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	<title>piero marussig &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>un&#8217;estate al mare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Jul 2008 05:26:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Chiara Valerio Come un uomo, non poté fare a meno di pensare prima di addormentarsi. Ma non era un uomo; e molto tempo infelice sarebbe passato prima che lo fosse. La prima volta che ho letto Agostino era estate, il millenovecentonovantuno e sulla spiaggia vendevano il cocco fresco e fiorivano molti ombrelloni multicolori ma [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-6652" title="agostino-001" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/07/agostino-001-204x300.jpg" alt="" width="204" height="300" /></p>
<p>di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Come un uomo, non poté fare a meno di pensare prima di addormentarsi.<br />
Ma non era un uomo; e molto tempo infelice sarebbe passato prima che lo fosse.</em></p>
<p>La prima volta che ho letto <em>Agostino</em> era estate, il millenovecentonovantuno e sulla spiaggia vendevano il cocco fresco e fiorivano molti ombrelloni multicolori ma nemmeno una cabina. In due parti del mondo e del tempo differenti io e Agostino detto Pisa condividevamo imperativi la medesima età e la stessa lancinante richiesta di attenzione a genitori assenti. Guarda me, scegli me, prendi me. Il padre di Agostino era morto e il mio impegnato con gli esami di maturità, la madre di Agostino era sul patino con Renzo e mia madre sul bagnasciuga a costruire castelli con le mie sorelle. In realtà erano così piccole che forse scavavano semplicemente buche. Non mi ricordo. Mia madre scorgendomi con Moravia poggiato sulle ginocchia aveva chiesto inquieta Non sarà meglio che cominci con <em>Racconti surrealisti e satirici</em>?, ma io che valutavo la letteratura a peso (ponderavo?) e ci tenevo molto ai pomeriggi sulla pianta di fico a tirare pietre le avevo risposto Ma Agostino sembra <em>Il signore delle mosche</em> che mi è piaciuto tanto. <span id="more-6651"></span> Un po’ avevo già incontrato Berto, i suoi e il bagno Vespucci, un po’ sulla quarta di copertina lampeggiavano al neon le parole <em>iniziazione sessuale</em> che al contrario di <em>surrealisti</em> e <em>satirici</em> producevano callide eco nel mio giovane vocabolario di provincia. <em>Agostino</em> si legge in fretta perché Pisa non fuma e non si volta e non s’arrovella mentre la madre si indora scoperta sul patino, perché la sessione di Guardia e ladri finisce prima di cominciare, perché la riva del Rio è melmoso e il Saro non conosce le poesie di Carducci, perché Agostino può fingersi bagnino ed essere migliore mentre scruta il privilegiato che gli sta di fronte abbarbicato a un pallone, perché al casino non si entra con i pantaloni corti. L’iniziazione sessuale di Agostino però è in potenza e da allora non mi fido più delle quarte di copertina.</p>
<p>È un racconto sulla caduta, sulla perdita dell’innocenza e su quanto la condivisione implichi la rinuncia al paradiso terrestre. Fosse pure la venerazione del corpo di tua madre. <em>(…) ma sentiva quel corpo, là dietro di lui, nudo al sole, come avvolto in un mistero cui doveva massima venerazione</em>. Di quanto gli affetti possano ingannare sulla curiosa vastità del mondo e deformare lo sguardo. <em>Non ci fosse stata questa intimità, gli accadeva talvolta di pensare, che sarebbe rimasto diquesta bellezza?</em>. Ogni condivisione sporca le mani o i piedi. Ogni sforzo conoscitivo ha per controparte un abbandono. Altrimenti si è destinati dantescamente a smorzare i pomeriggi con la <em>peretta di legno</em> della luce elettrica. L’adolescenza può essere eterna e <em>lugubre</em>, <em>superflua e vergognosa</em>, <em>brutale e umiliante</em>, <em>il solito fardello di beffe e disprezzo</em>, anche in una casa con venti stanze e due palloni di cuoio, ed è la scoperta di Agostino. Ed è perciò che lo rileggo.</p>
