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	<title>rivista &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>WATT Magazine: la fucina senza alternativa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Aug 2013 06:30:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Chiappanuvoli Gioia Qualche mese fa, Giuliano, il mio pusher di fiducia, mi molla in mano questi due volumi, diversi tra loro ma di egual peso, uno grigio e grande con un pallino rosso al centro della copertina, l’altro nero, copertina rigida e un bel ragnetto blu preciso nel mezzo. Erano i primi due [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/WATT-Magazine.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-46113" alt="WATT Magazine" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/WATT-Magazine.jpg" width="586" height="307" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/WATT-Magazine.jpg 586w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/WATT-Magazine-300x157.jpg 300w" sizes="(max-width: 586px) 100vw, 586px" /></a></p>
<p>di <b>Alessandro <i>Chiappanuvoli</i> Gioia</b></p>
<p>Qualche mese fa, Giuliano, il mio pusher di fiducia, mi molla in mano questi due volumi, diversi tra loro ma di egual peso, uno grigio e grande con un pallino rosso al centro della copertina, l’altro nero, copertina rigida e un bel ragnetto blu preciso nel mezzo. Erano i primi due volumi della “rivista” <b>WATT Magazine</b>, pubblicati rispettivamente nel 2011 e nel 2012, il numero 0 e in numero 0,5. Rivista l’ho obbligatoriamente messo tra virgolette perché WATT non è una vera e propria rivista, è una fucina piuttosto, un laboratorio dove si elaborano scrittura e illustrazione, si fondono insieme, dove si creano nuove armi di culturalizzazione di massa. A capo di questo innovativo progetto ci sono – spulciando un po’ internet – due “vecchi volponi” del mondo dell’illustrazione e grafica e di quello dell’editoria, <b>Maurizio Ceccato</b> e <b>Leonardo Luccone</b>. L’innovazione non sta certo nella dicotomia disegna/racconto, quanto nella forma, sempre nuova e spiazzante, e nell’idea generatrice essenziale. Quando li tenni in mano, da feticista librofilo quale sono, ebbi una strana sensazione in basso, un leggero gonfiore proprio in prossimità del cavallo dei pantaloni. Mi scoprii <i>barzotto</i>, come si dice a Roma, in procinto di avere un’erezione. Me ne <i>feci</i> subito uno, a distanza di qualche settimana, comprai anche l’altro.</p>
<p>Qualche giorno fa, sempre Giuliano, il mio pusher di fiducia, mi telefona e mi chiede se voglio presentare il terzo volume di Watt, il 3,14. Io l’avevo già visto a Torino, alla Fiera del Libro, e l’avevo subito desiderato, poi le sue dimensioni, 33X33 cm, il peso, i soldi che sono quelli che sono, desistetti. Mi dissi, lo comprerò in seguito. E quale occasione migliore allora? Ma c’è dell’altro, Giuliano aggiunge, vieni a prenderlo quando vuoi, te ne metto da parte una copia. Questo significa gratis, questo significa una cazzo di dose gratuita, significa viaggio pagato <i>all inclusive</i>. Capite ora perché Giuliano è il mio pusher di fiducia? Spaccia letteratura e lo fa indipendentemente dalle grandi distribuzioni, dai <i>cartelli</i>, lo fa da dentro la sua piccola libreria, il Polar, lo fa con grande rispetto per il consumatore. Giuliano spaccia prodotti di qualità, WATT ne è un esempio, prodotti che puntano sulla qualità, e lo fa perché…beh, perché anche lui è un dannato tossico di libri.</p>
<p>E Ceccato e Luccone? Ecco, loro invece è come se fossero dei piccoli chimici, al posto di molecole e atomi, maneggiano parole e disegni. Il risultato è il medesimo, alla fine ottengono comunque una reazione chimica, una droga, per i più “deboli” una dipendenza.</p>
<p>Quindi, eccomi venerdì 12 luglio, alla “Festa della Cultura” organizzata dal Partito Democratico, in piazza San Basilio all’Aquila, con il mio volume 3,14 sotto braccio, questo libro grande come un vinile e cromato di bianco, nero e oro, che stringo la mano a due degli autori che hanno contribuito alla sua realizzazione. Sono Pier Franco Brandimarte e Mario Sammarone, sono abruzzesi, sono due di quei pazzi che affollano sempre più le nostre bacheche di Facebook con quella malsana idea di voler fare gli scrittori – «chi è senza peccato scagli la prima pietra». Sono simpatici, alla mano. Viene fuori un bel dibattito. Presentiamo il terzo volume di WATT, poi i loro rispettivi racconti, <i>L’interno della Mercedes</i> e <i>Purificazione</i>, due lavori diametralmente opposti, ma solo di primo acchito. Discutiamo dell’idea di fondo del 3,14, questo numero irrazionale chiamato Pi Greco. Ed ecco che pian piano affiora il <i>fil rouge</i>: l’irrazionalità, la Grecia, e quindi la mitologia, e quindi, rapportato ai giorni nostri, la crisi culturale oltre che economica, l’incertezza che ne consegue, la decadenza (<a href="http://www.wattmagazine.it/press-314.html">qui</a> per saperne di più); il punto di partenza e i vari snodi dell’avventura <i>wattiana</i> per il 2013.</p>
<p>E il punto di arrivo invece? Beh, facile. Il punto di arrivo è la consistenza qualitativa e materiale dell’oggetto, questo volume grande come un vinile, bello da vedere, da tenere tra le mani, con il suo odore particolare, e ancora queste illustrazioni bianconere e dorate che erompono dalla pagina e si stampano nell’iride, e poi queste voci, queste diverse interpretazioni narrative di echi mitici così lontani e, al contempo, di paure quotidiane così incipienti. Una goduria insomma, per tipi strani come me, per tossici disperati, l’arrivo di un vero e proprio orgasmo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ho buttato lì un paio di domande per Maurizio Ceccato e Leonardo Luccone, ecco cosa ne è uscito fuori:</p>
<p><i>A tre anni dalla nascita, cos&#8217;è diventata oggi Watt? E come sono cambiati i suoi due “papà”? Quali nuove consapevolezze avete maturato sul vostro “bambino” e quali sul mondo nel quale crescerà?</i></p>
<p>MC: WATT non ha cambiato sostanzialmente la sua natura autarchica. Quello che affliggeva il mondo della comunicazione quando siamo nati editorialmente era la domanda secolare se nella battaglia per la sopravvivenza si dovesse scegliere tra carta o digitale. Ora direi forbice. E intanto WATT ha continuato ad uscire superando questi dilemmi. Per quello che riguarda IFIX, lo studio continua a interpretare il presente con lo stesso spirito di quando si incartavano fanzine con la spillatrice davanti a un camino.</p>
