<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>peter gizzi &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/peter-gizzi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sun, 09 Sep 2018 23:23:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>&#8220;Il modo in cui noi morti ci scriviamo&#8221;. Su Jack Spicer</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2018/08/22/il-modo-in-cui-noi-morti-ci-scriviamo-su-jack-spicer/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2018/08/22/il-modo-in-cui-noi-morti-ci-scriviamo-su-jack-spicer/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Aug 2018 04:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[adriano spatola]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Franzoni]]></category>
		<category><![CDATA[Éric Suchère]]></category>
		<category><![CDATA[bob perelman]]></category>
		<category><![CDATA[Buster Keaton]]></category>
		<category><![CDATA[charles baudelaire]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Orecchini]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Garcia Lorca]]></category>
		<category><![CDATA[franco beltrametti]]></category>
		<category><![CDATA[gerard de nerval]]></category>
		<category><![CDATA[Gian Maria Annovi]]></category>
		<category><![CDATA[jack spicer]]></category>
		<category><![CDATA[lisa sammarco]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Ballerini]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Giovenale]]></category>
		<category><![CDATA[matsuo basho]]></category>
		<category><![CDATA[nanni cagnone]]></category>
		<category><![CDATA[Nathalie Quintane]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Vangelisti]]></category>
		<category><![CDATA[peter gizzi]]></category>
		<category><![CDATA[Philip K. Dick]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Samuel Beckett]]></category>
		<category><![CDATA[Stéphane Bouquet]]></category>
		<category><![CDATA[Tim Buckley]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=75319</guid>

					<description><![CDATA[di Andrea Raos Non doveva essere male fare il poeta a San Francisco tra la fine degli anni 50 e i primi 60. A farmelo pensare è Jack Spicer (1925-1965) perché è uscita la prima traduzione italiana integrale del suo primo libro, del 1957: After Lorca. Con un&#8217;introduzione di Federico García Lorca, a cura di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.produzionidalbasso.com/project/after-lorca-di-jack-spicer-prima-traduzione-italiana/" target="_blank" rel="https://www.produzionidalbasso.com/project/after-lorca-di-jack-spicer-prima-traduzione-italiana/ noopener"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-75426 size-full" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/spicer.jpg" alt="" width="208" height="338" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/spicer.jpg 208w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/spicer-185x300.jpg 185w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/spicer-200x325.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/spicer-160x260.jpg 160w" sizes="(max-width: 208px) 100vw, 208px" /></a>di <strong>Andrea Raos</strong></p>
<p>Non doveva essere male fare il poeta a San Francisco tra la fine degli anni 50 e i primi 60.</p>
<p>A farmelo pensare è Jack Spicer (1925-1965) perché è uscita la <a href="https://www.produzionidalbasso.com/project/after-lorca-di-jack-spicer-prima-traduzione-italiana/" target="_blank" rel="noopener">prima traduzione italiana integrale</a> del suo primo libro, del 1957: <em>After Lorca. Con un&#8217;introduzione di Federico García Lorca</em>, a cura di Andrea Franzoni e Fabio Orecchini, traduzione e note di Andrea Franzoni, postfazione di Peter Gizzi, edizioni Gwynplaine e NieWiem.<span id="more-75319"></span></p>
<p><em>After Lorca</em> è un libro famoso per la sua natura di dialogo con un poeta morto da più di vent&#8217;anni e per diversi altri elementi che lo staccano dalle scritture più tradizionali: usando come cellula generativa la presa in giro di quella strana forma standard della poesia di oggi che è la Timida-Raccolta-del-Poeta-Esordiente corredata di Bonaria-Prefazione-del-Poeta-Affermato (in questo caso, un García Lorca palesemente seccato che gli si venga a rompere i coglioni anche nella bara), vi si alternano traduzioni vere e false (poesie di Spicer travestite), prose teoriche (lettere al poeta spagnolo, stillanti amore), trascrizioni di sedute spiritiche (l&#8217;introduzione) e infine (mi pare che questo elemento non venga ricordato spesso, non so perché) delle divertenti scenette teatrali fra l&#8217;assurdo e il surrealista che hanno per protagonista un Buster Keaton in grossa difficoltà con persone, oggetti, apparizioni divine, elementi naturali e chi più ne ha più ne metta, in un mondo decisamente complicato. Di queste pagine mi sono chiesto se Beckett le conoscesse; <em>Film</em> è del &#8217;65, non mi sembra inverosimile.</p>
