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	<title>patrizia valduga &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Patrizia Valduga: «Ma ho scritto tutto. Ho chiuso la partita.»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgiomaria Cornelio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Dec 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[patrizia valduga]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Patrizia Valduga</strong> <br />

È uscito per Einaudi Lacrimae rerum, l'ultimo, magnifico libro di poesia di Patrizia Valduga. Pubblico qui alcuni estratti dall'opera.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Patrizia Valduga</strong></p>
<p><img loading="lazy" class=" wp-image-117816 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/12/978880627241HIG-599x1024.jpg" alt="" width="422" height="828" /></p>
<p>È uscito per Einaudi <strong><em><span style="font-family: Verdana, BlinkMacSystemFont, -apple-system, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen, Ubuntu, Cantarell, 'Open Sans', 'Helvetica Neue', sans-serif;">Lacrimae rerum</span></em></strong><span style="font-family: Verdana, BlinkMacSystemFont, -apple-system, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen, Ubuntu, Cantarell, 'Open Sans', 'Helvetica Neue', sans-serif;">, l&#8217;ultimo, magnifico libro di poesia di <strong>Patrizia Valduga</strong>. Pubblico qui alcuni estratti dall&#8217;opera.</span></p>
<div class="nwVKo">
<div class="loJjTe" style="text-align: center;">***</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Qui ci snervano sempre con allarmi…</p>
<p class="p1">s’inventano un nemico e compran armi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Sempre con le tue angosce… sempre in lutto….</p>
<p class="p1">Che cosa vuoi ancora? Ho scritto tutto.</p>
<p class="p1">Va’ via di qui, va’ a farti una vacanza!</p>
<p class="p1">Eterna infermità della speranza!</p>
<p class="p1">E dove diavolo dovrei andare?</p>
<p class="p1">Su, dunque, dài, insisti a smorteggiare,</p>
<p class="p1">con le tue angosce, con il tuo Giovanni….</p>
<p class="p1">E anche con me… così avanti negli anni</p>
<p class="p1">e così tanto indietro con la vita…</p>
<p class="p1">Ma ho scritto tutto. Ho chiuso la partita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Sunt lacrimae rerum… Piangi, Patrizia,</p>
<p class="p1">piangila l’ingiustizia, ogni ingiustizia!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Senza passato non c’è più futuro:</p>
<p class="p1">tutto sputo del tempo, spurgo impuro</p>
<p class="p1">di tempo che va, che viene e si annulla</p>
<p class="p1">dentro l’immensa vanità del nulla…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p class="p1">Su, fa’ fagotto, affretta la tua fuga!</p>
<p class="p1">Va’ a Venezia, va’ a morire, Valduga!</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Per non confondere realtà e pregiudizio: una riflessione sulle ripercussioni del populismo culturale</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/09/08/per-non-confondere-realta-e-pregiudizio-una-riflessione-sulle-ripercussioni-del-populismo-culturale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2020 14:25:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[canzone]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Bianchi]]></category>
		<category><![CDATA[patrizia valduga]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[populismo]]></category>
		<category><![CDATA[renata morresi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Matteo Bianchi A te che soltanto puoi capire: È come quando gridi “scusa” E lo ripeti Da fondo campo Per i colpi duri fuori di battuta. F. Buffoni &#160; Un paio di settimane fa, in largo su “Il Fatto Quotidiano”, Patrizia Valduga attaccava senza riserve il mancato riconoscimento degli intellettuali odierni e di conseguenza [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Matteo Bianchi</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>A te che soltanto puoi capire:</em><br />
<em>È come quando gridi “scusa”</em><br />
<em>E lo ripeti</em><br />
<em>Da fondo campo</em><br />
<em>Per i colpi duri fuori di battuta.</em></p>
