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	<title>rapine &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Le strane rapine da morbo di Primavera ( 2)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2014 15:46:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Pino Tripodi]]></category>
		<category><![CDATA[precarietà]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[rapine]]></category>
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					<description><![CDATA[di Pino Tripodi Due mesi esatti dopo la rapina più bizzarra della storia del crimine, quella avvenuta a Milano in un supermercato, sembra essersi diffuso in tutto il Paese un morbo che potrebbe definirsi il morbo di Primavera. Il gesto di un uomo ancora oggi unanimamente ritenuto sconsiderato è stato emulato così tante volte che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Pino Tripodi</strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p>Due mesi esatti dopo la rapina più bizzarra della storia del crimine, quella avvenuta a Milano in un supermercato, sembra essersi diffuso in tutto il Paese un morbo che potrebbe definirsi il morbo di Primavera. Il gesto di un uomo ancora oggi unanimamente ritenuto sconsiderato è stato emulato così tante volte che nessun tentativo di spiegazione più appare sensato.</p>
<p>Riunita per discutere la questione, per decidere che atteggiamento tenere, la nostra redazione ha unanimamente deciso di astenersi da qualsiasi ipotesi che potrebbe renderci il giorno dopo ridicoli agli occhi del nostro pubblico. Continueremo perciò a seguire l&#8217;evoluzione del caso con il massimo interesse, ma limitandoci a informare i nostri ascoltatori dei fatti, convinti che i fatti a volte siano ben più importanti delle spiegazioni e che in un caso come questo i tentativi di comprendere le cose le rendano più oscure, invece di aprirci la strada ci conducano in un vicolo cieco.</p>
<p>Dunque, ecco i fatti. Fino alle ore 13 di oggi, secondo complemese del gesto di Primo Primavera, si sono registrate cinquemilatrecentosessantacinque rapine tutte con la medesima modalità. Rapinatore singolo, pistola giocattolo, supermercato, casse derubate, spesa  pagata, arresto. Un cliché semplice che ogni rapinatore ripete a memoria senza trasgredire mai. Ma novità rilevanti esistono anche nei gesti dei più fedeli replicanti. La più importante: le rapine iniziate a Milano si sono diffuse in tutt&#8217;Italia. Nessuna regione, nessuna città capoluogo di provincia escluse. Un dato significativo, inspiegabile senza addurlo alla diavoleria del caso, è che giorno dopo giorno i rapinatori si dividono perfettamente a metà: tanti maschi  uguali femmine. Senza bisogno di quote rosa, uomini e donne si avvicendano come in presenza di un meccanismo sessuale automatico dietro le rapine.</p>
<p>I ladri sono persone comuni, disoccupati di varia umanità: senza lavoro dalla nascita, cronici, per convinzione, per costrizione, intermittenti o momentanei, italiani o stranieri, disoccupati tutti non si conoscono tra di loro se non  a piccoli gruppi, senza che tali gruppi abbiano nulla a che fare con gli altri.</p>
<p>Escluso tra di loro vi sia un unico legame politico, ideologico o di qualche altra affinità sia pure di semplice comunicazione.</p>
<p>Pare partecipino a un&#8217;onda, mossi da un richiamo insopprimibile, trasportati da un morbo, il morbo di Primavera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A sei mesi dal suo inizio, il morbo di Primavera sembra non avere confini. Ha già varcato le Alpi, in Italia non si conosce supermercato che non sia stato rapinato. Nei primi mesi sembrava infettare solo  disoccupati, poi ha colpito i cassintegrati, quindi gli impiegati, ultimamente si sono visti all&#8217;opera, come rapinatori di Primavera, anche poliziotti, guardie carcerarie e ottuagenari in pensione. Non c&#8217;è più carcere che possa contenerli. Le autorità hanno predisposto come luoghi provvisori di detenzione tende e casette prefabbricate destinate alle emergenze calamità. Ma non sono state sufficienti. Poi hanno riempito gli stadi, requisito i palazzi sfitti e le fabbriche abbandonate. Ma l&#8217;impresa è vana. Ci sono più persone in galera che fuori. Non è più problema di carceri insufficienti. Non è più problema di polizia. Ciò che occorre fare, urgentemente, immediatamente, prima che sia troppo tardi, posto che già troppo tardi non sia, è tentare di capire. Capire cosa?</p>