<p>Le biografie di Spicer ricordano che era stato amico di Philip K. Dick, frequentatore del suo gruppo di poeti; e sarebbe in origine di Spicer l&#8217;idea, che poi diventa centrale anche in Dick, della parola che non è &#8220;nostra&#8221; ma giunge invece come comunicazione da un altrove, come una trasmissione radio o un dialogo tra vivi e morti e fra tempi e spazi. È questo uno dei temi di fondo di <em>After Lorca</em>.</p>
<p>Dunque ho pensato che doveva essere bello fare il poeta a San Francisco se allora la poesia era ciò che dovrebbe essere: una punta di lancia che taglia in mille pezzi i veli del cosiddetto reale e dissemina il mondo di mille modi possibili per fare le cose, al servizio delle altre arti e di tutti gli esseri umani. Che bello doveva essere, allora, che ci fossero lettori in grado di interessarsi a questo, di capire che è importante.</p>
<p>Forse era ingenuo Spicer a pensare che ci fosse qualcuno che lo stava a sentire; ma io voglio esserlo ancora di più perché leggendolo molti nomi mi sono apparsi a lui legati, tutti come lui intenti a scrivere (a trasmettere) l&#8217;unica poesia universale, la miriade. Dunque adesso li elenco perché la rete di associazioni che leggere <em>After Lorca</em> ha generato mi ha fatto sentire un po&#8217; meno solo, e questo adesso è molto.</p>
<p>1. Senza saperlo vi ero stato preparato da studente leggendo lo <em>haiku</em> famoso di Matsuo Bashō, quello del ranocchio che balza nello stagno, e oggi incontro questa poesia che si intitola appunto &#8220;Rana&#8221; e dove l&#8217;acqua viene capovolta in fuoco:</p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Ricorda<br />
Che neri erano quei pini che bruciò il fuoco.<br />
Tutta quella foresta nera. E il rumore<br />
(Splash)<br />
Di un singolo aculeo verde.</p>
<p>2. &#8220;Nazione Indiana&#8221; ha pubblicato <a href="https://www.nazioneindiana.com/2018/07/04/intatti-fantasmi-chiedono-il-realismo-jack-spicer/" target="_blank" rel="noopener">un&#8217;intervista a Nathalie Quintane</a>, che nel 2006 aveva introdotto le <a href="https://remue.net/spip.php?article1604" target="_blank" rel="noopener">poesie complete tradotte</a> da Éric Suchère. Proprio grazie a Éric avevo letto Spicer per la prima volta, senza capirci granché; e in questa intervista molto giustamente, molto acutamente Nathalie collega Spicer alla prima, la più anticipatrice, delle antenne radio del 900: il mio amatissimo Gérard de Nerval. Sì, proprio così: Baudelaire è un faro ma Nerval è una trasmittente. Meglio Nerval, no?</p>
<p>3. Poco tempo fa è uscita una bella <a href="https://www.lormaeditore.it/libro/9788899793296" target="_blank" rel="noopener">antologia di Franco Beltrametti</a> e in una poesia mi ha incuriosito trovare citato Spicer:</p>
<p>(e) un aldilà di questo (fichidindia<br />
mandorli grandine muri siepi<br />
(Jack Spicer Lew Welch e gli altri<br />
(non c&#8217;è &#8211; spazio denso di cose: fatti</p>
<p>La poesia è datata 5 aprile 1970. Non conosco bene la biografia di Beltrametti, ma so che era stato in California e per quanto improbabile ho proprio voglia di pensare che potrebbe essere stato l&#8217;unico poeta italiano (o di lingua italiana, non mi interessano i passaporti) ad avere conosciuto Spicer di persona. Quasi certo, invece, che sia stato il primo a parlarne.</p>
<p>4. Il pensiero di Spicer è un pensiero intriso di traduzione, in senso radicale. È un bene che questa sua forma di radicalità stia poco a poco arrivando in Italia; grazie dunque a <a href="https://www.facebook.com/photo.php?fbid=152004982374467&amp;set=a.108623776712588&amp;type=3&amp;theater" target="_blank" rel="noopener">Adriano Spatola</a> [<em>edit 03.09.2018</em>: in <em>Cervo volante</em>, 6, giugno 1981. Complimenti ad Andrea Franzoni per il ritrovamento], Luigi Ballerini e Paul Vangelisti (curatori di <a href="https://www.oscarmondadori.it/libri/nuova-poesia-americana-san-francisco-aa-vv/" target="_blank" rel="noopener"><em>Nuova poesia americana. San Francisco</em></a>, 2006 &#8211; scusate, non ho il volume a portata di mano e non ricordo chi vi sia il traduttore di Spicer), <a href="https://rebstein.wordpress.com/2009/09/13/quaderni-di-traduzioni-ii/" target="_blank" rel="noopener">Lisa Sammarco</a> (2009, traduzione parziale di <em>After Lorca</em>), <a href="https://www.academia.edu/21250122/I_capi_della_citt%C3%A0_su_fino_all_etere_by_Jack_Spicer._Alfabeta2_July_7" target="_blank" rel="noopener">Nanni Cagnone</a> (<em>I capi della città su fino all&#8217;etere</em>, 2012), <a href="https://slowforward.net/2014/11/02/billy-the-kid-di-jack-spicer/" target="_blank" rel="noopener">Marco Giovenale</a> (<em>Billy the Kid</em>, 2014) e oggi questo <em>After Lorca</em> integrale a cura di Franzoni. Sia da lui sia da Sammarco sarei curioso di sapere perché hanno scelto di non tradurre il titolo del libro.</p>
