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	<title>Pierre Rabhi &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Parole di terra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Dec 2014 09:01:11 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/12/05/parole-di-terra/rahbi_013-parole-copertina-med-copia/" rel="attachment wp-att-50002"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-50002" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/Rahbi_013-PAROLE-COPERTINA-med-copia-187x300.jpg" alt="Rahbi_013-PAROLE, COPERTINA med copia" width="187" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/Rahbi_013-PAROLE-COPERTINA-med-copia-187x300.jpg 187w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/Rahbi_013-PAROLE-COPERTINA-med-copia.jpg 354w" sizes="(max-width: 187px) 100vw, 187px" /></a>di <strong>Pierre Rabhi</strong></p>
<address>(dall&#8217;introduzione dell&#8217;autore a &#8220;Parole di Terra&#8221;, per gentile concessione dell&#8217;editore <a href="http://www.pentagora.it/">Pentagora</a>)</address>
<p>Il personaggio di Tyemorò è nato dalla mia immaginazione e rappresenta tutto ciò che provo, in termini di amore, compassione e ammirazione, per i contadini autentici. Sono loro, al nord come al sud, quelli che impastano la terra che li ha impastati, e che spesso ne hanno incarnato la forza e il silenzio. Ora e ovunque, ne esprimono la sofferenza e l’abbandono. Questo racconto, anche se con tonalità africana, vorrebbe essere universale. Ecco perché né l’etnia Batifon né il suo territorio possono essere individuati su una carta geografica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo alcuni decenni nei quali la scienza e la tecnica hanno fatto credere di essere onnipotenti, il disincanto s’insinua e prende vigore. Tutta la frenesia chiassosa di questo secolo, tutte quelle orge in omaggio alla materia minerale a scapito di ciò che vive di sensibilità, d’intuito e di nervi, sembra concludersi con un immenso equivoco. Il mondo angosciato si frantuma. La barbarie è lì, in agguato nei cuori, così come la morte, sorniona e implacabile, è in agguato negli arsenali atomici. Ed è proprio questo uno dei grandi prodigi di cui l’umanità potrà gloriarsi: aver fatto il dono più grande e mostruoso alle forze della distruzione.</p>
<p>Forse la forma di questo racconto potrà sorprendere, ma il lettore non si faccia ingannare. Qui, sotto l’apparenza di una favola, si cerca di mettere in allerta ogni coscienza sulle violenze subdole commesse contro questa terra e, per la legge irrevocabile che ci lega a essa, contro noi stessi.</p>
<p>Questa iniziazione è tanto concreta quanto lo è la terra nutrice e, tuttavia, non può essere compresa fuori dalla dimensione spirituale che ne è la radice. Il nostro secolo di razionalità materialista, di pesantezza minerale, di sostanze tossiche sparpagliate ovunque, di scienza quasi del tutto asservita al profitto, ha colpito il mondo sensibile che costituisce l’involucro vivente e vitale del nostro pianeta. Sembra che il metro del sacro sia l’unico in grado di misurare l’ampiezza della nostra responsabilità. E con sacro, intendo quel sentimento umile nel quale la gratitudine, la conoscenza, la meraviglia, il rispetto e il mistero si alleano per ispirare le nostre azioni, illuminarle e fare di noi degli esseri ben presenti al mondo, ma liberi dalle vanità e dall’arroganza che rivelano non tanto la nostra forza quanto le nostre angosce e fragilità.</p>
<p><em>Parole di terra </em>vorrebbe perciò essere un piccolo contributo alla fondamentale causa della sopravvivenza alimentare degli esseri umani, dovunque sia minacciata. Queste parole vorrebbero anche essere un pretesto per tornare a meditare sulla fertilità della terra e sul patto nuovo e vitale che dobbiamo stabilire con lei.</p>
<p>Si tratta di una realtà oggettiva, concreta e vivente, legata a un’esperienza reale dove i problemi riguardano ciascun essere umano, perché si tratta della terra nutrice, della terra madre, alla quale dobbiamo la nostra vita e la nostra sopravvivenza.</p>
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		<title>Pierre Rabhi, la terra, l&#8217;agroecologia, i Colibrì</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Dec 2014 09:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[agroecologia]]></category>
		<category><![CDATA[biografia]]></category>
		<category><![CDATA[colibrì]]></category>
		<category><![CDATA[giacomo sartori]]></category>
		<category><![CDATA[giornata mondiale del suolo]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Angelini]]></category>
