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	<title>rogo &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>La bestiaccia (da &#8220;Rogo&#8221;)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2014 13:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[CartaCanta editore]]></category>
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					<description><![CDATA[#BadMommyDay3 &#160; &#160; &#160; di Giacomo Sartori Anna non riesce a connettere, non sa più nemmeno dov’è, non sa più niente. Sa solo che un fuoco le brucia la carne. Un rogo la scardina, come succede ai tetti che ardono, quando le travi di legno crepitano e si sgretolano, franano su loro stesse. Le sue [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/12/16/la-bestiaccia/nolde_e25a20e5e3c020d4407eab6eea12c1a7/" rel="attachment wp-att-50237"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-50237" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/nolde_e25a20e5e3c020d4407eab6eea12c1a7.jpg" alt="nolde_e25a20e5e3c020d4407eab6eea12c1a7" width="236" height="295" /></a>#BadMommyDay3</strong></em><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/1508600_orig.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft  wp-image-50229" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/1508600_orig-300x135.jpg" alt="1508600_orig" width="83" height="37" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/1508600_orig-300x135.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/1508600_orig.jpg 800w" sizes="(max-width: 83px) 100vw, 83px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p>Anna non riesce a connettere, non sa più nemmeno dov’è, non sa più niente. Sa solo che un fuoco le brucia la carne. Un rogo la scardina, come succede ai tetti che ardono, quando le travi di legno crepitano e si sgretolano, franano su loro stesse. Le sue ossa si stanno staccando le une dalle altre, si dislocano. E lei non può fare niente per fermare quella catastrofe, non può difendersi. Può solo aspettare che la sua coscienza si spenga. Che finalmente la sofferenza cessi.<span id="more-50202"></span></p>
<p>Non è più a tavola, è seduta sul water. Nel grande bagno della nonna con la vasca infossata nel pavimento e la scaletta di legno per accederci. Non sa come ci è arrivata, ricorda solo che non ce la faceva più a stare seduta, e che si è strappata via dalla tavola. Le è rimasto nella mente lo sguardo di Rudy, una di quelle occhiate che ti attraversano senza vederti davvero: stava per chiederle se andava tutto bene &#8211; lei lo conosce come le sue tasche – ma poi è stato risucchiato da una frase del dottore. Le sembra però che tutto questo sia successo da tantissimo tempo, quando era piccola. Quando non sapeva ancora che si potesse sopportare un dolore così grande.</p>
<p>Le pare di essersi scaricata, ma non è sicura: il suo corpo non ha più alcuna sensazione precisa, è un ammasso tumefatto di calore insopportabile. Anche quando tocca la superficie liscia delle piastrelle non sente niente. C’è solo quel nemico mortale, che continua a guadagnare terreno, ma non in modo costante, a ondate successive. Parerebbe impossibile che possa ancora estendersi, e invece appena va un po’ meglio è il segnale che sta per arrivare un altro attacco. Sente distintamente che il suo ventre si sta strappando: i muscoli e le membrane e gli organi si lacerano, come quelle degli animali al macello. La stanno macellando.</p>
