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	<title>Po&amp;sie &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Interférences # 18 / Noi europei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Apr 2018 05:01:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
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					<description><![CDATA[di Andrea Inglese [Questo testo d’occasione, mi è stato commissionato dalla rivista “PO&#38;SIE”, che ha dedicato i suoi ultimi tre numeri al tema dell’Europa: Trans Europe Éclairs, n° 160-161, e Trans Europe Éclairs 2, n° 162. Nous les européens è apparsa in francese in quest’ultimo numero. Ne propongo qui la versione italiana. Io non credevo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-73633 size-thumbnail" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/04/wave1-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/04/wave1-150x150.gif 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/04/wave1-144x144.gif 144w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />di<strong> Andrea Inglese</strong></p>
<p>[Questo testo d’occasione, mi è stato commissionato dalla rivista “PO&amp;SIE”, che ha dedicato i suoi ultimi tre numeri al tema dell’Europa: <em>Trans Europe Éclairs</em>, n° 160-161, e <em>Trans Europe Éclairs 2</em>, n° 162. <em>Nous les européens</em> è apparsa in francese in quest’ultimo numero. Ne propongo qui la versione italiana. Io non credevo si potesse scrivere una poesia sull’Europa, invece – bene o male – è successo. Il numero 162 include anche testi poetici di Michel Deguy, Michael Battala, Jacques Demarcq, Benoit Gréan, Sophie Loizeau, Valerio Magrelli, Jacques Roubaud e Martin Rueff. Tra i personaggi evocati dai diversi interventi saggistici: Walter Benjamin, Thomas Mann, Paul Valéry, Herman Melville, la poesia modernista, György Kurtág, Beatrice Cenci e Artemisia Gentileschi. A. I.]<span id="more-73365"></span></p>
<p>NOI EUROPEI<br />
<span style="color: #ffffff;">.</span><br />
Stiamo abbastanza bene,<br />
non siamo disorientati,<br />
abbiamo ancora idee, cose da dire,<br />
siamo zeppi di progetti, assidui nell’invenzione,<br />
spostiamo cose, allarghiamo menti</p>
<p>noi europei, la gente ci detesta</p>
<p>non è che mi sia così familiare questa formula, “noi europei”,<br />
certo, comprendo l’urgenza, la necessità dell’epoca,<br />
bisogna mettersi sotto, “noi europei”, all’inizio<br />
suona bizzarra, ma io insisto, per senso<br />
di responsabilità, “noi europei, non siamo mica<br />
morti, teniamo ancora la posizione, siamo qui<br />
nella buona vecchia Europa”,<br />
lo dico da convinto, ma la gente non ci sopporta,<br />
gli diamo sui nervi,<br />
vogliono schiacciarci con i camion, i furgoni, ci sparano addosso,<br />
c’è un malinteso di civiltà, e ci costa caro<br />
in telecamere di sorveglianza</p>
<p>gli esperti, però, dicono che abbiamo fatto le cose per bene,<br />
possiamo esserne fieri, la vecchia Europa<br />
non è poi così vecchia, si modernizza<br />
di continuo, si perfeziona,<br />
siamo adattabili, disponiamo d’una grande tolleranza,<br />
la quantità di cose che siamo in grado di tollerare!<br />
ma è la gente che non ci tollera più<br />
(io vorrei diventarlo<br />
prima di esser fatto fuori con una bombola di gas<br />
un europeo tollerante)</p>
<p>mi rendo conto che non serve più a molto essere francese o italiano,<br />
bisogna far fronte alla competizione mondiale<br />
con una corazza morale e politica di europeo,<br />
ma bisogna saperne qualcosa di storia e geografia, essere<br />
un buon europeo non è innato</p>
<p>spero in ogni caso che se l’Europa esiste,<br />
abbia un corpo sufficientemente compatto e omogeneo<br />
dentro cui infilarmi, un corpo<br />
senza falle, giudeo-cristiano, ma illuminato<br />
fino al liberalismo</p>
<p>ma non si può essere amati sempre, anche i nostri<br />
ci detestano, i più giovani dei nostri, avevano bisogno<br />
di più corsi in storia e geografia, di rispetto<br />
ortografico e grammaticale,<br />
eppure non possiamo, in fondo, essere così cattivi<br />
con tutte le chiese che abbiamo costruito,<br />
nel corso dei secoli null’altro che magnifiche chiese cattedrali opere<br />
di pietà in pietra e marmo<br />
e il giuramento d’Ippocrate<br />
e l’Enciclopedia,<br />
ci siamo sempre preoccupati dell’umanità, dell’umanità intera, totale,<br />
abbiamo esagerato a volte, è possibile</p>
<p>ma la geografia prima di tutto, le buone lezioni alle elementari, alle medie<br />
con la cartina dell’Europa dispiegata sul muro di fronte,<br />