<p>5. Ma Spicer, ora che so che esiste mi accorgo che nella mia vita è stato onnipresente. Conoscendolo a malapena di nome l&#8217;avevo già incrociato traducendo <a href="https://medium.com/@raos.andrea/la-messa-ai-margini-della-poesia-bob-perelman-216adb213851" target="_blank" rel="noopener">Bob Perelman</a> e, più di sbieco, proprio <a href="https://medium.com/@raos.andrea/vincent-in-nostalgia-della-terra-dei-dipinti-4749399e7b2a" target="_blank" rel="noopener">Peter Gizzi</a> che qui firma la postfazione. Ricordo bene quanto mi era piaciuto, lavorando su Gizzi, annegare in tutti quei colori e in quella forma ricorsiva; un procedimento tipico di Lorca e di <em>After Lorca</em>, questo, forse derivante da qualche tipo di forma-canzone ma che in Gizzi viene molto dilatato. E per associazioni successive penso al fatto che proprio Lorca è stato la matrice anche di <a href="https://youtu.be/CLek6qFoVTg" target="_blank" rel="noopener">uno dei dischi più belli di Tim Buckley</a>, un disco creato nello stesso anno della poesia di Beltrametti e che, ne sono convinto, a Spicer sarebbe piaciuto.</p>
<p>6. Infine, soprattutto, mi accorgo di averlo letto senza saperlo a causa di questo suo brano, con cui si apre una delle lettere a Lorca:</p>
<p>&#8220;Caro Lorca,</p>
<p>Vorrei fare poesie di oggetti reali. Che il limone fosse un limone che il lettore possa aprire o spremere o assaggiare &#8211; un limone reale, come un giornale in un collage è un giornale reale [Spicer era fissato con i limoni, chissà perché &#8211; ne parla di continuo]. Vorrei che la luna nelle mie poesie fosse una luna reale, che all&#8217;improvviso possa essere coperta da una nuvola che non ha niente a che fare con la poesia &#8211; una luna completamente indipendente dalle immagini.&#8221;</p>
<p>A queste parole mi sono ricordato che nel 2005 avevo tradotto di Stéphane Bouquet, uno splendido poeta francese (e ottimo ballerino, se non mi tradisce la memoria di una festa a casa di S.), una poesia che ha per titolo &#8220;<a href="https://www.nazioneindiana.com/2005/12/16/poesia-reale/" target="_blank" rel="noopener">Poesia reale</a>&#8220;. Leggetela, se volete, e vi sembrerà un testo di Spicer (o forse era lui che si portava avanti traducendo Bouquet, chi lo sa).</p>
<p>La stessa lettera si chiude così:</p>
<p>&#8220;Perfino queste lettere. Esse corrispondono a qualcosa (non so cosa) che avete scritto [&#8230;] e, a sua volta, qualche futuro poeta scriverà qualcosa che corrisponde ad esse. Questo è il modo in cui noi morti ci scriviamo l&#8217;un l&#8217;altro.&#8221;</p>
<p>Quindi concludo evocando anch&#8217;io Federico García Lorca, perché mi impressiona sempre la sua bravura di pianista e perché ne ascolto le note come se fossero parole in un&#8217;altra lingua, prefigurazioni oscillanti di chissà che.</p>
<p>Forse della morte, l&#8217;inizio delle trasmissioni.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/LaHejLDqXvY?rel=0" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2018/08/22/il-modo-in-cui-noi-morti-ci-scriviamo-su-jack-spicer/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>6</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>After Lorca, di Jack Spicer &#8211; una prima traduzione italiana</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2018/06/23/after-lorca-di-jack-spicer-una-prima-traduzione-italiana/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2018/06/23/after-lorca-di-jack-spicer-una-prima-traduzione-italiana/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jun 2018 04:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Franzoni]]></category>
		<category><![CDATA[argo]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Orecchini]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Garcia Lorca]]></category>
		<category><![CDATA[jack spicer]]></category>
		<category><![CDATA[peter gizzi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[renata morresi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=74507</guid>

					<description><![CDATA[Caro Lorca, Vorrei poter fare poesie di oggetti reali. Che il limone fosse un limone che il lettore possa aprire o spremere o assaggiare – un limone reale, come un giornale in un collage è un giornale reale. Vorrei che la luna nelle mie poesie fosse una luna reale, che all’improvviso possa essere coperta da [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-74619 alignleft" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/spicer.jpg" alt="" width="271" height="374" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/spicer.jpg 271w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/spicer-217x300.jpg 217w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/spicer-250x345.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/spicer-200x276.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/spicer-160x221.jpg 160w" sizes="(max-width: 271px) 100vw, 271px" />Caro Lorca,</p>