<p>Primo. Cosa accomuna così tante persone? Ci siamo posti migliaia di volte la stessa domanda. Escluse le risposte che giorno via giorno sono state ridicolizzate dall&#8217;evolversi della situazione – sono buontemponi, fanno parte di un&#8217;organizzazione politica, vogliono incendiare le carceri, sono eteroguidati, inconsci replicanti imbottiti di droghe sintetiche, seguono una strategia nata strada facendo, si muovono senza strateghi e senza regia, sono semplicemente l&#8217;onda di un movimento di emulazione i cui risultati sono andati ben oltre le attese, tra l&#8217;altro inesistenti– occorre avere l&#8217;ardire di formualare altre ipotesi.</p>
<p>Secondo. Scartate le congetture ontologiche, dobbiamo optare per un&#8217;ipotesi fenomenologica. Cosa significa? Significa che dobbiamo seguire attentamente i fatti perché solo allo specchio dei fatti potremo osservare la verità.</p>
<p>Terzo. Se osserviamo i fatti, la verità ci appare più vicina che mai. Da che cosa sono accomunati allora tutti i rapinatori di Primavera? Non certo dalla pulsione di fare i ladri, ma da un altro desiderio, assurdo quanto si vuole,  ma evidente nella natura reale dei fatti. Tutti i ladri di Primavera, nessuno escluso, desiderano andare in galera. Questo dato di realtà ci pare incontrovertibile.</p>
<p>Quarto. Il problema vero allora diventa: perché mai così tante persone – così tante che potremmo azzardare di definirle non più così tante, ma le persone nella loro generalità – anziché desiderare la libertà, preferiscono finire di loro spontanea volontà in prigione?</p>
<p>Quinto. Da tutti i punti di vista – psicologico, sociale, giuridico, economico, filosofico – il problema vero è proprio questo: capire perché nel ventunesimo secolo la prigione è preferita alla libertà. Se e solo se riusciremo a dare risposte soddisfacenti a questo quesito potremo tentare di trovare qualche rimedio in grado di bloccare il morbo di Primavera prima di venire definitivamente sommersi.</p>
<p>Sesto. Noi di Telespiego, dopo innumerevoli trasmissioni sull&#8217;argomento durante le quali abbiamo ospitato il fior fiore della cultura italica, senza presumere di avere tutte le ragioni, abbiamo provato a fornire qualche spiegazione partendo sempre dalla natura fenomenologica della realtà. Ci sembra di capire che il morbo di Primavera abbia intrinseche capacità di mutazione che estendono via via le sue capacità di aggressione senza tuttavia abbandonare il campo iniziale di propagazione. Inizialmente ha afflitto solo disoccupati. Ora: un disoccupato potrebbe avere valide ragioni per preferire la galera alla libertà. In galera gli sono assicurati senz&#8217;affanno i viveri, un letto e le altre minime incombenze materiali della vita. Fuori, di questi tempi, tutto è più difficile. Poi ha afflitto i lavoratori intermittenti preoccupati più di ogni altra cosa della caducità della propria situazione, della mancanza di sicurezze che da economiche si trasformano via via in insicurezze sociali, esistenziali, addirittura sessuali. Tutto ciò è ancora facilmente spiegabile.</p>
<p>Ma quando a preferire la galera sono pure operai, impiegati, insegnanti, poliziotti vuol dire che il morbo di Primavera distrugge le immunità psico-sociali di quasi tutta la popolazione. Ciò significa che non è solo questione di possibilità o di lavoro. Il morbo di Primavera ci dice che la vita per le persone di questo secolo non può avere altro intrinseco connotato della prigione e che la prigione nella sua natura diretta, di punizione e insieme di protezione dei rei, è una forma di vita preferibile alle mille catene in cui siamo costretti nella nostra quotidiana, apparente libertà. Ecco degli esempi.</p>
<p>Quante persone vivono e lavorano in uno spazio perimetrato più angusto di una prigione? Quante persone hanno visto le proprie sicurezze sgretolarsi una dietro l&#8217;altra, senza  fine? Quante altre  credono vano qualsiasi resistenza alle difficoltà della vita? Quante persone pur abituate alla comunicazione in tempo reale con il mondo intero si sentono in verità sole, solipsisticamente più sole? Quante altre bisognose d&#8217;aiuto si vedono respingere da parenti, da amici, dalla società intera che non ha mai né tempo né soldi per loro?  Mettete tutte queste persone insieme, aggiungete le altre che vi verranno in mente a proposito, e il quadro del morbo di Primavera diventa più leggibile.</p>
