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	<title>Riviste &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>LA SPORCIZIA DELLA TERRA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2024 06:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[alessandra laini]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Giacomo Sartori</strong> e <strong>Elena Tognoli</strong>  <br />Ci hanno insegnato che la pulizia è molto importante, e che le cose pulite sono inodori e ordinate, ben illuminate, ben geometriche, preferibilmente chiare.  Quindi non c’è molto da stupirsi se la terra, che è tutto il contrario, ci sembra sporca e brutta, e anche poco igienica, infestata da vermi e altri bacherozzi com’è.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong> e <strong>Elena Tognoli</strong></p>
<p style="text-align: left;"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-110728 size-full" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/469295213_905335251709843_952948087751327634_n_rid.jpg" alt="" width="453" height="640" /></p>
<p><em>Quella che segue è l&#8217;introduzione al numero doppio (113-114), dedicato alla terra, e bilingue (italiano-francese), del bimensile <a href="https://www.facebook.com/zeusrivistamutante/?locale=it_IT">Zeus! Rivista Mutante</a>, edito dalla <a href="https://ilcardo.it/">Cooperativa sociale Il Cardo</a> di Edolo (maggiori informazioni sotto il testo)</em></p>
<p style="text-align: left;">Ci hanno insegnato che la pulizia è molto importante, e che le cose pulite sono inodori e ordinate, ben illuminate, ben geometriche, preferibilmente chiare. Prive di batteri e di altri ospiti invisibili potenzialmente molto pericolosi. Lavabili e asciugabili. Quindi non c’è molto da stupirsi se la terra, che è tutto il contrario, ci sembra sporca e brutta, e anche poco igienica, infestata da vermi e altri bacherozzi com’è. Puzzicchia di funghi, come le verdure lasciate troppo tempo in frigorifero, o la biancheria asciugata male, odorino che non associamo alle cose sane e buone. E per di più ci fa pensare ai cimiteri, una ragione di più per starci lontani. Non solo è brutta e sozza e infestata, ma se la fa pure con i morti.</p>
<p>Le piante sono belle, fanno foglie di fogge diversissime, e fiori che spesso hanno incredibili colori e ottimi profumi, per questo le mettiamo nei nostri appartamenti, e andiamo a ammirarle nei giardini e nei boschi. Certo sotto c’è la terra, fin qui ci arrivano tutti, ma ci va bene che resti nascosta: la consideriamo in fondo un male necessario. I poeti parlano spesso dei fiori e delle piante, e anche i pittori li rappresentano in tutte le salse. Nessun poeta ha mai scritto invece una poesia sulla terra o sui lombrichi. La terra non la vediamo, e non sappiamo dire se sta bene o sta male.</p>
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<p><img loading="lazy" class="alignleft size-large wp-image-110765" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeus-113-114_pag8-1-727x1024.jpg" alt="" width="696" height="980" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeus-113-114_pag8-1-727x1024.jpg 727w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeus-113-114_pag8-1-213x300.jpg 213w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeus-113-114_pag8-1-768x1081.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeus-113-114_pag8-1-1091x1536.jpg 1091w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeus-113-114_pag8-1-150x211.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeus-113-114_pag8-1-300x422.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeus-113-114_pag8-1-696x980.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeus-113-114_pag8-1-1068x1504.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeus-113-114_pag8-1-298x420.jpg 298w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeus-113-114_pag8-1.jpg 1245w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
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<p>Quelli che la studiano e certi saputelli ci fanno notare che è fondamentale, perché fa crescere le piante che mangiamo, e le piante che si pappano gli animali che noi mangiamo. Ci fornisce insomma quello che chiamiamo il nostro cibo, anche se al supermercato le verdure arrivano pulite e lucide, senza alcuna traccia terrosa, e spesso anche impacchettate nel cellophane. Fa crescere le carote e le patate e i rapanelli. Ma anche il grano, e quindi il pane e la pasta, e a ben vedere anche le barrette di cioccolato e le merendine confezionate e la maionese in tubetto, anche se qui più il legame appare meno immediato.</p>
<p>Quelli che la studiano ci spiegano che è proprio perché è così ricca di vermi e bacherozzi e bacilli che può fare il suo lavoro, e anzi più ne è piena più è sana e rigogliosa. Accettiamo pure questa spiegazione, anche se sapere le cose con il cervello non è come saperle con la pelle e la pancia, prima di cambiare le sensazioni di pelle e di pancia ce ne vuole. Ma insomma cominciamo a essere meno ostili. Dentro di noi ci diciamo che la terra va sopportata come si sopportano le cose non belle ma che sono utili.</p>
<p>Una volta che abbiamo imparato che la terra è importante, anche se dentro di noi continua a disgustarci, guardiamo con condiscendenza chi ancora non lo sa, e ridiamo se fa lo schizzinoso. Consideriamo dei sempliciotti quelli che dicono che non gli piace, e esprimono quello che in fondo seguitiamo a pensare anche noi. O anche ridiamo di loro. Ridiamo perché vorremmo poterci permettere la loro libertà di pensiero e di parola.</p>
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<p><img loading="lazy" class="alignleft size-large wp-image-110763" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeus-113-114_pag8bis1-727x1024.jpg" alt="" width="696" height="980" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeus-113-114_pag8bis1-727x1024.jpg 727w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeus-113-114_pag8bis1-213x300.jpg 213w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeus-113-114_pag8bis1-768x1081.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeus-113-114_pag8bis1-1091x1536.jpg 1091w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeus-113-114_pag8bis1-150x211.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeus-113-114_pag8bis1-300x422.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeus-113-114_pag8bis1-696x980.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeus-113-114_pag8bis1-1068x1504.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeus-113-114_pag8bis1-298x420.jpg 298w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeus-113-114_pag8bis1.jpg 1245w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
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<p>Nel quadro della nostra residenza artistica a CA’MON<a href="#_edn1" name="_ednref1">[i]</a>, con i redattori di Zeus! e gli utenti della cooperativa sociale Il Cardo abbiamo provato a guardarla e a toccarla e a odorarla. E a disegnarla, che è un modo di avvicinarla e di raccontarla, ognuno a suo modo, visto che siamo tutti molto diversi, e di cominciare a conoscersi. Abbiamo provato a fare come fanno i bambini, i pochi che nei tempi presenti non hanno prevenzioni nei suoi confronti: loro non hanno paura di sporcarsi, anzi si divertono. Prendono nelle loro manine i lombrichi quasi fossero preziosi diamanti, spalancando gli occhi e lanciando gridolini. Abbiamo cercato di fare anche noi così, ben sapendo che noi non eravamo bambini, e che le nostre parole sono schegge di cose già dette ma anche di verità.</p>
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<p><img loading="lazy" class="alignleft size-large wp-image-110764" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeusformicaio-1024x724.jpg" alt="" width="696" height="492" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeusformicaio-1024x724.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeusformicaio-300x212.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeusformicaio-768x543.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeusformicaio-150x106.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeusformicaio-696x492.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeusformicaio-1068x755.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeusformicaio-594x420.jpg 594w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeusformicaio-100x70.jpg 100w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/12/Zeusformicaio.jpg 1500w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
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<p><a href="#_ednref1" name="_edn1">[i] </a>Progetto <em>Terra Alta</em> (Centro CA’MON, Monno, 2023-2024), finanziato dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura</p>
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<p><em><a href="https://www.facebook.com/zeusrivistamutante/?locale=it_IT">Zeus! Rivista Mutante</a> (caporedattore Riccardo Federici, direttore Marco Milzani, grafica Sara Rendina) è una rivista bimestrale edita dalla <a href="https://ilcardo.it/">Cooperativa sociale Il Cardo</a>, di Edolo (Valcamonica). I redattori, che elaborano i testi e le immagini, sono gli utenti della cooperativa. La copertina è in genere l&#8217;opera di un artista invitato (in questo caso Elena Tognoli). Essa si può seguire anche su <a href="https://www.instagram.com/zeusrivistamutante/">Instagram</a> e <a href="https://www.youtube.com/results?search_query=zeus+rivista+mutante">YouTube</a>. Nazione Indiana ha ospitato estratti di alcuni numeri precedenti <a href="https://www.nazioneindiana.com/2018/07/17/erbario-umano/">qui</a> <a href="https://www.nazioneindiana.com/2020/06/16/zeus-al-femminile/">qui</a> e <a href="https://www.nazioneindiana.com/2021/08/03/il-dizionario-di-zeus/">qui</a>. </em><br />
<em>Le tre immagini corrispondono a altrettante pagine del numero doppio in questione.<br />
</em></p>
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		<title>Zeus! è donna</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/06/16/zeus-al-femminile/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2020 12:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[cooperativa Il Cardo]]></category>
		<category><![CDATA[Edolo]]></category>
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		<category><![CDATA[Marco Milzani]]></category>
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					<description><![CDATA[Estratti da Zeus! rivista mutante n°86 &#8211; Edizione quarantena * Compromesso Ho un compromesso da risolvere: quello della vagina. Io odio le donne: sono più consapevoli, sono bisbetiche. Bisogna rassegnarsi. Non le conosco le donne. Le odio, quella che odiavo di più si chiamava Loredana. Mia mamma la amavo, aveva una cipria, la metteva sulla [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Estratti da Zeus! rivista mutante n°86 &#8211; Edizione quarantena *</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Zeus_NI_.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-85245 size-full" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Zeus_NI_-e1592239059258.jpg" alt="" width="400" height="563" /></a></p>
<p><strong>Compromesso</strong><br />
Ho un compromesso da risolvere: quello della vagina. Io odio le donne: sono più consapevoli, sono bisbetiche. Bisogna rassegnarsi. Non le conosco le donne. Le odio, quella che odiavo di più si chiamava Loredana. Mia mamma la amavo, aveva una cipria, la metteva sulla faccia. Io non posso perché sono un uomo. Non posso la gonna, non posso il rossetto: sono un uomo, l’ha deciso il Padreterno.<br />
(Enrico)</p>
<p><strong>I generi, vari e assortiti</strong><br />
In genere ho un buon carattere, in genere vado al bar di sabato. Avevo dei genitori e poi sono morti. Io di genere sono una donna, Tullio è un uomo o anche un ragazzo, può essere chiamato nell’uno o nell’altro modo e non cambia il sesso. Una persona degenere, degenerata, degenerante, di un’altra generazione o della nostra generazione, una persona generosa di un’altra epoca come la Belle Epoque, che era un periodo bellissimo con il Can-can e quei vestiti larghi, molto voluminosi e “sberluccicosi”. Il generale è molto importante in guerra perché deve combattere e vincere, e se non vince non gli danno il premio. A me piacciono i Duran Duran, il loro genere è il pop, a me piace anche il rap. I generi alimentari sono i prodotti che si mangiano e si vendono nei negozi alimentari: io sono golosa e li mangio tutta presa e attratta dal cibo. Il genero è un parente, che non sempre fa piacere vedere ma finché lo vedi vuol dire che è ancora vivo.<br />
