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	<title>parole sante &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Note-book: Parole sante di Eva Clesis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Apr 2013 16:16:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Eva Clesis]]></category>
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					<description><![CDATA[Nota sull&#8217;ultimo libro di Eva Clesis, Parole Sante. Canto e controcanto di Francesco Forlani C&#8217;è in Eva Clesis una tale naturalezza nello stile, nella frase, nelle sequenze, che mi sono a lungo chiesto se in lei la narrazione, qualunque tipo di narrazione, si &#8220;facesse&#8221; con la scrittura, se solo grazie alla parola le cose potessero [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nota sull&#8217;ultimo libro di <a href="http://www.evaclesis.it/parolesante/">Eva Clesis</a>, Parole Sante.</strong></p>
<p><em>Canto e controcanto</em><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/524686_10151537732932071_464886817_n-1.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/524686_10151537732932071_464886817_n-1-200x300.jpg" alt="524686_10151537732932071_464886817_n-1" width="200" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-45390" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/524686_10151537732932071_464886817_n-1-200x300.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/524686_10151537732932071_464886817_n-1.jpg 460w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a><br />
di<br />
<strong>Francesco Forlani</strong></p>
<p>C&#8217;è in Eva Clesis una tale naturalezza nello stile, nella frase, nelle sequenze, che mi sono a lungo chiesto se in lei la narrazione, qualunque tipo di narrazione, si &#8220;facesse&#8221; con la scrittura, se solo grazie alla parola le cose potessero essere. Insomma, nei libri di Eva Clesis accade qualcosa di simile a un&#8217;invenzione da stregoneria, di uno sciamanesimo però di tipo popolare, non esoterico, aristocratico. Le cose, insomma. è come se si parlassero prima fra loro, intrecciate a strani rituali, credenze, segreti di famiglia, ancor prima di rivelarsi al narratore, al lettore, quasi prescindendo dall&#8217;uno, dall&#8217;altro.<br />
C&#8217;è in queste &#8220;<em>parole sante</em>&#8221; di Eva Clesis, un&#8217;inversione sintattica imprescindibile; perché ci si possa salvare, bisogna dapprima &#8220;intendere&#8221; la parola, sentirla e poi si vedrà se, insomma, sono sante o meno. Si tratta di un polar? Di un noir? L&#8217;intrigo è solido, i colpi di scena non mancano certo, e sempre al tempo giusto, eppure non è soltanto un <em>noir</em>, nè solamente un <em>polar</em>.<br />
Si tratta di una scrittura in un ritmo che conviene a quegli strani paesaggi del Sud Italia in cui perfino quando le strade evaporano al sole, e il calore appesantisce i passi, la parola è nervosa, rapida, veloce come una fucilata. Quasi il contrario di quanto accade al nord, dove il passo è sicuramente veloce, il movimento rapido, ma non la parola, rarefatta e che nelle conversazioni sembra sempre  evaporare insieme al vino, al respiro.<br />
La dimensione del racconto è meridiana. Per quanto lo spessore del volume superi le duecento pagine l&#8217;architettura è quella del racconto, più che del romanzo, i capitoli compiuti, mano a mano, rendendo la lettura agile, accattivante (e cattiva). Meridiana è la dimensione perché è una narrazione che può esistere solo attraverso l&#8217;esperienza comune e comunitaria. La lingua madre, locale, scàlpita in tensione continua con quella matrigna, globale, standardizzata. Una storia venata, anzi svenata, di credenze, è &#8220;Parole sante&#8221;, abitata, anzi domiciliata da mostruosità più o meno taciute, segreti più o meno confessati, che anche quando sembra arrecare sollievo, &#8221; <em>in fondo qui siamo una grande famiglia&#8221; </em>in un tempo che atomizza ogni cosa, isola senza solitudine i propri abitanti, di colpo, ma non all&#8217;improvviso, ti vomita addosso il male, la condanna di essere una terra, una cultura come la nostra, meridiana e meridionale, incapace di raccontarsi come altro, da una grande famiglia.</p>
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