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	<title>premio viareggio &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Poveri sì ma bischeri mai</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Sep 2007 11:03:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[massimiliano governi]]></category>
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					<description><![CDATA[Massimiliano Governi intervista Simona Baldanzi  Simona Baldanzi ci racconta la disumana e alienante esperienza del Premio Viareggio. Massimiliano Governi: Sei appena tornata dal Premio Viareggio. Per fortuna in conferenza stampa sei riuscita a parlare e a dire a tutti quello che pensavi. In un SMS che mi hai mandato c&#8217;era scritto: “Poveri sì ma bischeri [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a title="023albertomoraviaconpasolinial.jpg" href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/08/023albertomoraviaconpasolinial.jpg"><img loading="lazy" style="width: 346px; height: 205px;" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/08/023albertomoraviaconpasolinial.jpg" alt="023albertomoraviaconpasolinial.jpg" width="346" height="205" /></a></strong></p>
<p><strong>Massimiliano Governi</strong> intervista <strong>Simona Baldanzi</strong> </p>
<p><em>Simona Baldanzi ci racconta la disumana e alienante esperienza del Premio Viareggio.</em></p>
<p>Massimiliano Governi: Sei appena tornata dal Premio Viareggio. Per fortuna in conferenza stampa sei riuscita a parlare e a dire a tutti quello che pensavi. In un SMS che mi hai mandato c&#8217;era scritto: “Poveri sì ma bischeri mai”. Ci racconti cosa è successo?</p>
<p><span id="more-4383"></span>Simona Baldanzi: Mi hanno chiamato il 28 agosto per invitarmi a Viareggio il giorno seguente per la serata inaugurale dedicata alla poesia di Sobrino e il 30 agosto per la serata della premiazione. I nomi dei vincitori sarebbero stati comunicati soltanto durante la serata del 30 e non subito dopo la scelta della giuria (ridotta all’osso dopo le dimissioni di 9 componenti) come avveniva gli anni passati. Quando sono arrivata vari componenti della giuria si sono complimentati con me perché ero venuta senza sapere i risultati dimostrando umiltà. “Perchè gli altri?” mi chiedevo. Con me c’era anche Silvia Bre che appena arrivata le è stato comunicato di aver vinto (tanto era l’unica presente per la sessione poesia), mentre sul resto tutto taceva, almeno in mia presenza. Mi è stato poi comunicato che il 30 alle ore 12 ci sarebbe stata la conferenza stampa nell’albergo dove alloggiavo. La mattina ho fatto colazione al tavolo con intorno vari componenti della giuria e uno di loro mi fa “sono usciti i nomi dei vincitori su Repubblica”, ma senza commentare. Esco e prendo il giornale. Lo leggo e lì capisco che per l’Opera prima non ci sarebbe stata la premiazione perché Fallai e Colagrande non avevano i requisiti, io non ero neanche rammentata. Col giornale sottobraccio giravo in albergo, ma nessuno aveva coraggio di dirmi qualcosa. Solo quando ho parlato con Colagrande confrontandomi con lui sulla presa in giro che stavamo subendo, intorno qualcuno, compresa la presidente, si agitava dicendomi del regolamento. Io non contestavo il regolamento, ma le modalità e tutta la vicenda travagliata del premio: se non si hanno i requisiti si dovrebbero segnalare subito e se si prende la decisione che la premiazione non ci sarà si deve comunicarlo agli autori dar loro la possibilità di scegliere e non farli venire solo come oggetto di uno spettacolo che deve andare avanti pur non avendo più né gambe, né autorevolezza. Alla conferenza stampa mi hanno fatto sedere al tavolo della presidenza con i vincitori. La presidente Bettarini ha comunicato soltanto che per l’opera prima non c’era premiazione in quanto tutte e tre i libri finalisti non avevano i requisiti previsti dal regolamento senza spiegare quali fossero e senza scusarsi di non essersene accorta fino alla fine. Forse sono stata esclusa perché il 29 giugno ho vinto il Premio Minerva per la letteratura civile e in due mesi non se ne erano accorti? O forse perché ho pubblicato un racconto con cui ero finalista al Campiello giovani nel 1996 e che sta scritto sulla quarta di copertina? A quel punto mi sono sentita come se la disonesta fossi io, seduta in un posto che forse avevo rubato a qualcuno che invece quei requisiti li aveva. Mio nonno mi ripeteva sempre “poveri sì ma bischeri mai” e ho deciso che dovevo parlare.</p>
