<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>poema &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/poema/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 29 Jan 2025 08:11:07 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.21</generator>
	<item>
		<title>L&#8217;Iperode, poema d&#8217;amore in quindicimila versi</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/01/29/liperode-poema-in-quindicimila-versi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[jamila mascat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2025 07:51:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Iperode]]></category>
		<category><![CDATA[poema]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=111247</guid>

					<description><![CDATA[di <strong>Raffaele K. Salinari</strong> <br />Il poema, la poesia in generale, è sempre stata la forma prediletta per la comunicazione delle Cose Ultime, una sorta di simbologia in versi che coniuga musicalità e logos, come nella Creazione.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Raffaele K. Salinari</strong></p>

<a href='https://www.nazioneindiana.com/2025/01/29/liperode-poema-in-quindicimila-versi/6e4a2166-6480-4f21-a1db-061cfe981ef1/'><img width="641" height="1024" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/6E4A2166-6480-4F21-A1DB-061CFE981EF1-641x1024.jpeg" class="attachment-large size-large" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/6E4A2166-6480-4F21-A1DB-061CFE981EF1-641x1024.jpeg 641w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/6E4A2166-6480-4F21-A1DB-061CFE981EF1-188x300.jpeg 188w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/6E4A2166-6480-4F21-A1DB-061CFE981EF1-768x1227.jpeg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/6E4A2166-6480-4F21-A1DB-061CFE981EF1-150x240.jpeg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/6E4A2166-6480-4F21-A1DB-061CFE981EF1-300x479.jpeg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/6E4A2166-6480-4F21-A1DB-061CFE981EF1-696x1112.jpeg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/6E4A2166-6480-4F21-A1DB-061CFE981EF1-263x420.jpeg 263w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/01/6E4A2166-6480-4F21-A1DB-061CFE981EF1.jpeg 939w" sizes="(max-width: 641px) 100vw, 641px" /></a>

<p>Il poema, la poesia in generale, è sempre stata la forma prediletta per la comunicazione delle Cose Ultime, una sorta di simbologia in versi che coniuga musicalità e logos, come nella Creazione. È, infatti, questa potenza vibrazionale, che si carica di ritmo ad ogni verso, a creare una vera e propria onda che, alla fine, sommerge l’io del lettore inducendolo in uno stato di coscienza amplificata, sottile, in cui, forse, è possibile cogliere l’essenza dell’Essere. La ricerca dell’essenza amorosa, della sua potenza ricongiungitiva al Tutto, è l’eterno tema del poema <em>L&#8217;Iperode</em>, di Lorenzo Bernardo, edito per La Scuola di Pitagora (pag. 630, € 40), che si immette nel solco di questo espediente artistico antichissimo, che forse nasce prima ancora della parola scritta, come mitologia del racconto, aura percepibile di qualcosa che altrimenti resta invisibile.</p>
<p>Gli ascendenti classici vanno da Omero a S. Giovanni della Croce, da Rumi sino alle Elegie Duinesi di Rilke, passando per il grande poema di Dante, tutti impegnati nel trovare nel verso il solvente universale dell’anima personale in un mare di amore angelicato che attraverso un singolo soggetto amato, catalizza alchemicamente la trasmutazione verso quel “fondersi senza confondersi” con la Sorgente che rappresenta il compimento della Grande Opera di tutti i mistici. Ma la via amorosa è ardua, forse la più impervia, fatta di improvvisi lampi di luce accecante attraverso i quali si svela la possibilità, e lunghi momenti di oscurità, da percorrere sino in fondo, senza paura, senza che la fede nell’amata smetta un solo momento di illuminare l’anima in cammino. Questo è il tema portante dell’<em>Iperode</em> che sdoppia e duplica, per così dire, la ricerca dell’essenza divina come ce la descrive apofaticamente San Giovanni della Croce nella sua «notte oscura».</p>