(Michela)</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Zeus_NI_3-e1592239108489.jpg"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-85247 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Zeus_NI_3-e1592239108489.jpg" alt="" width="600" height="429" /></a></p>
<p><strong>L’unghie</strong><br />
Unghie: sto mangiando. Metto smalto in estate, in inverno non metto. Mi piace rosso, sui piedi rosso e sulle mani blu. Non vado da estetista, che dici!? Unghie corte, pulite, ordinate e dopo mangio ancora, gusto formaggio.<br />
(Monica)</p>
<p><strong>Se fossi donna</strong><br />
Se fossi donna amerei fare un’altra vita. L’ho sempre immaginato, però una cosa che vorrei è che se fossi donna almeno non disabile. Essere una donna lavoratrice anche solo un part-time in modo da avere una mezza giornata libera. Una volta tornata a casa mi cambierei mettendomi comodi vestiti: leggendo qualche libro o mettendomi al computer. Per i vestiti indosserei jeans, camicette a fiori e sopra la giacchetta, mi sa che non indosserei mai la gonna. Come donna mi immagino magra e alta con capelli lunghi, se fossi donna mi vedrei single.<br />
(Franco)</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Zeus_NI_4-e1592239213190.jpg"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-85248 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Zeus_NI_4-e1592239213190.jpg" alt="" width="600" height="423" /></a></p>
<p><strong>Le mestruazioni di Michela: terminate e io ne sono soddisfatta anche se a volte ho un po’ di mal di pancia</strong><br />
Non mi sono più venute le mestruazioni: sono in menopausa da poco. Anche la Paola, lo dice da tempo , sarà vero? Non sono più la stessa Michela di prima, ho cambiato. Una vera donna che si sente viva e si sente contenta è una donna con le mestruazioni, è più serena. Ogni donna deve averle, se non le hai sei una persona fottuta. Non ne faccio un dramma però, accetto senza problemi questa condizione di persona giovane con speranze reali e irreali ma senza mestruazioni nella quale sono stata catapultata improvvisamente. Dicono che si vive una volta sola e mi sa che è vero, quindi potrei morire da un momento all’altro. Ogni tanto sento dei dolori che partono dalla pancia e salgono fino al seno, dovrei parlarne coi dottori, sarebbe ora! Dovrei fare anche una dieta un po’ più specifica, sono un po’ ingrassata … Non saprei di preciso a chi chiedere consiglio però, di sicuro non chiederei all’Alessandra che pensa sempre e solo a mangiare, forse chiederei ad uno psicologo, sono sicura che può consigliarmi cosa mangiare e cosa non mangiare. Io sono una tipa ottimista comunque e vedo dell’ottimismo anche nel pessimismo e mi rassegno alla vita che viene giorno per giorno.<br />
(Michela)</p>
<p><strong>Pro e contro dell’erezione</strong><br />
La Paola è troppo giovane, secondo me dovrebbe andare in menopausa quando hanno perso lo stimolo sessuale, che cambia da persona a persona, a seconda se l’ha usata tanto o poco, almeno per l’uomo è così. Di menopausa ne avevo già sentito parlare, soprattutto delle scalmane, che provocano alcuni momenti di calore. Secondo me noi uomini abbiamo come un caricatore che dopo un certo numero di colpi si esaurisce. Dipende da come viene presa dall’individuo: c’è chi si è impiccato, come un siciliano che abitava nel palazzo dietro il mio, l’ha fatto davvero, si è impiccato in cantina o così si dice visto che non si sa ancora oggi se è stato davvero un suicidio. Personalmente penso che quando arriverà il mio momento non me la prenderò più di tanto, anche se un po’ dispiaciuto me ne farò una ragione.<br />
(Gianfranco)</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Zeus_NI_2-e1592239307915.jpg"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-85250 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Zeus_NI_2-e1592239307915.jpg" alt="" width="600" height="425" /></a></p>
<p><strong>La donna incinta</strong><br />
Donna gravida, donna incinta: va in un ristorante, tipo a New York, a mangiare una pizza con porcini e grana. E’ gravida, vuole qualcosa: vuole le coccole, vuole mangiare i dolci. Non può fare il lavoro, non può fare le pulizie, non può cadere. Se si arrampica con la pancia rischia di perdere il bambino, è meglio che non salga. Può studiare, disegnare e anche andare in giro con qualcuno. Non può fumare, può bere un pirlo, solo uno però. Quando nasce il bambino lo cullerà e lo chiamerà Andrea.<br />
(Alessandra)</p>
<p><strong>Giulio</strong><br />
Io uomo: macaco. Nome: Giulio, lavoro: Gare con la moto.<br />
Biondo, basso, grasso, sposato con Giulia Mottinelli con bambino piccolino. Battesimo Papa Francesco.<br />
(Giulia)</p>
<hr />
<p><em>* Zeus! é la rivista bimestrale della cooperativa “Il Cardo”. (&#8230;) L’obiettivo principale di questa rivista è quello di mettere su carta le parole degli utenti della cooperativa, per far sì che esse rimangano, che siano una traccia oggettiva dell’esistenza di queste persone. Una volta pubblicata, la rivista crea un ponte comunicativo e diventa fruibile dal mondo esterno. (&#8230;) Il taglio generale della rivista è principalmente ironico (e auto-ironico): a Zeus! interessa raccontare, far riflettere, far ridere attraverso canoni spesso non propriamente convenzionali e che non siano mediati e indirizzati dagli usuali stereotipi che il mondo esterno ha e utilizza per relazionarsi con l’handicap.</em> (Tratto dal sito della <a href="http://www.ilcardo.it/zeus/">cooperativa Il Cardo</a>)</p>
<p><em>[L’abbonamento alla rivista ha la durata di un anno (6 uscite bimestrali) e costa 20 euro. Invii in Italia eall’estero, il costo della spedizione è compreso nel prezzo dell’abbonamento. <a href="http://www.ilcardo.it/attivita/come-abbonarsi-a-zeus/">Qui i dettagli</a>]</em></p>
<p><em>Questo numero avrebbe dovuto uscire uscire in marzo, di qui il tema scelto; le illustrazioni di copertina di Zeus! rivista mutante n°86 sono di <a href="https://www.elenatognoli.eu/">Elena Tognoli</a></em></p>
<p><em>(Nazione Indiana in passato ha ripreso testi e disegni <a href="https://www.nazioneindiana.com/2018/07/17/erbario-umano/">da un altro numero</a> di Zeus!)</em></p>
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		<title>Riviste e poeti a Napoli 1958-1993</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2019/06/10/riviste-e-poeti-a-napoli-1958-1993/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[biagio cepollaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jun 2019 06:30:55 +0000</pubDate>
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<p>di <strong>Giorgio Moio</strong></p>
<p>[<em>Con piacere pubblico una riflessione che anticipa il saggio di Giorgio Moio dal titolo </em>Da «Documento-Sud» a «Oltranza». Tendenze di alcune riviste e poeti a Napoli 1958-1995, <em>in uscita presso Oedipus edizioni</em>.]</p>
<p>Che Napoli sia stato il centro di un lungo dibattito di cultura sperimentale, già a partire dagli anni ’60 – più marcato, se vogliamo, nelle arti figurative (grazie al lavoro del pittore Mario Colucci), e certamente non secondario a quello del resto del mondo occidentale, nonostante uno stagnante e asfittico oscurantismo culturale post-bellico imperante, confuso e a-critico –, è argomento fin troppo noto. Forme sempre più nuove si divulgano negli ambienti culturali  coinvolgendo un po’ tutto il Centro-Meridione che ‒ per dirla con Mario Lunetta ‒ «proverbialmente connotato da pulsioni spudoratamente liriche e trafitto da vettori elegiaco-viscerali, […] ritrova […] le proprie sources illuministiche e si […] ricongiun[<em>ge</em>] (criticamente, dialetticamente) con la grande esperienza futurista e sperimentale» (<em>Poesia: uno sperimentalismo materialistico?</em>, in «Altri Termini», n. 2, terza serie, Napoli, giugno 1985, p. 32)</p>
<p><em>Da «Documento-Sud» a «Oltranza</em>» ripercorre i fatti e i luoghi di questa cultura avanguardistica e sperimentale napoletana, attraverso tendenze e proposte di alcune riviste e poeti, partendo dal 1958 fino al 1995. Questa nuova cultura, che si contrappone a forme provinciali di un neorealismo descrittivo e folcloristico, ridicolo e privatizzato ‒ attività culturali marcatamente medioevali, di consumo, lauristiche ‒ che trovano terreno fertile in alcune riviste, per es. «Nord e Sud», diretta quasi sempre da Francesco Compagna, ma l’elenco è ben nutrito: «Latitudine», diretta da Massimo Caprara; «Sud», diretta da Pasquale Prunas; «Aretusa», diretta da Francesco Flora; «Il Sagittario», «Città», «Delta», «Realtà», «Le Parole e le Idee», tutte riviste che lavorano e si spostano, fino a promettere false speranze, verso soluzioni che promuovono se stesse.</p>
<p>È con la pubblicazione di «Documento &#8211; Sud». Rassegna di arti e di cultura d’avanguardia (ottobre 1959, gennaio 1961) e «Linea Sud» (1963-1967), dirette da Luigi Castellano [<em>detto Luca</em>], artista, critico d’arte, giornalista, arredatore urbano, che si soppiantano, senza mezzi termini, le forme provinciali di un neorealismo descrittivo e folcloristico di cui abbiamo detto. Ma l’imput avviene qualche mese prima, con la promozione nell’ambiente artistico napoletano del “Movimento Arte Nucleare”, grazie alle iniziative del “Gruppo 58”, costituito con un manifesto il 5 agosto 1958 per iniziativa di Mario Colucci, già componente della “Pittura Nucleare”, e di Guido Biasi. Dunque, l’avanguardia napoletana prende il via dai pittori “nucleari”. Il Movimento dei Nucleari nasce a Milano nel 1950, quando Enrico Baj e Sergio Dangelo organizzano una mostra alla “Galleria San Fedele” dal titolo emblematico di “Pittura Nucleare”. La linea che portano avanti è di contrasto con l’idea manieristica dell’arte, per affermare, tra l’altro, la sua irripetibilità: «i Nucleari vogliono abbattere tutti gli “ismi” di una pittura che cade inevitabilmente nell’accademismo, qualunque sia la sua genesi. Essi vogliono e possono reinventare la Pittura. Le forme si disintegrano: le nuove forme dell’uomo sono quelle dell’universo atomico. Le forze sono le cariche elettriche. La bellezza ideale non appartiene più ad una casta di stupidi eroi, né ai robot. Ma coincide con la rappresentazione dell’uomo nucleare e del suo spazio».</p>
<p>A livello nazionale siamo nel bel mezzo di una diatriba tra lo sperimentalismo di Edoardo Sanguineti e il realismo sperimentale di Pier Paolo Pasolini che non lascia indifferente l’ambiente artistico e letterario napoletano. Si mette in campo un certo attivismo politico, in particolare nelle arti visive, ponendosi in posizione polemica nei confronti dell’astrattismo  per una “nuova figurazione”, più semplice, che non trascuri i rapporti con la cultura internazionale, ad esempio con il gruppo “Phases” di Parigi.</p>
<p>Si tenta di superare il vuoto e il deserto presenti, in modo spaventosamente uniforme, sul territorio letterario e artistico: “stabilire il rapporto fra civiltà e miti primordiali” dal quale derivare le immagini. Una proclamata vacuità della storia, un disconoscimento del mondo effimero, nascono su più fronti per mettere in crisi gli strumenti tradizionali ed esistenti, gli spazi poetici delimitati dalla confusione che imbrigliano l’artista e rafforzano il sistema della banalità che li partorisce: si affronta (come mai prima) la volontà di pacificazione che fa del consueto il dialogo col mondo, del consumo il suo credo, l’unica meta di certi “progetti” artistico-letterari. Le forze nuove dell’avanguardia napoletana si dissociano pro-fessando a voce alta una vena provocatoria e trasgressiva in nome di una cultura <em>altra</em>, «nel tentativo “disperato, e forse vano” di essere in qualche modo “alternativi” […] alle ragioni dell’industria del più basso profitto» (F. Cavallo, <em>Editoriale </em>di «Altri Termini», n. 1, IV serie, Napoli, settembre 1990, p. 3).</p>
