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	<title>pizza &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>La polacca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2020 06:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Mirfet Piccolo]]></category>
		<category><![CDATA[pizza]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mirfet Piccolo Le piaceva farlo così, senza guardarlo: con la gamba sottile abbracciava la coscia di lui e con il pube ancora caldo e umido si premeva e stringeva un poco; la clitoride era un bacio lieve sul fianco dell’uomo con il quale era in amore. E poi diceva: – Raccontami ancora quella storia. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-82657 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/PIZZA.png" alt="" width="633" height="336" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/PIZZA.png 633w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/PIZZA-300x159.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/PIZZA-250x133.png 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/PIZZA-200x106.png 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/PIZZA-160x85.png 160w" sizes="(max-width: 633px) 100vw, 633px" /></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">di <strong>Mirfet Piccolo</strong></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Le piaceva farlo così, senza guardarlo: con la gamba sottile abbracciava la coscia di lui e con il pube ancora caldo e umido si premeva e stringeva un poco; la clitoride era un bacio lieve sul fianco dell’uomo con il quale era in amore. E poi diceva:</span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Raccontami ancora quella storia.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Con la testa posata sul suo petto nudo e lo sguardo lontano dal suo, Fiona aveva la libertà di vedere meglio ciò che le raccontava. La stanza dell’albergo era troppo grande per tutto lo squallore che conteneva, ma sarebbe andata bene, si era detta Fiona appena varcata la soglia, sarebbe andata bene comunque perché la voglia di stare di nuovo insieme era tanta e quella era, doveva esserlo, semplicemente la stanza che in un hotel a quattro stelle riservavano a chi richiedeva il day-stay per mezza giornata</span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Quale storia?</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Quella di quando eri in Polonia per lavoro e hai conosciuto quella ragazza.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">La polacca? Dici quella?</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Sì, lei.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">La mia </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT"><i>Polish girl</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Davanti agli occhi di Fiona c’era una cassettiera fuori moda e di dubbio gusto, e che molto probabilmente era stata brutta anche quando era di moda per via della fattura fintamente pregiata; accanto, sulla sedia dall’imbottitura logora, lui aveva posato il suo giubbino. Nonostante il lieve squallore che la circondava, o forse proprio in virtù della mancanza di un contesto gradevole, Fiona riuscì ancora una volta a ricostruire l’immagine di lui da ragazzo brillante agli esordi della sua carriera di auditor in giro per il mondo: giovane e audace, i capelli in posa con il gel e la risata fragorosa con i colleghi per la strade di Varsavia dopo una giornata di lavoro. E questa volta aggiunse anche la luce gialla dei lampioni che cadeva a cascata sulla strada che li aveva poi condotti nel locale dove avevano incontrato il gruppo di ragazze.</span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Ma lei, non ti ricordi proprio come si chiamava?</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Perso nella memoria, anche perché dopo non ci siamo più visti.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">E com’era? Fisicamente, dico.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Normale, una ragazza normale. Come te, come tante. Vestita normale, un po’ acqua e sapone.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Ma in che momento ti ha detto di essere una prostituta, prima o dopo?</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Me lo ha detto lì, al pub. Si chiacchierava. Ma non stava mica lavorando in quel momento. Era fuori con le amiche. Una ragazza normale. Non era una vera prostituta, lo faceva solo ogni tanto, per bisogno.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">E ci sei rimasto male?</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">No, te l’ho già detto. Era simpatica e molto carina. Tutto qui.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">E poi?</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">E poi abbiamo parlato di altro.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Di cosa?</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Boh, e chi se lo ricorda. Però ricordo che mi piaceva il suo accento quando provava a parlare in italiano. Lì lo imparano un po’ tutte.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Questa dell’accento era un’informazione nuova. Non ne aveva mai parlato. Fiona ripensò a quando lui, emiliano, la prendeva un po’ giro sottolineando le </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT"><i>e</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT"> troppo aperte del suo accento milanese: chiudi quelle </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT"><i>e</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">, le diceva, non sono mica le tue gambe, e la guardava con quel sorriso un po’ rapace e un po’ scherzoso.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Forse la ragazza polacca aveva imparato l’italiano dalle canzoni di Eros Ramazzotti, e allora Fiona immaginò una ragazzina magra, con i capelli lisci e lunghi sulle spalle e le cuffie alle orecchie, china sulla scrivania della sua stanza a trascrivere su un diario i testi delle canzoni. Una ragazza normale, una ragazza come tante.