<p>Tuttavia il fatto che in esso la perdita dell’innocenza sia strettamente connessa all’iniziazione sessuale mi ha sempre disturbato e fatto pensare a quanto avessi sbagliato ad assimilarlo a <em>Il signore delle Mosche</em>. Anche perché l’adolescenza di Agostino è pavida e ritratta là dove quella di Ralph è sopravvissuta ed espediente. <em>Chissà che forse, camminando sempre dritto davanti a sé (…) non sarebbe arrivato in un paese dove tutte quelle brutte cose non esistevano. In un paese (…) dove gli fosse stato possibile dimenticare tutto quanto aveva appreso per poi riapprenderlo senza vergogna né offesa, nella maniera dolce e naturale che (…) oscuramente avrebbe voluto</em>. Agostino è un peripatetico e io una lettrice entusiasta e disorganica. E che ha sempre tentato di gettare fili rossi tra i personaggi. La prima cosa a luccicare, anche a occhi tredicenni, è che, in questo racconto, gli uomini hanno un nome e le donne seni, costumi a strisce, nei, e talvolta cappelli o vestaglie di voile. Ma nomi mai. Solo nel casino e nella bocca di due avventori si legge <em>Se la Pina è libera la prendo io… non facciamo scherzi</em>, ma in quel caso <em>Pina</em>, ben lungi dall’essere un nome, è una connotazione, un colore, la sintesi di donnesche qualità in mostra nel piccolo casino oltre la pineta. La mamma di Agostino, senza nome alcuno, dovrebbe essere definita dal ruolo che occupa nella storia ma, a beffa dell’incauto lettore, non è così. Moravia costruisce passaggi lanceolati e un gioco di specchi perché ci sono due nuovi inizi in questo racconto strutturato come un dittico in cui uno dei pannelli rimane perennemente in ombra e si porge solo agli occhi di Agostino perché possa raccontarlo.</p>
<p>La madre di Agostino infatti non è definita dal ruolo di genitrice ma da vezzi e portasigarette. Ed è estraniante. Io non avrei probabilmente badato alla madre di Agostino in patino con Renzo se fosse stata una Lisa o una Cecilia o una Carla in patino con Renzo, non mi sarebbe parso peccaminoso, non avrebbe solleticato la mia reazionaria <em>pruderie</em> adolescente, nessuno dei ragazzi del Saro, o non così a lungo, avrebbe dileggiato Agostino perché una Lisa o una Cecilia o una Carla avevano porto un braccio a un giovine bruno che offre un giro in barca. È proprio Agostino che forte di turbamenti innominati, al pari della madre e di tutte le donne che popolano la spiaggia senza distrarlo o quietargli gli interrogativi, osserva come, dopo l’incontro con Renzo, <em>la madre, donna grande e piena di dignità, risentisse quella grandezza come un impaccio di cui si sarebbe disfatta volentieri; e in quella dignità come un’abitudine noiosa a cui, ormai, le convenisse sostituire non si capiva che maldestra monelleria</em>.</p>
<p>Agostino non ammette repliche o appelli. È perentorio. Se la madre non può essere il femmineo camerata con cui fare il bagno al largo allora è solo una donna che premedita una felicità con un altro uomo, e Agostino solo il gingillo, il passatempo, l’antistress dalle assenze degli uomini coi pantaloni lunghi e le gambe forti <em>tutte avvolte come da un polverio aureo</em>. Ecco perché l’adolescenza è eterna e perché Agostino <em>contava e talvolta doveva riprendere a contare per la confusione che quell’immagine provocava nel suo animo</em>. La madre rovesciata indietro sullo sgabello del pianoforte e il giovane Renzo chino su di lei. Ripeto, se Agostino potesse nominare la madre potrebbe liberarsene e invece gli tocca raccontare le proprie inquietudini per la rinnovata adolescenza di lei. Ella gli si è sottratta come compagno di giochi (le donne non possono esserlo, <em>madri un giorno e poi femmine per sempre</em> per capovolgere de Andrè) e in ultimo gli sottrae la possibilità di condensare il pensiero in carne. In effetti dopo che Agostino è fuggito in seguito a un manrovescio materno, che è stato ferocemente pestato da Berto, e che il Tortima gli ha trattenuto la<br />
testa sott’acqua e che sempre Berto gli ha spento un rovente mozzicone sul dorso della mano nelle reazioni della madre non cambia nulla. Ella lo incontra, dopo essere stata in barca, e senza nessuna preoccupazione, assolutamente obnubilata da sensazioni che in ogni modo non le lasciano ombre sul corpo, e Moravia lo ripete a ogni pie’ sospinto, gli si rivolge semplicemente con <em>Hai fame?&#8230; ora andiamo subito a mangiare…</em></p>
<p><em>Agostino</em> non è un romanzo surrealista, la madre non anticipa la <em>Cantatrice calva</em>, quelle parole dimostrano la mia tesi tredicenne che l’iniziazione sessuale della quarta di copertina non era riferita al paradiso perduto dell’imberbe Agostino ma piuttosto alla ri-iniziazione sessuale della giovane vedova, <em>la donna più bella della spiaggia</em>, che <em>ebbra e patetica</em> è così concentrata sul corpo e sulle attenzioni del bruno Renzo che non riesce nemmeno a vestire per un istante solo il suo ruolo di genitrice. D’altronde con Agostino <em>discorreva pianamanete (…) proprio come lui fosse stato un uomo e non un ragazzo di tredici anni</em>. D’altronde Agostino lamenta nella madre lo stesso comportamento della cugina che gli ha concesso giri di danza solo fino a che non è arrivato un giovane uomo che non fosse ancora un bambino. Ed forse davvero una ri-iniziazione giacché nel seguito si legge le gambe<em> di lui </em>ben piantate e aperte (…) esprimevano eguale padronanza di sé e liberazione<em> e per converso </em>ella pareva affamata di quel bacio come chi ne è stato troppo a lungo a digiuno e ancora ansimava con una tale violenza che le si vedeva distintamente il petto levarsi e abbassarsi sotto la seta del vestito<em>. Il rapporto della madre di Agostino e di Renzo è sbilanciato come se lei fosse un’adolescente e lui un uomo fatto. E gli adolescenti non hanno figli cui badare.