Tag: poesia

Formati per fare ebook

[Seconda puntata dell’autore di Poesie Elettroniche sui formati digitali per leggere poesia. Una riflessione su cosa voglia dire oggi fare e leggere un ebook di poesia elettronica dal punto di vista delle specifiche. Leggi anche la prima puntata]

di Fabrizio Venerandi

Quando si parla di ebook oggi si parla di qualcosa la cui natura è ambigua: mentre tutti sappiamo cosa è un libro perché ne conosciamo le caratteristiche tecniche sommarie, l’ebook è un oggetto non solo virtuale, ma anche non formalizzato in maniera univoca.… Leggi il resto »

LYRA GIOVANI

Diamo il benvenuto alla nuova collana dell’editore Interlinea: LYRA GIOVANI

LYRA GIOVANI si presenta con una proposta articolata e forte. Nella scelta degli autori, Franco Buffoni, che la dirige, si avvale anzitutto della sua ormai quasi trentennale esperienza di curatela dei Quaderni di Poesia Italiana Contemporanea.… Leggi il resto »

I racconti del pastore di Montecuccoli

di Gregorio H. Meier

I racconti del pastore di Montecuccoli

La storia di un becco che non era buono
per la monta, dei pastori sardi
che è meglio non fidarsi (bevono, quelli
già dalle quattro del mattino), oppure
degli anni, quindici, a girarsi i pollici
in galera (una coltellata per un nonnulla, poi
la latitanza e il gran finale sulla Porrettana
– lo scontro a fuoco con la polizia,
il fumo dei proiettili che svapora su
dalla midolla dei faggi; anche lui beveva,
ai tempi).… Leggi il resto »

Nel bosco degli apus apus #2

di Mariasole Ariot Apus apus: “Una sua peculiarità è quella di avere il femore direttamente collegato alla zampa, tanto che il nome scientifico deriva dalla locuzione greca “senza piedi”. Questa sua caratteristica fa sì che non tocchi mai il suolo in tutta la sua vita; infatti se disgraziatamente si posasse a terra, la ridotta funzionalità delle zampe non gli consentirebbe di riprendere il volo”.… Leggi il resto »

Stelle tardive. Versi e prosa

di Arsenij Tarkovskij

 

Un lampioncino rosso sta sulla neve.
Chissà perché non riesco a ricordarlo.

Forse è un foglietto-orfanello,
forse è un brandello di garza,

forse è un fringuello dal petto rosso
uscito a volteggiare sulla distesa di neve.

Forse è che si sta burlando di me
il nebbioso tramonto di questo giorno dannato.… Leggi il resto »

Dora Pal e l’inquietudine

di Daniele Barbieri

 

La poesia di Ida Travi mi rende inquieto. Leggendo Dora Pal. La terra, sua raccolta appena uscita, nella quale si continua il discorso iniziato tre libri prima, dando voce ai personaggi di un mondo che non esiste ma nonostante questo esiste, leggendo Dora Pal si ha al tempo stesso la sensazione di capire tutto e di non capire quasi niente, come se un’apparenza di facilità, di semplicità quotidiana, rivelasse in realtà una sorta di abisso di cui non si scorge il fondo.… Leggi il resto »

Tre poesie sul non esserci

di Marina Massenz

 

 

Con un pennello di martora

 

Con un pennello di martora

molto delicato passare

la biacca sul viso come farsi muro

 

incidere i ricordi come graffitaro

la notte sfregia portoni e vagoni

insieme a pensieri di sogno

 

non temere il parlarti né vedere

come vivo il tuo volto che sorride

e piuttosto soddisfatto se ne va.… Leggi il resto »

Formiamo le poesie digitali – parte prima

[L’autore di Poesie Elettroniche propone un primo articolo tecnico-divulgativo sui formati digitali per leggere poesia. Una riflessione su cosa voglia dire oggi fare e leggere un ebook di poesia elettronica dal punto di vista delle specifiche. JR]

di Fabrizio Venerandi

Nello scrivere una poesia tradizionale conosciamo il media con cui verrà fruita, sia nella sua versione scritta, sia in quella orale.… Leggi il resto »

Strettoie

Marco Giovenale

Dopo un po’ di molto male
tutto manca –
meglio: tutto
è dato, di quello che doveva.