<p>Nel <em>Prologo</em> scritto da Giovanni a commento delle immagini poetiche, è interessante notare come egli stesso, per poter spiegare e far comprendere il significato di questa «notte oscura» attraverso cui l’anima deve passare per giungere alla luce divina della perfetta unione con Dio, dichiara che: «Occorrerebbero una scienza e un’esperienza superiori alla mia. Difatti sono tante le difficoltà e così dense le tenebre, spirituali e temporali, che ordinariamente le anime fortunate sogliono attraversare per raggiungere questo sublime stato di perfezione, che non bastano né la scienza umana per comprenderle né l’esperienza per descriverle. Solo chi passa per questa prova potrà darne una valutazione, ma non parlarne». Lorenza Bernardo, invece, coglie la sfida del dire poeticamente, poieticamente, e traccia la lunga strada in versi che condurrà l’amante verso la piena identità con l’amato, al Rebis Filosofico che, come ci ricorda Rilke nelle <em>Elegie</em>, a tutti gli amanti sarebbe possibile se solo (solo!) fossimo consapevoli di ciò che stiamo vivendo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Ulisse e la tirannia delle note di Valerio Magrelli</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/09/15/lulisse-e-la-tirannia-delle-note-di-valerio-magrelli/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2012/09/15/lulisse-e-la-tirannia-delle-note-di-valerio-magrelli/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Sep 2012 06:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[divina commedia]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe zucco]]></category>
		<category><![CDATA[Harold Bloom]]></category>
		<category><![CDATA[James Joyce]]></category>
		<category><![CDATA[Jonathan Franzen]]></category>
		<category><![CDATA[lettore]]></category>
		<category><![CDATA[opera]]></category>
		<category><![CDATA[paulo coelho]]></category>
		<category><![CDATA[poema]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[ulisse]]></category>
		<category><![CDATA[valerio magrelli]]></category>
		<category><![CDATA[virginia wolf]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=43526</guid>

					<description><![CDATA[di Giuseppe Zucco   Ricordo che i miei si leggevano l’Ulisse ad alta voce, l’uno con l’altra, a letto: con un atteggiamento fichissimo, tenendosi per mano, tutti e due animati da questo amore davvero feroce per qualcosa. David Foster Wallace  La storia degli attacchi all’Ulisse di James Joyce è antica quanto il libro stesso, scrive Valerio Magrelli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left" align="right">di <strong>Giuseppe Zucco</strong></p>
<p style="text-align: left" align="right"> <a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/09/15/lulisse-e-la-tirannia-delle-note-di-valerio-magrelli/monroe-3/" rel="attachment wp-att-43529"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-43529" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/monroe2.jpg" alt="" width="632" height="538" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/monroe2.jpg 632w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/monroe2-300x255.jpg 300w" sizes="(max-width: 632px) 100vw, 632px" /></a></p>
<p style="text-align: right" align="right">Ricordo che i miei si leggevano l’<em>Ulisse</em> ad alta voce,<br />
l’uno con l’altra, a letto: con un atteggiamento<br />
fichissimo, tenendosi per mano, tutti e due animati<br />
da questo amore davvero feroce per qualcosa.<br />
<em>David Foster Wallace </em></p>
<p><em>La storia degli attacchi all’</em>Ulisse<em> di James Joyce è antica quanto il libro stesso</em>, scrive Valerio Magrelli in “Leggete le note da Dante a Joyce”, un articolo apparso su <em>La Repubblica</em>. Ma una sprezzatura leggendaria come quella di Virginia Woolf, per la quale leggere il capolavoro di Joyce era come trovarsi <em>di fronte a un disgustoso studente universitario che si schiaccia i brufoli</em>, non equivale alle ultimissime staffilate degli scrittori di grido come Jonathan Franzen e Paulo Coelho.</p>
<p>Se la prima, contemporanea dello scrittore dublinese, anteponeva il gusto personale e la morale vittoriana alla critica letteraria più illuminata, gli ultimi, invece, nostri contemporanei, (ma neanche un attimo contemporanei di Joyce, in quanto a consapevolezza letteraria), nei loro interventi a gamba tesa &#8211; interventi ritenuti tanto più autorevoli poiché amplificati dalla cima del successo commerciale &#8211; dimostrano neanche tanto sottilmente che leggere Joyce, comprenderlo, richiede fatica. Una fatica tanto più fisica se alla lettura dell’opera si accompagna tutto il compulsare delle note esplicative.</p>
<p>A questo punto dell’articolo, peraltro condivisibile, se non fosse che il piacere, la gioia e la sfida intellettuale che la lettura dell’<em>Ulisse</em> assicura è continuamente affossata sotto la lapide della parola fatica, Valerio Magrelli &#8211; il quale, sono sicuro, vuole bene a Joyce, e scrive per proteggere Joyce, e veglia sul sonno eterno di Joyce scacciando dalle sue prossimità i moscerini del successo commerciale – seguita le proprie argomentazioni compiendo un doppio passo falso e a tutto discapito di Joyce.</p>