<p>Ora è distesa nella bizzarra vasca da bagno della nonna. È riuscita a trascinarsi fino alla scaletta in legno da barca e a stendersi: lì sta meglio. Può chiudere gli occhi, può cercare di contrastare quel dolore pazzesco. Per tenerlo a bada stringe i denti con tutte le forze che ha nelle mascelle, strizza tutta la faccia: puntando i piedi e spingendo più che può le sembra che vada un po’ meglio. Punta anche i gomiti, fa forza anche con quelli. È un arco teso allo spasimo, una bestia che ringhia e si difende dalla morte che vuole averla. Perché dopo quelle dislocazioni distruttive può esserci solo la morte. La pressione cresce però ancora, arriva a un punto di non ritorno: è un fiume di lava incandescente che la forza dall’interno. È la fine, si dice. In quel preciso momento è percorsa da uno strattone violentissimo, un sommovimento parossistico che sembra esaurirsi e invece si prolunga, non finisce mai. I suoi pensieri bruciano assieme alla carne, si annullano nell’incendio. Finché di colpo la tensione si spezza, e segue quasi un sollievo.</p>
<p>Adesso il male è cambiato, è diventato quello di una ferita aperta, di una piaga schiaffeggiata dal vento. È più sopportabile. Sente che tra le gambe è bagnata: non se n’era accorta. E nella brodaglia calda sotto di lei c’è qualcosa di duro. Tastando con la mano incontra un ammasso allungato: sembra carne, carne elastica e pesante. Prima ancora di pensarci la solleva, e vede che è un bambino. Un bambino con la testa ammaccata di neonato e con gli occhi spalancati di bambola. A vederlo ha una sensazione di ripugnanza, come quando si adocchia una pantegana o un’altra bestia che non ci si aspettava di incontrare. Lo lascia cadere, si ritrae il più possibile lontana.</p>
<p>Lei non ne vuole sapere di quell’intruso che emette suoni di trombetta rotta. Prova anzi una rabbia istantanea per la sua tracotanza: è lui che le piantava i coltelli nel ventre. Ora è tutto chiaro: approfittando della sua disattenzione si è incistato dentro di lei, e intendeva farla fuori. E adesso piange, vorrebbe intenerirla. Prima ancora di pensarci afferra l’asciugamano appeso al ramo di larice accanto allo specchio, e chinandosi in avanti ce lo infila dentro. Stringe forte, come si avvolgono nella carta i mazzi di fiori. Ma c’è un filo che le impedisce di arrotolare la spugna morbida fino a chiuderla. È il cordone ombelicale, i neonati hanno sempre un cordone ombelicale. Anche quell’intruso ne ha uno. Lo strappa allora come si rompono gli elastici, afferrandolo con le due mani e tirando con tutte le forze.</p>
<p>Il male che le attanaglia il ventre sale fino alle tempie e al cervello, però è viva, sta sulle gambe. Riesce a stare in piedi. E soprattutto adesso conosce l’origine di quel dolore: l’importante è sapere da dove veniva. Ora sa cosa è successo davvero: non c’entrava la carne cruda che ha mangiato in piedi davanti al frigorifero, i veri responsabili sono i Caraibi. Una volta estirpatane la fonte non può però che passare. L’importante è che la causa sia stata sradicata. Ora nessuno le farà più male.</p>
<p>Posa l’asciugamano per terra, e pulisce la vasca con il tubo della doccia. Vuole che quelle macchie e quei grumi rossastri scompaiano, vuole che tutto ritorni come prima. Domani molti ospiti verranno in quel bagno, anche se non è l’unico della casa. Faranno i loro bisogni, o anche solo si risistemeranno davanti allo specchio, come si fa alle feste. È per questo che non devono esserci chiazze rosse nella vasca, e nemmeno tracce lasciate da una pulizia approssimata. I sanitari e le piastrelle devono essere scintillanti e privi di odori come se la nonna fosse ancora lì a vegliare sulla sua reggia. Non sarà certo lei a mandare a monte tutti gli sforzi che ha fatto il nonno perché tutto sia perfetto. Ha già fatto anche troppi disastri, nella sua esistenza.</p>