<p>F. Buffoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un paio di settimane fa, in largo su “Il Fatto Quotidiano”, Patrizia Valduga attaccava senza riserve il mancato riconoscimento degli intellettuali odierni e di conseguenza il decadimento del loro ruolo, quasi che il populismo culturale corrisponda all’inconsistenza di quello politico, quello delle boutade dei Salvini, Renzi e Di Maio di turno, che paiono più dei PR avveduti che degli amministratori pubblici. Dunque abbasso i parolai sgargianti e lunga vita ai dotti? Può darsi, ma è d’obbligo essere precisi nella dissertazione. Scorrendo <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/08/08/la-cultura-se-fatta-populismo/5893691/" target="_blank" rel="noopener">l’articolo in questione</a> il lettore potrebbe pensare “meglio tardi che mai” da parte di una poetessa avvezza a un situazione editoriale controversa, spesso soggetta a rapporti di forza e favoritismi coatti. Ma poi riaffiora l’annosa polemica circa la stanca dicotomia tra cultura “alta” e cultura “bassa”, o tra i dignitari del canone e il detestabile pop. Polemiche estive che aiutano i giornali ad andare in stampa e gli studenti distesi a tenere gli occhi aperti? Ci si domanda quanto valga insistere su una diatriba ormai calcificata, che non tiene conto di tante felici ibridazioni e degli studi consolidati da anni.<span id="more-86243"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Avvalendosi di affermazioni altrui Valduga comincia la sequela di funesti “traghettatori” verso il mediocre con Umberto Eco: «Posso leggere la Bibbia, Omero o <em>Dylan Dog</em> per giorni e giorni senza annoiarmi». Non basta citare una provocazione di Eco – e nemmeno il lampo uscito dalla bocca di Volponi nel 1986: «Sono vent’anni che Eco bombarda la letteratura italiana» – a liquidare la svolta epocale rispetto alla consapevolezza culturale. Se Eco ha avuto una determinata funzione in qualità di studioso e di accademico, nei panni dello scrittore magari non avrà dimostrato una reale necessità ispiratrice o alla peggio sarà stato confinato al cosiddetto “romanzo di montaggio”, come sostenne con leggerezza Yourcenar, ma di sicuro <em>Il nome della rosa</em> (1980) e <em>Il pendolo di Foucault </em>(1988) sono ricette magistrali per imbastire una trama complessa e significativa. Al di là delle preferenze individuali, Eco aveva capito qualcosa di cruciale: che i confini tra generi sono in continua mutazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non a caso, l’invettiva della Valduga si avvia proprio dalla Milano che l’ha accolta e adottata, nello specifico dai funerali di stato riservati ad Alda Merini e alla casa museo che porta il suo nome. Ai “versi non versi” della poetessa più popolare del secondo Novecento, che in libreria continua a vendere annualmente più di Montale, fanno coro «i Camilleri, i Morricone, i Gaber, i Bongiorno – commenta Valduga – si va in estasi per le caricature sordide di Sordi, per quelle patetiche di Verdone, per quelle imbarazzanti di Franca Valeri… Si pensi pure che siano grandi, magari lo sono anche, nel loro genere, ma ricordiamoci che il loro genere è piccolo». Ecco il nodo: di che cosa si discute? In primis, meglio non mescolare i generi, meglio non sovrapporli. Ma è sensato questo diktat? È presente alla realtà?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Torna alla mente <em>L’odore</em> di Gaber, che cantando in prima persona si rendeva conto quanto fossero lui e il suo status sociale a puzzare, non il resto del mondo: «Odore mio, odore mio&#8230; / Vuoi vedere che sono io!». Le righe torrenziali di Valduga fanno riflettere sull’attualità, sulla mancanza di punti di riferimento, sull’opportunità di prendere parola utilizzando la risonanza che si è guadagnata con il tempo nell’immaginario comune. Dall’autrice di <em>Medicamenta</em> (1989) e <em>Requiem</em> (2002) si vorrebbe assai di più di una semplice opinione. Valduga se la prende con una schiera di defunti che non possono difendersi e associa il successo alla gloria, quando quest’ultima ha sempre fatto i conti con l’eternità, mentre al successo, alla fama, spetta la moda, sorella della morte. Il rischio che corre è di precipitare a sua volta nel populismo e in un argomentare per luoghi comuni e frasi fatte, proprio quello che lei vorrebbe denunciare. D’altronde, le parole diventano responsabili nel momento in cui chi le sceglie è consapevole della loro funzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Oggi non c’è antologia poetica curata da poeti e da cattedratici, che non contenga