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	<title>poesia tedesca contemporanea &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Un appunto. A proposito di Ramstein</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 10:31:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[al volo]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Air Base di Ramstein]]></category>
		<category><![CDATA[anna chiarloni]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
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		<category><![CDATA[militarismo]]></category>
		<category><![CDATA[poesia tedesca contemporanea]]></category>
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		<category><![CDATA[volker braun]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Volker Braun</strong> <br /> a cura di <strong>Anna Chiarloni</strong> <br /> Un intervento inedito in Italia dello scrittore Volker Braun sui nuovi orientamenti politici e militaristi della Germania attuale. "La Germania ha perso il suo volto. Ha un’espressione fiacca, indecifrabile. Il mondo la ignora e lei non sorride più al mondo."]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Volker Braun</strong></p>
<p>a cura di <strong>Anna Chiarloni</strong></p>
<p><em>[Volker Braun (Dresda 1939) è uno degli autori più rappresentativi della letteratura tedesca contemporanea. Orfano di padre caduto in guerra, si profila appena ventenne quale esponente della società letteraria della DDR: minatore e macchinista negli anni tra il liceo e gli studi di filosofia, collabora col Berliner Ensemble, il teatro di Bertolt Brecht. Debutta nel 1965 con la prima raccolta poetica,</em> Provokation für mich, <em>centrata &#8211; come in generale tutta l&#8217;opera, sia poetica che narrativa e teatrale &#8211; sull&#8217;analisi delle contraddizioni insite nella società tedesca, prima e dopo la caduta del Muro. Nel 2000 viene insignito del prestigioso “Büchner Preis”. Col suo ultimo testo,</em> Luf-Passion <em>(2022), Braun indaga i massacri perpetrati dal colonialismo tedesco al tempo di Bismarck, leggendovi un raccordo con l&#8217;attuale dilagare della violenza razzista nel mondo occidentale. A. C..]</em></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>La Germania ha perso il suo volto. Ha un’espressione fiacca, indecifrabile. Il mondo la ignora e lei non sorride più al mondo.</p>
<p>Il Ministro della Difesa, si legge, “ha siglato un patto militare per l’Indopacifico”.<em> Deal</em>: ecco la ratio politica  di Trump. Un tempo si trattava di difendere un principio, adesso si fanno affari. In piena guerra – e con la guerra. Non è nostra questa guerra ma ci speculiamo sopra. Esportare armi risolleva il bilancio tedesco. La vacillante industria pesante cerca salvezza nel riarmo. Queste le ultime notizie.</p>
<p>Nella biblioteca di mio padre c’era uno smilzo volumetto, edizioni Kosmos: <em>Perché si muore</em>, Stuttgart 1914. Dentro c’è un nome, nero d’inchiostro: Johann Friedr. Braun &#8211; e io provavo un certo orgoglio leggendo la chiusa: “La ragione per cui oggi molti finiscono precocemente al cimitero dipende dal fatto che vivono in pessime abitazioni, mangiano male e sono ridotti a malconci schiavi del lavoro. Questi sono fattori molto più decisivi che non i batteri intestinali o un metabolismo carente. È lì che dovete guardare &#8211; e raddrizzar le cose!”.</p>
<p>Ma chi era questo Johann Friedr.? Ma certo, ora ricordo: è Fritz, e sarebbe stato mio zio&#8230; Quel libro se l’era preso proprio prima di partire per il fronte. Di guerra però l’autore, il Dr. Alexander Lipschitz di Zurigo, non parla. Fritz morì il 21. 4. 1918 presso Bailleul, appena diciottenne. Il libro se lo prese poi suo fratello Erich (che comprò pure il secondo volume della collana: <em>Come invecchiare</em>, 1936). Erich morì nella seconda Guerra mondiale, il 2 aprile 1945, a Ibbenbüren, aveva 40 anni. Noi cinque figli vedemmo Dresda bruciare.</p>
<p>Dalle vite mancate ai fatti compiuti. Sul suolo tedesco alloggia la Air Base di Ramstein. <em>Alloggia</em>, dico, grazie ai suoi comodi privilegi; e naturalmente sferraglia con gran fracasso.</p>
<p>Ottant&#8217;anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, di fronte al pericolo di una Terza Guerra Mondiale, il Cancelliere Schröder si batté per tenere la Germania fuori dalla guerra in Iraq. Una decisione essenziale data la situazione interna della Germania riunificata. Tuttavia fu da Ramstein che l’attacco venne sostenuto logisticamente e operativamente condotto. Sì – Ramstein costituì il cardine portante di quella spaventosa aggressione e fu dal cielo di Dresda che sfrecciarono gli squadroni di bombardieri verso l’Iraq. Ancora una volta la guerra muoveva dalla Germania. E così succede adesso con la guerra contro l’Iran. Dire che questa guerra non è la nostra, non ci mette a riparo. Al contrario, una guerra che muove dal suolo tedesco ci rende vulnerabili. Siamo di fatto un bersaglio militare primario e non sappiamo se ci aspetta la vecchiaia o la morte. Che Ramstein fosse territorio americano lo si subodorava; in realtà è una piaga purulenta in Germania. Il suo statuto speciale si è polverizzato, vanificato con questo ripetuto utilizzo in violazione del diritto internazionale. La Germania, se ha un minimo di buon senso, questa base deve chiuderla.</p>
<p>Solo uno Stato sovrano può essere uno Stato pacifico.</p>
<p>Lo scandalo sarà di breve durata; ben altri eserciti si sono già ritirati dalla Germania! Ecco il punto – e allora avanti! Era questa la parola d’ordine di Lipschitz: cambiare la situazione!</p>
<p>Quando decisi di non intervenire sull’ Alexanderplatz il 4 novembre 1989, in quanto rivendicare la libertà di parola e di stampa mi sembrava un approccio troppo limitato rispetto a una piena sovranità popolare, non immaginavo che quella manifestazione autorizzata avrebbe portato a un’auto-organizzazione delle forze democratiche. Quella fu un&#8217;autentica esperienza di libertà.</p>
<p>Se io ora mi limito a rendere noto che un problema di Stato è in attesa di soluzione, mentre si tratta di una rivendicazione più ampia, ossia del potere di una società sulle proprie decisioni fondamentali, lo faccio nella speranza che un atto di autodeterminazione, questo coraggio ‘spagnolo’, possa generare un nuovo sviluppo degli impulsi democratici. Un’ebbrezza liberatoria in questa nostra società apatica e spenta per porre fine alla stagnazione, all’impotenza e al suo declino.</p>
<p>Quando il nostro politico più esperto, il presidente Steinmeier, assieme al neocancelliere e al nostro sonnecchiante Parlamento, si gireranno tra le mani questo foglio, ci si chiederà: Quando entra in vigore? – e nell&#8217;aria già aleggia la famosa risposta: <em>Entra in vigore… a quanto ne so… immediatamente. Senza indugio.</em></p>
<p>Questa sarebbe forse la salvezza della Germania, o semplicemente una manifestazione di ragionevolezza: sarebbe il suo sorriso al mondo.</p>
<p>*</p>
<p><em>L&#8217;intervento qui tradotto per &#8220;Nazione Indiana&#8221; è stato pubblicato il 4 aprile 2026 dalla &#8220;Berliner Zeitung&#8221; e dalla &#8220;Ostdeutsche Zeitung&#8221;. Braun esordisce con la denuncia della conversione industriale in armi pesanti, promossa dal neo-Cancelliere Merz, per innescare poi un&#8217;intensa riflessione autobiografica sul lutto che attraverso le guerre del Novecento ha colpito la sua famiglia.</em></p>
<p><em>Muovendo lungo il solco della tradizione pacifista tedesca, il poeta chiede la chiusura della base aerea statunitense di Ramstein, istituita nel 1951 in funzione antisovietica e forte di 36.000 soldati americani tuttora di stanza in Germania. Si tratta della più grande base aerea statunitense in Europa e costituisce il centro logistico principale per le operazioni militari USA tra Europa e Medio Oriente. </em></p>
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		<title>Corona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2013 11:39:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[helena janeczek]]></category>
		<category><![CDATA[Ingeborg Bachmann]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Celan]]></category>
		<category><![CDATA[poesia tedesca contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Paul Celan Dalla mano l’autunno mi mangia la sua foglia: siamo amici. Sgusciamo il tempo dalle noci e gli insegniamo a camminare: il tempo rientra nel guscio. Nello specchio è domenica, nel sogno si dorme, la bocca dice il vero. Il mio occhio discende al sesso dell’amata: ci guardiamo, diciamo cose oscure, ci amiamo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Paul Celan</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/06/Bachmann_Celan_1952_300x226.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/06/Bachmann_Celan_1952_300x226.jpg" alt="Bachmann_Celan_1952_300x226" width="300" height="226" class="alignnone size-full wp-image-45927" /></a></p>
<p>Dalla mano l’autunno mi mangia la sua foglia: siamo amici.<br />
Sgusciamo il tempo dalle noci e gli insegniamo a camminare:<br />
il tempo rientra nel guscio.<br />
<span id="more-45926"></span><br />
Nello specchio è domenica,<br />
nel sogno si dorme,<br />
la bocca dice il vero.</p>
<p>Il mio occhio discende al sesso dell’amata:<br />
ci guardiamo,<br />
diciamo cose oscure,<br />
ci amiamo l’un l’altra come papavero e memoria,<br />
dormiamo come vino nelle conchiglie,<br />
come il mare nel fiotto della luna.</p>
<p>Abbracciati stiamo alla finestra, dalla strada ci guardano:<br />
è tempo che si sappia!<br />
E’ tempo che la pietra si accomodi a fiorire,<br />
che all’inquietudine batta un cuore.<br />
E’ tempo che sia tempo.<br />
E’ tempo.</p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="X25-IDqiC5k"><iframe loading="lazy" title="Corona - Paul Celan" width="696" height="522" src="https://www.youtube.com/embed/X25-IDqiC5k?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Aus der Hand frißt der Herbst mir sein Blatt: wir sind Freunde,<br />
Wir schälen die Zeit aus den Nüssen und lehren sie gehn:<br />
die Zeit kehrt zurück in die Schale.</p>
<p>Im Spiegel ist Sonntag,<br />
im Traum wird geschlafen,<br />
der Mund redet wahr.</p>
<p>Mein Aug steigt hinab zum Geschlecht der Geliebten;<br />
wir sehen uns an,<br />
wir sagen uns Dunkles,<br />
wir lieben einander wie Mohn und Gedächtnis,<br />
wir schlafen wie Wein in den Muscheln,<br />
wie das Meer im Blutstrahl des Mondes.</p>
<p>Wir stehen umschlungen im Fenster, sie sehen uns zu von der Straße:<br />
es ist Zeit, daß man weiß!<br />
Es ist Zeit, daß der Stein sich zu blühen bequemt,<br />
daß der Unrast ein Herz schlägt.<br />
Es ist Zeit, daß es Zeit wird.<br />
Es ist Zeit. </p>
<p><em Paul Celan scrisse questa poesia per Ingeborg Bachmann - la foto che li ritrae insieme è posteriore.