		<category><![CDATA[Pierre Rabhi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Massimo Angelini (sempre per gentilissima disponibilità di Pentagora, pubblichiamo la biografia di Rabhi, che chiude il volume &#8220;Parole di terra&#8221;) Agricoltore, scrittore e pensatore, Pierre Rabhi nasce nel 1938 nel Sud dell’Algeria. Dopo la morte della madre, è affidato a una coppia francese; in seguito alla Guerra d’Algeria, lascia gli studi e, a vent’anni, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<address><a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/12/05/suolo-1-titolo-provvisorio-pardini/images-28/" rel="attachment wp-att-49998"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-49998" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/images.jpg" alt="images" width="147" height="150" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/images.jpg 147w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/images-60x60.jpg 60w" sizes="(max-width: 147px) 100vw, 147px" /></a> di <strong>Massimo Angelini</strong></address>
<address>(sempre per gentilissima disponibilità di <a href="http://www.pentagora.it/">Pentagora</a>, pubblichiamo la biografia di Rabhi, che chiude il volume &#8220;Parole di terra&#8221;)</address>
<p>Agricoltore, scrittore e pensatore, Pierre Rabhi nasce nel 1938 nel Sud dell’Algeria. Dopo la morte della madre, è affidato a una coppia francese; in seguito alla Guerra d’Algeria, lascia gli studi e, a vent’anni, si trasferisce a Parigi, dove lavora come operaio specializzato. Qui inizia a mettere in discussione i valori e i ritmi competitivi della modernità. Trasferitosi con la moglie Michelle &#8211; con la quale avrà cinque figli &#8211; in Ardèche, si dedica all’agricoltura, diventando uno tra i pionieri del metodo biologico. Si batte per una società più rispettosa dell’uomo e della terra e sostiene lo sviluppo di pratiche agricole che siano alla portata di tutti, soprattutto dei più poveri, e che, nello stesso tempo, assicurino il mantenimento della fertilità naturale. Negli anni Settanta inizia a prendere una sempre più netta posizione contro la logica produttivistica applicata all’agricoltura, le cui conseguenze devastanti si mostrano oggi in tutta la loro ampiezza, e, nella sua fattoria, affina i metodi e le tecniche che negli anni successivi insegnerà e divulgherà sotto il nome di ‘agroecologia’.</p>
<p>Nel 1978 è formatore presso il <em>Centre d’étude et de formation rurales appliquées </em>(Cefra).</p>
<p>Dal 1981 inizia a diffondere la sua esperienza e mette a punto diversi percorsi di formazione in Francia e nei paesi aridi dell’Africa.</p>
<p>Su invito del Burkina Faso, organizza il primo programma di agroecologia offrendo un’alternativa ai contadini alle prese con la siccità e il dissesto ecologico ed economico provocato dall’uso sempre più massiccio dei fertilizzanti industriali e dei pesticidi. Nel 1984 a Gorom Gorom fonda il primo centro africano di formazione agroecologica, con lo scopo di ridare alle popolazioni locali l’autonomia alimentare erosa dalla cosiddetta ‘Rivoluzione verde’ e in seguito al disastroso impatto con l’agricoltura industriale.</p>
<p>In questi anni, per rispondere alla desertificazione umana, economica e morale, lancia il movimento <em>Oasis en tous lieux</em>, fondato sulla riappropriazione di pratiche di vita semplici, sulla riacquisizione di competenze per l’autosussistenza e per la ricostruzione di legami sociali fondati sulla condivisione dei beni comuni. Il movimento entra a fare parte della rete europea degli ecovillaggi e oggi unisce un rilevante di numero di associazioni e piccole comunità votate a uno stile di vita semplice ed ecologicamente sostenibile.</p>
<p>L’applicazione dei metodi dell’agroecologia ha interessato nel tempo anche alcune comunità religiose, come, già dal 1992, il monastero di clausura di Solan nel dipartimento del Gard, suscitando un modello di convivenza religiosa attento anche ai valori dalla sostenibilità ambientale e della biodiversità, in seguito ripreso nei monasteri ortodossi della Romania.</p>
<p>Nel 1994, Pierre fonda l’associazione <em>Terre &amp; humanisme </em>per coniugare ecologia e solidarietà e rinforzare i legami tra gli uomini e tra questi e la terra nutrice, la madre terra, anche attraverso la diffusione dell’agroecologia, intesa come alternativa globale che unisce la pratica agricola all’etica. ‘Davanti ai crudeli bilanci di una terra isterilita, l’agroecologia propone soluzioni naturali per rigenerarla nel rispetto della vita, uomini inclusi, integrando tutti gli aspetti sociali, sanitari, economici e ambientali’. Dal centro propulsore nella cascina di Beaulieu, nell’Ardèche, le attività dell’associazione nel corso degli anni diramano su scala internazionale, anche attraverso programmi sviluppati in Burkina Faso, Camerun, Mali, Niger, Senegal, Tunisia, volti a migliorare l’autonomia delle popolazioni, a salvaguardare i patrimoni alimentari locali, a lottare la sterilità e la desertificazione delle terre. Nel tempo, dall’associazione gemmeranno organizzazioni locali impegnate nella diffusione dell’agroecologia, tra le quali <em>Terre &amp; humanisme Maroc </em>(2005), dalla quale a Marrakech nascerà il <em>Carrefour International de pratiques agroécologiques</em>, e <em>Terre &amp; humanisme Roumanie </em>(2009) nella Moldavia romena.</p>