<p>Se il gesto inconsapevole di uno sprovveduto viene emulato da un esercito infinito di soldatini deve essere successo qualcosa d&#8217;incredibile.</p>
<p>Un qualcosa che non ha a che fare solo con la giustizia, ma con l&#8217;interezza della vita.</p>
<p>Il nostro secolo ha formalmento rotto ogni barriera, le persone a noi contemporanee appaiono le più libere mai vissute sul pianeta terra, ma tutto ciò è solo una patina d&#8217;ipocrisia, una vetrina piena di superstizione. Nonostante la facciata, le persone di questo pianeta avvertono che la galera offre più certezze della vita libera, che le costrizioni della reclusione sono preferibili a quelle che ci impone il mondo di fuori o che ci imponiamo da soli noi stessi, che il mondo delle prigioni, un mondo fino all&#8217;altro ieri che in molti anelavano di distrugere,  appare oggi il più solido edificio tra le tante macerie sociali di cui siamo circondati. Per questi e tanti altri motivi, la contemporaneità  sente  il richiamo irresistibile del morbo di  Primavera, avverte che l&#8217;unica forma autentica di libertà, l&#8217;unico desiderio effettivamente esperibile è quello della galera, luogo in cui tutte le preoccupazioni, le ansie, gli affanni, le competizioni e le cooperazioni per diventare sempre qualcuno che non si  diventa mai,  vengono sopite, attutite, annichilite. Le persone di questo pianeta sembrano dirci che una prigione vera da reclusi sia preferibile all&#8217;infinita  gabbia delle persone falsamente libere.</p>
<p>Meglio reclusi in galera che nella prigione di tutta la vita: ecco dunque il motto del morbo di Primavera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Decreto del Presidente della Repubblica</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Viste le preliminari deliberazioni del Consiglio dei Ministri, adottate nelle riunioni del 16 febbraio e del 4 aprile 2014;</p>
<p>Sentita la Conferenza unificata ai sensi dell&#8217;art. 9, comma 3, del decreto legislativo 28 agosto 2014, n. 281;</p>
<p>Udito il parere del Consiglio di Stato espresso nella sezione consultiva per gli atti normativi nell&#8217;adunanza generale del 29 marzo 2014;</p>
<p>Acquisito il parere della competente commissione della Camera dei deputati e decorso inutilmente il termine per il rilascio del parere da parte della competente commissione del Senato della Repubblica;</p>
<p>Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 24 gennaio 2015;</p>
<p>Vista l&#8217;assenza di spazio disponibile per ulteriori centri di detenzione</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Preso atto inoltre di questo e di quello</p>
<p>Visti gli atti così e cosà</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Letti i fatti colì e colà</p>
<p>Su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro della Giustizia, di concerto con i Ministri degli interni, della difesa e dell&#8217;economia;</p>
<p>E m a n a<br />
il seguente decreto:</p>
<ul>
<li>1)  Si depenalizzano i reati di rapina e di rapina a mano armata.</li>
<li>2) Tutte le persone coinvolte in rapine e in rapine a mano armata  non sono perseguibili né penalmente né amministrativamente.</li>
<li>3) I processi, le denunce, le indagini e i provvedimenti giudiziari a carico di persone accusate di rapina  e di rapina a mano armata sono annullati.</li>
<li>4) Gli Istituti di pena, le Forze dell&#8217;Ordine devono rilasciare ogni persona sottoposta a provvedimento d&#8217;arresto o di fermo con l&#8217;accusa di rapina e di rapina a mano armata.</li>
</ul>
<p>La legge in ogni suo articolo ha valore immediato da oggi 27 Febbraio 2015 e valore retroattivo per i reati di cui oggetto nel presente decreto compiuti da Sabato 8 Febbraio 2014.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per effetto del tanto atteso Decreto del Presidente della Repubblica, ieri a più di un anno dalla sua ormai storica rapina, Primo Primavera è uscito dal carcere di San Vittore.</p>
