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	<title>Remy de Gourmont &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Stabat mater dolorosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 05:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[G. B. Pergolesi]]></category>
		<category><![CDATA[Latino Mistico]]></category>
		<category><![CDATA[Museo del Louvre]]></category>
		<category><![CDATA[nino aragno editore]]></category>
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		<category><![CDATA[Remy de Gourmont]]></category>
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					<description><![CDATA[di Remy de Gourmont &#160; da &#8220;Latino Mistico&#8221; traduzione di Roberto Rossi Testa Nino Aragno Editore G. B. Pergolesi (1710-1736) &#8216;Stabat mater dolorosa&#8217; (1736) Al Museo del Louvre, in una delle sale dedicate alla scultura del Medioevo, si trova un bassorilievo italiano del XV secolo, in terracotta policroma, che tenterò qui di descrivere. Sullo sfondo dorato si vedono la Vergine e il Bambino Gesù; entrambi hanno l’aria [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="width:700px;">di <strong>Remy de Gourmont</strong><br />
&nbsp;</p>
<p align="right"><em>da &#8220;<strong>Latino Mistico</strong>&#8221;<br />
traduzione di <strong>Roberto Rossi Testa</strong><br />
</em><em><strong>Nino Aragno Editore</strong></em><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center"><a title="La vergine con il bambino_Museo del Louvre" href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/04/vergineconbambino.jpg"><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/04/vergineconbambino.jpg" alt="La vergine con il bambino_Museo del Louvre" height="435" /></a></p>
<p><center><strong>G. B. Pergolesi (1710-1736)<br />
&#8216;Stabat mater dolorosa&#8217; (1736)</strong></p>
<div style="width:270px;">
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</div>
<p></center></p>
<p align="justify">Al Museo del Louvre, in una delle sale dedicate alla scultura del Medioevo, si trova un bassorilievo italiano del XV secolo, in terracotta policroma, che tenterò qui di descrivere. Sullo sfondo dorato si vedono la Vergine e il Bambino Gesù; entrambi hanno l’aria sgomenta e recano aureole su cui si leggono profezie a loro riguardo. Ambedue hanno lo sguardo perduto, rivolto all’infinito e all’abisso, e innanzi ai loro occhi si aderge il Calvario. <span id="more-5678"></span>Il bimbo dai fini capelli dorati si porta alla gola la manina tremante; egli è mezzo svestito: la veste bianca, disseminata di stelle sanguigne, gli è scivolata dalla spalla, e sotto la camicina rossa trapunta d’oro, risalita per qualche movimento, appare il ventre nudo, si mostra il sesso puerile del Dio di castità. Egli ha quell’atteggiamento di paura nervosa tipico dei lattanti, e se non si stringe al petto della madre è soltanto perché (quanta ragione e quanto amore in quel corpo d’infante!) non vuole farla piangere. E la madre non piange: il terrore la inchioda, trasfigurandola Ella vede. Ogni tratto del suo volto porta i segni spaventosi di quella visione di puro dolore. L’occhio fisso è allucinato da quelle apparizioni, sulla cui realtà non sono possibili dubbi. In quell’occhio si affollano già l’agonia del Getsemani, il tradimento di Giuda, il rinnegamento di Pietro, la flagellazione alla colonna, gli sputi, la croce trascinata lungo la via del Golgota, le mani trafitte dai chiodi, i piedi slogati, il sangue che cola dalle ferite prodotte dalle spine di una corona di scherno, il sangue che cola soffocando e accecando, il sangue delle mani, dei piedi, del costato, il sangue dei sacrifici futuri; e la morte, la morte ignominiosa come la morte gloriosa, che sono poi la medesima morte. Il dolore quasi storce la bocca di Maria in un rictus, e com’è pallida lei! La testa è un poco sporta, a mostrare come quelle visioni l’assorbano. La madre avverte appena il peso del bimbo: è l’uomo, il cadavere dell’uomo che i suoi ginocchi pietosi reggono e sostengono. La sua mano sinistra, che spunta da una stretta manica in tessuto prezioso, sorregge appena il bimbo; tutta la sua persona è pesantemente accasciata su un trono adorno d’oro. Il manto azzurro è stretto a un seno cui l’angoscia, come accade alle nutrici incorse in grandi spaventi, dovrebbe far sparire il latte – se questo non affluisse per necessità e volontà divine. La chioma è semicoperta da un fazzoletto scuro che spiove sulle orecchie, secondo la moda in auge presso il contado o forse tra le dame fiorentine; ma in ogni caso l’acconciatura simbolicamente