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	<title>poesia sperimentale &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Cristi e ravioli</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/05/30/cristi-e-ravioli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2025 05:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[IlariaPadovan]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[poesia sperimentale]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong> Ilaria Padovan </strong> <br /> E mi costringerai a parlarti, ma non avrò più la gola / la gola è una piaga /
e le parole saranno ghiaia e sangue]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align=right>di <strong>Ilaria Padovan</strong></p>
<p><em></p>
<p align=right><font SIZE=2<em>Sono io il Signore tuo Dio,<br />
che ti ho fatto uscire dal paese d&#8217;Egitto;<br />
apri la tua bocca, la voglio riempire.<br />
(Salmo 80, 11)</font></p>
<p></em></p>
<p><font size=3>Quando le fotocellule non mi vedranno più, allora sarò morto.<br />
Niente di che, solo: le porte automatiche non si apriranno più.<br />
Niente di che: solo / morto. </p>
<p align=right>Un altro /<br />
nientaltro.</p>
<p>E allora ritornerò. Quando mi accorgerò che sarò morto farò esattamente come tutti gli altri prima di me e allora tornerò. Tornerò da te, tornerò da voi, tornerò indietro da tutti quanti e domanderò: che cosa volete / di cosa avete bisogno / che cosa vi rende felici. </font></p>
<p ALIGN=CENTER><font SIZE=4>Ve lo chiederò</font><br />
<font SIZE=3>chiederò</font><br />
<font SIZE=2>chiederò</font><br />
<font SIZE=1>chiederò</font></p>
<p><font size=3>e voi mi risponderete sempressolo le stesse cose di sempre, mi pregherete di farvi quello che è già stato fatto da infinite altre religioni</p>
<p align=right>/ consolazioni.</p>
<p>Quando le fotocellule non mi vedranno più, quando le porte automatiche non si apriranno più, allora saprò che sarò morto: tornerò.<br />
Ed esaudirò qualsiasi vostro desiderio ma voi mi chiederete sempre e solo le stesse cose </p>
<p align=right>/ che sono già successe.</p>
<p>Io vi risponderò che ne avete visti abbastanza di predicatori per non accorgervi della differenza.<br />
Che tu, proprio <em>tu</em> – che è per te che sono tornato – tu scuoterai la testa invece di rispondermi. E quando, scuotendo la testa te ne andrai da me, scoprirò che sarò morto, per davvero questa volta. Allora somiglierò a una pianta che assomiglia a una città: una città immeravigliabile perché ci è già successo tutto dentro.<br />
Allora, non assomiglierò più a niente di ciò che avrete visto</p>
<p align=right>/ giàvvisto </p>
<p>Dunque, somiglierò a una pianta. Forse.<br />
Di tutto quello che conoscete già, quello a cui assomiglierò di più sarà una pianta.<br />
E avrò delle parole precise, ma deciderò di non usarle. E mi siederò in mezzo a voi perché da quando tu te ne sei andata scuotendo la testa non ho nessundove dove stare. Mi siederò con tutte le parole giuste nella bocca: inghiottirò senza masticare: starò male: deciderò di non usarle. </font></p>
<p ALIGN=CENTER><font SIZE=2>Vi illuderò:</font><br />
<font Size=3>improvviserò:</font><br />
<font Size=4> v’imparadiserò.</font> </p>
<p><font size=3>In quel momento, saprò di funghi e collasso ma voi, lo stesso, per colpa di quella luce umami che emanerò, vi siederete accanto a me.<br />
Staremo seduti per <em>tanto </em></p>
<p><em> </p>
<p align=center> tanto </p>
<p>  </em></p>
<p><em></p>
<p align=right>tempo.</p>
<p></em></p>
<p>Staremo seduti finché non saremo diventati tutti abbastanza tristi e la luce ce la saremo dimenticata e l’odore diventerà di lattice e disinfettante. <em>Allora</em>, allora sapremo che saremo senza più alcuna speranza e, proprio lì, proprio quello sarà il momento. In quel momento, io aprirò la bocca e ne usciranno farfalle che saranno state per troppo tempo prigioniere per avere ancora dei colori, usciranno: fatte di polvere, svaniranno al contatto con l’aria, si sbricioleranno in parole masticate male e senza suono che vi chiederanno: che cosa volete, di cosa avete bisogno, che cosa vi rende felici.<br />
Sarete pronti. </p>
<p align=right>Allora, sarete pronti.</p>
<p>Sarete così tristi da aver dimenticato il significato delle cose buone e sarete pronti a rispondermi con le risposte giuste. Sarete cosìttanto tristi che mi pentirò di avervi fatto tutto quello che vi ho fatto, ma ci si abitua a tutto. Eppure, vi sarete abituati a tutto: mi chiederete ancora e sempre le stesse cose, scuoterete la testa </p>
<p align=right>/ ancora,</p>
<p>io rimarrò seduto</p>
<p align=right>/ di pianta.</p>
<p>A quel punto, ve ne andrete.<br />
Non ci farete neanche caso a me, a tutta quella tristezza, a tutto quel tempo seduti a pensare che fossi un santo invece ero solo morto</p>