<p>LL: non è cambiato niente.</p>
<p><i>Facciamo finta che voi due abbiate risorse infinite e che il mercato editoriale italiano sia grande come quello americano, qual è la prima cosa che fareste? Come diventerebbe Watt magazine? In definitiva, quali sono i vostri desideri più “perversi”? </i></p>
<p>MC: La perversione del sottoscritto è quella di non stancarsi mai di sperimentare e di raccogliere lo stupore di chi guarda e legge. WATT non potrebbe essere meglio di così anche se lo producessimo su Marte in assenza di gravità.</p>
<p>LL: WATT sarebbe stampata in più esemplari, costerebbe di meno e avrebbe un meccanismo di promozione e distribuzione ancora più organizzato e capillare. Tutto il resto non presenterebbe differenze.</p>
<p><i>È già in cantiere il prossimo numero? Avete già in mente il filo conduttore per il quarto volume? Dobbiamo aspettarci altre sorprese dal punto di vista stilistico?</i></p>
<p>MC: no comment. Senza alternativa.</p>
<p>LL: Sì.</p>
<p>–</p>
<p><a href="http://www.wattmagazine.it/">http://www.wattmagazine.it/</a></p>
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		<title>diaforia: rivista, sito, progetto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2013 21:27:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[dia•foria  è una rivista di arti e letteratura versiliese, nata alla fine del 2010 da un progetto di Daniele Poletti. Rivista è però un’etichetta di comodo, infatti ogni numero (finora ne sono usciti 9) è monografico e muta tipo-graficamente di volta in volta, per vestire meglio il contenuto che va ad affrontare. Mutevole e ampio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Nuova-immagine.png"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-45135" alt="Nuova immagine" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Nuova-immagine-300x93.png" width="300" height="93" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Nuova-immagine-300x93.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Nuova-immagine-1024x320.png 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Nuova-immagine.png 1100w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>[dia•foria  è una <i>rivista</i> di arti e letteratura versiliese, nata alla fine del 2010 da un progetto di <strong>Daniele Poletti</strong>. Rivista è però un’etichetta di comodo, infatti ogni numero (finora ne sono usciti 9) è monografico e muta tipo-graficamente di volta in volta, per vestire meglio il contenuto che va ad affrontare. Mutevole e ampio è anche lo spettro di interessi del progetto, tale da abbracciare la cultura nel senso più ampio possibile. <span id="more-45134"></span></p>
<p>Parallelamente alla pubblicazione cartacea è attivo il sito <a href="http://www.diaforia.org">www.diaforia.org</a>, che accompagna ed integra ogni uscita, ma in più presenta articoli che vivono esclusivamente in rete.</p>
<p>Dall’inizio del 2013 [dia•foria   è diventata un piccolo network che comprende il blog di aggiornamento alle attività e altre due sezioni: <b>Calaverna</b> per la filosofia e <b>f l o e m a</b> per le scritture di ricerca; (oltre ad un archivio: {dia•teca)</p>
<p>Lo spazio di <b>f l o e m a – esplorazioni della parola </b>è stato inaugurato il 19 febbraio 2013: <a href="http://www.diaforia.org/floema/">http://www.diaforia.org/floema/</a></p>
<p>L’obiettivo è quello di affrontare la sperimentazione linguistica in tutte le sue declinazioni, eccettuata quasi in toto l’esperienza della poesia visiva. Come spiegato più dettagliatamente nel primo post <i>dichiarativo</i>, <a href="http://www.diaforia.org/floema/2013/02/19/nasce-f-l-o-e-m-a-esplorazioni-della-parola/">“Nasce  f l o e m a  &#8211; esplorazioni della parola”</a>.</p>
<p>Già mezzo secolo ci separa dal periodo più fervido e vivido dell’ultimo avamposto della sperimentazione, eppure parliamo degli anni sessanta e settanta (ma anche degli ottanta) come se fossero dietro l’angolo. Quei segni di militanza poetica, rappresentano sì un’età dell’oro, distante, accaduta e congedata, ma così vicina e palpabile nel sentire di molti, da far pensare che non possa essere oggi solo una testimonianza storico-letteraria, piuttosto un percorso ancora aperto, tutto da esplorare, aggiornare, fare proprio attraverso la ricerca di nuove espressività.</p>
<p>Su  <b>f l o e m a</b>   verranno pubblicati testi editi e inediti di autori sia italiani che stranieri. La formula sarà quella dell’articolo con presentazione e silloge; tutti i materiali verranno poi archiviati nella <i>Biblioteca di  f l o e m a</i>. Per ogni autore seguirà un’intervista, al fine di rendere più vivo e dettagliato l’incontro con la poetica e l’opera. Vi saranno anche approfondimenti critici sul tema della scrittura di ricerca e sui singoli autori.</p>
<p>All’interno di  <b>f l o e m a</b>  troveremo anche <i>xilema</i>, che non costituirà una vera e propria sezione, ma una parola chiave (tag) abbinata ad articoli dedicati a quegli autori dei quali si sono perse le tracce (viventi e non, anche molto distanti nel tempo), che a torto sono stati dimenticati dai più, o a quella parte di produzione di un autore che è stata più vicina alla sperimentazione. Una sorta di spazio retrospettivo.</p>
<p>Le proposte di pubblicazione e collaborazione possono essere spedite a: info@diaforia.org</p>
<p>[dia•foria  è oggi formata da: Fernando Anateti, Pierfrancesco Biasetti, Walter Catalano, Stefano Pocci, Daniele Poletti</p>
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		<title>La CanGura</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/04/16/la-cangura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[max rizzante]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Apr 2011 12:00:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Lello Voce La CanGura nasce dal suo balzo. Partorita dal movimento, è la mossa che mette rizoma, le sue zampe sono ali al suo volo, la sua coda è ciò che la fa avanzare. La CanGura è lo spericolato, acrobatico salto in avanti, il coraggio che mancava, la ricerca dei luoghi che hanno fame [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/rubon38-636361.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/rubon38-636361.jpg" alt="" title="rubon38-63636" width="172" height="283" class="alignleft size-full wp-image-38808" /></a><strong>di Lello Voce</strong></p>
