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	<title>Poesia e parodia dalla Ville Lumière &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>François Coppée tra poesia e parodia</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2021/02/21/88143/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Feb 2021 06:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[François Coppée]]></category>
		<category><![CDATA[Idropatici]]></category>
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		<category><![CDATA[Parnassiani]]></category>
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		<category><![CDATA[Poesia e parodia dalla Ville Lumière]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Serri]]></category>
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					<description><![CDATA[François Coppée (1842-1908), poeta popolare e sentimentale, noto esponente del Parnassianesimo, è stato il vate della piccola Parigi, fatta di vicoli e modiste, di umili e umidità. Poeta malinconico, ha nostalgia ovunque di altri luoghi: in città vorrebbe la campagna (e viceversa); con gli uccelli sente la mancanza degli uomini (e viceversa); nel presente gli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>François Coppée (1842-1908), poeta popolare e sentimentale, noto esponente del Parnassianesimo, è stato</p>
<blockquote><p>il vate della piccola Parigi, fatta di vicoli e modiste, di umili e umidità. Poeta malinconico, ha nostalgia ovunque di altri luoghi: in città vorrebbe la campagna (e viceversa); con gli uccelli sente la mancanza degli uomini (e viceversa); nel presente gli manca il passato; di giorno aspetta la sera e in terra aspetta il paradiso;</p></blockquote>
<p>così lo descrive Stefano Serri nel volume dal titolo <em>Poesia e parodia dalla Ville Lumière. Parigi in dieci righe</em>, apparso per Robin Edizioni. Di cosa si tratta?<br />
Coppée è stato oggetto di innumerevoli parodie e <em>pastiches</em>, delle quali le più note sono firmate da Verlaine e Rimbaud. Come ricorda Olivier Bivort,</p>
<blockquote><p>I versi di François Coppée (1842-1908) costituiscono uno dei bersagli prediletti degli <em>zutistes</em>, in particolare le sue decime in alessandrini a rima baciata, dedicate a soggetti della quotidianità e a dettagli realistici, confluite nella raccolta <em>Promenades et intérieurs </em>(1875), ma già pubblicate in vari periodici nel corso del 1871. Col tempo, i «Coppées» o «Vieux Coppées» diventeranno un genere a sé, praticato in chiave ludica da Verlaine, Germain Nouveau, Charles Cros, Jean Richepin ecc. (vedi <em>Dizains réalistes</em>, Librairie de l’eau-forte, 1876) (Rimbaud, <em>Opere, </em>a cura di O. Bivort, traduzione mia, Marsilio, 2019, p. 678).</p></blockquote>
<p>Le rime baciate delle sue decime gli valsero però un buon successo di pubblico. È dunque interessante l’operazione pensata da Serri di raccogliere in un unico volume, con sue traduzioni e testo a fronte, la silloge sopracitata di Coppée, <em>Passeggiate e interni, </em>insieme al rovescio della medaglia, ossia questi noti <em>Dixains réalistes, </em>in cui dieci poeti si divertono a comporre per gioco dei “Coppées”. Parodiato e parodia si susseguono, creando così un piacevole contrappunto.<br />
Presento uno stralcio dell’introduzione di Serri, seguito da alcune poesie. Segnalo, agli appassionati di questo periodo della storia letteraria francese, anche il suo precedente volume <em>Idropatici. Storie di poeti e di liquori</em>, sempre per i tipi di Robin Edizioni, dedicato al circolo degli Hydropathes. (<em>ornellatajani</em>)</p>
<figure id="attachment_88146" aria-describedby="caption-attachment-88146" style="width: 615px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class=" wp-image-88146" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/02/Le-joyeux-quartier-latin-1895.jpg" alt="" width="615" height="493" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/02/Le-joyeux-quartier-latin-1895.jpg 3311w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/02/Le-joyeux-quartier-latin-1895-300x240.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/02/Le-joyeux-quartier-latin-1895-768x615.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/02/Le-joyeux-quartier-latin-1895-1024x820.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/02/Le-joyeux-quartier-latin-1895-250x200.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/02/Le-joyeux-quartier-latin-1895-200x160.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/02/Le-joyeux-quartier-latin-1895-160x128.jpg 160w" sizes="(max-width: 615px) 100vw, 615px" /><figcaption id="caption-attachment-88146" class="wp-caption-text">Félix Vallotton &#8211; Le joyeux quartier latin (1895)</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>a cura di <strong>Stefano Serri</strong></p>
<div class="page" title="Page 15">
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<div class="page" title="Page 15">