<p>Il primo nucleo avanguardistico è dato dalla nascita della rivista «Documento-Sud», fondata e diretta dall’infaticabile artista Luigi Castellano, detto Luca, riconosciuto anche fuori Campania, suscitando l’interesse di artisti importanti. Per es. Enrico Baj, con <em>Pop-Napoli</em>, intervento pubblicato in «Marcatrè» (n. 14-15), arriverà a dire che «Documento-Sud» «rappresenta il primo reale documento dell’esistenza di una avanguardia a Napoli», aggiungendo, con <em>Il “paradosso di Napoli”</em>, «il centro più veramente vivo di cultura figurativa che oggi esista in Italia, e può vantare questo suo primato […] da parecchio tempo».</p>
<p>La pittura, dunque, è predominante sulle pagine di «Documento &#8211; Sud», anche se si pubblica, nel primo, terzo e quinto numero, testi  poetici di Sanguineti (<em>Il palombaro e la sua amante</em>; <em>Alphabetum</em>; <em>Opus ethicum</em>), di Marcello Andriani, pseudonimo del pittore Guido Biasi (<em>Il gioco dura poco</em>), di Emilio Villa, poeta e critico d’arte che influenzerà più avanti, non poco gli ambienti culturali  napoletani (<em>il terremoto che affoga nel marsala</em>), di Stelio Maria Martini (a partire dal quarto numero) e una poesia visiva del dadaista Francis Picabia.</p>
<p>«Documento &#8211; Sud» ha un ruolo di fondamentale importanza per la storia della poesia verbovisiva italiana, per l&#8217;interconnessione tra parola e immagine, il recupero del Futurismo che a Napoli ha avuto il suo massimo esponente in Francesco Cangiullo. E non ci pare che si possa attribuire alla casualità la rottura con la “disoccupazione mentale” circolante, che avviene grazie al lavoro sperimentale di un gruppo di pittori, guidati dall’estrosità di Luca, «animatore, organizzatore galvanizzatore di tutte le iniziative locali di allora», come giustamente ha affermato Baj, importante collante tra i “pittori nucleari” di Napoli con quelli internazionali, a «Napoli il figurativo è ovunque, negli “ex voto” argentati a pezzi di membra umane, nell’arte popolare, nelle mascherate, nei cortili barocchi, per le strade, nella fumarola di Pozzuoli e nelle lave del Vesuvio, nelle sagre di Porta Capuana», presentandosi come un «immenso monumento POP» Sprovincializzare e organizzare un nuovo modo di fare cultura diventa quasi un bisogno fisiologico. Si rafforzano i contatti e gli scambi con movimenti italiani ed europei (M.A.C. e C.O.B.R.A., soprattutto), l’entusiasmo di un cambiamento prende il posto del- l’eterno vittimismo, dello stato pietoso e isolato in cui è costretto a vivere l’artista napoletano.</p>
<p>A livello politico l’area di appartenenza è quella del marxismo leninista, anche se è più giusto dire in una forma più estrema che si concretizza, nella maggior parte dei casi, in un’anarchia ragionata, nel senso che il contrasto con la città e i poteri forti che la controllano, avviene all&#8217;interno delle istituzioni.</p>
<p>A livello letterario e poetico, invece, la figura referente, in particolare per i giovani quali, ad es., Luciano Caruso, Felice Piemontese, Giovanni Polara, Emilio Piccolo, etc., è quella di Luigi Incoronato (1920-1967), un comunista nato a Montréal da genitori emigranti, autore di <em>Scala a San Potito</em>. Un romanzo neorealista in cui a fare da sfondo e da protagonista è una Napoli travolta dalla miseria e dalla guerra, con descrizione inimitabile della potenza di quell’umanità terribile che  perse tutto sotto i bombardamenti: la casa e ciò che serviva per vi-vere, come tanti altri trovando rifugio sui pianerottoli  della  grande “Scala a San Potito” che s’inerpica da via Pessina, nei pressi del Museo Archeologico, che, specialmente per i poveri rappresentava un condominio a cielo aperto dove Incoronato, per scrivere il suo libro, per un anno, dopo il lavoro, la sera li andava a trovare, condividendo miseria e sofferenze).</p>
<p>In generale, il bilancio della rivista, dopo cinque numeri, risulterà negativo, giacché lo sforzo prodotto non viene recepito, al di fuori del proprio contesto, dai giovani artisti e poeti napoletani. Pochi seguono le idee di Luca e di Emilio Villa (che da Roma è venuto in soccorso dell’amico) al di qua della barricata, ma è meglio di niente. Intanto si decide di dare più spazio alla poesia non più come fatto sporadico, grazie soprattutto all’interessamento e alla “spinta in avanti” di Villa, col quale si costruiscono le basi per un rifiuto dell’<em>esistente</em>, del prodotto finito, catalogato, per far largo al <em>gesto poietico</em>, alla provvisorietà (strumenti che avranno più tardi terreno fertile in seno al gruppo «Continuum» di Caruso e compagni), in una dimensione temporale del linguaggio, degli incontri umani.</p>
<p>Questa “indifferenza” dei giovani, costringe Luca a chiudere «Documento &#8211; Sud» aggregandole le forze “isolate” dalla precedente “avventura”, in una nuova rivista: «Linea Sud». Ed è proprio con «Linea Sud», comunque, che ha un sottotitolo che è tutto un programma (<em>Nuova rassegna di arte e di cultura d’avanguardia</em>) che i contenuti prettamente letterari avranno un apporto precipuo, «in stretta connessione con le attività romane di Villa e Mario Diacono» (A. Tecce, <em>Immagini, immaginazione e impaginazione</em>). Ma prima è doveroso segnalare la nascita di «Quaderno», una rivista bimestrale curata da Diacono e Martini (con la collaborazione di Villa), che avviene a un anno dalla cessazione di «Documento  &#8211; Sud» e altrettanto dalla nascita di «Linea Sud»: rispetto alle due riviste di Luca, si presenta con un taglio più letterario. Nell’editoriale del primo numero, si evidenzia la linea che assumerà la rivista: «La stampa di questo quaderno non si giustifica tanto dalla novità delle voci che vi si contengono quanto dal fatto che si prendono le mosse dal nostro personale atteggiamento nei riguardi della situazione culturale italiana di oggi. […]. Eccoci intanto al punto: che cosa escludiamo, dunque dal nostro interesse e dalle nostre mire? Escludiamo innanzi tutto, come s’è già detto, e in maniera radicale, l’odierna situazione culturale italiana in ogni suo aspetto e manifestazione, perché avvertiamo chiaramente nei suoi fondamenti il vuoto dell’inettitudine e dell’imbecillità».</p>
<p>Quel periodo è segnato dall’uscita di tre volumi di poesia, tre pilastri della nuova avanguardia italiana, Heurarium di Emilio Villa (1961), <em>Denomisegninatura </em>di Mario Diacono e <em>Schemi</em>, del napoletano Stelio Maria Martini (entrambi nel ’62), la prima plaquette stampata in Italia di poemi-collages (o di poesia visiva), invenzione che Martini “svenderà” in una mostra sulla nuova scrittura allestita alla libreria Guida di Napoli, nel 1964, da egli stesso organizzata, con una mossa alquanto infelice, secondo Caruso, ma anche secondo noi, ossia quella di invitare i novissimi, «con il risultato di essere poi messo da parte e fare la figura del seguace che arriva in ritardo» (L. Caruso, <em>Continuum. Contributi per una storia</em>). Un nuovo linguaggio si affaccia alla finestra del mondo poetico; un linguaggio di segni e composizioni diversificate; sovente artificioso, s’immette nell’orbita del nonsenso per un sabotaggio quasi barocco della forma, delle tante illusioni dell’estetismo. «Linea Sud» esce per la prima volta nel ’63, mutata rispetto a «Documento &#8211; Sud», in quanto i lavori sono meno legati alla vita napoletana, ma ne continua, in qualche modo, il ruolo e l’azione, lo spirito, le scelte, le tematiche, sia pure (come è logico attendersi) con interventi poetici più marcati e mirati, sviluppati intorno a un discorso principale, con gli ultimi tre numeri, «rispettivamente dedicati alla poesia visiva (<em>Poiorama</em>) [<em>che anticipa l’uscita della prima antologia di poesia visiva italiana</em>] alla pittura, alla poesia internazionale» (C. Caserta, <em>La poesia visiva a Napoli</em>, intervista a S. M. Martini, in «Poesia Visiva», vol. I/II, ottobre 1992, p. 39. Dai componenti di «Linea Sud», che si presenta all’incirca con la stessa redazione di «Documento &#8211; Sud» (Martini e Persico; più tardi si aggregano prima Enrico Bugli e poi Luciano Caruso), senza Biasi che nel frattempo si è trasferito a Parigi, si dipartono tutte – ma proprio tutte – le attività poetiche avanguardistiche (lineari e visuali) di quegli anni a Napoli e non, dando vitalità ad una energia  espressiva alchemica, anticonvenzionale, poietica, continuamente re-inventata, che si protrae fino ai primi anni ’70 con il gruppo di «Continuum». In un editoriale, Diacono, uno dei fondatori della rivista, sottolinea che «la scrittura poetica, la scrittura originaria, reclama le libertà di stare per sé e contro, di non-collaborare, di non-comunicare, di essere».</p>
<p>Sia pure non trascurando i problemi del linguaggio e delle poetiche, si preferisce votarsi alle opere, al solo momento creativo, tracciando un itinerario non di uso locale in una città molto legata agli atteggiamenti e agli accadimenti locali: la presentazione della nascente pop-art, il lettrismo, la  poesia spagnola d’avanguardia, etc., la dicono lunga sulla costante apertura plurima a situazioni nazionali e internazionali, anticipando quello che poi avverrà in tutta la penisola. La vena creativa e sperimentale degli eredi di Cangiullo non cede di un passo. La parola si fa segno e diventa scrittura asemantica, con un suo senso a-logico, significante, de- scrivente, de-costruente nel tentativo di uscire dai canoni stereotipati della lingua italiana, dando vita ad un intreccio che rivendica l’impiego dell’immagine nella scrittura, del corpo-materia, della citazione, del paradosso, dell’azzardo, dell’utopia che traccia con le mani i percorsi complessi del pensiero; che utilizza una varietà di materiali, nonostante le pulsioni di un permissivo colonialismo culturale, di patetiche sceneggiate che presentano sempre lo stesso finale, che hanno nei soliti proseguitori di quel neorealismo ridicolo e privatizzato i loro paladini, i quali occupando ruoli di rilievo nella cultura napoletana, impongono il “numero chiuso” con affinità capitalizzanti.</p>
<p>I dibattiti di riflessione teorica sulla poesia e sulla letteratura in genere (meta-letteratura), che pur si sono tenuti in questa città – contrariamente a quanto si possa pensare e credere –, non sono riusciti a contrastare la supremazia di un livello culturale mediocre e restaurativo; secondo Luciano Caruso, uno dei protagonisti più intraprendenti dell’avanguardia a Napoli targata 1960-70 «a livello di massa la richiesta di consumo poetico è stata soddisfatta da divi e cantanti, abilmente spacciati come fenomeno nuovo del nostro tempo, e non certo da improbabili e incredibili “festival di poesia”, pateticamente messi su dai politici in vena di un equivoco “effimero”, vero e proprio equivalente odierno del “festa farina e forca” di triste memoria» (In <em>Centauri, farfalle e, appassionatamente, tutti gli  altri. Indagine sui linguaggi poetici</em>, cat. a c. di A. Santoro e B. Tramontano, Colonnese editore, Napoli, 1986, p. 24. Gli fa eco Stelio M. Martini, puntualizzando un dato di fatto, ossia che «la poesia oggi latitat per popinas, perché l’editoria “maggiore” (ma è l’industria editoriale, cioè la produzione della merce-libro da difendere/diffondere a tutti i costi) presenta […] per forza di cose un “futuro impedito”, mentre l’atteggiamento notarile dei gruppi correnti impedisce l’unificazione intorno al problema vero, che è, davanti alla società spettacolo, il progetto della società dei protagonisti» (Ivi, p. 25).</p>
<p>Accentuato quello che già si sospetta da tempo, e cioè che la cultura napoletana (certa cultura, almeno) ha una spiccata propen-sione a bearsi nel riconoscimento, nell’applausometro, nei lineamenti di una tradizione ormai fuori tempo ma millantata per “nuovo”, istigatrice di false promesse – basti pensare ai mutamenti scaturiti dalla contestazione giovanile del ’68, per rendersi conto dell’esigenza intrinseca di spostare il discorso poetico almeno di una spanna più avanti –, l’éngagément continua a riaffermare un provincialismo presentato come qualcosa di clamoroso su di un terreno culturale abbastanza immobile, la dissoluzione del mondo storico, ovvero il rifiuto del rapporto statico che intercorre tra le cose trattate superficialmente. «… non si tratta di puntare ancora una volta sopra il mito delle origini perdute, contro la storia e le sue colpe, ma di riprendere in mano, con la più matura energia, gli strumenti lessicali che fondano ogni possibile terreno iconico, per ritornare a costituire, nella piena luce della storia e contro tutte le scritture falsificate, i grafici autentici di una vera e consapevole designazione: non si tratta, insomma, di deformare il veduto nel senso dell’incontaminato, ma di informare di significati l’abbecedario ottico delle cose che si offrono, degli oggetti del vissuto» (E. Sanguineti, <em>Per una nuova figurazione</em>, in «Il Verri», n. 12, 1963, p. 99).</p>
