rufina Amaya</strong> o le donne curde torturate a morte non sono neppure memoria, non contano. A <strong>New York</strong> una placca recita: “Agli eroi dell’11 di settembre”. Dove sono le lapidi agli “eroi” del <strong>Salvador</strong>, <strong>Cile</strong>, <strong>Paraguay</strong>, <strong>Colombia</strong>, <strong>Laos</strong>, <strong>Sudafrica</strong>, <strong>Bangladesh</strong>, <strong>Indonesia</strong>? E non sono 3.000, sono decine di milioni.</p>
<p><strong>Report</strong> è a favore della guerra al terrorismo, nessuno di noi vuole trovarsi incenerito da un aereo che ti entra in ufficio. Ma nessuno di noi vuole dormire sul sangue di milioni di poveracci che pagano per il nostro confort. <strong>Report</strong> è dunque a favore di una lotta contro TUTTI i terrorismi e contro TUTTI i terroristi, questo era il senso della puntata.</p>
<p>In generale. Noi non molleremo, ma è importante che non molliate voi. I potenti temono una cosa sola, e non è il giornalismo. Essi temono l’opinione pubblica, ne hanno il terrore. E allora fatevi sentire, basta poco. Una telefonata ai media, una lettera ai politici, oppure divulgare, anche a voce, nelle scuole, negli ipermercati, ai giardini con chi si incontra, sui treni, ovunque. Siete voi che contate. Se <strong>Report</strong> avesse l’audience di <strong>Striscia la Notizia</strong> sarebbe in prima serata tutto l’anno. E chi ha in mano il telecomando? A chi ci ha scritto “Report è la nostra voce”, io rispondo: “E allora alzate la voce, e Report si alzerà con lei”.</p>
<p>Spero solo che “L’Altro Terrorismo” sia servito ad aggiungere quel granello di speranza per un mondo migliore. Che sia servito a ricordare per una volta gli sconfitti e i perdenti, gli eroi dimenticati che nessuno celebra.</p>
<p><strong>Paolo Barnard</strong></p>
<p>P.S: non sono mai stato comunista…</p>
<p>___________________________________________________</p>
<p><em>Per inserire commenti vai a &#8220;Archivi per mese &#8211; ottobre 2003&#8221;</em></p>
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