<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>prosapoetica &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/prosapoetica/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sat, 18 Oct 2025 07:23:06 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>Le sale operatorie di esistenza</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/10/17/le-sale-operatorie-di-esistenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Oct 2025 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[distruzione]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Gribaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerratotale]]></category>
		<category><![CDATA[mariasole ariot]]></category>
		<category><![CDATA[ospedali]]></category>
		<category><![CDATA[parto]]></category>
		<category><![CDATA[prosapoetica]]></category>
		<category><![CDATA[sale operatorie]]></category>
		<category><![CDATA[tombe]]></category>
		<category><![CDATA[violenze]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=115979</guid>

					<description><![CDATA[di <strong>Mariasole Ariot </strong> <br /> Le nubi che non sanno i temporali ci crollano dall'alto, di gambe spalancate per un bimbo già morto solo morto già nel prima di arrivare a compimento]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="681" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/09/the-war-2096164_1280-1024x681.jpg" alt="" class="wp-image-115980" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/09/the-war-2096164_1280-1024x681.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/09/the-war-2096164_1280-300x199.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/09/the-war-2096164_1280-768x511.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/09/the-war-2096164_1280-150x100.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/09/the-war-2096164_1280-696x463.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/09/the-war-2096164_1280-1068x710.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/09/the-war-2096164_1280-632x420.jpg 632w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/09/the-war-2096164_1280.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>di <strong>Mariasole Ariot </strong></p>



<p>*scritto in occasione della festa di Nazione Indiana 2025  per &#8220;La scena del tempo &#8211; tra passato e presente&#8221; </p>



<p></p>



<p class="has-text-align-right"><em>&#8220;Lei non voleva stare, la misero a gambe all&#8217;aria<br />con la baionetta e la squarciarono&#8221;<br />Costanza C. 1944</em><br />(Guerra Totale, Gribaudi)</p>



<p>Precipitano dai cieli come collassi, arterie che si tacciano a un futuro ancora incerto ma deciso:<br />le nubi che non sanno i temporali ci crollano dall&#8217;alto, di gambe spalancate per un bimbo già<br />morto solo morto già nel prima di arrivare a compimento.<br /><br />Ai nomi è tolto un nome, strappato come vesti in ospedali senza porte senza tetti, persone con<br />le teste mutilate, l&#8217;elenco delle case a sparizione delle cose: tagliare una ferita a cielo aperto,<br />affinano le buche collinari di una donna, s&#8217;infettano del sangue già ammalato: non sono<br />baionette sono uncini. Che strappano i presenti dalle costole del tempo.<br /><br />E dicono scavare proprie fosse, un ultimo dei letti che non porta che terriccio e sassi e nuche, le pietre si trasformano a giacigli, il fango nella bocca che prega le sementi: ma quanto è vuoto un mondo, ma quanti sono i mondi che sappiamo ricordare.<br /><br />Rottami disperati si rifugiano alla notte, arrivano macerie di insepolti, rosicchiano per fare delle donne un fiorellino, profanano minuscole esistenze e le corolle, saccheggi massacri e bruciature, le masse non comportano una resa.<br /><br />Elaborano le morti come albe già calate, i soli puntellati sono occhi &#8211; lo spreco di due cieli, le<br />piccole cellette in cui si attendono le corde. E quante corde non conoscono le teste, quante<br />teste nascondono una tomba.<br /><br />Picchiate con la canna dei fucili già pronti forti eretti per violare. La terra si insinua a stringere le stelle che non fanno le stellate: esplose le scintille si salvano cordoni ombelicali, la pioggia incastonata nella sete non dice il perdonare: dice il giorno della morte di una presa: dice basta per bastare alla condanna: dannati sono gli altri che non siamo, le figlie non protette dalle scure, le madri che si prestano per fare dei collari un nuovo collo.<br /><br />Hai visto lo straziare di uteri ammalati, hai visto dire prendimi non prenderla, giacere per dare un nuovo posto, al posto di una vergine che presta le sue buche.<br />Hai visto le sale operatorie di esistenze, ostetriche che avvisano gli aperti rovinati.<br />Hai detto che è impossibile parlare, silenzi ricuciti e poi slabbrati.<br />Hai detto che t&#8217;infrangono un sigillo: ti sfrangi come il resto di uno straccio.<br /><br />Il cranio di un uccello e la sanguigna si schiudono alle ossa: è questa la domanda del passato: lo iato che si scuce, i corpi dilaniati da due tempi.<br /><br /> </p>