<p align=right>/ invece, volevo solo mi chiedeste di rendervi felici.</p>
<p>Rimarrò seduto: senza più farfalle, senza più un odore, senza più sembrare, poi, una pianta.</p>
<p>Tornerete, io lo so che tornerete.<br />
Vi riunirete e tornerete a guardarmi rimanere sedutimmobile ma, questa volta, voi starete in piedi: e vi sentirete meglio. Vi sentirete meglio a guardare me che sono morto e seduto e immobile e senza più parole e senza mai magie. Tornerete: resterete per un po’, all’inizio riderete, mi direte cose orribili, mi confesserete desideri indicibili solo per vedere se sarò capace di realizzarli </p>
<p align=right>e io, sì, lo sarò,<br />
ma non vorrò farlo.<br />
Io volevo tornare<br />
(sono tornato)<br />
per fare qualcosa che non era<br />
quello che mi chiederete voi.</p>
<p align=center>Ma non ve lo dirò.<br />
<em>Io non ve lo dirò</em>.</p>
<p>E quando avrete visto che non saprò fare niente, tornerete ancora, tenendovi per mano alla cattiveria. Mi scuoterete, ferirete, taglierete per vedere se riuscirò almeno a difendermi se non a rispondere alle vostre preghiere. Mi farete di tutto per vedere se sono ancora vivo. Ma io sono solo un ritornato. </p>
<p align=right>Morto: un altro </p>
<p align=right>/ nientaltro.</p>
<p>Avreste dovuto mettermi di fronte a una fotocellula, sarebbe bastato quello: vedere che le porte automatiche del supermercato non si apriranno più. Ma non smetterete, perché non vi verrà in mente la storia delle fotocellule. Non vi verrà in mente perché penserete che sia una cosa che somiglia a una pianta ma io non sono mai stato una pianta.</p>
<p>Tornerai anche tu.<br />
Non scuoterai più la testa: ti sarai dimenticata.<br />
Ti sarai dimenticata di me, di chi ero, di noi, di come siamo stati, perché sarai andata avanti, perché io sarò morto e non importerà un cazzo se sarò ritornato. Tornerai e ti stancherai prima degli altri di quel gioco: ti sei sempre annoiata in fretta, <em>cosìnfretta</em>.<br />
Allora: farai finta. Allora ti inventerai che quando stavamo seduti e pensavate fossi un santo tu ti fossi affezionata. Vorrai illuderti che sei l’unica, che sei la persona giusta per prendersi cura di una cosa tutta rotta, come le foglie di carne e martìri dei cactus che tanto ti piacevano quando andavamo nel deserto. Ti convincerai che riuscirai a farmi fiorire e ignorerai le forchette che mi passano dappartapparte, le cicatrici che non si rimargineranno, i buchi in cui i bambini infilano le dita per giocare. Ti convincerai: ritornerai tuttiggiorni, ma io non fiorirò: sono morto.<br />
E quando vedrai che tutti gli sforzi saranno stati vani, che ti eri sbagliata</p>
<p align=right>ancora. E ancora </p>
<p>allora, piangerai. E mi costringerai a parlarti, ma non avrò più la gola</p>
<p align=right>/ la gola è una piaga </p>
<p>e le parole saranno ghiaia e sangue, ma io dovrò parlarti perché starai piangendo, perché avrò ancora qualcosa da dimostrare e la fedeltà si dimostra sempre e soltanto in un modo: umiliandosi. Allora mi riconoscerai, per un momento, ma mi riconoscerai: un pescepiatto, ti ricordi? Mi chiamavi Pescepiatto. Avevo gli occhi piccoli e vicini, sembravo un pesce / piatto: ora, più una pianta.<br />
Piangerai ancora per il tuo pescepiatto.<br />
Mi prenderai e trascinerai in casa tua, dove ora tu vivi con un altro, perché sono il pescepiatto che ora ti ricordi e mi comprerai vagonate di ravioli che non posso più mangiare perché sono morto, ma tu fingerai di non saperlo e me li ficcherai in quel buco che era, una volta, una gola anche se sono poco più di una pianta, adesso.<br />
Riderai: sarò ancora il tuo pescepiatto </p>
<p align=right>/ mi potrai ancora dare dei ravioli. </p>
<p>Quando mi vedrai stare male – perché mi piacevano tanto ma adesso non posso più mangiarli – me li infilerai come gettoni in una macchinetta guasta alla stazione, ancora surgelati perché ricorderai che amavo i gelati soprogniccosa, e quelli che non entreranno me li spalmerai addosso finché non rimarrà niente / niente, se non una poltiglia di quello che una volta era un pesce piatto che avrebbe mangiato sempre ravioli, poi, gelati.<br />
Ma io non ti dirò niente: fedele. </p>
<p align=right>Fedele<br />
/ per sempre, fedele:<br />
un pescepiatto:<br />
/ tuo.</p>
<p>Un giorno, mi dirai<em> domani</em> e che cosa vorrai farmi, dove vorrai portarmi, cosa vorrai dirmi in quel domani e io rimarrò tutto il tempo ad aspettarlo sapendo che tu ti dimenticherai </p>
<p align=right>/ ti annoierai</p>
<p>e non arriverà mai domani e allora io penserò a dopodomani.<br />
Ti dimenticherai </p>
<p align=right>/ di nuovo.</p>
<p>Come l’altra volta. </p>
<p align=right>Solo che, questa volta, sono morto:<br />
Le fotocellule non mi vedono<br />
più.<br />
Le porte automatiche non si aprono<br />
più.</p>