La traduzione è mia. Se ne avete fatte o ne conosceste altre che vi piacciono, vi invito a pubblicarle nei commenti. Tradurre poesia (non solo "oscura") è sempre approssimazione, ermeneutica. hj</em></em></p>
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		<title>Heinz Czechowski – Vita e poetica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2012 11:54:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Heinz Czechowski]]></category>
		<category><![CDATA[paola del zoppo]]></category>
		<category><![CDATA[poesia tedesca contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Paola Del Zoppo Heinz Czechowski nasce a Dresda il 7 febbraio del 1935, figlio di un impiegato del fisco di origine polacca. Il contrasto avvertito tra il senso di pace e pienezza dell’infanzia e gli eventi traumatici legati alla guerra, al bombardamento di Dresda del 1945 e al dopoguerra segnano per sempre la sua [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Paola Del Zoppo</strong></p>
<p>Heinz Czechowski nasce a Dresda il 7 febbraio del 1935, figlio di un impiegato del fisco di origine polacca. Il contrasto avvertito tra il senso di pace e pienezza dell’infanzia e gli eventi traumatici legati alla guerra, al bombardamento di Dresda del 1945 e al dopoguerra segnano per sempre la sua vita e la sua poesia. «Ancora oggi», racconta nella sua autobiografia scritta in età avanzata, «il quartiere in cui trascorsi la mia prima infanzia mi appare quasi paradisiaco. Mio padre andava a prendere la metropolitana di superficie per andare all’ufficio del fisco alla Marschnerstrasse, vestito elegantemente, mio fratello in bicicletta alla Annenschule. Mia madre e io salivamo sul tetto dell’edificio e salutavamo la silhouette della città immersa nella luce dorata».<span id="more-44231"></span> Nel ricordo, Dresda «era davvero identica a un quadro del Canaletto, la cui riproduzione era appesa nel corridoio»<a title="" href="#_ftn1"><sup>[1]</sup></a>. L’infanzia tranquilla, popolata da genitori affettuosi, un amato cucciolo e vicini di casa singolari e interessanti, vissuta in serena comunione con gli ambienti, la città e la natura («Il desiderio di natura di mio padre, forse eredità della sua provenienza dall’alta Slesia, dalle riviere di Pleβ, si esprimeva in lunghe passeggiate nella regione paludosa di Moritzburg, e ci portava fino a Röder, vicino Radeburg»<a title="" href="#_ftn2"><sup>[2]</sup></a>) si interrompe bruscamente e dolorosamente con lo scoppio della guerra, la partenza del padre e, soprattutto, il bombardamento e il rogo di Dresda. Proprio Dresda, come luogo fisico, come emblema della patria perduta e ferita, e quindi anche come rammarico dell’impossibile identità con se stessi, sarà per il poeta “il suo tema” oltre che una perenne fonte di ispirazione nelle sue diverse declinazioni<a title="" href="#_ftn3">[3]</a>, un tema che nasce dalla distruzione e dal bisogno di riacquistare una patria non solo fisica, uno shock che diventa vero stimolo alla creazione.</p>
<p>Alla fine della Seconda Guerra Mondiale porta a termine la formazione di grafico e pubblicitario. Fino al 1958 è attivo come disegnatore e aiuto rilevatore in uno studio di architettura. Nel 1958 pubblica la prima poesia, <em>Picasso: l’entreinte</em>, sulla rivista «Neue Deutsche Literatur», fondata dal Deutscher Schrifstellerverband, una delle riviste letterarie più importanti dell’epoca, accanto a «Sinn und Form». In seguito studierà poetica con Georg Maurer, esponente della cosiddetta Sächsische Dichterschule, da cui si dichiarerà sempre molto influenzato. Si diploma con un testo sul dramma di Heiner Müller <em>Der Lohndrücker</em>. Dal 1961 al 1965 lavora come lettore per la casa editrice Mitteldeutscher Verlag a Halle an der Saale. Dal 1963 è membro dell’Unione degli scrittori della ddr (Deutscher Schrifstellerverband). Dal 1971 al 1973 scrive per la compagnia del teatro di Magdeburgo, ma torna al lavoro di lettore nel 1975, per la casa editrice Reclam di Lipsia. Nel 1976, seguendo l’indicazione del partito al dsv, è tra i firmatari della «Biermann Resolution», la Risoluzione Biermann, con cui si decideva di cacciare dalla Germania Est il cantautore Wolf Biermann<a title="" href="#_ftn4">[4]</a>, attirando su di sé pesanti critiche dalla maggior parte degli intellettuali del periodo.</p>
<p>La sua adesione all’impostazione socialista della DDR comincia a vacillare pochi anni dopo, anche in relazione all’impossibilità di riconoscere alla propria poesia un’identità nazionale. In questi anni Czechowski si fa tanto più consapevole della forza della poesia, e fiducioso nella propria capacità poetica, tanto più scettico verso il sistema politico che lo accoglie. La rappresentazione della natura modellata dalla Storia e quindi dalle scelte umane è sempre più rilevante nella sua poesia e la lirica esperienziale e naturalistica lascia spazio a resoconti e poesie di viaggio, poesie di coscienza del mondo, <em>Weltanschauungsgedichte</em><a title="" href="#_ftn5">[5]</a><em>. </em>Questo processo si realizza appieno nella raccolta <em>Schafe und Sterne [Pecore e pianeti]</em>. Da questa raccolta in poi, afferma Czechowski, «la ddr non ha più potuto reclamare per sé alcuna mia poesia».</p>
<p>In questi anni, anche svincolandosi da discorsi prettamente lirici, la critica alla ddr si fa più esplicita e diretta, come si riconosce nella raccolta <em>Was mich betrifft</em>. Nella raccolta si riconosce l’eco dei viaggi intrapresi da Czechowski negli anni Settanta/Ottanta: Nel 1977 è a Parigi, nel 1978 in Germania Ovest. Dal 1978 si stabilisce come libero poeta a Lipsia. Nello stesso anno esce dalla sed. L’amarezza per la sorte di un Paese distrutto dalla supremazia dell’ideologia, viene espressa nei componimenti poetici e metaforizzata di frequente nella distruzione del paesaggio in balia della violenza della colonizzazione umana. Nel 1987 Czechowski ottiene un grande successo di pubblico anche nella Germania Federale con la selezione <em>Ich und die Folgen</em>, in cui prevalgono i testi in cui l’Io lirico prende atto ancora una volta del rapporto ormai distrutto tra l’uomo e la natura, inserendosi, politicamente, nella forte corrente di critica sociale legata alla distruzione e allo sfruttamento ambientale della Germania Est.</p>
<p>Dopo la Wende, nel 1990, Czechowski esce dal Deutscher Schrifstellerverband per divergenze politiche con la direzione (L’Unione si scioglierà in quell’anno), ed entra nel p.e.n. Intraprende una serie di viaggi, nel 1991 è in Lettonia, nel 1992 in Romania, nel 1995 a Washington. Nel 1992 è cofondatore e presidente della Freie Akademie der Künste di Lipsia. Dal 1993 è spesso in Italia, come lui stesso afferma spinto in particolare dalla separazione seguita dal divorzio: «Era stata una specie di sfida, quando lei mi mise sul tavolo la richiesta di divorzio lasciai il Paese come per fuggirne per poi evitare la zona Est della Germania riunita». Le poesie del periodo rispecchiano lo scetticismo per ogni tipo di entusiasmo di un io che ha visto il crollo di tante speranze, lucidamente consapevole dell’amarezza della solitudine eppure ormai definitivamente convinto della vanità della comunanza di intenti.</p>
<p>Nonostante il rifiuto verso l’Est, contribuisce nel 1994 alla formazione della rivista «Ostragehege», da cui prese le distanze poco tempo dopo per divergenze d’opinione. I componimenti dell’ultimo periodo si tingono di amarezza per il tempo passato, e la vecchiaia è un tema toccato in tutti i componimenti, accompagnata dall’accettazione degli eventi e del proprio ruolo in essi e da una definitiva riappacificazione con la propria parola poetica e con la forza creativa della poesia che travalica i confini della realtà. Il poeta non ha più bisogno, in età avanzata, di giustificare la propria creazione con “l’occasione”. Si scrive, perché si deve scrivere, e non per raccontare qualcosa. Il riconoscimento del fallimento e la rinuncia al recupero di ciò che è ormai perduto conducono alla rivivificazione dell’Io lirico che non ha più bisogno di giustificazioni per realizzarsi nei versi, ma che, appunto, è costretto in una parola resa meno potente dall’amarezza per la mancata portata universale della poesia. Il poeta sembra aver trovato in questo compromesso e forse anche nella vita quotidiana una pace amara, che lo accompagnerà negli ultimi anni della sua esistenza.</p>
<p>Dal 1995 al 2000 vive in Westfalia, e poi, fino alla morte sopraggiunta nel 2009, a Francoforte sul Meno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Czechowski è autore di prose, poesie, resoconti di viaggio, drammi, saggi letterari e schizzi autobiografici, nonché curatore di diverse antologie. Di gran valore anche le sue Nachdichtungen, traduzioni poetiche, soprattutto dal greco e dal russo, da autori quali Anna Achmatova, Michail Lermontow, Marina Czvetaeva o Gianni Ritsos.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>SCELTA DI POESIE<a title="" href="#_ftn6">[6]</a></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>DRESDNER VORSTADT 1945</p>
<p>Dem Weiß, das alle Mühsal deckt,<br />