<p>La domanda che si pone il mondo intero è: quest&#8217;uomo è davvero com&#8217;è sembrato fin dal primo momento, come risulta dalle testimonianze sulla sua vita precedente la rapina, come attestano le informazioni trapelate sull&#8217;anno appena trascorso in galera? È davvero sufficientemente illetterato e abbastanza sprovveduto, totalmente incapace di pensare a qualsivoglia strategia, sfornito di carisma, indifferente a ciò che gli succede attorno, inconsapevole del marasma che ha causato, refrattario a qualsivoglia sensata discussione su qualsiasi argomento, interessato solo alle partite di calcio del Porta Cicca, il suo quartiere milanese, e alle novele seriali trasmesse in tv?</p>
<p>Per rispondere a questo quesito, una nostra troupe l&#8217;ha atteso fuori San Vittore. Abbiamo tentato d&#8217;intervistarlo, ma Primo Primavera è incapace di dire molto altro di diverso da sì, no, non lo so. Impossibilitati a capire qualcosa dalle sue parole abbiamo deciso di tentare di comprendere le sue azioni. Lo abbiamo seguito. Risultato: alla fine della giornata sappiamo esattamente solo ciò che conoscevamo già prima.</p>
<p>Cosa ha fatto? L&#8217;uomo si è recato al Bertarelli, la scuola che ha frequentato fino al giorno prima della rapina, è entrato nella sua classe, ha partecipato alle lezioni fino all&#8217;intervallo, poi è sceso al bar, ha preso un caffé che il barman gli ha offerto, poi è uscito, si è recato a piedi a casa, ha salutato i genitori, quindi si è recato nello stesso supermercato di quel famoso sabato 8 Febbraio. Ha rapinato le casse aiutandosi come la prima volta con  una pistola giocattolo. Ha prelevato un carrello. Ha girato per gli scaffali per riempirlo. Si è messo in fila alla cassa. Quando è arrivato il suo turno, ha allineato ordinatamente la merce sulla pedana mobile della cassa, ha riempito i sacchetti, ha atteso che la cassiera gli declinasse il conto, ha cavato fuori dai pantaloni 100 euro, ha posato il carrello lasciandovi la pistola giocattolo, ha ritirato i suoi sacchetti e ha atteso che lo andassero ad arrestare. Fuori lo attendevano i poliziotti ma per effetto del decreto firmato ieri dal Presidente della Repubblica, Primo Primavera non è stato fermato. L&#8217;uomo non ci credeva. Al momento di scarcerarlo gli avevano parlato della  nuova legge, ma non ci aveva fatto caso. I nostri giornalisti gli hanno chiesto ma adesso che nessuno potrà arrestarla cosa farà? Lui ha detto <em>non lo so</em>. <em>È la prima volta che non mi arrestano dopo una rapina.</em></p>
<p>( fine)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Le strane rapine da morbo di Primavera (1)</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/06/22/le-strane-rapine-da-morbo-di-primavera-1/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2014 06:41:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Pino Tripodi]]></category>
		<category><![CDATA[precarietà]]></category>
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		<category><![CDATA[rapine]]></category>
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					<description><![CDATA[di Pino Tripodi Faccio la commessa all&#8217;Esselunga di via Bazzi, a Milano. Sabato 8 febbraio 2014 intorno alle tredici e trenta non c&#8217;era tanta gente, non quanta ce ne sarebbe stata un paio d&#8217;ore più tardi né quanta ce n&#8217;era stata ore prima. La fila scorreva senz&#8217;affanno alla mia cassa. Avevo il tempo di salutare le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Pino Tripodi</strong></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Faccio la commessa all&#8217;Esselunga di via Bazzi, a Milano. Sabato 8 febbraio 2014 intorno alle tredici e trenta non c&#8217;era tanta gente, non quanta ce ne sarebbe stata un paio d&#8217;ore più tardi né quanta ce n&#8217;era stata ore prima. La fila scorreva senz&#8217;affanno alla mia cassa. Avevo il tempo di salutare le persone, di guardarle in faccia, di augurare buona domenica e di chiedere loro come stavano i figli, i mariti, le sorelle e i fratelli se erano clienti abituali. Era uno di quei rari momenti in cui una cassiera non dico che ama il suo lavoro, ma la mansione che svolge le appare un po&#8217; più lieve. Non puoi dire di essere contenta, ma almeno ti illudi che lavorare in quelle condizioni sia forse un granellino meglio che fare la schiava in catene o la schiavetta del maritino tuo.