<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>riforma Gelmini &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/riforma-gelmini/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 22 Feb 2013 07:37:41 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>Sillabario – Per un manifesto sulla Scuola Bene Comune (versione 1.0) – Dalla H alla T</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/23/sillabario-per-un-manifesto-sulla-scuola-bene-comune-versione-1-0-dalla-h-alla-t/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/23/sillabario-per-un-manifesto-sulla-scuola-bene-comune-versione-1-0-dalla-h-alla-t/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Feb 2013 07:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[compiti a casa]]></category>
		<category><![CDATA[concorso nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[digital device]]></category>
		<category><![CDATA[docente]]></category>
		<category><![CDATA[educatori]]></category>
		<category><![CDATA[formazione permanente]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe zucco]]></category>
		<category><![CDATA[handicap]]></category>
		<category><![CDATA[insegnante di religione]]></category>
		<category><![CDATA[insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[interculturalità]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[life long learning]]></category>
		<category><![CDATA[manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[meritocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[MIUR]]></category>
		<category><![CDATA[nativi digitali]]></category>
		<category><![CDATA[ora di religioni]]></category>
		<category><![CDATA[peer-to-peer education]]></category>
		<category><![CDATA[professori]]></category>
		<category><![CDATA[quaderno]]></category>
		<category><![CDATA[reclutamento]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>
		<category><![CDATA[riforma Gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[scuola 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[scuola bene comune]]></category>
		<category><![CDATA[scuola materna]]></category>
		<category><![CDATA[sillabario]]></category>
		<category><![CDATA[SSIS]]></category>
		<category><![CDATA[Tfa]]></category>
		<category><![CDATA[tirocinio formativo attivo]]></category>
		<category><![CDATA[TQ]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=44949</guid>

					<description><![CDATA[di Generazione TQ Nei giorni in cui novantacinque mila insegnanti e aspiranti tali hanno svolto, stanno svolgendo o svolgeranno gli scritti del concorso (truffa) per l’immissione in ruolo, i lavoratori e le lavoratrici della conoscenza trenta-quarantenni di Generazione TQ, dopo alcuni mesi di dibattito e lavoro interno, tornano a esprimersi pubblicamente, diffondendo un Sillabario sulla [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Generazione TQ</strong></p>
<figure id="attachment_44950" aria-describedby="caption-attachment-44950" style="width: 653px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Liceo-A.-Einstein-Rimini-2011-tratta-dalla-serie-mentre-tutto-scorre-raimond-wouda.jpg"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-44950" alt="Raimond Wouda - Liceo A. Einstein, Rimini, 2011, fotografia tratta dalla serie Mentre tutto scorre (2010-20129" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Liceo-A.-Einstein-Rimini-2011-tratta-dalla-serie-mentre-tutto-scorre-raimond-wouda.jpg" width="653" height="520" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Liceo-A.-Einstein-Rimini-2011-tratta-dalla-serie-mentre-tutto-scorre-raimond-wouda.jpg 653w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Liceo-A.-Einstein-Rimini-2011-tratta-dalla-serie-mentre-tutto-scorre-raimond-wouda-300x238.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Liceo-A.-Einstein-Rimini-2011-tratta-dalla-serie-mentre-tutto-scorre-raimond-wouda-96x76.jpg 96w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Liceo-A.-Einstein-Rimini-2011-tratta-dalla-serie-mentre-tutto-scorre-raimond-wouda-38x30.jpg 38w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Liceo-A.-Einstein-Rimini-2011-tratta-dalla-serie-mentre-tutto-scorre-raimond-wouda-269x215.jpg 269w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/Liceo-A.-Einstein-Rimini-2011-tratta-dalla-serie-mentre-tutto-scorre-raimond-wouda-128x101.jpg 128w" sizes="(max-width: 653px) 100vw, 653px" /></a><figcaption id="caption-attachment-44950" class="wp-caption-text">Raimond Wouda &#8211; Liceo A. Einstein, Rimini, 2011 &#8211; fotografia tratta dalla serie Mentre tutto scorre (2010-2012)</figcaption></figure>
<p><em>Nei giorni in cui novantacinque mila insegnanti e aspiranti tali hanno svolto, stanno svolgendo o svolgeranno gli scritti del concorso (truffa) per l’immissione in ruolo, i lavoratori e le lavoratrici della conoscenza trenta-quarantenni di Generazione TQ, dopo alcuni mesi di dibattito e lavoro interno, tornano a esprimersi pubblicamente, diffondendo un Sillabario sulla Scuola Bene Comune, in cui si fissa l’attenzione sulle priorità che dovrà affrontare il prossimo governo italiano se vorrà rimettere la scuola al centro dell’agenda dei cittadini e, al di là della contingenza elettorale, si ragiona sull’evoluzione di un’istituzione centrale per la formazione degli uomini e delle donne di domani.<br />
</em><em>A differenza dei manifesti su Politica, Editoria, Spazi pubblici, Università e ricerca, Patrimonio storico-artistico e archeologico diffusi dal 2011 a oggi (reperibili su <a href="http://www.generazionetq.org/" target="_blank" rel="nofollow">www.generazionetq.org</a>), il Sillabario è stato concepito e si presenta come un testo in progress, con voci che vanno dalla A di Autonomia alla T di TFA, alle quali se ne aggiungeranno altre, grazie alla pubblicazione in giornali e riviste, come «Alfabeta2» nel cui numero di febbraio è presente la versione integrale del Sillabario, e alla condivisione del documento in rete, nelle assemblee pubbliche e nelle altre occasioni in cui le/i TQ saranno chiamati a intervenire.<br />
</em><em>Chiediamo ai lettori di Nazione Indiana di proporre emendamenti costruttivi alle voci che verranno pubblicate in questo e nel precedente post.<br />
</em><em>Ne terremo conto per elaborare la versione 2.0 del Sillabario. Come spunto per proporre emendamenti alle voci Formazione e Meritocrazia, si consiglia di ascoltare la la puntata della trasmissione “Tutta la città ne parla” di Rai Radio 3, </em><em>in cui per TQ è intervenuta Lucia Vergano </em><em>(</em><em></em><em title="Play Audio"></em><a id="yui_3_5_1_3_1361310265122_708" href="http://www.radio.rai.it/podcast/A42575119.mp3" target="_blank" rel="nofollow">http://www.radio.rai.it/podcast/A42575119.mp3</a>).<br />
Valerio Cuccaroni per Generazione TQ</p>
<div></div>
<div style="text-align: center">°°°</div>
<div style="text-align: left"><a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/02/21/sillabario-per-un-manifesto-sulla-scuola-bene-comune-versione-1-0-dalla-a-alla-f/" target="_blank">Qui</a> la prima parte dalla A alla F</div>
<p><b>HANDICAP.</b> La scuola deve essere inclusiva, garantendo a tutti, soprattutto a chi parte da una situazione di svantaggio, le opportunità per crescere. I tagli voluti dalla cosiddetta «riforma Gelmini»<a href="#_ftn1" target="_blank">[1]</a> investono in modo determinante i fondi per il sostegno e comportano l’assegnazione del sostegno a insegnanti non idonei. Ridurre le ore di insegnamento personalizzato o inserire più di un alunno problematico in classi numerose significa, di fatto, escludere lo studente svantaggiato da un&#8217;integrazione reale o da un eventuale inserimento nel mondo del lavoro, impedendo per altro lo svolgimento di una didattica veramente integrata. Inoltre, il patto di stabilità imposto ai Comuni ha obbligato questi ultimi a ridimensionare il numero di addetti all&#8217;assistenza di studenti incapaci di provvedere da soli ad alimentarsi o all&#8217;igiene personale, tanto che spesso i genitori o i parenti sono costretti a provvedere personalmente alle esigenze dei loro ragazzi anche in orario scolastico.</p>
<p><b> </b></p>
<p><b>INVESTIMENTI.</b> Basta tagli. Senza investimenti nella formazione delle nuove generazioni non esiste futuro per il paese. Occorre tornare a destinare ingenti investimenti alla scuola, necessari per finanziare adeguatamente il personale, la formazione, l’edilizia, le attrezzature. È necessario un confronto con le politiche sulla scuola messe in atto da altri Paesi europei negli ultimi anni (es. la Germania e i Paesi scandinavi).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>LIFE LONG LEARNING.</b> La scuola è il luogo di un&#8217;educazione permanente finalizzata alla crescita culturale dei cittadini. Appare necessario rimodulare il significato di <i>formazione permanente </i>sottraendolo all&#8217;accezione di perenne aggiornamento funzionale ad una flessibilità che altro non è che sinonimo di precarietà: al contrario, la formazione permanente va intesa come affinamento delle proprie competenze professionali con la finalità di definire in modo sempre più netto il proprio ruolo e l&#8217;immagine di sé all&#8217;interno della società. A tal fine, in un’ottica di sviluppo e innovazione, le aziende dovrebbero almeno parzialmente contribuire al finanziamento dei programmi di riqualificazione professionale dei lavoratori licenziati.</p>