<p>La CanGura nasce dal suo balzo.<br />
Partorita dal movimento, è la mossa che mette rizoma, le sue zampe sono ali al suo volo, la sua coda è ciò che la fa avanzare.<br />
La CanGura è lo spericolato, acrobatico salto in avanti, il coraggio che mancava, la ricerca dei luoghi che hanno fame di sogni, il desiderio di sfuggire all’orbita, guizzo dopo guizzo, oltre l’ottusa gravità fatta di sordità accademica, di mutismo che sa solo andare a capo, di cecità editoriale che striscia, serpentina e biforcuta, tra un mainstream e l’altro, grigia come un sorcio.<br />
La CanGura è la sua coda terragna, che bilancia il volo, l’ala invisibile che la fa decollare: tra terra e cielo, in terra e in cielo, qui e là, con la presunzione imperdonabile di colpire infine il centro, il cuore, il nòcciolo della questione. <span id="more-38781"></span><br />
La CanGura è il suo braccio che pugila, le sue zampe, che la portano dove nessuno può mai immaginare che vada; la CanGura è il suo marsupio, che conserva tutto ciò che si voleva dimenticassimo, insieme a tutto ciò che vorremo immaginare; è il suo orecchio vigile che coglie il fruscio del domani che si fa oggi.<br />
La CanGura parla una lingua fatta di mille voci, ma sa ascoltare ciò che è muto. Ed è sempre dov’è ciò che muta.<br />
La CanGura non ha padroni, con un solo balzo è oltre Avanguardia e Tradizione. Non ci sono steccati per imprigionarla, non cerca tetti sotto cui ripararsi.<br />
La CanGura non appartiene, la CanGura è nomade e segue le tracce di un popolo che ancora non c’è, sino a casa, anche se nemmeno questa casa ancora c’è e lei la costruisce andando…<br />
La CanGura protegge i suoi piccoli: li nutre di se stessa e dei suoi desideri. Perché sono loro, infine, il popolo che ancora non c’è.<br />
La CanGura è un coltello che taglia come una lingua, un’arma elastica che lancia proietti che aprono varchi, abbattono muraglie, spianano la strada ad ogni nuova migrazione delle arti.<br />
La CanGura è la molla che muove l’orologio di un tempo diverso, il motivo nuovo, il ritornello che non torna e suona la carica d’ogni nuovo esplorare. E’ un animale inaudito, bestia fatta da mille bestie, è ciò che, unendo, separa e crea identità; è una scommessa, il vuoto della caduta e la leggerezza del volo che plana. La sua filosofia è marsupiale, la sua speranza ha l’odore della fin’ amor, la sua prassi è quella del fiore inverso, che sboccia dalle radici e indaga le pieghe, tra petalo e petalo.<br />
La Cangura respira, modula il suo fiato, crea la sua voce: prestiamo orecchio a ogni suo gesto, lasciamo spazio al suo corpo elastico, danziamo al tempo-schiocco della sua canso, saltando con lei tra carta, suono, bit, tra orecchio e occhio e corpo…<br />
Seguiamola tutti e tutti intoniamo, ognuno in coro con l’altro; componiamo il canto e il controcanto, la serenata e il dispetto: diamole la parola, perché il suo verso si chiama Poesia…</p>
<p><em>canGura<br />
Marsupio di parole, suoni e segni.<br />
Pubblicazione periodica di 36 pagine rilegate a punto metallico con cd audio, dedicata alla poesia e alla musica per poesia, divisa in due parti, una a stampa e una sonora.<br />
Luca Sossella editore</em></p>
<p><a href="http://www.cangura.it">http://www.cangura.i</a>t</p>
<p><em>Indice n° 1</em></p>
<p>1 La cangura nasce dal suo balzo  Lello Voce<br />
2 Una canzone e una poesia  Roberto Roversi<br />
4 Poesie di Osvaldo Lamborghini  Traduzione e cura di Massimo Rizzante<br />
6 Letteratura? No, grazie  Gabriele Frasca<br />
10 Per una retroguardia orale visionaria et danzante  Luigi Cinque<br />
14 Ritmi e sensi che le canzoni disseppelliscono  Paolo Giovannetti<br />
18 Comix poetry Il gioco dei fumetti &#8211; Il viaggio  Claudio Calia<br />
20 La voce di Antonio Porta  Marianna Marrucci<br />
22 Per Demetrio (La laringe del mondo)  Maria Pia De Vito<br />
26 Conversazione  Stefano Tassinari intervista Ares Tavolazzi<br />
28 Una nuova vocalità  Mario Gamba<br />
30 Con i Têtes de Bois, “sulla riva delle cose reali”  Stefano La Via<br />
33 Non sono solo canzonette  Treno  Massimo Arcangeli<br />
34 P.S.  In rete  Sergio Garau<br />
35 Bimbalzi  Ventuno marzo  Chiara Carminati</p>
<p>Tracklist n° 1</p>
<p>1 Franco Berardi Bifo Antifona  (Berardi, Nemola) 04’44’’</p>
<p>2 Arnaldo Antunes O nome disso  (Antunes) 01’32’’</p>
<p>3 Ligiana Queda por um samba  (Costa, Araujo) 03’43’’</p>
<p>4 Elio Pagliarani Il ritmatore Siemens  (Pagliarani, Sacchi)<br />
 con Massimiliano Sacchi 03’14’’</p>
<p>5 Lello Voce Napoletana  (Voce, De Rosa e Loguercio, Nemola)  con R. De Rosa, M.P. De Vito, S. La Via, C. Loguercio, F. Nemola 09’32’’</p>
<p>6 Last Poets Live 2007 (Last Poets)  con M. Gross (dall’archivio di romapoesia) 05’55’’</p>
<p>7 John Giorno The Death of William &#8211; Live  (Giorno, Cinque)<br />
con L. Cinque, P. Damiani (dall’archivio di romapoesia) 05’26’’</p>
<p>8 Olivia Salvadori La rosa y el sauce  (Valdes, Guastavino) 03’00’’</p>
<p>9 Debora Petrina A ce soir  (Petrina) 03’47’’</p>
<p>10 Wordsong Opiario  (Pessoa, Wordsong) 03’52’’</p>
<p>11 Bernardo Atxaga Le zebre e la morte  (Atxaga)  Live con L. Nacci 03’42’’</p>
<p>12 Alter Ego Ensamble Attica  (Traditional, Rzewski) con J. Di Leo (dall’archivio di romapoesia) 10’13’’</p>
<p>13 Têtes de Bois (Progetto Antonio Porta) Cuore di cane<br />
(Porta, Têtes de Bois) 03’27’’</p>
<p>14 Luigi Cinque Griot mecanique  (Traditional, Cinque) con P. Fresu, B. Seck 07’50’’</p>
<p>15 Linea Armonica Il rospo<br />
(Carminati, Pezzetta) 01’35’’</p>
<p>16 Marianna Marrucci Recensione con le orecchie  Pagliarani, La ragazza Carla 02’30</p>
<p><em>canGura è a cura di: Lello Voce  Luca Sossella  Gabriele Frasca  Redazione: Franco Berardi, Claudio Calia,  Chiara Carminati, Luigi Cinque,  Paolo Gervasi, Stefano La Via,  Canio Loguercio, Alessandra Maiarelli,  Marianna Marrucci, Luigi Nacci,  Frank Nemola, Gianmaria Nerli,  Andrea Satta</em></p>
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		<title>Metromorfosi in mostra</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/04/06/metromorfosi-in-mostra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 18:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[metromorfosi]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[rivista]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