<p>Nessuno vuole assumersi i rischi di un mutamento radicale e impegnativo, in questo contesto storicamente deviante, antropologicamente “infettato” da assistenzialismi “tappabocca”, fisiologicamente anchilosato. È questa l’amara realtà, c’è poco da stare allegri: la merce è il solo credo, “l’usa e getta” il suo verbo. E la Letteratura Sperimentale, di fronte all’ipnotismo del vivere quotidiano, più che impassibile sembra latitante o quanto meno ancorata a posizioni transitorie, di substrato, in attesa del grande evento che nessuno propone. E ci pare persino arrendevole di fronte a una specie di multinazionalismo del facile guadagno, l’americanismo del business, a una mentalità clientelare e sperpera, amante delle cose altrui, dei linguaggi apodittici (certamente dire <em>sì</em> e <em>no</em> è più sbrigativo, meno faticoso e senza responsabilità), dei lavori sommari e poco esaustivi. Impassibile o non impassibile, arrendevole o non arrendevole, resta il fatto, per quanto sia dolente, che l’avanguardia a Napoli non riesce a smontare i falsi miti – ossia, i falsi significati –, come pure è successo in altri tempi; avendo fatto il loro tempo, non vogliono lasciarsi “invadere” da modelli riproducibili, né farsi attraversare da una dinamica visione del quotidiano che ha nel binomio frantumazione-ricomposizione il suo principale alimento. E accade che l’affermazione di una ideologia interdisciplinare, una prospettiva non abituale, interrogata e contraddetta in continuazione è relegata ai margini del contesto, sommessamente rimandata, in attesa che il tempo le dia ragione, che si sgonfino le atmosfere piene d’ombre e veleni o si frantumano le voci incantate, orfiche e mistiche.</p>
<p>Tra ripensamenti ed abbandoni (Caruso si trasferisce a Firenze; Villa e Diacono ormai stabilmente a Roma; Sanguineti ha altri interessi; i pittori si dileguano restando alla finestra), l’incunearsi della “linea lombarda” viene contrastata dalla rivista «Uomini e Idee», fondata e diretta da Corrado Piancastelli. Si ripristina sul territorio le tematiche di un nuovo modo di fare letteratura, di un metodo di critica, verso un’area gradatamente “off”, attenta al dibattito sul “nuovo” che si stava affermando un po’ in tutta la penisola (dibattito già largamente ripreso negli ultimi convegni di La Spezia [1966] e di Fano [1967] del <em>Gruppo 63</em> e dalle vecchie e nuove riviste alternative: «Il Verri», «Marcatrè», «Quindici», «Carte Segrete»… Ormai in «Uomini e Idee» si respira aria nuova, pur mantenendo interessanti dibattiti relativi al rapporto tra avanguardia e tradizione e la stessa redazione iniziale (Giorgio Bàrberi Squarotti, Pietro Aldo Buttitta, Piero Chiara, Enrico Crispolti, Giuliano Gramigna, Alberto Mario Moriconi, Adriano Spatola e un giovane segretario: Luciano Caruso), colloquiando con la realtà (non nell’accezione zdanovistica del termine) che dev’essere senza mistificazioni, dove il rapporto arte-vita si situi al centro della poesia portatrice di un’utopia del nuovo, tenta di arginare la catastrofe dell’onda lunga della “linea lombarda”.</p>
<p>Diviene (e non solo per questo l’organo di stampa del gruppo di «Continuum», foglio a redazione collettiva), terreno fertile per un cambiamento del ripetibile e dell’esistente che verrà poi sviluppato proprio sulle pagine di «Continuum», la punta più avanzata dell’avanguardia a Napoli. A proposito di «Continuum», tutta la sua azione si iscrive nel netto rifiuto dell’ufficialità per aprirsi a un realismo non volgare. Agli epigoni di una letteratura effimera, di poetiche fanciulline di ritorno, si preferisce il fuori dall’autobiografia e dalla cronaca, ovvero dal luogo comune (il mondo) che ha deteriorato l’oggetto estetico: non resta che il gesto mentale rivolto a negare i ruoli, gli specifici, gli spazi delimitati della poesia o come funzione del sistema.</p>
<p>Grazie soprattutto all’impegno e alle proposte di Caruso, che le darà definitivamente la propria impronta (con la stessa intelligenza con cui anima quasi contemporaneamente i neonati fogli di «Continuum»), a partire dal n. 13, con l’antologia <em>Il gesto poetico. Antologia della nuova poesia d’avanguardia</em> (post-novissima) che ospita situazioni e poeti trascurati dalla neoavanguardia, si prendono decisamente le distanze da una falsa avanguardia dei <em>novissimi </em>(più precisamente dalla loro professata volontà di inserirsi nel potere economico dell’industria culturale, di scendere a patti con l’<em>establishment</em>), da un giacobismo “perbene” e da un’estetica tradizionale, posizione raggiungibile solo – appropriandoci di una espressione di Caruso – attraverso la proposta di una poesia totale, di “una lucida vocazione del fallimento”: «La nuova poesia in Italia, superate le forme sperimentali e di lavoro sul verbo come fenomeno esclusivo delle conventicole neoavanguardistiche, ha iniziato un processo di poesia totale: questo processo di poesia totale non ha una fine o una scadenza prevedibile (certo aspira a ridursi a semplice operazione di svecchiamento delle strutture della letteratura dominante) si nega recisamente come poesia (anzi cerca il nuovo mentale negando se stessa) – per giungere ad una zona o stadio di possibili mezzi che ha l’uomo: anche il gesto di una mano è una scrittura comunicabile» (<em>La poesia come gest’azione mentale).</em></p>
<p>Sul piano operativo e della realizzazione «tutto doveva essere ricondotto ad un unico tempo; dal momento che il lavoro individuale, quando c’è stato, da parte di ciascuno, aveva cominciato a proporsi come <em>inseribile</em>, che avrebbe cioè avuto un senso soltanto se inserito e compenetrato nel lavoro di altri individui. Il processo della produzione, in tal modo, ha permesso di superare immediatamente ogni nozione di autore e di opera, per identificarsi sempre più con l’azione stessa» (L. Caruso, <em>Contributi per una storia dei gruppi culturali a Napoli (1958-80).</em> Il <em>fuori</em>, dunque, è la coordinata asintotica di lettura di «Continuum», e non è altro che una posizione <em>periferica</em>, di clandestinità e di fallimentarità – una lucida vocazione al fallimento, dirà Caruso –, un furore utopico eversivo degli schemi, in quanto <em>l’esistente (la città) non è necessario</em>, dove l’artista si sente come un <em>separato </em>in casa. Fallimento come unica alternativa? Pare proprio di sì, rifiuto di «quella parte dell’uomo che è ragione. Ma il problema è anche di produrre cose che sia impossibile affidare all’industria. Se tutto ciò è utopia, non è detto che l’utopia non sia molto più lucida della ragione» (Aa. Vv., <em>L’eternità commestibile</em>, in «Uomini e Idee», n. 15-17, 1968).</p>
<p>Dopo il ’68 le riviste letterarie subiscono un netto ridimensionamento, una riduzione di attività accentuata dalla cessazione di «Quindici», fondata e diretta da Alfredo Giuliani e successivamente da Nanni Balestrini, uno dei più importanti periodici nell’ambito della ricerca e dell’impegno culturale, nemico del provincialismo, dell’<em>establishment </em>culturale, delle arretratezze del mondo accademico e del riaffermarsi dell’éngagément, ossia del fare politico fuso con quello poetico, che resta il motivo principale della sua scomparsa. Se «Uomini e Idee» tenta di frenare l’affermazione della “linea lombarda, negli anni ’70, l’«incertezza di poetiche e di elaborazione», l’invenzione “di un altro spazio poetico” ritrova una sua dimensione con «Altri Termini», rivista quadrimestrale di quaderni internazionali di letteratura (come cita il sottotitolo) fondata e diretta, a partire dal 1972, da Franco Cavallo, con il contributo di Felice Piemontese. Al pari di «Tam Tam» (rivista anch’essa nata nel ’72, fondata e diretta da Adriano Spatola e Giulia Niccolai), si riappropria – è il caso di dire – esclusivamente del “fare poetico”, attaccando la restaurazione e la “morte dell’arte”, ridando «più spazio (o, se vogliamo, più “verità”) a una storia della poesia fatta dalla poesia stessa, in una sua autonoma elaborazione di dati e di notizie» (A. Spatola, introd. a <em>La ricerca della poesia. Poeti italiani degli ultimi anni</em>, a c. dello stesso, in «La Battana», s.q.i., p. 37).</p>
<p>«Altri Termini» interviene «dove più bassa è la tensione, proponendo discussioni di carattere teorico sulle poetiche e sul fare poesia» (M. D’Ambrosio) su un modo «veramente nuovo di concepire il lavoro letterario» (F. Cavallo, <em>Applicando il concetto di violenza</em>, in «Altri Termini», n. 3, Napoli, maggio 1973, p. 5). E dimostra un bel coraggio andando controcorrente,  in un periodo di abbandono delle ideologie, in quanto «[<em>i</em>]deologie e progetti letterari oggi è difficile metterne in piedi. Bisognerebbe credere nelle storie letterarie, nelle posizioni di punta o nelle battaglie delle idee» (A. Berardinelli, <em>Effetti di deriva</em>, introd. a <em>Il pubblico della poesia</em>, a c. dello stesso e di Franco Cordelli, Lerici, Cosenza, 1975, p. 9). Sin dai primi fascicoli la rivista di Cavallo riscopre nelle avanguardie storiche, e in modo particolare nel surrealismo, nella sua più vitale lezione, le istanze per una letteratura di ricerca, un’utopia del “nuovo”. Si tratta di un <em>carrefour </em>dove coesistono diverse esperienze sperimentali, con diversi denominatori culturali ed estetici, nel tentativo di arginare la “parola innamorata”, anticipatrice di un invertebrato postmoderno letterario.</p>
<p>«Altri Termini», dunque, a sentire i critici addentrati, trova subito la collocazione giusta, ponendosi in contrasto con la <em>disoccupazione mentale</em> e il “fuori” di «Continuum»: si svela e si denuncia, nel discorso del quotidiano, la condizione disperata di una scrittura bisognosa di apporto critico e penetrante, di un fare poetico «che presupp[<em>onga</em>] una <em>materialità </em>della scrittura» (M. Lunetta, <em>Introd</em>. a <em>Poesia italiana oggi</em>, a c. dello stesso, Newton Compton, Roma, 1981, p. 10). Ma ben presto l’aria che si respira è poco ossigenata; l’inquinamento lassativo e arrivista sembra inquinare un po’ tutti all’interno della rivista. I “distacchi culturali”, ossia le “incomprensioni” tra alcuni sodali incominciano sin dagli esordi. È il momento di marcare definitivamente la linea di condotta, di votarsi ad una nuova richiesta di poesia da ascriversi in un’autonomia di pensiero come nodo centrale che tenga fuori campo la contaminazione del “politico”, del mercato più vieto, sia pure prendendo atto della loro forza prorompente, contravvenendo a quanto stava accadendo, ossia a quella letteratura di consumo – nonché all’idea accademica dell’arte in genere – che sarà sempre attaccata dalla rivista.</p>
<p>In particolare, «Altri Termini» punta alla «elaborazione di uno spazio possibilmente alternativo rispetto a quello esistente» (F. Cavallo, <em>Spazio</em>, in «Altri Termini», n. 1, Napoli, maggio 1972, p. 11) attaccando coloro che fanno uso di una prosa da burocrati della repressione. Non si vuole più cedere «alla facile tentazione di un settarismo di maniera che, con il falso obiettivo della distruzione del museo e dell’accademia, in realtà mira proprio a questo: al museo e all’accademia» (ibid.); né a una falsa concezione del “nuovo”, simpatizzando coi grandi “messaggi” del Novecento, ma permettendo anche, con <em>La regressione estetica</em> di Antonio Testa, l’erosione di essi, compreso quel surrealismo che nutre, in qualche maniera, il nucleo centrale del discorso letterario della rivista di Cavallo che, tra cessioni e riprese arriverà fino agli inizi degli anni ’90 con la quarta e ultima serie.</p>
<p>Si arriva agli anni ’80, ad una letteratura “alternativa” si lancia dal ponte dell’avanguardia contro il postmoderno, configurandosi, anzi, continuando una presa di posizione contro il dominante “consumo lirico” e un’alterità proprie dell’avanguardia, una “contraddizione” che si è soliti definire «valorizzazione delle valenze ironiche, polemiche, dissacranti, autocritiche della scrittura, impegnata ad analizzare e ad oggettivare se stessa nonché a mettere in crisi il codice predeterminato dei suoi valori effettivi, sentimentali, autobiografici» (M. Lunetta, <em>Un’allegria straziata dal dolore</em>, co-introduz. a <em>Poesia italiana della contraddizione. L’avanguardia dei nostri anni</em>, antol. a cura dello stesso e di F. Cavallo, Newton Compton, Roma, 1989, p. 23).</p>