<p>Il nemico si è rifatto sotto: sente di nuovo i coltelli dentro di lei, sente che scavano ancora. Si siede allora sul water, si stringe la testa tra le mani. Spera che non ricominci tutto daccapo: le sembra che questa volta non ce la farebbe. Non ha più la forza, i danni sono già anche troppo gravi. Mentre si morde il palmo della mano un oggetto molle scivola fuori dal suo corpo, come sputato fuori da una forte pressione, come aspirato verso l’esterno. Una guaina viscida che lei non vuole vedere: preme il pulsante dello sciacquone. Per qualche istante quella spessa membrana ottura la tazza, e invece con palpitazioni di medusa viene poi risucchiata dal foro: il livello dell’acqua torna a essere quello normale.</p>
<p>Adesso c’è una spiegazione. La riconforta avere la sicurezza che non si tratta di qualcosa di irreparabile, e che tutto si aggiusterà. Ora sa che il suo dolore diminuirà. Deve solo aspettare che scemi, come ha fatto in tante altre occasioni. Può vincere quella forza malefica ignorandola, fingendo che non esista, come si fa con le persone arroganti. A questo è abituata. Adesso non ha più nessuna paura.</p>
<p>Si sente molto debole, e ogni movimento le strappa dei gemiti, ma in qualche modo riesce a sfregare e lucidare, se non fa movimenti bruschi può benissimo venircene a capo. Ha l’impressione di nettare anche se stessa, di togliersi di dosso tutto il fardello che l’opprimeva e l’annichiliva. Ha l’impressione di rinascere. Aveva dentro tanta sporcizia, per questo le ultime settimane sono state così dure, per questo non ne poteva più. Adesso se dio vuole s’è scaricata, s’è svuotata completamente. Dall’asciugamano arrotolato escono dei gemiti, ma sono flebili, riesce a sopportarli. Ora la vasca non è più rossa di sangue, non ci sono più quei grumi e quelle bave impressionanti. C’è un buon odore di crema detergente per i sanitari, le piastrelle ricominciano a brillare. Resta solo qualche stria sul pavimento, presto sparirà anche quella. Fin da piccola lei è molto brava a pulire: la nonna per scherzare le diceva che mal che andasse avrebbe potuto fare la donna dei mestieri.</p>
<p>Adesso è un dolore normale, un dolore che non la spaventa più. Un po’ alla volta quel bruciore così intenso diventerà più flebile, e poi ancora sarà solo un ricordo. Succede sempre così: le cose più brutte si trasformano in oggetto di nostalgia. L’importante adesso è sapere che è pulita, che non ha niente di cui vergognarsi. Deve smettere di pensare di essere colpevole di tutto quello che succede: a ben vedere fa anche lei del suo meglio, come tutti. Come dice Rudy il suo difetto è mettersi in testa, dare sempre per scontato che fa tutto sbagliato.</p>
<p>Le sue calze sono ancora intrise di sudicio. Le ha sfregate a più riprese con la pezza umida, ma lasciano pur sempre qualche traccia violacea sulle piastrelle del pavimento. L’unica soluzione è toglierle e metterle sotto il rubinetto, sciacquare per bene anche quelle. Le strizza poi più forte che può e le rinfila: adesso non c’è più il minimo problema. Quando si fanno le cose bene le magagne si aggiustano, questo lo ha imparato. Con un’ultima ripassata il bagno sarà assolutamente perfetto: lucido e scintillante come piace a lei, accogliente. A questo punto dovrà solo sistemarsi un po’ meglio i vestiti. Anche quelli devono essere di nuovo a posto. Tutto deve tornare come prima.</p>
<p><em>[questo è un capitolo del romanzo &#8220;Rogo&#8221;, che sarà pubblicato in febbraio]</em></p>
<p><em>(l&#8217;immagine: Emil Nolde)</em></p>
