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	<title>Saffo &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Da Saffo a García Lorca: venti traduzioni per due poesie</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2021/02/17/da-saffo-a-garcia-lorca-venti-traduzioni-per-due-poesie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2021 06:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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		<category><![CDATA[Antonio Lavieri]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Garcia Lorca]]></category>
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					<description><![CDATA[[DieciXUno &#8211; Una poesia, dieci traduzioni è una collana dell&#8217;editore Mucchi, curata da Antonio Lavieri, che ho già presentato qui. Sono ora usciti due nuovi volumi, dedicati rispettivamente all&#8217;Ode all&#8217;amata di Saffo (a cura di Sotera Fornaro) e al Lamento per Ignacio S. Mejías di Federico García Lorca (a cura di Francesco Fava): ciascuno contiene una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>[<em>DieciXUno &#8211; Una poesia, dieci traduzioni </em>è una collana dell&#8217;editore Mucchi, curata da Antonio Lavieri, che ho già presentato <a href="https://www.nazioneindiana.com/2019/05/24/dieci-traduzioni-per-una-poesia-allautunno-di-john-keats/">qui</a>. Sono ora usciti due nuovi volumi, dedicati rispettivamente all&#8217;<em>Ode all&#8217;amata</em> di Saffo (a cura di Sotera Fornaro) e al <em>Lamento per Ignacio S. Mejías</em> di Federico García Lorca (a cura di Francesco Fava): ciascuno contiene una versione inedita del/la curatore/trice. Di entrambi pubblico uno stralcio dell&#8217;introduzione e due delle dieci traduzioni presentate e analizzate, ognuna delle quali rifrange, come sempre accade, una diversa luce del testo di partenza: per questo motivo ho scelto come immagine di apertura un fotogramma tratto da &#8220;Everyone&#8217;s Moon&#8221; di Penelope Umbrico, artista i cui lavori propongono spesso suggestioni interessanti per chi si interessa di traduzione. (<em>ornellatajani)</em>]</p>
<figure id="attachment_88080" aria-describedby="caption-attachment-88080" style="width: 948px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-88080" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/02/Schermata-2021-01-26-alle-15.30.17.png" alt="" width="948" height="536" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/02/Schermata-2021-01-26-alle-15.30.17.png 948w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/02/Schermata-2021-01-26-alle-15.30.17-300x170.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/02/Schermata-2021-01-26-alle-15.30.17-768x434.png 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/02/Schermata-2021-01-26-alle-15.30.17-250x141.png 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/02/Schermata-2021-01-26-alle-15.30.17-200x113.png 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/02/Schermata-2021-01-26-alle-15.30.17-160x90.png 160w" sizes="(max-width: 948px) 100vw, 948px" /><figcaption id="caption-attachment-88080" class="wp-caption-text">Penelope Umbrico, &#8220;Everyone&#8217;s Moon&#8221;, 2015 (fotogramma)</figcaption></figure>
<p>a cura di <strong>Sotera Fornaro</strong></p>
<p>[&#8230;] <span style="letter-spacing: 0.05em;">Di recente, uno tra i più grandi studiosi di lirica greca e dei sui aspetti performativi, Claude Calame, ha paragonato il beatbox dell’artista rap Steff La Chef proprio a quest’ode di Saffo, a mio parere con tutti i buoni motivi. Il beatbox, come ha dichiarato la stessa artista, «c’est une percussion de la bouche. On fait des bruits, des mélodies et des rythmes avec la langue, les lèvres, le nez, le larynx, le palais, les cordes vocales et le diaphragme». Ed è così che dobbiamo immaginare performata questa ode di Saffo, tanto più che il rap in questione usa la variante di Berna dello svizzero tedesco, e dunque assomiglia alla lingua dialettale di Saffo. La comparazione, che Calame attua con solide basi teoriche, serve a comprendere in generale la poesia di Saffo, anche nel suo contenuto specificamente omoerotico. Ma di tali comparazioni non c’è (ancora) traccia nelle traduzioni disponibili, sia perché, ovviamente, una vera traduzione in tal senso sarebbe piuttosto un libretto di sala, sia perché l’idea che la lirica sia una soggettiva, personale espressione dell’io, una specie di sfogo interiore, se si tratta di lirica d’amore, perdura al punto da condizionare ancora le traduzioni della poesia lirica antica.</span></p>
