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	<title>pierluigi bersani &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Proviamo a ballare insieme quest&#8217;ultimo valzer</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 09:16:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Helena Janeczek Tanto volle sopravvivere che poi morì. Tanto vollero sopravvivere che poi morirono. Lo dico con rabbia perché la cosa che più mi sento stamane è incazzata. Mi pare bene, però, potenzialmente. Mi pare bene che si sia rotta la coltre del Non-Ci-Sono-Alternative, di rassegnazione al meno peggio. Ieri sono successe due cose, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek </strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/155656_380316105416027_283415049_n.png"><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-45429" alt="155656_380316105416027_283415049_n" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/155656_380316105416027_283415049_n-300x230.png" width="300" height="230" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/155656_380316105416027_283415049_n-300x230.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/155656_380316105416027_283415049_n.png 624w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Tanto volle sopravvivere che poi morì. Tanto vollero sopravvivere che poi morirono.<br />
Lo dico con rabbia perché la cosa che più mi sento stamane è incazzata. Mi pare bene, però, potenzialmente. Mi pare bene che si sia rotta la coltre del Non-Ci-Sono-Alternative, di rassegnazione al meno peggio. Ieri sono successe due cose, in rapida e ineluttabile sequenza.<span id="more-45428"></span><br />
Grillo ha candidato Stefano Rodotà, dopo cazzate presumibilmente tattiche come la scelta della Gabanelli (la Gabanelli?). Ha fatto politica, ha fatto scacco matto. Molto probabile che fosse consapevolissimo che così otteneva l’obiettivo più facile da raggiungere: portare il Pd al suicidio. Ci è riuscito, complimenti. Con una sola mossa potrà guadagnare un sacco di voti e fare ciò che più gli piace negli anni a venire: l’opposizione eterna e sterile a Berlusconi, megafonato, oltre che da se stesso, dai suoi amici sempre molto costruttivi e per nulla interessati alla sopravvivenza personale nella politica-spettacolo: tipo Travaglio e Santoro. Questi pseudo-messianici nichilisti il mio consenso se lo possono scordare sine die anche per questo.<br />
Ma ieri è successa (sarebbe successa?) anche una cosa bella. Il nome di Rodotà ha abbattuto il clima da devastante e demenziale guerra civile che si è preparato (ed è stato fomentato) dopo le elezioni.<br />
C’è stato un riconoscersi di una schiacciante maggioranza che ha abbracciato dalle migliori firme che scrivono su Repubblica (Barbara Spinelli, Salvatore Settis p.e) al Manifesto e oltre. E soprattutto cittadini che – giustamente- se ne fregano che stavolta la cosa giusta l’abbiano fatta Grillo e il Movimento.<br />
Oggi però hanno voglia di ripetere: visto! Ve l’avevamo detto! Pd e Pdl stessa cosa! Anzi Pd uguale all’altro meno elle!<br />
Forse la seconda frase-slogan è più tristemente vera della prima. Il Pd ha dimostrato un servilismo nei confronti di Berlusconi senza limite. Il Pd purtroppo ha anche dimostrato che in termini di “Kasta” sta messo peggio del Pdl. Ha dimostrato che l’unica tradizione unificante delle sue correnti ex-Pci e ex-Dc è il dna della nomenclatura di partito, del burocratismo, dei papaveri e mandarini.<br />
Se l’unico a essere emerso da questo sistema autoreferenziale di morti viventi è Matteo Renzi, temo che la ragione stia principalmente nel fatto che è sfuggito di controllo; perché è partito da una strada meno vigilata, quella dell’amministrazione locale. Poi, certo, con le sue idee politico-economiche è più facile trovare appoggi importanti che con quelle che si collocano più a sinistra.<br />
Ieri mi si è anche sciolto un dubbio che mi portavo appresso sin dalle primarie alle quali non ho partecipato proprio per via di quel sentimento schizofrenico. Pensavo che solo Renzi potesse salvare il Pd dall’entropia; ma mi pareva insensato votare per un segretario che non avrei votato come candidato premier. Come molti, pensavo che Bersani mi fosse politicamente, persino “antropologicamente”, più vicino; però mi facevo troppo poche illusioni che potesse avere la forza di far svoltare il partito per sentirmela di dargli la preferenza.<br />