<p></p>



<ul><li>fotogragia di Michal Jarmoluk </li></ul>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I pezzi mancanti I-XV</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/08/23/i-pezzi-mancanti-i-xv/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2025 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Balducci]]></category>
		<category><![CDATA[mariasole ariot]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[prosapoetica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=114614</guid>

					<description><![CDATA[di <strong>Marco Balducci </strong> <br />non rinunciare, saldarsi alle linee in mo-
vimento, alle luci delle gallerie che scor-rono
in serie veloci, alle voci che tornano in
mente.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di<strong> Marco Balducci</strong></p>



<p>Un estratto inedito da <strong>I pezzi mancanti I-XV</strong> di Marco Balducci. </p>



<p>I &#8211; IV</p>



<p>i pezzi mancanti:<br />non è precisato il numero, né la posizione. Si<br />possono fare tentativi, ipotizzando insiemi<br />complessi, spostare di posto dati conosciuti,<br />reinterpretandoli. Ricominciare da zero. Non<br />dare nulla per acquisito. Diversamente<br />provare a essere un altro: usare un’ altra<br />logica o nessuna logica, indifferente a ciò che<br />adesso, sotto ogni aspetto, appare senza<br />alcuna importanza<br /><br />srotolare<br />la carta igienica, pulirsi, fare il punto: ridere<br />come un demente. Sbadigliare. Il peso netto<br />si ottiene sottraendo la tara, che può<br />coincidere con il peso lordo. Inutile denu-<br />darsi, osservarsi allo specchio: con la testa<br />sotto il getto dell’acqua fredda i pensieri<br />tornano all’ombra di viali alberati, in estate</p>



<p>scivolare avanti<br />in una frana di detriti di intenzioni disgre-<br />gate, per l’impossibilità di fermarsi, per la<br />spinta inerziale della massa risultante… A<br />parole ricostruire le cause: parole che vanno<br />a fondo, rallentando i riflessi, spiegando<br />l’attrito dell’aria e il silenzio inconcludente</p>



<p>al mattino<br />il letto galleggia su un mare calmo. Nell’aria<br />calda uccelli volano alti, con strida di<br />richiamo. Dalla strada arriva lo sbattere<br />ripetuto del compattatore e la successiva ri-<br />partenza. Cerchi concentrici che si ingran-<br />discono, che si riformano, si riformeranno</p>



<p>V &#8211; VIII</p>



<p>nei fatti, nelle concrezioni<br />affondare la mano, il braccio fino al gomito,<br />non rinunciare, saldarsi alle linee in mo-<br />vimento, alle luci delle gallerie che scorrono<br />in serie veloci, alle voci che tornano in<br />mente. Resistere al gioco delle associazioni,<br />distogliendo lo sguardo: trovare oltre i<br />margini del foglio le parole che occorrono</p>



<p>interrompersi di continuo<br />distolti, dissipati… fuori piove. Leggere la<br />stessa frase più volte senza capire. È tardi, (è<br />sempre tardi). Alzarsi per inerzia, mossi dalla<br />molla di un automatismo. I fogli bianchi:<br />sono vuoti che attirano, ondeggiano sotto uno<br />sguardo attonito. Rendersi conto. Aspettare<br />che qualcuno prenda il tuo posto</p>



