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	<title>Peter Sellers &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Diario di Saragozza: Ex vuoto 11 settembre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Sep 2022 05:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Francesco Forlani</strong> <br />Queste riflessioni sono parte di un corso di filosofia preparato per i miei ragazzi al Lycée Français Molière di Saragozza sulla nozione di Arte e particolarmente sul ruolo che quest'ultima può avere nella creazione di un territorio nell'immaginario collettivo...


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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-99363" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/09/Capture-décran-2022-09-11-à-00.15.45-300x224.png" alt="" width="471" height="352" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/09/Capture-décran-2022-09-11-à-00.15.45-300x224.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/09/Capture-décran-2022-09-11-à-00.15.45-768x574.png 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/09/Capture-décran-2022-09-11-à-00.15.45-150x112.png 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/09/Capture-décran-2022-09-11-à-00.15.45-696x520.png 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/09/Capture-décran-2022-09-11-à-00.15.45-562x420.png 562w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/09/Capture-décran-2022-09-11-à-00.15.45-80x60.png 80w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/09/Capture-décran-2022-09-11-à-00.15.45-265x198.png 265w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2022/09/Capture-décran-2022-09-11-à-00.15.45.png 959w" sizes="(max-width: 471px) 100vw, 471px" />di</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Francesco Forlani</strong></p>
<h6 style="text-align: right;"><em>L’uomo è un cavo teso tra la bestia e il superuomo, – un</em><br />
<em>cavo al di sopra di un abisso.</em></h6>
<p style="text-align: right;">Friedrich Nietzsche, <strong>Così parlò Zarathustra</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Queste riflessioni sono parte di un corso di filosofia preparato per i miei ragazzi al Lycée Français Molière di Saragozza sulla nozione di Arte e particolarmente sul ruolo che quest&#8217;ultima può avere nella creazione di un territorio nell&#8217;immaginario collettivo, qualcosa di simile a un&#8217;utopia che, seppure per pochi attimi, da idea astratta diventa qualcosa di concreto, reale. Un attentato al terrorismo.</p>
<p>Per cominciare abbiamo letto le pagine secondo me più belle dello Zarathustra, precisamente quelle in cui Friedrich Nietzsche racconta il &#8220;tramonto&#8221;di Zarathustra, la sua discesa tra gli uomini che incontrerà poco dopo in una pubblica piazza dove sta per esibirsi un funambolo.</p>
<p>Il nostro arringa la folla, in un&#8217;appassionante invettiva contro Dio e contro gli uomini annuncia il suo piano di battaglia e se sulle prime i presenti gli prestano ascolto, subito dopo ce ne viene raccontata l&#8217;insofferenza:«<em>Abbiamo sentito parlare anche troppo di </em><em>questo funambolo; è ora che ce lo facciate vedere!».</em> E la folla rise di Zarathustra. Ma il funambolo, credendo che ciò fosse detto per lui, si mise all’opera.</p>
<p>Un passaggio per certi versi comico questo che mi ha fatto tornare in mente la straordinaria gag di Hollywood Party, quando Peter Sellers si immette nell&#8217;esecuzione dell&#8217;ordine da parte del regista e fa saltare in aria, letteralmente, la scena preparata con cura ed esplosivi.</p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="vBgtEVvs5Qg"><iframe loading="lazy" title="Hollywood Party - Peter Sellers - Neanche televisione posso fare?" width="696" height="522" src="https://www.youtube.com/embed/vBgtEVvs5Qg?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Ma ecco che:</p>