<p><b> </b></p>
<p><b>MERITOCRAZIA.</b> La definizione delle modalità di formazione, selezione e valutazione dei docenti non può prescindere dal riconoscimento e dalla valorizzazione del merito. Oltre a una solida e comprovata formazione accademica nella disciplina di competenza, ogni insegnante dovrebbe essere opportunamente formato e selezionato anche sulla base delle proprie capacità di trasmissione di conoscenze e competenze. Il reclutamento dovrebbe avvenire valorizzando la preparazione specifica, l’esperienza pregressa, accumulata anche con un inquadramento precario, e l’abilità comunicativa – linguistica e psicologica – del docente. Attualmente invece il Concorso Nazionale pensato dal MIUR non riconosce alcun credito al servizio prestato e accerta le competenze solo dopo un test preselettivo che non verifica la padronanza della lingua italiana. L’insegnamento dovrebbe essere accompagnato da un opportuno inquadramento contrattuale, in grado di assicurare ai docenti adeguato compenso per le mansioni svolte, ai discenti continuità didattica. La partecipazione ad attività di aggiornamento e di approfondimento non dovrebbe essere abbandonata all&#8217;iniziativa e alla motivazione dei singoli docenti, bensì inquadrata in un processo di formazione continuo, in stretta collaborazione con le facoltà universitarie, e opportunamente valutata ai fini delle progressioni di carriera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>ORA DI RELIGIONI.</b> Contestiamo il ruolo dell’insegnante di religione, nel momento in cui il suo insegnamento si limita a una sola religione e viene scelto dalla Curia, come accade oggi. Questa è una faccenda grave, denunciata da più parti e da diversi punti di vista. In questi ultimi anni sempre più studenti decidono di rinunciare all&#8217;ora di religione, perché in molti casi si tratta di uno spazio di tempo utilizzato per diffondere i dettami di quella cattolica, come da sempre richiesto dallo Stato Vaticano. Ma la Chiesa cattolica ha già l’opportunità di divulgare il proprio credo nelle scuole private, mentre la scuola pubblica deve poter garantire la pluralità delle fedi religiose, come afferma la Costituzione (art. 8). Per questo è arrivato il momento di un passaggio fondamentale, quello dall’ora di religione all’ora di religioni, prendendo spunto da corsi e seminari universitari attivi già da decenni e contenuti nella disciplina «Storia delle religioni», passando a un diverso tipo di reclutamento del corpo docente in materia, ovvero reclutando nuovi docenti adatti all’insegnamento di questa materia dall’immenso bacino di cui le università italiane dispongono. Si tratta di un passaggio divenuto ormai non più rinviabile, ma esiziale per favorire l&#8217;incontro di diverse culture tra studenti provenienti da diversi percorsi esistenziali, come sottolineato anche dal Ministro dell’Istruzione Profumo. Lo studio della Storia delle religioni deve diventare un pilastro della scuola pubblica di questo secolo, in un Paese come il nostro che deve lavorare sul concetto di interculturalità come occasione di arricchimento comune, e non come minaccia da cui difendersi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>QUADERNO.</b> Molte voci si sono recentemente levate<a href="#_ftn2" target="_blank">[2]</a> contro le imposizioni, dall’apparenza talora arbitraria<a title="" href="#_ftn3">[3]</a>, di compiti da svolgere a casa che, per quantità e qualità richiedono agli studenti un impegno tale da tenerli occupati per pomeriggi interi, se non per tutta la durata delle vacanze. La questione viene per lo più demagogicamente liquidata con l&#8217;esortazione «aboliamo i compiti». I compiti, tuttavia, sono uno degli strumenti di crescita degli studenti, sin dagli anni dell&#8217;infanzia. Sono lo spazio in cui l’impegno individuale mette alla prova la capacità di concentrarsi e di organizzare in modi progressivamente sempre più autonomi i saperi acquisiti, e trovando campi di applicazione nuovi in modo consapevole e creativo. Il compito a casa non deve essere l&#8217;ottusa ripetizione mnemonica di contenuti, ma palestra del Sé, momento separato ma contiguo agli spazi di condivisione e confronto. Il compito svolto individualmente non è e non può essere considerato alternativo al modello della <i>peer-to-peer education</i>, ma suo naturale completamento. La delegittimazione del «compito per casa» trova un facile argomento nel fatto che l’uso di Internet ne vanificherebbe la valenza formativa. È evidente che la possibilità di scaricare informazioni o compiti già svolti (vedi, per esempio, le versioni di latino) viene ampiamente sfruttata dagli studenti, tanto più se i docenti non hanno voglia o non sono in grado di ricostruire a ritroso il percorso dal compito copiato alla fonte. La rete può, invece, diventare un risorsa straordinaria nel momento in cui venga utilizzata come strumento per sviluppare la capacità di istituire confronti e di trovare differenze, magari utilizzando tecniche di didattica partecipativa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>RELAZIONE.</b> Focalizzare l’attenzione sulle modalità relazionali all’interno del sistema scolastico è estremamente utile se si pensa anche all’importanza che svolgono nello sviluppo del soggetto i legami di attaccamento. Diverse ricerche nell’ambito della scuola materna sottolineano l’importanza di una relazione di attaccamento sicura fra insegnante e bambino nel percorso di crescita personale di quest’ultimo. Esistono infatti numerose correlazioni tra atteggiamenti e comportamenti degli educatori e la funzione che l’educazione assolve in un determinato sistema sociale. Da diversi studi emerge uno stereotipo di insegnante con peculiari caratteristiche: rigidità, ideologia pedagogica autoritaria e poca creatività nel lavoro. Spesso il docente, in bilico fra il conformarsi e il non conformarsi, non sa come comportarsi. Ecco che allora abdica alle sue volontà divenendo un prodotto di serie, un replicante del sistema. L’atteggiamento autoritario degli insegnanti diventa allora funzionale al mantenimento del sistema sociale dominante. Il cambiamento sta quindi nel riuscire a superare i rigidi confini assegnati al proprio ruolo dai modelli sociali e culturali, e nel cercare modalità interattive genuinamente non autoritarie. La direzione di intervento potrebbe essere allora quella del passaggio da un’obbedienza eteronoma a un’obbedienza autonoma che si basi sulla rivalutazione di sé. I codici di relazione disfunzionale esaminati sono dunque frutto di modalità distorte di insegnamento, che nascono spesso dall’inconsapevolezza di chi li mette in atto e dalla coercizione a ripetere senza riflettere seriamente sul proprio agito. Una scuola che voglia porsi per i suoi studenti come un’area di sviluppo creativo deve necessariamente tenere conto dell’aspetto relazionale, e riflettere su di esso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>SCUOLA 2.0</b> (vedi anche FLIPPED CLASSROOM) Il progetto «<a href="mailto:Cl@ssi" target="_blank">Cl@ssi</a> 2.0-Scuola digitale» è partito nell’a.s. 2009-2010 nella scuola secondaria di primo grado e si è esteso dall’anno successivo alla primaria e alla secondaria di secondo grado. L’obiettivo è quello di promuovere «un progetto per la sperimentazione di metodologie didattiche avanzate […] Alunni e docenti possono disporre di dispositivi tecnologici e <i>device</i> multimediali e le aule vengono progressivamente dotate di apparati per la connessione ad Internet»<a href="#_ftn4" target="_blank">[4]</a>. Nel corso dell&#8217;ultimo biennio gli uffici regionali hanno sviluppato collaborazioni con classi selezionate che hanno avuto in dotazione, spesso con l&#8217;ausilio di sponsorizzazioni di privati, strumenti tecnologicamente avanzati (iPad o similari; notebooks, ecc.). In rete si trovano interessanti resoconti di queste esperienze<a href="#_ftn5" target="_blank">[5]</a>. I «nativi digitali» tuttavia non esistono: la familiarità che le nuove generazioni hanno con i <i>digital device</i> è aumentata in modo esponenziale negli ultimi anni, ma questa spesso si riduce a un uso passivo e inconsapevole, limitato alla frequentazione dei<i> social network</i>. Quello a cui si assiste, in questa fase iniziale che appare ancora sperimentale e quantitativamente limitata, è un concentrarsi dell&#8217;attenzione più sullo strumento che sulla finalità che si intende perseguire. È per questo che gli incoraggiamenti che arrivano da settori del mondo industriale<a href="#_ftn6" target="_blank">[6]</a> e l’appoggio entusiasta di settori del mondo editoriale (gruppo «L’Espresso»)<a href="#_ftn7" target="_blank">[7]</a> appaiono discutibili. Ci chiediamo, in effetti, con Michele Dantini: «Ha senso modificare la scuola sul modello del mercato, e pretendere che individui pre-adulti siano consumatori sovrani, del tutto in grado di misurare esigenze e acquisire domini cognitivi?»