Entsteigt kein Laut.<br />
Schwarz aufgefahren, Gleis auf Gleis,<br />
Waggons –<br />
Kriegswinter – ohne Haut,<br />
Die längst Gerippe um Gerippe ließ.<br />
Wind schwirrt.<br />
Draht schneidet tief.<br />
Nicht eine Krähe, die sich hier verirrt.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>PERIFERIA DI DRESDA 1945</p>
<p>Dal bianco, che copre tutti gli affanni,<br />
Non sale un suono.<br />
Si avvicinano neri, binario a binario,<br />
Vagoni –<br />
Inverno di guerra – senza pelle,<br />
Che a lungo lasciò carcassa su carcassa.<br />
Il vento stride.<br />
Il filo strazia la carne.<br />
Non c’è una cornacchia che qui si perde.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>SCHAFE UND STERNE</p>
<p>Schafe und Sterne: die Nacht<br />
Hält sie zusammen, ein Hund<br />
Ist der Wind auf lautlosen Pfoten,<br />
Er streift die Akazien, ein Hirt<br />
Sitzt unter ihnen seit zweitausend Jahren,<br />
Sieht in die lehmbraunen Wasser,<br />
Denkt an die Türken,<br />
Sieht der Armenier<br />
Häuser am Hang, sieht sie steigen<br />
Über die Treppen<br />
Hoch in die Nacht.</p>
<p>Schafe und Sterne sind seine Gedanken,<br />
Tief in den Taschen<br />
Sucht er sie zwischen Knoblauch<br />
Und grauem Tabak.</p>
<p>Schafe und Sterne<br />
Treibt er zusammen in seinen Gedanken,<br />
Führt sie und lenkt sie,<br />
Kennt ihre Zeichen,<br />
Sieht ihre nächtliche Runde<br />
Rings um die Stadt.</p>
<p>Schafe und Sterne,<br />
Wesire und Zaren,<br />
Gejagte und Jäger.</p>
<p>Einst Partisanen, sie kamen,<br />
Er teilte das, was er hatte, mit ihnen.<br />
Wochenlang blieben sie weg in den Bergen,<br />
Unten im Tal sah er Autokolonnen,<br />
Sah ihre Spuren: Erschossne, Gehängte,<br />
Sah in den Fluß, wie er anschwoll und mitnahm<br />
Tote und Totes, Geröll aus den Bergen.</p>
<p>Schafe und Sterne sind ihm geblieben.<br />
Schafe und Sterne. Wer unterscheidet<br />
Schafe und Sterne, wenns dunkelt? Die Nacht<br />
Schleicht sich ins Tal,<br />
Reißt sich die Schafe,<br />
Reißt sich die Sterne.</p>
<p>Schafe und Sterne.</p>
<p>Schafe und Sterne:<br />
Am Himmel ein Widder,<br />
Er senkt seine Hörner,<br />
Stößt, stößt ins Leere.<br />
Der Wind ist ein Hund<br />
Und jagt hinterher.<br />
Und der Fluß ist Wesir,<br />
Ist Zar und SS und hält Standrecht.</p>
<p>Schafe und Sterne sind ihm geblieben,<br />
Er sitzt, und er sieht sie,<br />
Er hält sie zusammen.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>PECORE E PIANETI</p>
<p>Pecore e pianeti: la notte<br />
Li mantiene uniti, un cane<br />
È il vento, su zampe senza suono,<br />
Carezza le acacie, un pastore<br />
Siede sotto, duemila anni<br />
Vede nell’acqua bruna di limo<br />
Pensa ai turchi,<br />
Vede degli armeni<br />
Le case sul pendio, li vede salire<br />
Sulle scale<br />
Su nella notte.</p>
<p>Pecore e pianeti sono i suoi pensieri,<br />
In fondo alle sacche<br />
Fruga tra aglio e<br />
Tabacco grigio.</p>
<p>Pecore e pianeti<br />
Li porta a unirsi nei suoi pensieri<br />
Li conduce, li guida<br />
Ne conosce i segni<br />
Ne vede l’orbita notturna<br />
Intorno alla città.</p>
<p>Pecore e pianeti,<br />
Zar e visir,<br />
Cacciati e cacciatori.</p>
<p>Una volta i partigiani vennero,<br />
Spartì quello che aveva con loro.<br />
Per settimane stettero via tra i monti,<br />
Giù nella valle lui vide le auto in colonna,<br />
Vide le tracce: fucilati, impiccati,<br />
Vide il fiume ingrossarsi e prendere con sé<br />
Morti e morte, detriti di montagna.</p>
<p>Pecore e pianeti gli sono rimasti.<br />
Pecore e pianeti. Chi distingue<br />
Pecore e pianeti, quando abbuia? La notte si<br />
Propaga nella valle,<br />
Strappa via le pecore<br />
Strappa via i pianeti.</p>
<p>Pecore e pianeti.</p>
<p>Pecore e pianeti:<br />
Nel cielo un ariete<br />
Abbassa le corna<br />
Sbatte, sbatte nel vuoto.<br />
Il vento è un cane<br />
E segue cacciando.<br />
E il fiume è il visir,<br />
Lo zar e la SS e mantiene la legge marziale.</p>
<p>Pecore e pianeti gli sono rimasti,<br />
Siede, e li vede,<br />
Li mantiene uniti.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>HEIMWEG<br />
<em>Meinem Vater</em></p>
<p>Mittagspause am Waldrand.</p>
<p>Aufgestört ist das Gewissen<br />
Für kurze Momente<br />
Wie die Häsin<br />
In ihrer Sasse.</p>
<p>Radeburg<br />
Und umliegende Dörfer:<br />
Geruhsam fädeln die Angler<br />
Am Ufer der Röder<br />
Den Wurm auf den Haken.</p>
<p>Schweigsam<br />
Pflücken wir den Holunder.<br />
Das Brot im Rucksack<br />
Verströmt seinen Duft.</p>
<p>Heimwege gehn,<br />
Schotterstrecken<br />
Von Schwelle zu Schwelle,<br />
Am Abend die Stadt<br />
Vom Garten der Bergwirtschaft:</p>
<p>Verlöschender Glanz,<br />
Ehe die Bomber<br />
Die Wehrlose zähmen.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>VIA DI CASA<br />
<em>A mio padre</em><br />
Pausa pranzo sul limitare del bosco.</p>
<p>La coscienza è scossa<br />
Per brevi momenti<br />
Come la lepre femmina<br />
In tana.</p>
<p>Radeburg<br />
E villaggi intorno:<br />
Con calma i pescatori lanciano lenze<br />
Sulle rive del Röder<br />
I vermi sugli ami.</p>
<p>In silenzio<br />
Cogliamo il sambuco.<br />
Dallo zaino il pane<br />
Sparge il profumo.</p>
<p>Percorrere le vie di casa,<br />
Tratti di pietrisco<br />
Di soglia in soglia,<br />
La sera la città<br />
Dagli orti dell’azienda montana.</p>
<p>Il bagliore affievolisce<br />
Prima che i bomber<br />
Dominino gli indifesi.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>WAS MICH BETRIFFT</p>
<p>Erziehungsberechtigt,<br />
Und doch<br />
Ständig erzogen von meinen Erziehern,</p>
<p>Mit gelockerter Zunge<br />
Mündig geworden,<br />
Und doch<br />
Ständig mich anhaltend, den Mund zu halten,</p>
<p>Geh ich<br />
Noch immer im Kreis.</p>
<p>Auf mich also verwiesen<br />
Im Guten und Schlechten,<br />
Teile ich mit:</p>
<p>Was mich betrifft,<br />
So bin ich ich.<br />
Die Zunge der Schlange ist<br />
Geschickter als meine,<br />
Die Haut des Chamäleons<br />
Paßt sich vortrefflicher noch als die meine<br />
Den jeweils herrschenden Umständen an.</p>
<p>Meine Vorzüge, ich gebe es zu,<br />
Sind vergleichsweise gering: aber<br />
Daß ich nicht kriechen kann<br />
Und meine Farbe nicht wechseln</p>
<p>Je nach Belieben,<br />
Ist auch eine Gnade, für die ich</p>
<p>Niemand zu danken habe,<br />
Außer mir selbst.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>QUELLO CHE MI RIGUARDA</p>
<p>Autorizzato all’educazione,<br />
Eppure<br />
Sempre educato dai miei educatori,</p>
<p>Fatto maggiorenne<br />
Con la lingua sciolta,<br />
Eppure<br />
Sempre trattenuto, per trattenere la bocca,</p>
<p>Mi muovo<br />
Ancora e sempre in cerchio.</p>
<p>Relegato dunque a me stesso<br />
Nel bene e nel male,<br />
Comunico:</p>
<p>Per quel che mi riguarda,<br />
Io sono.</p>
<p>La lingua del serpente è<br />
Più abile della mia,<br />
La pelle del camaleonte<br />
Si adatta ancor meglio della mia<br />
Alle condizioni di volta in volta prevalenti.</p>
<p>I miei pregi, lo ammetto,<br />
Sono in confronto minimi: ma<br />
Che non posso strisciare<br />
E cambiare il mio colore</p>
<p>A piacere,<br />
È anche una grazia, per la quale</p>
<p>Non devo ringraziare nessuno,<br />
Eccetto me.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>SCHWEDISCHES STENOGRAMM</p>
<p>Unterbelichtete Bilder,<br />
Natur, an den Stadtrand verbannt,<br />
Winterlich, ohne Schnee,<br />
Eingefrorene Boote und<br />
Eisangler, wie<br />
Du und ich.</p>
<p>Öffne dein Herz:</p>
<p>Auch du bist,<br />
Wo du hinkommst,<br />
Willkommen,</p>
<p>Das Brot zu teilen,<br />
Das Dunkel,<br />
Die Stille.</p>
<p>Die Angst<br />
Vor dem Schweigen<br />
Der Zukunft.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>STENOGRAMMA SVEDESE</p>
<p>Immagini sottoesposte<br />
Natura scacciata ai bordi delle città,<br />
Inverno, senza neve,<br />
Battelli gelati e<br />
Pescatori nel ghiaccio, come<br />
Te e me.</p>
<p>Apri il tuo cuore:</p>
<p>Anche tu sei<br />
Dovunque arrivi<br />
Benvenuto</p>
<p>A spezzare il pane,<br />
Il buio,<br />
Il silenzio.</p>
<p>La paura<br />
Di fronte al silenzio<br />
Del futuro.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>DIE ÜBERSTANDENE WENDE</p>
<p>Was hinter uns liegt,<br />
Wissen wir. Was vor uns liegt,<br />
Wird uns unbekannt bleiben,<br />
Bis wir es<br />
Hinter uns haben.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>LA WENDE SUPERATA</p>
<p>Ciò che è alle spalle<br />
Lo sappiamo. Ciò che è davanti<br />
Ci rimarrà oscuro<br />
Finché non<br />
Sarà alle spalle.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>SELBSTBILDNIS, FLORENZ</p>
<p>Später Nachmittag. Ein unglaubliches<br />
Winterlicht. Wer noch kein<br />
Melancholiker ist,<br />
Muß es hier werden. Ich<br />
Zittere innerlich. Deutschland<br />
Ist ein zu fernes Land. Wenn mich<br />
Der Schmerz, die Wut verlassen,<br />
Werd ich verloren sein.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>AUTORITRATTO, FIRENZE</p>
<p>Pomeriggio tardo. Incredibile<br />
Luce invernale. Chi ancora non<br />
È malinconico<br />
Non può che diventarlo, qui. Io<br />
Tremo nell’intimo. Terra troppo<br />