<p><em>A questo punto però avvenne qualcosa che fece ammutolire tutte le bocche e strabuzzare gli occhi di tutti. Nel frattempo, infatti, il funambolo si era messo all’opera: era uscito da una porticina e camminava sul cavo teso tra le due torri, per modo che ora si librava sopra il mercato e la folla. Ma era giusto a metà del suo cammino, quando la porticina si aprì di nuovo e ne saltò fuori una specie di pagliaccio dai panni multicolori, che a rapidi balzi si avvicinò all’altro. «Muoviti, piè zoppo, gridava con voce agghiacciante, muoviti poltrone, impostore, faccia di tisico! Che io non ti solletichi col mio calcagno! Che stai a fare qui fra le due torri? Dentro la torre dovresti essere, lì bisognerebbe rinchiuderti, tu sei di impaccio a chi è meglio di te!».  </em><em>– E a ogni parola che diceva, si avvicinava sempre di più: ma quando fu a un passo dall’altro, ecco che accadde la cosa atroce che fece ammutolire tutte le bocche strabuzzare gli occhi di tutti: – cacciò un urlo diabolico e con un salto superò colui che gli ostacolava il cammino. </em></p>
<p><em>Questi, però, vedendosi battuto dal rivale, perse la testa e l’equilibrio e, – più rapido ancora del bilanciere che aveva lasciato cadere, – precipitò in basso, in un mulinello di braccia e di gambe. Il mercato e la folla sembravano il mare quando è investito dalla tempesta: tutti fuggivano per conto proprio, ma si calpestavano a vicenda e la maggior parte correva là dove il corpo si sarebbe schiantato. </em><em>Zarathustra rimase immobile, e proprio accanto a lui cadde il corpo malconcio e frantumato, ma non ancora morto. Dopo un po’ lo sfracellato riprese coscienza e vide </em><em>Zarathustra inginocchiarsi accanto a lui: «Che fai qui? disse infine, sapevo da un pezzo che il diavolo mi avrebbe fatto lo sgambetto. Ora mi porta all’inferno, vuoi impedirglielo?».</em></p>
<p><em>«Sul mio onore, amico, rispose Zarathustra, le cose di cui parli non esistono: non c’è il diavolo e nemmeno l’inferno. La tua anima sarà morta ancor prima del corpo: ormai non hai più nulla da temere!». </em><em>L’uomo lo guardò diffidente. «Se dici la verità, disse poi, non perdo nulla, perdendo la vita. Non sono molto più di una bestia, che ha imparato a danzare a forza di botte e di </em><em>magri bocconi».</em><br />
<em>«Non parlare così, disse Zarathustra; tu hai fatto del pericolo il tuo mestiere, e in ciò non è nulla di spregevole. Ecco che il tuo mestiere ti costa la vita: per questo voglio seppellirti con le mie mani».</em><br />
<em>Quando Zarathustra ebbe detto queste parole, il morente non rispose; ma agitò la mano, quasi cercando la mano di Zarathustra per ringraziarlo.</em></p>
<p>da<strong> Così parlò Zarathustra </strong><strong><br />
</strong><em>Un libro per tutti e per nessuno</em><br />
di <strong>Friedrich Nietzsche  </strong>( Versione e appendici di M. Montinari. Nota introduttiva di G. Colli, ed Adelphi)<strong><br />
</strong></p>
<p>Non credo esista un testo più bello di questo in grado di raccontarci come si cade, perché e dirci che in fondo, al di là delle intenzioni e delle prove, l&#8217;essenziale sia proprio questo: cadere. Risuona la celebre frase di Samuel Beckett, <b><span style="font-family: Verdana;">All of old. Nothing else ever. Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better. </span></b><span style="font-family: Verdana;">Frase tradotta generalmente con</span> «Ho provato, ho fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio». <em>Fall</em>, <em>Fail</em> cadere e insieme fallire.</p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="eFFljMPudhg"><iframe loading="lazy" title="Worstward, Ho! by Samuel Beckett" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/eFFljMPudhg?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p style="text-align: center;"><strong>*</strong></p>
