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	<title>Rosalba Altopiedi &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Eternit: i tempi dell&#8217;aggiustizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Nov 2014 15:56:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[corte di cassazione]]></category>
		<category><![CDATA[diritto vs giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[eternit]]></category>
		<category><![CDATA[Raffaele Guariniello]]></category>
		<category><![CDATA[Rosalba Altopiedi]]></category>
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					<description><![CDATA[(Quando la pratica del diritto e il senso di giustizia divergono in maniera così clamorosa come nel caso dell&#8217;annullamento della sentenza eternit da parte della corte di cassazione, la società soffre una ferita non rimarginabile. Sempre di più appare chiaro che uno dei caratteri fondamentali del nostro tempo è l&#8217;affermarsi di una élite nazionale e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(<em>Quando la pratica del diritto e il senso di giustizia divergono in maniera così clamorosa come nel caso dell&#8217;<strong>annullamento della sentenza eternit</strong> da parte della corte di cassazione, la società soffre una ferita non rimarginabile. Sempre di più appare chiaro che uno dei caratteri fondamentali del nostro tempo è l&#8217;affermarsi di una élite nazionale e transnazionale che sta al di sopra di ogni legge. Abbiamo chiesto a Rosalba Altopiedi ricercatrice all&#8217;università di Torino, esperta di criminalità d&#8217;impresa e consulente per la pubblica accusa al processo Eternit di commentare la vicenda. la redazione</em>)</p>
<p>di <strong>Rosalba Altopiedi*</strong></p>
<p>In questi momenti sono innumerevoli i commenti al pronunciamento della Cassazione che ha sancito la ‘fine’ al processo per disastro doloso a carico dei responsabili della multinazionale Eternit per le morti e le malattie causate dalla lavorazione dell’amianto in diversi stabilimenti del nostro paese. <span id="more-49835"></span></p>
<p>Certo questo è il momento dell’amarezza e dello scoramento; questo è il momento anche dello stupore per l’incapacità del diritto di accogliere le istanze di giustizia provenienti dalla società civile e da un mondo che cambia. Ma, necessariamente dicono molti, questo deve essere anche il momento della prudenza, della valutazioni misurate, dell’attesa.</p>
<p>Dopo una camera di consiglio di appena un’ora e mezza (un tempo risibile per l’esame di una vicenda complessa sia nel merito sia nel diritto) la Suprema Corte ha messo una pietra tombale sulle sentenze che avevano riconosciuto (in due distinti gradi di giudizio) la responsabilità dolosa degli imputati per l’agire criminale con cui avevano condotto le lavorazioni dell’amianto non solo nel nostro paese. Scelte e decisioni che, voglio ribadirlo, hanno prodotto un disastro che ha avuto come conseguenza la morte di più di tremila persone e il conto è ancora aperto.</p>
<p>La decisione è per me così sconcertante che sento l’urgenza di abbandonare la prudenza e scrivere qui, oggi, cercando di mettere in parole i miei sentimenti di giustizia, sentimenti che sono stati violati, offesi. Lo farò prendendo a prestito le parole che il sostituto procuratore generale della Cassazione ha utilizzato rivolgendosi ai giudici: “Per me l’imputato è responsabile di tutte le condotte a lui ascritte” tuttavia, secondo il magistrato, il diritto e la giustizia sono concetti che spesso non possono coesistere: “Anche se oggi qui si viene a chiedere giustizia, un giudice &#8211; ha avvertito il pm Iacoviello rivolto alla Corte &#8211; tra diritto e giustizia deve scegliere il diritto”.</p>
