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	<title>partecipazione &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Pitch</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mattia paganelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Mar 2014 07:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mattia Paganelli]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[Pitch]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; di Mattia Paganelli, 2006-2014 &#160; Per chi non avesse dimestichezza con le regole del gioco: Pitch = campo di gioco Herd = mandria          Team = squadra School = banco            Band = banda Pack = branco              Squad = plotone Flock = stormo            Crew = equipaggio Litter = cucciolata       [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/03/pitch.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-47758" alt="pitch" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/03/pitch-300x212.jpg" width="300" height="212" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/03/pitch-300x212.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/03/pitch-1024x724.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/03/pitch-100x70.jpg 100w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
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<p>di Mattia Paganelli, 2006-2014</p>
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<p>Per chi non avesse dimestichezza con le regole del gioco:</p>
<p style="text-align: left;">Pitch = campo di gioco</p>
<p style="text-align: left;">Herd = mandria          Team = squadra</p>
<p style="text-align: left;">School = banco            Band = banda</p>
<p style="text-align: left;">Pack = branco              Squad = plotone</p>
<p style="text-align: left;">Flock = stormo            Crew = equipaggio</p>
<p style="text-align: left;">Litter = cucciolata       Staff = personale</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La crisi economica e lo spazio comune della rappresentanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Luisa Venuta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 06:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[rappresentanza]]></category>
		<category><![CDATA[sistema]]></category>
		<category><![CDATA[spazio comune]]></category>
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					<description><![CDATA[[pubblico questa presentazione/invito al convegno &#8220;Spaziocomune. Costruire partecipazione nel tempo della vulnerabilità&#8221; che si terrà il 24/25 febbraio a Lucca. Il progetto Spaziocomune, all&#8217;interno del quale si inserisce il convegno, individua una perdita poco visibile alle statistiche di stampo economicista: la perdita di fiducia e il vuoto nella gestione collettiva e politica del sistema. A [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>[pubblico questa presentazione/invito al convegno &#8220;Spaziocomune. Costruire partecipazione nel tempo della vulnerabilità&#8221; che si terrà il 24/25 febbraio a Lucca. Il progetto Spaziocomune, all&#8217;interno del quale si inserisce il convegno, individua una perdita poco visibile alle statistiche di stampo economicista: la perdita di fiducia e il vuoto nella gestione collettiva e politica del sistema. A partire da questa consapevolezza si avviano nuovi percorsi di partecipazione.]</em></p>
<p><strong>di Riccardo Guidi</strong></p>
<p>Il progetto Spazio Comune prende le mosse da due variabili che si intrecciano: la crescita esponenziale di nuove vulnerabilità in ceti che non avevano mai conosciuto il rischio della povertà; una possente deriva oligarchica a fronte della quale l’attuale articolazione delle forme della democrazia non sembra in grado di proporre risposte efficaci. Si concentra su queste due tendenze che spesso vengono trascurate dal dibattito pubblico. Il progetto è un sistema di laboratori, promossi dalla <a href="http://www.volontariatoepartecipazione.eu/">Fondazione Volontariato e Partecipazione</a> e dalla rivista <a href="http://www.gruppoabele.org/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/189">Animazione Sociale </a>ed è composto da oltre 300 persone di 8 regioni italiane: amministratori pubblici, dirigenti e operatori di cooperative sociali, rappresentanti di organizzazioni del terzo settore, docenti e ricercatori universitari. Si sono riuniti negli ultimi mesi e si stanno dando appuntamento a Lucca per il 24 e 25 febbraio per discutere su come poter costruire nuovi spazi di partecipazione partendo proprio dalle nuove vulnerabilità.</p>