<p>Se gli anni settanta hanno sentenziato una totale trascuratezza nei confronti di una “letteratura alternativa” e antagonista per far posto agli intrallazzi più vieti, a un narcisistico individualismo e ad una conservazione/restaurazione dell’immobilità, gli anni ottanta hanno rigenerato il gusto del qualunquismo e “personalizzato” di fare letteratura. Dominio facile di ipnotizzatori televisivi, del demo-craxismo, della categoria del postmoderno, si è cercato di azzerare tutto in nome del dio danaro, di pacificare le azioni (le poche azioni degne di tale nome), un mutamento antropologico che ha colpito un po’ tutti. «Indubbiamente, in questi anni cosiddetti postmoderni l’idea stessa di conflitto sembra decaduta definitivamente (non già che i conflitti siano venuti meno; è venuta meno la prospettiva culturale e politica che sapeva riconoscerli). L’assenza di profondità, l’indebolimento della storicità, il nichilismo morbido dominanti hanno avuto anche questa conseguenza» (R. Luperini, <em>Sì, siamo tendenziosi</em>, in «Il Mattino &#8211; Libri &amp; Arte  n. 150», Napoli, 20 giugno 1989, pag. I). Insomma, gli anni ottanta, rifiutando le aggregazioni – importanti e vitali negli anni sessanta/settanta – hanno decretato una montagna di spazzatura, un appiattimento in un <em>post </em>dove «un po’ tutti vi sono proiettati e però non si sa ancora bene cosa sia» (G. Picone, <em>Vedi alla voce post</em>, intervista a Edoardo Sanguineti, in «Il Mattino &#8211; Libri &amp; Arte, n. 172», Napoli, 2 gennaio 1990, p. 15).</p>
<p>Qualche accenno a uscire dall’anonimato, dalla solitudine viene dai <em>festivals</em>, che nei primi anni hanno una valenza importante e indispensabile, una forte aggregazione militante. E per un breve periodo ritorna il <em>gesto poetico</em> (o la nostalgia del <em>gesto poi/etico</em>), attraverso la voce del corpo, la <em>performance</em>. Nel discorrere alcune manifestazioni pubbliche tra le più importanti degli anni recenti (alcune serate di lettura poetica sulle terrazze di Castel dell’Ovo; una mostra di riviste napoletane d’avanguardia operanti negli anni sessanta e settanta, tra gli scenari <em>liberty </em>di Villa Pignatelli; un seminario sugli ultimi trent’anni di ricerca letteraria in Italia, nel superbo Castel Sant’Elmo, etc.) ci si rende conto della necessità di un ibridismo fluttuante, in grado di approfondire (creativamente) il carattere problematico del quotidiano, le ragioni profonde di una commistione di matrici diverse, in luoghi a volte angusti e umidi, dove le proposte non hanno bisogno di un’occasione particolare per poter esistere: lontano dai vettori dell’<em>ossequio</em>, delle antinomie, c’è la possibilità, in larga misura inesplicata, di concrescere, di scartare anche il più innocuo degli epigoni, la più temeraria delle omologazioni.</p>
<p>Queste manifestazioni si sintonizzano sulla stessa lunghezza d’onda, alimentate da una scrittura dell’<em>hasard</em>, produttrice di quella cultura innovativa che Napoli ha sempre cullato, «l’unico luogo d’Italia dove le posizioni poetiche avanguar-distiche hanno resistito» (R. Pennarola, <em>Dietro la poesia, tutto</em>, intervista a Romano Luperini, in «La voce della Campania», Napoli, novembre 1988), mentre in altri luoghi, quasi a contatto di gomito, una digressione da essa, per il predominio e la tutela di una scrittura d’illusioni, di messaggi ipnotici, continua a mietere vittime, ad annoiare con seminari accademici e un’editoria effimera. Il qualunquismo e i primi sentori di un postmoderno caotico mietono le prime vittime nella Napoli delle riviste letterarie: «ES.», una delle riviste più importanti del suo periodo, fondata nel 1974 da Sergio Lambiase e da Gian Battista Nazzaro, ma praticamente diretta da Glauco Viazzi, la mente pensante della rivista, all’inizio degli anni ’80 è costretta a cessare le pubblicazioni, anche se altre saranno le concause di tale decisione.</p>
<p>In realtà è un periodo, quello dell’inizio anni ’80 che, più che la mancanza di linguaggi appropriati da schierare coraggiosamente contro ogni idea conservatrice dell’arte, mancano gli strumenti idonei. Ad esempio, una grossa casa editrice, l’appoggio dei mass-media, e non ultima, una distribuzione capillare su tutto il territorio nazionale. Di conseguenza, l’emarginazione diventa di primaria importanza, l’unico pretesto per poter esister in cui altre riviste nascono e muoiono nel giro di pochi anni. I tempi che dovrebbero accoglierle sono strani e caotici. È in questo contesto che nascono «Terra del Fuoco», «Baldus» e «Oltranza», tre riviste di ricerca letteraria.</p>
<p>La più attenta a nuove proposte, passando da una poesia verbovisuale a un linguaggio materialistico, è «Terra del Fuoco» (aprile 1985), diretta da Carmine Lubrano, ma praticamente guidata dalle esperienze di Mimmo Grasso e Umberto Attardi, contribuisce in modo non trascurabile. La peculiarità di questa rivista è il confronto che di numero in numero si alimenta tra le più svariate discipline linguistiche e artistiche (la poesia lineare e visuale, la fotografia, la pittura), nonché lo studio dell’evolversi di altre culture. Intanto l’ondata di un’<em>ipotesi di scrittura materialistica</em>, sperimentale o contraddittoria che dir si voglia, ormai è pratica consolidata tra una certa area culturale napoletana. «Terra del Fuoco», che delle situazioni circostanti è stata sempre attenta osservatrice, ospita, sul numero 15-16-17, un manifesto del gruppo di «Quaderni di Critica», <em>Allegoria e Antagonismo</em>, che ripropone, appunto, un’ipotesi di scrittura materialistica, iperbole propulsiva dell’allegoria benjaminiana.</p>
<p>Il dualismo in questione è innanzitutto una polemica tra i «Quaderni di Critica» e la redazione di «Baldus» (rivista semestrale di letteratura nata nel 1990, edita dall’editore Pellicani di Roma e redatta da Mariano Baino, Biagio Cepollaro e Lello Voce, tre giovani napoletani provenienti da «Altri Termini», la rivista fondata e diretta da Franco Cavallo), accesasi all’indomani della critica rivolta, attraverso il secondo fascicolo di «Baldus», al volume <em>Gruppo 93. La recente avventura del dibattito teorico-letterario in Italia</em> (a cura di Filippo Bettini e Francesco Muzzioli, Piero Manni, Lecce, 1990). Al libro in questione si contesta innanzitutto un uso fazioso e discriminante dell’allegoria, «di sovrapporre la loro teoria a quella dei poeti (soffocando le voci [<em>si pensa</em>] di questi ultimi in nome del loro personale punto di vista e […] di sfruttare il richiamo alla nuova generazione per fini poco chiari di auto-propaganda pubblicitaria e di promozione del libro» (F. Bettini, <em>Ancora sul “Gruppo 93”</em>:&#8230;, ivi, p. 16)</p>
<p>Ciò che s’imputa a «Baldus», invece, è di aver propugnato un postmodernismo critico inesistente e di maniera, tendenzioso e maligno, una formuletta per stare sia con gli uni sia con gli altri, una «miseria ideale di chi si è limitato a dichiarare le proprie improbabili ragioni di estraneità al fenomeno dell’avanguardia, senza fornire ulteriori e più convincenti spiegazioni dei motivi effettivi del proprio “sperimentare”» (F. Bettini, M. Carlino, A. Mastropasqua, F. Muzzioli, G. Patrizi, <em>Allegoria e Antagonismo</em>, in «Terra del Fuoco», n. 15-16-17, cit., p. 8).</p>
<p>Noi che siamo comunque per l’avanguardia, per una scrittura intraverbale, sperimentale, contraddittoria e antagonista, lontana dall’arcadia del postmoderno, non sappiamo proprio che dire di queste scaramucce tra persone destinate comunque a soccombere di fronte a una realtà tragica, che farebbero bene a unire le armi (ed affilarle!, sì, affilarle!) contro il dilagare della stupidità poetica. Ancora una volta, al centro del dibattito letterario c’è il postmoderno, la sua conclamata tendenziosità all’assoluto e alla poca disponibilità nell’affrontare le espressioni “reali” della vita. Ancora una volta le scaramucce perdono di vista il vero motivo del fare poetico.</p>
<p>Si parte col denunciare l’area «neo-orfica o innamorata, in quanto portatrice di istanze teoriche restaurative» (F. Cavallo, pref. a <em>Coscienza &amp; Evanescenza. Antologia di poeti degli anni Ottanta</em>, a c. dello stesso, S.E.N., Napoli, 1986, p. 12), col spostare il baricentro verso un’area culturale «intesa a rifiutare l’esistente, a trasgredire l’autorità del <em>già dato</em> e a smascherare, senza tregua, le false apparenze della società contemporanea» (F. Bettini, <em>Proposte innovative contro la “restaurazione” degli anni ’70</em>, in Aa. Vv., <em>Letteratura degli anni Ottanta</em>, a c. di F. Bettini, M. Lunetta e F. Muzzioli, Bastogi, Foggia, 1985, p. 21). Si avalla, raccogliendo una parte del “Gruppo ’93”, oltre che una scrittura materialistica, l’uso dell’allegoria, di quell’allegoria ridefinita da Benjamin, nonché l’uso del realismo allegorico sanguinetiano, per una scrittura oggettuale, e si ribadisce la lotta all’ideologia del postmoderno, del poetese.</p>
<p>Con gli anni Novanta la scrittura – specie quella poetica – viaggia nel misterioso, nell’effimero intimismo, con un’etichetta mitologica e ipnotica, frenata da un vissuto di tipo “usa e getta”. «Manca nelle riviste che oggi si occupano di poesia – dirà il compianto Luciano Caruso – ma anche spesso nelle altre, un nucleo di idee, un progetto lucidamente perseguito di messa in discussione del mondo sia pure <em>sub specie aestheticitatis</em>, che riteniamo sia stata la lezione più autentica che la poesia moderna ci ha dato almeno da cento anni a questa parte. Dopo i professionisti in poesia moderna sono venuti i professorini in poesia moderna, così invece di andare oltre, vincere e superare il limite dell’esistente, che era stata l’unica indicazione possibile venuta dalla sperimentazione abortita degli ultimi decenni, si è definitivamente perduta la capacità e la propensione al dispendio che è propria della poesia» (L. Caruso, <em>La poesia nelle riviste d’oggi</em>, in «Terra del Fuoco», n. 5-6, s.d., p. 58). Che strazio, dunque, gli anni Novanta! Col ritorno all’antico, ci si privatizza in gruppuscoli/riviste, in piccoli clan, per cui alla sperimentazione, all’avanguardia, alla letteratura in genere, si dà un senso casalingo amichevole rasserenante, inspiegabilmente a/sacrificale. Pertanto non si riesce ad annullare la distanza che ci separa dall’indispensabile azione poi/etica, da una quotidianità consacrata e riverente, in nome del dio denaro, del più basso e vieto profitto. Dispiace solo dover annotare, man mano che s’indaghi in questa babele di riviste, la morte di alcune davvero interessanti o almeno con una progettualità “non comune”. Dunque, questi sono gli anni in cui una rivista progettuale è destinata a cedere il passo. E allora non può meravigliarci più di tanto se una rivista, ad es., come «Plural», diretta da Enrico D’Angelo e Gabriele Frasca, che nello spingersi ben al di là delle apparenze, proponendo tra l’altro incursioni largamente argomentate nella letteratura araba, quasi del tutto ignorata dai grandi circuiti editoriali napoletani e no, dà qualcosa  di diverso a un ambiente stantio e disattento alla novità, è costretta a sospendere le pubblicazioni.</p>
<p>Stessa sorte tocca, ma per motivi diversi, all’ultima rivista di cui ci occupiamo in queste nostre puntate, «Oltranza», diretta da Ciro Vitiello e pubblicata da Alfredo Guida editore. Nonostante vanti in redazione elementi che hanno fatto la storia della letteratura degli ultimi tempi, non solo napoletana (Franco Capasso, Carlo Felice Colucci, Stelio Maria Martini, Gian Battista Nazzaro, Antonio Spagnuolo), sostenuti da una propulsione di “giovani ” poeti (Alessandro Carandente, Wanda Marasco, Giorgio Moio, Marisa Papa Ruggiero), non è andata al di là della pubblicazione di tre numeri. Con una redazione composta da molte “prime donne” e diversificata dalle origini antitetiche di alcuni, spesso conflittuali, non si poteva certo andare lontano. Tutti “professori” e “professorini” di lettere! Direbbe il mio amico Caruso. Sottace una specie di regola non scritta in seno alla redazione: si attende che l’altro faccia le cose anche per te, un modo di pensare non distante dall’andamento che circola in città, un’inerzia che alimenta un accumulo di problemi, soprattutto sociali, di cui oggi siamo costretti ad affrontare in continuo stato di allerta. Se poi ci aggiungiamo un direttore presenzialista, egocentrico, il quadro fallimentare è bello che delineato. Eppure le promesse e le dichiarazioni, sin da subito si presentano lusinghiere e speranzose: «il terreno dell’avanguardia ci alimenta ancora fecondamente […] [,] il nostro sguardo è desideroso di spaziare oltre i limiti dove i tempi ci comprendono, dove i deserti ci attirano, dove altri sguardi ci lusingano» (C. Vitiello, <em>Editoriale</em>, in «Oltranza», n. 1, Alfredo Guida Editore, Napoli, marzo 1993, p. 3). Solo che lo sguardo pur desideroso di spaziare oltre i limiti, resta solo un desiderio che non riesce a comprendere il tempo in cui vive.</p>