<p>nelle sovrapposizioni<br />si determinano vuoti, pieni solidificati, ve-<br />lature di densità variabili. Sulle guance si<br />apprezza il peso della materia, il cambio di<br />temperatura nelle trasmutazioni chimiche.<br />Nasi, zigomi e menti emergono da calchi<br />disciolti di tempi incompiuti per combaciare<br />nella memoria di incanti reiterati ad arte<br /><br /></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lettere dall&#8217;assenza #7</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/04/22/lettere-dallassenza-7/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Apr 2025 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[banchine]]></category>
		<category><![CDATA[lettere]]></category>
		<category><![CDATA[mariasoleariot]]></category>
		<category><![CDATA[pelle]]></category>
		<category><![CDATA[prosa]]></category>
		<category><![CDATA[prosapoetica]]></category>
		<category><![CDATA[risposte]]></category>
		<category><![CDATA[treni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=112314</guid>

					<description><![CDATA[di <strong> Mariasole Ariot </strong> <br /> La soglia è un'incisione provvisoria, ci fende e non rinnova l'aperto all'universo: dichiarare che l'esistenza ha un nuovo nome, la stanza: sanguisuga di assoluti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="680" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/03/woman-3478437_1280-1024x680.jpg" alt="" class="wp-image-112315" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/03/woman-3478437_1280-1024x680.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/03/woman-3478437_1280-300x199.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/03/woman-3478437_1280-768x510.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/03/woman-3478437_1280-150x100.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/03/woman-3478437_1280-696x462.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/03/woman-3478437_1280-1068x709.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/03/woman-3478437_1280-632x420.jpg 632w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/03/woman-3478437_1280.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Cara D.</p>



<p>i treni sono arrivati in anticipo: ho portato a casa i millenni che mi hai confessato, li ho inseriti in ampolle, me ne prendo cura come fossero ossa. Di nuovo tutto è chiaroscuro, le ombre si alzano poco prima di mezzanotte e fanno il verso delle cornacchie, mi traforano l’orecchio, poi si quietano poco prima del sonno, ma il sonno è un artificio.<br />Da quanto, D., hai detto all’alba: dormire non è il fondo del veleno. Ho risposto muovendo circolare il il mio bicchiere: non ho risposto.</p>



<p>[Distinguere i vermi dalle buche, lumache come giorni che si fingono colline.]</p>



<p>Ci sono i galli i ruscelli le api i greggi i pollai, ci sono cavalli mandrie le rocce le vallate i temporali, ci sono i corvi i topi molluschi meridiani, e non ci sono <em>io</em> e non ci sei <em>tu</em>: siamo cadute di fronte a cancellate, quando le guardie dicevano entrate o non uscirete, e noi ci siamo accasciate, una scusa per stare sulla soglia.<br /><br /><em>La soglia è un&#8217;incisione provvisoria, ci fende e non rinnova l&#8217;aperto all&#8217;universo: dichiarare che l&#8217;esistenza ha un nuovo nome, la stanza: sanguisuga di assoluti.</em></p>



<p>Mi annodo le gambe, il mattino che prepara ad ogni possibilità –  e quante possibilità ci sono in un giorno, D.? Quanti miliardi di Storia sono racchiusi nelle possibilità di una notte? Anche adesso, mentre ti scrivo: non è forse ogni singola parola l’inizio di una direzione diversa, una possibile diramazione? Cancello, tolgo il<em> non</em> che ci nega e si apre un nuovo mondo, una nuova storia, l’ennesima narrazione.<br /><br />L’infinito mi angoscia le dita. Tu hai tagliato le tue.</p>



<p>L’hai fatto un mese di maggio e tu credevi fosse inverno. Salita sull’albero più grande. Lo chiamavamo i <em>centorami</em>, &nbsp;un macabro ricordo per le centomani che ti avevano presa. Sei salita, ti ho rincorso – ma due roditori non fanno una persona – e hai preso il taglierino: un’amputazione per poter dire &#8220;eccomi&#8221;.<br />Sento ancora la colla cadermi dagli occhi: scendere dai rami, scivolare sul terreno, riattaccare il riattaccabile.</p>