<p>Al primo passaggio, e sempre nel tema, sarebbe seguita una seconda visione da proporre ai ragazzi e che pure aveva segnato l&#8217;immaginario collettivo negli anni settanta, ripresa in un recente racconto autobiografico del funambolo francese Philippe Petit, <em>Traité du</em> funambulisme, ( <a href="https://www.actes-sud.fr/node/53324">Actes Sud</a>, 2015)  libro recensito doviziosamente da Giorgio Vasta all&#8217; uscita della sua <a href="https://www.ponteallegrazie.it/libro/trattato-di-funambolismo-philippe-petit-9788868333423.html">traduzione</a> in italiano.</p>
<p><strong>Intanto i fatti</strong> ( fonte: wikipedia )</p>
<p>&#8220;Il mattino del 7 agosto 1974, Philippe compie la sua impresa più famosa e spettacolare: la traversata delle Torri Gemelle del World Trade Center di New York. Sono le 07:15 quando raggiunge il tetto della Torre Nord, aiutato dai suoi complici nell&#8217;installazione dell&#8217;attrezzatura, e si prepara a salire su un cavo di acciaio spesso poco meno di 3 centimetri, sospeso a 417,5 metri dal suolo. La traversata dura 45 minuti, tempo in cui Philippe ripercorre il cavo (42,5 metri) otto volte avanti e indietro, con il solo aiuto di un&#8217;asta per l&#8217;equilibrio e del tutto privo di sistemi di sicurezza. Durante la performance non manca un saluto alle torri e anche al pubblico, che si è formato nel mentre. Al termine dell&#8217;esibizione Petit viene arrestato dalla polizia di New York. Tuttavia, valutata la copertura mediatica dell&#8217;impresa, il procuratore distrettuale fa cadere le accuse formali e tramuta la condanna nell&#8217;obbligo di esibirsi per i bambini a Central Park. Dopo l&#8217;accaduto, l&#8217;Autorità portuale di New York e New Jersey gli concede un pass a vita per il punto panoramico delle Torri Gemelle.&#8221;</p>
<p>Sul sito di Ponte alle Grazie viene riportata la nota di Werner Herzog al <strong>Trattato di funambolismo </strong>di Philippe Petit:</p>
<p><em>«Ecco un libro di consigli per quelli che, un giorno, oseranno l’impossibile: camminare dritti incontro al cielo e raggiungere le stelle. Esso mostra l’arte di <strong>colmare e illuminare il Vuoto, un vuoto tra due torri,</strong> due orli di precipizio, due pianeti, o lo spazio fra il cuore e lo spirito. Un filo collega ciò che sarebbe rimasto separato per sempre nella solitudine. […] Ecco un libro sulla paura e la solitudine, un libro sul sogno e la poesia, sulle altezze crudeli e le nobili audacie, sull’equilibrio maestoso e l’immobilità d’un altro mondo, sulla caduta e la morte. Esso evoca un’estasi che sonnecchia nel profondo di ciascuno, uno stato interiore magnifico, come una luce nascosta. Ti rendo omaggio, Philippe, Uomo Fragile del Filo, Imperatore dell’Aria. Come Fitzcarraldo, sei tanto raro e prodigioso che più non si potrebbe: un Conquistador dell’Inutile. E m’inchino con rispetto profondo».</em></p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="Fc-4Z9SHBs8"><iframe loading="lazy" title="Wire walking in New York - Philippe Petit" width="696" height="522" src="https://www.youtube.com/embed/Fc-4Z9SHBs8?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p style="text-align: center;"><strong>*</strong></p>