Le mosche fanno i lobi
sul canale. Legano coi loro
gigli, globi. Ai gradi dove forza
la corrente, fa cappio. «A tratti
il corpo che la viaggia beve».… Leggi il resto »

Essendo il dentro un fuori infinito #11

di Mariasole Ariot

Il signor guantini ha una sedia al posto del corpo, si muove piano, la lentezza delle lumache con il guscio. Le mani ricoperte di cotone bianco, i piedi fasciati, gli zoccoli color fumo : potrebbe incollarsi ovunque, negli ovunque dei territori, diventare territorio per gli altri : gli oggetti, le zampe, le cose scoperchiate dall’interno.… Leggi il resto »

Erba e aria

di Fabio Franzin

Epùra, i ‘à paròe che ‘e sa
de erba stonfa i morti, co’
i vièn catàrne drento ‘l sòno;

‘e ghe sgorga dae man vèrte,
a fontanèa, opùra jozha dopo
jozha intant che i ne varda

fissi coi só òci de avorio;
i ne dise robe che romài no’
‘e ne interessa pì; i ‘é ripete,

sotvose, come se i fusse drio
confidarne un de chii secrèti
che i se ‘à portà co’ lori; mai

che sie un calcòssa che vèrde
‘na spièra, che cète ‘a spizha
de ‘na coriosità mai coeoràdha.… Leggi il resto »

Transito all’ombra

di Gianluca D’Andrea

La storia, i ricordi

III.

Il pettirosso e il piccione spartivano
i quadrati di spazio nel cortile.
Il cibo sono le tovaglie scosse,
l’aria riposta e tutte quelle briciole

che volano, mentre un tanfo da sud
mi ricorda la strada dei rifiuti,
il loro essere raccolti in sacchi,
incubati, prodotti, mai smaltiti.… Leggi il resto »

Glossopetrae

di Simona Menicocci

gli eventi devono essere interpretati e consumati

 

per evitare la giacenza la resa

 

in modo da consentire a chiunque

nel futuro di accedere cederà

 

la lingua (che chiude tutto e salda)

– permette un collegamento permanente
– realizza la continuità
– presuppone un apporto personale

 

(nel migliore dei casi)

conservano caratteri ancestrali

le prime testimonianze certe di una specie
associata a strumenti litici o linguistici

o una produzione standardizzata
a partire da 1,4 milioni di anni fa

 

migrazioni, scomparse, utensili
di pietra di ominide

nomi dei principali dove

sono stati rinvenuti

coesistenza, competizione, scomparsa

 

gli esseri di tipo moderno

impronte su strati di ceneri

per la raccolta dei materiali
lo strato viene asportato ed eliminato

l’unico mezzo per preservare il rancore

è stato gettato via o abbandonato
ed è entrato a far parte della strage

 

i pavimenti stanno per cedere, ma lo spazio reale
esiste

 

quello che rimane da vedere è esposto
si sostiene

 

alla forza del pavimento

corrisponde un pensiero o meno
che bruca

sbocciare e decomporre nella matrice

qualcosa di più della sopravvivenza: un segno

la parola-denaro da non scrivere

 

 

sono sufficienti pochi decenni di cultura imprevidente
o le poche ore di un cantiere

 

 

le ragioni non sono cause dell’azione

 

 

*

 

elenco degli agenti erosivi di natura umana:





 

i nomi propri

per questione di privacy
non compaiono
per questioni linguistiche
non sono descrittivi delle azioni che compiono

 

è possibile che qualcuno si trovi agli estremi di una catena
senza che sia in grado di produrre una definizione di libertà

o abbreviazioni di una distruzione definitiva

 

 

le parole passano di bocca in bocca
orizzontalmente

le bocche passano di strato in strato
verticalmente

 

 

la catena è sostenuta in intenzioni

 

*

dall’analisi dei fossili emerge che

2,4 milioni di anni fa
l’uomo “barattò” la capacità di masticare
per poter avere un cervello più grande
per produrre altri modi di masticare

 

dall’analisi dei viventi emerge che

una scatola cranica grande non è causa
di un cervello grande o di ciò di cui un cervello
è causa

 

lusus historiae #1: genius loculi

 

 

 

***

Estratti da Simona Menicocci, Glossopetrae/Tonguestones (Ikonaliber, 2017)

 

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Antonio Turolo, ‘A parte il lato umano’: premio Ciampi Valigie Rosse 2016

di Azzurra D’Agostino

Valerio Nardoni e Paolo Maccari dal 2010 propongono un’iniziativa più che lodevole nel panorama della poesia e dell’editoria italiane. Il progetto nasce intorno al Premio Ciampi, dedicato com’è noto alla canzone d’autore. I due curatori hanno portato questa esperienza nel campo della poesia internazionale, realizzando in collaborazione con Valigie Rosse una sorta di ‘premio alla carriera’ a un poeta italiano e a un poeta straniero in traduzione.… Leggi il resto »

Extraterrestrial activity#6 – “sempre limpida aria silenziosa”

di Francesca Fiorentin

Se le minuscole pulci

Resero la peste nera all’umanità

Figuriamoci

Una febbre di moneta invisibile da moneta

 

*

 

La macina ha un potere

Venti ne ha lo Stato

 

Le mie mani senza frumento di maggio

Ottanta ne ha la banca

 

Tre giocatori rubano il sonno

Posseggono macchine truccate

 