<a href="#_ftn8" target="_blank">[8]</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>TFA.</b> L&#8217;istituzione del Tirocinio Formativo Attivo per conseguire l’abilitazione<a title="" href="#_ftn9">[9]</a> non risolve né il problema della formazione degli insegnanti né quello nell&#8217;ingresso in ruolo. «Tra gli aspiranti tirocinanti ci sono molti professori di scuola, dottori di ricerca, docenti a contratto universitari che sono già stati valutati idonei all&#8217;insegnamento da apposite commissioni. Persone che lo Stato continua a considerare giovani anche se hanno quarant’anni e che pensa di tenere occupate in una costosa e improduttiva raccolta di punti, cioè di titoli di studio»<a title="" href="#_ftn10">[10]</a>. Invece di impegnarsi nella costruzione di un percorso che permetta alle capacità relazionali ed empatiche dell&#8217;aspirante docente di svilupparsi a pieno, il Ministero sembra che voglia ripercorrere la strada della SSIS: via quindi a lezioni di tecnica della valutazione, di pedagogia, di storia della scuola. E via al tirocinio: esperienza fondamentale (la parte meno discutibile di tutto l’impianto), solo se si attua in uno spirito di collaborazione fattiva fra docente tutor e specializzando. Collaborazione che spesso viene a mancare, anche perché i docenti che «ospitano» i tirocinanti all&#8217;interno delle loro classi, mostrando loro come correggere i compiti e accompagnandoli all’interno degli organi collegiali, non hanno nessuno sgravio in termini di ore di lavoro e, soprattutto, non percepiscono alcun compenso, malgrado le rette elevate pagate dagli specializzandi nelle loro Università.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<div>
<p><a href="#_ftnref1" target="_blank">[1]</a>                     La ex-ministro Gelmini, dopo aver ripetutamente negato i tagli, è stata denunciata da associazioni di genitori e condannata da due diversi tribunali: <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/01/tagli-agli-insegnanti-di-sostegno-ministero-condannato-due-volte/101550/" target="_blank">http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/01/tagli-agli-insegnanti-di-sostegno-ministero-condannato-due-volte/101550/</a></p>
</div>
<div>
<p><a href="#_ftnref2" target="_blank">[2]</a>              La discussione si è riaccesa in Italia dopo che nel marzo di quest’anno genitori francesi riuniti in associazione hanno manifestato la loro protesta non permettendo ai propri figli di fare i compiti.</p>
</div>
<div>
<p><a href="#_ftnref3" target="_blank">[3]</a>              Caso limite appare quello della maestra che ha assegnato come compito ad alunni di seconda elementare l’apprendimento a memoria di tutti gli articoli della Premessa alla Costituzione della Repubblica.</p>
</div>
<div>
<p><a href="#_ftnref4" target="_blank">[4]</a>                <a href="http://www.istruzione.it/web/istruzione/piano_scuola_digitale/classi_2_0" target="_blank">http://www.istruzione.it/web/istruzione/piano_scuola_digitale/classi_2_0</a>.</p>
</div>
<div>
<p><a href="#_ftnref5" target="_blank">[5]</a>                <a href="http://sperimentando.liceolussana.com/ebooksperimentazione/PMLKE_eBook_sperimentazione_vdef3.pdf" target="_blank">http://sperimentando.liceolussana.com/ebooksperimentazione/PMLKE_eBook_sperimentazione_vdef3.pdf</a>.</p>
</div>
<div>
<p><a href="#_ftnref6" target="_blank">[6]</a>                Per esempio, il patrocinio della Fondazione Agnelli al progetto «Cicero» (<a href="http://www.cicerolatintutor.it/">http://www.cicerolatintutor.it/</a>).</p>
</div>
<div>
<p><a href="#_ftnref7" target="_blank">[7]</a><a href="\www.forumfamiglie.org\allegati\rassegna_24480.pdf" target="_blank">              http://www.forumfamiglie.org/allegati/rassegna_24480.pdf</a>: pdf dell’articolo uscito il 17 maggio 2012 a firma di Valentina Murelli.</p>
</div>
<div>
<p><a href="#_ftnref8" target="_blank">[8]</a>              <i>Pratiche didattiche tra lapis e laptop</i>, «il manifesto», 26 maggio 2012.</p>
</div>
<div>
<p><a href="#_ftnref9" target="_blank">[9]</a><a href="\www.istruzione.it\web\istruzione\normativa_tfa" target="_blank">              http://www.istruzione.it/web/istruzione/normativa_tfa</a>. Il TFA sostituisce la SSIS (Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario): la differenza sta nell’accesso (ora il test di ammissione è identico in tutta Italia) e nella durata (il TFA dura un anno, la SSIS ne durava due). Con nota del 29 maggio il Ministero annuncia che il percorso per neolaureati e docenti con tre anni di esperienza è stato differenziato: <a href="http://www.istruzione.it/web/ministero/focus_290512" target="_blank">http://www.istruzione.it/web/ministero/focus_290512</a></p>
</div>
<div>
<p><a href="#_ftnref10" target="_blank">[10]</a>             Valeria Merola, <i>Quanto costa abilitarsi all’insegnamento</i>, «il manifesto», 8 maggio 2012.</p>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/23/sillabario-per-un-manifesto-sulla-scuola-bene-comune-versione-1-0-dalla-h-alla-t/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>7</slash:comments>
		
		<enclosure url="http://www.radio.rai.it/podcast/A42575119.mp3" length="31798882" type="audio/mpeg" />

			</item>
		<item>
		<title>Ciò che penso dei riot romani</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/12/21/cio-che-penso-dei-riot-romani/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2010/12/21/cio-che-penso-dei-riot-romani/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[marco rovelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Dec 2010 08:57:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[Ivan Carozzi]]></category>
		<category><![CDATA[riforma Gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[riot]]></category>
		<category><![CDATA[rivolte]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=37579</guid>

					<description><![CDATA[di Ivan Carozzi Parto col piede sbagliato, con un&#8217;excusatio: non sono stato, per esempio, tra quelli che gioirono quando un pezzo di granito finì sulla faccia di un vecchio. Rispetto ai fatti del 14 dicembre, invece, ho avuto da subito una reazione diversa. Il titolare di un gigantesco conflitto d&#8217;interessi è a capo di un governo moribondo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">di <strong>Ivan Carozzi</strong></div>
<div>Parto col piede sbagliato, con un&#8217;excusatio: non sono stato, per esempio, tra quelli che gioirono quando un pezzo di granito finì sulla faccia di un vecchio. Rispetto ai fatti del 14 dicembre, invece, ho avuto da subito una reazione diversa. Il titolare di un gigantesco conflitto d&#8217;interessi è a capo di un governo moribondo amalgama di cricche di analfabeti, affaristi e camorristi; è alleato di un partito che se venticinque anni fa fu portatore d&#8217;istanze condivisibili è oggi portatore d&#8217;istanze razziste e rancore; è il seminatore di discredito e volgarità; è il maieuta del peggio, della meschinità, dell&#8217;egoismo, ed è accusato di essere stato allevato da Cosa Nostra. Un&#8217;accusa devastante sulla quale non ha mai sentito il dovere e la decenza di chiarire. E&#8217; un bugiardo. Ostenta buon umore mentre il Paese si è trasformato in una gigantesca comunità precaria e in un campo di sversamento di liquami. Il 14 dicembre si è votata la fiducia al suo Governo grazie ad una compravendita di parlamentari spudoratamente testimoniata in numerose interviste rilasciate dai parlamentari corrotti medesimi.<span id="more-37579"></span></div>
<div id="_mcePaste"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/uyxwDV9iKaI?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></div>
<div id="_mcePaste">Uno di questi parlamentari, il giorno della fiducia, ha pagato un gruppo di bengalesi inconsapevoli per sfilare con uno striscione che illustrava il suo grettissimo pensiero autoassolutorio. Accetto che la corda prevalente del mio Paese sia la commedia, lo accetto, mi diverte e ne vado anche in un certo senso fiero, ma un Paese così volgarizzato e derubato del suo futuro recita un copione che da troppo tempo non è più quello della commedia: “Un Paese di musichette, mentre fuori c’è la morte”.</div>