<p><span id="more-41625"></span>Capita infatti ad un numero crescente di persone di vivere criticità accellerate da  tumultuosi cambiamenti epocali. Esemplifichiamo un possibile percorso: quotidianamente ci assediano miriadi di opportunità che ci portano a vivere vite trafelate e al di sopra delle possibilità, facciamo sempre più i conti con una crisi che comporta difficoltà di “arrivare alla quarta o alla terza settimana”. Si aprono così nuovi disagi, si sviluppano malattie -in particolare la depressione- che attraversano in particolare quel “ceto medio impoverito” quello dei cosiddetti &#8220;vulnerabili&#8221;. Per queste persone la crescente evaporazione dei legami sociali rende più difficile l’elaborazione del limite e il fronteggiamento delle difficoltà. L&#8217;area dei vulnerabili sta silenziosamente slittando verso la povertà. Ma non solo: rappresenta anche un &#8220;tacito esodo&#8221; dalla cittadinanza. Una fuga da quello che non ci rappresenta più, dallo Stato agli enti locali, ma anche qualsiasi altro istituto della società civile. In questo contesto diventono appetibili linguaggi politici semplificatori e potenzialmente eversivi.</p>
<p>Spazio Comune riflette su come i vulnerabili siano spesso persone interessate allo spazio pubblico e perciò avvicinabili anche da modalità di esercizio dell’autorità in grado di rassicurare senza illudere, di coinvolgere per costruire insieme intorno ad oggetti quotidiani, utili, non stigmatizzati. Una risorsa sociale dunque da valorizzare per chi ha a cuore le sorti della democrazia. Per farlo è necessario un forte rinnovamento delle tradizionali attrezzature metodologiche messe in campo nei percorsi partecipativi come dimostrano alcune  esperienze partecipative nell’area del welfare, dell’ambiente e dell’urbanistica (spesso con significative collaborazioni tra cittadini e istituzioni). Esperienze che mettono in campo la diffusione di nuove competenze in una vasta gamma di operatori, responsabili tecnici e politici di istituzioni e terzo settore. Questi contenuti saranno al centro del convegno nazionale &#8220;Spaziocomune. Costruire partecipazione nel tempo della vulnerabilità”, il primo incontro nazionale della rete di laboratori di promozione di cittadinanza attiva.<br />
Si aprirà il 24 febbraio a Lucca ospitato da Villaggio Solidale, il Salone Nazionale del Volontariato. Gli obiettivi dei laboratori sono molteplici: mappare le esperienze che stanno muovendosi per fronteggiare in modo attivo le nuove vulnerabilità, connetterle e costruire, a partire da queste connessioni, nuove ipotesi di lavoro. Ma anche promuovere l’avvio di percorsi e progetti in grado di fronteggiare queste nuove criticità attraverso lo sviluppo di percorsi partecipati in grado di arricchire e articolare le attuali forme della democrazia.</p>
<p>Il convegno nazionale si svilupperà in quattro sessioni che affronteranno altrettante aree tematiche. “Geografie sociali in trasformazione”, “Generare risorse sociali”, “Nuove forme partecipative crescono”, “Trasformazioni culturali e vulnerabilità”. Intorno a questi temi si confronteranno alcuni fra i maggiori esperti a livello nazionale e non solo come il sociologo Alain Ehrenberg dell&#8217;Université Paris Decartes, il filosofo e psicanalista Miguel Benasayag, il presidente del Censis Giuseppe De Rita, il professore Ilvo Diamanti dell&#8217;Università di Urbino ed è previsto un intervento dell&#8217;attore e conduttore televisivo Patrizio Roversi.</p>
<p>L&#8217;iscrizione è obbligatoria, per informazioni <a href="http://www.spaziocomune.eu">www.spaziocomune.eu</a>, info@volontariatoepartecipazione.eu.</p>