<p>Massimiliano Governi: Un quotidiano nazionale oggi &#8211; 31 agosto &#8211; ha detto che hai pianto mentre parlavi. Conoscendoti, credo che questa sia un&#8217;altra falsità&#8230;</p>
<p>Simona Baldanzi: Quando ho preso il microfono in mano avevo davanti la sala con giornalisti, giurati, autorità. Ero delusa e amareggiata, ma mi ripetevo che dovevo trovare il coraggio. Mi tremava la voce, certo, ma non ho versato una lacrima. La cosa più grave è che  quel giornale ha scritto che ho pianto perché non avevo vinto. Non era quello il punto e l’ho spiegato con rigore e chiarezza nonostante l’emozione e la rabbia. Ho sottolineato che la delusione più grande derivava da un premio che avevo sempre considerato serio anche perché finanziato dal pubblico, dal comune di Viareggio, in una città nella mia regione fatta di valori di solidarietà e rispetto. La sconfitta era del Premio, della città, non mia.</p>
<p>MG: Paolo Fallai, giornalista del <em>Corriere della Sera</em>, così come Michele Mari e Ermanno Cavazzoni, ieri non sono nemmeno venuti a Viareggio alla conferenza stampa: al contrario di te, pensi fossero stati avvertiti per tempo che non sarebbero stati premiati?</p>
<p>SB: Erano assenti vari autori, sì. Forse avvertiti, forse sdegnati dalle polemiche del premio. Non fa certo piacere essere al centro di un dibattito dai toni forti e senza chiarezza tuo malgrado. Sarei potuta andar via poco prima della conferenza stampa o stare zitta e poi far mandare dalla mia casa editrice un comunicato. Io però credo nella forza della persona e della sua identità. Ci ho messo la faccia, senza avere alle spalle nessuna difesa. Ma in Italia la comunicazione viaggia su altri canali, fatta di telefonate e comunicati e non di giornalisti sul campo. Del mio intervento fatto ad una conferenza stampa e non ad un bar, i due maggiori quotidiani italiani non hanno scritto una riga.</p>
<p>MG: Al telefono, dopo la fine della farsa, mi hai detto che a un certo<br />
punto durante la conferenza hai visto girare un bigliettino che è finito nelle mani del Presidente Rosanna Bettarini dove c&#8217;era scritto: “Ricordati di salutare la Baldanzi e Colagrande che sono in sala&#8230;”</p>
<p>SB: Mi sono sentita la ragazza sfigata, ingenua e che viene dalla periferia a cui dare una pacca sulla spalla. Così nell’intervento ho detto che non c’era stata la sensibilità che proprio si deve avere per coloro che si affacciano a questo mondo della scrittura, ma che campano con un lavoro a progetto, precario e che se perdi due giorni di lavoro, nessuno te li restituisce. L’Assessore dopo  la conferenza stampa almeno mi ha detto “mi dispiace”.</p>
<p>MG: Mi dicevi che dopo la tua esternazione, l’organizzazione del Viareggio ti ha fatto il vuoto attorno&#8230;</p>
<p>SB: Oltre a non aver avuto risposte in conferenza stampa, non me le hanno date neanche dopo. Il sindaco in imbarazzo mi ha dato la mano, l’assessore alla cultura come ho detto era dispiaciuta. Solo un giurato, Giorgio Amitrano, mi ha parlato con sincero rammarico. Mi sono confrontata con giornalisti e alcuni del pubblico. Per il resto il vuoto. Alcuni della segreteria mi hanno chiesto se sarei stata presente alla serata di gala, naturalmente la risposta è stata un no.</p>
<p>MG: Se avessi vinto, avresti dedicato il premio a Flavio Briatore, come mi avevi (quasi) promesso?</p>
<p>SB: Briatore che dice che va in fabbrica tutti i giorni? O a Montezemolo che parla dei lavoratori come un branco di fannulloni? O al comune di Firenze che facendo l’ordinanza contro i lavavetri sancisce la disfatta della società civile? Sarei stata indecisa. In realtà l’omaggio è per il mondo operaio di cui ho parlato, per chi si alza ogni mattina per portare il pane a casa e non vince mai. Non mi sarei mai perdonata il silenzio e ho parlato pensando di avere davanti le loro facce, la loro storia e i loro nomi. La loro dignità.</p>
<p><em>(Immagine: Pasolini e Moravia al Premio Viareggio)</em></p>
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