<p>Intanto, paragona l’<em>Ulisse</em> alla <em>Divina Commedia</em>. Ma non tanto per illuminare e preservare la grandiosa architettura delle due opere &#8211; cosa che a suo tempo già fece Harold Bloom con altro dispendio di energia. Quanto per giustificare la presenza delle note appena sotto o di lato al testo, dimenticando a proposito tutta una serie di circostanze, non ultima il fatto che al contrario dell’<em>Ulisse</em>, la <em>Divina Commedia</em> è un poema composto tra il 1304 e il 1322 nelle cui terzine incatenate di versi endecasillabi si scioglie non l’italiano, ma un suo progenitore, il volgare fiorentino, lingua che per essere goduta a pieno ha bisogno di un apparato critico a fianco. Certo, l’<em>Ulisse</em>, al pari della <em>Divina Commedia</em>, è un’opera-mondo composita, pluriforme, stratificata, gremita di allusioni e di significanti doppiofondo in cui si annida il fantasma della storia, della mitologia, della letteratura, di Omero e Shakespeare soprattutto, ma la sua lingua è uno spettacolo molto più vicino ai bengala accessi sotto la cui volta ci si può avventurare senza nessuno che ti tenga per mano.</p>
<p>Anche se il vero e proprio punto della questione viene qualche riga dopo. Sempre e solo per ribadire l’importanza delle note &#8211; considerando le note non come un <em>paratesto</em>, ma come parte del testo, come se il commento a furia di spintoni si fosse introdotto nel testo originario, mimetizzandosi tanto da non potere più sciogliere l’uno dall’altro – Valerio Magrelli lascia rotolare questo sassolino lungo il pendio della nostra attenzione senza neanche presentire il rischio di una valanga: <em>Come i Canti della Commedia, i capitoli dell’Ulisse vanno affrontati soltanto</em> dopo <em>aver letto le loro analisi. </em>[…] <em>Occorre cominciare dal commento a ogni singolo capitolo, per poi passare al capitolo stesso. In tal modo la lettura procederà libera, ma sulla scorta di indicazioni indispensabili.</em></p>
<p>Dato che già nella collana degli Oscar Mondadori l’<em>Ulisse</em> è venduto inseparabilmente da una <em>Guida alla lettura</em>, significherebbe pure che prima ancora di sincronizzarsi agli oscillamenti fisici erotici spirituali di Leopold Bloom toccherebbe arrancare dentro duecentottantadue pagine di ragguagli critici. La <em>Guida</em><em> alla lettura</em>, tra l’altro, debutta con questo tenore: Ulisse <em>è un punto di arrivo non solo nell’attività creativa di Joyce, ma nell’evoluzione della letteratura occidentale. Al pari di</em> Waste land <em>di Eliot (pubblicato nello stesso anno 1922), e più ancora della</em> Recherche <em>proustiana, segna la consumazione definitiva dell’esperienza decadente e simbolista, e perciò anche di quella romantica e post-romantica, sfociata nel decadentismo.</em></p>
<p>Da un punto di vista puramente sentimentale, è come se tu ti fossi innamorato, e volessi baciare a tutti i costi la ragazza più bella del pianeta terra, ma al colmo di timidezza, al solo fine di avvicinarla, decidessi intanto di frequentare e sedurre e baciare la sua migliore amica, la quale ti parla tutto il tempo della più bella, dei suoi trascorsi e delle sue aspirazioni, nonostante l’aspetto della migliore amica, al contrario dell’immagine della ragazza che palpita tra le parentesi delle tue costole, abbia qualcosa di ferocemente antisociale, un certo strabismo, per esempio – e, a tratti, una irreparabile bruttezza.</p>
<p>Il commento, per dirla tutta, le note, sono molto utili, a volte necessarie, ma non hanno mai la stessa forza espressiva cognitiva emotiva del testo originale &#8211; almeno, è quasi impossibile trovare qualcosa che suoni uguale: per questo è sempre meglio che si palesino dopo e non prima, il rischio sarebbe quello di disperdere quel senso di avventura e il desiderio di smarrirsi che pervade chi pesa questo genere di titoli in mano. Per di più, l’opera, ancora meglio, in questo caso, l’<em>Ulisse</em>, non si esaurisce nel suo contenuto, nella tirannia del contenuto che le note impongono, ma dispiega parte del suo potere e del suo fascino nel continuo elettrico sbocciare della lingua.</p>