<p>Per il resto vi rimandiamo alla lettura del libro e ai testi poetici dei poeti ospitati: Mario Diacono, Stelio Maria Martini, Luciano Caruso, Leonardo Sinisgalli, Felice Piemontese, Franco Cavallo, Raffaele Perrotta, Franco Capasso, Eugenio Lucrezi, Corrado Costa, Tommaso Ottonieri, Gabriele Frasca, Biagio Cepollaro, Lello Voce, Mariano Baino, Costanzo Ioni, Anna Santoro, Pasquale Della Ragione, Carmine Lubrano, Ferruccio Palma, Michele Sovente, Pablo Visconti, Luigia Sorrentino, Rina Li Vigni Galli, Maria Arfè, Ferdinando Grossetti, Lucia Dell’Anno, Oretta De Marianis, Mario Lunetta, Marisa Di Iorio, Antonio Spagnuolo, Ariele D’Ambrosio, Salvatore Di Natale, Carlo Bugli, Raffaele Piazza, Ugo Piscopo, Orazio Faraone, Wanda Marasco, Marisa Papa Ruggiero, Ciro Vitiello.</p>
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		<title>ERBARIO UMANO (un numero di &#8220;Zeus!&#8221;)</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2018/07/17/erbario-umano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jul 2018 05:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[cooperativa Il Cardo]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità; erbario]]></category>
		<category><![CDATA[Edolo]]></category>
		<category><![CDATA[illutrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Milzani]]></category>
		<category><![CDATA[Riviste]]></category>
		<category><![CDATA[Sara Donati]]></category>
		<category><![CDATA[zeus]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Differenze tra piante e persone Ce ne sono tante di differenze tra piante e persone: le piante non hanno capelli e le persone sì, corti o lunghi. Le piante hanno fiori molto belli e profumati e le persone non hanno fiori né foglie. Ci sono piante estive [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p16.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-74815" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p16-271x300.jpg" alt="" width="271" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p16-271x300.jpg 271w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p16-768x851.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p16-250x277.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p16-200x222.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p16-160x177.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p16.jpg 800w" sizes="(max-width: 271px) 100vw, 271px" /></a></p>
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<p><em><strong>Differenze tra piante e persone</strong></em><br />
Ce ne sono tante di differenze tra piante e persone: le<br />
piante non hanno capelli e le persone sì, corti o lunghi.<br />
Le piante hanno fiori molto belli e profumati e le persone<br />
non hanno fiori né foglie. Ci sono piante estive e piante<br />
autunnali, invece le persone cambiano carattere a seconda<br />
del tempo, sono un po’ lunatiche insomma. Per nutrirsi i fiori<br />
hanno le terra per piantare le radici, noi invece abbiamo le<br />
radici ma nei denti. Ci sono momenti che l’uomo fa male alla<br />
pianta, invece la pianta è innocua: di differenza ce n’è<br />
tanta. Se io mi immagino di essere una pianta, ad esempio<br />
una pianta di pesche, avrei bisogno di meno attenzioni che<br />
una persona, la pianta è più autonoma.<span id="more-74682"></span></p>
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<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p27.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-74820" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p27.jpg" alt="" width="400" height="442" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p27.jpg 800w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p27-272x300.jpg 272w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p27-768x848.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p27-250x276.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p27-200x221.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p27-160x177.jpg 160w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
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<p><strong>Radici</strong></p>
<p>Le radici sono tante e intrecciate tutte insieme possono essere larghe e lunghe,<br />
tante e tante decine e migliaia di radici nel mondo. Sono in terra, se scavi le<br />
trovi. Servono per tenere in piedi e far star bene le piante.<br />
Rovinano i marciapiedi, sono mezzo di sostentamento, sono ornamento, tengono in<br />
equilibrio la pianta. Sono la memoria, sono il passato. Le mie radici sono nel<br />
bosco, sotto i piedi le scarpe da ginnastica. Ho le radici nella testa: radici dei<br />
capelli.</p>
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<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p18.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-74817" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p18-550x1024.jpg" alt="" width="400" height="745" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p18-550x1024.jpg 550w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p18-161x300.jpg 161w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p18-768x1430.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p18-250x466.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p18-200x373.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p18-160x298.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p18.jpg 800w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
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<p><strong>Centinaia e centinaia di alberi nei boschi</strong><br />
Alberi ce ne sono da tutte le parti, un mucchio di migliaia e migliaia di boschi<br />
di alberi e ce ne sono sempre e tagliarli sarebbe un peccato. Sono belli e belli<br />
alti come la primavera, l’estate, l’inverno e l’autunno. Le piante e le stagioni<br />
sono collegate e se le stagioni cambiano le piante cambiano e se le stagioni non<br />
cambiano non cambiano le piante e ci si trova pentiti. Le piante quando muiono<br />
diventano secche e diventano brutte, poi marciscono e fanno schifo, poi quello che<br />
resta o vola via o finisce nella terra. Se le piante si muovono perdono la simmetria<br />
del tempo e dopo è come la natura umana, che è tipo il malessere di stare in piedi<br />
e arrangiarsi da soli.</p>
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<p><strong>GARIA OCULATA</strong></p>
<p><strong>Caratteristiche della pianta</strong><br />
Albero abbastanza imponente e massiccio, rami grossi e piccoli, le foglie variano<br />
un po’: sono un po’ piccole e un po’ grandi ma in genere sono grandi. Albero<br />
movimentato con voglia di emergere, è un albero rigoglioso che va bagnato ogni<br />
tanto per mantenerlo in vita. Lento nello sviluppo e nella riproduzione, il seme<br />
fa più fatica degli altri a raggiungere il terreno.</p>
<p><strong>Fioritura</strong><br />
Il fiore appare di un bellissimo colore blu, sembra un bulbo oculare ed è il fiore<br />
all’occhiello della pianta, viene usato per fare le decorazioni di natale ed ha un<br />
effetto afrodisiaco: se lo annusi ti innamori, anche se l’effetto è momentaneo e<br />
prima o poi svanisce, però il fiore abbaglia l’occhio</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p17.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-74816" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p17-593x1024.jpg" alt="" width="400" height="691" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p17-593x1024.jpg 593w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p17-174x300.jpg 174w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p17-768x1327.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p17-250x432.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p17-200x346.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p17-160x276.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p17.jpg 800w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
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<p><strong>ICEBERGA MOIRANTE</strong></p>
<p><strong>Caratteristiche della pianta</strong><br />
L’Iceberga moirante si chiama così perché ha le radici pù lunghe della pianta stessa: radici robuste, anche solide e compatte. Cresce in autunno e muore in inverno, ha un ciclo di vita breve ma lei non si lamenta. Fa fiori ma pochi, fiori piccoli, selvatici, di varie forme (a triangolo, a cerchio, a forma di leopardo). E’ molto sensibile, come le persone: se la offendi si sente male e cerca di scansarsi ma non riesce perché le sue radici sono troppo robuste. Le piacerebbe staccarsi dal<br />
terreno e mettersi da un’altra parte con delle nuove radici ma non può, però almeno non si dispera e se ne fa una ragione.</p>
<p><strong>Semi</strong><br />
Il fiore appare di un bellissimo colore blu, sembra un bulbo oculare ed è il fiore<br />
all’occhiello della pianta, viene usato per fare le decorazioni di natale ed ha un<br />
effetto afrodisiaco: se lo annusi ti innamori, anche se l’effetto è momentaneo e<br />
prima o poi svanisce, però il fiore abbaglia l’occhio.</p>
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<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p22.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-74818" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p22-597x1024.jpg" alt="" width="400" height="687" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p22-597x1024.jpg 597w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p22-175x300.jpg 175w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p22-768x1318.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p22-250x429.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p22-200x343.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p22-160x275.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p22.jpg 800w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
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<p><strong>GUGLIELMO SPINOSO</strong></p>
<p><strong>Caratteristiche della pianta</strong><br />
Il Guglielmo Spinoso è una pianta piena di spine, le ha per bellezza. Cresce in<br />
primavera in modo fantasioso e creativo, un po’ su un po’ giù, un po’ qua un po’ là,<br />
ma soprattutto nei giardini all’inglese, anche se non ha interesse per la regina<br />
Elisabetta.</p>
<p><strong>Fioritura</strong><br />
Quando in estate i raggi del sole sono diretti sulla pianta, il Guglielmo viene<br />
influenzato e improvvisamente e fluentemente fiorisce, emanando un piacevole profumo<br />
e una nuova e più forte energia.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p25.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-74819" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p25.jpg" alt="" width="400" height="455" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p25.jpg 800w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p25-264x300.jpg 264w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p25-768x874.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p25-250x284.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p25-200x228.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p25-160x182.jpg 160w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
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<p><em>NdR: I testi e le illustrazioni sono tratti dal numero di dicembre 2017, curato da <a href="http://sara-donati.blogspot.com/">Sara Donati</a> e Sara Rendina, del &#8220;bimestrale mutante&#8221; <a href="https://www.spaziobk.com/zeus-erbario-umano/">Zeus!</a> edito dalla cooperativa sociale <a href="http://www.ilcardo.it/">Il Cardo</a> di Edolo (Bs), e diretto da Marco Milzani. <a href="https://www.topipittori.it/it/topipittori/erbario-umano">Qui</a> l&#8217;illustratrice Sara Donati racconta come è nato questo magnifico numero:</em></p>