<p>Una dicotomia che non mi convince, che non può convincere chi ritiene che il diritto, in particolare il diritto penale, altro non sia che l’espressione di quel nucleo di interessi e valori che la società riconosce come fondanti il contratto sociale che vanno difesi, tutelati, tra questi la possibilità di vivere una vita degna, o più semplicemente quella di vivere. In questa vicenda, lo insegnano le sentenze che si sono pronunciate nel merito delle responsabilità, questo valori sono stati offesi e calpestati dalle esigenze del profitto. Il diritto alla vita non è stato garantito ai lavoratori degli stabilimenti delle Eternit, ai loro congiunti e ai cittadini.</p>
<p>Il diritto non può essere contrapposto alle esigenze delle vittime di ottenere un ‘riconoscimento’ per il prezzo pagato (il prezzo più alto in questo caso, la propria vita) all’altare del progresso o meglio del profitto. Il diritto non può né deve essere un simulacro immodificabile, ma deve saper cogliere le istanze provenienti dal basso, farle proprie, senza tradire se stesso e senza nulla togliere alla certezza del medesimo.</p>
<p>Per formazione sono abituata a guardare al diritto non come a uno strumento sterile e astratto di regolazione delle controversie, ma come a un dispositivo che rende palese in modo inequivocabile i rapporti di potere della società. Ecco, in questo caso il diritto mi è apparso in tutta la sua spietatezza come lo strumento di potere di pochi, pochissimi, che riescono a sfuggire e restare di fatto impuniti anche di fronte all’accertamento giudiziario delle proprie colpe. Certo sarà necessario leggere con attenzione le motivazioni della Cassazione per ben comprendere le ragioni di questa decisione, ma certamente ora ci troviamo dinnanzi a quello che Sergio Bonetto, uno degli avvocati delle parti civili, ha definito con un amaro paradosso il &#8220;disastro perfetto&#8221;. Un disastro che resta impunito e, stante l’interpretazione della Cassazione, sarà da oggi impunibile.</p>
<p>Certo non manca anche in questi momenti di grande delusione la voce di chi, come il magistrato torinese Raffaele Guariniello che con i colleghi Sara Panelli e Gianfranco Colace ha rappresentato la pubblica accusa nei primi due gradi di giudizio, cerca di ‘tenere dritto il timone’ nella tempesta. Dice Guariniello:</p>
<blockquote><p>“Il mio primo messaggio va alle famiglie: voglio che sappiano che non devono perdere fiducia nella giustizia. Oggi si chiude un capitolo: è vero, ma se ne apre uno nuovo, e noi sulla strage dell’Eternit non demorderemo”</p></blockquote>
<p>Un messaggio di speranza che è rivolto però a una comunità che in questi momenti è come fosse stata schiaffeggiata, offesa, tradita.</p>
<p>Chi come me conosce le genti di Casale sa che non si arrenderanno. Lo ha ribadito in queste ore Bruno Pesce uno dei fondatori dell&#8217;Afeva (Associazione Familiari e Vittime dell’Amianto) che, raggiunto da Radio Gold News, ha detto: “Non può finire qui &#8230; Se c&#8217;è una grande ingiustizia la reazione deve essere ancora più forte. Adesso siamo in una fase di grande difficoltà &#8230; C&#8217;è stupore e amarezza in tutti&#8221;.</p>
<p>Da domani sarà nuovamente il tempo della lotta, ma oggi è davvero molto molto difficile.</p>
<p>* Della stessa autrice si legga anche <a href="https://www.nazioneindiana.com/2009/04/10/do-you-remember-eternit-tryptiqe/">questo articolo </a></p>
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		<title>do you remember Eternit? &#8211; Tryptiqe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2009 16:55:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[Aggiungi nuovo tag]]></category>
		<category><![CDATA[Con la faccia di cera]]></category>
		<category><![CDATA[Eternit di Casale Monferrato]]></category>
		<category><![CDATA[Girolamo de Michele]]></category>
		<category><![CDATA[Rosalba Altopiedi]]></category>