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		<title>Siamo qui, siamo qui!</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/11/05/siamo-qui-siamo-qui/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Luisa Venuta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 01:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[gru]]></category>
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		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
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					<description><![CDATA[di Maria Luisa Venuta Da domenica scorsa mi sveglio al mattino con il suono di una vuvuzela che dalla gru nel cantiere che si trova dietro casa dà un segnale alla città. Dice che i ragazzi che sono sulla gru sono ancora lì, che hanno trascorso la notte e che stanno per iniziare una lunga giornata. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/P1000451.jpg"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-37136 alignnone" title="La gru" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/P1000451-225x300.jpg" alt="" width="158" height="210" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/P1000451-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/P1000451-768x1024.jpg 768w" sizes="(max-width: 158px) 100vw, 158px" /></a></p>
<p>di <strong>Maria Luisa Venuta</strong></p>
<p>Da domenica scorsa mi sveglio al mattino con il suono di una <em>vuvuzela</em> che dalla gru nel cantiere che si trova dietro casa dà un segnale alla città. Dice che i ragazzi che sono sulla gru sono ancora lì, che hanno trascorso la notte e che stanno per iniziare una lunga giornata. Un’altra giornata lassù a 35 metri di altezza.<br />
La gente che passa al mattino andando verso gli uffici verso le scuole, le università passa sotto la gru e con il naso in su guarda se sono ancora lì. Loro escono dalla cabina del manovratore, appendono uno striscione enorme con scritto “sanatoria” e poi parlano con il gruppo che accanto al cantiere si da il cambio a presidiare, a non lasciarli soli né di giorno né di notte. La gru non è più una L capovolta nel cielo che sovrasta l’entrata a nord nel centro storico di Brescia, è diventata un enorme punto di domanda.</p>
<p><span id="more-37135"></span>Non puoi evitarlo. Lo sguardo sale e scende. La mente va e viene. Il punto interrogativo è lì enorme sopra le piazze, i palazzi, le donne, gli uomini e i bimbi che transitano, che vivono normalmente, secondo un copione che ci si è costruiti e che si segue costantemente, senza grosse sbavature. Le domande sorgono spontanee. Dal chiedersi semplicemente come facciano a vivere le quotidianità fisiche, come stiano tutto il giorno e la notte  in quella cabina sospesa nel vuoto. Ci si chiede come abbiano fatto a resistere durante i tre giorni di pioggia e vento che hanno fatto ruotare continuamente il braccio della gru, mentre il Nord Italia andava sott’acqua e loro non mollavano con una forza inaspettata. Ci si chiede che cosa accadrà, quanto durerà. Poi si guarda in alto. Da là sopra forse la visione del sistema cambia. Le logiche diventano diverse. Il gioco della sopravvivenza riappare nella sua crudezza.</p>
<p>La forza che arriva dalla cabina della gru non è quella di cinque o sei disperati, che presi dalla rabbia e dal desiderio di provocazione, salgono sulla gru e da qui non scendono. No.  Dopo cinque giorni, di cui tre passati nella tempesta di pioggia e vento, direi che non è quella la leva che spinge loro e che scuote chi sta con i piedi sull’asfalto e con il naso all’insù. La forza che arriva da là sopra è più profonda: parla di fiducia nel sistema, di dignità umana, di desiderio di lavorare con gli stessi diritti e doveri di chi è nato qui. Tutti elementi che in una democrazia sana sarebbero tutelati e che invece sono stati via via calpestati. Elementi che sabato scorso sono stati anche vilipesi in modo violento e maldestro quando, durante la manifestazione per i diritti dei migranti, il presidio permanente, che era stato montato da un mese in un’aiuola verde di fronte alla questura poco fuori dal centro, è stato divelto e sbriciolato con le ruspe su ordine del vicesindaco di Brescia. Un inganno sull’inganno. Questi uomini hanno pagato di tasca loro per accedere alle procedure