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					<description><![CDATA[le copertine della rivista Metromorfosi Infocritica + Reg &#038; EK Dada Trip 7, 8 e 9 aprile @ EXTRA viale Giotto 1a (zona San Saba) giovedì 7 aprile: dalle ore 21.30 venerdì 8 aprile: dalle 19.30 (con possibilità di aperitivo) sabato 9 aprile: dalle 21.30 Ingresso libero con tessera annuale dell’associazione culturale Extra (euro 4) [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>le copertine della rivista Metromorfosi Infocritica</p>
<p>+ Reg &#038; EK Dada Trip</em></strong></p>
<p><strong>7, 8 e 9 aprile<br />
@<br />
EXTRA</strong></p>
<p>viale Giotto 1a (zona San Saba) <span id="more-38711"></span></p>
<p>giovedì 7 aprile: dalle ore 21.30<br />
venerdì 8 aprile: dalle 19.30 (con possibilità di aperitivo)<br />
sabato 9 aprile: dalle 21.30</p>
<p><em>Ingresso libero con tessera annuale dell’associazione culturale Extra (euro 4)</em></p>
<p>EXTRA viale Giotto 1a (Roma) – info: 06.97848965/ 333.2829348 &#8211; <strong><a href="http://www.metromorfosi.com">www.metromorfosi.com</a></strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/Metromorfosi_in_mostra.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/Metromorfosi_in_mostra.jpg" alt="" title="Metromorfosi_in_mostra" width="562" height="800" class="alignleft size-full wp-image-38712" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/Metromorfosi_in_mostra.jpg 562w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/Metromorfosi_in_mostra-210x300.jpg 210w" sizes="(max-width: 562px) 100vw, 562px" /></a></p>
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		<title>&#8220;Alfabeta2&#8221; n° 7</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/03/04/alfabeta2-n%c2%b0-7/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 05:09:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[alfabeta2]]></category>
		<category><![CDATA[Carla Accardi]]></category>
		<category><![CDATA[Furio Jesi]]></category>
		<category><![CDATA[Inno di Mameli]]></category>
		<category><![CDATA[Lea Melandri]]></category>
		<category><![CDATA[marzo 2011]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Landini]]></category>
		<category><![CDATA[n° 7]]></category>
		<category><![CDATA[rivista]]></category>
		<category><![CDATA[Serge Latouche]]></category>
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					<description><![CDATA[«alfabeta2» numero 07 dal 4 marzo in edicola e in libreria Non poteva mancare un numero sull’Unità d’Italia a rimarcare, indagare e cogliere gli aspetti più variegati, contraddittori e forse meno unitari di questo storico evento. Dall’Inno di Mameli e Novaro, tuttora provvisorio in quanto mai riconosciuto come  ufficiale, alla controversa glorificazione di Garibaldi, dai [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.alfabeta2.it"><strong>«alfabeta</strong><strong>2</strong></a><strong><a href="http://www.alfabeta2.it">»</a> <a href="http://www.alfabeta2.it/2011/03/03/sommario-del-n°-7-marzo-2011/">numero 07</a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>dal 4 marzo in edicola e in libreria</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong> </strong>Non poteva mancare un numero sull’Unità d’Italia a rimarcare, indagare e cogliere gli aspetti più variegati, contraddittori e forse meno unitari di questo storico evento.</p>
<p style="text-align: center;">Dall’Inno di Mameli e Novaro, tuttora provvisorio in quanto mai riconosciuto come  ufficiale, alla controversa glorificazione di Garibaldi, dai libri e dal cinema che hanno sempre messo in luce l’incompiutezza e la mancata realizzazione di un reale processo di «cittadinanza», arrivando agli attuali fenomeni di razzismo nei confronti degli immigrati. Al focus, a cura di Omar Calabrese, collaborano Giovanni Curtis, Maurizio Ferraris, Stefano Jacoviello, Francesco Zucconi, Alberto Mario Banti e Tommaso Sbriccoli.</p>
<p style="text-align: center;">Continua l’<strong>Osservatorio Decrescita</strong> con un testo di <strong>Serge Latouche</strong>, <em>Come si esce dalla società dei consumi. Corsi e percorsi della decrescita</em>.</p>
<p style="text-align: center;">Il sommario comprende un’intervista a <strong>Maurizio Landini</strong>: <em>Da Mirafiori alla nuova alleanza</em>, interventi di Achille Bonito Oliva e Lea Melandri e un <strong>Dossier</strong><em> </em>su Furio Jesi.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">Questo numero è illustrato dalle opere di <strong>Carla Accardi</strong>.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>«alfabeta</strong><strong>2</strong><strong>» </strong>è disponibile anche in versione e-book sul sito<a href="http://www.alfabeta2it/ebook/"> www.alfabeta2it/ebook/</a>.</p>
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		<title>Linguamadre: 27 novembre, 4 dicembre a Bologna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Nov 2010 15:10:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[fabrizio lombardo]]></category>
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					<description><![CDATA[presso Libreria delle Moline Via delle Moline 3, Bologna Perché leggere e ascoltare la poesia «La scrittura è ora un ponte tra la terra del silenzio, le mie parole e il recinto rumoroso della mia voce. Il ponte mi permette di dire tutto sulla carta. Il ponte è il mio silenzio, un silenzio amico, in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>presso <strong>Libreria delle Moline</strong><br />
Via delle Moline 3, Bologna</p>
<p><strong>Perché leggere e ascoltare la poesia</strong></p>
<p>«La scrittura è ora un ponte tra la terra del silenzio, le mie parole e il recinto rumoroso della mia voce. Il ponte mi permette di dire tutto sulla carta. Il ponte è il mio silenzio, un silenzio amico, in cui posso elaborare tutto senza spaventarmi subito della mia stessa voce e del timbro che le appartiene» (Marica Bodrozic)</p>
<p><strong>27 novembre 2010 &#8211;   Ore 18</strong></p>
<p><strong>Generazioni di poesia.<br />
Latitudini e climi del linguaggio tra anni ’90 e inizio millennio</strong></p>