Mogol e De André accanto a Dante e Petrarca», rivendica. E subito ritorna alla mente <em>Trent’anni di Novecento. Libri italiani di poesia e dintorni (1971-2000)</em>, edito da Book nel 2005, un volume emblematico di Alberto Bertoni che dimostra la complementarietà tra i due generi, accordi e discordanze tra ciò che si alza con la voce e ciò che necessita di note, comprendendo gli lp di Conte, De André, De Gregori, Fossati, Gaber, Guccini, Vecchioni e altri. Tuttavia Bertoni non è il solo a valutare le due realtà al pari di vasi comunicanti, così hanno fatto Gabriella Fenocchio, Marco Sonzogni, Stefano Carrai e Rolando Damiani. Inoltre autori poliedrici come Lello Voce testimoniano un bisogno connaturato di alternare fasi puramente fonetiche ad altre più melodiche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Forse dalla sfuriata di Patrizia Valduga ha preso spunto Vittorio Sgarbi, che lo scorso 19 agosto ha firmato un lungo articolo su “Panorama” dal titolo <em>Quando una canzone parla più di una poesia</em>, in occasione della mostra al Castello di Santa Severa, curata da Giuseppe Garrera e Igor Patruno. Se i due curatori credono fermamente nelle risorse dei poeti e nel loro lascito valoriale, il critico d’arte enuncia che «la canzone sostituirà la poesia, sostanzialmente inaridita, costante espressione di un linguaggio consunto e indecifrabile». Il criterio è simile a quello della poetessa veneta, ossia fa gareggiare due generi frutto di esigenze sociali e periodi diversi. Il metro utilizzato sembrerebbe non tanto il disconoscimento della funzione della poesia e della sua potenza annunciatrice, quanto il gusto nel ripeterla e la fascinazione nel paragonarla al contesto di appartenenza. Al netto del timore per gli intellettualismi e le asprezze delle neo-avanguardie (ma esistono anche la musica atonale, la musica concreta, il <em>free jazz</em>, ecc.), perché mai testi quali <em>Congedo del viaggiatore cerimonioso</em> di Caproni, <em>Paura prima</em> e <em>Paura seconda</em> di Sereni o <em>La rosa bianca</em> di Bertolucci non sarebbero degni di essere memorizzati parimenti a quelli dei precursori Saba, Ungaretti, Quasimodo e Montale? Sicuramente né gli uni né gli altri componevano per cercare popolarità, ma per agire la propria <em>poiesis</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra i <em>vizi assurdi</em> – per fare il verso a Pavese – dei populisti nostrani, oltre equiparare persone a personaggi e nascondersi dietro l’aggressività delle apparenze, persiste il considerarsi a ogni costo individui a sé stanti e non cellule di un organismo sociale figlio di un’epoca, del quale spesso lembi e variabili si scorgono a fatica. A questo proposito un monito di Cucchi centra il punto: «L’importante è non assecondare la confusione, e soprattutto non dirigere il pubblico verso le facilitazioni di linguaggi di elaborazione elementare, o di natura essenzialmente spettacolare».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Canzone, cercala se puoi…» intonava Dalla nel 1996 con l’inchiostro di Samuele Bersani e omaggiando proprio Caproni, poiché la canzone nasceva per raggiungere più orecchie possibili tramite la radio, musicata per essere compresa dal bacino più ampio possibile e raccogliere applausi. La poesia del Novecento no, mai. L’evoluzione della poesia nei secoli, che dalla lettura partecipata a gran voce è passata al silenzio delle biblioteche, implica inevitabilmente un’uscita dai propri panni per poi tornare in sé con più consapevolezza, grazie a quella acquisita dall’altro/a, dal suo rovello interiore e dal suo patimento. In sostanza, qualunque verso che si possa definire tale sottintende una sana salita dantesca e Sgarbi dovrebbe sapere che interagire con un’opera deve costare un minimo di fatica. Il resto è (brutta) televisione.</p>
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		<title>Multiversi. Parole Suoni Gesti ° (18-20 settembre, Pisa)</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/09/12/multiversi-parole-suoni-gesti-18-20-settembre-pisa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2015 12:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Fo]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[daniele poletti]]></category>