<p>Dopodomani.</p>
<p>Dopodomani è stato il giorno più bello della mia vita.</font></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>diaforia: rivista, sito, progetto</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/03/15/diaforia-rivista-sito-progetto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2013 21:27:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[daniele poletti]]></category>
		<category><![CDATA[diaforia]]></category>
		<category><![CDATA[poesia sperimentale]]></category>
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					<description><![CDATA[[dia•foria  è una rivista di arti e letteratura versiliese, nata alla fine del 2010 da un progetto di Daniele Poletti. Rivista è però un’etichetta di comodo, infatti ogni numero (finora ne sono usciti 9) è monografico e muta tipo-graficamente di volta in volta, per vestire meglio il contenuto che va ad affrontare. Mutevole e ampio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Nuova-immagine.png"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-45135" alt="Nuova immagine" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Nuova-immagine-300x93.png" width="300" height="93" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Nuova-immagine-300x93.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Nuova-immagine-1024x320.png 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Nuova-immagine.png 1100w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>[dia•foria  è una <i>rivista</i> di arti e letteratura versiliese, nata alla fine del 2010 da un progetto di <strong>Daniele Poletti</strong>. Rivista è però un’etichetta di comodo, infatti ogni numero (finora ne sono usciti 9) è monografico e muta tipo-graficamente di volta in volta, per vestire meglio il contenuto che va ad affrontare. Mutevole e ampio è anche lo spettro di interessi del progetto, tale da abbracciare la cultura nel senso più ampio possibile. <span id="more-45134"></span></p>
<p>Parallelamente alla pubblicazione cartacea è attivo il sito <a href="http://www.diaforia.org">www.diaforia.org</a>, che accompagna ed integra ogni uscita, ma in più presenta articoli che vivono esclusivamente in rete.</p>
<p>Dall’inizio del 2013 [dia•foria   è diventata un piccolo network che comprende il blog di aggiornamento alle attività e altre due sezioni: <b>Calaverna</b> per la filosofia e <b>f l o e m a</b> per le scritture di ricerca; (oltre ad un archivio: {dia•teca)</p>
<p>Lo spazio di <b>f l o e m a – esplorazioni della parola </b>è stato inaugurato il 19 febbraio 2013: <a href="http://www.diaforia.org/floema/">http://www.diaforia.org/floema/</a></p>
<p>L’obiettivo è quello di affrontare la sperimentazione linguistica in tutte le sue declinazioni, eccettuata quasi in toto l’esperienza della poesia visiva. Come spiegato più dettagliatamente nel primo post <i>dichiarativo</i>, <a href="http://www.diaforia.org/floema/2013/02/19/nasce-f-l-o-e-m-a-esplorazioni-della-parola/">“Nasce  f l o e m a  &#8211; esplorazioni della parola”</a>.</p>
<p>Già mezzo secolo ci separa dal periodo più fervido e vivido dell’ultimo avamposto della sperimentazione, eppure parliamo degli anni sessanta e settanta (ma anche degli ottanta) come se fossero dietro l’angolo. Quei segni di militanza poetica, rappresentano sì un’età dell’oro, distante, accaduta e congedata, ma così vicina e palpabile nel sentire di molti, da far pensare che non possa essere oggi solo una testimonianza storico-letteraria, piuttosto un percorso ancora aperto, tutto da esplorare, aggiornare, fare proprio attraverso la ricerca di nuove espressività.</p>
<p>Su  <b>f l o e m a</b>   verranno pubblicati testi editi e inediti di autori sia italiani che stranieri. La formula sarà quella dell’articolo con presentazione e silloge; tutti i materiali verranno poi archiviati nella <i>Biblioteca di  f l o e m a</i>. Per ogni autore seguirà un’intervista, al fine di rendere più vivo e dettagliato l’incontro con la poetica e l’opera. Vi saranno anche approfondimenti critici sul tema della scrittura di ricerca e sui singoli autori.</p>
<p>All’interno di  <b>f l o e m a</b>  troveremo anche <i>xilema</i>, che non costituirà una vera e propria sezione, ma una parola chiave (tag) abbinata ad articoli dedicati a quegli autori dei quali si sono perse le tracce (viventi e non, anche molto distanti nel tempo), che a torto sono stati dimenticati dai più, o a quella parte di produzione di un autore che è stata più vicina alla sperimentazione. Una sorta di spazio retrospettivo.</p>
<p>Le proposte di pubblicazione e collaborazione possono essere spedite a: info@diaforia.org</p>
<p>[dia•foria  è oggi formata da: Fernando Anateti, Pierfrancesco Biasetti, Walter Catalano, Stefano Pocci, Daniele Poletti</p>
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