Lontana la Germania. Quando mi avranno<br />
Lasciato il dolore, la rabbia,<br />
Sarò perduto.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>DRESDNER IDYLLE</p>
<p>Die Revolution ist mit dem Strom<br />
Westwärts gezogen. Reimportiert<br />
Hat sie die Höhen erobert:<br />
Villen und Weinberghäuser<br />
In besten Lagen. Im Aufwind,<br />
Zwischen Klotzsche und Windberg,<br />
Bewegt sich flüsternd das Netz,<br />
Das die Stadt überspannt:<br />
<em>Dies ist Zeit der Könige nicht mehr.</em><br />
Unter vergoldeter Krone<br />
Der Landesfürst, ein<br />
Gestandener Demokrat. Der Dichter<br />
Protestiert gegen die A17. Sollte er nicht<br />
Gegen was anderes seine Stimme erheben?</p>
<p>Auf die Treppe zum Nordlicht<br />
Pinkeln die Hunde, während die Berge<br />
Noch immer neben dem Fluß<br />
Dahergehn, als hätte es mich<br />
Niemals gegeben.</p>
<p>Weißt du noch, Liebste,<br />
Wie damals am Neujahrstag<br />
Die <em>Diesbar </em>am Mainkai lag? Damals<br />
Waren wir einig: <em>Es gibt<br />
Viel zu tun. Packen wir es<br />
An. Die Revolution<br />
Wird auf der Straße gemacht.</em></p>
<p>Das Minckwitzsche Weinberghaus<br />
Ragt illuminiert in die Nacht. Bunt<br />
Feiert die Republik<br />
Sich in der Neustadt<br />
Ihren Infarkten entgegen.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>DRESDA. IDILLIO.</p>
<p>La rivoluzione è trascinata dalla corrente<br />
Verso Ovest. Reimportata<br />
Ha espugnato le altezze:<br />
Ville e casali vinicoli<br />
In ottime posizioni. Nella spinta<br />
Tra Klotzsche e Windberg<br />
Si muove sussurrando la rete<br />
Che copre la città:<br />
<em>Non è più questo il tempo dei re.</em><br />
Sotto la corona dorata<br />
Del principe, un<br />
Navigato democratico. Il poeta<br />
Protesta contro la A17. Non dovrebbe<br />
Alzare la voce contro qualcosa d’altro?</p>
<p>Sulla scala per la luce del Nord<br />
Pisciano i cani, mentre i monti<br />
Scivolano ancora lungo il fiume,<br />
Come se io<br />
Non fossi mai esistito.</p>
<p>Ricordi ancora, carissima,<br />
Come allora, a Capodanno,<br />
Stava il <em>Diesbar </em>sul Mainkai? Allora<br />
Eravamo uniti: <em>C’è<br />
Molto da fare. Prendiamo le cose<br />
In mano. La rivoluzione<br />
Si fa sulle strade.</em></p>
<p>Il casale vinicolo di Minckwitz<br />
Riluce illuminato nella notte. A colori<br />
La Repubblica festeggia<br />
Se stessa nella città nuova<br />
Incontro ai suoi infarti.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>DIE ZEIT STEHT STILL.<br />
Der Tod<br />
geht sichtbar<br />
über die Piazza.<br />
Wo wir nicht sind,<br />
ist Leere.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>IL TEMPO È IMMOBILE.<br />
La morte<br />
cammina a vista<br />
sulla piazza.<br />
Dove noi non siamo<br />
è il vuoto.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>AUCH ICH BIN DAS OPFER<br />
Einer Selbstvergewisserung,<br />
Die keine war. Sonne und Wind. Und das Glück<br />
Verborgen in einer Datei,<br />
Die nicht auffindbar ist.<br />
Die DDR als Sonnenstaat,<br />
Der Vergangenheit anvertraut:<br />
Täter und Opfer,<br />
Verborgen<br />
In einer geheimen Abmachung<br />
Zwischen Bündnis 90/Die Grünen:<br />
Im Kosovo<br />
Wächst das Krebsgeschwür,<br />
Das Europa verdaut…</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>SONO ANCHE IO VITTIMA<br />
Di una presa di coscienza di sé<br />
Che non era tale. Sole e vento. E la felicità<br />
Celata in un file<br />
Che non si può ritrovare.<br />
La DDR come Stato solare<br />
Affidato al passato:<br />
Vittima e carnefice<br />
Celati<br />
In un patto segreto<br />
Tra l’Alleanza 90/I Verdi:<br />
In Kosovo<br />
Cresce l’ulcera cancerosa<br />
Che assimila l’Europa…</p>
<p><a title="" href="#_ftnref4">[4]</a> Si considera che la “Risoluzione Biermann” dette il via alla crisi politico-culturale della DDR. Il rifiuto di alcuni degli scrittori più significativi della Germania Democratica (tra cui Sarah Kirsch, Gunter Kunert, Heiner Müller) di schierarsi dalla parte dello stato nella risoluzione di scacciare il cantautore Wolf Biermann, che si era pronunciato contro la struttura socialista della DDR, causò una forte presa di posizione del partito, che si mosse su due fronti. Da una parte si invitavano i cittadini a isolare gli intellettuali che non aderissero alla risoluzione, e dall’altro si spingevano gli scrittori a rientrare nei ranghi, se non firmando la risoluzione, almeno dichiarandosi a favore di essa e criticando apertamente Biermann. Gli scrittori reagirono facendo arrivare i comunicati ad un’agenzia stampa dell’Ovest.</p>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref5">[5]</a> Cfr. D. von Törne, <em>Heinz Czechowski</em>, in <em>Lexikon der deutschsprachigen Gegenwartsliteratur seit 1945</em>, Fischer, Monaco 2003, p. 217.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref6">[6]</a> Le poesie presentate coprono tutto l’arco della produzione poetica di Heinz Czechowski. Sono contenute nel volume H. Czechowski, <em>Il tempo è immobile – Poesie scelte, </em>a cura di Paola Del Zoppo, Del Vecchio Editore, Roma 2012.</p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Ricostruzioni. Nuovi poeti di Berlino</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/03/05/ricostruzioni-nuovi-poeti-di-berlino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 13:41:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[domenico pinto]]></category>
		<category><![CDATA[poesia tedesca contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[steffen popp]]></category>
		<category><![CDATA[Theresia Prammer]]></category>
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					<description><![CDATA[di Domenico Pinto «Non sapersi orientare in una città non vuol dir molto. Ma smarrirsi in essa come ci si smarrisce in una foresta, è una cosa tutta da imparare.» Cominciava così il quadernino di tableaux che Benjamin mise insieme nell’Infanzia berlinese, il cuore segreto e favoloso della propria immagine da fanciullo. Il Tiergarten, la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Domenico Pinto</strong></p>
<p style="text-align: center;"><iframe loading="lazy" src="http://www.youtube.com/embed/bvgJKoAWJ2c" frameborder="0" width="150" height="120"></iframe></p>
<p>«Non sapersi orientare in una città non vuol dir molto. Ma smarrirsi in essa come ci si smarrisce in una foresta, è una cosa tutta da imparare.»<span id="more-41774"></span> Cominciava così il quadernino di <em>tableaux</em> che Benjamin mise insieme nell’<em>Infanzia berlinese</em>, il cuore segreto e favoloso della propria immagine da fanciullo. Il Tiergarten, la Colonna della Vittoria, il mercato di Piazza Magdeburgo, per un uomo cui le strade di questa città erano «familiari come i nomi della Genesi», appaiono ancora oggi nell’indistruttibile luce del sogno, irradiano fino a noi gli inizi del Novecento.</p>
<p>Com’è mutata Berlino, ora che da quei ricordi ci separa la distanza di un secolo, le guerre mondiali, i totalitarismi di carica contraria, adesso che la sua mente ha ripreso a comunicare fra i due emisferi? È noto che la città vive da tempo una stagione d’euforia, con una capillare circolazione di idee in ogni àmbito; si fondano teatri, animano riviste, e non è per avventura che Suhrkamp – l’editore di maggior tradizione – l’abbia scelta per trasferirvi la storica sede di Francoforte. Conosciamo le sue cupole strallate, la Museumsinsel, le sue università, gli artisti, le sue mostre. Ma come ci si smarrisce, veramente, in questa foresta? L’occasione è prestata dall’antologia a cura di Theresia Prammer (<strong><em>Ricostruzioni. Nuovi poeti di Berlino</em>, Scheiwiller 2011, p. 656, € 29,00)</strong>, che per i tramiti della poesia disegna una minutissima mappa del pensiero e del <em>milieu</em> berlinese.</p>
<p>Nella metropoli del dopomuro affluisce una copiosa generazione di poeti nati negli anni ’60 e ’70: iperdotti, intransigenti, pronti a riattivare criticamente il passato letterario quanto a farsene beffe, soggiogati da una musa filosofica e melanconica, questi stilisti iracondi e loici scavano camminamenti in tutte le direzioni. Sovente sono anche critici, editori o traduttori, si servono del proscenio cittadino per mettere in forma le proprie letture nei Café e nelle officine, conquistano i fogli letterari e i punti nodali della Rete (occorre qui ricordare almeno lyrikline.org, progetto imponente della Literaturwerkstatt, il forum-der-13.de e il sito lyrikkritik.de, tenuto da uno dei poeti presenti nel volume, Hendrik Jackson). La terza via aperta dalla «prima generazione senza parole d’ordine» – secondo un giudizio di Falkner – compie una parabola che scavalca le impietrite contrapposizioni tra la sperimentazione linguistica (si legga avanguardia) e il <em>rappel à l’ordre</em> – verso il quale corre a perdifiato, con effetti latamente museali, anche un poeta come Grünbein, sebbene sia il medesimo autore di una splendida, e rinnegata, opera prima come <em>Grauzone morgens</em> (1988).</p>