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<div class="column">
<p><em>Parigi in dieci righe</em></p>
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<p>Lo scopo di questo volume, affiancare due opere non ancora tradotte in Italia e legate tra loro dal legame apparentemente occasionale della parodia, non è solo quello di illuminare entrambi i testi di nuova luce inevitabilmente riflessa, ma anche suggerire due differenti sfumature (ed è proprio dal discriminare sfumature che possono scaturire scintille di conoscenza) sul modo di intendere la poesia.</p>
<p>Ma questo libro è anche il ritratto di una città, Parigi, che è forse la più cantata, decantata e declamata, nel bene e nel male, dai suoi abitanti, dai suoi visitatori occasionali e anche da chi l’ha sfiorata appena, magari in modo indiretto.</p>
<p>Nei due testi presentati sono molti i luoghi indicati, con il nome o con un indizio, e il lettore potrà comporvi le sue passeggiate di ricordi personali o di scoperte e curiosità. Una mappa con i luoghi indicati nelle poesie, però, oltre che lasciare molte zone in ombra, non restituirebbe quello che costituisce l’anima di entrambi i libri: gli angoli anonimi, i passanti occasionali, le figure e gli scorci che, vividissime epifanie di un istante, non potremo mai più collocare. Perché se Parigi può essere rappresentata come una città da sfogliare, una città-libro, come per Baudelaire, che ne fa la Bibbia della modernità, in realtà da questo carnet in dieci righe è piuttosto la città che sfoglia il lettore viandante, sporgendosi dalle sue pietre e dalle sue vetrine, ora come un tramonto che ci coglie impreparati, ora come una venditrice ambulante che ci inquieta e <span style="letter-spacing: 0.05em;">che ci porta, sempre per mano, zoppicante o spedita, un po’ più lontano dentro noi stessi.</span></p>
<div class="page" title="Page 15">
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<div class="column">
<p>Queste ottantanove poesie, questi ottocentonovanta versi, ci mostrano poveri e ricchi, la moda e la natura, i corpi malandati sui marciapiedi e gli amoretti da boulevard. Si trovano squarci della periferia, illuminati dalla luna, «astro degli invalidi», come la definisce Nouveau, e si guarda alla tecnologia e alla modernità con un misto di entusiasmo e scetticismo [&#8230;].</p>
<p>* * *</p>
<div class="page" title="Page 21">
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<div class="column">
<p><em>da &#8220;Passeggiate e interni&#8221; di François Coppée</em></p>
<p>IV</p>
<p>Amo la banlieue con i campi a riposo<br />
E i muri lebbrosi, dove un vecchio avviso<br />
Parla di un quartiere da tempo cadente.<br />
O vanità! Leggo il nome di un mercante:<br />
Sarà già al Père-Lachaise, tra le sepolture.<br />
Indugio. Qui nulla mi piace, neppure<br />
I soffioni tremanti in un cantone.<br />
Poi, per tornare alle case lontane,<br />
Con i vetri che già incendia il tramonto,<br />
Su vie buie, tra gusci d’ostrica, monto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="page" title="Page 32">
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<div class="column">
<p>XXVI</p>
<p>Parigi è infernale e sogno, tuttavia,<br />
Una città calma e senza ferrovia,<br />
Dove, dal buon compagno sottoprefetto,<br />
Leggerei, al dolce, un’epistola, un sonetto.<br />
Direi piano, minuscolo peccato,<br />
La quartina mordace che ho scartato.<br />
Là, custodirei vaghe ipoteche.<br />
Mi consulterebbero per le biblioteche;<br />
E, allievo lieto, mi metterei alla mercé<br />
Dei sommi Esménard, Lebrun, Chênedollé.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="page" title="Page 38">
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<div class="column">
<p>XXXIX</p>
<p>Come sigarette scrivo questi fogli,<br />
Per me, per mio piacere; e sono germogli<br />
Che forse era meglio non cogliere affatto<br />
Poiché l’impressione che mi ha esterrefatto,<br />
Il quadro incontrato per strada un istante,<br />
Alla fine, per chi mi ascolta, è importante?<br />
Non lo so. Perché ciò gli sia gradito,<br />
È, come me, un sognatore incallito?<br />
Forse in questo ruolo si può seccare?<br />
– Su! tu mi sbirci alle spalle, lettore.</p>
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<p>* * *</p>
<p><em>da &#8220;Dixains réalistes&#8221;</em></p>
<p>XXIII</p>
<p>Il piccolo impiegato al fermo posta<br />
arriva tardi; la marcia composta;<br />
sulla poltrona in pelle siede dolente,<br />
poiché sa che dovrà dare al cliente<br />
lettere, timbri, le allegre riviste,<br />
e pure i vaglia!&#8230; Uomo oscuro e triste.<br />
Si dice, annusando un foglio profumato,<br />
che non viaggia e che non è amato,<br />
e il suo nome, poche sillabe comiche,<br />
non c’è mai nelle gazzette pubbliche.</p>
<p><em>Nina de Villard</em></p>
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