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					<description><![CDATA[Una rassegna sulle scritture ad alta voce, a cura di Fabrizio Bondi e Paolo Gervasi  Pisa, Cinema Teatro Lux, 18-20 settembre 2015. Periodicamente si rinnovano le lamentazioni sulla morte dell’arte, della letteratura, del teatro, della poesia. Ma da questi proclami pieni di rancore e stanchezza emerge soprattutto che l’idea della fine rappresenta un alibi. Un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una rassegna sulle <em>scritture ad alta voce</em>, a cura di <strong>Fabrizio Bondi</strong> e <strong>Paolo Gervasi</strong></p>
<p style="text-align: center;"> Pisa, <span style="text-decoration: underline;">Cinema Teatro Lux</span>, 18-20 settembre 2015.</p>
<p>Periodicamente si rinnovano le lamentazioni sulla morte dell’arte, della letteratura, del teatro, della poesia. Ma da questi proclami pieni di rancore e stanchezza emerge soprattutto che l’idea della fine rappresenta un alibi. Un modo per sottrarsi all’ascolto del presente e della sua complessità.</p>
<p>Di fronte alla ripetitività di una fine che non smette mai di finire, siamo convinti che l’unico modo per tenere in vita la poesia sia farla accadere. Continuando a scriverla, a leggerla, e a pronunciarla ad alta voce. Continuando a convocare la comunità di chi vuole ancora ascoltarla, e utilizzare il proprio corpo come una cassa di risonanza.</p>
<p>Per questo insieme al <strong>Teatro Lux </strong>e all’associazione <strong>The Thing</strong> abbiamo immaginato la rassegna <strong>Multiversi. Parole Suoni Gesti</strong>. Tre giorni di poesia, musica, teatro, e corpi in risonanza. Per continuare ad ascoltare il presente e le sue possibilità. Per sopravvivere alla fine del mondo, con le orecchie bene aperte.<span id="more-56427"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><u>Programma </u></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Venerdì 18 settembre</strong></p>
<p>18.00 <strong>Selena Simonatti</strong>, chitarra e voce; <strong>Stefano Perfetti</strong>, chitarra, <em>Segreta voce dell’amore oscuro. Versi in musica dai sonetti di Federico Garcia Lorca</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>19.30 <strong>Andrea Inglese</strong> e <strong>Stefano Delle Monache</strong>, <em>Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato</em>, installazione sonora / reading</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>21.00 <strong>I Sacchi di Sabbia</strong>, <em>Grosso guaio in Danimarca</em>, spettacolo teatrale</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p style="text-align: center;"> <strong>Sabato 19 settembre</strong></p>
<p>18.00 [dia•foria rivista: diverse forme sperimentazione + <strong>Fabio Teti</strong>, <em>spazio di destot</em>, reading. Con interventi di <strong>Daniele Poletti</strong> e <strong>Simona Menicocci</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>19.30 <strong>Patrizia Valduga</strong>, <em>Dizione poetica</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>21.00 <strong>Gabriele Frasca</strong>, <em>Quarantena</em>, reading di testi editi e inediti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Domenica 20 settembre</strong></p>
<p>18.00 <strong>Matteo Pelliti</strong>, <em>Dal corpo abitato. Case, corpi, traslochi</em>, reading e anteprima dell’audiolibro <em>Dal corpo abitato</em>, in uscita per luca sossella editore</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>19.30 <strong>Alessandro Fo</strong>, <em>Portavoce di Virgilio: una nuova Eneide in esametri italiani</em>, letture e note di traduzione</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>21.00 <em>Sfoghi d’artificio</em> – un reading di e con <strong>Luigi Socci</strong> (materiali verbali, occhialini 3D, clava di gomma e petofono)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>poso la testa sopra i tuoi ginocchi</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/02/04/poso-la-testa-sopra-i-tuoi-ginocchi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 16:06:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[admeto e alcesti]]></category>
		<category><![CDATA[Al faro]]></category>
		<category><![CDATA[chiara valerio]]></category>
		<category><![CDATA[Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Raboni]]></category>
		<category><![CDATA[libro delle laudi]]></category>
		<category><![CDATA[patrizia valduga]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[transustanziazione]]></category>