<p>Vorrei poter fare poesie di oggetti reali. Che il limone fosse un limone che il lettore possa aprire o spremere o assaggiare – un limone reale, come un giornale in un collage è un giornale reale. Vorrei che la luna nelle mie poesie fosse una luna reale, che all’improvviso possa essere coperta da una nuvola che non ha niente a che fare con la poesia – una luna completamente indipendente dalle immagini. L’immaginazione dipinge il reale. Mi piacerebbe indicare il reale, rivelarlo, per fare una poesia che non abbia suoni al suo interno se non l’indicare di un dito.</p>
<p>Abbiamo entrambi provato ad essere indipendenti dalle immagini (tu sin dall’inizio e io solo quando sono diventato abbastanza vecchio da stancarmi di provare a far sì che le cose si connettano), a rendere le cose visibili piuttosto che a farne delle immagini (phantasia non imaginari). Com’è facile, in una rimuginazione erotica o nella più vera immaginazione onirica, inventare un bel ragazzo. Com’è difficile prendere un ragazzo in un costume da bagno blu, visto non meno casualmente di un albero, e renderlo visibile in una poesia tanto quanto un albero è visibile, non come un’immagine o un dipinto ma come qualcosa di vivo – catturato per sempre nella struttura delle parole. Lune vive, limoni vivi, ragazzi vivi in costume da bagno. La poesia è un collage di reale.</p>
<p>Ma le cose decadono, ribatte la ragione. Le cose reali diventano spazzatura. Il pezzo di limone laccato sulla tela comincia a sviluppare muffa, il giornale racconta di fatti incredibilmente antichi in uno slang dimenticato, il ragazzo diventa un nonno. Sì. Ma la spazzatura del reale continua a penetrare il mondo attuale, rendendo i suoi oggetti, a sua volta, visibili – il limone chiama il limone, il giornale il giornale, il ragazzo il ragazzo. Ciò che decade riporta il proprio equivalente all&#8217;essere.</p>
<p>Le cose non si connettono; corrispondono. È questo che rende possibile ad un poeta di trasportare oggetti reali, di portarli attraverso il linguaggio con la stessa facilità con cui li può portare attraverso il tempo. Quell’albero che avete visto in Spagna è un albero che non avrei mai potuto vedere in California, questo limone ha un odore diverso e un diverso sapore, MA la risposta è questa – ogni posto e ogni tempo ha un oggetto reale per corrispondere al vostro oggetto reale – quel limone può diventare questo limone, o può persino diventare questo pezzo d’alga, o questo particolare tono di grigio in questo oceano. Uno non deve immaginare quel limone; deve scoprirlo.</p>
<p>Perfino queste lettere. Esse corrispondono a qualcosa (non so cosa) che avete scritto (forse così poco chiaramente quanto quel limone corrisponde a questo pezzo d’alga) e, a sua volta, qualche futuro poeta scriverà qualcosa che corrisponde ad esse. Questo è il modo in cui noi morti ci scriviamo l’un l’altro.</p>
<p>Con affetto,</p>
<p>Jack</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Narciso</em></p>
<p style="text-align: right;">Una Traduzione per Richard Rummonds</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bambino,<br />
Come continui a cadere nei fiumi.</p>
<p>Sul fondo c’è una rosa<br />
E nella rosa c’è un altro fiume.</p>
<p>Guarda quell’uccello. Guarda,<br />
Quel giallo uccello.</p>
<p>I miei occhi sono caduti<br />
Nell’acqua.</p>
<p>Mio dio,<br />
Come stanno colando! Ragazzo!</p>
<p>– E io stesso sono nella rosa.</p>
<p>Quando ero perso nell’acqua<br />
Capii ma non ti dirò niente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>La Ballata della Fuga</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Una Traduzione per Nat Harden</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tante volte mi sono perso lungo l’oceano<br />
Con le orecchie piene di fiori appena tagliati<br />
Con la lingua piena d’amore e d’agonia<br />
Tante volte mi sono perso lungo l’oceano<br />
Come perdo me stesso nei cuori di alcuni ragazzi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non c’è una notte in cui, dando un bacio,<br />
Uno non senta i sorrisi della gente senza volto<br />
E non c’è nessuno che toccando qualcosa appena nato<br />
Possa dimenticare davvero gli immoti teschi di cavalli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Perché le rose cercano sempre nella fronte<br />
Un duro paesaggio d’osso<br />