<div id="_mcePaste"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/ZIkgAkJftAE?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></div>
<div id="_mcePaste">Chi può  dire quando sia giusto appiccare un incendio, rimuovere un sanpietrino, incendiare la</div>
<div id="_mcePaste">macchina di un cittadino incolpevole? Non è mai giusto, specie per la macchina del cittadino</div>
<div id="_mcePaste">incolpevole, ma ci sono momenti in cui -una campana che suona- tutto diventa lecito, almeno per lo spazio di un pomeriggio, perchè ogni segno è stato passato. Molte delle testimonianze raccolte tra gli studenti, purtroppo sottovalutate da Roberto Saviano, raccontano di un tumulto generale e spontaneo, nato per contagio nel momento in cui si è diffusa la notizia che il Governo prima descritto, nelle modalità prima descritte, aveva ottenuto la fiducia. Non sorprende la presenza di gruppi organizzati o la fuga degli studenti spaventati, ma il dato di una quota consistente di manifestanti che ha preso parte attivamente al tumulto, fabbricando armi trovate per strada, o che, con il classico applauso, ha apertamente e ineditamente solidarizzato con i casseur. Il rapporto di analogia con gli anni &#8217;70, e con la giornata romana del 12 marzo &#8217;77, può essere meditato e discusso, ma il modo in cui molti commentatori lo hanno fatto somiglia a quello con cui, per esempio, i media americani misero in rapporto la nube di cenere sopra le twin towers con quella sopra le navi da guerra di Pearl Harbour. Cioè un uso strumentale e impulsivo della storia, patriottico e bellicistico, e dall&#8217;altra di tipo esorcistico, come scritto venerdì scorso da Alessandro Dal Lago. Piazza del Popolo, invece, ci racconta qualcosa di vergine, inedito e nascente. Ecco, in questo virgolettato di uno studente rimasto anonimo, il sapore della prima volta:</div>
<div id="_mcePaste">“Bellissima manifestazione. Ci hanno dipinto come teppisti: eravamo quasi tutte persone pacifiche che si sono difese dalle aggressioni. Mi chiedi se c’erano gruppi organizzati, questi fantomatici Black Bloc? Non ho alcuna pratica di scontri in piazza, ma per quel che ho visto, a parte qualche piccolissimo gruppo organizzato, tutte le persone che hanno tenuto il centro di Roma contro le cariche della polizia erano persone come me, visibilmente inesperte, senza caschi o altro . Persone che per la prima volta in vita loro hanno messo un’auto di traverso o cose del genere. E si vedeva. Ci chiedevamo l’un l’altro: se dobbiamo fermare una carica, tu sai come si fa una Molotov? E nessuno lo sapeva”.</div>
<div id="_mcePaste">Per molti dei manifestanti coinvolti nella rivolta, immagino che il momento in cui la notizia del</div>
<div id="_mcePaste">voto di fiducia si è diffusa, come un proiettile passato da cranio a cranio, debba aver rappresentato il kairos, l’istante apicale in cui ci si scuote di dosso anni di torpore, si esce dal tempo berlusconiano, e la protesta violenta e irrazionale scaturisce di colpo da un’intima, impolitica, non ideologica, fonte legittimante. Come razzi si fuoriesce dai propri corpi e l&#8217;aria intorno brucia.</div>
<div id="_mcePaste"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/7BpuN-vJ01Y?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></div>
<div id="_mcePaste">Secondo Confcommercio Lazio, una prima stima dei danni si aggira intorno ai 15-20 milioni di euro. Io ritengo che quel giorno, di ogni auto bruciata, e di ogni colpo preso e inferto da manifestanti e polizia, l&#8217;unico responsabile sia questo Governo. Ho provato ad immaginare che cosa avrei fatto io, se fossi stato a Roma e avessi deciso di calare il passamontagna. Non credo che avrei sentito invadermi dal calore della comunità proletaria, come scrisse a suo tempo Toni Negri, ma credo che avrei sentito affluire il sentimento esondante e liberatorio, persino disgiunto da quello degli altri manifestanti, che avrebbe spinto la mia mano a terra per raccogliere una pietra dal selciato e lanciarla contro i sovvertitori delle istituzioni e della democrazia. Finalmente avrei fatto qualcosa &#8216;in my name&#8217;. Oppure mi sarei cagato sotto.</div>
<div id="_mcePaste">Questa non è apologia della violenza e della devastazione, che mi ostino a ripudiare, ma la storia di una giornata eccezionale che racconta un punto di non ritorno, un limite non più valicabile alle frustrazioni, alle</div>
<div id="_mcePaste">lesioni psichiche e sociali accumulate in questi anni, alle ferite profonde portate alla democrazia, che ti costringe a porti in contraddizione con i tuoi stessi convincimenti, a farti esplodere. Doveva accadere, prima o poi, ed è per me una bella notizia che sia accaduto.</div>
<div id="_mcePaste">Dirò più avanti perché.</div>
<div id="_mcePaste">Che ci fossero infiltrati o meno, nella rivolta, resta significativo ma ininfluente. Più significativo,</div>
<div id="_mcePaste">come un amico mi ha fatto notare, è che la rivolta sia nata contestualmente all’arresto di Assange e alla diffusione dei cablogrammi diplomatici ad opera di Wikileaks. Cioè in un momento in cui la generazione dei nativi digitali, diversamente da Frattini, scopre la possibilità tecnologicamente offerta di una trasparenza assoluta del potere: la possibilità quindi che quel potere si renda responsabile delle proprie azioni e che del suo operato renda conto ai cittadini che rappresenta. A Roma, invece, il Governo ha risposto con un tenebroso raddoppio di opacità, indossando quel passamontagna istituzionale che è la costruzione della zona rossa. Ha risposto arretrando cupamente rispetto al proprio tempo, e imbottendo di rumore bianco lo spazio di comunicazione tra sé e le giovani generazioni. Emilio Fede ha invocato la chiusura di Facebook…</div>
<div id="_mcePaste">Roberto Saviano</div>
<div id="_mcePaste">Non mi soffermo sui passaggi più banali della lettera pubblicata su Repubblica da Saviano. Come il riferimento automatico agli anni ’70 (gli anni ’70 rimossi, che oggi però tornano a fare da schermo</div>
<div id="_mcePaste">all’analisi di una giornata). O quell’accenno povero e polemico al passamontagna di Marcos. Preferisco spendere due parole sul rischio a cui la giornata del 14 dicembre espone ciascuno di noi, e di cui lo stesso Saviano, saggiamente, non credo paternalisticamente, scrive. Vengo al cuore della cosa: la violenza. Penso all’incendio romano come ad un segnale di vita su di un pianeta morto, ad un cambio di passo, non come alla scoperta, da parte di una generazione, di un metodo non politico di gestire lo scontro e risolversi all’obbiettivo. Credo che la maggioranza degli studenti ne sia consapevole. Credo che la stragrande maggioranza di chi ha dissentito da Saviano, dissentisse appunto dalla sua lettura pigra e banalizzante dei riot romani, gli rimproverasse il fatto di non aver compreso il carattere nuovo ed eccezionale della giornata, il carattere specifico di quella rabbia. Ma nessuno, mi è parso, ha fatto vera apologia della violenza. Saviano, mi pare, non ha colto il punctum della fotografia di Piazza del Popolo. Credo altrettanto che questa coscienza acuta e larga, questa posizione che comprende e assolve la violenza di un giorno, sia fragile, pronta a smarrirsi, nel momento in cui il Governo continuerà a mostrarsi sordo e sempre più, senza infingimenti, un conglomerato di affaristi pronto a chiudere l’ultimo bottone della camicia nera.</div>
<div id="_mcePaste"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/4DiAZZmfmzY?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></div>
<div id="_mcePaste">Inoltre, il deputato Pdl e Presidente della Commissione Difesa della Camera dei deputati Edmondo Cirielli, in un’interrogazione parlamentare presentata il 15 dicembre scorso:</div>
<div id="_mcePaste">“A parere dell’interrogante il militare di cui sopra si sarebbe trovato nelle condizioni previste dagli artt. 51, 52 e 53 del Codice Penale, eppure non ha ritenuto di utilizzare l’arma d’ordinanza, mettendo in pericolo innanzitutto la sua vita, e poi anche quella dei suoi colleghi e, più in generale, il perimetro di sicurezza per cui era stato predisposto il servizio di Ordine Pubblico, atteso che la pistola poteva anche essergli sottratta e utilizzata dagli aggressori”…un invito a sparare.</div>
<div id="_mcePaste">Salvo sorprese, ma figuriamoci, Berlusconi continuerà a mantenersi sordo alle proteste, a farsi</div>