Oggi penso di aver fatto male. Penso che avrei dovuto andare a votare Renzi. Penso che, in effetti, la questione del rinnovamento o della rottamazione, venisse <em>prima</em> di ogni altra; perché per il Pd la cosa che veniva <em>prima</em> era la sopravvivenza di sé stesso, un obiettivo del tutto pre- o antipolitico. La patetica (eufemismo) perorazione di Stefano Fassina per Marini di ieri sera lo dimostra a sufficienza.<br />
Non sono addentro alle questioni del partito e non voglio esserlo. <em>L’Unità</em> diretta da Concita de Gregorio mi aveva affidato una piccola rubrica settimanale nelle pagine di politica che <em>l’Unità</em> diretta dal fedele Claudio Sardo poi mi ha tolto. Pensavo fosse il mio compito di cosiddetta intellettuale indipendente fare le pulci al Pd o come diceva Franco Fortini, l’ospite ingrato. Il primo pezzetto non pubblicato aveva il titolo di lavoro Pd-Pasok. Sembrerebbe andata anche peggio.<br />
Non so se dico una cosa davvero sostenibile se affermo che mi pare di capire che persone come<a href="http://laricreazionenonaspetta.comunita.unita.it/"> Mila Spicola</a>, di Palermo, o <a href="http://laricreazionenonaspetta.comunita.unita.it/">Francesco Nicodemo</a> da Napoli, persone che non conosco personalmente ma che mi sembrano intelligenti, colte, agite da passione politica trasparente, stanno con Renzi non tanto per totale appoggio alla linea politico-economica, ma perché il Pd in quelle latitudini fa particolarmente cacare (meridionalismo dovuto!). La stessa cosa vale anche per le regioni “rosse”, per l’erosione dei voti verso l’M5S da quelle parti. Perché il problema non è solo D’Alema e Enrico Letta, ma anche i tanti amministratori protetti e selezionati dall’apparato che non fanno altro che amministrare (sempre peggio) il loro potere o poterino e non ci pensano minimamente a mollare l’osso.<br />
Dico ancora una cosa piuttosto a naso, ma non mi pare del tutto fortuito che le risorse umane migliori del Pd che io conosca si trovano a Nord, nelle regioni dove non ha avuto per un ventennio poco o pochissimo potere (quello che ha avuto, però, è simboleggiato dal nome di Penati). La punta emersa di quell’iceberg si chiama <a href="http://www.ciwati.it/">Pippo Civati</a>. Lo seguo grosso modo da tre anni, lui sì lo voterei perché mi ritrovo quanto basta (e avanza) in quel che scrive, dice, propone politicamente. Però che fatica boia ha dovuto fare perché almeno quelli che si interessano di politica potessero scoprirne l’esistenza. Giusto adesso gli hanno consentito di uscire un attimo fuori dall’armadio perché serviva qualcuno che potesse far passare credibilmente il tentativo di colloquio con l’M5S. Non c’è forza politica che più del Pd si sia dimostrato un Saturno che strozza i propri figli.<br />
Ma finché ci sono persone come lui e molte altre, a tutti i livelli, finché c’è soprattutto un noi di cittadini che non riesce a farsi piacere un movimento guidato (come abbiamo abbondantemente visto) in modo ultra-autoritario, dove il criterio di selezione per dare le cariche più importanti (leggi Crimi e Lombardi) pare quello della fedeltà del perfetto idiota, preferirei che non ci ammaccassimo, non ci avvilissimo, non ci rassegnassimo a far vuotare al Pd il calice del suo triste destino, con o senza un vaffanculo tornato comune patrimonio del popolo italiano.<br />
Vorrei che ora, proprio adesso, in queste ore, cercassimo di riprendercelo perché sono altri che se ne sono appropriati contando sulla nostra mestissima pazienza infinita, sul nostro senso-di-responsabilità portato sino ai limiti del masochismo.<br />
Le identità politiche fatte di contenuti, programmi, visioni dell’economia e della politica, le dovremo definire e costruire, certo. Ma dopo. Fare battaglie condivise anche con coloro con i quali già sappiamo che da domani avremo poco da spartire non è politica al ribasso. È politica e basta.<br />
Oggi c’è bisogno di stare uniti, tirare fuori un po’ di voglia di lottare. Nel nome di un candidato alla Presidenza della Repubblica che batte in levare: come un valzer.</p>