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					<description><![CDATA[Ho conosciuto Rosalba Altopiedi qualche tempo fa, a Torino. E&#8217; una &#8220;femmina tosta&#8221; che lavora nel campo della sicurezza sul lavoro. Sei anni fa ha discusso la sua tesi in Sociologia della Devianza . Titolo: Né colpevoli, né vittime.Crimini d’impresa, analisi di un caso: l’Eternit di Casale Monferrato. In questi giorni ci sarà il processo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/fibres_amiante.gif"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/fibres_amiante.gif" alt="fibres_amiante" title="fibres_amiante" width="600" height="415" class="alignnone size-full wp-image-16619" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/fibres_amiante.gif 600w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/fibres_amiante-300x207.gif 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>Ho conosciuto Rosalba Altopiedi qualche tempo fa, a Torino. E&#8217; una &#8220;femmina tosta&#8221; che lavora nel campo della sicurezza sul lavoro. Sei anni fa ha discusso la sua tesi in <em>Sociologia della Devianza </em>. Titolo: <strong>Né colpevoli, né vittime.</strong>Crimini d’impresa, analisi di un caso: l’Eternit di Casale Monferrato.<br />
In questi giorni ci sarà il processo relativo. Per NI le ho chiesto di rispondere ad alcune domande. Alla breve intervista segue un documento estratto dalla sua tesi dove a parlare era l&#8217;allora presidente dell&#8217;Associazione delle vittime di Casale Monferrato. In chiusura di Post ho pensato di proporre un passaggio del romanzo di Girolamo De Michele, <a href="http://blog.verdenero.it/2008/10/07/con-la-faccia-di-cera-intervista-a-girolamo-de-michele/">Con la faccia di cera</a> (Edizioni ambiente) che ruota intorno alle vicende della Solvay di Ferrara.<br />
<span id="more-15282"></span></p>
<p><strong>Uno</strong></p>
<p><a href="http://torino.repubblica.it/dettaglio/eternit-guariniello:-prevenzione-e-risarcimenti-ecco-perche-servono-i-processi/1614839">Eternit, al via il processo dei record.</a> titolano i giornali. <em>A Palazzo di giustizia almeno mille tra familiari delle vittime e appartenenti a associazioni di lotta alla lavorazione dell&#8217;amianto che hanno promosso un presidio.</em></p>
<p><strong>Il procuratore Caselli soddisfatto scrive: &#8220;Logistica perfetta&#8221;. Cosa vuol dire esattamente?</strong><br />
<em>Caselli intendeva riferirsi all&#8217;organizzazione relativa all&#8217;accoglienza delle parti lese (aule, percorsi guidati, ecc.)</em></p>
<p><strong>Quando affrontasti il tema all&#8217;epoca nella tua tesi si insisteva sull&#8217;enorme ostacolo costituito dalla decorrenza dei termini. In realtà gli effetti &#8220;ritardati&#8221; dell&#8217;amianto , trenta quarant&#8217;anni di incubazione del male, rendevano nullo il principio di colpevolezza  nonostante la responsabilità. Oggi, come ieri, ci troveremo di fronte alla stessa situazione?</strong><br />
<em>Rispetto alla problema della decorrenza dei termini il discorso è più complesso ed è un pò difficile renderlo in poche righe. Il problema è che questo tipo di processi (dove gli imputati sono dirigenti d&#8217;azienda, politici, ecc. &#8220;persone rispettabili e per bene&#8221;) spesso vedono i tempi allungarsi in modo disastroso per la capacità della difesa tecnica di sfruttare tutte le possibili vie per allungare i tempi&#8230;ma questo è solo un aspetto.<br />
</em></p>
<p><strong>Tu hai lavorato a lungo con le associazioni che idea te ne facesti? Sei rimasta in contatto con loro? Cosa ci si aspetta da questa sentenza?</strong><br />
<em>L&#8217;associazione di Casale ha rappresentato un luogo (fisico ma anche metaforico) essenziale per costruire e definire questa vicenda pazzesca come un vero e proprio crimine. Per capirci esistono altre situazioni con analoghe caratteristiche (di gravità anche in rapporto al numero di morti, vedi Monfalcone, Petrolchimico ecc.) che non hanno saputo leggere gli accadimenti nello stesso modo. Ciò ha consegunze rilevanti: se io ritengo ciò che mi è successo come l&#8217;esito di un destino infame o al più di sfortuna ecc. non chiedo <strong>giustizia</strong>. Ho ancora rapporti diretti e affettuosi con molte persone dell&#8217;associazione di Casale.<br />