		<category><![CDATA[Virginia Woolf]]></category>
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					<description><![CDATA[di Chiara Valerio Ventitrè anni, e una vita intera,/che ti perdo, Giovanni, e che ti trovo/Tutti questi anni, ci ho messo, Giovanni,/per non mancarti ogni volta di nuovo. La poesia somiglia spesso, e forse anche per una mera abitudine grafica, a una preghiera, a qualcosa che può essere recitato per ottenere qualcos’altro. La poesia, come [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/02/04/poso-la-testa-sopra-i-tuoi-ginocchi/bkgmenu/" rel="attachment wp-att-41597"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-41597" style="margin: 8px;" title="bkgMenu" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/bkgMenu-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/bkgMenu-300x209.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/bkgMenu-100x70.jpg 100w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/bkgMenu.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p><em>Ventitrè anni, e una vita intera,/che ti perdo, Giovanni, e che ti trovo/Tutti questi anni, ci ho messo, Giovanni,/per non mancarti ogni volta di nuovo.</em> La poesia somiglia spesso, e forse anche per una mera abitudine grafica, a una preghiera, a qualcosa che può essere recitato per ottenere qualcos’altro. La poesia, come la preghiera, tiene strette nei versi – anche se sciolti – le richieste, le invocazioni, le bestemmie e le lamentazioni, i desiderata. Quello che voglio, quello che chiedo, quello che odio, quello che amo. La preghiera, come la poesia, richiede esattezza. <em>Signore, compilo intero il miracolo/ oh non lasciare le cose a metà.</em> Così, aprendo <strong><em>Libro delle Laudi</em></strong> (Einaudi, 2012) di <strong>Patrizia Valduga</strong>, non ci si meraviglia affatto che le laudi del titolo siano tutto questo, solo che, in mezzo al generale astratto dei comportamenti di ognuno, Valduga inserisce – ritornello, mantra e punteggiatura – il nome Giovanni.<br />
<span id="more-41596"></span><br />
Il suo Giovanni, il mio, il tuo, un Giovanni qualsiasi di qualcuno altrettanto. Perché nella specificità, pure biografica, della ricorrenza di questo nome proprio, Valduga riscrive la sua personale versione del mito di Admeto e Alcesti. Di un amore che non può essere moneta di scambio – in vita, ma nemmeno in morte – e che dunque cresce e persevera nell’inadeguatezza sua e degli amanti. Inadeguatezza che è tutto, che fa sì che quando l’amato c’è si possa pure stare da soli, ma quando l’amato non c’è, allora niente è possibile e nulla esiste. I nomi propri, d’altronde, sono in sé stessi, preghiera, e poesia. Esatti. <em>Per lui, di tutti gli uomini il migliore,/prendi tutta la mia vita, signore./</em></p>
<p><em>Libro delle laudi </em>è un trittico, il primo pannello è datato “Luglio-Agosto 2004”, l’ultimo “Natale 2010”. In sei anni, i versi di Valduga, hanno cambiato soggetto d’invocazione, dal <em>Signore </em>delle prime liriche al <em>Giovanni</em> dell’ultimo pannello, non più una entità trascendente, un nome comune, un titolo, ma definitivamente un nome proprio, al quale Valduga confessa di non saper più con chi parlare. E se nel primo pannello l’invocazione era alla carità e alla dolcezza e alla comprensione e alla sospensione del dolore, nell’ultimo l’invocazione è all’assenza che ha portato via qualsiasi possibilità di carità, di dolcezza, di comprensione e di sospensione del dolore.</p>
<p>Quello di Valduga è un processo inverso alla transustanziazione, non il pane e il vino che si fanno corpo di Cristo, ma il corpo di Cristo che diventa pane e vino. E Giovanni. Tra i due pannelli, come in <em>Al Faro</em> di Woolf, c’è il tempo che è passato e che ha reso il corpo solo il ricordo di un altro giorno <em>e amare e non potermi abbandonare,/fare l’amore e non poter godere…</em> Come in <em>Al Faro</em>, l’equatore della possessione è all’altezza delle ginocchia (…) <em>perché non era la conoscenza che Lily Briscoe desiderava, ma l’unità pensò poggiando la testa sulle ginocchia della signora Ramsay</em> e <em>Poso la testa sopra i tuoi ginocchi…/Sto bene… Ce la faccio, anima cara…/</em></p>