<p>È anche per questo che fa tanto più male, a fine lettura, l’articolo di Valerio Magrelli. Non solo per questo infinito procrastinare il piacere della lettura. O per la pretesa di curare la fatica della lettura – là dove si presenta &#8211; con la fatica di seguire prima migliaia di altre annotazioni appuntate, il più delle volte, in un noiosissimo stile accademico. Quanto per questa implicita sfiducia alla migliore letteratura. Come se questa, James Joyce in testa, non riuscisse più a bussare e a farsi accogliere senza che prima qualcuno non ne annunci la presenza. Come se il lettore – un lettore disposto, bisogna riconoscerlo, parzialmente già attrezzato, a scalare le grandi opere &#8211; prima ancora di capire, non sentisse, non avvertisse di per sé, la bellezza, il rilancio, l’invenzione, la scommessa.</p>
<p>[<a title="magrelli" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/09/12/leggete-le-note-da-dante-joyce.html?ref=search">qui</a>, l&#8217;articolo di Valerio Magrelli pubblicato su <em>La Repubblica</em> del 12/9/2012. La citazione di David Foster Wallace è tratta da <em>Come diventare se stessi. Foster Wallace si racconta</em>, di David Lipsky, Minimum fax 2011]</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2012/09/15/lulisse-e-la-tirannia-delle-note-di-valerio-magrelli/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>17</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il poema disumano di Luigi Nacci a Milano</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/04/19/il-poema-disumano-di-luigi-nacci-a-milano/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2008/04/19/il-poema-disumano-di-luigi-nacci-a-milano/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Apr 2008 15:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[installazione]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Nacci]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[opera]]></category>
		<category><![CDATA[poema]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[voci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2008/04/19/il-poema-disumano-di-luigi-nacci-a-milano/</guid>

					<description><![CDATA[SI INSTALLA IL poema disumano A MILANO All’interno della rassegna POESIA PRESENTE lunedì 21 aprile alle ore 18 presso lo SPAZIOSTUDIO di Patrizia Gioia via Paolo Lomazzo 13 &#8211; Milano tel. 348.7498744 e-mail: abraxas7p@libero.it verrà inaugurata l’installazione del POEMA DISUMANO di Luigi Nacci progetto dell’installazione a cura di Gianmaria Nerli e Luigi Nacci; supporto tecnico [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/04/disegni_a_colori23.jpg" title="disegni_a_colori23.jpg"><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/04/disegni_a_colori23.thumbnail.jpg" alt="disegni_a_colori23.jpg" /></a></p>
<table border="0" width="100%" cellPadding="4" cellSpacing="4">
<tr>
<td><font size="2"><strong>SI INSTALLA IL poema disumano A MILANO</strong></font></td>
</tr>
</table>
<p>All’interno della <a href="http://www.poesiapresente.it/HTML/01_08_programma.htm" class="spip_out"><font color="#666666">rassegna POESIA PRESENTE</font></a></p>
<p><strong class="spip">lunedì 21 aprile</strong><br />
<strong class="spip">alle ore 18</strong><br />
presso lo <a href="http://www.spaziostudio.net/" class="spip_out"><font color="#666666"><strong class="spip">SPAZIOSTUDIO</strong> di Patrizia Gioia</font></a><br />
via Paolo Lomazzo 13 &#8211; Milano<br />
tel. 348.7498744<br />
e-mail: abraxas7p@libero.it<span id="more-5723"></span></p>
<p>verrà inaugurata l’<strong class="spip">installazione</strong> del</p>
<p><strong class="spip">POEMA DISUMANO di Luigi Nacci</strong></p>
<p>progetto dell’installazione a cura di <strong class="spip">Gianmaria Nerli e Luigi Nacci</strong>;</p>
<p>supporto tecnico (e morale) di <strong class="spip">Dome Bulfaro</strong>;</p>
<p>disegni di <strong class="spip">Ugo Pierri</strong>;</p>
<p>musiche e effetti fonici di <strong class="spip">Lorenzo Castellarin</strong>;</p>
<p>voci di <strong class="spip">Michele Alessio, Xenia Isabel Docio Altuna, Bertal Cevahir, Matteo Danieli, Agneta Falk, Jack Hirschman, Fabrizio Leite, Jessica Leite, Šemso Osmanović, Ugo Pierri</strong>.</p>
<p><a href="http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article348" class="spip_out"><font color="#666666">Il primo allestimento è stato eseguito presso la Galleria Michelangelo di Roma nel giugno 2006</font></a><u>.</u> La stessa galleria ha pubblicato il catalogo (con CD) per la cura di Gianmaria Nerli (esiste inoltre una versione lineare del poema &#8211; leggermente differente &#8211; edita da Flavio Ermini nella collana “Opera prima” di Cierre Grafica sempre nel giugno 2006).</p>