</em></p>
<p><strong>Quanto è cambiata la situazione in Italia rispetto all&#8217;uso dell&#8217;amianto (nuove regolamentazioni, applicabilità delle leggi) e soprattutto confermi quanto affermato da altri secondo cui il peggio ha da venire?</strong><br />
<em>Esiste una legge che vieta l&#8217;estrazione e l&#8217;impiego dell&#8217;amianto dal 92..il peggio non credo debba ancora venire (soprattutto se le bonifiche proseguiranno in modo adeguato) ma ahimè confermo che almeno sino al 2025-20230 continueremo a contare i morti per le esposizioni pregresse&#8230;</em></p>
<p><strong>Due</strong></p>
<p>Intervista rilasciata in data 25/02/03 presso la Camera del Lavoro di Casale Monferrato dalla  signora B. R. in <em>Né colpevoli, né vittime.Crimini d’impresa, analisi di un caso: l’Eternit di Casale Monferrato.</em> di <strong>Rosalba Altopiedi.</strong></p>
<p><strong>Mi racconta la storia di suo marito?</strong><br />
<em>Inizio da quando si è ammalato? Da qualche mese si lamentava di un dolore al fianco destro  e , molto probabilmente visto che aveva già visto ammalarsi e morire dei compagni di lavoro, cercava di far finta di niente, ma era comunque un dolore piuttosto insistente e quasi opprimente; un giorno ha insistito a tal punto da obbligarlo a recarsi dal medico e purtroppo in seguito ad una lastra si è notato che il polmone sinistro era visibile mentre quello destro non si vedeva già più; bisogna precisare che lui aveva già l’asbestosi con un riconoscimento di 44 punti di invalidità, era il febbraio del 1982 ed immediatamente gli hanno riconosciuto un aggravamento con il 100% di invalidità. Quando  è successo tutto questo era pochi anni che mio marito era potuto andare in pensione in seguito al raggiungimento dell’anzianità contributiva, noi avevamo avuto appena un nipotino e ce lo godevamo…è stato un periodo bellissimo, particolarmente bello specialmente tra noi due perché godevamo di un momento molto bello, lui stava bene almeno apparentemente, aveva molto coraggio molta forza, era anche più aperto più disponibile in un certo qual modo e invece- purtroppo- ci è capitata…lui ha intuito anche se ha sperato che non fosse così e io finché ad Alessandria non ci hanno detto chiaramente che si trattava di mesotelioma  … lui faceva di tutto per non farci vedere la sua angoscia e noi uguale nei suoi confronti, tan’è vero che negavamo a tutti la gravità delle sue condizioni. Da quando si era ammalato una volta al mese andavamo ad Alessandria al Borsalino per la chemio, orribile il Borsalino : c’erano nove letti di fronte a nove letti e andandoci lui vedeva il peggioramento di chi era arrivato prima di lui, e ad un certo momento si è rifiutato di andarci.  </p>
<p>Successivamente è stato seguito all’ospedale, andava di tanto in tanto per fare la chemio; bisogna però dire che mentre ad Alessandria c’era il professor Morea che probabilmente era già un esperto, aveva una sensibilità maggiore verso le persone affette da questa patologia, e quando ha iniziato a stare male gli ha somministrato prima blandi antidolorifici ed infine la morfina e non bastava ancora.  Guardi è stato molto doloroso perché ha sofferto veramente moltissimo, nel suo caso non si era formata acqua nella pleura (n.d.i. come normalmente avviene nei casi di mesotelioma della pleura) da estrarre, e questo –a detta dei medici- comportava che la sua malattia fosse particolarmente dolorosa. Triste anche perché aveva già avuto una vita molto sacrificata essendo del ‘22 aveva avuto anche la guerra era orfano…quindi il matrimonio era stato una serenità nella sua vita, due figli che senza essere niente di particolare per noi erano importanti non ci avevano mai dato problemi, era un momento della vita che poteva svolgersi con serenità tra noi due, con tranquillità invece… questa è una cosa che ci tengo a dirla, ogni volta che me la chiedono lo dico, non con rabbia ….io