<div id="_mcePaste">di gomma e indifferente alle inchieste giornalistiche e della magistratura. L’immagine più calzante ed emblematica delle capacità d’interlocuzione con gli studenti, i precari, i terremotati, resta, a mio avviso, quella fissata un paio di anni fa in uno scatto in cui Daniela Santanchè, fuori da Montecitorio, mostrò il dito medio ad un gruppo di manifestanti dell’Onda. Prevedo quindi un crescendo autoritario, una lievitazione dello strato di cerone sul volto dell&#8217;informazione, un divenire Psylvio di Silvio. Sono purtroppo del parere che gli studenti continueranno a non essere ascoltati. L’opzione violenta, per questa ragione, si farà ancora più invitante e automatica. Dopo due anni di proteste, dopo essere saliti sui tetti, dopo aver occupato i monumenti, trovando un punto di contatto magico tra te e la storia del tuo Paese, saltando di netto il tempo in cui sei nato, il tempo di Berlusconi, ma non sei stato ascoltato, ecco, come non pensare a fare dell’Italia un enorme cassonetto incendiato? Allontanare questo pensiero di morte credo sia compito di tutti, dopo il 14 dicembre. Non ci si può condannare ad un tale pensiero ossessivo, ai fantasmi omicidiari (Chi non vorrebbe uccidere La Russa, dopo quel video?) ma tanto meno all’umiliazione di essere governati da questo esecutivo e venire impunemente consegnati ad un futuro senza speranza. La soluzione, la ricerca di un’alternativa, credo che vada trovata con un divino terzo occhio politico, che sappia spingersi oltre il ‘900 e l’alternativa arida e miserabile tra violenza e rassegnazione.</div>
<div id="_mcePaste">
<p>La testimonianza, risalente a qualche giorno fa, di Benedetta, zia di Cristiano, il quindicenne rimasto a terra durante gli scontri: &#8220;In un primo tempo era svenuto, ma si è ripreso quasi subito anche se era sotto shock e in stato confusionale. Per un giorno intero non ricordava nulla. E&#8217;stato prima portato in  ambulanza al Fatebenefratelli sull&#8217;Isola tiberina, dopo poche ore è stato trasferito al San Giovanni dove gli è stata riscontrata la frattura scomposta del setto nasale, la frattura dell&#8217;osso temporale ed un ematoma sub-epidurale. Ed è quest&#8217;ultima cosa la più preoccupante. Bisogna aspettare e sperare&#8221;.</p>
<p>[pubblicato su precariementi.splinder.com]</p>
</div>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2010/12/21/cio-che-penso-dei-riot-romani/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>11</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>più precari di così</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/11/piu-precari-di-cosi/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/11/piu-precari-di-cosi/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Sep 2010 08:30:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[bidelli]]></category>
		<category><![CDATA[chiara valerio]]></category>
		<category><![CDATA[maria angela spitella]]></category>
		<category><![CDATA[precari]]></category>
		<category><![CDATA[riforma Gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36554</guid>

					<description><![CDATA[di Maria Angela Spitella Giacomo sembra San Francesco, è vero, ha l’accento siciliano, ma i modi e la faccia ricordano quelli di un Francesco laico. Parla pacatamente, oramai lo sciopero della fame ha superato le due settimane. Ha la bocca impastata, ma lo sguardo sereno e disteso. Le parole sembrano quelle del poverello di Assisi, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/scuola-antica.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/scuola-antica.jpg" alt="" title="scuola antica" width="439" height="310" class="alignnone size-full wp-image-36555" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/scuola-antica.jpg 439w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/09/scuola-antica-300x211.jpg 300w" sizes="(max-width: 439px) 100vw, 439px" /></a></p>
<p>di <strong>Maria Angela Spitella</strong></p>
<p>Giacomo sembra San Francesco, è vero, ha l’accento siciliano, ma i modi e la faccia ricordano quelli di un Francesco laico. Parla pacatamente, oramai lo sciopero della fame ha superato le due settimane. Ha la bocca impastata, ma lo sguardo sereno e disteso. Le parole sembrano quelle del poverello di Assisi, ma al contrario lui non ha scelto di essere povero. E’ uno dei 200 mila precari della scuola, uno che tra i banchi non ci tornerà sicuramente, affamati dalla riforma del ministro Gelmini.<br />
<span id="more-36554"></span><br />
Sì, tra i banchi, perché Giacomo porta avanti la sua battaglia come operatore scolastico, non è un insegnante ma un bidello, che lotta con gli altri colleghi per il posto di lavoro e quindi per una scuola migliore.</p>
<p>Lo sciopero della fame è emblematico, il presidio davanti a Montecitorio, la Camera dei deputati, resiste. </p>
<p>La protesta dei precari continua a viaggiare per tutta Italia, da sud a nord. Lo scorso anno erano i precari dei tetti, oggi sono quelli dello sciopero della fame.  Il 13 settembre in gran parte del paese riapriranno le scuole, ma loro, Giacomo, Caterina, Marco e i loro colleghi non entreranno nelle aule insieme agli studenti e forse non ci entreranno mai più. Li abbiamo incontrati davanti alla Camera dei Deputati. </p>
<p>Un piazza deserta, presidiata dalla consueta camionetta dei Carabinieri e, lontano dall’entrata usata dai Deputati, la tenda canadese che è la loro camera da letto.</p>
<p>Sono le dieci di mattina, e i tre ragazzi, Giacomo di 31 anni, Caterina di 37 e Marco di 35 sono già in piena attività. La piazza è semideserta. La Camera è chiusa, i lavoro parlamentari riprenderanno a metà settembre. </p>
<p>“E’ stata una scelta ragionata, ci spiega Giacomo, quella di iniziare lo sciopero con le Camere chiuse, vogliamo attirare l’attenzione della gente e non solo quella dei politici”.</p>
<p>Anche Caterina ha la bocca impastata, lei è battagliera, sono 14 anni che è precaria, ma non ha mai pensato di mollare, nonostante abbia tre figli, una famiglia, ha sempre lavorato sperando di anno in anno di venire assunta e “invece lo stato mi assumeva e poi ogni anno mi licenziava. Così sono volati 14 anni. E quest’anno non sono stata chiamata”. </p>
<p>Anche lei è siciliana, maestra elementare, con Giacomo si sono conosciuti per lottare insieme.<br />
Anche lei, nonostante sia stremata dallo sciopero della fame e dal grande caldo ha un viso disteso, non è la guerra che vogliono ma semplicemente un posto di lavoro, lottano per dei diritti fondamentali e lottano perché la scuola non venga disgregata.</p>
<p>Ci sediamo sulle sedie di plastica e sembra di stare in un cinema all’aperto. Fa uno strano effetto sedersi con lo sguardo rivolto a Montecitorio mentre si parla di problemi che non interessano solo i lavoratori del settore scuola, ma dovrebbero interessare tutte le persone, perché tutti prima o poi veniamo a contatto con la scuola. Prima da allievi, poi da genitori, e magari anche da insegnanti.</p>
<p>La scuola così bistrattata è il primo luogo dell’infanzia dei nostri figli, nel quale imparano a confrontarsi con l’altro. In un paese che dovrebbe essere democratico, l’istituzione scolastica è tenuta a considerare tutti i cittadini nello stesso modo, e a formare le donne e gli uomini del futuro.</p>
<p>“Ma come si può”, ci dice Marco, precario dal 2000, professore di lettere alle medie, figlio d’insegnanti, che gli hanno trasmesso l’amore per l’insegnamento, “non accorgersi che lasciare fuori i precari dalla scuola significa procurare al paese un dramma, oltre che occupazionale, anche sociale”. Sì perché non dimentichiamo ci ricorda Marco “che gli insegnanti e il personale che lavora nella scuola svolge, non solo un compito educativo, ma anche sociale”. “Ho insegnato 10 anni nelle scuole del Lazio, e mi sono accorto che i ragazzi non hanno più sogni da realizzare, vivono tra insegnanti e genitori precari”. </p>
<p>Anche Caterina, maestra elementare che aspetta da 14 anni il posto di ruolo e continua lo sciopero della fame per tutti i precari, ci spiega che lo scorso anno ha dovuto lasciare i tre figli e il marito per andare a lavorare in una scuola elementare di Brescia. “Ho dovuto spiegare ai miei ragazzi di 14, 9 e 5 anni, perché li “abbandonavo” per un anno. In Sicilia non mi chiamavano più per le supplenze. </p>
<p>Ho trovato – ci spiega Caterina, sempre con il sorriso sulle labbra – una grande solidarietà dai colleghi bresciani”. Anche con i genitori è stata una bella esperienza “certo loro hanno il timore che dopo qualche mese si lasci la classe, ma fortunatamente non è stato così”. Insomma il problema dei precari è come un castello di carte, quando inizia a cadere la prima cadono tutte.<br />
Giacomo riprende le fila del discorso di Caterina. “ Vorrei dire al Ministro Gelmini che 160 mila tagli non si possono definire una riforma, ma dobbiamo chiamarli con il loro nome: tagli”. “Sono 160 mila vite con dentro altre vite, e quando si perde il posto di lavoro &#8211; spiega ancora Giacomo &#8211;  cambia il rapporto con la famiglia, la moglie i figli, cambia la vita sociale”. Ed è la scuola stessa che dovrebbe concentrarsi intorno alla vita, dietro ad ogni studente – ricorda Giacomo come se volesse parlare ad un Governo che lo ha dimenticato – c’è una storia, e il progetto futuro di un paese democratico”. </p>