<p>&#8220;Due anni fa ho iniziato a lavorare alla storia di un bambino che prova a parlare con un albero. Per capire in che modo raccontare questo dialogo ho preso l’abitudine di camminare per lungo tempo tra sentieri di campagna e boschi, proponendomi di non considerarli unicamente paesaggi da attraversare. Ho cominciato a domandarmi se la vegetazione si accorgesse del mio passaggio e in che modo avrei potuto relazionarmi con essa.<br />
Come si parla con qualcuno di completamente diverso? Se gli esseri umani e i vegetali sono a prima vista totalmente differenti, cosa invece ci accomuna? In queste escursioni ho notato, nel camminare tra gli alberi invece che in una città, un cambiamento nella qualità dei pensieri.<br />
Mi sono ricordata che nell’infanzia questo rapporto intimo con le piante era del tutto spontaneo e che attingere a quei ricordi mi aiutava a trovare soluzioni divergenti, a fare riemergere una connessione con tutto l’ambiente naturale che avrei voluto indagare più a fondo. Dalle osservazioni di quel periodo è nato un progetto che ho chiamato <em>Erbario Umano</em>: una ricerca personale sull’appartenenza dell’uomo alla natura e ai suoi cicli e una serie di incontri rivolti ad adulti e bambini che ne esplorassero il rapporto.<br />
L’incontro con Marco Milzani, direttore della <a href="http://www.ilcardo.it/">cooperativa il Cardo</a>, ha messo in moto tutto il resto. Il Cardo si occupa principalmente di disabilità, ma è una fucina di attività collaterali, tra cui la rivista <a href="http://www.ilcardo.it/zeus/"><em>Zeus!</em></a>: un meraviglioso <em>bimestrale mutante</em> che dà voce agli utenti senza prendersi troppo sul serio, trasformandosi continuamente in forma e contenuti. In questo blog <em>Zeus!</em> è già stato raccontato <a href="https://www.topipittori.it/it/topipittori/gli-occhi-servono-vederci-fuori">qui</a>.<br />
Il motivo del nostro incontro era la realizzazione di una copertina della rivista, ma Marco è una di quelle persone rare che sanno fare da volano alle idee altrui. Gli ho raccontato di <em>Erbario Umano</em>, che all’epoca era ancora in costruzione, e si è dimostrato disponibile a sperimentare questa esperienza all’interno della cooperativa, proponendomi di curare un numero della rivista che la raccontasse:<em> Zeus! Erbario Umano</em>.<br />
Non avendo mai approcciato la disabilità, inizialmente mi sono chiesta se cambiare la struttura della proposta o se semplificarla.<br />
Il confronto con gli operatori però mi ha fatto comprendere in tempo che avevo la fortuna di osservare il rapporto con la natura da un punto di vista nuovo, e anziché restringere il territorio di azione ho cercato di lasciare a me stessa e agli utenti uno spazio abbastanza grande per scoprire qualcosa.<br />
Sono rimasta ancorata solo all’intenzione di essere ricettiva nell’ascolto dei partecipanti, non mentire, giocare davvero.<br />
Ho incontrato Giovanni, Daria, Ivan, Debora, Guglielmo, Luca, Beppe, Maria, Alessandra, Moira, Danilo, Agnese, Monica, Giulia, Manuel, Gianfranco e i dubbi si sono sciolti nel fare insieme, come succede sempre in un gruppo di lavoro.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p2.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-74814" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p2.jpg" alt="" width="400" height="281" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p2.jpg 800w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p2-300x211.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p2-768x540.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p2-250x176.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p2-200x141.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/p2-160x112.jpg 160w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
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<p>Ho sentito una grande affinità con alcuni, ma tutti hanno contribuito con una voce interessante e personale al progetto, a volte attraverso il segno, a volte semplicemente manifestando la propria presenza.<br />
Parallelamente al lavoro espressivo è iniziato il confronto con la redazione sulla realizzazione della rivista. Un lavoro completamente differente, fatto di scelte, sintesi e rielaborazioni. Raccontare i momenti di workshop evitando di essere didascalici è stato un punto di partenza condiviso, la rivista avrebbe dovuto mantenere l’ironia di sempre, associata all’immagine primitiva e poetica che stava emergendo.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/sara-donati.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-74839" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/sara-donati.jpg" alt="" width="300" height="168" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/sara-donati.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/sara-donati-250x140.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/sara-donati-200x112.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/sara-donati-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
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<p>L’intento era quello di produrre un finto erbario, una Botanica Parallela ispirata a quella di Leo Lionni, in cui le caratteristiche delle piante si mischiassero a quelle delle persone rappresentate e fondendosi raccontassero il legame uomo-pianta, lasciando il limite tra invenzione e realtà molto sottile.<br />
Prima e dopo questa carrellata di nuove specie, le voci degli utenti/redattori ci spiegano cosa è un albero, una radice, un fiore.<br />
Ci raccontano di qualcosa che conosciamo come se non ne avessimo mai sentito parlare. Esplorano dettagli solo apparentemente scontati, di cui forse a volte ci dimentichiamo.<br />
&#8230; &#8221;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/images.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-74840" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/images.jpg" alt="" width="300" height="168" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/images.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/images-250x140.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/images-200x112.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/images-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
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<p>[L&#8217;abbonamento alla rivista ha la durata<br />
di un anno (6 uscite bimestrali) e<br />
costa 20 euro. Invii in Italia e<br />
all&#8217;estero, il costo della spedizione è<br />
compreso nel prezzo dell&#8217;abbonamento.]</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Esce L&#8217;Ulisse n.18. Poetiche per il XXI secolo.</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/05/05/esce-lulisse-n-18-poetiche-per-il-xxi-secolo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2015 16:00:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;ULISSE n. 18. Poetiche per il XXI secolo. &#160; INDICE &#160; Editoriale, di Stefano Salvi &#160; IL DIBATTITO IDEE DI POETICA Fabiano Alborghetti Gian Maria Annovi Vincenzo Bagnoli Corrado Benigni Vito Bonito e  Marilena Renda Gherardo Bortolotti Alessandro Broggi Maria Grazia Calandrone Gabriel Del Sarto Giovanna Frene Vincenzo Frungillo Florinda Fusco Francesca Genti Massimo Gezzi Marco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone  wp-image-53613" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001.jpg" alt="Doug Aitken New opposition  II - 2001" width="384" height="333" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001.jpg 400w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/Doug-Aitken-New-opposition-II-2001-300x260.jpg 300w" sizes="(max-width: 384px) 100vw, 384px" /></a></p>
<p><a href="http://www.lietocolle.com/cms/wp-content/uploads/2014/03/ULISSE-182.pdf" target="_blank">L&#8217;ULISSE n. 18. Poetiche per il XXI secolo.</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>INDICE</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Editoriale</strong>, di Stefano Salvi</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>IL DIBATTITO</strong></h3>
<h3></h3>
<p><em>IDEE DI POETICA</em></p>
<p>Fabiano Alborghetti</p>
<p>Gian Maria Annovi</p>
<p>Vincenzo Bagnoli<span id="more-53599"></span></p>
<p>Corrado Benigni</p>
<p>Vito Bonito e  Marilena Renda</p>
<p>Gherardo Bortolotti</p>
<p>Alessandro Broggi</p>
<p>Maria Grazia Calandrone</p>
<p>Gabriel Del Sarto</p>
<p>Giovanna Frene</p>
<p>Vincenzo Frungillo</p>
<p>Florinda Fusco</p>
<p>Francesca Genti</p>
<p>Massimo Gezzi</p>
<p>Marco Giovenale</p>
<p>Mariangela Guatteri</p>
<p>Andrea Inglese</p>
<p>Giulio Marzaioli</p>
<p>Guido Mazzoni</p>
<p>Renata Morresi</p>
<p>Vincenzo Ostuni</p>
<p>Gilda Policastro</p>
<p>Laura Pugno</p>
<p>Stefano Raimondi</p>
<p>Andrea Raos</p>
<p>Stefano Salvi</p>
<p>Luigi Socci</p>
<p>Italo Testa</p>
<p>Mary Barbara Tolusso</p>
<p>Giovanni Turra</p>
<p>Michele Zaffarano</p>
<h2><em> </em></h2>
<p><em>NUOVI CRITICI SUL NOVECENTO</em></p>
<p>Vittorio Sereni</p>
<p>di Mattia Coppo</p>
<p>Attilio Bertolucci</p>
<p>di Giacomo Morbiato</p>
<p>Franco Fortini</p>
<p>di Filippo Grendene</p>
<p>Corrado Costa</p>
<p>di Riccardo Donati</p>
<p>Anni Novanta. Individui e fluidità</p>
<p>di Maria Borio</p>
<p>Poesia e ispirazione</p>
<p>di Raoul Bruni</p>
<p>Poetiche dell’informale</p>
<p>di Filippo Milani</p>
<p>Poetiche della relazione</p>
<p>di Jacopo Grosser</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>FUOCHI TEORICI</em></p>
<p>Domande ingenue</p>
<p>di Jean-Marie Gleize</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>POETICHE DEL ROMANZO</em></p>
<p>Le idee letterarie degli anni Zero</p>
<p>di Morena Marsilio e Emanuele Zinato</p>
<p>Walter Siti</p>
<p>di Gian Luca Picconi</p>
<p>Don DeLillo</p>
<p>di Federico Francucci</p>
<p><em> </em><em> </em></p>
<p><strong>LETTURE</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Mariasole Ariot</p>
<p>Daniele Bellomi</p>
<p>Alessandra Cava</p>
<p>Claudia Crocco</p>
<p>Francesca Fiorletta</p>
<p>Franca Mancinelli</p>
<p>Luciano Mazziotta</p>
<p>Manuel Micaletto</p>
<p>Fabio Orecchini</p>
<p>Giulia Rusconi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>I TRADOTTI </em></p>
<p>Thomas James</p>
<p>tradotto da Damiano Abeni</p>
<p>Óskar Árni Óskarsson</p>
<p>tradotto da Silvia Cosimini</p>
<p>Dieter Roth</p>
<p>tradotto da Ulisse Dogà</p>
<p>Thomas Sleigh</p>
<p>tradotto da Luigi Ballerini</p>
<p>Eva Christine Zeller</p>
<p>tradotta da Daniele Vecchiato</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8211;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Una prima presentazione della monografia, che vedrà presenti Vincenzo Bagnoli, Vito Bonito, Alessandro Broggi, Mariangela Guatteri, Morena Marsilio, Luciano Mazziotta, Italo Testa ed Emanuele Zinato, si terrà venerdì 8 maggio alle 19.00 presso l&#8217;Atelier Sì, in via San Vitale 69, a Bologna)</p>
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		<title>Il Verri: doppia presentazione a Milano</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/02/28/il-verri-doppia-presentazione-a-milano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2015 17:00:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lunedì 2 marzo alle ore 21.00, presso la Libreria Popolare di via Tadino 18 Presentazione degli due ultimi numeri della rivista “il verri” &#8211; Filippo Pennacchio presenta: il verri n.55, giugno 2014 Eccessi dell&#8217;io Contributi di: Mariarosa Bricchi, Fulvio Carmagnola, Domenico Cipriani, Fausto Curi, Alessandro Dal Lago, Paolo Fabbri, Daniele Giglioli, Helena Janecsek, Giulia Niccolai, Sara Sullam, Ivan Schiamone &#8211; Stefania Sini [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lunedì 2 marzo alle ore 21.00, presso la Libreria Popolare di via Tadino 18</p>
<p style="text-align: justify;">Presentazione degli due ultimi numeri della rivista “il verri”</p>
<p style="text-align: right;">&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;">Filippo Pennacchio presenta:</p>