<p>[Dentro l&#8217;abbaglio esplodono stellate: il perdono è il germogliare degli appesi.] </p>



<p>La carrozza del ritorno si è fermata tre volte, gli inguini appiattiti sui finestrini, facce deformate dal vetro, premute contro il paesaggio del fuori. Ho guardato anch’io, non ho visto niente. Perché quando arrivano i morti, D.: <em>io non vedo niente</em>. Da cadavere guardo i cadaveri e provo solo un senso di comunanza. Lo stupore dell&#8217;altro mi frastorna le giunture, mi sgrana gli occhi: dove le pupille degli altri si dilatano davanti al morto, io divento una pupilla di morte, mi apro e mi faccio stretta come un gatto da buio a luce: e ricomincia la lingua accesa, le mille possibilità di un inciampo, uno sfregamento, una virgola che sposta la lancetta delle vite di secondo in secondo.</p>



<p>Ma io ora non ho più nessuno a cui parlare, D.&nbsp;Sono scesa, chinata sul corpo disteso. Dormiva, nessun arresto cardiaco. Le persone ora muovono&nbsp; e rimuovono avanti e indietro gli arti nei corridoi, i corridoi come uteri che inghiottono parole e le rimbombano:<em> la senti anche tu, tutta questa eco, D.?&nbsp;&nbsp;</em></p>



<p>[Ci brucano le stanze delle pietre: le mura non hanno una materia]</p>



<p>Posare un corpo sulla banchina, un bianco morso a pezzi per addormentarlo, per addomesticarlo come tu sai fare: addomestichi le scimmie, le vite, le pratiche di uscita, addomestichi i tramonti per poter dire &#8220;è tardi, levate le tende, è ora di andare&#8221;.<br />Me ne sono andata prima che potessi farlo.  Potrò mai – mi hai chiesto ridendo – costruire una pelle innaffiando le ossa? Le mie risposte non sono le tue: qui non piove, l’acqua sta finendo, le bocche spalancate non hanno più denti per mangiare. </p>



<p><em>Non rispondermi, non farlo ancora. Se puoi: non ascoltarmi nemmeno.</em></p>



<p>S.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Se le grida non prevedono assonanza</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/08/01/se-le-grida-non-prevedono-assonanza/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2023/08/01/se-le-grida-non-prevedono-assonanza/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Aug 2023 05:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[chopin]]></category>
		<category><![CDATA[cornacchie]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[mariasole ariot]]></category>
		<category><![CDATA[mariasoleariot]]></category>
		<category><![CDATA[morti]]></category>
		<category><![CDATA[ossa]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[prosa poetica]]></category>
		<category><![CDATA[prosapoetica]]></category>
		<category><![CDATA[segni]]></category>
		<category><![CDATA[temporale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=104149</guid>

