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	<title>rumori &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Di notte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 09:20:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
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<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Di notte, è il momento della calma, è quando si va a letto, smettendo di gironzolare, di inventarsi pretesti per accendere di nuovo la luce, per tenere ancora i piedi nelle scarpe, sta davvero per finire la lunga agitazione diurna, che ha continuato fino all’imbrunire, e anche dentro la tenebra, un’agitazione ben illuminata da fasci di luce, con tutta l’elettricità che ronza scintillante nelle alogene, e finché c’è luce, finché ancora qualcosa deve essere preso dal bagno, o lasciato nel lavabo, o rimesso nel suo cassetto, tornano anche le loro immagini, le capigliature a volte, oppure solo le voci, le voci di quando sono inquiete, e chiamano, quasi piangendo o solo parlano, lasciando grandi pause tra le frasi, con tristezza, o non la smettono di ridere, come fossero al piano di sopra, o si lasciassero calare con delle altalene, oppure tornano i loro seni, ma sempre due alla volta, e nella luce artificiale della stanza, mentre si scorrono poche righe di un romanzo, vengono in mente quegli spostamenti fatti tra le lenzuola, spesso di giorno, quando si divaricano gambe, si adagia un corpo sulla pancia, finché non giunge la vera calma, e si chiudono gli occhi, si spengono pure le immagini interne, quelle veloci comete di volti femminili, allora davvero si scivola via, si entra nel sonno,<br />
<span id="more-15236"></span><br />
la testa contro il cuscino, il corpo tutto disteso, supino, a croce, di traverso, la luce spenta, la notte dominante, con solo qualche luce soffocata oltre i vetri della porta finestra, lampioni del campo sportivo, stanze illuminate agli ultimi piani dei palazzi circostanti, è buio, c’è un gran silenzio, verrà a breve l’incoscienza, il sonno che ristora, qualche sogno sottile e leggero, come un torrente d’immagini e suoni, e nient’altro, è notte, ormai notte fonda, hai chiuso gli occhi, non stai più pensando, sembrava esserci un gran silenzio, un calma prevista, ma a poco a poco emergono dalla strada, dagli altri appartamenti, dai palazzi contigui, dai parchi chiusi, dai pochi bar ancora aperti, da tutto il quartiere, emergono dei rumori, una molestia puntiforme e diffusa, sonora, sorniona, violenta, di colpo a sud come a nord lo strappo dei pneumatici sull’asfalto, si bruciano nell’attrito, a causa di brusche frenate o di partenza improvvise, i cani, che sembravano esausti, nelle cucce, sdraiati sotto poltrone, si affacciano ai balconi e latrano, e molti sono già in strada, lottando tra di loro, i padroni hanno mollato i guinzagli, gli animali si scagliano l’uno addosso all’altro, dal mio letto non vedo nulla, non ho neppure acceso la luce, della lotta furibonda dei cani sento solo i latrati, il guaire di quello che viene ferito, il raspìo della zampe contro l’asfalto, o forse sono intervenute delle linci, dei lupi, o animali dalle corna tozze, e zoccoli, come cinghiali, e fanno inseguimenti e cariche confuse, improvvisate, ma poi coloro che frenavano e sgommavano, ora suonano il clacson, anzi hanno installato bizzarre sirene, non assomigliano a quelle della polizia, ma proprio per questo le auto della polizia cominciano a sfrecciare attivando le loro sirene, quelle autentiche, le false e le vere sirene mescolano nella notte i loro fischi, anche se le auto degli uni e degli altri sfrecciano lungo vie parallele, senza mai incontrarsi, ma quando frenano di nuovo, o tamponano un furgone in sosta, o si schiantano con un impatto violento contro una cancellata o un lampione, dopo il fragore dell’urto, si sente quello delle porte che sbattono, dei bauli e degli sportelli che vengono più volte aperti e chiusi, e che in definitiva non si chiudono, e ci sono poi le urla, le imprecazioni, ma sono quelle di una prostituta stavolta, o quelle del padre ubriaco che sta menando le due figlie in un appartamento del palazzo di fronte, ma sono solo le studentesse statunitensi che gridano eccitate, è l’ultimo momento di euforia della festa, poi troveranno un ragazzo per il sesso, se non saranno costrette alla corsa in bagno per vomitare, e si sentono già i conati forti, perché una o due sono state sbattute fuori, sul pianerottolo, e lungo il corridoio del settimo piano stanno chinate, sembra che tossiscano, da più vicino appare chiaro che qualcuno sta soffocando, ma quelli che erano a piedi, nelle vie adiacenti, ora avanzano con le felpe addosso e il cappuccio che gli fa ombra sul viso, dal rumore di vetri infranti si capisce che tengono in mano qualcosa, oggetti di metallo, resistenti e rigidi, massicci, o quantomeno lunghi, delle clave o delle lance probabilmente, e colpiscono i cartelloni pubblicitari del municipio, quelli che sono illuminati dal neon, quelli con le immagini che a intervalli regolari scorrono via per poi ritornare, stanno sfasciando tutto per bene, e anche con grande allegria, lanciano grida di gioia, ridono a squarciagola, saltellano sui pezzi sparsi a terra, sui detriti, tra la ferraglia divelta, ma più in là nel parco succede qualcosa di strano, è il pazzo che viene aggredito da un gruppo di ragazzini, o è il pazzo che aggredisce una barbona, o forse è la polizia che si sta occupando di uno degli incappucciati, lo stanno lavorando direttamente sul posto, ma prima l’hanno sicuramente ammanettato, gli sono saliti sulla schiena, si divertono a incaprettarlo con cura, la prostituta ha perso una scarpa, siccome sta correndo via spaventata, non si è sentito lo schiaffo, o forse il pugno arrivato dritto sullo sterno, ma il cliente è risalito in macchina, forse non la insegue, si morde le labbra quasi a sangue, e per via di quella sniffata di una mezz’ora fa, passata quasi sotto silenzio, che ancora gli batte in testa, tra le tempie, anche se di questo non si sente quasi nulla, ma il padre ubriaco ha sfasciato la credenza, ci è passata la testa di qualcuno, della moglie o di una delle figlie, ora c’è il grande silenzio del sangue che gocciola sul pavimento, tutti stanno zitti, perché lo scorrere del sangue induce a una grande calma, ora che il sangue sta fuoriuscendo dalle teste, dai palmi delle mani, si può davvero ipotizzare un piccolo sonno, prima che passi all’alba il camioncino verde della nettezza urbana e l’ambulanza lasci il quartiere, ora che tutti sono stati medicati, curati, segnalati, ora che i rifiuti verranno tratti via dalle strade e gettati nelle fauci buone, che tutto masticano con rumore, l’ultimo, di quando giunge anche la prima luce, e si finge di aprire gli occhi, con l’aria riposata, di chi ha dormito come un sasso e si alza dal letto fresco, rilassato.</p>
<p>[Da <em>Materiali di un libro su Parigi</em>]</p>
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