<p>Tornando al punto da cui eravamo partiti, ovvero alla capacità o meglio vocazione dell&#8217;arte a creare un paesaggio poco importa quanto riempito dall&#8217;esperienza e dall&#8217;immaginario che ne traccia la realtà di fatto accaduto, o dal vuoto su cui si sospende un filo, un ponte per rendere possibile l&#8217;attraversamento ecco che il &#8220;beau geste&#8221;, completamente inutile, gratuito, superfluo, compiuto da Philippe Petit ci offre una soluzione. Potrebbero trarre in inganno le facce rivolte all&#8217;insù del pubblico, nell&#8217;uno come nell&#8217;altro caso, l&#8217;incredulità di chi è sulla scena ed assiste al gesto audace del funambolo o alla tragedia dell&#8217;attentato.  Nessuno comunque avrebbe immaginato che la profezia di Beckett si sarebbe avverata l&#8217;11 settembre di ventuno anni fa. Nella stessa opera <strong>Worstward Ho</strong>, (<a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-straniera/narrativa-di-lingua-inglese/in-nessun-modo-ancora-samuel-beckett-9788806191405/">Peggio tutta</a>, traduzione di Gabriele Frasca, Einaudi 2006) da cui è tratta forse la citazione più famosa dello scrittore irlandese da noi evocata, leggiamo infatti poco oltre:</p>
<p><em><span style="font-family: Verdana;">First, the body. No: first the place. No: first both of them &#8211; now one, now the other. When I&#8217;m sick of one I&#8217;ll try the other. I&#8217;ll go on like that (somehow go on) till I&#8217;m sick of both of them &#8211; till I throw up and go away to where neither of them are. Till I&#8217;m sick of that too. Then I&#8217;ll throw up and come back: to the body again (where there isn&#8217;t one), and to the place again (where there isn&#8217;t one). I&#8217;ll try again and I&#8217;ll fail again &#8211; fail better again. Or (better) I&#8217;ll fail worse again, fail still worse again. Till I&#8217;m sick of it for good, throw up for good, go away for good to where neither of them are, for good: for good and all.</span></em></p>
<p>Ci sarebbe da interrogarsi su cosa significhi in Beckett &#8220;the place&#8221;. La metafisica? cui il corpo cederebbe il posto prima di lanciarsi nel vuoto? Oppure semplicemente il luogo da cui necessariamente si deve partire per poter cadere. Forse il posto è le due torri, e il vuoto, <em><strong> un vuoto tra due torri, due orli di precipizio</strong>, </em>riprendendo quanto suggerito da Herzog a proposito di quell&#8217;arte del funambolo, la sola forse in misura di <em><strong>colmare e illuminare</strong></em> il vuoto? A cadere,<em> fall</em>, a crollare furono le torri. Delle stesse, della loro stessa esistenza oggi rimane un vuoto, smisurato, colmato soltanto da un gesto inutile e grandioso, iscritto  nella memoria di chi avrebbe assistito alla magnifica impresa, la traversata compiuta da Philippe Petit nell&#8217;estate del &#8217;74.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gli auto ritratti di Anna Maria Papi</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/25/pop-portraits-di-anna-maria-papi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Sep 2010 06:30:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[anna maria papi]]></category>
		<category><![CDATA[Chance the gardener]]></category>
		<category><![CDATA[Oltre il giardino]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Sellers]]></category>
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					<description><![CDATA[I giardini di Tamerlano ( hommage ai dandies oltre il giardino ) di Anna Maria Papi Se in quel giardino non ci fosse stato il pitosforo poteva sembrare una vigliaccata. Un esibizionismo. Ma con quella pianta rotonda di pitosforo accanto alla macchina—una fiat berlina della Hertz, bianchicchia—allora le tensioni si smorzarono. Poveraccio, è pieno di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/dhxL5xbLeJk?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param></object></p>