<p>Tant’è che come è scritto nella nota, i versi di Patrizia Valduga e di Giovanni Raboni, più che intrecciati, sono <em>accavallati</em>. <em>E la notte si fa e si disfà,/e siamo fatti entrambi senza età:/ha funzionato meglio dell’analisi/il marchingegno della tua pietà.</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/02/04/poso-la-testa-sopra-i-tuoi-ginocchi/978880621016gra/" rel="attachment wp-att-41598"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-41598" title="978880621016GRA" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/978880621016GRA-173x300.jpg" alt="" width="173" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/978880621016GRA-173x300.jpg 173w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/978880621016GRA.jpg 250w" sizes="(max-width: 173px) 100vw, 173px" /></a><br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>P. Valduga, <em>Libro delle laudi</em>, Einaudi (2012), pp. 64, 8,50 euro.</strong></p>
<p><span style="color: #800000;">[il dipinto in apice è di <a href="http://www.dinovalls.com/"><span style="color: #800000;">Dino Valls</span></a>]</span></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Per Memoriré, di Marco Ceriani</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/16/per-memorire-di-marco-ceriani/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 05:42:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[domenico pinto]]></category>
		<category><![CDATA[Lavieri]]></category>
		<category><![CDATA[Memoriré]]></category>
		<category><![CDATA[paolo giovannetti]]></category>
		<category><![CDATA[patrizia valduga]]></category>
		<category><![CDATA[Rodolfo Zucco]]></category>
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					<description><![CDATA[Venerdì 17 settembre ore 21:00 Aula Polifunzionale via per Origgio angolo via S. Martino Uboldo (VA) Si presenta il volume di poesia di Marco Ceriani Memoriré Lavieri 2010 Interverranno con l&#8217;autore: Paolo Giovannetti, Domenico Pinto, Patrizia Valduga, Rodolfo Zucco]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Venerdì 17 settembre</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>ore 21:00</strong></p>
<p style="text-align: center;">Aula Polifunzionale via per Origgio</p>
<p style="text-align: center;">angolo via S. Martino</p>
<p style="text-align: center;">Uboldo (VA)</p>
<p style="text-align: center;">Si presenta il volume di poesia di <strong>Marco Ceriani</strong></p>
<h2 style="text-align: center;"><em>Memoriré</em></h2>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">Lavieri 2010</p>
<p style="text-align: center;">Interverranno con l&#8217;autore:</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Paolo Giovannetti, Domenico Pinto, Patrizia Valduga, Rodolfo Zucco</strong></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Genesi e Metamorfosi. Cremonainpoesia 2008</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/06/03/genesi-e-metamorfosi-cremonainpoesia-2008/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jun 2008 05:18:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[alfonso berardinelli]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Raos]]></category>
		<category><![CDATA[baustelle]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[gabriele frasca]]></category>
		<category><![CDATA[giorgio zanchetti]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Catelli]]></category>
		<category><![CDATA[iolanda insana]]></category>
		<category><![CDATA[patrizia valduga]]></category>
		<category><![CDATA[riccardo held]]></category>
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					<description><![CDATA[II edizione Cremona: prologo 24 maggio, 5-8 giugno Per contatti e informazioni: www.cremonainpoesia.it Tel. 348-3515505 Era di maggio, io no, non mi dimentico, cantavamo una canzone a due voci&#8230; Più tempo passa e più me ne ricordo, fresca era l&#8217;aria e la canzone dolce&#8230; E diceva: &#8220;Cuore, cuore! cuore mio, vai lontano, tu mi lasci, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>II edizione</strong><br />
<strong>Cremona: prologo 24 maggio, 5-8 giugno</strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-size: 10pt;">Per contatti e informazioni:<br />
www.cremonainpoesia.it</span></strong></p>
<p><strong>Tel. 348-3515505</strong></p>
<p>Era di maggio, io no, non mi dimentico,<br />
cantavamo una canzone a due voci&#8230;<br />
Più tempo passa e più me ne ricordo,<br />
fresca era l&#8217;aria e la canzone dolce&#8230;<br />
E diceva: &#8220;Cuore, cuore!<br />
cuore mio, vai lontano,<br />