<div class="page" title="Page 29">
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<div class="page" title="Page 29">
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<p>Un censimento completo di tutte le traduzioni nelle lingue moderne di quest’ode manca, e non sarebbe impresa facile; un libro francese ha pro<span style="letter-spacing: 0.05em;">posto il repertorio di cento traduzioni in francese. Non saprei dire se possiamo contarne altrettante in italiano: la prima traduzione a noi nota data 1572, ed è una versione molto consapevole, perché seguita da un attento discorso del traduttore, Francesco Anguilla, letterato forse di Ferrara di cui però non sappiamo nulla, che tra l’altro si serviva dell’ampio commento per poter indirettamente esprimere il suo amore per una donna, che resta anonima. Ora: il soggetto che prova le emozioni connesse al sentimento d’amore, in Saffo, è una donna. Ma il lavoro di traduzione è diventato ri-traduzione del soggetto stesso, poiché la gran parte delle traduzioni sono di uomini. Come ha scritto Salvatore Puggioni, la ricezione dell’ode coincide in gran parte con la ricezione della figura stessa di Saffo, e «innerva zone importanti della letteratura italiana prenovecentesca fino a Parini, Foscolo, Leopardi e al Pascoli ‘conviviale’, e che già dalla prima età moderna riconosce in Tasso uno degli interpreti più autorevoli». Altri hanno studiato tale tradizione, e dunque la specificità di questo nostro piccolo libro non è raccogliere dieci traduzioni, più o meno celebri, di Saffo, ma proporre nove traduzioni redatte da donne, compresa la mia, più la prima conosciuta in lingua italiana [&#8230;].</span></p>
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<div class="column">
<p>&#8211;</p>
<p><em>trad. di Iolanda Insana</em></p>
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<div class="column">
<p>Lo vedo felice come un dio<br />
lui che ti sta di fronte<br />
e attento segue il suono<br />
della voce</p>
<p>la tua fresca risata.<br />
È soprassalto, mi scuote tutta.<br />
Appena il tempo di vederti<br />
E non so più parlare.</p>
<p>La lingua si spezza<br />
brivido di fuoco rapido corre<br />
sulla pelle<br />
l’occhio non vede ronzano le orecchie</p>
<p>Sudore freddo<br />
e tremito mi prende<br />
e più verde dell’erba<br />
mi sembra di morire, Agallide.</p>
</div>
<p>&#8211;</p>
<p><em>trad. di Rosita Copioli</em></p>
<div class="page" title="Page 72">
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<div class="column">
<p>Proprio sorte pari agli dèi ha per me<br />
quell’uomo, che ti specchia rapito,<br />
vicino, e la voce soave<br />
ti assorbe</p>
<p>e il riso amoroso: e questo<br />
mi atterrisce dentro il petto il cuore:<br />
Oh, mi basta vederti, e di colpo di voce<br />
non mi resta più nulla,</p>
<p>anzi a me la lingua s’è franta, rapido<br />
un fuoco sottile corre dentro la carne,<br />
e con gli occhi non vedo più, e le orecchie<br />
rombano,</p>
<p>e il sudore m’inonda, e mi cattura<br />
tutta il tremore, e sono più verde<br />
dell’erba, e mi sento di poco lontana<br />
proprio dal morire.</p>
<p>Ma tutto si può sopportare, giacché&#8230;<br />
anche un poveruomo&#8230;</p>
<p>____</p>
<p>a cura di <strong>Francesco Fava</strong></p>
<div class="page" title="Page 5">
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<div class="column">