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		<title>17 febbraio 1600, rogo a Campo dei Fiori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Feb 2008 06:00:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Antonio Sparzani d u c h a m p d e i f i o r i (cortesia di effeffe) Il 20 gennaio 1600 Ippolito Aldobrandini, eletto papa della chiesa di Roma dal conclave del gennaio 1592 col nome, che poco gli convenne, di Clemente VIII, ordinò che l’imputato eretico “impenitente”, “pertinace” e “ostinato”, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/02/duchampbruno.jpg" title="duchampbruno.jpg"><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/02/duchampbruno.thumbnail.jpg" alt="duchampbruno.jpg" /></a><br />
d u c h a m p d e i f i o r i (cortesia di effeffe)</p>
<p>Il 20 gennaio 1600 Ippolito Aldobrandini, eletto papa della chiesa di Roma dal conclave del gennaio 1592 col nome, che poco gli convenne, di Clemente VIII, ordinò che l’imputato eretico “impenitente”, “pertinace” e “ostinato”, Giordano Bruno, nativo di Nola, fosse consegnato al braccio secolare. Frase che indicava il delizioso <em>escamotage</em> con il quale la suddetta chiesa si lavava le mani (la formula era “Ecclesia abhorret a sanguine”) dalla necessità di eseguire la sentenza già pronunciata su un condannato, affidandone invece l’esecuzione materiale al “braccio secolare”, cioè alle istituzioni dello stato che prevedevano appunto il reato di eresia.<br />
Il giorno 8 febbraio dello stesso anno Giordano Bruno ascoltò la pubblica lettura della sentenza, alla presenza dei testimoni e della congregazione del S. Uffizio, nella casa del cardinale Madruzzi.<br />
Giovedì 17 febbraio esattamente 408 anni fa, Giordano Bruno venne arso vivo in piazza Campo dei Fiori, con l’ovvia precauzione della “lingua in giova”, bavaglio o blocco, dato che diceva &#8220;bruttissime parole&#8221;, e invano gli porsero da guardare l&#8217;immagine del Crocefisso, dalla quale “volse fieramente lo sguardo.”<br />
<span id="more-5370"></span><br />
&#8220;Giovedì mattina – si leggeva nell&#8217;<em>Avviso di Roma</em> due giorni dopo – in Campo di Fiore fu abbrugiato vivo quello scelerato frate domenichino di Nola&#8230;: heretico ostinatissimo, et havendo di suo capriccio formati diversi dogmi contro nostra fede, et in particolare contro la Santissima Vergine et Santi, volse ostinatamente morir in quelli lo scelerato; et diceva che moriva martire et volentieri, et che se ne sarebbe la sua anima ascesa con quel fumo in paradiso. Ma hora egli se ne avede se diceva la verità.”<br />
Tutte le sue opere furono poste all&#8217;<em>Indice</em> [1]  con un decreto del 1603 e tuttavia circolarono  abbondantemente per gli ambienti della cultura europea in tutto il &#8216;600 e nei secoli successivi.</p>
<p>Aggiungo solo la notizia che la personale ferocia del sunnominato Aldobrandini era già tristemente nota dalla recente vicenda di Beatrice <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Beatrice_Cenci">Cenci</a>, la quale, vittima di stupri paterni e accusata di parricidio dal tribunale ecclesiastico, fu fatta appunto giustiziare, per esplicita volontà dello stesso, pochi mesi prima, l’11 settembre 1599. Di lei così scrive Stendhal nelle <em>Cronache italiane</em>: &#8220;Il mio unico dispiacere è di dover parlare, ma così vuole la verità, contro l&#8217;innocenza della povera Beatrice Cenci, adorata e rispettata da tutti coloro che l&#8217;hanno conosciuta, quanto il suo orribile padre era odiato ed esecrato.”</p>