</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Dura poco, il tempo che le masse finiscano di pranzare e sciamino felici nei supermercati più per fare qualcosa, forse per dimostrare di essere in vita, per compulsione abitudinaria,  che per necessità di spesa.</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Il tempo straordinario di respirare appena prima di entrare in apnea nel vortice accelerato della normale attività di bancomat, carta di credito, tessere fedeltà, ritiro contanti, sistemazione ordinata di banconote e monete, resto, buonasera grazie, arrivederci senza mai sollevare la mente da quella cassa. Anche quando gli occhi fanno finta di guardare altrove, devi stare concentrata là, guardiana impassibile di quel flusso di denaro che non è tuo ma che almeno in parte lo potrebbe diventare se sbagliassi operazione. Quando eccedi nel resto quel denaro diventa come tuo. Lo devi restituire.</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Maneggiare tanto denaro e non avere i soldi per il caffé a noi cassieri crea sempre qualche problema. Io sogno ogni notte di pulire la casa e di gettare la spazzatura, ma invece della polvere scopo soldi che si annidano ovunque e vanno scovati per essere raccolti e gettati tutti nei rifiuti altrimenti la casa rimane sporca, sudicia, sozza, putrida, fetente maledetta. Gettati tutti i soldi nell&#8217;imondizia la casa mi si riempie di polvere che cerco di snidare mentre la polvere diventa denaro che io ributto e la polvere si riforma e io continuo a pulire e poi ancora in un processo senza fine.</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE"> </span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Minuto più, minuto meno, alle tredici e trenta sento urlare all&#8217;ingresso. Il guardiano entra con alle spalle qualcuno che grida <i>calmi, è una rapina</i>. Si mettono tutti a urlare. Pure io urlo dalla paura, ma sinceramente sono anche eccitata un pizzichino. È la prima volta che capito in una rapina. Chissà se succede come alla tv mi dico.</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Un uomo giovane, sui venticinque, a volto scoperto, pistola nella mano sinistra, mette a sedere il guardiano, chiama a sé l&#8217;unico cassiere maschio, gli intima di legarlo. Poi si avvicina. Il cuore batte forte. Il rapinatore ci ordina di aprire le casse e di consegnargli i soldi. Ci sono  cinque casse aperte. Io e le mie colleghe eseguiamo. Nessuno di noi tenta di resistere. Prima d&#8217;iniziare a lavorare ci avevano spiegato che non ne vale la pena. Ogni cosa che avviene dentro e fuori il supermercato viene ripresa. Nelle casse ci sono sempre pochi soldi, massimo 500 euro a postazione. Superata quella cifra, contiamo, registriamo, impacchettiamo e consegniamo i soldi alla direzione che li blinda in cassaforte.</span></p>
<p class="Standard"><i><span lang="DE">Rubare poco per avere la quasi certezza di essere beccato non è un grande affare. Capito, ragazze. Se qualcuno è così scemo di tentare una rapina, non fate le eroine. </span></i><span lang="DE">Così ci aveva detto il capo.</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE"> </span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Fra tutte le casse aperte avrà recuperato al massimo 1500 euro.</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Il rapinatore si mette in tasca i soldi, <i>tu tieni la cassa aperta</i> mi urla, poi anziché guadagnare l&#8217;uscita, si avvicina ai carrelli, inserisce una monetina nell&#8217;inserto, ne prende uno e si dirige verso gli scaffali con la pistola dimenticata in mano. Tutti i clienti si mettono a urlare. Lui riempie lestamente il carrello di carne, pane, latte, frutta, formaggi. Ci ficca pure un colluttorio, il filo interdentale e un deodorante per le ascelle. Quindi punta dritto alla mia cassa. Mette tutto sullo scorrevole e mi chiede <i>faccia presto per favore</i>. A me tremano le mani, punto con l&#8217;occhio sinistro la pistola e con il destro il suo volto. Non capisco cosa devo fare. <i>Mi faccia il conto, presto</i>. Ancora non capisco, ma meccanicamente faccio scivolare la merce lungo il rilevatore prezzi mentre lui riempie i sacchetti. Ancora più meccanicamente dico <i>77 euro e 33 centesimi, paga contanti? </i>Lui mi guarda come a dire<i> ma sei scema?,</i>  cava dalla tasca due banconote da 50 euro, me le porge, attende il resto, se lo assicura nel posteriore dei pantaloni, mi saluta <i>buongiorno signorina, </i>si dirige verso il portacarrelli, preleva i sacchetti lasciando la pistola nel carrello, spinge il suo dietro gli altri, ritira la moneta di un euro e si avvia all&#8217;uscita. Fuori, erano già in attesa i carabinieri che lo hanno arrestato.