mi sono rifiutata di piangere per non far vedere a mio marito quanto era grande la mia disperazione, mi sono imposta e ci sono riuscita, anche se adesso quella imposizione che mi sono fatta mi impedisce di piangere ancora oggi, ed è molto dolorosa a volte…ma ero arrabbiata e lo sono ancora, proprio arrabbiata, perché non trovavo giusta e non la trovo ancora, la cosa una persona nell’avere il diritto al lavoro per dare tranquillità alla famiglia debba ammalarsi e morire sul lavoro e soprattutto nella maniera come è avvenuto, c’è stata indifferenza, menefreghismo, poca responsabilità in ciò che succedeva; può essere che nei primi tempi non lo sapevano però piano piano lo sapevano, avevano preso qualche piccolo provvedimento (filtri/mascherine agli operai) ma erano una cosa assurda o quasi.<br />
</em></p>
<p><strong>Come parlava suo marito dei suoi ex datori di lavoro?</strong><br />
<em>E’ una questione di carattere..quando è successo, già altri compagni di lavoro avevano contratto questa malattia e tra compagni di lavoro ho scoperto che esisteva una solidarietà molto particolare , e quando hanno iniziato ad ammalarsi e a morire tra di loro si guardavano ,si scrutavano  e solidarizzavano e questo è stata una esperienza molto bella , ancora oggi dopo 20 anni che mio marito è mancato ho scoperto che molti suoi compagni vanno al cimitero; mio marito aveva sentimenti molto particolari mali nascondeva (questo anche per rispondere alla sua domanda) era un “orco” ma era un modo di difendere la propria sensibilità, la propria delicatezza; io in seguito alla morte di mio marito mi sono rifiutata di accettare i soldi del risarcimento perché ho pensato che mio marito valeva molto di più di quanto poteva venirmi dato. </em></p>
<p><strong>Cosa l’ha portata a divenire Presidente dell’associazione vittime e famigliari?</strong><br />
<em>Avevano bisogno di una persona che magari confermasse ciò che sentiva, anche per formare un gruppo per poter lottare, anche perché sono state fatte molte iniziative anche raccolta di firme da portare a Roma e far varare la legge contro l’amianto; elencare tutte le iniziative che sono state fatte è impossibile, ogni dopo tanti anni non è ancora stato fatto abbastanza, perché c’è ancora molto da fare….quando mi è stata offerta questa carica ho detto io non sono in grado, ma se mi date una mano per dimostrare ciò che io sento, la rabbia che ho dentro di me per questa situazione io accetto, e così abbiamo il comitato che all’inizio rappresentava sono gli operai della Eternit e i loro famigliari ma in seguito ha visto coinvolti anche i cittadini di Casale. Dopo tanti anni io sono ancora veramente arrabbiata e sono contenta di aver ricevuto da parte di ex colleghi di Mario il riconoscimento per l’impegno che ho messo e tuttora metto perché quello che è stato affinché non si dimentichi. Purtroppo mancano ancora molte testimonianze da parte di persone che dovrebbero darle…per esempio avevo chiesto ad una signora di venire a parlare con lei; ha perso il marito due anni fa molto giovane 47 anni non lavorava alla Eternit, con due bambini piccoli, ma lei ha rifiutato perché il dolore è ancora troppo intenso e piangerebbe solo e non può testimoniare forse un domani…sa parlarne è molto doloroso anche se sono passati anni; io però più che addolorata sono arrabbiata , io ho reagito così e in tante occasioni che mi è stato chiesto di testimoniare la mia esperienza non ho mai pianto e di questo ne sono quasi fiera perché mi sembra la cosa abbia un po’ più valore che il piangere, trovo giusto il combattere…se noi che sappiamo di avere un diritto lo pretendiamo le cose possono cambiare con un po’ più di facilità.<br />
</em></p>
<p><strong>Da 20 anni  ad oggi nella popolazione della sua città c’è stata un’elaborazione di quanto era avvenuto?</strong><br />