<p>***</p>
<p>«Il <em class="spip">poema disumano</em> è un’installazione-proiezione acustico-(visiva), che unisce voce, suono, scrittura-lettura, immagini, musica. Nata come poesia, o meglio come fusione della scrittura poetica con l’emanazione del proprio suono (la voce delle proprie parole trasformata e dis-integrata in suono), ha il grande merito di non sacrificare all’interazione le specificità dei suoi diversi linguaggi. La scrittura resta scrittura, il suono resta suono, la musica musica, le immagini immagini. Niente è annullato nell’indistinzione sensoriale, ma al contrario tutto viene montato e fatto significare: alla compattezza dell’amalgama percettivo si sostituiscono l’attrito e l’incontro tra ambiti di senso distinti e multiformi [&#8230;] Ecco, l’installazione di Luigi Nacci punta, se non ad abbattere la porta, almeno a ricostruirne i confini, a ridefinire la soglia al di là della quale vivono un soggetto e forse un senso diverso. Quella soglia che prende la consistenza organica di una membrana che vibra, e si scioglie nell’ascolto. E ascoltando, questo è l’ottimismo disumano del poema, lo spettatore dà forma sensibile, volto, consistenza alla nuova antropologia che siamo diventati, ridefinisce il confine, lo spazio, la dimensione della tragedia umana. Ascoltando rimette in moto il percorso dell’arte e della sua possibilità di significare: perché se l’arte significa, significa anche l’uomo».<br />
(<strong class="spip">Gianmaria Nerli</strong>)</p>
<p>Il fruitore è chiamato a farsi disabile: non può seguire lettura e ascolto contemporaneamente se non dissociandosi. Quella che gli viene richiesta è un’abilità mancante. Sui disumani si può gettare solo uno sguardo da disabili, parziale e sgraziato. Accostarsi al <em class="spip">poema disumano</em> significa dunque, in un certo senso, fare esperienza del disumano vivendo un’amputazione percettiva. È questa una delle maggiori ragioni d’interesse del poema disumano. E sta qui –a mio parere- il vero nodo dell’opera: l’infezione sensoriale, come malattia della comprensione, dell’orientamento nello spazio, della costruzione di un’identità e di un habitat vitale. Non per caso nella stanza d’apertura sono proprio i «muscoli ciliari» a essere prosciugati. Se l’abbassamento e la marginalità, l’amputazione e la metamorfosi, l’attrito e la mollezza sono tratti fondamentali, a tutti i livelli, del <em class="spip">poema disumano</em>, l’esperienza biologico-percettiva è la dimensione su cui si fonda il senso dell’opera. E anche a questa volontà di attraversamento fisico dall’interno va ricondotta la scelta –ferrea- della prima persona plurale. È in gioco, in maniera evidente fin dalla prima stanza, la possibilità di convivere con il «pulviscolo corrivo» che insudicia la vista e secca il palato.<br />
(<strong class="spip">Marianna Marrucci</strong>)</p>
<p>«Un poema assolutamente unitario, classicamente unitario, senza stravolgimenti grammaticali o sintattici (espediente che fino ad ora era parso quasi consustanziale alla contemporaneità), rispettoso delle regole di reiterazione fonica di cui i maestri linguisti e semiologi ci hanno insegnato costituirsi lo ‘specifico poetico’, eufonico nel dettato, regolare con quella clausola in quartina, insomma un poema in ottave con tanto di attanti epici. Insomma, la partitura testuale del poema disumano non fa una grinza. È buona poesia, di ottima fattura, matura nella tenuta linguistica e metrica, un ottimo esordio [&#8230;]. Ma Nacci, e qui sta la profonda innovazione, ha curato in maniera assolutamente originale e performativamente geniale, non solo il testo ma anche la “regia” del poema. “Regia”: adesso sappiamo che il testo è una partitura teatrale oltre che poetica [&#8230;]. L’autore-regista non interpreta letteralmente il testo dell’autore-poeta, lo riscrive vocalmente trasformandolo in opera di poesia performativa vera e propria, indipendente, anzi in conflagrazione evidente, con il ‘messaggio’ letterario».<br />
(<strong class="spip">Rosaria Lo Russo</strong>)</p>
<p>**</p>
<p>periodo: <strong class="spip">dal 21 al 30 aprile</strong><br />
orari: <strong class="spip">dalle 17.00 alle 19.00</strong><br />
festivi chiuso<br />
altri orari su appuntamento</p>
<p>(<em>Immagine di Ugo Pierri</em>)</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2008/04/19/il-poema-disumano-di-luigi-nacci-a-milano/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>7</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-11-07 03:04:38 by W3 Total Cache
-->