</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE"> </span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Certo che è stata una rapina strana. Non si era mai visto che un rapinatore, dopo aver prelevato i soldi dalle casse, invece di mettersi a correre prenda un carrello, lo riempia di merce come un qualsiasi altro cliente e si diriga alla cassa pagando con i soldi della rapina. Non contento della sceneggiata, lascia la pistola nel carrello e viene sufficientemente tranquillo verso di noi che lo aspettiamo all&#8217;uscita – non abbiamo fatto irruzione prima per non gettare i clienti del supermercato nel panico. <i>Se siete qui per me, fate pure</i>.</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Noi gli mettiamo le manette e lo portiamo in caserma. Non oppone resistenza alcuna. Lo interroghiamo, ma lui nulla ci dice del suo comportamento bizzarro. Gli abbiamo chiesto mille volte perché non  sei scappato. <i>Perché dovevo fare la spesa</i>. Ma ti sembra normale che un rapinatore faccia la spesa, pagando pure, nel supermercato in cui sta facendo una rapina? <i>Non lo so. É la prima volta</i>.</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Noi ci crediamo davvero. Sarà stata la prima volta. Avrà qualche serio problema psichiatrico. È certo. Non si spiega altrimenti.</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">La pistola? Era un giocattolo, ma forse lui non è in grado di distinguere il vero dal falso. Non crediamo sia pericoloso, solo fuori di testa.</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Si chiama Primo Primavera, ha venticinque anni, è nato a Milano da genitori lombardi, fino a due mesi fa lavorava in una fabbrichetta chimica, è iscritto al corso serale dell&#8217;Istituto Tecnico Turistico Bertarelli. Risulta fidanzato di una studentessa della sua stessa scuola.</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Adesso scusate. La conferenza stampa è finita. Grazie.</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE"> </span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Il nostro quotidiano si è occupato due settimane fa di un tipo bizzarro, tale Primo Primavera, che ha rapinato le casse di un supermercato, poi, anziché fuggire, ha ritirato un carrello, si è diretto abbastanza lestamente all&#8217;interno, tra gli scaffali del negozio, ha preso la merce che gli necessitava, si è recato alle casse, ha pagato come fa normalmente qualsiasi altro cliente, ha infilato il carrello al suo posto dopo avervi prelevato i sacchetti con la spesa e lasciato la pistola giocattolo usata per la rapina, infine tranquillo si è consegnato ai carabinieri che lo attendevano all&#8217;uscita.</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Tutti, carabinieri per primi, hanno pensato a uno squilibrato e anche noi, allora, confinato nella cronaca di Milano, abbiamo trattato così il caso.</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Torniamo a parlare di Primo Primavera, qui, in prima pagina, perché nelle due settimane trascorse il suo gesto ha lasciato il segno. Nella stessa città, Milano, altri cinque supermercati, in cinque giorni differenti, sono stati rapinati da ladri altrettanto singolari che hanno emulato quasi alla perfezione il gesto del Primavera. Tutti come lui dopo la rapina, anziché fuggire hanno fatto regolare spesa pagando alle casse e consegnandosi alle forze dell&#8217;ordine. In tre dei recenti casi i malviventi erano attesi fuori; negli altri due, le forze dell&#8217;ordine non sono state abbastanza leste, ma i rapinatori non si sono persi d&#8217;animo. Invece di darsela a gambe, hanno pazientemente atteso, uno venti minuti, l&#8217;altro quarantesette minuti, che si presentasse qualcuno per arrestarli. Intanto, hanno chiacchierato con i passanti o con i clienti del supermercato riversatisi fuori mossi dal morbo della curiosità più che dal morso della paura. Nessuno dei rapinatori ha voluto spiegare le motivazioni del proprio assurdo gesto.