<em>Negli anni abbiamo fatto molte manifestazioni, io stessa ha distribuito in piazza a Casale molti volantini per sensibilizzare la gente su queste tematiche, io ricordo che un giorno consegnando uno di questi volantini a dei compagni di lavoro di mio marito e altri amici, uno di loro ma ha detto: basta con questo amianto, non se ne può proprio più, è ora di finirla; io ho detto se mio marito fosse ancora vivo avrebbe lottato anche per voi e questa persona mi ha detto ha ragione me lo dia, però poi questa persona non è venuta all’assemblea. Vede c’è comunque un atteggiamento di negazione legato alla paura, e questo atteggiamento è più presente negli ex operai che nei cittadini, forse perché loro hanno visto, hanno avuto il contatto diretto; purtroppo però nei cittadini si sta allargando così tanto che…(n.d.i. i casi di decessi per patologie amianto correlate di persone che non hanno mai lavorato alla Eternit ed hanno avuto solo un’esposizione “ambientale”)<br />
</em></p>
<p><strong>Chi sono i responsabili e come li può definire in questa vicenda?</strong><br />
<em>Io una volta ho chiesto a mio marito quando era già ammalato- perché lui era un delegato di fabbrica con un grande intuito e coraggio anche nel denunciare situazioni che gli apparivano ingiuste- come mai si è arrivati a questo punto senza accorgersi prima della gravità delle cose? Lui mi ha detto non ne voglio parlare, non me lo domandare…Sul fatto dei responsabili io mi sono interrogata molte volte, e quando c’è stato il processo mi ricordo che mi sono arrabbiata perché sono stata “disgustata” dal modo utilizzato dagli avvocati della difesa, ricordo una frase di uno di questi che ha detto: ma immaginarsi se il direttor Vezzani che aveva moglie e figli pover uomo avesse portato qui la famiglia conoscendo il pericolo che potevano correre , insomma erano delle “povere vittime “. Io poi ho ricevuto anche da uno dei responsabili (Reposo) una lettera dove lui mi diceva che non si sentiva colpevole, che il giudizio che emergeva dal processo non era giusto nei suoi confronti e che lui non si sentiva colpevole; allora io ho risposto che il suo punto di vista era totalmente diverso dal mio. Ci sono state solo piccole condanne , proprio limitate ….<br />
</em></p>
<p><strong>Quale potrebbe essere una pena equa?</strong><br />
<em>Guardi se si parla di responsabilità in linea generale ci andrebbero anni di galera per conto mio, se soprattutto c’è stata consapevolezza in quello che si faceva il pensiero che un uomo per poter condurre una vita dignitosa debba morire di lavoro… questo non è pensabile, non si può pensare di lasciar morire delle persone… Se però poi parlo del mio carattere, del mio modo di pensare – ci ho riflettuto in molte occasioni- io penso che , visto specialmente le condizioni delle carceri oggi , mi chiedo ma perché non farli pagare materialmente o altre alternative alle prigioni, per comprendere quello che può dare la fatica del lavoro, il cercarlo…<br />
</em></p>
<p><strong>Il suo discorso sulle pene alternative al carcere lo applicherebbe a tutti i tipi di reati o no?</strong><br />
<em>Lo applicherei in senso generale perché non credo che la galera possa insegnare, a volte anzi in quei luoghi credo sia negata la possibilità di migliorare mentalmente, di recuperare la persona; infatti quando io sento discorsi sulla pena di morte sento come un pugno nello stomaco.. </em></p>
<p><strong>Potremmo definire criminali le persone che si sono rese responsabili di questi reati?</strong><br />
<em>È dura rispondere…sa criminale è una definizione pesante, però se si pensa ai tanti morti e alle tante conseguenze, se si pensa che ne erano consapevoli..allora sì forse criminali che agiscono per interessi economici.<br />
</em></p>
<p><strong>Tre</strong></p>
<p>Estratto dal romanzo di Girolamo De Michele, <a href="http://blog.verdenero.it/2008/10/07/con-la-faccia-di-cera-intervista-a-girolamo-de-michele/">Con la faccia di cera</a> (Edizioni ambiente)</p>
<p><strong>Ferrara, giovedì 22 maggio 2008</strong><br />
<em><br />