<p>“Al Ministro Gelmini che ha dichiarato che in Italia ci sono più bidelli che Carabinieri, chiosa Giacomo – vorrei ricordare che per fortuna ci sono più scuole che caserme. Il rapporto tra bidelli e alunni è di uno a 100”. </p>
<p>Dal 13 cosa faranno Caterina, Marco, Giacomo, “bella domanda” rispondono quasi all’unisono, continueranno certamente la lotta per i  diritti sanciti dalla Costituzione della Repubblica Italiana, quello al lavoro e quello allo studio. </p>
<p>La piazza è ancora vuota, non ci sono auto blu, e non c’è il viavai solito dei parlamentari, ma al presidio dei precari che scioperano si è formato un capannello di gente che porta solidarietà a chi ha il coraggio ancora di lottare per i diritti di tutti.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2010/09/11/piu-precari-di-cosi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>39</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Radio Kapital: la scuola s&#8217;è destra</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/06/14/radio-kapital-la-scuola-se-desta/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2010/06/14/radio-kapital-la-scuola-se-desta/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 23:43:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca E. Magni]]></category>
		<category><![CDATA[lorenzo galbiati]]></category>
		<category><![CDATA[radio kapital]]></category>
		<category><![CDATA[riforma Gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[sciopero degli scrutini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=35740</guid>

					<description><![CDATA[di Francesca E. Magni e Lorenzo Galbiati L’importante è che nessuno lo sappia, soprattutto i diretti interessati. Altrimenti non sarebbe così semplice licenziare l’equivalente dei lavoratori di tutti gli stabilimenti Fiat e di tutto il petrolchimico italiano: 150 000 persone, in cinque anni. Per un po’ ha funzionato: la riforma delle elementari è stata fatta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di<br />
<strong>Francesca E. Magni e Lorenzo Galbiati </strong></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/s0qjQDxnxDE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>L’importante è che nessuno lo sappia, soprattutto i diretti interessati. Altrimenti non sarebbe così semplice licenziare l’equivalente dei lavoratori di tutti gli stabilimenti Fiat e di tutto il petrolchimico italiano: 150 000 persone, in cinque anni.<br />
Per un po’ ha funzionato: la riforma delle elementari è stata fatta passare in fretta e furia l’anno scorso, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale in estate, ma era illegalmente già in vigore da mesi (e con lo stesso metodo si sta facendo passare quella delle superiori). Sì, hanno protestato in tanti, pure in una trasmissione Rai, ma il silenzio successivo sui media nazionali ha funzionato.<br />
Secondo: quando se ne parla, se proprio è necessario, basta parlarne male, denigrare la classe dei lavoratori e la cosa finisce lì. Fannulloni, statali, eccetera, piove sul bagnato, il consenso è immediato. Certo non è gente che “si fa un culo così” a detta di Brunetta, lui che ama chiudere l’aria con il gesto del rubinetto.<br />
Era inevitabile, si è raggiunto il culmine. Succede così anche con la brina, quando l’aria è satura di umidità, non ce la fa più: passa direttamente allo stato solido o – a seconda della temperatura – liquido e diventa o brina o rugiada. “Collassa”.<br />
Dai e dai, alla fine ce ne siamo accorti.<br />
Se ne sono accorti i genitori delle elementari che si sono visti negare il diritto al tempo pieno. Se ne sono accorti i genitori dei bambini ai quali hanno negato l’insegnante di sostegno: ecco che cosa è successo dall’anno scorso con la riforma delle scuole primarie.<br />
<span id="more-35740"></span><br />
Bambini che quando non c’è la maestra prendono la seggiolina e vanno a gruppetti nelle altre classi, perché non ci sono i soldi per un supplente. ( <em>Mia figlia che è in prima elementare, quando manca la maestra, oltre a farsi per caso due ore di religione in una classe non sua – cose che capitano anche se si è scelta l’ora alternativa – e costretta per tutto il giorno a non fare nulla se non qualche disegnino, mi ha detto “mamma è stato il giorno più brutto della mia vita”, non è poco a sei anni… A gennaio arriva una mail di una mamma “anche a voi risulta che il vostro bambino è rimasto per due ore in un’altra classe seduto per terra sul pavimento freddo, senza poter disegnare, con il libro sulle ginocchia?!”.</em>nd Francesca)<br />
Poi è  uscita la foto sul giornale locale perché i bambini hanno vinto un bel concorso e che cosa hanno vinto? Una risma di carta per ogni classe! Bel premio, una risma di carta intera per tutta una classe. Ed erano tutti sorridenti nelle foto. Maestre comprese, che fortuna, finalmente la carta in classe.</p>
<p><strong>In sala professori non trapelava nulla.</strong></p>
<p>Ma ce ne siamo accorti anche alle superiori eccome. Me ne sono accorta a settembre, entrando nella mia nuova terza, con 33 studenti, tutti stipati nell’aula. [la petizione contro le classi pollaio è <a href="http://www.politeia.emr.it/petizione_contro_classi_affollate/">qui</a>:  l’8 giugno è finita la raccolta delle firme, la petizione è stata inviata alla Corte Costituzionale, e alla VII Commissione Cultura della Camera e Commissione Cultura del Senato mercoledì 9 giugno]<br />
L’attuale governo vede fin dove può arrivare, vista la classe docente, ormai rassegnata. Ma non conosce il fenomeno della saturazione, evidentemente.<br />
È scattata la rivolta, lo è da mesi, con tante iniziative di protesta e di informazione sulla situazione della scuola pubblica italiana, da parte di coordinamenti di genitori, di docenti, di lavoratori Ata, da parte dei sindacati e anche dei Partiti di opposizione, in tutta Italia.</p>
<p>Ecco solo alcuni fra i tanti casi di protesta (ci scusiamo per eventuali dimenticanze ma vi invitiamo ad usare lo spazio dei commenti per aiutarci ad allungare la lista o correggere inesattezze):<br />
&#8211; <a href="http://www.presidiouspmi.splinder.com/">presidio permanente dei precari da settembre 2009 </a>davanti all’ Ufficio Scolastico Provinciale (Usp) di Milano; <a href="http://www.facebook.com/home.php?#!/pages/Catania-Italy/Provveditorato-di-Catania-occupato/120072879732?ref=mf&amp;ajaxpipe=1&amp;__a=13">presidio permanente dei locali dell’Usp di Catania </a> da settembre 2009; assedio al Provveditorato di Modena del 19 marzo; <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=371336653507&amp;v=info&amp;ref=ts#!/event.php?eid=131267920217113&amp;ref=mf">occupazione Usp di Agrigento</a>, 3 giugno , ecc…</p>
<p>&#8211; scuole occupate: come il liceo classico Tito Livio di Padova, il 18 marzo 2010 si è riunito per tre giorni in assemblea (“L&#8217;istituto, che vanta un credito di 155 mila euro dallo Stato, non ha soldi per pagare le supplenze e per coprire le spese dell’esame di Stato. Aderiscono anche personale Ata e genitori”)  o <a href="http://www.aetnascuola.it/categorie/51-news/483-roma-occupazione-scuola-elementare-principe-di-piemonte-23-24-25-febbraio-2010">come le elementari del Circolo Didattico “Principe di Piemonte” di Roma</a> 23, 24, 25 febbraio  ecc ecc…</p>
<p>&#8211; Manifestazioni di protesta: dal 12 al 31 marzo “L<a href="http://www.facebook.com/home.php?#!/group.php?gid=371336653507&amp;ref=ts">a scuola va a rotoli”</a> ( a questo indirizzo trovate i link a tutti gli altri coordinamenti in Italia che hanno aderito, come Le scuole in rosso, Il coordinamento dei CdC e CdI di Bologna, Il coordinamento dei CdI e CG di Modena e Provincia, Retescuole, La rete dei CdC e CdI di Venezia, CGD &#8211; Coordinamento Genitori Democratici, Coordinamento genitori e insegnanti x la scuola pubblica di Padova e Provincia, La scuola siamo noi &#8211; Coordinamento Scuole Parma,  Comitato in difesa della scuola pubblica, SOSscuola Genova, L&#8217;istituto comprensivo Montagnola-Gramsci di Firenze); i<a href="http://www.idocentiscapigliati.com/2010_04_18_archive.html">ngressi di quasi 100 scuole sigillati con scotch in Piemonte il 25 aprile</a> ; iniziativa “Tutti devono sapere” dal 14 maggio del Gruppo di Lavoro dell&#8217;Assemblea genitori insegnanti <a href="http://www.assembleascuolebo.org">delle scuole di Bologna e provincia</a>; l’11 giugno ultimo giorno di scuola a Firenze con banchi, lavagne e cattedra in piazza, i<a href="http://lanazione.ilsole24ore.com/firenze/cronaca/2010/06/11/344364-banchi_scuola_piazza.shtml">niziativa promossa dalla Regione Toscana</a> , ecc… </p>
