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	<title>piccola editoria &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Collana Adamàs, La vita felice editore</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2024/03/25/collana-adamas-la-vita-felice-editore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Mar 2024 06:42:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[editoria indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[Florinda Fusco]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Ferrara]]></category>
		<category><![CDATA[Heiner Muller]]></category>
		<category><![CDATA[ivan schiavone]]></category>
		<category><![CDATA[La vita felice editore]]></category>
		<category><![CDATA[piccola editoria]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Tommaso Di Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Frungillo]]></category>
		<category><![CDATA[vito bonito]]></category>
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					<description><![CDATA[Risposte di <strong> Vincenzo Frungillo </strong> <br /> Continua la nostra inchiesta sull'editoria indipendente di poesia. Si parla della collana Adamàs.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Continua quella che vorrebbe essere non tanto un&#8217;indagine, ma una ricognizione ragionata e dialogata dell&#8217;editoria indipendente di poesia. Abbiamo iniziato con</em> <a href="https://www.nazioneindiana.com/2024/01/15/le-mancuspie-una-nuova-collana-di-poesia/">Le Mancuspie</a>, <em>una collana di poesia diretta da Antonio Bux per le edizioni Graphe.it. a. i.]</em></p>
<p>La Collana<em> Adamàs</em>, La vita felice editore, è diretta da <strong>Tommaso Di Dio</strong>, <strong>Vincenzo Frungillo</strong>, <strong>Ivan Schiavone</strong>. Nel 2023 sono stati pubblicati i libri di Heiner Muller (settembre), Vito Bonito (maggio), Florinda Fusco (maggio), Franco Ferrara (dicembre), di cui presentiamo degli estratti. Nel 2024, sono usciti in febbraio <em>Cinema di sortilegi</em> di Tommaso Ottonieri e <em>06.010</em> di Sara Davidovics.</p>
<p>Risposte di <strong>Vincenzo Frungillo</strong></p>
<p><em>Come è nata l’idea di questa nuova collana di poesia?</em></p>
<p>La collana Adamàs, diretta da Ivan Schiavone, Tommaso Di Dio, oltre che da me, nasce ufficialmente nel 2023 con i primi tre volumi pubblicati (Vito Bonito, Florinda Fusco e Heiner Müller), ma in realtà l’idea di un nuovo spazio per la poesia contemporanea era nei nostri pensieri già da un po’ di tempo. Dopo la scomparsa dell’editore Francesco Forte e la chiusura della casa editrice Oèdipus, era finita anche la meritoria collana Croma K, diretta da Invan Schiavone, quindi ci siamo ripromessi di continuare il lavoro di Ivan con un’altra casa editrice per non disperdere i progetti già in cantiere ed aggiungervi idee e proposte mie e di Tommaso. <em>La vita felice</em> e l’editore Gerardo Mastrullo ci hanno dato quest’occasione e l’abbiamo accolta con entusiasmo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Che regime di produzione avete? Vi soddisfa quello che riuscite a mettere in opera (numero di titoli all’anno)? </em></p>
<p>Il regime di produzione è piuttosto intenso, in verità. Ci siamo ripromessi di pubblicare nove volumi all’anno con tre titoli in febbraio, tre in maggio e tre in novembre. Direi che siamo soddisfatti anche se la cura dei libri ci impegna abbastanza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Come scegliete i libri che volete pubblicare? Quali sono i criteri che vi guidano? Siete interessato a difendere aree poetiche o correnti specifiche all’interno del panorama contemporaneo?</em></p>