E le mani d’un uomo non hanno altro scopo<br />
Che imitare le radici che crescono sotto campi di grano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come perdo me stesso nei cuori di alcuni ragazzi<br />
Molte volte mi sono perso lungo l’oceano<br />
Lungo la grandezza d’acqua vago cercando<br />
Una fine alle vite che hanno provato a completarmi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Venerdì 13</em></p>
<p style="text-align: right;">Una Traduzione per Will Holter</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alla base della gola c’è un piccolo marchingegno<br />
Che ci rende capaci di dire qualsiasi cosa.<br />
Sotto di esso ci sono tappeti<br />
Colorati di rosso, blu, e verde.<br />
Dico che la carne non è erba.<br />
È una casa vuota<br />
In cui c’è soltanto<br />
Un piccolo marchingegno<br />
E grandi, bui tappeti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Caro Lorca,</p>
<p>La solitudine è indispensabile per la poesia pura. Quando qualcuno si intrufola nella vita di un poeta (e ogni improvviso contatto personale, che sia a letto o nel cuore, è un’intrusione) questi perde momentaneamente l’equilibrio, scivola nell’essere che è, usa la sua poesia come si usa il denaro o la simpatia. La persona che scrive la poesia emerge, esitando, come un paguro dal suo guscio. Il poeta, per quell’istante, cessa di essere un uomo morto.<br />
Io, per esempio, non ho potuto finire la lettera che vi stavo scrivendo sui suoni. Eravate come un amico in una città lontana a cui di colpo non ero più in grado di scrivere, non perché la struttura della mia vita fosse cambiata, ma perché d’improvviso, temporaneamente, non ero nella struttura della mia vita. Non potevo parlarvene perché entrambi, questo ed io, eravamo momentanei.<br />
Perfino gli oggetti cambiano. I gabbiani, il verde dell’oceano, i pesci – diventano cose da scambiare per un sorriso o il suono di una conversazione – gettoni più che oggetti. Niente importa, se non la grande menzogna del personale – la bugia a cui questi oggetti non credono.<br />
Quell’istante, dicevo. Può durare un minuto, una notte, o un mese, ma ve lo assicuro, García Lorca, la solitudine ritorna. Il poeta incista l’intruso. Gli oggetti tornano al loro posto, accigliati, in silenzio. Comincio di nuovo a scrivervi una lettera sul suono di una poesia. E questa cosa immediata, quest’avventura personale, non sarà trasferita nella poesia come lo erano le onde e gli uccelli; apparirà, tutt’al più, nel delicato disegno delle crepe, in una poesia in cui l’autobiografia è andata in pezzi ma non ha distrutto del tutto la superficie. E l’emozione incistata diventerà essa stessa un oggetto, da trasferire infine nella poesia, come le onde e gli uccelli.<br />
E io diventerò di nuovo il vostro speciale compagno.</p>
<p>Con affetto,<br />
Jack</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Jack Spicer</strong> (Los Angeles, 1925 &#8211; San Francisco, 1965) fu poeta, studioso di linguistica, libertario &#8211; perse la cattedra per aver rifiutato il giuramento di fedeltà agli Stati Uniti &#8211; vicino a Robert Duncan e Robin Blaser con cui diede vita al San Francisco Renaissance, insegnante, ispiratore dei <em>language poets</em>, <span style="letter-spacing: 0.8px;">insofferente nei confronti di definizioni ed etichette.</span></p>
<p>La casa editrice Gwynplaine, la rivista Argo, nella figura del curatore Fabio Orecchini, e l’impresa creativa non-profit Nie Wiem hanno sostenuto la traduzione di <em>After Lorca </em>(1957), la prima importante pubblicazione del poeta Jack Spicer in Italia. C&#8217;è ancora tempo per aiutare il progetto:</p>
<p><a href="https://www.produzionidalbasso.com/project/after-lorca-di-jack-spicer-prima-traduzione-italiana/" target="_blank" rel="noopener">https://www.produzionidalbasso.com/project/after-lorca-di-jack-spicer-prima-traduzione-italiana/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>After Lorca </em>(1957) </strong>di <strong>Jack Spicer </strong><br />
Edizioni Gwynplaine, collana Argo, 2018</p>
<p>Con una introduzione di Federico Garcia Lorca<br />
Traduzione e Nota di Andrea Franzoni<br />
Post-fazione di Peter Gizzi<br />
A cura di Andrea Franzoni e Fabio Orecchini – Rivista ARGO</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2018/06/23/after-lorca-di-jack-spicer-una-prima-traduzione-italiana/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Vincent, in nostalgia della terra dei dipinti&#8221;, di Peter Gizzi</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/12/23/vincent-in-nostalgia-della-terra-dei-dipinti/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2008/12/23/vincent-in-nostalgia-della-terra-dei-dipinti/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2008 05:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Raos]]></category>