<p>Presenta <strong>Vincenzo Bagnoli</strong>, intervengono:</p>
<p><strong>Francesca Matteoni</strong>, <em>TAM LIN e altre poesie</em>, Transeuropa, 2010</p>
<p><strong>Fabrizio Lombardo</strong>, <em>Confini provvisori</em>, Joker, 2008</p>
<p><strong>Vito M. Bonito</strong>, <em>Fioritura del sangue</em>, Perrone, 2010</p>
<p>*****</p>
<p><strong>4 dicembre 2010 – ore 18</p>
<p>I codici della voce.<br />
Presentazione del n. 15 di «Versodove», rivista di letteratura</strong></p>
<p>intervengono: <strong>Vincenzo Bagnoli, Vito Bonito, Fabrizio Lombardo, Vittoriano Masciullo, Stefano Semeraro, Franca Mancinelli</strong> e <strong>Barbara Ivancic</strong>.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Call for plot</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Nov 2010 15:45:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[argo]]></category>
		<category><![CDATA[rivista]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo collettivo]]></category>
		<category><![CDATA[trame]]></category>
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					<description><![CDATA[Gentili Autori e Lettori di Argo, dopo Oscenità (Argo XV) e Id – La materia che amava chiamarsi umana (Argo XVI), il collettivo Argo si appresta a realizzare il suo terzo romanzo di esplorazione. E chiama a raccolta chiunque voglia partecipare. Call for plot Fino al 30 novembre 2010 potrete inviare a argo@argonline.it Questo indirizzo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gentili Autori e Lettori di Argo,</p>
<p>dopo <em>Oscenità</em> (Argo XV) e <em>Id – La materia che amava chiamarsi umana </em>(Argo XVI),  il collettivo Argo si appresta a realizzare il suo terzo <strong>romanzo di esplorazione</strong>. E chiama a raccolta chiunque voglia partecipare.</p>
<p><strong>Call for plot</strong><br />
<span id="more-37108"></span><br />
Fino al <strong>30 novembre 2010 </strong>potrete inviare a argo@argonline.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. una trama adatta a diventare il filo conduttore di ARGO XVII. Dopo un attento e costruttivo confronto, la Redazione, sulla base della traccia ritenuta più adatta e percorribile, costruirà un motore narrativo, un contenitore suddiviso in sezioni che corrispondano ad altrettante suggestioni &#8220;narrative&#8221;, in cui sistemare i contributi. In pratica, un luogo testuale con diversi vani. La trama di ARGO XVII dovrà tener conto delle linee guida che sono state individuate dalla Redazione e che trovate di seguito.</p>
<p>La trama narrativa verrà esplicitata nel Diario di bordo, che funge da incipit del romanzo, e nelle cornici narrative, poste prima di ogni contributo.  Ma che tipo di viaggio sarà quello di Argo XVII? Quale sarà la trama del romanzo? </p>
<p>I romanzi collettivi di esplorazione di Argo sono narrazioni critiche a più voci e trans-gender, in cui le voci e i generi si mescolano dando vita a un «oggetto narrativo non identificato», per usare una felice definizione coniata dal collettivo Wu Ming.<br />
Sono molti gli esploratori che danno vita a ciascun viaggio del collettivo Argo. I loro contributi costituiscono altrettante tappe del viaggio, entrando dunque all&#8217;interno della trama del romanzo. Essendo Argo un progetto di scrittura collettiva, anche la trama del romanzo viene elaborata collettivamente, diventando il filo conduttore entro cui i vari contributi che giungono in Redazione vengono ordinati. </p>
<p><strong>ARGO XVII – Numero bianco (titolo provvisorio)</strong></p>
<p><strong>Linee guida</strong></p>
<p>Nel Numero bianco il collettivo Argo esplorerà la morte e il suo tabù. Saranno due le facce del fenomeno prese in considerazione: la spettacolarizzazione della morte e la sua rimozione. </p>
<p>Da una parte dunque l&#8217;esaltazione, l&#8217;esibizione, lo splatterismo e dall’altra l’ibernazione, l’occultamento, la rimozione. Da un lato la morte esterna, di piazza, di Stato, sotto la bandiera, e dall&#8217;altro la morte interna, nella stanza, nell’ospedale, sotto il lenzuolo. Lo strazio del corpo per un verso e la fuga dal dolore per l&#8217;altro. La corporalità e il misticismo. La morte degli altri e la morte del Sé. La strumentalizzazione della morte e il ricordo dei morti. L&#8217;esaltazione vitalista e/o nichilista della morte e la paura del viaggio verso l’ignoto. Non mancherà lo sberleffo corporale e giullaresco nei confronti della morte. E i cascami trash della cultura contemporanea che si misura con il culto e con la rimozione della morte. Insomma, sarà un viaggio all’insegna del «catarsi addosso», per citare un verso del poeta Luigi Socci, aperto anche al demenziale.</p>
<p>Scopo del numero rimane spogliare la nera Signora degli abiti con cui passeggia per le strade del mondo contemporaneo.</p>
<p><strong>Possibile trama: un esempio</strong></p>
<p>Una possibile trama potrebbe essere il viaggio dantesco nell&#8217;al di là, con la Selva, la Porta dell&#8217;inferno, il Limbo e i vari Cerchi con i vari Gironi. In questo ipotetico caso, i contributi che giungessero in Redazione e trattasero il tema del suicidio, verrebbero collocati nel girone dei Violenti contro se stessi, ovvero il secondo del settimo cerchio. </p>
<p><a href="http://WWW.ARGONLINE.IT"><strong>http://www.argonline.it</strong></a></p>
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		<title>Metromorfosi diventa quotidiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 14:30:37 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[La rivista mensile Metromorfosi diventa anche quotidiano online! Metromorfosi.com è il quotidiano di infocritica dedicato a musica, cinema, teatro, danza, arti visive, scrittura (e altro) a Roma e dintorni. Metromorofosi Infocritica è un mensile distribuito gratuitamente in locali, cinema, teatri, gallerie, librerie, centri culturali, biblioteche. Nata da una sana e vivace passione per le forme [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/metromorfosi_37_copertina.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/metromorfosi_37_copertina-214x300.jpg" alt="" title="metromorfosi_37_copertina" width="214" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-36934" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/metromorfosi_37_copertina-214x300.jpg 214w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/metromorfosi_37_copertina.jpg 400w" sizes="(max-width: 214px) 100vw, 214px" /></a>La rivista mensile <a href="http://www.metromorfosi.com"><strong>Metromorfosi</strong></a> diventa <em> anche </em>quotidiano online!</p>