<p style="text-align: justify;">il verri n.55, giugno 2014</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Eccessi dell&#8217;io</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/eccessi.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-51490" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/eccessi.jpg" alt="eccessi" width="292" height="483" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/eccessi.jpg 292w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/eccessi-181x300.jpg 181w" sizes="(max-width: 292px) 100vw, 292px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Contributi di:<br />
Mariarosa Bricchi, Fulvio Carmagnola, Domenico Cipriani, Fausto Curi, Alessandro Dal Lago, Paolo Fabbri, Daniele Giglioli, Helena Janecsek, Giulia Niccolai, Sara Sullam, Ivan Schiamone</p>
<p style="text-align: right;">&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;">Stefania Sini presenta:</p>
<p style="text-align: justify;">il verri n.56, ottobre 2014</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La mente in-diretta libera</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-51489" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/la-mente.jpg" alt="la mente" width="291" height="489" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/la-mente.jpg 291w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/la-mente-179x300.jpg 179w" sizes="(max-width: 291px) 100vw, 291px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Contributi di:<br />
Dorrit Cohn, Monica Fludernik, Paolo Giovannetti, Marco Giovenale Fredric Jameson, Alan Palmer, Daniele Papuli, Cetta Petrollo, Gilles Philippe, Sara Sullam, Lisa Zunshine</p>
<p style="text-align: right;">&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;">Intervengono Daniele Giglioli, Paolo Giovannetti, Milli Graffi, Sara Sullam, Paolo Zublena</p>
<p style="text-align: right;">&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;">www.ilverri.it</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il nuovo numero del Semicerchio dedicato a &#8220;Poesia del lavoro&#8221;</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/04/14/nuovo-numero-doppio-di-semicerchio-su-poesia-del-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2014 12:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro broggi]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
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		<category><![CDATA[edoardo zuccato]]></category>
		<category><![CDATA[fabio zinelli]]></category>
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		<category><![CDATA[impegno in letteratura]]></category>
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		<category><![CDATA[Riviste]]></category>
		<category><![CDATA[semicerchio]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>
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					<description><![CDATA[È da poco disponibile l’ultima, doppia uscita della rivista di poesia comparata Semicerchio, dedicata al tema “Poesia del lavoro”. La sezione della testata riservata all&#8217;Italia, curata da Fabio Zinelli, include un&#8217;antologia di 29 poeti chiamati a mandare un loro testo sull&#8217;argomento. L’indice e la prefazione del numero sono leggibili a questo link. &#8211; Per chi fosse [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/semicerchio.jpg"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-47552 aligncenter" alt="semicerchio" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/02/semicerchio.jpg" width="151" height="218" /></a></p>
<p style="text-align: justify">È da poco disponibile l’ultima, doppia uscita della rivista di poesia comparata <a href="http://semicerchio.bytenet.it/" target="_blank"><i>Semicerchio</i></a>, dedicata al tema “Poesia del lavoro”.</p>
<p style="text-align: justify">La sezione della testata riservata all&#8217;Italia, curata da Fabio Zinelli, include un&#8217;antologia di 29 poeti chiamati a mandare un loro testo sull&#8217;argomento.</p>
<p style="text-align: justify">L’indice e la prefazione del numero sono leggibili a questo <a href="http://www3.unisi.it/semicerchio/upload/premessa.pdf" target="_blank">link</a>.</p>
<p style="text-align: center">&#8211;</p>
<p style="text-align: justify">Per chi fosse interessato, una prossima presentazione della monografia &#8211; con interventi critici di Niccolò Scaffai, Andrea Sirotti, Fabio Zinelli e Paolo Zublena, e letture poetiche di Franco Buffoni, Giancarlo Majorino, Edoardo Zuccato e Alessandro Broggi &#8211; si terrà a Milano giovedì 17 aprile alle ore 18.0o presso la Libreria Popolare di via Tadino 18.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Trivio a Milano</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/03/27/trivio-a-milano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Mar 2014 07:30:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro broggi]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Riviste]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura di ricerca]]></category>
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					<description><![CDATA[A Milano, venerdì 28 marzo 2014, alle ore 21.00 presso la Libreria Popolare via Tadino 18 (MM Porta Venezia)  presentazione della rivista [trivio] poesia, prosa, critica unoduemilatredici Introduzione critica di Paolo Giovannetti e Antonio Loreto Letture poetiche di  Daniele Bellomi, Alessandro Broggi, Chiara Daino, Laboratorio Defunto Bib(h)icante, Domenico Lombardini Manuel Micaletto ***  Indice del numero: Editoriale Antonio Pietropaoli Presentazione Marco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="center">A <b>Milano</b>, <b>venerdì</b> <b>28 marzo</b> 2014, alle <b>ore 21.00</b></p>
<p align="center">presso la <b>Libreria Popolare</b></p>
<p align="center">via Tadino 18 (MM Porta Venezia)</p>
<p align="center"> <b>presentazione della rivista</b></p>
<p align="center"><strong style="line-height: 1.5em">[trivio]</strong><span style="line-height: 1.5em"> </span><em style="line-height: 1.5em">poesia, prosa, critica</em></p>
<p align="center"><strong>uno</strong>duemilatredici<b></b></p>
<p align="center"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/03/trivio.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone  wp-image-47846" alt="trivio" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/03/trivio.jpg" width="288" height="407" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/03/trivio.jpg 1000w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/03/trivio-212x300.jpg 212w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/03/trivio-723x1024.jpg 723w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/03/trivio-900x1273.jpg 900w" sizes="(max-width: 288px) 100vw, 288px" /></a></p>
<p align="center"><span style="line-height: 1.5em">Introduzione critica di</span></p>
<p align="center"><span style="line-height: 1.5em">Paolo </span><b style="line-height: 1.5em">Giovannetti</b><span style="line-height: 1.5em"> e Antonio </span><b style="line-height: 1.5em">Loreto</b></p>
<p align="center"><span style="line-height: 1.5em">Letture poetiche di</span></p>
<p align="center"><span style="line-height: 1.5em"> Daniele </span><b style="line-height: 1.5em">Bellomi</b><span style="line-height: 1.5em">, Alessandro </span><b style="line-height: 1.5em">Broggi</b><span style="line-height: 1.5em">, Chiara </span><b style="line-height: 1.5em">Daino</b><span style="line-height: 1.5em">,</span></p>
<p align="center"><b>Laboratorio Defunto Bib(h)icante</b>, Domenico <b>Lombardini</b> Manuel <b>Micaletto</b></p>
<p align="center"><span style="line-height: 1.5em">***</span></p>
<p align="center"> Indice del numero:</p>
<p align="center"><i>Editoriale</i></p>
<p align="center">Antonio Pietropaoli</p>
<p align="center"><em>Presentazione</em><br />
Marco Berisso e Antonio Loreto ( a c. di)</p>
<p align="center"><em style="line-height: 1.5em">Antologia di poeti liguri e lombardi</em></p>
<p align="center">Federico Alberto * Laboratorio Defunto Bib(h)icante *<br />
Chiara Daino * Domenico Lombardini * Luciano Neri * Luca Villani *<br />
Daniele Bellomi * Alessandro Broggi * Dome Bulfaro * Carlo Matteo<br />
Dentali * Manuel Micaletto</p>
<p align="center">Giorgio De Marchis,<i> </i><em>Tabucchi-Pessoa</em></p>
<p align="center">Tommaso Ottonieri, <em>Partirsi</em></p>
<p style="text-align: center">Gabriele Belletti, <em>La cosa oltre il caos: il</em> Trovarsi Altrove <em>di L. Erba</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sono tornate le riviste? (23 novembre a Torino)</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/11/18/sono-tornate-le-riviste-23-novembre-a-torino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 18:10:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[alfabeta2]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Atti impuri]]></category>
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		<category><![CDATA[Riviste]]></category>
		<category><![CDATA[Sparajurij]]></category>
		<category><![CDATA[tiziano scarpa]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>
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					<description><![CDATA[23 novembre, PalazzoNuovo, via san Ottavio 20, Torino ore 18 aula 6 Sono tornate le riviste letterarie. Qual è il loro ruolo oggi, nel panorama culturale e sociale del nostro paese? Quale sguardo o linguaggio proiettano nella e della realtà? Un confronto aperto, una discussione animata e molto attuale con Tiziano Scarpa, Andrea Inglese e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/sparajuri-II.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-37269" title="sparajuri II" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/sparajuri-II-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/sparajuri-II-214x300.jpg 214w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/sparajuri-II.jpg 600w" sizes="(max-width: 214px) 100vw, 214px" /></a>23 novembre</strong>, PalazzoNuovo, via san Ottavio 20, Torino</p>
<p style="text-align: center;"><strong>ore 18</strong> aula 6</p>
<p style="text-align: center;">Sono tornate le riviste letterarie.</p>
<p style="text-align: center;">Qual è il loro ruolo oggi, nel panorama culturale e sociale del nostro paese?<br />
Quale sguardo o linguaggio proiettano nella e della realtà?</p>
<p style="text-align: center;">Un confronto aperto, una discussione animata e molto attuale con <strong>Tiziano Scarpa</strong>, <strong>Andrea Inglese</strong> e <strong>Sparajurij</strong>, redattori de <a href="http://www.ilprimoamore.com/">&#8220;Il Primo Amore&#8221;</a>, <a href="http://www.alfabeta2.it/">&#8220;Alfabeta2&#8221;</a> e <a href="http://www.attimpuri.it/">&#8220;Atti Impuri&#8221;</a>.</p>
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		<title>Una nuova rivista online</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco rovelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 12:42:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Celati]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[nunzia palmieri]]></category>
		<category><![CDATA[Riviste]]></category>
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					<description><![CDATA[C&#8217;è una nuova rivista online: Elephant &#38; Castle &#8211; laboratorio dell&#8217;immaginario. Il primo numero, curato da Nunzia Palmieri, contiene un inedito di Gianni Celati, Bollettino del diluvio universale, pantomima in due atti. E anche due traduzione celatiane da Rimbaud e Baudelaire. Per sfogliare la rivista, alla quale diamo il benvenuto in rete, qui.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/head.gif"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-35732" title="head" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/head-300x63.gif" alt="" width="300" height="63" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/head-300x63.gif 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/head.gif 760w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>C&#8217;è una nuova rivista online: <strong>Elephant &amp; Castle &#8211; laboratorio dell&#8217;immaginario</strong>. Il primo numero, curato da Nunzia Palmieri, contiene un inedito di Gianni Celati, <em>Bollettino del diluvio universale</em>, pantomima in due atti. E anche due traduzione celatiane da Rimbaud e Baudelaire. Per sfogliare la rivista, alla quale diamo il benvenuto in rete, <a href="http://193.204.255.75/elephant_castle/web/numeri_monografici/n-a/4">qui</a>.</p>
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