<p>Desidero qui semplicemente proporvi, al fine di ricordare ancora e ostinatamente sempre Bruno, che, come molti altri, subì dalla chiesa di Roma, ingiustizia gravissima, sia un paio di testi suoi, sia un passo di un libro su di lui che ritengo tra i più belli che io abbia visto (Frances A. Yates, <em>Giordano Bruno e la tradizione ermetica</em>, Laterza, Bari 1969, ed. orig. 1964) sia, come puro omaggio a questo straordinario personaggio, l’elenco delle sue opere, che furono molte e dedicate agli argomenti più vari, fisica compresa. In molti sensi infatti egli fu un precursore di Galileo, cui quest’ultimo assai probabilmente si ispirò per scrivere il suo <em>Dialogo sopra i due massimi sistemi del  mondo, Tolemaico e Copernicano</em>, senza poi citarlo, come suo deplorevole costume era.</p>
<p>[1]  <em>Indice dei libri proibiti</em>, creato da Paolo IV nel 1559 ed eliminato solo nel 1966 da Paolo VI; sopravvive tuttavia, aggiornato al 2003, sotto forma di guida bibliografica, da parte dell&#8217;<em>Opus Dei</em>, prelatura personale della chiesa cattolica.</p>
<p>Passi da opere di Giordano Bruno:<br />
Il primo passo è tratto dall’opera <em>De l’infinito, universo e mondi</em>, e mostra una notevole coscienza della relatività del moto:</p>
<p>«Fracastoro: Vorrei sapere se, dopo ch&#8217;arrete ben considerato, giurareste questo corpo unico (che tu intendi come tre o quattro corpi, e non capisci come membri di medesimo composto) non esser mobile cossì come gli altri astri mobili, posto che il moto di quelli non è sensibile perché ne siamo oltre certa distanza rimossi, e questo, se è, non ne può esser sensibile, perché, come han notato gli antichi e moderni veri contemplatori della natura e come per esperienza ne fa manifesto in mille maniere il senso, non possiamo apprendere il moto se non per certa comparazione e relazione a qualche cosa fissa: perché, tolto uno che non sappia che l&#8217;acqua corre e che non vegga le ripe, trovandosi in mezzo l&#8217;acqui entro una corrente nave, non arrebe senso del moto di quella. Da questo potrei entrare in dubio ed essere ambiguo di questa quiete e fissione; e posso stimare che, s&#8217;io fusse nel sole, nella luna ed altre stelle, sempre mi parrebe essere nel centro del mondo immobile, circa il quale tutto il circostante vegna a svolgersi, svolgendosi però qual corpo continente in cui mi trovo, circa il proprio centro. Ecco come non son certo della differenza di mobile e stabile.»</p>
<p>Secondo passo tratto da <em>La Cena de le ceneri</em>; parla Teofilo, che con un’immagine davvero efficace, spiega (prima di Galileo e di Cartesio) in che consista l’inerzia:</p>
<p>«Or, per tornare al proposito, se dunque saranno dui, de&#8217;quali l&#8217;uno si trova dentro la nave che corre, e l&#8217;altro fuori di quella, de&#8217; quali tanto l&#8217;uno quanto l&#8217;altro abbia {\rm la mano circa il medesmo punto} de l&#8217;aria, e da quel medesmo loco nel medesmo tempo ancora l&#8217;uno lascie scorrere una pietra e l&#8217;altro un&#8217;altra, senza che gli donino spinta alcuna, quella del primo, senza perdere punto n\&#8217;e deviar da la sua linea, verrà al prefisso loco, e quella del secondo si trovarrà tralasciata a dietro. Il che non procede da altro, eccetto che la pietra, che esce dalla mano de l&#8217;uno che è sustentato da la nave, e per consequenza si muove secondo il moto di quella, ha tal virtù impressa, quale non ha l&#8217;altra, che procede da la mano di quello che n&#8217;è di fuora; benché le pietre abbino medesma gravità, medesmo aria tramezzante, si partano (e possibil fia) dal medesmo punto, e patiscano la medesma spinta. Della qual diversità non possiamo apportar altra raggione, eccetto che le cose, che hanno fissione [l&#8217;esser fissate] o simili appartinenze nella nave, si muoveno con quella; e la una pietra porta seco la virtù del motore il quale si muove con la nave, l&#8217;altra di quello che non ha detta participazione. Da questo manifestamente si vede, che non dal termine del moto onde si parte, né dal termine dove va, né dal mezzo per cui si move, prende la virtù d&#8217;andar rettamente; ma da l&#8217;efficacia de la virtù primieramente impressa dalla quale dipende la differenza tutta. E questo mi par che basti aver considerato quanto alle proposte di Nundinio.»</p>