<p>Nella terna di libri pubblicati abbiamo deciso di inserire un/una autore/autrice straniero/a, magari inedito/a in Italia, anche se abbiamo aperto con la ristampa di Heiner Müller, <em>Non scriverai più a mano</em>, tradotto da Anna Maria Carpi, già edito da Scheiwiller, ma non più disponibile; un/a autore/autrice italiano/a del recente passato che reputiamo importante per le nuove generazioni, ma che non ha ancora lo spazio editoriale che meriterebbe, ad esempio, insieme ad Argo edizioni si è avviato un progetto di ripubblicazione delle opere di Franco Ferrara; e infine un/a autore/autrice italiano/a che reputiamo importante per l’attuale panorama poetico nazionale: finora abbiamo pubblicato Vito Bonito, Florinda Fusco, Tommaso Ottonieri, Sara Davidovics. Il fatto che noi tre curatori siamo anche tre autori piuttosto diversi l’uno dall’altro per poetica, oltre che formatici in tre aree geografiche piuttosto diverse (Napoli, Roma, Milano), ci aiuta ad avere una visione piuttosto ampia dell’attuale panorama. Aiuta inoltre la possibilità che ognuno di noi ha di essere a contatto con contesti poetici internazionali: prossime uscite straniere previste provengono da aree linguistiche differenti (portoghese, tedesco, macedone, americano). Non abbiamo una linea o una corrente privilegiata, come dicevo, veniamo da ambiti differenti e cerchiamo di prendere il meglio di ciò ci sta intorno o che ci viene proposto. Abbiamo però stilato un piccolo testo programmatico in cui abbiamo cercato di dire qualcosa sulle nostre intenzioni. Ne riporta una parte qui di seguito:</p>
<p>“La parola [Adamàs] appare in una celebre poesia di Guido Guinizzelli («Com’adamàs del ferro in la minera») e porta con sé l’idea – che facciamo nostra – di una scrittura che non ponga l’alternativa oziosa fra pensiero e poesia, fra conoscenza, filosofia e arti del linguaggio e della scrittura, ma tenti di portare le prime e le seconde ad un punto di fusione che le renda coese e indistinguibili. E insieme duplice e una sola è la stessa parola “adamàs”: possiamo sì tradurla con “diamante”, ma anche con quella di “calamita”, perché si attribuiva a questo minerale il potere sia di risplendere e farsi trasparente e così rilanciare la luce che lo penetrava, sia quello di attrarre a sé per una forza invisibile e stupefacente il metallo ferroso, opaco, denso e pesante. Così pensiamo debba essere la poesia: da un lato deve portare il ricordo degli strati più sepolti di noi e saper trarre alla superficie il rimosso geologico del nostro vivere sul pianeta terra, dall’altro sapere raccogliere intorno alla propria luce una densità metallica e metamorfica di significati e di atmosfere, di visioni e cosmologie che possano sfuggire all’ipocrita semplicità della più trita comunicazione a cui il l’epoca dello spettacolo ci ha condannato e che sempre più sembra pervasiva, anche nelle scritture che si dicono letterarie”.</p>
<p>Non esiste quindi una corrente poetica di appartenenza ma l’attenzione ad autori e autrici autentici e autentiche che sappiano traferire in un libro di poesia quanto auspicato nel nostro manifesto.</p>
<p>*<br />
<img loading="lazy" class="alignnone wp-image-107564 size-medium" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/non-scriverai-piu-a-mano-618782-1-237x300.jpg" alt="" width="237" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/non-scriverai-piu-a-mano-618782-1-237x300.jpg 237w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/non-scriverai-piu-a-mano-618782-1-150x190.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/non-scriverai-piu-a-mano-618782-1-300x380.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/non-scriverai-piu-a-mano-618782-1-331x420.jpg 331w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/non-scriverai-piu-a-mano-618782-1.jpg 631w" sizes="(max-width: 237px) 100vw, 237px" /></p>
<pre style="font-size: 13pt; font-family: Georgia; background-color: white;"><strong>Heiner Müller</strong>
Da<em> Non scriverai più a mano</em>, 2023