<p>Per chi volessse firmarla (male non può fare anche se non basta) c&#8217;è <a href="http://www.change.org/petitions/appello-a-bersani-votate-stefano-rodot%C3%A0?utm_campaign=autopublish&amp;utm_medium=facebook&amp;utm_source=share_petition">questa</a> petizione.</p>
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		<title>Voci dall&#8217;oltrepolitica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Feb 2013 13:14:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[http://www.youtube.com/watch?v=MXYK7VT6Umk (Michele Monina ha pubblicato oggi, su El Pais, un articolo che qui ripropongo nella versione italiana. Un grazie all&#8217;autore. G.B.) di Michele Monina Alla fine l&#8217;ondata nuova, il tanto temuto (da alcuni) Tsunami ha travolto la politica italiana. O meglio, come uno tsunami che si rispetti, ha cominciato a travolgerla, e nelle prossime settimane, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>http://www.youtube.com/watch?v=MXYK7VT6Umk</p>
<p>(<em>Michele Monina ha pubblicato oggi, su</em> <strong>El Pais</strong>, <em><a href="http://internacional.elpais.com/internacional/2013/02/25/actualidad/1361819960_639621.html">un articolo</a> che qui ripropongo nella versione italiana. Un grazie all&#8217;autore. G.B.</em>)</p>
<p>di <strong>Michele Monina</strong></p>
<p>Alla fine l&#8217;ondata nuova, il tanto temuto (da alcuni) <em>Tsunami</em> ha travolto la politica italiana. O meglio, come uno <em>tsunami</em> che si rispetti, ha cominciato a travolgerla, e nelle prossime settimane, finirà di compiere la sua implacabile opera. Se questa tornata elettorale ha detto qualcosa di concreto è la vittoria del MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo. E già il chiamarlo così, il movimento di Beppe Grillo, suona decisamente ingeneroso nei confronti dei tanti, tantissimi attivisti che lo animano, e dei milioni di elettori che hanno deciso di dare un segnale molto deciso alla classe politica italiana.</p>
<p>In realtà, questa tornata elettorale di cose ne ha dette anche altre, altrettanto decise. Ha detto che la nostra classe politica, invece di cogliere segnali di malcontento tanto evidenti, non ha saputo fare di meglio che dar vita a quella che verrà ricordata come la più brutta campagna elettorale dalla nascita della Repubblica. Una campagna elettorale che non si è svolta tra la gente, fisicamente, ma in televisione, e dove i programmi elettorali sono stati sostituiti dagli insulti, o da trovate di marketing al limite dell&#8217;imbarazzo. Bersani che imita il suo imitatore, finendo per parlare più che altro di giaguari da smacchiare, Monti che si ritrova a bere birra e accarezzare cuccioli di cane in televisione per sembrare più umano di quanto non sia, Berlusconi che gioca l&#8217;ultima carta da imbonitore, smentito dal Governo Svizzero rispetto alla possibilità di un accordo che avrebbe dovuto coprire la restituzione dell&#8217;Imu, Giannino che, da noto notista economico, si scopre ciarlatano <i>cum laude</i>, e nel mentre, loro, i cosiddetti grillini lì, a riempire le piazze, a muoversi, atti a cambiare le cose. Che il MoVimento 5 Stelle non fosse una sciocchezza, ma la vera incarnazione italiana di una voglia di cambiamento, loro, i partiti tradizionali, l&#8217;hanno capito alla fine, troppo tardi, e l&#8217;ultimo giorno di campagna elettorale ne è la prova provata. Bersani a parlare a qualche centinaio di militanti in teatro, Berlusconi colpito da improvvisa e salvifica congiuntivite e loro, con Grillo, a riempire la roccaforte della sinistra e dei sindacati, Piazza San Giovanni a Roma.</p>
<p>Parlare di Rivoluzione, in Italia, è sempre difficile. Non ne abbiamo mai fatte, noi, di rivoluzioni. E quando qualcuno ha protestato, levato la testa, è sempre stato per mimesi con le altre nazioni europei, mai per spinta interna. Anche recentemente, niente <i>Indignados</i>, qui, niente <i>Occupy</i>. Stavolta sembra che qualcosa possa essere cambiata.</p>