<p><strong>Metromorfosi.com </strong>è il quotidiano di infocritica dedicato a musica, cinema, teatro, danza, arti visive, scrittura (e altro) a Roma e dintorni.</p>
<p><strong>Metromorofosi Infocritica</strong> è un mensile distribuito gratuitamente in locali, cinema, teatri, gallerie, librerie, centri culturali, biblioteche.</p>
<p>Nata da una sana e vivace passione per le forme artistiche che alimentano il tessuto romano, Metromorfosi rappresenta un originale contenitore di informazioni, anticipazioni e curiosità sugli avvenimenti culturali di ogni mese.<br />
<span id="more-36933"></span></p>
<p>Formato tascabile = utilità<br />
Distribuzione gratuita = visibilità<br />
Copertina realizzata da un artista contemporaneo = stile<br />
Distribuzione mirata = riconoscibilità</p>
<p><strong>Abbonamenti: 30 euro per 10 numeri.</strong></p>
<p>Metromorfosi è pubblicata da Tic Edizioni (<a href="http://www.ticedizioni.com">www.ticedizioni.com</a>).<br />
La testata è registrata presso il Tribunale di Roma.<br />
Il marchio Metromorfosi è registrato all’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi.</p>
<p>Redazione Metromorfosi – Tic Edizioni<br />
vicolo della Penitenza 24 Roma 00165<br />
sede legale: via Fibonacci 7 00166 Roma<br />
Tel. e fax 06.97848965<br />
Mob. 333.2829348<br />
info@metromorfosi.com</p>
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		<title>Ai vecchi e ai nuovi vecchi (intellettuali)</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/07/25/ai-vecchi-e-ai-nuovi-vecchi-intellettuali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[max rizzante]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 11:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[fatti]]></category>
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		<category><![CDATA[questioni sociali]]></category>
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					<description><![CDATA[di Saul Bellow e Keith Botsford («ANON», Number One, December 31, 1970) […] Le lotte sociali hanno ormai preso il posto dell’arte. Le persone vogliono riflettere sulle questioni sociali, pensando sia un modo di riflettere su se stesse. Chiunque può abboracciare un testo sui problemi sociali. Tradizionalmente, la funzione dell’arte era quella di assorbire. Queste [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Saul Bellow e Keith Botsford<br />
 («ANON», Number One, December 31, 1970)</strong></p>
<p> […] Le lotte sociali hanno ormai preso il posto dell’arte. Le persone vogliono riflettere sulle questioni sociali, pensando sia un modo di riflettere su se stesse.<br />
Chiunque può abboracciare un testo sui problemi sociali. Tradizionalmente, la funzione dell’arte era quella di <em>assorbire</em>. Queste persone non hanno la minima intenzione di fare dell’arte. Piuttosto, si compiacciono di essere degli artisti. Per loro l’arte consiste nel gettare un incantesimo sull’orrore che ci circonda. È un metodo terribilmente facile per intrufolarsi nella casta degli artisti.<span id="more-36195"></span><br />
Né gli uomini d’affari né i dittatori sono i legittimi eredi dell’aristocrazia, ma gli artisti. Il XIX secolo questo l’aveva capito bene, elevando l’artista a vero e proprio aristocratico della società. Ai giorni nostri la <em>noblesse</em> è rappresentata dai bambini. Ma gli artisti non hanno ancora capito il lavoro che comporta un simile riconoscimento; non adempiono in alcun modo al compito assegnato. Se il XIX secolo manifestava un magnifico interesse per le domande, oggi ci si appassiona a un’altra arte: imbrogliare le carte. Gertrude Stein sul letto di morte avrebbe sussurrato: “Qual è la risposta? Qual è la risposta?”. Ma poco prima di morire avrebbe chiesto: “Qual è la domanda?”. Forse quest’ultimo atto di intelligenza ha salvato la sua anima.<br />
Menti raffinate predicano che la letteratura è morta, che l’arte è morta, che il romanzo è morto. Io brontolando rispondo: la causa del male è l’assenza di modelli accettati e riconosciuti – è l’autorità che sta svanendo. La letteratura ha bisogno di voci incontestabili – dove sono finite? Ecco il compito che potremmo attenderci da una rivista: esigere dei criteri. Naturalmente il pubblico pensa che esistano delle voci indiscusse, ma la maggior parte degli scrittori in vista lo sono per motivi sbagliati: perché hanno pugnalato la moglie, rimediato un posto nella pubblica amministrazione, manifestato al Pentagono, o perché si sono tinti i capelli di blu o perché sono andati ad assistere alla morte di un condannato sulla sedia elettrica. L’arte ormai è stata rimpiazzata dai suoi sottoprodotti.<br />
Dicono che la finzione è noiosa, ed effettivamente gran parte dei testi di finzione lo sono. Tolstoj ha ammesso e riconosciuto che anche il racconto più popolare diventa noioso se non è reso fertile da un interesse primario. È la morte spirituale che genera la noia. In questo modo i miti greci diventano noiosi; Cristo in croce diventa noioso […]<br />
I lettori esigono argomenti, e va a finire che la vita di un uomo si trasforma in un lusso a cui nessuno può dedicarsi.<br />
Tuttavia, le vere opere di finzione non perdono mai il loro valore. Passano semplicemente inosservate. Ai nostri giorni, la vittoria va ai “fatti”, soprattutto se di ordine sociale. Ma quel che la gente intende per “fatti” non è altro che un’occhiata allo specchio. Viviamo nella società democratica dell’autocontemplazione. Ciascuno è convinto che non ci sia niente di più interessante di se stesso; la nostra coscienza è diventata il fatto più importante, il solo e unico fatto che conti. Naturalmente dicendo questo non intendo i “fatti” veri e propri.<br />
La radice di questo mutamento è profondamente romantica. I romantici dicevano che l’arte non si occupa della verità; ma quel che conta di più è la verità. Al di là dell’arte, esiste una realtà più vasta che con l’arte può essere colta. Marx – il principe dei romantici – diceva che il proletariato avrebbe fatto la rivoluzione per salvare il genere umano dall’irrealtà. Come molti altri oggi, viveva un’utopia populista.<br />