Pellicola nera
Il visibile
Si può fotografare
O PARADISO
DELLA CECITA’
Ciò che ancora si ascolta
È conservato 
TAPPATI GLI ORECCHI FIGLIO
I sentimenti
Sono di ieri Pensato
Non viene nulla di nuovo Il mondo
Si sottrae alla descrizione
Tutto l’umano
Diventa estraneo 
                            
                                     1993
*

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<strong>Vito M. Bonito</strong>
Da <em>Acrobeati</em>, 2023



I


è come sui papaveri esausti
le zanzare
un deliquìo di morte
un iperìo senza più porte

una festa di sangui
di cirrose protervie
banalmente impervie

come a volte
quando scendi da le stelle
o mi del cielo
nel sì del mio sfacelo

tra li papavera belle

	oh! perché perché
	allor ti lingui?

oh! perché?
		ti esangui?

[…]

che? non ti piageva
la smisurata tua doglianza?
la buia lontananza?
la bua senza speranza?
il fior che fragile morì
tra gli usignuoli già in ardore?

non è abbastanza
questo papaverico tremore?

cos’è che non sai?
o è perché te ne vai e vai
e vai alfin laggiù
tra i rrasoi
che rrose non furono mai

luce morte dondolio
oh sine fine addio

beate rrime addio beate
mai state mai neppure nate

voi
spente lampadine
io fervente
senza mutandine


II


ergo la vita è un vuoto esergo
non scritto
		io porto il cimiero in segno di castità
		li nervi bianchissimi dei denti

io mi dentificavo ogni mese
poi mi cariavo
il cimiero non me lo sono tolto
nemmeno da morto

abbiamo tutti paura come i fioretti nel notturno
gelo solo che noi in noi chiudiamo lo sfacelo
ci fanno male gli arti le pupille l’infinita
solitudine prostatica

siamo solo un dolore impertinente
un reuma un’unghia che non cade tra le rrose
						o dove o niente


*
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<strong>Florinda Fusco</strong>
Da <em>Materia osservabile</em>, 2023

1.
Leggera fluttuazione sulla gonna. La maglia fuxia. La chewing gum si gonfia tra le labbra. Piccola 
croce tatuata sulla spalla. Guarda in alto adesso. Verso nord-est. Sembrerebbe un nulla. Ma: una
leggera fluttuazione ha generato un’espansione che ha prodotto materia e ordine: galassie, stelle, 
pianeti.

2.

Ecco la lista delle cose presenti: 
diario, borsetta, cappello a falda ampia, smalto, pillole
Errato: sono cose del passato, di un miliardesimo di secondo fa, il tempo che la luce emessa 
dalle cose impiega a raggiungere gli occhi
Ecco la lista delle cose presenti: 
la luce