Gocce notturne sul viso

Cadono sulla posidonia

Il mio funerale quasi indiano

 

 

*

 

 

No non desidero vedere te, lettore

Camminare

Lungo lo stretto spazio

Fra le piastrelle

O dove i nomi scivolano di zuccheri grassi

Se io accorro alle parole

Giudiziosa e limpida

 

 

*

 

Posso dormire

Se i cassetti sono colmi

Se non c’è più un luogo vuoto

Ogni persona

Tracimata dalle tre dimensioni

Dentro di me lavora

Il nero concime per il mio sangue arterioso

La pressione che scoppia

Erano i metallici ripetitivi “io…io”

Un surplus di essere

A rendermi vertigine e spavento

Pendolo, suona la mezzanotte dei fantasmi

Dei vivi dei ghigni

E dei morti che sono vivi

 

 

*

 

 

Sorrisi di infanzia in fotografia

Ed ora sono morti

Il dispiacere ha fiaccato loro le braccia

E la fine sempre

Limpida aria silenziosa

 

 

*

 

 

Il sole di novembre ha raggiunto Mosca

Ad est i fiori sono bianchi e stanchi

La luna di Napoli ha corso nei dipinti notturni

Visitava nidi di abeti

Un messaggio dal calendario

(Che ne sa più di Dio)

Assicura che non i pesi gravitazionali

Muovono i punti cardinali

Ma nostalgie indomite

Di essere in due

 

 

*

 

 

Cosa è questo silenzio

Metafisica e ordine

Allevia il tonfo del meteorite

La voce del re deposto

Torna

Guai a chi non lascia il clamore

Pentiti per le parole spostate

Dagli orizzonti vasti

Ai fornelli di cucina

Di mense metropolitane.… Leggi il resto »

Controlli

di Rosaria Lo Russo e Daniele Vergni

*****

Da Il canto di Hafez

di Rosaria Lo Russo

Dall’arco del tuo sopracciglio scoccò uno sguardo maligno
Per spargere il mio sangue, io piangevo impotente

Ubriaco e sudato sei venuto nel parco
L’acqua sul tuo viso diede fuoco all’albero di Giuda

Ogni sguardo vanesio dei tuoi occhi narcisi
Solleva cento tumulti nel mio mondo

Per la vergogna che lo paragonavo al tuo viso, il gelsomino
Chiese aiuto alla brezza che gli coprisse la bocca di terra

Dall’arco del tuo sopracciglio scoccò uno sguardo maligno
Per spargere il mio sangue, io piangevo impotente

La viola annodava la sua ciocca attorcigliata
era la brezza che raccontava la storia dei tuoi ricci

Prima d’ora ero un ascetico pio senza vino
Sono diventato il menestrello dei ragazzi belli

Dall’arco del tuo sopracciglio scoccò uno sguardo maligno
Per spargere il mio sangue, io piangevo impotente

Il vino dei ragazzi, dono eterno della sorte
In questa sfattezza Hafez si concede sollievo

Mi apro al sollievo in questa disfatta
Il sollievo di questo poeta è nella disfattezza

Così il mondo adesso si piega ai miei desideri
Ora il mondo soddisfa i miei desideri

Dall’arco del tuo sopracciglio scoccò uno sguardo maligno
Per spargere il mio sangue, io piangevo impotente.… Leggi il resto »

La drammatica evoluzione

di Bernardo Pacini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

KANGASKHAN

Aborto naturale: defunto al sesto mese.
La madre che fraintese il corpo e il capezzale.
Il figlio era un progetto d’amore non saputo,
ridotto ad uno sputo al margine del letto.… Leggi il resto »

Extraterrestrial activity #5: Hijab scene

Scena dell’Hijab #3

“Qualcuno vuole candidarsi per il consiglio di classe?”
ha chiesto la donna picchiettando con la penna il portablocco,
“Sì, io”, ho detto, senza nessun effetto,
non mi vedeva proprio.
“Qualcuno per il consiglio di classe?” ha ripetuto,
“Sì, io” ho detto,
fossi stata antimateria era lo stesso.… Leggi il resto »

Concerto a richiesta e altre poesie

Viktor Krivulin

Contenere l’amore nel corpo della giovinezza,
sul ciglio del sonno, tra le rughe di una coperta.
(come l’ombra di un remo si torce, trepida
su un fondale assolato e sabbioso)
Quel tempo sin dai sedici anni, quando
gli oggetti quotidiani profumano di donna
(come l’ombra di un remo che cade in acqua,
come l’acqua oziosa e giallastra)
e quel costume bagnato, attillato,
e quel piccolo sole sulla spalla…

 

 

 

La nostra causa è cercare e non trovare,
La nostra causa è amare, fugaci, in segreto,
E i peccati ci sono rimessi solo perché
Nessuno è senza peccato, nessuno lo è.… Leggi il resto »