</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Poi lui lamentò di avere il braccio addormentato. Per mettere a tacere il formicolio, nel muoversi sollevò la gamba destra e dal quel sollevamento Fiona vide emergere un piccolo buco sul lenzuolo bianco; che posto ridicolo, pensò. Quando abbassò di nuovo la gamba, il buco scomparve dalla sua vista.</span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">La sua stanza, ti ricordi com’era la sua stanza?</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Giovane. Ragazza acqua e sapone. Ragazza come tante. Prostituta. Fiona avrebbe voluto sapere di più della stanza della ragazza polacca. Aveva anche lei poster di cantati e attori famosi, e vestiti in disordine su una sedia e scarpe sempre in giro? Ma lui si fermava sempre qui: era una stanza come tante, la stanza di una ragazza giovane.</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Lo baciò sul petto, poi ripose nuovamente la testa su di lui e con il dito iniziò a disegnare una costellazione invisibile in cui i suoi nei erano i pianeti e lei con il dito li circumnavigava e poi li univa per formare animali fantastici e divinità. Fiona non aveva mai visto così tanti nei su un uomo e ormai li considerava un tratto distintivo del suo corpo.</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Nelle giornate tra un incontro e l’altro, quando lui per lavoro doveva spostarsi in altre località, non vedeva l’ora che arrivasse il momento di andare a dormire così da togliere dalla sua vista la presenza astiosa della sua coinquilina e potere, finalmente, stringere il cuscino e con gli occhi chiusi richiamare alla mente tutta la costellazione del suo corpo nudo. Le sembrava di averlo al suo fianco e così si addormentava.</span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Ma io non ho capito la dinamica. Dopo il pub, come è successo che siete andati a casa sua? Te lo ha chiesto lei o glielo hai proposto tu?</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Fiona fu sorpresa e soddisfatta da se stessa: era la prima volta che gli faceva questa domanda eppure ora che era uscita dalla sua bocca le sembrò di grande importanza. Questa sì che è una bella domanda, si disse.</span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span lang="it-IT">È</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT"> venuto così, parlando.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Parlavate un po’ in inglese e un po’ in italiano, giusto?</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Sì.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">E quindi, come è successo? Te lo ha chiesto lei o sei stato tu?</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Sai quel genere di sguardi, no? Quelli che vogliono dire tutto. Poi ci siamo dati qualche bacio lontano dalle amiche ed è venuto così, di andare da lei. Lì è facile, è sufficiente dire loro che le porti in Italia.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Le dita della mano di Fiona si fermarono e si rifugiarono nel palmo; la costellazione subì un piccolo, netto collasso.</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Adesso però aveva fame, aggiunse, voleva uscire a mangiare qualcosa, e si divincolò dall’abbraccio immobile. Quando lei gli ricordò che avevano la stanza prenotata ancora per un’altra ora, lui le disse che non era importante, che non si preoccupava mai dei soldi che spendeva se erano stati spesi bene. </span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Stiamo stati bene anche questa volta, no?</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Fiona disse di sì, sì certo, sì. Sollevò il busto e dal letto lo seguì con lo sguardo mentre andava in bagno; lo sentì aprire la porta e poi chiuderla, sentì che girò chiave. </span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Guardò verso la finestra: la luce che filtrava era intrisa di granelli di polvere che fluttuavano vicini e non cascavano mai. Fece per alzarsi dal letto, e da un movimento distratto del piede il piccolo strappo sul lenzuolo si allargò. Fiona provò un immediato imbarazzo: guardò in direzione del bagno – lui era sotto la doccia e non sarebbe certo uscito in quel momento – e poi di nuovo il buco sul lenzuolo. Infine si alzò del tutto e con il lenzuolo superiore e poi con il copriletto coprì ogni cosa. </span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Ancora nuda, andò alla finestra. La camera si affacciava su un parcheggio che in quel momento era parzialmente deserto. Oltre la recinzione che delimitava il parcheggio notò un appezzamento di terra erbosa con delle bestie. Sembravano lama, o forse erano alpaca? Era un posto strano per tenere degli animali come quelli. Da quella distanza le era impossibile distinguerli e forse, si disse, forse non sarebbe stata in grado di farlo neppure da vicino. Sapeva che i primi sputavano e i secondi no, ma cos’altro?</span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Secondo te quelli sono lama o alpaca?</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Andò anche lui alla finestra. Fiona avvertì il calore della sua pelle umida e profumata, e provò il desiderio di togliergli quell’asciugamano che gli cingeva la vita e fare ancora l’amore. Non poteva dire che lui fosse, tecnicamente, un amante perfetto (per raggiungere l’orgasmo, infatti, lei sapeva come muoversi, e cioè come contrarre i muscoli del suo utero), ma era un uomo taciturno e affascinante e aperto al mondo, ed era il primo uomo della sua vita recente che non l’aveva fatta sentire miserabile per via della sua condizione di donna quarantenne affittuaria di un appartamento in condivisione con un ragazza ben più giovane di lei.</span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Non lo so. Penso che siano la stessa cosa, stessa sostanza. Dai, muoviti ché ho fame.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">E lui si voltò e iniziò a rivestirsi.</span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Sono certa che non sono la stessa cosa. Però neppure io so la differenza, non me la ricordo più.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Fiona chiuse la porta alle sue spalle e non girò la chiave. Il bagno era piccolo e i sanitari ingialliti dal tempo ma in fondo, pensò mentre faceva la pipì, non era così importante; l’importate era stare bene insieme, fare scorta di ricordi belli per i giorni a venire che non avrebbero potuto passare insieme. Si pulì, tirò lo sciacquone e andò sotto la doccia.