<p>Questa antologia militante conta i ritratti di dodici poeti, legati a Berlino per una sorta di forza magnetica o, direbbe Robert Walser, «attratt<em>i</em> in quella città da una forma di nostalgia», i cui estremi sono rappresentati da Ulrike Draesner (1962) – unica ad aver già una traduzione italiana per i suoi versi, con il volume <em>viaggio obliquo</em>, a cura di C. Miglio e T. Prammer – e Ann Cotten, nata nel 1982. Gli altri, dopo il già ricordato Jackson, sono Ulf Stolterfoht, Lutz Seiler, Johannes Jansen, Marion Poschmann, Monika Rinck, Sabine Scho, Jan Wagner, Daniel Falb e Steffen Popp.</p>
<p>Si tolga per un momento dal novero Draesner, che per una certa assolutezza tragica raggiunge, forse, gli esiti fra tutti più maturi, dove l’<em>âventiure </em>della forma comincia nella frattura tra carne e parola, nel corpo – e chiedersi se le sue siano ‘belle’ poesie sarebbe «voler valutare la purezza della voce, la nitidezza della nota emessa da un uomo sotto tortura», stando a un pensiero di Cusatelli su Fritz Zorn. Paiono dunque disponibili due opzioni: quella gnoseologica e quella memoriale e lirica. Va da sé che si tratta di sacche amplissime, e che i transiti dall’uno all’altro polo, le fluttuazioni, le particolari declinazioni, turbano l’immagine di questi poeti come un effetto moiré.</p>
<p>Da un lato l’esempio più vistoso e radicale è quello di Stolterfoht, che nel saggio <em>Ancora una volta</em> ritorna sulla poesia «sperimentante», termine da lui preferito a ‘sperimentale’. Ancor prima dell’ascolto, tenace e problematizzato, verso le promesse di libertà immanenti nell’avanguardia – che si lasciano riassumere con un famoso verso di Heiner Müller: «il Bello è la possibile fine degli orrori» –, preme sottolineare che per Stolterfoht la poesia è un dispositivo che serve a comprendere, se non la realtà, allora gli atti della conoscenza: «Le poesie non si leggono per capirle, ma per capire un po&#8217; meglio il capire. Questo […] farebbe sì che tutte le poesie, sperimentali e non, avrebbero lo stesso senso, cioè quello di farci vedere chiaramente le possibilità e impossibilità della nostra conoscenza». Pertanto questi poeti somiglieranno molto da presso a una schiera di critici del linguaggio, a una scuola filosofica in giro per il peripato dell&#8217;avanguardia, ora sotto ora fuori dalle sue colonne. È un ampliamento della parola poetica vòlto a catturare la complessità del mondo contemporaneo, in un campo perennemente solcato da allegorie saggistiche, pittoriche ed epistemologiche, il cui programma è attuato senza celare nessuna delle stigmate formali del Novecento: sovversione dei codici e dei registri, inserti espressivisti, citazionismo, travestimenti, arte combinatoria, reviviscenza dialettica della tradizione – da Benn a Huchel – culminante per alcuni nella rilettura di un grande scomparso, Thomas Kling (1957-2005); e ancora antisoggettivismo, <em>pastiche</em> e concettismo ironico («”io sono una poesia” – sicuramente una / delle frasi più intricate della poesia tedesca», sempre Stolterfoht). È su tale la linea che da lontano gli tende il braccio la più giovane nella foto di gruppo, Ann Cotten, con le corone di sonetti anagrammatici, o attraverso la sua “socio-zoologia” un autore come Falb («questi disegni infantili sono così / sinceri. il sole in alto a destra, esatto, / un radiatore nero. / ci amiamo. abbiamo opinioni liberali»).</p>
<p>All’altro capo della corda si situano, invece, poeti d’intonazione più lirica e meditativa – pur nelle invarianti stilistiche che si sono dette – quali Seiler, dove la «trama interna» della poesia è «il sistema nervoso del ricordo» («[…] a pian / terreno si offrono / betulle, faggi. saluto / qualcosa che manca. tutto il tempo / di dio, questo voleva seneca. io volevo / una fisarmonica e un cane, vedevo / cose, che precipitavano / dal tavolo, nelle quali / ero contenuto io.»); anche se il timbro che risuona più a lungo, dopo tanto vertiginosa riflessione sul pensiero e la poesia, agendo da viatico all’antologia, è quello del «classicista clandestino» Steffen Popp: «Il mio cuore è pieno di sangue. / E tutti i luoghi mai raggiunti / sono in me, uno spiraglio / di finestre aperte.»</p>
<p>Una nota cursoria, da ultimo, sulle difficoltà della ‘trascrizione’ in italiano di questa stagione poetica. Il lavoro si è avvalso di un pool di traduttori sensibili, fra cui Miglio e Baldacci – mi perdoni chi non viene nominato –; ma la curatrice dell’antologia, che firma molte delle versioni confluite nel libro, offre un misterioso e inquietante caso di traduzione verso una lingua che non sia quella materna (con punte di virtuosismo, come negli esemplari dalle <em>Radikalübersetzungen</em>: Prammer che vince la scommessa formale di tradurre Draesner, che a sua volta opera un rifacimento da Shakespeare). Si ricorda, fra le pochissime “chiavi a stella” nel campo italo-tedesco, Helena Janeczek e la sua interpretazione del <em>Tubutsch</em>, capolavoro espressionista di Ehrenstein. Esempi rarissimi, per i quali il sospiro di Arno Schmidt non apparirà mai abbastanza struggente: «Ah! Potessi avere mille lingue!»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Il presente articolo è nel «Manifesto» </strong><strong>del</strong><strong> 26.02.2012</strong></em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>9 POESIE DI JÜRGEN RENNERT</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/04/17/9-poesie-di-jurgen-rennert/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Apr 2011 14:10:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Racca]]></category>
		<category><![CDATA[jürgen rennert]]></category>
		<category><![CDATA[poesia tedesca contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[Jürgen Rennert è nato nel 1943 a Berlino-Neukölln e dal ’53 ha vissuto nella DDR. Poeta, saggista e traduttore, si occupa di cultura ebraica e di letteratura yiddish moderna (di cui traduce, tra gli altri, Mark Rasumny, Scholem Alejchem e Isaac Bashevis Singer). È presente, in traduzione italiana, nell’antologia 100 POESIE DALLA DDR, curata da [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><small><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/Jürgen-rennert.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-thumbnail wp-image-38812" title="Jürgen rennert" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/Jürgen-rennert-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Jürgen Rennert è nato nel 1943 a Berlino-Neukölln e dal ’53 ha vissuto nella DDR. Poeta, saggista e traduttore, si occupa di cultura ebraica e di letteratura yiddish moderna (di cui traduce, tra gli altri, Mark Rasumny, Scholem Alejchem e Isaac Bashevis Singer). È presente, in traduzione italiana, nell’antologia <em>100 POESIE DALLA DDR</em>, curata da Christoph Buchwald e Klaus Wagenbach (Isbn, 2010), con il primo testo di questa selezione: <em>Mein Land ist mir zerfallen</em>.<br />
I tre testi iniziali, tratti dalla raccolta <em>Verlorene Züge</em> (2001), indagano la complessa vicenda tra il singolo e il sistema politico in cui egli si muove, lì dove l’ingranaggio del potere agisce sul comportamento dell’individuo, alienandolo – di volta in volta – alla sua “ragion di stato”, “verità” collettiva, e follia omicida.<br />
Seguono poesie da <em>Märkische Depeschen</em> (1976), dove domina un sentimento mitico-religioso dell’esistenza, che, dall’estraniazione individuale alla memoria collettiva, reca tracce di una “resistenza” umana e naturale al perenne incombere del “male”.<br />
Infine, l’ultimo testo, tratto da poesie per bambini dal titolo <em>Emma – die Kuh</em>, esprime la necessità del “respiro”, nonostante tutto. (Davide Racca)</small></p>
<p>traduzioni di<strong> Davide Racca<a href="#_ftn1"><strong>[1]</strong></a></strong></p>
<p><strong>da <em>Verlorene Züge</em> (2001)</strong></p>
<p><strong>Si è dissolto il mio Paese</strong></p>
<p>Si è dissolto il mio Paese.<br />
Liquidato il suo potere.<br />
Contro ogni ragione<br />
levo un lamento.<span id="more-38810"></span></p>
<p>Il mio Paese è stato ciò<br />
che suo malgrado sono:<br />
un’esperta creatura del mondo<br />
con una crepa dentro.</p>
<p>Mi ha traviato il mio Paese,<br />
ma non mi ha piegato. E<br />
troppo mi ha mentito,<br />
ma non sono così stupido.</p>
<p>Ripugnante il mio Paese<br />
mi ha premuto al petto.<br />
E mi dà alla luce alla fine<br />
che non mollo.</p>
<p>Il mio Paese porta i tratti<br />
che mi portano. Sono Io<br />
la grande menzogna<br />
del Paese. (Noi dice: Io.)</p>
<p><strong>Mein Land ist mir zerfallen</strong></p>
<p>Mein Land ist mir zerfallen.<br />
Sein´ Macht ist abgetan.<br />
Ich hebe, gegen allen<br />
Verstand, zu klagen an.</p>
<p>Mein Land ist mir gewesen,<br />
Was ich trotz seiner bin:<br />
Ein welterfahrnes Wesen,<br />
Mit einem Spalt darin.</p>
<p>Mein Land hat mich verzogen,<br />
Und gehe doch nicht krumm.<br />
Und hat mich was belogen,<br />
Und bin doch gar nicht dumm.</p>
<p>Mein Land hat mich mit Wider-<br />
Willn an die Brust gepresst.<br />
Und kam am Ende nieder<br />
Mit mir, der es nicht lässt.</p>
<p>Mein Land trägt meine Züge,<br />
Die Züge tragen mich.<br />