sottolinea e accentua il dolore dell’anima. Ciò che a meraviglia quest’opera ha saputo rendere è la tristezza assoluta della madre e del figlio: essi non osano neppure guardarsi, nella consapevolezza di essere inesorabilmente destinati a tormenti indicibili; ma la natura umana, normale nella madre, imposta nel figlio da un supremo comando, di fronte a quelle ineluttabili realtà per un istante ha un sussulto. Essi hanno paura, l’uno per l’altro, l’uno dell’altro, e della propria e dell’altrui visione, che è visione comune: e di avere paura non cesseranno più, poiché sanno, gli inconsolabili, che a loro non è dato trovare mai consolazione. Tutto quanto precede è suggerito in un lampo da quella terracotta policroma, in cui il genio di un anonimo, semplicemente effigiando una madre con il suo figlioletto, ha saputo evocare le quattordici Stazioni della Passione del Salvatore. Io non credo sia possibile spingersi oltre nella rappresentazione dell’invisibile mediante il visibile – ciò che poi costituisce il fine dell’arte. Di fonte a tale opera lo Stabat Mater spontaneamente si sgrana nella memoria:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><em>Stabat mater dolorosa</em><em><br />
</em><em>Juxta crucem lacrymosa</em><em><br />
</em><em>Dum pendebat Filius…</em></p>
<p align="right">(Pag. 294-296)</p>
<p align="left">
<p align="left">
<p align="center">,\\&#8217;</p>
<p align="left"><em>Qualche giorno fa nella posta del mattino ricevo da Roberto Rossi Testa questa mail:</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>Mi faresti una vera finezza postando il pezzo che ti allego. E&#8217; una pagina di &#8220;Latino mistico&#8221; che ho tradotto con la pelle d&#8217;oca, pelle d&#8217;oca che mi torna ogni volta che la rileggo, e magari verrà anche ad altri, chissà.</p></blockquote>
<p align="left"><em>Leggo.</em></p>
<p><em>E’ davvero emozionante la pagina di <strong>Latino mistico</strong> (ultima mirabile fatica di traduttore di <strong>Rossi Testa)</strong> di <strong>Remy de Gourmont</strong>, (1858 – 1915), poeta simbolista francese, romanziere, drammaturgo, fine critico letterario ed appassionato di letteratura latina medievale. Un scrittura nitida e profonda, un’esegesi accorata ma così precisa, che piano piano scivola dal foglio dello schermo a ricostruire la tridimensionalità dell’immagine descritta: <strong>il bassorilievo italiano del XV secolo, in terracotta policroma</strong> in cui <strong>il genio di un anonimo</strong> ha saputo  trasfondere il mistero del dolore.  Il mistero dell&#8217;Arte come portavoce dell&#8217;inesprimibile e dell&#8217;invisibile. Nella citazione finale inizia persino a risuonarmi la musica, altrettanto dolorosa e toccante, di <strong>Stabat mater,</strong> l’ultima opera di <strong>Pergolesi </strong></em><em>(4 gennaio 1710 – 16 marzo 1736)</em><em>, composta nel periodo finale della sua vita: tisico e precocemente consumato, stroncato all&#8217;inizio di una luminosa carriera, morì a soli 26 anni. Si racconta che, parimenti al futuro <strong>Requiem</strong> di <strong>Mozart</strong>, egli con una scrittura nervosa e difficile, piena di errori, incompleta nelle parti degli strumenti, l’abbia ultimata proprio a poche ore dalla fine, nel convento dei Cappuccini di Pozzuoli.  Simile al destino mozartiano anche la sepoltura nelle fossa comune dei frati.</em><br />
&nbsp;<br />
<em> E’ così raro leggere pagine che si mettano a suonare accordi e scolpire policromie.</em><br />
&nbsp;<br />
<em>Ascolto il Primo Movimento, <strong>Stabat Mater dolorosa</strong>, rileggendo.</em><br />
&nbsp;<br />
<em>Nè &#8216;Adagio&#8217;, né &#8216;Lento&#8217;, nè &#8216;Largo&#8217; l&#8217;indicazione del tempo. </em><br />
<em> Ma &#8216;Grave&#8217;. </em><em>Pesante. Intollerabile. Maestoso.</em><br />
<em> Dei tempi il più lento, 40 &#8211; 45 battiti di metronomo al minuto. L&#8217;astina che  descrive un ampio arco.</em><br />
<em>E batte una specie di isolato allarme nello sfiorarsi delle crome.<br />
E sembra lo stesso rintocco di destino che ugualmente increspa un brivido lungo la schiena nel</em><br />
<center><strong><em>Lacrimosa</em></strong><em> dal <strong>Requiem</strong> di <strong>Mozart</strong>, 1791</em></p>
<div style="width:270px;">
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</div>
<p></center><br />
&nbsp;<br />
<center></p>
<div style="width:420px;"><iframe loading="lazy" width="420" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/faeHfcnkDdI?rel=0&amp;showinfo=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p></center><br />
&nbsp;<br />