<p>Altri testi di Bruno <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/02/13/etere-2-i-secoli-bui-e-anche-no/">qui</a>.</p>
<p>Da: Frances A. Yates, <em>Giordano Bruno e la tradizione ermetica</em>, Laterza, Bari 1981, pp. 384-85:</p>
<p>“Poiché Bruno nel suo rifiuto finale di ritrattare alcunché comprese tutto ciò che aveva detto o scritto, la sentenza finale probabilmente tenne conto delle molte e svariate questioni sollevate in tutti gli interrogatori succedutisi negli anni di prigionia, oltre che degli otto punti, qualunque essi fossero. Gaspare Scioppio, che fu testimone della morte di Bruno e che probabilmente udì pronunciare allora la sentenza, fornisce un elenco molto eterogeneo di capi per cui Bruno venne condannato: esistono mondi innumerevoli; la magia è cosa buona e lecita; lo spirito santo è l&#8217;anima mundi; Mosè compì i suoi miracoli grazie alla magia in cui era più esperto degli Egiziani; Cristo era un mago. Ci sono inoltre altre affermazioni, ugualmente incoerenti. Il fatto è che non abbiamo prove sufficienti (il processo essendo andato perduto) sulla cui base ricostruire la vicenda giudiziaria e la condanna di Bruno.<br />
Se il movimento della Terra fu uno dei punti per cui Bruno venne condannato, da questo punto di vista il suo caso è completamente diverso da quello di Galileo, anch&#8217;egli costretto a ritrattare l&#8217;affermazione circa il movimento della terra. Le opinioni di Galileo erano basate su genuini studi matematici e meccanici; egli visse in un diverso clima intellettuale rispetto a Giordano Bruno, in un clima in cui le «intenzioni pitagoriche» e i «sigilli ermetici» non entravano affatto e in cui lo scienziato raggiungeva le sue conclusioni su un terreno genuinamente scientifico. La filosofia di Bruno non può essere separata dalla sua religione. Essa era la sua religione, la «religione del mondo», che egli vedeva in questa forma dilatata dell&#8217;universo infinito e dei mondi innumerevoli, come una gnosi più vasta, una nuova rivelazione del di¬vino nelle «vestigia». Il copernicanesimo fu un simbolo della nuova rivelazione che doveva significare un ritorno alla religione naturale degli Egiziani, ed alla sua magia, entro un contesto che Bruno così stranamente suppose di poter identificare con quello del cattolicesimo. [Firpo (nell’opera <em>Il processo di Giordano Bruno</em>, Napoli, 1940, p. 112) osserva in Bruno, alla fine, un grave senso di ingiustizia, come se le sue intenzioni non fossero state capite. Dobbiamo rammentare che in questa <em>fin de siècle</em> era diffuso un senso generale di vasti e imminenti cambiamenti religiosi; quando questa situazione storica sarà stata più compiutamente ricostruita il problema di Bruno potrà essere compreso più a fondo. Troppo spesso si fa l&#8217;errore di giudicare gli uomini del XVI secolo come se essi fossero a conoscenza di ciò che solo noi sappiamo, che cioè non sarebbe avvenuto nessun grande e generale cambiamento religioso].</p>