<p>Preso atto che un quarto degli italiani aventi diritto di voto non ha esercitato questa funzione, grande segno di scontento, quel quarto dei votanti che ha scelto questa nuova forza politica, partita dal basso, autofinanziatasi e libera da parentele e coalizioni, è il vero dato importante, anche più del ritorno, fatuo, del Cavaliere. Con questi numeri anche solo pensare a un voto di protesta è ingenuo quanto supponente.</p>
<p>Chi oggi dichiara di aver vinto, che sia il Pd, alla Camera, o il PDL al Senato, sa in realtà di aver racimolato molti meno voti che in precedenza. Per quel che riguarda Monti, beh, è scomparso all&#8217;orizzonte, probabilmente con il suo nuovo amico, il cane Empatia. Hanno perso tutti quanti. Chi era inseguito e chi inseguiva.</p>
<p>Chi dice il contrario mente, sapendo di mentire.</p>
<p>Chiaro, ora potrebbe regnare il caos, ma tant&#8217;è, sono inconvenienti di una fase di transizione. Probabilmente si dovrà tornare a votare entro l&#8217;anno, ma, si spera, con facce diverse da quelle che ci hanno accompagnato negli ultimi vent&#8217;anni. Da uomo di sinistra, poi, mi auguro che da questa parte si smetta di guardare con supponenza e superiorità un movimento che quantomeno ha regalato un&#8217;idea di futuro una generazione fantasma. Basta parlare di populismo, citare Gramsci a sproposito per dimostrare che Grillo è il nuovo Mussolini. Siamo nel 2013 e certi paragoni offendono il presente e anche la memoria.</p>
<p>La sinistra torni a guardare alle piazze, invece che ai palazzi e ai giaguari. Berlusconi, invece, è auspicabile cominci a godersi la sua vecchiaia. Noi, sicuramente, ce la godremmo fino in fondo.</p>
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		<title>Una cosa di sinistra (che non arriva mai)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 13:07:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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					<description><![CDATA[di Helena Janeczek Sabato in piazza San Giovanni, Matteo Renzi è stato non molto gentilmente invitato a “dire qualcosa di sinistra”. Per chi fosse troppo giovane per ricordarlo, la frase risale a Nanni Moretti che sbottava vedendo D’Alema a “Porta e Porta”. Sono passati 15 anni. Ma nel partito democratico l’unica novità pare che sia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p>Sabato in piazza San Giovanni, Matteo Renzi è stato non molto gentilmente invitato a “dire qualcosa di sinistra”. Per chi fosse troppo giovane per ricordarlo, la frase risale a Nanni Moretti che sbottava vedendo D’Alema a “Porta e Porta”. Sono passati 15 anni. Ma nel partito democratico l’unica novità pare che sia diventata applicabile anche al sindaco di Firenze. Sembra, soprattutto, che l’unica alternativa sia quella tra il “vecchio” e il “nuovo”. Poi, una volta compiuta la libera scelta tra Bersani e Renzi, non si vorrà pure pretendere che dicano o facciano qualcosa di sinistra. Il primo mira all’alleanza con l’Udc, porto franco dei topi che fuggono dal Pdl. Il secondo, secondo Michele Serra, sarebbe il nostro Blair giunto con vent’anni di ritardo, ma meglio tardi che mai. Tony Blair, oggi? In tutto il mondo si espandono movimenti che criticano le ricadute del neoliberismo.<span id="more-40652"></span> Persino nella Germania di Angela Merkel, la Spd ha elaborato un programma in materia economico-finanziaria decisamente di sinistra. E qui da noi &#8211; cosa che indicano con evidenza il voto delle comunali e i referendum &#8211; le cose di sinistra non le sta chiedendo solo Nanni Moretti o quelli che tengono alla propria identità politica per ragioni di sentimento o coerenza. Le sta chiedendo chiunque abbia capito – spesso letteralmente a proprie spese e sulla propria pelle – che Berlusconi è stato solo l’esemplare sommo dell’1% che ha eroso a proprio vantaggio le condizioni di vita del restante 99%, così come l’edilizia selvaggia ha eroso il suolo preparando il disastro ambientale. Per questo, l’alternativa tra il “nuovo” e il “vecchio” è un tale cul-de-sac da parere quasi partorita dalla mente strategica di Massimo d’Alema. “Noi non dobbiamo reagire, ma rassicurare”, gli faceva il verso Nanni Moretti. Ormai ci crede solo la leadership, sia nuova che vecchia.</p>
<p><em>pubblicato su</em> L&#8217;Unità, <em>8 novembre 2011.</em></p>
