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	<title>relazione tossica &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Felicia Buonomo &#8211; tre racconti brevi</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/06/17/felicia-buonuomo-racconti-brevi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[giuseppe schillaci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jun 2023 05:05:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[racconti brevi]]></category>
		<category><![CDATA[relazione tossica]]></category>
		<category><![CDATA[serial killer]]></category>
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					<description><![CDATA[Tre brevi racconti inediti]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"></h2>
<p><img loading="lazy" class=" wp-image-103772 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/06/foto-felicia-buonomo-300x225.jpg" alt="" width="387" height="290" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/06/foto-felicia-buonomo-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/06/foto-felicia-buonomo-1024x768.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/06/foto-felicia-buonomo-768x576.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/06/foto-felicia-buonomo-1536x1152.jpg 1536w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/06/foto-felicia-buonomo-2048x1536.jpg 2048w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/06/foto-felicia-buonomo-150x113.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/06/foto-felicia-buonomo-696x522.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/06/foto-felicia-buonomo-1068x801.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/06/foto-felicia-buonomo-1920x1440.jpg 1920w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/06/foto-felicia-buonomo-560x420.jpg 560w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/06/foto-felicia-buonomo-80x60.jpg 80w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/06/foto-felicia-buonomo-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 387px) 100vw, 387px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>GHERARDO </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">“Tra il dolore e il nulla, io scelgo il dolore”</p>
<p style="text-align: right;">(Le palme selvagge – William Faulkner)</p>
<p>Nei 24 metri quadrati calpestabili, simbolo di quello che la neuroscienza chiama “sindrome da stress post-traumatico”, leggo l&#8217;ultimo libro di Gherardo. Ha una scrittura che i critici di un certo livello definirebbero evocativa. Sono eccitata e mi chiedo se anche Gherardo sia come R.: amabile nell&#8217;arte della scrittura, un demonio vestito di umanità entro le mura domestiche.</p>
<p>Credere alle parole è sempre stato il mio problema. «Mi farai venire il cancro», mi disse una volta R.. <em>Vestigia delle cose vere</em>, ho abbracciato parole, anni e vita, farcendoli di maltrattamento e dominazione. Mi chiedo ancora quale sia il più grande tra i nostri due deliri. Se quello di R., o il mio. Sottomettermi a quella verità è stato come sorprendersi a raccogliere una briciola di pane da terra per portarla alla bocca; come facevo da bambina, incapace di distinguere il bene dal male, di separare la dipendenza dall&#8217;esposizione continua al pericolo.</p>
<p>Apro il pc e aggiorno il mio nuovo manoscritto:</p>
<p><strong>I.</strong></p>
<p>Il male ha corpi autonomi e pulsanti.</p>
<p>Vuole vivere, dice assertiva e senza fede.</p>
<p><strong>II.</strong></p>
<p>Sobbalza sotto la pressione di un inciampo.</p>
<p>Lui le ricorda quanto sia disdicevole la sua umanità.</p>
<p><strong>III.</strong></p>
<p>Spera lontani i temporali dei suoi giorni.</p>
<p>«Mi farai venire il cancro». Lei gli crede.</p>
<p><strong>IV.</strong></p>
<p>È agitato – e poi altro. Lei improvvisa.</p>
<p>Così, anche per gli anni a venire.</p>
<p>La <em>progressione meccanica degli eventi</em> mi vede fuori dalla devastazione di quei ricordi. “I miracoli della neuroscienza”, dico, quando ne parlo con le mie amiche. Anche se il simbolo, i 24 metri quadrati, sono rimasti. La simbologia è un&#8217;influenza tirannica all&#8217;interno dell&#8217;organismo emotivo, dicono. Io penso solo di essere guarita: non amo, sorrido con facilità, il sesso sempre assicurato.</p>