<p><strong>I  giardini di Tamerlano</strong><br />
                           <em> ( hommage ai dandies oltre il giardino )</em><br />
di<br />
<strong>Anna Maria Papi</strong></p>
<p><em>Se in quel giardino non ci fosse stato il pitosforo poteva sembrare una vigliaccata. Un esibizionismo. Ma con quella pianta rotonda di pitosforo accanto alla macchina—una fiat berlina della Hertz, bianchicchia—allora le tensioni si smorzarono.<br />
Poveraccio, è pieno di complessi. Sai che ti dico,sarà bravo ma è un coglione. Il solito ebreo gigione, è più forte di loro. Ma lasciatelo fare, che ti frega? Se li mangia in macchina, Miranda, se gli portiamo gli spaghetti?<br />
Miranda è inglese  belloccia simpatica buffa e nostra amica da anni. Se lo è sposato, ci è abituata, a lei preme di stare con noi, da brava inglese non batte ciglio.”</em><em>Too many flys on his shoulder&#8230;.as ever”</em> dice.<br />
Fino a sera, accanto al pitosforo rotondo, lui starà seduto in macchina, sempre zitto. Ha mangiato gli spaghetti, bevuto il vino. Forse ha fatto pipì dietro il pitosforo, quatto quatto. Nessuno se lo fila, ne abbiamo visti di tipi strani&#8230;..<br />
Alla fine, lei decide di ripartire. Lui non si è mai mosso, non ha mai parlato. Amen.<br />
E vabbè, ciao Miranda, torna presto, se volete restare a dormire&#8230;.E se ne ripartono.<br />
Lui è Peter Sellers. Che  lì fermo a sedere, per ore, arroventato in macchina sul vialetto, è una presenza pesante, diciamo pure sgradevole. Perché se scendeva era lui, uno come tutti, uno più uno meno. Ma li dentro, chiuso nella macchina, lui fa la parte di qualcuno che noi non si sa chi sia e ci disturba non sapere che parte fa, ci disturba non capire&#8230;..e lui sa che ci disturba e così la parte gli viene meglio&#8230;D&#8217;altra parte, senza noi da scansare non gli veniva la parte&#8230;Be, abbiamo cooperato ad una produzione segreta di P.S., come social background in un  asocial backstage. Hurrà!<br />
<strong> Fortedeimarmi 1972 luglio</strong></p>
<p>Era stato a Samarcanda nei giardini di Tamerlano per tre mesi a curarne le rose ammalate,il giardiniere privato della regina,<br />
<span id="more-36726"></span><br />
il baronetto Sir Archibald Sweetney, ed adesso, il suo ritorno, è stato festeggiato con  un “Wilde Dandies Party” sotto i glicini fioriti dei Bloomsbury Gardens&#8230;&#8230;. Erano presenti tra gli altri i Duchi di Windermere, Lady Stockton, Sir Harry Nuttall,&#8230;&#8230;&#8230;. e  Miss Doriana  Gray, nipote del festeggiato&#8230;</p>
<p><strong>Londra 15 Giugno 2010 </strong><br />
Magari questo Archibald Sweetney è lo stesso Sellers redivivo. Chi se non lui potrebbe curare per tre mesi i ceppi malati delle rose di Tamerlano e poi venire ricompensato da un Wilde Dandies Party? È proprio in questi trasformismi interiori e simultanei che si vorrebbe—alla faccia dei compagneros de la realidad—assomigliare al reci -divismo multiplo sellerista in nuce che sotto ogni brava uniforme di dandy, più o meno scompaginata, alligna e traligna.</p>
<p><strong>Mercoledì ore 12 Giardini di Handbury. Ventimiglia.</strong><br />
Qui c&#8217;è il fantasma del Corsaro Nero, Signore di Ventimiglia e Conte di Roccabruna. Qui ci sono  le più belle piante fiorite del mondo. L&#8217;inglese sir Thomas Hanbury importatore di tè da Shang &#8211; gay, amico intimo del Generale Yen e di Antonio Sparzani, ed amante del bello e della flora,ha impiantato cinquanta ettari di giardino degradanti au bord de la mer, con una civetteria perfezionista da sballo. Suo fratello,il giovane dandy Daniel Hanbury ha vagato tra fiore e fiore declamando poemetti.  52 giardinieri si occupano solerti di mantenere  lo splendore dei famosi Giardini Hanbury.<br />