Ich bin die große Lüge<br />
Des Landes. (Wir meint: ich.)</p>
<p>__________________</p>
<p><strong>Die Symmetrie des Leidens</strong></p>
<p>Ergibt sich aus<br />
Allgemeiner Verstrickung.<br />
Druck erzeugt Gegendruck,<br />
Leid gebiert Leid<br />
Und Verrat den Verrat.</p>
<p>Die Mathematik der Passion<br />
Gipfelt gigantisch im Plus.<br />
Gott subtrahiert sich, da bleibt<br />
Weniger als nichts. Multipliziert<br />
Mit unserem ständigen Defizit,<br />
Führt es beständig zum Kreuz.</p>
<p><strong>La simmetria del dolore</strong></p>
<p>Vien fuori<br />
dal consueto intrico.<br />
Pressione genera reazione,<br />
dolore partorisce<br />
dolore e tradimento<br />
il tradimento.</p>
<p>La matematica della passione<br />
culmina gigantea<br />
in surplus. Dio si sottrae, lì<br />
resta  il resto di niente. Moltiplicato<br />
per il nostro passivo permanente<br />
conduce ineludibile<br />
alla croce.</p>
<p>____________________</p>
<p><strong>Junge mit erhobenen Händen<br />
In memoriam Leo Steiner (1912 – 1942)</strong></p>
<p>Erneut vorm Nichts im Fin de Siècle. Leise<br />
Schwärzt mir, was droht, die Augen ein.<br />
Ich höre, wie die suspendierten Gleise<br />
Nach Auschwitz nach Transporten schrein.</p>
<p>Die Ängste dumpf, die Grenzen fest geschlossen,<br />
Das Land (t)räumt auf in Amnesie.<br />
Und spreitet sich. Und kehrt in seine Gossen,<br />
Was ins Gewissen schreit und schrie.</p>
<p>Ich fürchte nichts. Auch nicht mein Ende.<br />
Man holt mich oder holt mich nicht.<br />
Trotz aller Spasmen treibt es meine Hände<br />
Wie Kraniche beredt ans Licht …</p>
<p><strong>Giovane con le mani alzate</strong></p>
<p>Di nuovo sull’orlo del niente <em>Fin de Sìècle</em>.<br />
Ciò che minaccia piano mi annera gli occhi.<br />
Sento come gridano i binari sospesi<br />
per Auschwitz – per Trasporti.</p>
<p>Le cupe ansie, i confini ben serrati,<br />
la terra (tr)ama in amnesia. E si diffonde.<br />
E rivolta nei suoi fanghi ciò che grida<br />
e gridò nella coscienza.</p>
<p>Non temo niente. Neanche la mia fine.<br />
Mi si venga a prendere o meno. Nonostante<br />
a ogni spasmo si sospinga le mie mani<br />
come eloquenti gru verso la luce &#8230;</p>
<p>______________________</p>
<p><strong>da <em>Märkische Depeschen</em> (1976)</strong></p>
<p><strong>Bild mit dem Hahn und dem Grenadier<br />
Für Anna Seghers</strong></p>
<p>Ich bitte um Asyl. Ein Grenadier,<br />
Der seinen Schatten sucht, den er verlor<br />
Im Feuer der Progrome, und<br />
Der Schlachten schlug mit Worten, die<br />
Sich Gott erfand, bevor<br />
Ihn Einsamkeit und Schweigen überfiel.</p>
<p>Ich bitte um Asyl. Ich bin<br />
Von gestern hergekommen, eine Meile<br />
Vergesslichkeit trennt mich bereits von meinem Land,<br />
Das mir noch anhängt, das seine Stille<br />
Aussendet, um mich einzuholen.</p>
<p>Ich bitte um Asyl. Mein Hahn<br />
Sitzt schon auf eurem Dach. Wenn ihr<br />
Mich fortschickt, denunziert<br />
Er den Verrat, den ihr an einem euresgleichen<br />
Verübtet. Bitte, laßt<br />
Mich wohnen unter euch.</p>
<p>Ich bitte um Asyl. Habt keine Furcht.<br />
Die Monde schweigen, und die Sonnen<br />
Erblindeten, als sie den Tag<br />
Im Rauch der Krematorien erblickten,<br />
Wo Luft gehügelt stand und Wind<br />
In schwarzen Stiefeln patroullierte.</p>
<p>Ich bitte um Asyl. Kein Wort<br />
Birgt mehr, was ich besaß. Die Hand<br />
Ist taub, mit blasser Tinte<br />
Spürt meine Feder Zeichen auf,<br />
Die leer sind, dunkle Ornamente<br />
Am fahlen Himmel der Gedächtnislosigkeit.</p>
<p><strong>Ritratto col gallo e il granatiere</strong></p>
<p>Chiedo asilo. Un granatiere<br />
che cerca le sue ombre,<br />
perse nel fuoco dei pogrom<br />
e combatté battaglie con parole<br />
che ha inventato Dio<br />
prima che solitudine e<br />
silenzio lo cogliesse.</p>
<p>Chiedo asilo. Sono<br />
giunto qui da ieri, un miglio<br />
di dimenticanza mi separa<br />
già dal mio Paese, che mi grava<br />
ancora e non intende lasciarmi<br />
e trasmette il suo silenzio<br />
per riprendermi.</p>
<p>Chiedo asilo. Il mio gallo<br />
siede già sul vostro tetto. Se mi<br />
scacciaste denuncerebbe<br />
il tradimento che voi a un vostro<br />
simile perpetrereste.<br />
Vi prego, lasciatemi<br />
vivere tra voi.</p>
<p>Chiedo asilo. Non abbiate<br />
paura. Le lune tacciono<br />
e i soli accecarono, quando<br />
scrutavano il giorno nel fumo<br />
dei crematori, dove restò<br />
collinata l’aria e pattugliava<br />
in stivali neri il vento.</p>
<p>Chiedo asilo. Più nessuna<br />
parola racchiude ciò che<br />
possiedo. La mano è sorda,<br />
con pallido inchiostro la mia<br />
penna traccia segni<br />
vuoti, oscuri ornamenti<br />
nel cereo cielo<br />
dell´oblio.</p>
<p>____________________</p>
<p><strong>Unermüdliche Aufforderung</strong></p>
<p>Tritt ein, nimm Salz wie Hoffnung<br />
Aus der Schale, hier ist die Liebe Brot,<br />
Nimm Platz und schreite. Aber zahle<br />
Mit dir, und wirf das Lot der Maurer,<br />
Die in Babel bauten,<br />
Hier läuft man nicht davon,<br />
Hier übersetzt man, fremden Lauten<br />
Entrann man nur in Babylon.</p>
<p>Komm bücke dich, an diesen Bohlen<br />
Ist schlechter Halt zu fassen, das Haus<br />
Steht abbruchreif, wir holen uns Licht<br />
Von den Landstraßen. Den maßstab<br />
Unserer Karten<br />
Bestimmen alte Träume,<br />
Hier schlaf ein wenig, und wir warten<br />
Und hängen Fenster in die Räume.</p>
<p>Brich von dem Dach dir, nimm vom Keller,<br />
Wir wohnen schon im Schatten des Turmes,<br />
Den wir schneller, noch steht er nicht,<br />
Berechnet hatten. Tritt ein, nimm Salz<br />
Wie Hoffnung aus der Schale,<br />
Hier ist die  Liebe Brot, nimm Platz<br />
Und schreite, aber zahle mit dir,<br />
Und wirf das Lot.</p>
<p><strong>Inesauribile preghiera</strong></p>
<p>Entra, prendi sale dalla ciotola<br />
come speranza, ecco il buon pane,<br />
siedi e avanza. Ma includi anche te<br />
nel conto e getta il filo a piombo<br />
del muratore che edifica a Babele,<br />
di qui non si va via, qui si traduce,<br />
si sfuggiva ai suoni estranei solo<br />
a Babilonia.</p>
<p>Dài, chìnati, la peggior sosta da fare<br />
è su queste panche, la casa<br />
da demolire, luce ci portiamo<br />
dalle strade maestre. Vecchi sogni<br />
chiariscono le scale delle nostre<br />
cartine, riposa un po’ qui, noi<br />
aspettiamo e appendiamo<br />
finestre nelle stanze.</p>
<p>Spézza del tetto per te, prendi<br />
dalla cantina, noi abitiamo già<br />
nelle ombre della torre che, a ben<br />
vedere, ancora non si tiene. Entra,<br />
prendi sale dalla ciotola come<br />
speranza, ecco il buon pane, siedi<br />
e avanza, ma includi anche te<br />
nel conto e getta il filo a piombo.</p>
<p>_______________________</p>
<p><strong>Partisan</strong></p>
<p>Ich lebe<br />
Unter Menschen.<br />
Niemand bemerkt,<br />
Daß ich hier fremd bin.<br />
Mein Hochmut<br />
Sprengt die Brücken,<br />
Die mir geschlagen werden.<br />
Die Lüge,<br />
Die ungebeten bei mir einwohnt,<br />
Geht aufrecht<br />
Aus mir heraus.</p>
<p>Nehmt euch kein Beispiel<br />
An den Erfolgen<br />
Meines verzweifelten Krieges.</p>
<p><strong>Partigiano</strong></p>
<p>Vivo tra uomini.<br />
Nessuno nota<br />
che qui<br />
sono straniero.<br />
La mia arroganza<br />
mina i ponti<br />
che mi vengono gettati.<br />
La menzogna,<br />
che intrusa mi abita,<br />
va diritta<br />
fuori di me.</p>
<p>Non prendete ad esempio<br />
i successi<br />
della mia guerra disperata.</p>
<p>____________________</p>
<p><strong>Parksänger</strong></p>
<p>Des Sterblichen Hoffnung erhebt<br />
Sich aus der Asche<br />
Unsterblicher Wahrheit:<br />
Ein Vogel mit versengten Flügeln<br />
Und rauchgeschwärzter Kehle.<br />
Aber sein einsames Lied<br />
Tröstet und besteht.</p>
<p>Immer wissen welche<br />
Noch den Refrain, den Worte<br />
Nicht auszudrücken vermögen;<br />
Auf alten Wegen im erblühenden Park<br />
Formen sie lautlos<br />
Unüberhörbares<br />
Sichtbar zu Strophen.</p>
<p><strong>Cantore del parco</strong></p>
<p>La speranza del mortale si leva<br />
dalla cenere di verità immortali:<br />
un uccello con ali bruciacchiate<br />
e la gola di nerofumo. Ma<br />
il suo canto solitario continua<br />
a esistere e confortare.</p>
<p>Sapere sempre quali<br />
i refrain, le parole incapaci<br />
di esprimere; nei vecchi sentieri<br />
nello schiudersi del parco<br />
silenziose<br />
si formano intense<br />
visibili in strofe.</p>
<p>___________________</p>
<p><strong>Bericht eines Sehers</strong></p>
<p>In die gefährlichsten der Nächte<br />
Bellt kein Hund. Da sind<br />
Wir trostlos. Und unsere Ruhe<br />
Ist ein verlorener Stein. Unsere<br />
Fährte führt<br />
Vom Nichts ins Abernichts.<br />
Kein guter Stern macht uns weinen.<br />
Furcht durchlöchert unser Herz, durch das<br />
Der stumme Wind  geht. Alle Ferne<br />
Wird unerreichbar und die Zugbrücken<br />
Bäumen sich auf vor<br />
Unseren langen Schatten, die in<br />
Den Gräben ersaufen.</p>
<p>Wir nicht;<br />
Wir sind schon gewesen<br />
Vor allen Progromen.<br />
Jahve hat unsere Stirnen gezeichnet.<br />
Hinter denen bereitet<br />