</em></p>
<p>La lettura di <em>Agostino</em> mi lascia sempre un poco l’impressione che le parole rifuggano nonostante i personaggi cedano ai fatti. Per esempio i gesti dei ragazzi del bagno Vespucci non hanno niente a che vedere con i sentimenti eppure essi domandano se alle feste dei ricchi <em>si fa l’amore</em>, i tremori della madre di Agostino sono carnali, di desiderio e possessione e condensano in gesti più che accennati eppure <em>il palpito del ventre</em> e <em>la bagnata ruvidezza della maglia fradicia</em> eppure le unghie aguzze che staccano dal petto il costume fradicio in modo che non vi aderiscano <em>le punte dei capezzoli</em> e <em>le rotondità dei seni</em> sono più turbamenti che azioni. Questo perché <em>Agostino</em> è un affresco, appartiene <em>all’aria di un certo tempo e forse alla trama di una vita</em> e perché le parole di Moravia qui descrivono circospette e precise e poi fuggono a rintanarsi altrove e perseguire altri scopi. Il voyeurismo, la crisi delle vanità della borghesia, l’ammirazione maschia e descritta con lombrosiana esattezza per le classi lavoratrici, l’omosessualità non giudicata ma comunque <em>ridacchiante nella sua bassezza</em>, il denaro che non deve avere nulla a che vedere con <em>le carezze, la nudità e la carne femminile</em>, l’esposizione alle tentazioni e non ultima l’insidia delle contraddizioni.</p>
<p><strong>A latere</strong></p>
<p><em>Agostino</em> di Moravia su Google è appena il quinto risultato. Tra <em>Aurelio Agostino</em> e <em>Ceramiche Sant’Agostino</em> che sono un po’ la stessa cosa se uno pensa Polvere alla Polvere.</p>
<p>Io non amo Moravia. Ma ho sempre trovato mirabile, <em>invidiabile</em>, la maniera di descrivere tare e perdita del sé. È vero che nella prosa sua, in quello che ho letto e che è ben lungi dall’essere tutto o solo abbastanza, non ho mai inciampato negli aggettivi ma la struttura narrativa finora rassomiglia a una corsa a ostacoli. Io non amo nemmeno le virgole ma certe sere sono le uniche a lasciarmi intatta l’impressione della scansione del tempo.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-6653" title="gliombrellonionioniek3" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/07/gliombrellonionioniek3-300x245.jpg" alt="" width="300" height="245" /></p>
<p><em>Per le strade mercenarie del sesso/ che procurano fantastiche illusioni/ senti la mia pelle come è vellutata/ti farà cadere in tentazioni(…)Un&#8217;estate al mare, voglia di remare/ fare il bagno al largo/ per vedere da lontano gli/ ombrelloni-oni-oni/ Un&#8217;estate al mare, stile balneare/ con il salvagente per paura di affogare&#8230;/ Quest&#8217;estate ce ne andremo al mare/ con la voglia pazza di remare/ fare un po&#8217; di bagni al largo/ e vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni. </em><br />
Giuni Russo, <em>Un’estate al mare</em> [F. Battiato, G. Pio, 1982, Ed. Emi Music Publishing/Sugarmusic]</p>
<p><strong>Nota</strong><br />
L’edizione alla cui quarta di copertina mi riferisco è la seconda dei Tascabili Bompiani uscita nel marzo del1980. Costava duemiladuecento lire e in copertina sta ancora assisa una delle <em>Bagnanti</em> di Piero Marussig. Un seno scoperto e uno sfondo metafisico. Le uniche frasi sottolineate a matita erano <em>la felicità premeditata con la quale aveva accettato l’invito</em> (p. 10) <em>si sentiva superfluo e vergognoso</em> (p. 16), <em>« Veramente» disse Agostino, il viso acceso di vergogna « andiamo al largo per fare il bagno»</em> (p. 43) e <em>gli accadde in quel torno di tempo un fatto che lo riconfermò in questa convinzione </em>(p. 103). Credo fossi affascinata dall’utilizzo di <em>torno</em>, in effetti ancora oggi lo trovo bellissimo.</p>
<p>[Un&#8217;estate al mare<em> è apparso su Nuovi Argomenti, 40, V serie (2007), pp. 183-188]</em></p>
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