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		<title>per una retorica in maniche di camicia [il sogno di Pierluigi B.]</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 13:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[chiara valerio]]></category>
		<category><![CDATA[momentaneamente]]></category>
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		<category><![CDATA[pierluigi bersani]]></category>
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					<description><![CDATA[di Stefano Petrocchi In varie trasmissioni televisive dell’ultimo periodo, abbiamo sentito Pier Luigi Bersani condensare il suo ben noto stile asciutto in una serie di espressioni fortemente cristallizzate, che tutti intendono. Se alcune di queste frasi mostrano un contenuto politico evidente (cito dall’intervista a Che tempo che fa: “se restiamo a pettinare le bambole, veniamo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/top_prehome.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/top_prehome.jpg" alt="" title="top_prehome" width="222" height="303" class="alignleft size-full wp-image-37223" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/top_prehome.jpg 222w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/top_prehome-219x300.jpg 219w" sizes="(max-width: 222px) 100vw, 222px" /></a></p>
<p>di <strong>Stefano Petrocchi</strong></p>
<p>In varie trasmissioni televisive dell’ultimo periodo, abbiamo sentito Pier Luigi Bersani condensare il suo ben noto stile asciutto in una serie di espressioni fortemente cristallizzate, che tutti intendono. Se alcune di queste frasi mostrano un contenuto politico evidente (cito dall’intervista a <em>Che tempo che fa</em>: “se restiamo a pettinare le bambole, veniamo meno a un compito storico” e “dobbiamo fare una cosa come si deve”; leggi: bisogna cercare nuove alleanze in grado di farci vincere, ma non possiamo più fare pasticci come l’altra volta con l’Unione), altre sono più difficili da decifrare, per esempio: “quando piove, piove per tutti”.<br />
<span id="more-37222"></span><br />
Non è davvero il caso di stupirsi se il segretario del PD, come il poeta ottocentesco Giuseppe Giusti, indugia in una retorica in maniche di camicia – del resto è proprio così, con le maniche arrotolate, che lo abbiamo visto sui manifesti della campagna d’autunno. L’estrema concisione di certi suoi modi di dire rende bene l’idea di una comunicazione che va per le spicce, orientata più all’azione che alla mera analisi (le chiacchiere stanno a zero, si direbbe con un’altra frase fatta). Tuttavia vale la pena soffermarsi su quanto Bersani ha proclamato a settembre nel discorso di Torino e ha poi ribadito dopo la manifestazione della Fiom: il PD è “un partito di governo momentaneamente all’opposizione”. </p>
<p>Non è una dichiarazione sorprendente per il capo di un movimento politico che nella storia repubblicana è stato per più di quarant’anni all’opposizione (come PCI) e ha passato sui banchi della minoranza gran parte del ventennio successivo (come PDS, DS, PD)? Eppure Bersani sembra maneggiare l’avverbio “momentaneamente” con lo stesso slancio ottimistico del protagonista di un film di Frank Capra. In passato, altri leader dell’opposizione hanno descritto difficoltà contingenti scegliendo metafore che grondano sforzo e malumore: Rutelli ha mangiato pane e cicoria pur di assicurare l’unità del PD, Casini ha iniziato una lunga, e non ancora conclusa, traversata del deserto. Quella paroletta, “momentaneamente”, produce al contrario un effetto analgesico, lasciando intendere che le condizioni che impediscono al Partito Democratico di guidare il paese saranno rimosse – come dice la pubblicità – “in un moment”. </p>
<p>In attesa di capire quale strategia vincente verrà elaborata nella stagione (passeggera?) che separa il PD dalla sua riscossa politica, ognuno potrebbe cospargere lo stesso balsamo linguistico sulle proprie ferite esistenziali. Basterà dirsi, a seconda dei casi, sono un uomo ricco momentaneamente in bolletta. Oppure, sono un essere umano circondato di amore e di cure temporaneamente solo come un cane; sono un atleta in perfetta forma fisica transitoriamente sovrappeso; sono uno scrittore da Nobel per ora senza lo straccio di un editore e così via, modulando a piacimento all’interno della frase i connettivi grammaticali tra ciò che vorremmo essere e ciò che invece siamo. </p>