Er seine Botschaften.</p>
<p>Von Mal zu Mal<br />
Beschwert unsere Lieder<br />
Dann ein Entsetzen, die knotige Zunge<br />
Versagt den Dienst und ein Schrei<br />
Fährt durch jegliches Geäst.</p>
<p>Blütenschnee deckt<br />
Mählich den Boden und morgens<br />
Kehren wir heim<br />
Wie gewöhnliche Leute.</p>
<p><strong>Rapporto di un visionario</strong></p>
<p>Nessun cane abbaia<br />
nella più pericolosa<br />
delle notti, dove disperati<br />
siamo e la nostra calma<br />
é una pietra persa. Dal niente<br />
le nostre tracce<br />
si dirigono al proprioniente.<br />
Nessuna buona stella<br />
ci fa piangere. Passa il vento<br />
muto dove un timore<br />
crivella il nostro cuore.<br />
Tutte le lontananze sono<br />
irraggiungibili e si levano<br />
i ponti alle nostre lunghe<br />
ombre che nei fossati<br />
affogano.</p>
<p>Noi no; noi<br />
siamo stati già<br />
prima di ogni pogrom.<br />
Jahvé ci ha segnati le fronti<br />
dietro cui prepara<br />
i suoi messaggi.</p>
<p>Di volta in volta<br />
pone un peso sulle nostre<br />
palpebre, e poi un orrore,<br />
le lingue nodose ricusano<br />
le opere e un urlo attraversa<br />
ogni ramo.</p>
<p>Petali di neve<br />
coprono polverosi selciati<br />
e di giorno<br />
noi gente ordinaria<br />
rincasiamo.</p>
<p>_________________</p>
<p><strong>da <em>Emma – die Kuh. Kinderbuch</em> (1980)</strong></p>
<p><strong>Die schöne Luft</strong></p>
<p>Plötzlich stellte sie sich stur<br />
Und begann zu weinen:<br />
“Warum muß ich immer nur<br />
Unsichtbar erscheinen?”</p>
<p>Sanft durchsträhnte ich ihr Haar,<br />
Wo ich es vermeinte,<br />
Wo sie leicht wie Seide war,<br />
Bis sie nicht mehr weinte.</p>
<p>“Schönste Dinge”, sprach ich, “sind<br />
Kaum noch zu erblicken.<br />
Aber wenn sie fehlen, Kind,<br />
Werden wir ersticken!”</p>
<p><strong>La bella aria</strong></p>
<p>Improvvisamente mette il broncio<br />
e viene alle lacrime: &#8220;perché devo<br />
sempre apparire invisibile?&#8221;</p>
<p>Le carezzo dolce le chiome, dove<br />
le indovino leggere come la seta,<br />
finché non la smette di piangere.</p>
<p>&#8220;Le cose più belle&#8221;, le dico, &#8220;sono<br />
quelle che non si fanno notare. Ma<br />
quando vengono meno, bimba,<br />
possono soffocare&#8221;.</p>
<hr size="1" /><a href="#_ftnref1">[1]</a> Ringrazio Andreas F. Müller e Miriam Houtermans per i suggerimenti e il costante confronto.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ulrike Draesner, Roma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 May 2010 07:33:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Destro]]></category>
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		<category><![CDATA[Guido Naschert]]></category>
		<category><![CDATA[poesia tedesca contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Theresia Prammer]]></category>
		<category><![CDATA[Tonia Mastobuoni]]></category>
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					<description><![CDATA[Nuove voci e prospettive della lirica contemporanea in Germania e Italia Ulrike Draesner Lettura e Tavola rotonda mercoledì 26 maggio 2010, ore 19.30 Auditorium del Goethe-Institut Via Savoia 15, Roma Ingresso libero traduzione simultanea Info: tel. 06 8440051 info@rom.goethe.org www.goethe.de/roma La scrittrice Ulrike Draesner presenta e legge alcuni brani del suo nuovo volume Viaggio obliquo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/f062f636d1.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-34890" title="f062f636d1" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/f062f636d1-300x190.jpg" alt="" width="300" height="190" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/f062f636d1-300x190.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/05/f062f636d1.jpg 382w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></h3>
<p style="text-align: center;"><strong>Nuove voci e prospettive della lirica contemporanea  in Germania e Italia</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Ulrike Draesner</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Lettura e Tavola rotonda</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>mercoledì 26 maggio 2010, ore 19.30</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Auditorium   del Goethe-Institut<br />
Via Savoia 15, Roma</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Ingresso libero</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>traduzione simultanea</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Info: tel. 06 8440051</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong> </strong><strong><a href="mailto:info@rom.goethe.org">info@rom.goethe.org</a></strong><strong><br />
</strong><strong> </strong><strong><a href="http://www.goethe.de/ins/it/rom/itindex.htm" target="_blank">www.goethe.de/roma</a></strong></p>
<p><span id="more-34887"></span><br />
<strong><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La   scrittrice <strong><a href="http://www.goethe.de/ins/it/rom/ver/it6013054.htm">Ulrike Draesner</a></strong> presenta e   legge alcuni brani del suo nuovo volume <em>Viaggio obliquo (poesie 1995-2009)</em>,   Lavieri Edizioni 2009, a cura di <strong><a href="http://www.goethe.de/ins/it/rom/ver/it5943372.htm">Camilla Miglio</a></strong> e <strong><a href="http://www.goethe.de/ins/it/rom/ver/it6030343.htm">Theresia Prammer</a></strong>, tradotto   da <strong><a href="http://www.goethe.de/ins/it/rom/ver/it5943372.htm">Camilla Miglio</a></strong>, <strong><a href="http://www.goethe.de/ins/it/rom/ver/it6030343.htm">Theresia Prammer</a></strong>, Alessandro   Baldacci e Alberto Destro.</p>
<p>I partecipanti alla tavola rotonda discuteranno di nuove forme espressive e   della poesia.   Moderazione: <strong>Tonia Mastrobuoni,</strong> germanista   e giornalista.</p>
<p>Interventi   di:</p>
<p><a href="http://www.goethe.de/ins/it/rom/ver/it6030324.htm">Gloria Colombo</a>, germanista e   traduttrice, Università di Milano; iniziatrice del progetto</p>
<p><a href="http://www.goethe.de/ins/it/rom/ver/it6063686.htm">Federico Italiano</a>, filosofo e   traduttore</p>
<p><a href="http://www.goethe.de/ins/it/rom/ver/it5943372.htm">Camilla Miglio</a>, Università di   Roma La Sapienza, traduttrice</p>
<p><a href="http://www.goethe.de/ins/it/rom/ver/it6030312.htm">Guido Naschert</a>, filosofo e   germanista, Università di Erfurt; iniziatore del progetto</p>
<p><a href="http://www.goethe.de/ins/it/rom/ver/it6030343.htm">Theresia Prammer</a>, traduttrice</p>
<p><strong> </strong><a href="http://www.goethe.de/ins/it/rom/ver/it6013054.htm">Ulrike Draesner</a></p>
<p>In collaborazione con Lavieri Edizioni<br />
<strong> </strong><a href="http://www.lavieri.it/Catalogo/A-libri/arno/Draesner.htm" target="_blank">www.lavieri.it</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sei poesie di Volker Braun</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/01/13/sei-poesie-di-volker-braun/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 21:22:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[anna chiarloni]]></category>
		<category><![CDATA[giorgio luzzi]]></category>
		<category><![CDATA[michele sisto]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[poesia tedesca contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[volker braun]]></category>
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					<description><![CDATA[[Il testo è disponibile anche in pdf.]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Il testo è disponibile anche in <a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/01/pdf.pdf">pdf</a>.]</em></p>
<p><object style="width: 420px; height: 297px;" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="100" height="100" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="menu" value="false" /><param name="src" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Fdark%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=100113204955-b8741631f9594cc1be6ce52eee193aef&amp;docName=6_poesie_di_braun_per_ni__5_&amp;username=nazioneindiana&amp;loadingInfoText=sei%20poesie%20di%20volker%20braun&amp;et=1263417552358&amp;er=94" /><param name="flashvars" value="mode=embed&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Fdark%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=100113204955-b8741631f9594cc1be6ce52eee193aef&amp;docName=6_poesie_di_braun_per_ni__5_&amp;username=nazioneindiana&amp;loadingInfoText=sei%20poesie%20di%20volker%20braun&amp;et=1263417552358&amp;er=94" /></object></p>
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		<title>Distruzione ti guardo</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/10/19/distruzione-ti-guardo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 13:07:11 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[letteratura tedesca]]></category>
		<category><![CDATA[poesia tedesca contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Raul Calzoni]]></category>
		<category><![CDATA[Secondo natura]]></category>