«NON per dire, giovanotto, ma certe sfumature possono determinare l’orientamento di un intero testo.»</em><br />
L’addetto alle relazioni commerciali sorride mentre mi spiega perché i testi del libro sulla storia dell’industria ferrarese saranno forniti dall’ufficio marketing.<br />
<em>«Prenda ad esempio queste pagine che lei ci ha già illustrato. Il design in Moplen. Lei magari non ha l’età per ricordarselo, ma <a href="http://www.youtube.com/watch?v=hUGcaVDbCvw">la pubblicità del Moplen</a> era popolarissima. Quelle bacinelle che cadevano e rimbalzavano senza spaccarsi: lo sente nella parola stessa – Moplen – il suono del rimbalzare? Quel comico, ha presente, Gino Bramieri: era uno di casa, dal televisore ti entrava nel salotto, ti potevi fidare. Lui ti faceva divertire col Carosello, e tu avevi voglia di offrirgli un liquorino, mentre gli compravi i prodotti in Moplen. Era un’epoca fondata sulla fiducia tra produttore e consumatore, c’era il miracolo italiano. Moplen è una parola  amica, familiare: come la Cinquecento, le canzoni del Cantagiro, Mazzola e Rivera, gli spettacoli al Piper e alla Bussola di Viareggio, gli occhi e il – se permette – fondoschiena della Sandrelli, e il clacson dello spider di Gassman. Invece senta come suonano ostiche, persino ostili parole come “polipropilene”  “polimerizzazione”, “policloruro”&#8230;<br />
Non convincono, allontanano, destano sospetto. “Poli” di qua, “poli” di là&#8230; Cosa sarà mai questo “policloruro”, pensa il lettore diffidente. Fa pensare agli anni Ottanta, Novanta: diffidenza, individualismo, disgregazione&#8230; In un libro storico è importante che il lettore si senta parte del quadro, che sia messo a suo agio, si senta parte di una storia condivisa. Ecco perché abbiamo tanto apprezzato la sua ricerca iconografica, questi colori da primi anni Sessanta che ci ha riproposto: quella felice nostalgia per un tempo passato, quando eravamo tutti più sereni!»</em><br />
Sarà per questo che dietro le spalle, sotto il gagliardetto della squadra di Ferrara, l’efficiente amministratore amante dei buoni tempi antichi ha la foto della Spal degli anni Sessanta?<br />
«<em>Piuttosto, Belli: proprio per questo spirito di solidale cooperazione tra produttori che ci anima, fatichiamo a capire il perché di questa foto d’epoca.</em>»<br />
«<em>La foto d’epoca è un ritratto del chimico, industriale e ministro belga Ernest Solvay: è il fondatore della Solvay»</em> sottolineo. «<em>Pensavo che in un libro di storia dell’industria&#8230;</em>»<br />
«<em>Ma no, ma no, Belli, guardi: lasci perdere. Così indietro nel tempo&#8230; Noi ci limitiamo alla creazione del Polo, senza esagerare. E poi, diciamocela tutta: questo nome, Solvay, è un’altra di quelle parole che suonano ostili, che dividono. Piena di pregiudizi, fors’anche offensiva verso alcuni autentici galantuomini che hanno amministrato quell’azienda&#8230;Noi in verità preferiremmo non nominarla nel volume: Montecatini, Montedison sono nomi familiari, restiamo sul familiare: lei che dice?</em>» </p>
<p>Che dice David Belli? Che i committenti sono loro, di questo lavoro ne ho bisogno, e comunque&#8230;<br />
«<em>E comunque</em>» conclude l’addetto alle relazioni commerciali mentre il fotografo ripone foto, testi e contratto siglato nella borsa, «<em>non si tratta di pura e semplice nostalgia: questo sguardo al passato è un po’ il nostro ritorno al futuro, Belli! E siamo sicuri che saprà essere compartecipe di questo nostro spirito d’intrapresa!</em>».<br />
Io, per la verità, sono rimasto ai tempi in cui bastava dire “impresa”.<br />
Stringo la mano sorridente, intasco l’assegno con l’anticipo per le spese e, per non essere troppo diffidente, mi premuro di incassarlo nell’arco di una mezz’ora. Una volta comprati i rullini e il materiale per lo sviluppo, forse<br />
riesco anche a pagarmi un cappuccino, ma insomma: sempre meglio di un calcio in culo&#8230; </p>
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