<p>Dal pensiero e dalle posizioni etiche di Rabhi, alla fine degli anni Novanta nasce la <em>Ferme</em><em> des enfants</em>, dove il metodo di Maria Montessori è applicato alle scuole materna, primaria e secondaria, e orientato su quattro indirizzi pedagogici: l’educazione alla vita e alla conoscenza di sé; l’educazione alla pace e alla convivialità; l’educazione all’ecologia e agli stili di vita semplici e improntati al rispetto dell’ambiente; l’educazione sociale all’incontro e alla interculturalità. A partire dal 2004, in una tradizionale cascina di La Blachère (Hameau des buis), la scuola dà vita a un laboratorio dov’è possibile sperimentare un modo alternativo di coabitazione, consumo, alimentazione e spostamento.</p>
<p>Dal 1988, è riconosciuto quale esperto internazionale per la sicurezza alimentare e la lotta alla desertificazione, definita come tutto ciò che minaccia l’integrità e la vitalità della biosfera, e le sue conseguenze per gli esseri umani: in questa veste, è protagonista di programmi attuati su scala mondiale e sotto l’egida delle Nazioni Unite.</p>
<p>In particolare, nel 1997-98, su invito dell’Onu partecipa all’elaborazione della <em>Convention de lutte contre la désertification </em>(Ccd) ed è chiamato a formulare proposte concrete per la sua applicazione.</p>
<p>Incoraggiato dagli amici, nel 2002 Pierre si lancia in una campagna elettorale ‘non convenzionale’ con la proposta di rimettere l’Uomo e la natura al centro. La sua campagna suscita in poco tempo una mobilitazione eccezionale, raccogliendo il sostegno di molti parlamentari e costituendo più di 80 comitati regionali di sostegno: i colibrì.</p>
<p>Da questo impegno, nel 2003 nasce il movimento <em>Appel pour une insurections des consciences </em>(Mapic), presente in numerosi distretti francesi, per una trasformazione profonda della società, a partire dai cambiamenti individuali e con il sostegno dell’azione collettiva.</p>
<p>Fa parte del comitato editoriale del mensile ‘Décroissance’ ed è vice-presidente dell’associazione <em>Kokopelli</em>, impegnata a favore della biodiversità.</p>
<p>Dal <em>Mouvement pour la terre et l’humanisme</em>, nel 2007 nasce il movimento <em>Colibris </em>per incoraggiare la nascita e l’attuazione di nuovi modelli di società fondati sull’autonomia, l’ecologia e l’umanesimo nel segno della decrescita e di una ‘sobrietà felice’. Il movimento trae il nome da una leggenda amerindiana.</p>
<p><em>Un giorno ci fu un immenso incendio nella foresta. Tutti gli animali, terrorizzati, ossevavavo impotenti il disastro. Solo il piccolo colibrì si diede da fare andando a raccogliere qualche goccia d’acqua col suo becco per gettarla sulle fiamme.</em></p>
<p><em>Dopo un po’, l’armadillo, infastidito da tanta agitazione, gli disse: ‘Colibrì, ma sei matto?! Non è con quelle gocced’acqua che spegnerai il fuoco!’</em></p>
<p><em>E il colibrì gli rispose: ‘Lo so, ma faccio la mia parte’.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/12/05/pierre-rabhi-lagroecologia-i-colibri/pierre-rabhi-monde-nouveau-5/" rel="attachment wp-att-50009"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-50009" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/pierre-rabhi-monde-nouveau-5.jpg" alt="pierre-rabhi-monde-nouveau-5" width="510" height="255" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/pierre-rabhi-monde-nouveau-5.jpg 510w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/pierre-rabhi-monde-nouveau-5-300x150.jpg 300w" sizes="(max-width: 510px) 100vw, 510px" /></a></p>
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<p>Tra le sue opere: <em>Du Sahara aux Cévennes: itinéraire d’un homme au service de la Terre-Mère</em>, 1985, 2002; <em>Le Gardien du feu : message de sagesse des peuples traditionnels</em>, 1986, 2003; <em>L’Offrande au crépuscule</em>, 1989,2001; <em>Paroles de terre</em>, 1996 (<em>Parole di terra</em>, Pentàgora, 2014); <em>Conscience et environnement</em>, 2006; <em>La Part</em><em> du</em> <em>colibri : l’espèce humaine face à son devenir, </em>2006 (<em>La</em> <em>parte del colibrì</em>, Lindau 2013); <em>Manifeste pour la terre et l’Humanisme</em>, 2008 (<em>Manifesto per la terra e per l’uomo</em>, Add, 2011); <em>Vers la sobriété heureuse</em>, 2010 (<em>La sobrietà felice</em>, Add, 2013).</p>
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