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					<description><![CDATA[di Raul Calzoni Naufragio con spettatore, titolo di una densa opera di Hans Blumenberg, può essere una formulazione appropriata per riferirsi alla produzione letteraria di W.G. Sebald (1944-2001), della quale Secondo natura. Un poema degli elementi («Biblioteca» Adelphi, trad. di Ada Vigliani, pp. 104, €14,00) ha segnato l’esordio in Germania. Così d’altronde scrive l’autore nella [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/sebaldlevine.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-24731" title="sebaldlevine" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/sebaldlevine.jpg" alt="sebaldlevine" width="300" height="401" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/sebaldlevine.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/sebaldlevine-224x300.jpg 224w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>di <strong>Raul Calzoni</strong></p>
<p><em>Naufragio con spettatore</em>, titolo di una densa opera di Hans Blumenberg, può essere una formulazione appropriata per riferirsi alla produzione letteraria di W.G. Sebald (1944-2001), della quale <strong><em>Secondo natura</em></strong><em>. Un poema degli elementi </em>(«Biblioteca» Adelphi, trad. di Ada Vigliani, pp. 104, €14,00) ha segnato l’esordio in Germania. Così d’altronde scrive l’autore nella terza sezione di questo poemetto, rimarcando la propria inclinazione a una silenziosa e malinconica contemplazione della realtà, già manifestatasi negli anni dell’infanzia trascorsi nel villaggio bavarese di Wertach: “Ma la frequenza con cui cadevo per strada/ e restavo seduto alla finestra/ fra le piante di fucsia, le mani bendate,/ in attesa che la sofferenza scemasse/ e senza far nulla per ore se non guardar fuori,/ suscitò presto in me l’immagine di una catastrofe silenziosa che si compie,/ priva di echi, davanti allo spettatore”.<span id="more-24728"></span></p>
<p>Apparso nel 1988, <em>Nach der Natur</em> può essere già letto come un manifesto programmatico, se si focalizza l’attenzione sul valore al contempo modale e temporale della preposizione <em>nach</em> contenuta nel titolo originale del poema. <em>Secondo natura </em>è una sua valida traduzione, che veicola l’intento dell’opera di celebrare in versi liberi le leggi naturali, ma <em>Dopo la natura</em> sarebbe stata una scelta altrettanto possibile, poiché Sebald restituisce con la sua lirica l’immagine di una creazione ormai esangue e resa <em>post</em>-naturale dalla civilizzazione. In paesaggi corrotti dall’indiscriminato agire dell’uomo e dominati dalla silenziosa azione distruttiva del fuoco, delle acque e dei ghiacci, Sebald muove i protagonisti delle sue tre elegie postmoderne, affidando loro il compito di ricostruire, oltre alla propria, le biografie del pittore Matthias Grünewald (c. 1475-1528) e dell’esploratore Georg Wilhelm Steller (1709-1746). Collezionista di ricordi individuali, come nel caso delle impressioni di viaggio raccolte in <em>Vertigini </em>e negli <em>Anelli di Saturno</em>, ma anche custode di biografie dimenticate fra le maglie del tempo, come con <em>Gli emigrati </em>e <em>Austerlitz</em>,<em> </em>Sebald ripercorre attraverso <em>Secondo natura </em>la parabola esistenziale di personaggi segnati da una profonda malinconia e da un’intima percezione della <em>Storia naturale della distruzione</em>. Quest’ultimo è peraltro il titolo dell’edizione italiana di <em>Luftkrieg und Literatur</em>, saggio in cui sono raccolti i risultati di un ciclo di lezioni, tenute a Zurigo nel 1997, dedicate alle rappresentazioni letterarie della campagna di bombardamento delle città tedesche condotta dagli alleati durante la Seconda guerra mondiale. Pure nelle lezioni zurighesi, accanto alla denuncia dell’uso indiscriminato fatto dall’uomo della tecnica, si manifesta l’azione lungo l’asse della storia di una “natura ignara di equilibri,/ che cieca compie, l’uno dopo l’altro,/ esperimenti privi di costrutto/ e, come insano bricoleur, ecco/ distrugge quanto appena ha creato./ Sperimentare fino al limite postremo,/ è l’unico suo scopo, germinare,/ perpetuarsi e riprodursi”.</p>
<p>Natura e dissennata civilizzazione, istinto e ragione rappresentano la sistole e la diastole dell’impianto lirico di <em>Secondo natura</em>,<em> </em>che è volto a smascherare l’insensatezza della ragione e della scienza umane, allorquando esse cercano di “porre un limite al disordine nel mondo”. Ciò emerge dal primo medaglione poetico, <em>Come la neve sulle Alpi</em>,<em> </em>dedicato al pittore del celebre <em>Polittico di Isenheim</em>. Attorno alla vita di Grünewald e a dettagliate <em>ékphrasis</em> delle sue opere si snodano le otto liriche che Sebald dedica al pittore bavarese, non senza indugiare su particolari della vita del maestro e presentandolo in preda a uno stato di implacabile malinconia, che lo induce a raffigurare la creazione come “immagine della nostra insana presenza/ sulla superficie terrestre”. Perciò, le opere di Grünewald sono immerse nell’estremo “bagliore della luce/ che strapiomba nell’Aldilà”, ovvero nell’atmosfera di un “oscuramento catastrofico”, simile a quello provocato da un eclissi di sole, che pare essere il diaframma fra il mondo dei morti e quello dei vivi.</p>
<p>Sul crinale fra natura e scienza, luce e oscurità, ragione e istinto si muove pure il secondo viaggiatore di <em>Secondo natura</em>, ossia il medico Steller che si mise al servizio di Vitus Behring, lo seguì nella spedizione del 1741 in Siberia e con lui attraversò “un unico grigio/ senza meta, senza né sopra né sotto,/ la natura in un processo/ di distruzione/ in uno stato di pura insania”. Leggendo questo passo di <em>…E se trovassi dimora sul più lontano dei mari</em> pare di essere dinnanzi al <em>Monaco</em> <em>in</em> <em>riva</em> <em>al</em> <em>mare</em> ritratto da Caspar David Friedrich, ovvero di stare al cospetto di una natura primordiale, silente e quieta.<em> </em>Si prova la medesima sensazione anche quando si leggono i versi che, nella XIII lirica di questa sezione del poema, si riferiscono all’isolato episodio della spedizione in cui Steller si trova dinnanzi a una natura rigogliosa, colta nell’ora panica del mezzogiorno. Si tratta tuttavia di fugaci istanti di stasi e di fulgore, perché in <em>Secondo natura </em>gli elementi non soggiacciono ad alcuna “mite legge”, per esprimersi con l’austriaco Adalbert Stifter tanto amato da Sebald, ma sono sempre sul punto di mostrarsi nella forza distruttiva che gli è propria.</p>
<p>A nulla serve, contro quest’ultima, lo sguardo catalogatore di Steller che, ordinando il proprio archivio botanico, cerca di dominare la realtà e di mettere a tacere le manifestazioni entropiche e le metamorfosi disarmoniche degli elementi naturali. Sottesa alle traversie di Steller soggiace così la medesima inclinazione all’archiviazione di <em>objets trouvés</em>, che ha caratterizzato lo sguardo di Sebald sulle sciagure umane del Novecento. Il compito affidato alla scrittura da questo <em>bricoleur</em> di lacerti del passato è stato quello di collezionare immagini, ricordi e mappe del passato al fine di ricostruire rotte, sentieri e tragitti percorsi nella storia da individui sovente emarginati dalla società e sui quali il nazismo ha inciso un marchio indelebile.</p>
<p>Nel solco di tale processo ricostruttivo l’ultimo<em> </em>quadro del trittico, <em>La notte oscura prende il largo</em>, si apre con il tentativo dello scrittore di restituire attraverso l’ausilio di fotografie &#8211; sebbene non riprodotte in <em>Secondo natura</em>, che è l’unico testo di Sebald privo di apparato iconografico &#8211; il ricordo degli anni che hanno preceduto la sua nascita. Nato “sotto l’egida del freddo pianeta Saturno”, mentre in Germania le città bruciavano fra le fiamme innescate dalle bombe degli alleati, Sebald ricostruisce poi, sempre avvalendosi di una tecnica associativa, la propria infanzia e il proprio peregrinare attraverso i resti e le rovine del Vecchio continente negli anni del secondo dopoguerra.</p>
<p>Elemento dominante è qui il fuoco, come si evince dalle <em>ékphrasis</em>, da un lato, di <em>Lot e le figlie </em>e la <em>Battaglia di Alessandro</em> di Albrecht Altdorfer e, dall’altro, della <em>Caduta di Icaro </em>di Pieter Brueghel il Vecchio. Il fuoco della distruzione, cui Sebald allude qui, è quello dei forni crematori dei campi di concentramento nazisti, che hanno rappresentato nel secolo scorso l’estremo e più aberrante esito dell’allontanamento dell’umanità dalle leggi della natura a favore dell’esaltazione della tecnica. Sebald, che avvertì su di sé costantemente l’ombra lunga del passato nazista tedesco, ha perciò cercato anche con il suo <em>poema degli elementi </em>di trovare una lingua in grado di poeticizzare la catastrofe naturale e, al contempo, l’apocalisse causata dall’insania di un’umanità votatasi al culto del progresso tecnico-scientifico e ormai incapace di vivere <em>Secondo natura</em>.</p>
<p><strong>[Questo articolo è apparso in «Alias», supplemento del quotidiano </strong><em><strong>il manifesto</strong></em><strong>, sabato 17 ottobre 2009.]</strong></p>
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