*

</pre>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-107578 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/lettere-a-natasha-618820-236x300.jpg" alt="" width="236" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/lettere-a-natasha-618820-236x300.jpg 236w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/lettere-a-natasha-618820-150x191.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/lettere-a-natasha-618820-300x382.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/lettere-a-natasha-618820-330x420.jpg 330w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/03/lettere-a-natasha-618820.jpg 628w" sizes="(max-width: 236px) 100vw, 236px" /></p>
<p><strong>Franco Ferrara</strong></p>
<p>Da <em>Lettere a Natasha</em>, 2024</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[…]</p>
<p>il silenzio</p>
<p>ma l’audacia che pongo con questa parola</p>
<p>è (anche) annientamento dalla devastazione</p>
<p>del tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Perché non parli?</p>
<p>dovrebbe allora disorientarmi la solare incautela</p>
<p>cui affido la mia tendenza di essere?)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Ricordi? lo abbiamo detto:</p>
<p><em>«la gioia è infinitamente ricca, dà, getta via; </em></p>
<p><em>la gioia è più assetata, più vigorosa, </em></p>
<p><em>più affamata, più terribile, più estrema </em></p>
<p><em>                                        di ogni dolore&#8230; </em></p>
<p><em>implora perché qualcuno prenda; vorrebbe </em></p>
<p><em>                                                  essere odiata </em></p>
<p><em>tanto è ricca la gioia </em></p>
<p><em>                    che è assetata anche di dolore!»</em>)</p>
<p>Per questo, vedi?</p>
<p>sento di trarre nutrimento</p>
<p>anche da questa eccezione al silenzio</p>
<p>che ti offro come una focaccia</p>
<p>di datteri e d’orzo;</p>
<p>(e anche per questo</p>
<p>sento che non posso esimermi dal porre la mano</p>
<p>nella stimma di questa luce).</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Editori da 1000 copie</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2021/01/01/editori-da-1000-copie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jan 2021 06:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Gaetano Colonnese]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni turi]]></category>
		<category><![CDATA[piccola editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Romano A. Fiocchi]]></category>
		<category><![CDATA[TerraRossa]]></category>
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					<description><![CDATA[di Romano A. Fiocchi Il 26 novembre scorso è apparso in rete un bellissimo e malinconico post di Giovanni Turi dal titolo Convivere con la paura del fallimento. Ovvero la responsabilità di pubblicare un’opera letteraria. Turi è un ex editor che ha fondato una casa editrice coraggiosa. Si chiama TerraRossa Edizioni. TerraRossa pubblica romanzi di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial Unicode MS, sans-serif;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-87652" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/logo-terrarossa2.jpg" alt="" width="364" height="364" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/logo-terrarossa2.jpg 1181w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/logo-terrarossa2-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/logo-terrarossa2-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/logo-terrarossa2-768x768.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/logo-terrarossa2-1024x1024.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/logo-terrarossa2-144x144.jpg 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/logo-terrarossa2-250x250.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/logo-terrarossa2-200x200.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/logo-terrarossa2-160x160.jpg 160w" sizes="(max-width: 364px) 100vw, 364px" />di <strong>Romano A. Fiocchi</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial Unicode MS, sans-serif;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Il 26 novembre scorso è apparso in rete un bellissimo e malinconico </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">post</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> di Giovanni Turi dal titolo </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>Convivere con la paura del fallimento. Ovvero la responsabilità di pubblicare un’opera letteraria</i></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">. Turi è un ex editor che ha fondato una casa editrice coraggiosa. Si chiama </span></span><span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://www.terrarossaedizioni.it/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">TerraRossa Edizioni</span></a></u></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">. TerraRossa pubblica romanzi di autori italiani con l’obiettivo di proporre testi che non siano mero intrattenimento ma che lascino il segno, che cerchino un loro spazio, che ambiscano – come scrive nel post – “ad allargare fosse anche solo di un millimetro l’orizzonte della letteratura”. E TerraRossa, da lettore posso garantirlo, fa Letteratura. Lo fa con penne di alto livello, quali Ezio Sinigaglia e Cristò, puntando poi su nomi nuovi o poco conosciuti che in primo luogo sanno cosa sia la scrittura e l’invenzione narrativa.