l’Europa dietro alla cattedra come un paesaggio astratto, monotono,<br />
che si anima formicolante di personaggi misteriosi appena la si avvicina:<br />
i cerchi fragili dei villaggi sperduti, i tratti tremolanti<br />
e fini dei fiumi secondari, le isole anonime, pezzi di terra<br />
galleggianti senza scopo lontani dalla coste, dappresso<br />
questa Europa si sparpagliava ovunque, vi si cercava un limite,<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</span>[un contorno<br />
rassicurante, perché fosse come carne da salsiccia<br />
insaccata per bene, soda di popoli e territori, ma non si capiva mai<br />
il limite, sulla destra, a est, dove finiva la nostra casa comune<br />
in Russia o in Unione Sovietica? il mio sguardo scivolava sempre<br />
al di là degli Urali, sospinto verso il corridoio sconfinato, il grande<br />
serbatoio di spazio: la spaventosa Siberia, si punta dritti a nord,<br />
prossimi al circolo polare artico, partendo da Arkhangelsk, costeggiando<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</span>[il mare<br />
o si traccia piuttosto un cammino nel mezzo, fino al villaggio di Tobolsk,<br />
prima d’imbattersi improvvisamente sul margine della cartina, là<br />
la Siberia scompariva e il muro della classe tornava, sporco, idiota,<br />
senza lo sfarzo della toponimia, e per questa ragione<br />
non si sapeva mai dove cominciasse l’Asia dove finisse l’Europa<br />
e che cosa fosse esattamente la grande cosa sovietica, amorfa<br />
e ammaliante, che fluttuava nel mezzo,<br />
da quel lato lì, in ogni caso, il limite non era stagno</p>
<p>la frontiera ovest, invece, ce lo avevano garantito, non presentava misteri:<br />
Spagna e Portogallo, poi l’oceano, tutta una superficie azzurra che separa<br />
ma di nuovo ero attratto lungo una diagonale ascendente,<br />
avevo una voglia folle di andare a Reykjavík, lontano da tutto, in un’isola<br />
dove si parlava una lingua improbabile, piazzata sul margine della carta,<br />
verso questo nord assoluto che non possedeva più punti di riferimento,<br />
questo nord che aveva vinto l’ostinazione meticolosa dei cartografi,<br />
non disegnavano quasi più nulla, dei semplici contorni, non si capiva<br />
se fosse mare, terra, ghiaccio o qualcos’altro, d’una materia differente<br />
e anche là i conti non tornavano, ci avevano privati per amputazione<br />
silenziosa della Groenlandia, un risparmio di spazio ovviamente,<br />
ma confondevano ancora le carte, e con difficoltà concepisco,<br />
dopo tale troncamento del regno di Danimarca, la “finezza di sentimento<br />
morale”, decantato da Renan, specifico di noi indo-europei, noi ariani,<br />
dove sarebbe la nostra proverbiale “morbidezza”, a fronte di questo gesto<br />
da macellaio, che vuol sbrogliare una frontiera occidentale poco evidente,<br />
per averla facile sulla carta – piatta, nitida e pulita – l’Europa?</p>
<p>ma l’Europa non è soltanto un territorio, una faccenda di frontiere<br />
o di bacini idrografici, sono d’accordo, è anche una parola,<br />
una cosa simbolica, un sentimento profondo, tutta una storia<br />
di miliardi di anni di cultura, esagero, di milioni,<br />
di qualche centinaio di anni almeno, bisogna porsi<br />
in postura rammemorante: e già compare Rubens<br />
Pierre Paul, vigore e raffinatezza, nessuno più europeo<br />
di lui, ma immediatamente è l’altro che sorge per associazione,<br />
di sei anni più giovane, la porcheria von Wallenstein Albrecht,<br />
il condottiere, sbucano in coppia, il pittore-diplomatico<br />
e il generale-imprenditore, la somma della pittura barocca<br />
e la macchina di saccheggio e massacro della guerra dei Trent’Anni,<br />
non bisogna incupirsi, ma se evoco Wittgenstein Ludwig,<br />
il più radicale e vagabondo dei filosofi del secolo passato,<br />
trascina con sé l’obbrobrio Hitler Adolf, stesse<br />
scuole medie, frequentate a Linz nel 1904, è stomachevole<br />
la memoria per noi Europei, ad ogni istante questa linea<br />
ariana, greca, romana, cristiana, galileiana, sragiona,<br />
si perde, non arriva veramente ad esistere,<br />
noi europei è rischioso essere noi stessi, voler<br />
a tutti costi fare l’avanguardia dell’umanità,<br />
giurare fedeltà alla nostra memoria, alle frontiere<br />
così incerte, noi europei alla fine<br />
cerchiamo<br />
di non essere troppo somiglianti a noi stessi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[Testo apparso su <a href="https://www.alfabeta2.it/2018/04/29/alfadomenica-5-aprile-2018//">Alfadomenica #5 – aprile 2018</a> ]</p>
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