<p>&#8211; il preside dell’ITC “Tosi” di Busto Arsizio (Va), dopo 32 anni di servizio, <a href="http://www3.varesenews.it/busto/articolo.php?id=174730">si è dimesso per protestare contro la riforma della scuola: </a><br />
Adesso non si riesce più a tacere. Collasso, saturazione.<br />
E oltre alle tante mozioni e delibere dei Collegi dei Docenti di tanti Istituti contro la riforma Gelmini, oltre a proteste come quella ad esempio dell’ Istituto Commerciale &#8220;Primo Levi&#8221; di Quartu Sant&#8217;Elena, in provincia di Cagliari, del 9 giugno, con le dimissioni in blocco dal ruolo di coordinatore di venti insegnanti (che ha provocato l’aggiornamento degli scrutini anche delle classi terminali), oltre a tutti gli scioperi fatti quest’anno.<br />
Non abbiamo parlato di tante cose, di tutto quello che non va in questa “riforma”, né abbiamo detto dei tagli di materie intere, dell’eliminazione dei laboratori, dello sfascio degli ITIS (nei quali la riforma parte non solo dalla classe prima, ma anche da quelle successive!), non abbiamo parlato dei tagli alla scuola pubblica e dei regali a quelle private (“<a href="http://www.corrierediaversaegiugliano.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=11371&amp;Itemid=66">19mila euro per ogni classe delle scuole private”</a> ) degli aumenti di 200 euro mensili solo agli insegnanti di religione….</p>
<p>Non abbiamo parlato dei tagli alle Università, agli Enti di ricerca….<br />
Ma vogliamo finire con tre appunti: il primo è l’elenco infinito di tutte le eccellenze, i lavori che a scuola si fanno con tanta professionalità, con passione e voglia di fare da parte di tutti, studenti, docenti, tecnici, perché a scuola si sta bene, si cresce, si vive. Ne cito solo pochissimi: la manifestazione “<a href="http://www.scienza-under-18.org/">Scienza Under 18” </a> partita tredici anni fa da un’idea dei docenti della scuola media “Rinascita” di Milano e che adesso si è diffusa a livello nazionale; il premio <a href="http://www.giornalistinellerba.org/">“Giornalisti nell’erba”</a> che coinvolge i ragazzi dalle scuole materne fino a quelle superiori. Chiedete agli organizzatori se hanno qualche finanziamento, chiedeteglielo… devono recuperare poche migliaia di euro per le spese, tutto il resto è volontariato, sono attività che senza ore e ore di volontariato morirebbero immediatamente. Ma che ci volete fare, c’è chi vive ancora di passione: partecipare alla voglia di fare dei ragazzi, vederli parte attiva della società, vederli valorizzare le proprie potenzialità ripaga di tutto, la scuola non è un’azienda.</p>
<p>E i casi dei singoli docenti, che incoraggiano, preparano gli studenti che vincono premi prestigiosi? Eccone qui due, assassinati dalla “riforma” Gelmini: il professor Mario Iodice, docente di lettere classiche al liceo Cairoli di Varese. Degli otto allievi preparati per sostenere competizioni nazionali in lingua latina o greca, il professore ha “incassato” sempre prestazioni da podio o da menzione speciale. Una performance che non è passata inosservata al Ministero che ha preso carta e penna per esortarlo a proseguire nella sua opera formatrice con tanta passione e devozione. Peccato che con la riforma perda il posto. L’articolo se vi interessa è<a href="http://www3.varesenews.it/scuola/articolo.php?id=171308"> qui</a>.</p>
<p>O ancora: Rossella Zamparini, insegnante di matematica, dal suo osservatorio di frontiera, l’IISS Von Neumann, «la scuola più complessa di Roma» (due sedi nella periferia di San Basilio, una terza nel carcere di Rebibbia), la vede così: «La distruzione della scuola pubblica è iniziata, i nostri ragazzi sono stati premiati in Cina per i progetti sulla robotica, ma l’insegnante che li ha seguiti con questa riforma rischia di perdere il lavoro, <a href="http://www.unita.it/news/scuola/95216/contro_la_deforma_gelmini_andremo_alla_consulta ">come molti insegnanti tecnico-pratici, dicono “più matematica”</a> e poi scopro che il prossimo anno la mia materia verrà tagliata del 30 per cento».</p>
<p>Il secondo appunto è l’episodio gravissimo dell’Emilia Romagna <a href="http://www.foruminsegnanti.it/images/materiali/Circolare_Limina.pdf">della circolare ministeriale</a> che il 27 aprile 2010, Marcello Limina, numero uno dell’Ufficio scolastico regionale ha spedito a tutti i presidi della Regione, nella quale ci si appella a “gerarchia e obbedienza” per impedire agli insegnanti di esprimere il proprio pensiero sulla riforma [si veda anche il <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/13092-la-circolare-limina-breve-preludio-e-prove-di-regime/">seguente articolo.</a> Il 31 maggio l’assemblea dei docenti delle scuole superiori di Bologna ha approvato all’unanimità le dimissioni di Marcello Limina. Vale la pena di sentire la voce di questa insegnante:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/7ZIcBC5K4Yo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object><br />
(27 maggio 2010)</p>
<p>E il terzo è sulla necessità di abrogare questa riforma, perché non è con i tagli di personale che si risolvono i problemi della scuola. Bisogna fare quello che non è ancora mai stato fatto: un lavoro di risanamento basato sulla conoscenza reale della situazione scolastica, ma da parte di persone competenti, di chi nella scuola lavora e ha quindi l’esperienza, le capacità, i titoli e i meriti necessari per risolvere e migliorare le cose. Come possiamo accettare lezioni sul “merito” da chi merito non ha? Quali pubblicazioni, quali libri, quali studi, quali esperienze, quali titoli ha la signora ministra per poter gestire una situazione complessa come quella scolastica? Vogliamo un gruppo di ricerca con i nomi dei migliori docenti, pedagogisti, formatori, dirigenti scolastici, esperti di management complesso, che sono tanti e che da anni lavorano e fanno ricerca nel campo, che studiano, pubblicano e hanno idee.<br />
Diamo quindi subito la disponibilità a creare nelle nostre città comitati promotori per un Referendum che abroghi questa scellerata “riforma”. Il gruppo su facebook <a href="http://www.facebook.com/home.php?#!/group.php?gid=114629541915812">è questo</a><br />
(indirizzo e-mail: abrogazionegelmini[@]libero.it)</p>
<p>Dimenticavamo un fatto importantissimo: dopo Bolzano, a<a href="http://www.flcgil.it/notizie/news/2010/maggio/la_regione_sicilia_ha_votato_il_rinvio_dell_attuazione_dei_regolamenti_sulla_scuola_secondaria_superiore">nche la Regione Sicilia, il 23 maggio, ha votato</a> il rinvio di un anno dell’attuazione dei Regolamenti della Scuola Secondaria Superiore . Però <a href="http://www.facebook.com/notes/mila-spicola/quando-la-lotta-alla-mafia-si-fa-vera-e-silenziosa-allimprovviso-si-rimane-da-so/420583443216">leggiamo adesso  che a Palermo all’ Istituto alberghiero di Corso dei Mille,</a> sono state rifiutate 550 iscrizioni di ragazzi come primo effetto dei tagli agli organici nella scuola superiore, tra cui anche disabili. Vergogna.</p>
<p>Da parte di noi docenti, oltre a tutte le forme di lotta e protesta già citate, nell&#8217;immediato ci stiamo prodigando per far arrivare ai media la necessità di abrogare questa riforma con una forma di sciopero eccezionale: il blocco degli scrutini. Lo sciopero degli scrutini convocato dai Cobas e dal Coordinamento dei Precari della Scuola è iniziato il 7 e l&#8217;8 giugno in Emilia-Romagna, in Calabria e in provincia di Trento provocando il blocco di quasi un migliaio di scrutini. È proseguito il 10 e l’11giugno in Puglia, in Veneto e nelle Marche, l’11 e il 12 giugno in Sardegna e in Umbria, e ha ottenuto ottimi risultati come il blocco del 12 per cento degli scrutini in Veneto e del 26 per cento in Sardegna.</p>
<p><a href="http://docentiprecari.forumattivo.com/sciopero-degli-scrutini-tutti-gli-aggiornamenti-in-tempo-reale-f19/comunicato-stampa-cobas-su-sciopero-scrutini-t3503.htm ">Secondo il Forum dei docenti precari, </a>in Veneto sono stati bloccati gli scrutini di moltissime scuole superiori, in particolare nelle province di Venezia (per esempio l’Istituto d’Arte, il Liceo Artistico, lo Scientifico e il Nautico di Venezia, gli ITIS Zuccante di Mestre e Volterra di S. Donà di Piave, l’IPSIA D’Alessi di Portogruaro) e di Padova (per esempio l’ITC Calvi, l’ITIS Marconi, il Modigliani, il Leonardo da Vinci e il Newton). Tanti docenti e collaboratori scolastici hanno versato 10 euro alla Cassa di Resistenza per risarcire gli scioperanti della trattenuta.</p>
<p><strong>Ora lo sciopero toccherà il suo apice, estendendosi il 14 e il 15 giugno in tutte le altre regioni italiane e nella provincia di Bolzano.</strong></p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/scuola/2010/06/12/news/scuole_scrutini_bloccati_cos_i_prof_contestano_i_tagli-4778759/?ref=HREC1-2">Fino a ora sono stati bloccati complessivamente almeno 4 mila scrutini</a> nella scuola superiore, secondo il leader dei Cobas Bernocchi  e se la protesta dilagherà potrebbero essere a rischio le prove  d´esame nazionale per gli alunni delle scuole medie e superiori.</p>