<p>Oggi sono passata in auto su quel ponte dove si è tolto la vita Luigi Mastronardi e ho pensato che guarire è non sentire. Probabilmente, aveva ragione Faulkner.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>***</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>IL FRIGORIFERO</strong></p>
<p>Vivere in un monolocale, dove il mezzo frigo 54cmx90cm in dotazione alla casa è sito nella stessa &#8211; e unica &#8211; stanza dove si giace per accogliere gli incubi, ha il pregio di impedire gli incubi stessi. Ad esempio quelli in cui ti lanci dall&#8217;ottavo piano e non arrivi mai a terra; ti metti sui binari e il treno fa in tempo a frenare, ostacolando per ore la circolazione, con annesse imprecazioni dei pendolari; o tenti di tagliarti le vene con una lametta guasta. Insomma, quelli in cui capisci che nemmeno nei sogni i tuoi desideri vogliono sapere di imboccare la via della realizzazione.</p>
<p>Sei lì e pensi: quanto tempo mi separa dal sonno che mette fine al tormento di una quotidianità fatta di gentaglia, te stessa compresa? E il ristoro delle braccia di Morfeo non arriva mai. Senti solo quel &#8220;zzzzz&#8221;, che una zanzara portatrice della malaria, potrebbe tranquillamente fare da maggiordomo al sopracitato frigorifero.</p>
<p>Sono le 3.07, penso che potrei scrivere a M. e dirgli che ho perduto – come recita quel famoso brano – il sonno e la fantasia. Anche se sarebbe poco aderente alla mia realtà. Mi sono sempre chiesta come mai si utilizzi l&#8217;espressione “fantastico” per indicare qualcosa o qualcuno capace di galvanizzarci. Le mie fantasie sul conto di M. sono peggio degli incubi che mi augurerei di fare, piuttosto che rimanere con gli occhi fermi a fissare il soffitto di questa stanza che accoglie ogni dimensione domestica di me.</p>
<p>E allora sei lì ad aspettare che la notte passi, come la vita.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>***</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>LOOP</strong></p>
<ol>
<li>si è svegliato da poco, con i postumi della colossale sbronza della sera prima. Ha gli anni di Cristo, ma ha l&#8217;andatura di un vecchio inaridito dalla fatica. Nonostante il rosso dei piccoli ma evidenti capillari che avvolgono il suo iride, il viola delle imponenti occhiaie e lo spaventoso tremore delle sue mani provocato dall&#8217;abuso della sostanza, trovo sia sempre tremendamente stupendo. Mi trova in lacrime, mentre ripercorro con la mente, e gli occhi persi nel vuoto, la sera prima, che mi ha portato all&#8217;ennesima notte insonne.</li>
</ol>
<p>Dopo ogni <em>episodio</em>, rimango sveglia per controllare che lui dorma. Passo il tempo che mi separa da un <em>episodio</em> all&#8217;altro come una condannata a morte, sotto la tortura di un plotone d&#8217;esecuzione che tarda a sparare. R. agisce come un serial killer, che torna sempre sul luogo del crimine, lasciando traccia di sé, come a beffarsi di chi – è certo – non sarà in grado di scovare la sua identità. Solo che io sono la sua unica, ma ben assortita, vittima.</p>
<p>La mia giornata scorre senza intoppi. Mi stendo sul letto aspettando il suo ritorno. Chiudo gli occhi per un attimo. Provo a cercarlo, vedo il plotone d&#8217;esecuzione. Ma non supplico la salvezza. Rimango immobile, in attesa, sprovvista anche del più elementare istinto di sopravvivenza.</p>
<ol>
<li>rincasa ubriaco. Anche le pareti di questa casa – che custodiscono il mio segreto – piangono lo stillicidio dei suoi insulti. «Sei pazza. Non meriti il mio rispetto», mi dice subordinando il suo placarsi alla mia obbedienza ai suoi ordini.</li>
</ol>
<p>«Amore, adesso vieni a letto e la smetti di piangere», aggiunge.</p>
<p>Andiamo a letto. Mi abbraccia forte. Mi accarezza come fossi un cane devoto al suo padrone. Finché non si addormenta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>BIO: </strong>Felicia Buonomo è giornalista e autrice. Lavora come <strong>giornalista</strong> a <strong>Mediaset</strong>. Alcuni suoi testi sono stati pubblicati su riviste e blog letterari <strong>italiani</strong>, <strong>statunitensi</strong> e <strong>francesi</strong>. Pubblica: “<strong>Pasolini profeta</strong>” (Mucchi Editore, 2011), “<strong>I bambini spaccapietre. L&#8217;infanzia negata in Benin</strong>” (Aut Aut Edizioni, 2020), “<strong>Cara catastrofe</strong>” (Miraggi Edizioni, 2020) e “<strong>Sangue corrotto</strong>” (Interno Libri, 2021). <strong>Dirige la collana</strong> “Récit”, per <strong>Aut Aut Edizioni</strong>.</p>
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