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	<title>Renzo Stefanel &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Anima latina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 08:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[Anima Latina]]></category>
		<category><![CDATA[Lucio Battisti]]></category>
		<category><![CDATA[Mogol]]></category>
		<category><![CDATA[NoReply]]></category>
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					<description><![CDATA[[ecco un bel libro di critica musicale. Io normalmente non li sopporto, tutti presi a parlare delle parole delle canzoni, dimentichi che una canzone è soprattutto la sua melodia, le scelte sonore, ritimiche, armoniche, gli arrangiamenti, gli esecutori, etc. ché magari ricordiamo pure un verso di una canzone, ma se ce lo ricordiamo è perché [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/anima_latina.jpg" alt="anima_latina" title="anima_latina" width="204" height="283" class="alignleft size-full wp-image-15451" /> [<em>ecco un bel libro di critica musicale. Io normalmente non li sopporto, tutti presi a parlare delle parole delle canzoni, dimentichi che una canzone è soprattutto la sua melodia, le scelte sonore, ritimiche, armoniche, gli arrangiamenti, gli esecutori, etc. ché magari ricordiamo pure un verso di una canzone, ma se ce lo ricordiamo è perché lo sappiamo cantare (abbiamo finto di masticare l&#8217;inglese per decenni, senza sapere cosa dicevamo, ma che cosa cantavamo ne siamo certi). Tra l&#8217;altro io non amo Mogol, il Battisti che preferisco è </em><a href="https://www.nazioneindiana.com/2007/06/03/lo-sguazzo-dell%E2%80%99ardire-e-dell%E2%80%99osare/">questo</a>. <em>Ma </em><a href="http://www.noreply.it/pag/tracks/animalatina.html">Anima Latina</a> <em>è un disco epocale per la musica pop italiana e <strong>Renzo Stefanel</strong> riesce a dirlo bene, con entusiasmo, passione e competenza. Estraggo un paio di pagine dal suo libro, giusto per capirci, nello specifico sono dal cap. 10: &#8220;Gli uomini celesti&#8221;, pag. 163-166. Video con canzone in fondo al post.</em> G.B.]</p>
<p>di <strong>Renzo Stefanel</strong></p>
<p>Tornando a <em>Gli uomini celesti</em>, che è meglio, è interessante che nella prima strofa la voce di Battisti sia effettata, quasi “inscatolata”, con un sottofondo molto discreto, pieno di pause e note lunghe, lasciate andare, a sottolineare la “speranza spezzata” del protagonista. <span id="more-15440"></span><br />
Interessante pure che nella seconda strofa, dove si “incriminano” le false soluzioni, il clima sia più movimentato, con una chitarra acustica usata in funzione ritmica e l’altra che stride grattando le corde all’altezza della paletta. La voce, all’inizio nuovamente “inscatolata” […], sembra entrare e uscire dall’effetto, per chiudersi definitivamente in esso sulle parole “copra ogni tormento”: un’evidente metafora musicale del tentativo di scrollarsi di dosso i falsi miti, che la presa di coscienza della loro erroneità implica e stimola. […]</p>
<p>E qui, colpo di scena sonoro. Dopo un accordo di chitarra synth […], c’è una nota bassa, forse di synth o sempre di chitarra effettata, quasi la sirena di una nave, in Do, una nota che non c’entra assolutamente nulla con la scala usata  nel brano, anzi è una dissonanza. E si prolunga per sei battute, ma non in 4/4, come è il resto della canzone, ma in 6/4. Accompagnano un (altro?) synth a note alte, la solita chitarra grattata alla paletta, la batteria, le percussioni (forse un guiro o una cabasa). L’intermezzo è notevole per due motivi. Da un lato è un richiamo abbastanza esplicito a un brano di Milton Nascimento e Lô Borges contenuto nel solito <em>Clube da esquina</em>, <em>Um girassol da cor de seu cabelo</em>, dove a 2’08” la canzone si interrompe improvvisamente per dare spazio a un intermezzo di archi introdotto da un violoncello su una nota dissonante rispetto alle precedenti e dal suono simile, appunto, alla sirena di una nave. Dall’altro, però, visto che Battisti non copia, lo spunto è rivissuto in maniera straordinariamente moderna: sarà quel synth così kraut, sarà la sensibilità europea di Battisti, ma l’intermezzo, pur con tutte le sue percussioni brasileire (o forse a causa di esse e del loro strano connubio con l’elettronica), più che al brano di Milton Nascimento e Lô Borges fa pensare a certe soluzioni “etniche” del Bowie fine anni Settanta (l’intro di <em>African Night Flight</em>, 1979, da <em>Lodger</em>) o addirittura dei Duran Duran (l’intermezzo di <em>Hungry like the Wolf</em>, 1982, da <em>Rio</em>). Non si tratta certo di filiazioni dirette, sia chiaro. Quello che è notevole è come Battisti anticipi una certa sensibilità anni Ottanta. Non è certo questa l’unica volta.<br />
Finalmente, a 3’24” inizia l’ultima strofa:</p>
<p>Ma se tu rifiuterai di giocare all’attore<br />
forse un libro scriverai come libero autore.<br />
E tu forse parlerai di orizzonti più vasti<br />
dove uomini celesti portandoti dei figli<br />
ti diranno: “Scegli!” ben sapendo che ridendo tu<br />
tu a loro ti unirai&#8230;</p>
<p>Ora la voce è libera dall’effetto “inscatolamento” e su “orizzonti più vasti” si circonda di un riverbero che sembra squadernarceli davanti, questi orizzonti. L’accompagnamento fluisce libero, senza timori, stop o pause: è il fluire libero della vita, il prenderne in mano consapevolmente le redini, il risorgere della speranza. Ma chi sono gli “uomini celesti”? Mogol: “Comunque qualcosa di ideale: sono gli uomini che farebbero arrivare un mondo migliore.” “Celeste”, qui, indica sicuramente una provenienza dal cielo (quello in cui volavano liberi i colombi, d’altro canto), inteso come ideale. Ma al tempo stesso, giocando sul suo doppio significato, è ricollegabile a una simbologia precisa che nelle canzoni di Giulio Rapetti hanno il celeste e le sue sfumature: […] purezza e passione.</p>
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