<p>Poiché il fronte sindacale è diviso, la settimana appena trascorsa ha visto i docenti partecipare  a forme di protesta molto diversificate. A Milano è stato improvvisato un &#8220;flash mob&#8221; in piazza Duomo, a Torino è stato occupato da alcuni docenti l&#8217;ex istituto magistrale Regina Margherita, a Cagliari si è svolto un sit-in di protesta davanti ai locali dell&#8217;Ufficio scolastico regionale.<br />
I docenti più colpiti dai tagli del governo saranno come sempre quelli precari: con la scomparsa di 40 mila posti di lavoro, a settembre 15 mila precari rischiano di restare disoccupati. Ma in generale si constata come la situazione in cui versa la scuola italiana sia di grande sofferenza da tutti i punti di vista. Sofferenza che assumerà il carattere della disperazione per tutti quei docenti, precari e no, che perderanno il posto di lavoro, oppure dell’esasperazione per tutto il personale addetto alla scuola, docente e no, che pur rimanendo in servizio perderà, dal 2011 a fine carriera, dai 29 mila ai 42 mila euro. In molte scuole superiori, già da tempo depotenziate economicamente, non saranno attivati i corsi di recupero estivi, previsti per legge per gli alunni con giudizio “sospeso” fino a settembre, perché non è arrivata la garanzia della loro totale copertura finanziaria. Forse, secondo il nostro governo i docenti appartengono a una categoria che gode di tali e tanti privilegi che dovrebbe lavorare gratis d’estate.</p>
<p>A fronte di questa situazione, appare del tutto inadeguata la risposta data dai maggiori sindacati italiani, CGIL, CISL e UIL, che non hanno promosso il blocco degli scrutini. Lo sciopero degli scrutini sta quindi prendendo una svolta del tutto auto-organizzata. Infatti, <a href="http://www.orizzontescuola.it/node/8286">in provincia di Milano  aumentano </a>di giorno in giorno le adesioni allo sciopero da parte dei professori di famose scuole della città di Milano come il Varalli , il Giorgi, il Tenca, il Tito Livio, il Luxembourg, il Brera, il Marconi, l&#8217;Oriani Mazzini, il Marie Curie, lo Steiner, il Leonardo da Vinci, l&#8217;Einstein, il Galvani, l&#8217;Arcadia Pertini e l&#8217;Itsos di Cernusco, il Bellisario di Inzago, l&#8217;Olivetti di Rho, il Marconi di Gorgonzola, il Mosè Bianchi di Monza.</p>
<p>La sezione provinciale milanese della FLC CGIL, vedendo questa mobilitazione generale del corpo docente, ha deciso di partecipare al blocco degli scrutini del 14 e del 15 giugno con uno sciopero orario.</p>
<p><a href="http://fc.retecivica.milano.it/rcmweb/flccgil/FLC%20CGIL/S0A259C1C-0A259C49?WasRead=0 ">In una nota della CGIL milanese</a>, si legge che in attesa della proclamazione dello sciopero generale contro la manovra del governo, la FLC CGIL ha proclamato lo sciopero orario dei docenti impegnati in attività collegiali (scrutini e altro), che potrà svolgersi a condizione che i docenti non siano impegnati negli scrutini delle classi quinte. Questo sciopero si rivolge soltanto alla categoria dei docenti della secondaria superiore soprattutto perché quei professori non potranno partecipare, per la quasi totalità, allo sciopero generale previsto per il 25 giugno in quanto impegnati negli esami di stato;<br />
<strong>si vuole denunciare</strong> l&#8217;iniqua misura che taglia l&#8217;orario scolastico d&#8217;ordinamento alle classi seconde, terze e quarte degli istituti tecnici e professionali;<br />
<strong>si chiede</strong> che gli esuberi derivanti dai tagli siano utilizzati nelle scuole di provenienza per progetti professionalmente qualificati deliberati dal collegio docenti; infine,<br />
<strong>si chiede</strong> l&#8217;assunzione in ruolo su tutti i posti vacanti.</p>
<p>Mentre scriviamo, lo sciopero orario della CGIL per i giorni 14 e 15 giugno, sta ancora aspettando l’approvazione della Commissione di garanzia dato che, a differenza di quello lanciato dai Cobas, che prevede una trattenuta sullo stipendio dell’intera giornata di sciopero, quello della CGIL avrebbe come conseguenza la trattenuta delle sole ore di scrutinio per le quali il docente sciopera.<br />
Restiamo in attesa, noi docenti, anche di domenica. L’Italia dell’istruzione e della cultura, del resto, è in attesa da decenni di una vera riforma, non di tagli di bilancio e di organico spacciati per riforma.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2010/06/14/radio-kapital-la-scuola-se-desta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>22</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La scuola è finita</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/05/01/la-scuola-e-finita/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2010/05/01/la-scuola-e-finita/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 May 2010 06:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Panaccione]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo Keplero]]></category>
		<category><![CDATA[marco belpoliti]]></category>
		<category><![CDATA[riforma Gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[scuola pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[tagli alla scuola pubblica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=33568</guid>

					<description><![CDATA[Un appello di Marco Belpoliti Cari Amici e Amiche di Nazione Indiana, Vi mando queste poche righe che ho pubblicato ieri, 30 aprile, sulla Stampa di Torino. Sono scritte per il lettori di quel giornale, e in poco spazio. Ma credo che il tema del degrado della scuola causato dal ministro Gelmini e da questo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/scuola.gif"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/scuola.gif" alt="" title="scuola" width="394" height="174" class="alignnone size-full wp-image-33574" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/scuola.gif 394w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/04/scuola-300x132.gif 300w" sizes="(max-width: 394px) 100vw, 394px" /></a></p>
<p>Un appello di <strong>Marco Belpoliti</strong></p>
<p>Cari Amici e Amiche di Nazione Indiana,<br />
Vi mando queste poche righe che ho pubblicato ieri, 30 aprile, sulla <em>Stampa </em>di Torino. Sono scritte per il lettori di quel giornale, e in poco spazio. Ma credo che il tema del degrado della scuola causato dal ministro Gelmini e da questo governo sia molto grave. Tutti quelli che hanno figli a scuola lo toccano con mano ogni giorno.<br />
Il mio articolo è davvero poca cosa, ma dice una cosa concreta, a partire dal caso del Liceo Keplero di Roma.<br />
L&#8217;opposizione fa qualcosa per questo?<br />
Mi pare di no. O se sì, non abbastanza.<br />
Perché non usare il web per lanciare una proposta di mobilitazione, scuola per scuola, di fronte a questa situazione?<br />
Nazione Indiana può fare qualcosa?<br />
Tocca a noi reagire e non accettare passivamente quello che accade Come un destino ineluttabile: non ci sono soldi&#8230;<br />
Un caro saluto<br />
Marco Belpoliti<br />
<span id="more-33568"></span><br />
***<br />
La qualità costa. Lo sanno i produttori di automobili e come quelli di vino, i centri di ricerca sul cancro come le scuole. Il preside Antonio Panaccione del liceo Keplero di Roma ha scritto al ministro Gelmini per rappresentarle una verità elementare: per avere dei buoni risultati bisogna investire tempo e denaro. La scuola non è un’azienda, ma qualcosa di più complesso; se le si tolgono investimenti, i risultati non arrivano. Panaccione lo spiega cifre alla mano: un tempo riceveva dallo Stato 600 mila euro l’anno, ora gliene arrivano 130 mila. Non c’è un euro per i corsi di recupero di cui avranno bisogno la metà dei suoi studenti. Che fare? Dice il preside: o tutti bocciati o tutti promossi.<br />
La riforma Gelmini appare perciò come una controriforma: a diminuire; e in prospettiva, a perdere, là dove invece in tutti i paesi del mondo industrializzato, in Europa come in Asia, oggi s’investe sulla scuola. O forse il ministro punta in questo modo a spostare il problema sulle famiglie? Al posto di corsi di recupero, lezioni private, magari pagate in nero. Per chi può; gli altri amen. La scuola italiana rischia sempre più il collasso e la riforma ci fa tornare alla caricatura del Sessantotto, a quel detestabile sei politico che tutti rifiutano come livellamento verso il basso di ogni possibile eccellenza. Il preside Panaccione lo preannuncia come unica, provocatoria soluzione per i ragazzi del Keplero. Andate promossi, i soldi non ci sono più. Ite missa est.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2010/05/01/la-scuola-e-finita/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>45</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-20 21:31:09 by W3 Total Cache
-->