Ne parla anche il fantastico anglo-becero  sir Harold Acton nelle sue “Memorie di un Esteta.”  Harold  Acton,è un superdandy illuminato, colto e straordinariamente spiritoso nella conversazione come nei silenzi. Il suo fascino decadente multiplo ha tutte le nove intelligenze scoperte da Mr. Howard Gardner.( psicologo sociologo statunitense ). Il  giardino di Harold sulle colline di Firenze è stato disegnato dall&#8217;architetto Carlo Fontana nel 1700. Otto vasche a rimbalzo di marmo rosato contornate da statue di Veneri, Cereri , Apolli e Cupidi. Sir Harold è un esperto di avori cinesi della prima dinastia Ming, su cui, negli anni 7o-8o ha scritto numerosi testi. Il suo capo giardiniere-  è un musicologo ( italiano ) diplomato a Santa Cecilia.</p>
<p><strong>Washington D.C. sabato 19 ora locale</strong><br />
Mr. Howard Gardner si è fatto togliere dal nome la e, per non essere scambiato per il giardiniere saccente e furbastro che nel 1964,subito dopo l&#8217;assassinio di J,F. Kennedy, ottenne l&#8217;appalto per curare i giardini della Casa Bianca. Aveva creato -dopo vari incesti encausti ed innesti—la famosa rosa “Oswald”, vincitrice del  “Roses and Roses  Pride “di Philadelfia, di cui Jacqueline era la Presidentessa.<br />
Il giardiniere della Casa Bianca è stato archiviato in un fascicolo dell&#8217; Fbi per stalking e mobbing nei confronti dei daffodilli e delle bugmausie.<br />
Ogni anno, alla seconda luna di marzo,  dal faldone secretato nei sotterranei del Federal Bureau, fioriscono e sfioriscono- sconosciuti e soli &#8211; boccioli clandestini della rosa “Oswald”.</p>
<p><object width="325" height="244"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/FcPQ9gww_qc?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param></object></p>
<p>Non c&#8217;è giardino senza dandy, non c&#8217;è dandy senza giardino, non ci sono giardinieri che vanno oltre le siepi a meno che non siano giardinieri-dandy con le nove intelligenze di Mr Gardener.<br />
Dopo i giardini pensili di Babilonia, che come tutti sanno emanavano  237 differenti effluvi profumati, ( riportati nome per nome nelle pergamene apocrife Marduk), oggi l&#8217;etica giardinica -per insolvenza catastale-è puramente virtuale.<br />
Ogni dandy di oggi ha il suo giardino segreto nelle pieghe del  computer e nell&#8217;onda lunga della sua voce attraverso i ripetitori del cellulare.<br />
Attraverso i ripetitori  dei campi eterei, la voce dei dandies di oggi al cellulare ha i cali e le morbidezze delle aiuole rugiadose di primo mattino.<br />
Ha la grattosità delle siepi di alloro nel mezzogiorno e l&#8217;aroma sottile del gelsomino  verso le sette di sera, dopo il tramonto.<br />
Di notte, quando i fiori si sono richiusi ed è più forte il profumo  del tiglio, la voce delicata del dandy sussurra anatemi alla menta piperita e scongiuri  balsamici nei cori di lucciole e nel canto inusuale di cicale insonni.<br />
Nei giardini virtuali dei dandies, dove i calycantus di febbraio sconfiggono la brina col  penetrante aroma sconvolto, ed  i  melograni assopiti  meditano i loro turgori imminenti, le siepi di bosso  a forma di colibrì e di farfalla dettano al dandy le parole assolute dei suoi propositi.<br />
Quando le zigne ed i gerani si fondono nell&#8217;odore corale dell&#8217;erba pestata, il dandy verifica l&#8217;aplomb della sua voce floreale dalle risposte omega del suo interlocutore.<br />
Ed è in quest&#8217;attimo che decide di andare oltre il giardino, di scavalcare l&#8217;odoroso pitosforo di bordura e di saltare con la disinvoltura di una brezza nel reparto sine roses della sua avventura.<br />