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #000000;">Post bellissimo, dicevo, per la descrizione del suo sogno di editore, dei suoi affanni, della sua ricerca, delle sue paure, prima fra tutte quella che il proprio lavoro, ossia l’opera messa sul mercato, finisca prematuramente dimenticata.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;">Quando accade – scrive Turi – a bruciare non è solo il danno economico e il monito degli scatoloni accatastati in magazzino, ma è anche l’impressione che in realtà quel libro non abbia mai avuto modo di essere valutato: i giornalisti ne ricevono troppi e ne leggono talvolta meno di quanti sono tenuti a recensire per restituire un favore o per non esser da meno dei colleghi di altre testate che hanno già scritto di qualche ‘opera di tendenza’; i librai sono costretti a star dietro alle proposte dei distributori, alla burocrazia dei resi e all’impersonale concorrenza degli store online; il pubblico sta perdendo la voglia di cercare qualcosa di diverso, di farsi spiazzare dalle novità editoriali, né si fida più di chi parla di caso-editoriale, opera-imperdibile, libro-necessario, scrittura-originale, capolavoro – definizioni che tutti abbiamo contribuito a svuotare di significato”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #000000;">Alla complessità di un mondo editoriale in continua evoluzione, dove i colossi si contendono il mercato lasciando ai piccoli soltanto le briciole, si è dunque aggiunto l’aggravio di quello che Turi chiama “questo anno assurdo”. Nonostante il mare in tempesta, l’editore di TerraRossa non ha fermato la sua programmazione e ha fatto uscire due romanzi: </span><span style="color: #000000;"><i>La casa delle madri</i></span><span style="color: #000000;"> di Daniele Petruccioli e </span><span style="color: #000000;"><i>Binari</i></span><span style="color: #000000;"> di Monica Pezzella. Un azzardo? Un gesto di ribellione verso il destino? Un atto di caparbietà, motivato dal proprio ideale? Con la malinconia di cui dicevo più sopra, ma anche con signorilità, Turi si giustifica:</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;">Non posso prevedere quanto l’emergenza in corso, l’assenza delle fiere editoriali e dei cicli di presentazioni influenzeranno le vendite; non so quanto le pressioni dei grandi gruppi editoriali, che sono ancora più esposti alla crisi, condizioneranno l’operato dei librai e le scelte della stampa; non so quanti lettori raggiungerà questo post e quanti crederanno che valga la pena dare un’opportunità a questi due romanzi e ai loro autori; non do per scontato che chi li leggerà proverà la stessa emozione che hanno suscitato in me. Se non altro, mi resta però il privilegio di guardare con orgoglio anche questi nuovi titoli del catalogo TerraRossa e ho imparato che con le paure tocca purtroppo conviverci, senza dargliela vinta, senza smettere di fare del proprio meglio, finché se ne ha la forza”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; color: #000000;">Sento, tra le righe, le stesse parole scritte da Gaetano Colonnese, l’editore e libraio napoletano prematuramente scomparso nella primavera del 2004. Colonnese citava Gobetti, Formìggini, Ricciardi, Scheiwiller. Piccoli editori, diceva, che si sono sforzati di mantenere vivi i migliori aspetti della tradizione editoriale, la qualità e gli aspetti artigianali soprattutto. Alcuni di loro per le loro idee hanno dato la vita, come Piero Gobetti, perseguitato dagli squadristi del regime, o Angelo Fortunato Formìggini, suicidatosi dopo la schiacciante oppressione delle leggi razziali. Colonnese li chiamava <i>editori di mille copie</i> (ed era sottinteso che nell’elenco includesse se stesso):</span></p>
<p><span style="color: #000000;">“<span style="font-family: Arial Unicode MS, sans-serif;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Editori di mille copie, che hanno indicato nuovi campi di indagine e nuovi sentieri culturali. Editori che intendevano la tipografia come architettura: un alternarsi di pieni e di vuoti, un gioco di proporzioni dove basta un nulla, qualche millimetro più su o più giù, un carattere più piccolo o più grande, per rovinare l’armonia della pagina stampata. La società della globalizzazione appiattisce tutto, anche i libri. Esistono, per fortuna ancora oggi, dagli Appennini alle Ande, editori grandi e piccini di notevole progettualità culturale e senso estetico. Al contrario dei colossi, preoccupati soprattutto a confezionare scoop e best-seller, immessi sul mercato con estrema prepotenza, che sottraggono spazio ad altri libri che i lettori vorrebbero e farebbero bene a leggere. Tutto questo mette in pericolo non solo la cultura, ma anche la democrazia”.