		<category><![CDATA[peter gizzi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=12517</guid>

					<description><![CDATA[traduzione di Andrea Raos È questo che volevi dire, Vincent? che troviamo riposo alla fine della macchia d&#8217;alberi annidati nella nostra porzione sotto la migrazione dell&#8217;uccello a dire, chi e come sono reso migliore dalla lotta. O perché io io sono in questo giardino botanico vuoto questa spirale discendente di colpi bassi e di visione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/Peter-Gizzi-Vincent-homesick-for-the-land-of-pictures.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-thumbnail wp-image-58723" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/Peter-Gizzi-Vincent-homesick-for-the-land-of-pictures-150x150.jpg" alt="Peter Gizzi, Vincent, Homesick for the Land of Pictures" width="150" height="150" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/Peter-Gizzi-Vincent-homesick-for-the-land-of-pictures-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/Peter-Gizzi-Vincent-homesick-for-the-land-of-pictures-60x60.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/Peter-Gizzi-Vincent-homesick-for-the-land-of-pictures-144x144.jpg 144w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>traduzione di <strong>Andrea Raos</strong></p>
<p>È questo che volevi dire, Vincent?<br />
che troviamo riposo alla fine della macchia d&#8217;alberi<br />
annidati nella nostra porzione sotto la migrazione dell&#8217;uccello<br />
a dire, chi e come sono reso migliore dalla lotta.<br />
O perché io io sono in questo giardino botanico vuoto<br />
questa spirale discendente di colpi bassi e di visione<br />
la vigna densa di foglie che si avvolge e soffoca l&#8217;albero.<br />
Oh, santo cielo, se lo sei davvero<br />
o se davvero riesci a sentire ciò che potrei dire<br />
guariscimi e fammi avere il dono della risata<br />
di occhi e sorrisi, di occhi ed affetto.<br />
<span id="more-12517"></span><br />
Non essere ingenui trovare solo risposte sciocche<br />
non immaginare che le risposte siano la sola destinazione<br />
né è utile ora interrogare il colore<br />
ora che il raggio bianco nell&#8217;albero distante getta luce.<br />
Che il sole ci possa fare questo, a ciascuno di noi<br />
che il sole possa fare questo ad ogni cosa dentro<br />
la luce spezzata rifratta attraverso le foglie.<br />
Ciò che gli antichi chiamano pace, nessun esempio migliore<br />
ciò che i nostri padri chiamavano il bene, quale migliore celebrazione.<br />
Le foglie brillano così nel corpo come nella testa<br />
il sole va più a fondo del pensiero.</p>
<p>Oh essere utili, d&#8217;utilità, alla reale cosa vista<br />
essere in qualche modo connessi tramite ciò che si fa nel mondo.<br />
Forse non c&#8217;è nulla di più grande al mondo<br />
nulla di più fedele ai buoni sentimenti che vibrano dentro<br />
come nel mezzo del fiore io chiamo il tuo nome.<br />
Corrispondere, essere in equanimità con le cose organiche<br />
affaticarsi e riflettere e tornare a casa e dipingere<br />
più lontano, e oltre, la migrazione delle cose.<br />
L&#8217;atto del tornare a casa delle oche e dei topi boschivi.<br />
L&#8217;ampia dimostrazione del sole dentro tutta la vita<br />
dentro tutta la vita vista e sentita e anche tutte le parti atomiche.</p>
<p>Ma le cose percepite esistono in ombra, riflettiamo.<br />
L&#8217;oscurità porta una luce tuttora impunita dalla chiarità<br />
ma forse una profondità più lucente ancora della chiarità e che è vera.<br />
Il buio è vicino al dubbio e dunque vicino al sole<br />
almeno ciò che i vecchi libri chiamavano scienza o a cui si inchinavano.<br />
Il buio non è il male perché contiene il violetto e il cobalto<br />
e non dimentichiamo mai il violetto e il suo calore<br />
il calore della mente riflessa in un tempo buio<br />
nel tempo dei dipinti e della luce rifratta.<br />
Ah, il sole è anche qui nella regione polare della notte<br />
la prossimità animale di un altro e di nessuno.</p>
<p>Entrarvi come in una grande onda frangente a fine agosto<br />
uscire con lui dovunque sopra e scintillante.<br />
Interrogarsi e sognare e alzare lo sguardo verso di lui<br />
meraviglioso e strano compagno a tutti i nostri giorni<br />
e la fatica e la cura e la paura animale sempre con noi.<br />
Il cielo di notte, il profondo senso di spazio, concreti corpi di luce<br />
la gemma a pennellate in raggi e scintillii<br />
da tenere stretti, legati più stretti nell&#8217;atto del vedere.<br />
Il puro atto verticale di sentirsene presi<br />
il cielo, la luna, le molte forme celesti<br />
queste notti stellate solo e connesso vivo all&#8217;orlo.</p>
<p>Pensare adesso all&#8217;argento e al quasi blu del peltro.<br />