					<description><![CDATA[di <strong> Mariasole Ariot </strong>  I terrestri in fila indiana continuano a montare, si corteggiano silenzio ad un silenzio: i polmoni medicati hanno case a cui tornare come arvicole che sanno il predatore. Voi avete cento porte chiuse a chiave: a me cade dalla tasca una finestra]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" class="giphy-embed" src="https://giphy.com/embed/3oz8xXLNauq0Jbbtwk" width="700" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p style="text-align: right;">di <strong>Mariasole Ariot</strong></p>
<p style="text-align: right;"><i>E l&#8217;albero morto non dà riparo, né il grido sollievo<br />
E l&#8217;arida pietra non dà suono di acqua</i><br />
T.S. Eliot</p>
<p><center></p>
<div style="width: 300px;">
<p><!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');</script><![endif]-->
<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-104149-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="http://d19bhbirxx14bg.cloudfront.net/chopin-72-1-alianello.mp3?_=1" /><a href="http://d19bhbirxx14bg.cloudfront.net/chopin-72-1-alianello.mp3">http://d19bhbirxx14bg.cloudfront.net/chopin-72-1-alianello.mp3</a></audio></p>
</div>
<p><small>Frédéric Chopin &#8211; Nocturne in E minor Op.72 NO.1 (Hart, M.) &#8220;</small></p>
<p></center></p>
<p>(A duemilacinquecento metri di quota)</p>
<p>Arrivano improvvisi come i morti. La memoria del mentre camminato fino all&#8217;alba &#8211; e noi ci confondiamo una distanza, la stima di arrivare a un crocifisso: le tue ore che si muovono ansimando, le mie ombre chiaroscuri di un oscuro ribaltato. Ciò che segna e che fa segno: un lampo che fa nuca alla memoria, quando un graffio assottigliato gli somiglia, quando ancora non c&#8217;è notte che separi il prima e il dopo, quando il dopo è rimandato per riattendere che spenga, ciò che segna e che fa segno se ad accendere è un incendio imbevuto di ragioni – e si pone la domanda delle ossa inseminate: si risponde con un ghigno, la gioviale stagnazione delle cose.</p>
<p>***</p>
<p>Per nozione di un sapere preparato, le tavole imbandite di ghirlande imbiondite dai capelli che speravi e non avevo, trafficare le posate come uncini per incidere la carne dei festanti: mi affastella una ragione, sragionare fino al punto di un arrivo mai deciso. Si prolungano alle cene rimandate nel cervello, ci si stende orizzontali per portata: la più triste delle cose è festeggiare.</p>
<p>***</p>
<p>Altrove le parole mi diventano cornacchie. Partiti per difetto a scalare un&#8217;invasione, quando il mondo si fa mondo per gli astanti, scalatori che non hanno una tormenta e risalgono la cima come mandrie di cavalli a stato brado, e le coppie di animali che si sfregano i due musi, e gli steli l&#8217;erba calda che trasuda un temporale, e le pozze ad alta quota si riflettono di nubi: è così che mi separo, e così che mi denudo.</p>
<p>***</p>
<p>Tra le millecinquento alture di persone non c&#8217;è che conclusione: borbottano i discorsi del mattino e della sera e della notte e delle vite preparate alla discesa. Loro sentono, loro testano, loro parlano, loro affannano, loro ridono, loro dicono, loro giocano, loro notano, loro tuonano, loro nascono, loro muovono, loro nel loro di una vita quando vita pure a melma non fa male.<br />
Ma distante mi distanzio ad un angolo un po&#8217; retto, mi sorreggo alle sassate: è l&#8217;arrivo, l&#8217;improvviso affastellarsi di presenze.</p>
<p>***</p>
<p>È così che si conficca nella testa. È così che mi cominciano a brucare. Cede e sgrana e si frantuma e non mantiene il terreno come scena principale: il taglio cesareo del suono a sottosuolo. Dove l&#8217;occhio smembrato e semichiuso si riguarda dal guardare ma non può che non vedere: quel continuo mormorare dei bambini delle madri delle epoche vissute, e nessuno che si accorga che la testa si è riempita dalle rupie e dagli assalti. Bucate le pupille confuse con pistilli.<br />
I terrestri in fila indiana continuano a montare, si corteggiano silenzio ad un silenzio: i polmoni medicati hanno case a cui tornare come arvicole che sanno il predatore. Voi avete cento porte chiuse a chiave: a me cade dalla tasca una finestra.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2023/08/01/se-le-grida-non-prevedono-assonanza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>3</slash:comments>
		
		<enclosure url="http://d19bhbirxx14bg.cloudfront.net/chopin-72-1-alianello.mp3" length="4720406" type="audio/mpeg" />

			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-08-05 00:06:43 by W3 Total Cache
-->