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Arial Unicode MS', sans-serif; color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Questo, Gaetano Colonnese. Per chi volesse leggere per intero il post originale di Giovanni Turi, </span><u><a style="color: #000000;" href="https://giovannituri.wordpress.com/2020/11/26/convivere-con-la-paura-del-fallimento/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">qui il collegamento</span></a></u><span style="font-family: Times New Roman, serif;">.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>IL 17 MARZO SU www.isbf.it</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/03/17/il-17-marzo-su-www-isbf-it/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 06:30:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[internet slowbookfarm]]></category>
		<category><![CDATA[isbf]]></category>
		<category><![CDATA[libreria online]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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		<category><![CDATA[piccola editoria]]></category>
		<category><![CDATA[prodenonelegge-dedalus]]></category>
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					<description><![CDATA[AL VIA IL PRIMO FARM MARKET EDITORIALE ITALIANO Dopo il primo mese di navigazione, forti del gemellaggio con le Classifiche di qualità di “Pordenonelegge – Dedalus”, Isbf – Internet Slowbookfarm continua la sua evoluzione. Nelle prime due settimane la nostra libreria online ha ricevuto lusinghiere segnalazioni dalla stampa nazionale e non, oltre a visitatori da [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>AL VIA IL PRIMO FARM MARKET EDITORIALE ITALIANO</strong></p>
<p>Dopo il primo mese di navigazione, forti del gemellaggio con le Classifiche di qualità di “Pordenonelegge – Dedalus”, <a href="http://www.isbf.it"><strong>Isbf – Internet Slowbookfarm</strong> </a>continua la sua evoluzione.<br />
Nelle prime due settimane la nostra libreria online ha ricevuto lusinghiere segnalazioni dalla stampa nazionale e non, oltre a visitatori da tutto il web, rientrando <strong>tra i siti italiani più visitati al mondo </strong>(Fonte: Serversiders) con più di 500 utenti registrati nella prima settimana e picchi di 3000 visite al giorno.<br />
Un mese dopo il varo, <strong>Isbf</strong> lancia adesso il cuore del suo progetto, che ne rappresenta anche l’aspetto più originale: il <strong>Farm market della piccola e media editoria di proposta e di ricerca</strong>, «un altro mercato possibile per il mondo librario italiano».</p>
<p><strong>Isbf</strong> ha selezionato una rosa di editori con cui ha stabilito un rapporto commerciale mutuato sul modello dei <em>farm market</em> di prodotti biologici e delle economie di rete, che salta le dispersioni e le distorsioni della GDO (Grande Distribuzione Organizzata). <strong>All’interno del </strong><strong>Farm market </strong>sono stati ammessi solo quegli editori medi e piccoli che non accettano di pubblicare libri di narrativa a pagamento.</p>
<p>Per scoprire la lista completa dei 15 editori dovrete aspettare mercoledì 17 marzo: tra gli altri saranno presenti editori affermati come <strong>Marcos y Marcos, Il Saggiatore</strong> e<strong> minimum fax</strong>, ma anche realtà emergenti come <strong>Nutrimenti</strong> o <strong>Zandonai</strong>. </p>
<p>Il rapporto paritario con i piccoli e medi editori farà di <strong>Isbf</strong> molto più che un semplice e-store: sarà <strong>un vero e proprio polo di informazione</strong> sulle novità librarie italiane di qualità, attraverso file pdf con assaggi dei libri, interviste esclusive agli autori, notizie e resoconti di presentazioni presso librerie ecc. <strong>Isbf coniugherà dinamicamente il negozio e il caffè letterario, il blog e la rivista, il club letterario e la libreria di fiducia.</p>
<p align="justify">Quartier generale dell’aspetto webmagazine di Internet Slowbookfarm sarà il blog </p>
<p></strong><strong><a href="http://www.slowbookfarm.wordpress.com">www.slowbookfarm.wordpress.com </a></strong></p>
<p>che il giorno dell’inaugurazione ospiterà un intervento di <strong>Andrea Cortellessa</strong>, chiamato a curare e firmare <strong>la prima vetrina del Farm market</strong>. Le vetrine d’autore si avvicenderanno ogni settimana, proponendo percorsi ragionati tra i libri presenti nel nostro catalogo e le novità delle case editrici che ne fanno parte.</p>
<p>La rosa dei 15 editori verrà mano a mano ampliata con le realtà editoriali indipendenti più interessanti della penisola, in attesa di ulteriori, sorprendenti sviluppi anche sul versante delle etichette musicali di ricerca&#8230;</p>
<p><strong>Per ulteriori informazioni</strong>:<br />
Ufficio stampa Isbf – Internet Slowbookfarm<br />
ufficiostampa@isbf.it	tel. 0585 091592 	fax.  0585 091215</p>
<p>Dario Rossi<br />
drossi@isbf.it</p>
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