</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Quando Fiona uscì dal uscì dal bagno, lui si era già messo il giubbino.</span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Sono davvero affamato, vestiti così andiamo a mangiare qualcosa.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">La porta principale dell’Hotel dava su di una strada stretta e molto trafficata, ma l’aria leggera e fresca della primavera arrivata in anticipo era piacevole. Lui mise le mani nelle tasche del giubbino e lei si aggrappò al suo braccio. Ripensò alla stanza dell’Hotel che si stavano lasciando alle spalle: era davvero squallida, la peggiore tra tutte quelle in cui erano stati nel corso di quelle settimane, e si disse che avrebbe fatto in modo, per la prossima volta, di mandare fuori casa per una giornata intera la sua coinquilina. Le avrebbe parlato, era disposta pure a pagarle un soggiorno presso qualche località termale. Qualsiasi cosa pur di avere uno spazio di normalità amorosa prima della partenza di lui.</span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Hai fame anche tu?</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Adesso che mi ci hai fatto pensare, ho molta fame.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Vediamo che troviamo.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Più avanti c’è la metropolitana. Posso portarti in un posto speciale.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Fiona conosceva un buon ristornante cinese che distava solo quattro fermate di metropolitana. Poi avrebbe potuto portarlo al parco a fare una passeggiata. Era un bel parco, il più grande della città. Ma continuò a camminare appesa al suo braccio senza svelargli i suoi piani: voleva sorprenderlo, voleva condurlo verso tutto ciò che c’era di bello in città, voleva dargli in regalo dei ricordi belli.</span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Quando hai detto che parti?</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">La settimana prossima.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">E ritorni?</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Ancora non lo so, non dipende da me.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Poi lui si fermò. Qui facciamo prima, disse, e la trascinò dentro a una piccola pizzeria al taglio.</span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Hai detto anche tu di avere molta fame, no?</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Fiona sorrise e rispose sì, certo, sì. Pensò che sì, aveva ragione lui, anche lei aveva molta fame e in fondo ciò che contava era stare bene insieme. E per un attimo le sembrò di essere tornata una ragazzina in pausa pranzo con le compagne di università. Sentì che c’era posto per la spensieratezza.</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Il locale era piccolo ma non troppo pieno. Trovarono due posti su degli sgabelli alti, in prossimità di uno specchio grande quasi quanto tutta la parete.</span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Tu quale vuoi?</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Margherita va bene, ma con doppia mozzarella se è possibile, e con le olive.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Fiona vide una smorfia di irritazione nel suo viso, ma le sembrò buffa e perciò la fece sorridere. Dal grande specchio, poteva vedere il riflesso delle sue spalle chiuse nel giubbino e ripensò alla costellazione di nei ed ebbe la sensazione di esclusività, di conoscere qualcosa che nessuno lì dentro poteva sapere. Decise che gli avrebbe anticipato i suoi piani – la metropolitana a pochi passi, la passeggiata nel parco tutto da scoprire – e che gli avrebbe fatto una sorpresa ben più grande. </span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Lui tornò con le pizze fumanti nei piattini di plastica; il rosso del pomodoro era vivo e luccicate del succo e dell’olio. Fiona addentò il primo boccone ma si scottò. Aprì la bocca e rise e con la mano fece il gesto di farsi aria. Nel riflesso dello specchio vide un gruppo di ragazzine divertite: erano belle, vivaci, e anche Fiona si sentì un po’ come lo loro e quasi felice.</span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Sei davvero goffa.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Senti, la metropolitana è a pochi passi da qui. In cinque fermate siamo a un parco molto bello. Te lo faccio scoprire io, è davvero bello e antico. Per fare una passeggiata, dico, poi potremmo stenderci un po’ al sole. </span></span><span lang="it-IT">È</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT"> davvero molto bello, uno dei miei luoghi preferiti.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Poi decidiamo.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">E magari la prossima settimana potresti venire da me. Alla mia coinquilina antipatica dico di lasciarmi la casa libera. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Pensavo che l’Hotel andasse bene. Avevi detto anche tu che l’anonimato era meglio, così non dovevi chiedere a nessuno. Siamo più indipendenti, no?</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Se lei non c’è siamo liberi. Non ti preoccupare, ci penso io. Tu non ti devi preoccupare di niente. Fidati.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Lui addentò un altro boccone e masticò un po’, e si portò il tovagliolo alla bocca e non aveva finito di deglutire che: </span></p>
<p align="JUSTIFY">– <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="it-IT">Con te invece è difficile, sai?, rendi le cose complicate. </span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Fiona abbassò lo sguardo sul suo trancio, e portò la pizza alla bocca e strinse i denti e sentì il bruciore scavarle la bocca e poi la gola, lo sentì scendere; l’allegria delle ragazzine rimbombava come un’eco nella sua testa e tutt’attorno e non c’erano più altri suoni né spazi. Non esisteva nient’altro.</span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">
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