<em>La tonalità, un Fa minore </em><em>grave e malinconico</em><em> &#8211; che davvero ci &#8216;fa minori&#8217; ma di una minorazione piena di tenerezza ed umiltà &#8211;    nei quattro bemolle e nei quattro quarti che battono il tempo, basso continuo di  fine che avanza  risalendo i gradini degli arpeggi, ineluttabile.</em><em><br />
</em><em> Le due voci che intrecciano, specchiano, disgiungono e rendono a tratti unisoni i dolori.</em><em><br />
</em><em> Quella pausa di un quarto, dove anche il silenzio se ne sta attonito, senza note, prima delle parole trerribili “dum pendebat Filius&#8221;.  Il &#8216;Dum&#8217;,  poi, un &#8216;mentre&#8217; che dura, cupo timpano, per i tre  quarti della minima con il punto,  tempo lungo di sofferenza.</em><br />
&nbsp;<br />
<em>I dati non sono molti, ma ormai &#8211; rintocca già la mezzanotte nel silenzio delle colline &#8211; devo assolutamente trovare quell’immagine, come  fosse l’ultima necessaria tessera dorata mancante al mosaico della mia emozione.</em><em><br />
</em><em> Un ago in un pagliaio nel sito del <a title="Museo del Louvre" href="http://www.louvre.fr/llv/commun/home.jsp" target="_blank">Museo del Louvre.</a></em><em><br />
</em><em> Un sito esemplare, dove tutte le opere presenti, magari fossero anche bottino di ruberie guerresche, sono tracciate e rintracciabili.</em><em><br />
</em><em> Arrivo, attraverso una specie di labirinto virtuale di rimandi, alla sezione Scultura Medievale.</em><em><br />
</em><em> Scruto le foto delle sale da angolazioni diverse: sono quelle al pianterreno.</em><em><br />
</em><em> Si inserisce la  sindrome di Stendhal di una lontana faticosissima visita del museo, un ricordo affollato di discoboli, busti, tronchi marmorei decapitati, rigidi panneggi di pepli, algidi riccioli di matrone, tempietti egizi, un turbinio fra le</em><em> </em><em>sale di pietra con le volte  a crociera</em><em>.  Finestrini quadrati come feritoie. </em></p>
<p align="left"><em>Continuo la visita virtuale.</em></p>
<p><em>Siamo nella <a title="Galleria Daantello-Museo del Louvre" href="http://cartelen.louvre.fr/pub/fr/image/19707_SI001.001.jpg" target="_blank">Galleria Donatello</a>. </em><br />
&nbsp;<br />
<em>Ci sono molte terrecotte nelle teche sgraziate: alcune della Bottega dei Della Robbia, molte “Vierge et l’Enfant”, ma ancora nessuna che rispecchi la “nostra”.</em><em><br />
</em><em> Le immagini sono piccole e confuse nel formato francobollo, le ingrandisco.</em><em><br />
</em><em> Nulla.</em><em><br />
</em><em> Una con candelabri.</em><em><br />
</em><em> Non è lei.</em><em><br />
</em><em> Un’altra con il bambinello vestito di tutto punto e composto in braccio ad una Madonna quasi inespressiva, molto sereni entrambi. Nessun terrore gelato in viso.</em><em><br />
</em><em> Poi un’altra ancora che forse&#8230;</em><em><br />
</em><em> La didascalia recita:</em><br />
&nbsp;<br />
<em><strong>“Donato di Niccolo BARDI dit DONATELLO”</strong></em><br />
&nbsp;<br />
<em>La apro senza convinzione, quasi rassegnata.  Il “nostro” non era un anonimo?</em><br />
&nbsp;<br />
<em>Invece&#8230;</em><br />
&nbsp;<br />
<em><a title="La Vergine con il Bambino_terracotta policroma_Donatello" href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/04/vergineconbambino.jpg" target="_blank">E’ lei!</a></em><br />
&nbsp;<br />
<em> Rileggo e confronto.</em><em><br />
</em><em> E non ci sono dubbi.</em><em><br />
</em><em> Si aggiunge la tenera umana pietas di Donatello.</em><em><br />
</em><em> Non si può volere di più.</em><em><br />
</em><em> Buona notte. </em></p>
<p align="right">orsola  puecher</p>
<p align="right">
<p align="left"><strong>Museo del Louvre</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="left">Denon<br />
Entresol<br />
Galerie Donatello<br />
Salle 1<br />
Donato di Niccolo BARDI dit DONATELLO<br />
Florence, vers 1386 &#8211; Florence, 1466<br />
La Vierge et l&#8217;Enfant<br />
Proviendrait de la villa Vettori à Tignano dans le Val d&#8217;Elsa (Toscane)<br />
Terre cuite polychromée et dorée<br />
H. : 1,02 m. ; L. : 0,74 m.<br />
Acquis en 1880<br />
Département des Sculptures<br />
R.F. 353</p>
<p align="left">
<p>Esecuzione musicale del Primo Movimento  dello Stabat Mater di Giovan Battista Pergolesi del  <a href="http://www.newtrinitybaroque.org/" target="_blank">New Trinity Baroque</a> &#8211; Live performance in April 3, 2004, at St. Bartholomew&#8217;s Episcopal Church, Atlanta; Soloists: Evelyn Tubb, soprano &amp; Terrance Barber, countertenor.</div>
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