<p>Perciò la leggenda secondo cui Bruno venne perseguitato come pensatore filosofico e venne messo, al rogo per le sue temerarie opinioni sui mondi innumerevoli o sul movimento terrestre non regge più. Questa leggenda è già stata compromessa dalla pubblicazione del <em>Sommario</em>, [resoconto sommario del processo] in cui si mostra quanta poca attenzione venisse dedicata negli interrogatori a questioni di carattere filosofico o scientifico, oltre che dagli scritti di Corsano e di Firpo in cui viene posto l&#8217;accento sulla missione religiosa di Bruno. È mia speranza che questo studio abbia messo in evidenza ancor più chiaramente questo aspetto di missione e la sua natura e che abbia altresì sottolineato come la filosofia di Bruno, ivi compreso il supposto eliocentrismo copernicano, rientrasse nella missione. Completamente assorbito com&#8217;era nell&#8217;ermetismo, Bruno non era in grado di concepire una filosofia della natura, il numero, la geo¬metria, un diagramma, senza infondervi significati divini. Egli è perciò veramente l&#8217;ultima persona da prendersi come rappresentativa di una filosofia distinta dal divino. [. . .]<br />
Tuttavia, sul piano morale, la posizione di Bruno resta incrol¬labile. Egli fu infatti il discendente dei Magi rinascimentali e si batté per la dignità dell&#8217;uomo nel senso della libertà, della tolle¬ranza, del diritto dell&#8217;uomo a difendere le proprie idee in qua¬lunque paese e a dire ciò che pensa, senza riguardo verso alcuna barriera ideologica. E Bruno, come mago, si schierò per l&#8217;amore, in contrasto con ciò che i pedanti di ogni specie avevano fatto del Cristianesimo, la religione dell&#8217;amore.”</p>
<p>La bibliografia su Bruno è vastissima, segnalo, oltre al libro della Yates, Hilary Gatti, <em>Giordano Bruno e la scienza del Rinascimento</em>, Raffaello Cortina, Milano 2001; e Michele Ciliberto, <em>Giordano Bruno</em>, Laterza, Bari 1992, con ampia bibliografia.</p>
<p>Opere pervenuteci di Giordano (Filippo) Bruno, nato presso Nola nel 1548.<br />
(Alcune opere, da lui in seguito menzionate sono andate smarrite).<br />
1582. De umbris idearum; Ars memoriae; Cantus Circaeus; De compendiosa architectura et complemento artis Lulli; il Candelaio<br />
1583: Ars reminiscendi; Explicatio triginta sigillorum; Sigillus sigillorum<br />
1584: La cena de le ceneri; De la causa, principio et uno; De infinito, universo et mondi; Spaccio de la bestia trionfante<br />
1585: Cabala del cavallo pegaseo con l’aggiunta dell’asino cillenico; De gl’eroici furori.<br />
1586: Figuratio aristotelici physici auditus; Dialogi duo de Fabricii Mordentis salernitani prope divina adinventione ad perfectam cosmimetriae praxim; Idiota triumphans; De somnii interpretatione; Centum et viginti articuli de natura et mundo adversus peripateticos.<br />
1587: De lampade combinatoria lulliana; De progressu et lampade venatoria logicorum; Artificium perorandi; Animadversiones circa lampadem lullianam; Lampas triginta statuarum.<br />
1588: vari commenti ad Aristotele, pubblicati poi sotto il titolo complessivo: Libri physicorum Aristotelis explanati; De lampade combinatoria R. Rullii; De lulliano specierum scrutinio; Articuli centum et sexaginta adversus huius tempestatis mathematicos atque philosophos.<br />
1589: De magia; De magia mathematica; Theses de magia; De rerum principiis et elementi et causis; Medicina lulliana.<br />
1590: De triplici minimo et mensura ad trium speculativarum scientiarum et multarum activarum artium principia libri V; De monade, numero et figura liber consequens quinque de minimo magno; De innumerabilibus, immenso et infigurabili, seu de universo et mundis libri octo.<br />
1591: Summa terminorum philosophicorum; Praxis descensus seu applicatio entis; De imaginum, signorum et idearum compositione ad omnia inventionum, dispositionum et memoriae genera libri tres; De vinculis in genere; Praelectiones geometricae; Ars deformationum.</p>
<p>Il 23 maggio 1592 Bruno venne arrestato su denuncia per eresia del patrizio veneziano Giovanni Mocenigo, che lo ospitava.</p>
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