tu mi lasci, io conto le ore&#8230;<br />
chissà quando tornerai!&#8221;</p>
<p>È con la prospettiva del piacevole ritorno che l&#8217;Associazione Era di Maggio, ripercorrendo i versi della tradizione poetica e  musicale italiana e internazionale, è lieta di presentare la seconda edizione di CremonainPoesia, che avrà luogo dal 5 all&#8217;8 giugno 2008 nell&#8217;antico ed elegante centro storico della città, toccando piazze e cortili.<span id="more-6028"></span></p>
<p>La nuova edizione del Festival, dal titolo &#8220;Genesi e Metamorfosi&#8221;, fonde il programma di CremonainPoesia e Dialoghi Sonori con la volontà di creare un solido substrato culturale ed artistico per consolidare risorse già esistenti sul territorio.</p>
<p>Il Festival inizierà ufficialmente il 5 giugno 2008 grazie al programma delle iniziative proposte dall&#8217;Associazione Era di Maggio con il patrocinio di Provincia e Comune di Cremona  ed il coinvolgimento del Centro Ricerca Arte Contemporanea del Liceo Artistico Bruno Munari.</p>
<p>In apertura la mostra &#8220;Non ho parole&#8221; in permanenza dal 24 maggio all&#8217;8 giugno, Riedizione della mostra tenuta alla galleria Cenobio-Visualità di Milano nel maggio 1971, di <strong>Gianni Colombo</strong>, <strong>Davide Boriani</strong>, <strong>Gabriele De Vecchi</strong>, <strong>François Morellet</strong>, <strong>Julio le Parc</strong>, <strong>Joel Stein</strong>. Peinture en plein air Incontro italo-francese di pittura estemporanea.</p>
<p>Dal 29 maggio al 15 giugno, la mostra di Antonio Dalla Valle &#8220;Il cielo lontano&#8221;, presso la  Galleria Daniela Rallo Piazza S. Abbondio 1.</p>
<p>Accanto a graditi ritorni, come <strong>Patrizia Valduga</strong> (sabato 7 giugno h 17.00) e <strong>Gabriele Frasca</strong> (giovedì 5 giugno h 17.30), impegnati in una ri-lettura di autori dell&#8217;epoca barocca, segnaliamo <strong>Iolanda Insana</strong> (domenica 8 giugno h 17.00), grande poetessa messinese, e <strong>Alfonso Berardinelli </strong>(venerdì 6 giugno h 19.00), uno tra i più importanti critici letterari italiani, inoltre <strong>Franco Buffoni</strong>, <strong>Riccardo Held</strong>, <strong>Andrea Raos,</strong> <strong>Giovanni Catelli</strong> e <strong>Giorgio Zanchetti</strong>.<br />
I<br />
noltre l&#8217;incontro scontro tra giovani e autori per una nuova antologia dell&#8217;Avanguardia a cura di <strong>Fabio D&#8217;Ambrosio</strong>, con gli interventi di <strong>Gaetano delli Santi,</strong> <strong>Carmine Lubrano</strong>,<strong> Francesco Muzzioli</strong>,<strong> Sandro Sproccati</strong> e con la partecipazione speciale di <strong>Giulio Casale</strong> e <strong>Marisa Napoli</strong>.</p>
<p>Sul fronte degli spettacoli,  il cartellone organizzato in collaborazione con il Centro musica &#8220;Il Cascinetto&#8221; propone a tutta la cittadinanza  i concerti di <strong>Marta sui Tubi</strong>, <strong>Syria</strong>, <strong>Baustelle</strong>, <strong>Offlaga disco Pax</strong>, <strong>Chant Song Orchestra</strong>, con l&#8217;eccezionale partecipazione di <strong>Emidio Clementi</strong> (Massimo Volume), <strong>Mauro Emanno Gionvanardi</strong> (La  Crus), <strong>Lorenzo Corti</strong>, <strong>Silvia Donati</strong>.</p>
<p>L&#8217;appuntamento di spicco è Misia (domenica 8 giugno h 21.00), straordinaria voce portoghese, attualmente impegnata in un tour che tocca le principali città europee.</p>
<p>Dall&#8217;altro capo dell&#8217;Unione Europea, dalla Romania, arriva <strong>Maria Raducanu</strong> (7 giugno h 21.00), cantante raffinata e di grande impatto. Est e ovest a confronto.</p>
<p>Oltre alla musica, segnaliamo l&#8217;intervento serio ma sempre dissacrante di <strong>Gene Gnocchi </strong>(6 giugno h 21.00), dal titolo emblematico Ragionamenti sulla poesia ma anche no..</p>
<p>In conclusione si ricordano gli appuntamenti mattutini per delineare il processo di trasformazione e metamorfosia della parola dalla sua genesi ad oggi, gli incontri si snoderanno in quattro momenti principali: le metamorfosi nel mondo antico,  le metamorfosi nel medioevo e nel rinascimento, le metamorfosi nel Novecento.</p>
<p>Saranno, inoltre, le performance di reading, teatro e musica a far da cornice conclusiva della Seconda edizione di CremonainPoesia 2008.</p>
<p>Tutti gli eventi sono gratuiti. Buon Festival a tutti</p>
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