 Il dandy Gardener dalle sette intelligenze è un prudente. Ne ha lasciate quattro sotto una pianta ornamentale di limoni. Con il suo giardino in una tasca e l&#8217;astuccio  di tre inteligenze nell&#8217;altra, comincia la sua performance, o meglio, la sua tourneè.</p>
<p><em>Che Chance fosse un performer non poteva venire in mente a nessuno. Come poteva non essere lui uno che non poteva essere che lui e in ogni momento solamente lui?</em></p>
<p>Il dandy che ha saltato la siepe si sistema la sua giacchettina. L&#8217;ha comperata ad un asta vintage-cult : è la giacchettina a fiori di Pinocchio.<br />
Già quando arriva sul terzo marciapiede della seconda via dopo la piazza, lui non è più lui, è appunto un altro. Anche la sua giacchettina è un&#8217; altra.<br />
 Alza gli occhi sulla vetrina, si fa un autocenno interiore di assenso ed entra. La sua voce sta in pole- position per uscire. Poi dice:<br />
“<em>Un biglietto per l&#8217;Avana ,solo andata,turistica,fumatori grazie.”<br />
 “Quando vuol partire”<br />
 “Col primo aereo”<br />
 “ Domani ore 8  per Cuba diretto,Ok?<br />
“ Ok”<br />
“ Contanti o carta di credito?”</em></p>
<p>  Questo è un transformer-performer dandy pivello, un novellino, un apprendista. ( aprenti dandy). Uno sbarbatello. Il dandy transformer navigato non necessita di emettere la voce.<br />
Entra nell&#8217;Agenzia, si fa un cenno interiore d&#8217;assenso e aspetta.<br />
<em>“Un biglietto per l&#8217;Avana,turistica, fumatori,vero signore?” </em>dice subito l&#8217;impiegato.<br />
Ma il performer perfetto, quello veramente perfetto,non ha nessun bisogno di varcare la soglia dell&#8217;Agenzia. Li fuori sul marciapiede,  sosta un attimo davanti alla vetrina, il suo sguardo,la postura dei suoi tendini, la sua voce interiore, fa di lui un business man che tratta fagioli con Cuba.<br />
<em>“ Guarda quel signore in partenza per l&#8217;Avana  e impara! </em>“ dice il passante al suo bambino sul marciapiede di fronte&#8230;&#8230;..</p>
<p>In 10 minuti lui è stanchissimo, ha il jet- lag, il viaggio Roma Cuba sono 13 ore&#8230;.Tira fuori il suo giardino dalla tasca, si siede sulla prima panchina e chiama un amico. Quando  l&#8217; amico, appena sentito il suo nome, esclamerà  “Bentornato! ..e com&#8217;era il viaggio?” il dandy performer accarezzerà sorridendo le foglie leggere dell&#8217; euphorbia officinalis&#8230;<br />
..</p>
<p>Chance e quella stupida frase ad effetto: “La vita è uno stato mentale”, non hanno niente in comune.<br />
Il salto della siepe non è sempre necessario per uscire dai giardini. Ci sono i cancelli, ci sono i prati liberi. I giardini portatili dei dandies. Tascabili. Pocket gardens. Jardins de poche.<br />
Chance non cambia,ne lui ne il suo giardino. Negli ascensori della Casa Bianca lui porta il silenzio lungo dello sboccio di una margherita. Daisy. Per gli altri è una cosa indecifrabile, lo sboccio silenzioso di una margherita. Inquietante..E poichè l&#8217;ignoto fa paura gli si da un nome. Tutto qui.</p>
<p>Non si è venduto la sua ombra Chance. Ha lasciato la sua ombra nel giardino.<br />
(Adelbert von Chamisso giardiniere e curatore sommo dei Giardini Botanici di Berlino nel 1817, tra una begonia ed un tronco di agave mediterranea, depone i suoi primi versi di impostore-poeta che venderà la sua ombra per un myosotis).</p>
<p>“Giardiniere dandy poeta transformer performer grande esperienza cerca  per subito impiego purchè instabile  precario e mal retribuito. Telefonare&#8230;&#8230;”</p>
<p>  <em>Anna Maria Papi  23 settembre 2010 ore 20,30<br />
</em></p>
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