della regolarizzazione, poi hanno versato i contributi INPS connessi ai contratti di lavoro indispensabili per ottenere i permessi di soggiorno. Chi ha sborsato già tremila euro, chi cinquemila in questi ultimi due anni di lunghe file in questura e di attese interminabili per arrivare ad avere i documenti in regola. Soldi che lo Stato si è intascato. Poi improvvisamente la circolare di quest’anno sull’impossibilità della cosiddetta sanatoria a regolarizzare chi era incappato in reato di clandestinità, perché sorpreso senza documenti negli anni scorsi. Da qui la totale incertezza del diritto, la confusione, la completa deresponsabilizzazione dei politici che hanno combinato il pasticcio, lasciando alla soggettiva decisione dei TAR locali la scelta sul comportamento da seguire. Restituire i soldi o concedere i permessi di soggiorno? A Brescia, come in altre città, è stato il caos e il vuoto decisionale.</p>
<p>Nel vuoto, il senso della truffa si è amplificata fino a stravolgere il senso del presente e del futuro individuali e delle comunità straniere. Questo penso con il naso all’insù guardando la gru e i suoi temporanei abitanti. Sembra un mondo sospeso in una bolla di vetro. I loro sguardi indagano che cosa sta avvenendo lì sotto. Ci si saluta, si parla e si riprendono trattative e pianificazioni di manifestazioni. Poi partono i megafoni in un dialogo tra basso e alto, tra il sopra e il sotto. La città è lì intorno. Un po’ silente, presa da se stessa, si svela anestetizzata da anni di televisione e di reality. Il mondo sospeso nella cabina sulla gru non rappresenta nulla di ambito, anzi è qualcosa che forse si vorrebbe nascondere o non vedere. I tamburi urbani inventati con le protezioni del cantiere diventano un tam tam che richiama l’attenzione dei passanti, il presidio si amplia di presenze, di canti e di slogan urlati, ritmati. “Basta truffa!” “Basta fregare!”“Basta truffa!” “Basta fregare!”</p>
<p>Le ore scorrono. I migranti offrono dolci, tè caldo, caffè zuccherato a tutti quelli che stanno lì anche se per qualche minuto. Parole, presenze che giorno dopo giorno ritrovano il senso del termine “solidarietà”. Elemento trascurato da chi governa la città perché non offre nulla se non se stesso, ma è il cardine della rete di connessione e di riconoscimenti che si sta tessendo lentamente  in questi giorni intorno alla gru. Qualcuno dice che una volta, nel giro di poche ore, si sarebbero riempite le piazze per protestare e scioperare di fronte allo smantellamento del presidio. Oggi non più. E sembra già un’operazione ben riuscita il mantenere vivo e forte il presidio giorno dopo giorno, notte dopo notte. Troppi anni di sfilacciamento delle relazioni sociali che non danno più spazio all’azione politica e collettiva diretta e l’incapacità di vedere. Chi rappresenta cosa?<br />
La piccola comunità sulla gru ci interroga su come sia stato possibile arrivare a questo punto. Ci chiede di interrogarci su chi in questo momento abbia meno da perdere. Loro in alto sospesi nel vuoto, ma talmente consapevoli tanto degli inganni di questo sistema, quanto della loro dignità umana da rischiare in prima persona per avere riconosciuti i propri diritti. O noi che stiamo lì sotto con il naso in su, ma persi tra le traiettorie quotidiane delle nostre esistenze, rassegnati alle angherie politiche, alla squallida gestione di lavori precari spesso sottopagati, rassegnati nell’accettare che si calpesti quello che rimane del sistema democratico italiano: la possibilità di esprimersi e manifestare le proprie opinioni in modo pacifico per difendere e tutelare i propri diritti come essere umani prima che come cittadini.</p>
<p>Per seguire via web che cosa sta avvenendo a Brescia:<a href="dirittipertutti.gnumerica.org/"> </a>http://dirittipertutti.gnumerica.org/</p>
<p><span style="color: #993366;"><strong>Per tutti l’invito è a partecipare alla manifestazione che si terrà a Brescia sabato 6 novembre<a href="http://dirittipertutti.gnumerica.org/files/2010/11/50415_159194094116656_1446073_n.jpg"> </a>con ritrovo alle ore 15 in piazza Loggia.</strong></span></p>
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