Come pretendere dagli scrittori che si muovano controcorrente? Stanno per commettere il vecchio errore di sempre: fare la cosa sbagliata al momento sbagliato. Esigono un posto particolare nella società. Aspirano alla rivoluzione. Vogliono stare sulla cresta dell’onda. Ma vogliono anche essere saggi. Non possiedono il senso della comunità. Nessuno di loro si preoccupa minimamente delle difficoltà degli altri. Quando diventano ricchi, diventano molto ricchi. Fanno parte del jet set; hanno delle grane con il fisco; diventano attori televisivi. Hanno idee terribilmente conservatrici. Un uomo di classe direbbe che c’è troppa gentaglia nella Repubblica delle Lettere  […] </p>
<p>(traduzione di Massimo Rizzante e Francesca Lorandini)</p>
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		<title>&#8220;Alfabeta2&#8221;: la rivista e il sito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 07:30:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[alfabeta]]></category>
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		<category><![CDATA[Nanni Balestrini]]></category>
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					<description><![CDATA[In edicola dall&#8217;8 luglio il primo numero del mensile Alfabeta2 rivista d&#8217;intervento culturale È attivo il sito alfabeta2.it Attualità, interventi, discussioni La rivista «Alfabeta» durò dieci anni, dal 1979 al 1988. Ci pare che il nostro tempo sia contrassegnato da una nuova emergenza: di segno diametralmente contrapposto a quello di allora, un’emergenza culturale, antropologica, economica. Dunque [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #990000;"><span style="font-family: courier new; font-size: medium;"><span style="color: #990000;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/copertina-n1.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-36039" title="copertina-n1" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/copertina-n1-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/copertina-n1-213x300.jpg 213w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/copertina-n1.jpg 574w" sizes="(max-width: 213px) 100vw, 213px" /></a></span></span></span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #990000;"><span style="font-family: courier new; font-size: medium;"><span style="color: #990000;">In edicola dall&#8217;8 </span></span><span style="font-family: courier new; font-size: medium;">luglio </span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #990000;"><span style="font-family: courier new; font-size: medium;">il primo numero</span></span></strong><span style="font-family: courier new; font-size: medium;"><strong><span style="color: #990000;"> del mensile  Alfabeta2</span></strong></span><br />
<span style="font-family: courier new; font-size: medium;"><strong><span style="color: #990000;">rivista d&#8217;intervento  culturale</span></strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium;"><strong>È attivo il sito <a title="alfabeta2.it" href="http://www.alfabeta2.it/" target="_blank">alfabeta2.it</a> </strong></span><span style="font-size: medium;"><br />
</span></p>
<div style="text-align: center;">
<div><span style="font-size: medium;"><strong><span style="color: #351c75;">Attualità, interventi, discussioni</span><br />
</strong></span></div>
<div><strong><span style="font-size: large;"><br />
</span></strong></div>
</div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: x-small;"><br />
</span></div>
<div><a href="https://docs.google.com/a/alfabeta2.it/File?id=dhmnxvmb_7vqpxhvft_b" target="_blank"><img alt="" /></a></p>
<div><span style="font-size: small;"><strong>La  rivista</strong></span></div>
</div>
<div><span style="font-size: x-small;">«Alfabeta» durò dieci  anni, dal 1979 al 1988. Ci pare che il nostro tempo sia contrassegnato  da una nuova emergenza: di segno diametralmente contrapposto a quello di  allora, un’emergenza culturale, antropologica, economica. Dunque  politica. Nel riprendere un filo interrotto così a lungo abbiamo voluto  affrontare la presente navigazione in nome della complessità,  dell’interdisciplinarità, dell’antropologia del presente. Valori  riflessi anche nell’impaginazione della rivista di oggi, che rifiuta di  gerarchizzare argomenti e interventi, scegliendo invece di annodarli con  le immagini di un unico artista in ogni numero. Più alla radice:  mettere di nuovo a disposizione dei lettori un servizio di pronto  intervento culturale, che sappia essere tempestivo nei confronti del  presente – e dunque delle contraddizioni, delle disavventure prossime  venture – non significa altro che scommettere, con ostinazione ed  entusiasmo, sul valore inattuale dell’intelligenza.</span></div>
<div><span style="font-size: x-small;">Perché  il tempo che abbiamo di fronte è sempre un altro: tutto  da inventare.</span></div>
<div><span style="font-size: x-small;"><span id="more-36038"></span><br />
</span></div>
<div><span style="font-size: small;"><strong>Il sito<br />
</strong></span></p>
<div><strong><span style="font-size: small;"><a title="www.alfabeta2.it" href="http://www.alfabeta2.it/" target="_blank">www.alfabeta2.it</a></span></strong></div>
<div><span style="color: #000000;"><span style="font-size: x-small;">Un  laboratorio d’idee, analisi e scritture. Il  sito di <em>Alfabeta2</em> costituisce, rispetto alla rivista, un polo  complementare di discussione e ricerca aperto ai lettori. Sono  consultabili sia articoli della rivista che loro materiali aggiuntivi  (testi, immagini, grafici, link, documenti audio e video), in modo da  permettere percorsi di approfondimento e di elaborazione collettiva  degli argomenti. Il sito propone anche rubriche e testi destinati alla  sola circolazione in rete. Crediamo che la rete sia un luogo di energie  vive e di possibile condivisione tra realtà diverse. Per questo <em>Alfabeta2</em> assume   fin da subito una duplice prospettiva: quella sintetica e formalizzante  della rivista mensile, e quella aperta, grandangolare e rizomatica del  sito, crocevia di esperienze sociali ed esperimenti cognitivi.</span></span></div>
</div>
<div><span style="font-size: small;"><a title="www.alfabeta2.it" href="http://www.alfabeta2.it/" target="_blank"><br />
</a></span></div>
<p style="text-align: center;"><em><span style="font-size: x-small;">INDICE<br />