Percepire queste tinte nel profondo, sentire il colore crescere e calare<br />
e il giallo, i gialli sono le tonalità del lavoro e del pane.<br />
Il sole profondo e costante tocca terra e imprime il suo marchio<br />
facendo così tanto più di sé qui di dove segnala<br />
la grande sfera di fuoco collocata al centro di ogni cosa.<br />
Non è confortante questa nozione di ogni cosa?<br />
benché nulla possa esserne l&#8217;espressione ultima e reale<br />
quel nulla al centro di una cosa viva e infuocata<br />
verde e poi menta, blu e poi color del scisto, grigio e grigio che si fa viola<br />
e poi crepuscolo lucente e dopo polvere poi sparsa, ora scomparsa.</p>
<p>Ma a che servono adesso questo raggio sottile, questa porta socchiusa<br />
il sentiero stretto coperto da una volta di alberi che chiama<br />
cosa dire della striata inutilità in ombre e linee lapidarie.<br />
Continuare, mandare avanti, fare il passo dopo, morire.<br />
I cerchi si allargano increspandosi nel sempre disegnato a tratteggio<br />
il cerchio all&#8217;orizzonte che si riversa di continuo nella pittura<br />
nella non vicina, nell&#8217;adesso lontana, nella via da tempo linea del giorno.<br />
Quella luce mi era nemica e grande fonte di agonia<br />
un grande sollievo nella pittura e la fratellanza il cielo e l&#8217;erba.<br />
Le colline fragranti parlavano in toni floreali che riuscivo a sentire<br />
i nodosi ceppi tagliati che laceravano il cielo, divoravano il sole.</p>
<p>I nodosi ceppi tagliati che laceravano il cielo, divoravano il sole<br />
le colline fragranti parlano in toni floreali che riuscivo a sentire<br />
un grande sollievo nella pittura e la fratellanza il cielo e l&#8217;erba.<br />
Quella luce mi era nemica e grande fonte di agonia<br />
nella non vicina, nell&#8217;adesso lontana, nella via da tempo linea del giorno<br />
il cerchio all&#8217;orizzonte che si riversa da tempo nella pittura.<br />
I cerchi si allargano increspandosi nel sempre disegnato a tratteggio.<br />
Continuare, mandare avanti, fare il passo dopo, morire.<br />
Cosa dire della striata inutilità in ombre e linee lapidarie<br />
il sentiero stretto coperto da una volta di alberi che chiama<br />
ma a che servono adesso questo raggio sottile, questa porta socchiusa.</p>
<p>E poi crepuscolo lucente e dopo polvere poi sparsa, ora scomparsa<br />
verde e poi menta, blu e poi color del scisto, grigio e grigio che si fa viola<br />
quel nulla al centro di una cosa viva e infuocata<br />
benché nulla possa esserne l&#8217;espressione ultima e reale.<br />
Non è confortante questa nozione di ogni cosa?<br />
la grande sfera di fuoco collocata al centro di ogni cosa<br />
facendo così tanto più di sé qui di dove segnala.<br />
Il sole costante e profondo tocca terra e imprime il suo marchio<br />
e il giallo, i gialli sono le tonalità del lavoro e del pane.<br />
Percepire queste tinte nel profondo, sentire il colore crescere e calare<br />
pensare adesso all&#8217;argento e al quasi blu del peltro.</p>
<p>Queste notti stellate solo e connesso vivo all&#8217;orlo<br />
il cielo, la luna, le molte forme celesti<br />
il puro atto verticale di sentirsene presi.<br />
Da tenere stretti, legati più stretti nell&#8217;atto del vedere<br />
la gemma a pennellate in raggi e scintillii.<br />
Il cielo di notte, il profondo senso di spazio, concreti corpi di luce<br />
e la fatica e la cura e la paura animale sempre con noi<br />
meraviglioso e strano compagno a tutti i nostri giorni.<br />
Interrogarsi e sognare e alzare lo sguardo verso di lui<br />
uscire con lui dovunque sopra e scintillante<br />
entrarvi come in una grande onda frangente a fine agosto.</p>
<p>La prossimità animale di un altro e di nessuno.<br />
Ah, il sole è anche qui nella regione polare della notte<br />
nel tempo dei dipinti e della luce rifratta<br />
il calore della mente riflessa in un tempo buio<br />
e non dimentichiamo mai il violetto e il suo calore.<br />
Il buio non è il male perché contiene il violetto e il cobalto<br />
almeno ciò che i vecchi libri chiamavano scienza o a cui si inchinavano.<br />
Il buio è vicino al dubbio e dunque vicino al sole<br />
ma forse una profondità più lucente ancora della chiarità e che è vera.<br />
L&#8217;oscurità porta una luce tuttora impunita dalla chiarità<br />
ma le cose percepite esistono in ombra, riflettiamo.</p>
<p>Dentro tutta la vita vista e sentita e anche tutte le parti atomiche<br />
l&#8217;ampia dimostrazione del sole dentro tutta la vita<br />
l&#8217;atto del tornare a casa delle oche e dei topi boschivi<br />
più lontano, e oltre, la migrazione delle cose.<br />
Affaticarsi e riflettere e tornare a casa e dipingere<br />
corrispondere, essere in equanimità con le cose organiche<br />