<p>(Con l’animo corroborato da questo esercizio spirituale, la scorsa notte mi sono addormentato nel sonno dei giusti. E ho sognato. C’era Pier Luigi Bersani che stava tranquillamente passeggiando nei pressi della sede del PD, quando la sua attenzione veniva richiamata da una piccola folla con il naso all’insù. Ecco che il segretario, masticando il toscano, dice ai suoi: “Ragazzi, c’è da dare una mano a quel poveraccio, ché se si butta ci piove in testa a tutti, ci piove”. E senza pensarci due volte si fa dare il megafono da un pompiere per parlare direttamente con l’uomo che ha deciso di farla finita: “Ragazzo, ’scolta, i giorni migliori arriveranno, ma ti tocca rimboccare le maniche. Dai, non sei mica messo così male. Te forse non lo sai, ma te sei un uomo felice momentaneamente sull’orlo del suici…”. E niente, mi sono svegliato prima della fine del sogno.)</p>
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		<title>carta st[r]amp[al]ata n.8</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 09:50:37 +0000</pubDate>
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<p>di <strong>Fabrizio Tonello</strong></p>
<p><em>Il Giornale </em>di lunedì 15 marzo, riferendo in una corrispondenza da Parigi sul risultato delle elezioni regionali, scrive: “In vista delle presidenziali del 2012, Sarkozy deve insomma darsi molto da fare. Rischia seriamente di perdere il posto”. E anche la moglie, aggiungiamo noi:  documenti in possesso di Nazione Indiana rivelano che ben presto la compagna Carla Bruni tornerà in Italia. Per fare cosa? Ebbene, sembra che Pierluigi Bersani (supplente di matematica nel liceo svizzero dove la giovane Carla studiava) l’abbia convinta a prendere la guida della Commissione Femminile del Partito Democratico.<br />
<span id="more-31988"></span><br />
Ciò  spiega anche la criptica battuta riservata ai fotografi lunedì  sera da Gilberta (questo il suo vero nome), a cena da sola in un bistrò  di Belleville, il quartiere più proletario di Parigi. Ai fotografi che scattavano foto da tutte le angolazioni ha detto, palesemente emozionata: “Finitela, non sono un oggetto sessuale! Aspettate qualche giorno e potrete fotografarmi in Italia, in compagnia delle mie amiche, le mondine di Lugo che sono all’avanguardia nella lotta per difendere i diritti della donna”.</p>
<p>I paparazzi francesi pensavano che “Mondine” fosse un nuovo marchio di moda, e che Carla annunciasse la sua partenza per l’Italia al fine di lanciare una collezione: nessuno è stato però in grado di rintracciare il ristorante “l’Ugo” a Milano, dove si aspettava che l’evento avesse luogo. </p>
<p>A mezzanotte, abbassata la serranda del bistrot, gestito da Vladimiro Bordiga, conosciuto da tutti come “Robespierre”, Carla ha accettato di aprirsi con Nazione indiana: “Con i giornali borghesi ci ho parlato anche troppo, ora voglio scambiare quattro chiacchere fra compagni”. E così, di fronte a un bicchiere di grappa (una bottiglia speciale inviata da Montebelluna) Carla ci ha detto perché torna in Italia e cosa intende fare nel suo nuovo ruolo.</p>
<p>“Non potevo restare a Parigi, men che meno con quel mostro che in un momento di pazzia avevo deciso di sposare e che, fortunatamente ora ha perso le elezioni. Come politico, Sarkozy è quanto di peggio la Francia abbia prodotto dai tempi del governo Thiers e del massacro dei comunardi. Come uomo è un maniaco, che mi ha fatto venire un principio di scoliosi costringendomi a camminare curva tutto il tempo perché non sopportava che, senza tacchi, fossi 10 centimetri più alta di lui”</p>
<p>E l’Italia? “Quando ho visto cosa stava facendo il governo Berlusconi mi ha preso l’indignazione e ho deciso che dovevo fare qualcosa. Sono molto grata alle mondine di Lugo di Romagna e al compagno Bersani che ha deciso di riportare il partito al suo ruolo di opposizione intransigente: mi batterò con tutte le mie forze per difendere i diritti delle donne. Ho sfilato per vent’anni sulle passerelle della moda, d’ora in poi sfilerò tutti giorni nelle piazze italiane. Mi sono comprata delle scarpe comode.”</p>
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