</span></em></p>
<div><em><span style="font-size: x-small;">Umberto Eco</span></em><strong><em> <span style="font-size: x-small;">Alfabeto  per intellettuali disorganici, </span></em></strong><em><span style="font-size: x-small;">Andrea Cortellessa</span></em><strong><em><span style="font-size: x-small;"> Intellettuali anno Zero</span></em></strong><em><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">, Andrea  Inglese </span></span></em><strong><em><span style="font-size: x-small;">Voci sulla scomparsa  dell’intellettuale, </span></em></strong><em><span style="font-size: x-small;">Augusto Illuminati</span></em><strong><em><span style="font-size: x-small;"> Invictus</span><span style="font-size: x-small;">, </span></em></strong><em><span style="font-size: x-small;">Daniele </span><span style="font-size: x-small;">Giglioli</span></em><strong><em><span style="font-size: x-small;"> L’università assassinata, </span></em></strong><em><span style="font-size: x-small;">Paolo  Fabbri</span></em><strong><em><span style="font-size: x-small;"> Zeroversità, </span></em></strong><em><span style="font-size: x-small;">Peter O. Chotjewitz </span></em><strong><em><span style="font-size: x-small;">Rimpianto  d’Italia</span><span style="font-size: x-small;">, </span></em></strong><em><span style="font-size: x-small;">Silvia  Ballestra </span></em><strong><em><span style="font-size: x-small;">L’industria del libro di  massa, </span></em></strong><em><span style="font-size: x-small;">Giacomo Sartori</span></em><strong><em><span style="font-size: x-small;"> I bambini dei romanzi italiani, </span></em></strong><em><span style="font-size: x-small;">Franco  Buffoni</span></em><strong><em><span style="font-size: x-small;"> Le omertà  vaticane</span><span style="font-size: x-small;">, </span></em></strong><em><span style="font-size: x-small;">G.B.  Zorzoli </span></em><strong><em><span style="font-size: x-small;">Il signor Obama uno e due</span><span style="font-size: x-small;">, </span></em></strong><em><span style="font-size: x-small;">Cesare  Bermani </span></em><strong><em><span style="font-size: x-small;">Storia e revisionismo storico, </span></em></strong><em><span style="font-size: x-small;">Paolo  Bertetto</span></em><strong><em><span style="font-size: x-small;"> Perché il cinema  americano è contemporaneo</span></em></strong><em><span style="font-size: x-small;">, Serge Quadruppani</span></em><strong><em><span style="font-size: x-small;"> Haiti: un  paese globalizzato a morte, </span></em></strong><em><span style="font-size: x-small;">Jannis Kounellis</span></em><strong><em><span style="font-size: x-small;"> La  cultura è  il sangue</span><span style="font-size: x-small;">, </span></em></strong><em><span style="font-size: x-small;">Paul  Virilio </span></em><strong><em><span style="font-size: x-small;">Futurismo dell’istante, </span></em></strong><em><span style="font-size: x-small;">Stefano Chiodi</span></em><strong><em><span style="font-size: x-small;"> Un’opera  d’arte  politica?, </span></em></strong><em><span style="font-size: x-small;">Simone Pieranni</span></em><strong><em><span style="font-size: x-small;">, Se il  Tibet diventa un brand, </span></em></strong><em><span style="font-size: x-small;">Massimo  Ilardi</span></em><strong><em><span style="font-size: x-small;"> Gli spazi striati del consumo, </span></em></strong><em><span style="font-size: x-small;">Federica  Giardini</span></em><strong><em><span style="font-size: x-small;">, L’avvenire della  differenza, </span></em></strong><em><span style="font-size: x-small;">Alberto Burgio</span></em><strong><em><span style="font-size: x-small;"> Migranti:  non è che l’inizio, </span></em></strong><em><span style="font-size: x-small;">Alessandro Robecchi</span></em><strong><em><span style="font-size: x-small;">Il  Mondiale del capitalismo planetario, </span></em></strong><span style="font-size: x-small;"><em>Franco  Cardini</em> </span><strong><span style="font-size: x-small;">Occidente: un’ideologia  disincantata </span></strong><span style="font-size: x-small;"><em>Marino Badiale e Massimo  Bontempelli</em> </span><strong><span style="font-size: x-small;">Civiltà occidentale, </span></strong><span style="font-size: x-small;">Maria Pia Pozzato </span><strong><span style="font-size: x-small;">Le tendenze  culturali dei giovani, </span></strong><span style="font-size: x-small;">Mario Lunetta</span> <strong><span style="font-size: x-small;">Francesco Leonetti, volterriano del Sud, </span></strong><span style="font-size: x-small;">Mario Gamba</span><strong><span style="font-size: x-small;">, Sai che ti  dico? Che agli  intellettuali italiani la musica non interessa per niente, </span></strong><span style="font-size: x-small;">Carlo Formenti</span><strong><span style="font-size: x-small;"> C’era una  volta  «Alfabeta», </span></strong><span style="font-size: x-small;">Edoardo Sanguineti</span><strong><span style="font-size: x-small;"> Un giuoco sociale, </span></strong><span style="font-size: x-small;">Edoardo  Sanguineti</span><strong><span style="font-size: x-small;">, Epistolina per A.B., </span></strong><span style="font-size: x-small;">Niva Lorenzini</span><strong><span style="font-size: x-small;"> In morte di  Edoardo  Sanguineti, </span></strong><span style="font-size: x-small;">Furio Colombo</span><strong><span style="font-size: x-small;"> Voi siete qui</span></strong><span style="font-size: x-small;"><em>, Mario Tronti</em></span><strong><span style="font-size: x-small;"> Il diktat  di Pomigliano<span style="color: #231f20;">igliano.</span></span></strong></div>
<p><span style="font-size: xx-small;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;"><br />
</span></p>
<p><strong><span style="color: #990000;"><span style="font-size: x-small;">Redazione</span></span><span style="font-size: x-small;">: <a title="info@alfabeta2.i" href="mailto:info@alfabeta2.it" target="_blank">info@alfabeta2.it</a><br />
</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #990000;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #990000;">Uffico  Stampa</span>: <a title="ufficiostampa@alfabeta2.it" href="mailto:ufficiostampa@alfabeta2.it" target="_blank">ufficiostampa@alfabeta2.it</a></span><br />
</span></span></strong></p>
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