come nel mezzo del fiore io chiamo il tuo nome.<br />
Nulla di più fedele ai buoni sentimenti che vibrano dentro<br />
forse non c&#8217;è nulla di più grande al mondo<br />
essere in qualche modo connessi tramite ciò che si fa nel mondo.<br />
Oh essere utili, d&#8217;utilità, alla reale cosa vista.</p>
<p>Il sole va più a fondo del pensiero<br />
le foglie brillano così nel corpo come nella testa<br />
ciò che i nostri padri chiamavano il bene, quale migliore celebrazione.<br />
Ciò che gli antichi chiamano pace, nessun esempio migliore<br />
la luce spezzata rifratta attraverso le foglie.<br />
Che il sole possa fare questo ad ogni cosa dentro<br />
che il sole ci possa fare questo, a ciascuno di noi<br />
ora che il raggio bianco nell&#8217;albero distante getta luce.<br />
Né è utile ora interrogare il colore<br />
non immaginare che le risposte siano la sola destinazione<br />
non essere ingenui trovare solo risposte sciocche.</p>
<p>Di occhi e sorrisi, di occhi e affetto<br />
guariscimi e fammi avere il dono della risata.<br />
O se davvero riesci a sentire ciò che potrei dire<br />
oh, santo cielo, se lo sei davvero<br />
la vigna densa di foglie che si avvolge e soffoca l&#8217;albero<br />
questa spirale discendente di colpi bassi e di visione.<br />
O perché io io sono in questo giardino botanico vuoto<br />
a dire, chi e come sono reso migliore dalla lotta<br />
annidati nella nostra porzione sotto la migrazione dell&#8217;uccello<br />
che troviamo riposo alla fine della macchia d&#8217;alberi.<br />
È questo che volevi dire, Vincent?</p>
<p>*</p>
<p><small><a href="http://www.upne.com/0819567361.html" target="_blank">Peter Gizzi, “Vincent, Homesick for the Land of Pictures”</a>, in <em>The Outernationale</em>, Wesleyan University Press, Middletown (Connecticut), 2007, p. 47 – 53.</small></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2008/12/23/vincent-in-nostalgia-della-terra-dei-dipinti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>6</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Etica della polvere</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/10/02/etica-della-polvere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Oct 2006 22:51:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Raos]]></category>
		<category><![CDATA[peter gizzi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/10/02/etica-della-polvere/</guid>

					<description><![CDATA[di Peter Gizzi straduzione di Andrea Raos pensare che ho già scritto questa poesia pensare di dire il motivo per cui sono qui suono di uccelli da cortile, lampadina che tintinna pensare che il mondo è durato così a lungo ciò che speravamo di dire: ailanto, rosa canina, pinolo saturnali, luce di luna, ricorda sono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Peter Gizzi</strong></p>
<p>straduzione di <strong>Andrea Raos</strong></p>
<p>pensare che ho già scritto questa poesia<br />
pensare di dire il motivo per cui sono qui<br />
suono di uccelli da cortile, lampadina che tintinna</p>
<p>pensare che il mondo è durato così a lungo</p>
<p>ciò che speravamo di dire:<br />
ailanto, rosa canina, pinolo<br />
saturnali, luce di luna, ricorda</p>
<p>sono dall’altra parte adesso<br />
ho guadato il fiume, sono<br />
attraverso grandi difficoltà<br />
venuto a te da un abbaino<br />
la testa piena di buio<br />
la mia voce in ciò che dici</p>
<p>in questo momento tu dici<br />
vento attraverso la pietra, i denti<br />
le lenzuola che cadono, oche selvagge in volo</p>
<p>ogni cosa è poesia qui</p>
<p>un vasto vuoto di fronte agli occhi<br />
più luccicante del sole sui mattoni.</p>
<p>Arancio, ottobre.<br />
I bambini con noi attraversano.</p>
<p><span id="more-2504"></span></p>
<p>*</p>
<p><em>The Ethics of Dust</em></p>
<p>to think I have written this poem before<br />
to think to say the reason I came here<br />
sound of yard bird, clinking lightbulb</p>
<p>to think the world has lasted this long</p>
<p>what we were hoping to say:<br />
ailanthus, rosebud, gable<br />
saturnalia, moonglow, remember</p>
<p>I am on the other side now<br />
have crossed the river, have<br />
through much difficulty<br />
come to you from a dormer closet<br />
head full of dark<br />
my voice in what you say</p>
<p>at this moment you say<br />
wind through stone, through teeth<br />
through falling sheets, flapping geese</p>
<p>every thing is poetry here</p>
<p>a vast blank fronting the eyes<br />
more sparkling than sun on brick<br />
October’s crossing-guard orange</p>
<p><small>tratto da Peter Gizzi, <em>Some Values of Landscape and Weather</em>, Wesleyan University Press, Middletown (Connecticut), 2003, p. 6-7.</small></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-05-10 21:35:45 by W3 Total Cache
-->