</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Ma che i cinque ladri abbiano qualcosa a che fare con Primo Primavera è palese. A parte la meccanica dell&#8217;emulazione, risulta infatti che i sei personaggi si conoscessero più o meno bene. Come Primavera, anche gli altri cinque risultano iscritti al corso serale dell&#8217;Istituto Tecnico Turistico Bertarelli, hanno un&#8217;età compresa tra i 22 e i trenta anni, sono disoccupati più o meno a intermittenza. Curioso che una delle tre donne del gruppo a domanda <i>lavori</i>? Ha risposto. Non sempre. <i>Quando lavori?</i> Fino all&#8217;anno scorso lavoravo ogni volta che pioveva. Da quest&#8217;anno lavoro ogni volta che nevica.</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Degli altri cinque, una è italiana di Calabria, il secondo egiziano, il terzo filippino, le due altre donne provengono dall&#8217; Ucraina e dal Perù.</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Le rapine sono dunque opera di una multinazionale dell&#8217;assurdità i cui membri si conoscono, sono accomunati da tre fattori – frequentare la stessa scuola, essere disoccupati, possedere sufficienti audacia e freddezza &#8211; e sicuramente hanno concordato come quando e dove realizzare le proprie gesta.</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Ciò che rimane oscuro è l&#8217;elemento più importante: perché? Quale motivo può spingere degli individui a organizzarsi per compiere delle rapine che li conducono inevitabilmente, per volontà certa, in galera?</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Preso da solo, Primo Primavera era sembrato a tutti un matto. Ma alla sesta rapina che avviene con le medesime modalità anche il più matto tra gli uomini capirebbe che c&#8217;è della ratio in quell&#8217;apparente follia. In attesa che gli inquirenti diano chiare e pronte risposte in merito, la congettura più accreditata tra i nostri colleghi è che si tratti di un gruppo di buontemponi mosso ad assurdi gesti dalla ricerca di facile notorietà. Non soddisfatto da una così banale spiegazione il nostro giornale ha avviato un&#8217;inchiesta. Ci siamo recati per diversi giorni al Bertarelli, abbiamo intervistato Dirigente, personale in servizio, studenti. Abbiamo scoperto diverse cosette interessanti. Tra queste, due in particolare. La prima: nel corso serale dell&#8217;Istituto insegnano diversi vecchi arnesi della sovversione che non solo non hanno mai abiurato ma non perdono occasione di aizzare i loro studenti contro preside, provveditore, ministro. Secondo: nell&#8217;Istituto si sono svolte tutte le assemblle territoriali dei COBAS da quando il sindacato di base è nato.</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Magari non sono elementi importanti, ma potessimo dare un consiglio agli inquirenti, diremmo loro di lanciare un&#8217;occhiatina in quella direzione.</span></p>
<p class="Standard"><span lang="DE">Se non si tratta di balordi o di buontemponi, è chiaro che siamo di fronte a un gruppo organizzato con una strategia ben precisa. Quale è forse presto per dedurla, ma a noi sembra  che alla sesta rapina un primo indizio ci sia: questo gruppo organizzato, ancora senza nome, non è interessato a fare le rapine. Le rapine sono solo un strategia per andare in galera con il minimo del danno. Il problema vero allora diventa: perché un gruppo organizzato ha interesse a far arrestare i propri militanti? Nessuno lo sa, ma  alla fine della nostra inchiesta ci pare d&#8217;obbligo fare una congettura. Ci può essere una sola ragione  per la quale un&#8217;organizzazione così coesa si comporta in tal fatta. Evidentemente ritiene che la sua azione politica debba essere svolta in carcere, non fuori. Così fosse, nel giro di poco tempo ci capiterà di assistere a rivolte, evasioni di massa, atti di insubordinazione che ci faranno rimpiangere il vecchio rapinatore, quell&#8217;uomo forse deprecabile ma tutto sommato simpatico che tentava di rubacchiare qualcosa ma colto sul fatto accettava di buon grado di farsi qualche annetto di galera.</span></p>
<p class="Standard">( continua)</p>
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