<p>1. Il <em>Llanto</em> <em>por Ignacio Sánchez Mejías</em> non è forse il più bello ma è, senza alcun dubbio, il più celebre tra i componimenti poetici di Federico García Lorca. Oltre alla sua rilevanza nella storia letteraria spagnola, si tratta di un testo che attraverso le sue numerose e qualificate versioni italiane costituisce anche un tassello estremamente significativo per la storia della traduzione e della ricezione delle letterature straniere nel nostro paese nel corso del XX secolo. Intorno all’elegia per l’amico torero morto nell’arena, composta da Lorca nel 1935, si condensano <span style="letter-spacing: 0.05em;">infatti le attenzioni di traduttori più che illustri, a partire – come rievoca Oreste Macrì – dagli «ardenti e mitici anni fiorentini (1936-1942) della mia generazione, quando Carlo Bo ci leggeva alle Giubbe Rosse le strofe del <em>Llanto por Ignacio</em>». Nel breve volgere di poco più di una ventina d’anni, tra 1938 e 1961, a cimentarsi in una traduzione italiana del testo sono, oltre a Bo e allo stesso Macrì, scrittori capitali del nostro Novecento quali Elio Vittorini, Giorgio Caproni e Leonardo Sciascia. La versione di Sciascia generò persino un’agguerrita polemica letteraria che mise a confronto poetiche traduttive e interpretazioni testuali contrapposte. E, caso unico più che raro nel panorama editoriale dell’epoca, nel 1978 il <em>Llanto</em> venne offerto al lettore in un’edizione che presentava insieme, l’una dopo l’altra, tutte e cinque le traduzioni appena citate. Illustre era anche il curatore del volume, Giovanni Raboni, che nell’introduzione osservava come «una lettura ravvicinata e strettamente cronologica di queste cinque letture può fornire più di un’indicazione suggestiva sulle persistenze e le metamorfosi che hanno interessato, negli ultimi quattro decenni, l’evoluzione del gusto poetico e letterario in Italia». A 40 anni dalla sua prima </span><span style="letter-spacing: 0.05em;">pubblicazione italiana, il <em>Llanto</em> diventava così anche occasione per riflettere su come le traduzioni giochino un ruolo non ancillare nel polisistema letterario nazionale e su quanto siano profonde le relazioni osmotiche tra poetiche del tradurre e poetiche ‘autoctone’.</span></p>
<div class="page" title="Page 6">
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<div class="column">
<div class="page" title="Page 7">
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<div class="column">
<p>Accanto alle cinque versioni storiche, tra le altre traduzioni italiane pubblicate nell’ultimo trentennio si è scelto di includere in questo volume quelle realizzate all’interno delle due importanti edizioni integrali della poesia lorchiana curate rispettivamente dagli ispanisti Norbert Von Prellwitz (la traduzione del <em>Llanto</em> è lì affidata a Lorenzo Blini) e Giovanni Caravaggi. Tra le versioni in altre lingue europee si propongono invece la traduzione d’autore, in portoghese, di Jorge de Sena, voce insigne della lirica lusofona del XX secolo, e quella francese realizzata per la Bibliothèque de la Pléiade da André Belamich, autorevole specialista dell’opera di Lorca.</p>
<p>Se questo libro fosse un’edizione multimediale, lo si potrebbe completare con due <em>file</em> audio: le letture del testo realizzate da Arnoldo Foà (1955) e Carmelo Bene (1965). Pur fondate entrambe sulla traduzione di Carlo Bo, in virtù della forte personalità artistica dei due attori si configurano come altrettante originali reinterpreta<span style="letter-spacing: 0.05em;">zioni dell’opera. Il disco che riproduceva la lettura di Foà conobbe peraltro un inaudito successo di pubblico, superando il milione di esemplari venduti e rendendo il <em>Llanto</em> un fenomeno unico nella storia della cultura italiana: i suoi versi si incisero nell’immaginario nazionale arrivando a essere citati quasi proverbialmente, ripetuti, declamati, persino parodiati [&#8230;].</span></p>
<p>&#8211;</p>
<p>[<em>Accolgo l&#8217;intenzione di F. Fava e propongo, prima dei due estratti di traduzione, i file seguenti:</em></p>
<p style="text-align: right;"><em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=3yzEx7yC8HA">qui</a> Arnoldo Foà legge la traduzione di Carlo Bo</em></p>
<p style="text-align: right;"><em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=amAJgOERROU">qui</a> invece è Carmelo Bene a leggerla (parte I, segue al termine la parte II)]</em></p>
<p>&#8211;</p>
<p><em>trad. di Elio Vittorini</em></p>
<p>I. La cornata e la morte</p>
<p>Fu alle cinque, la sera.<br />
Erano in punto le cinque della sera.<br />
Recò un ragazzo il bianco lenzuolo<br />
<em>alle cinque di sera.</em><br />
E una sporta di calce era già pronta<br />
<em>alle cinque, la sera.</em><br />
Ed era morte il resto, morte era<br />
<em>alle cinque della sera.</em></p>
<p>Sollevò il vento fiocchi di cotone.<br />
E cristallo e nichelio<br />
<em>alle cinque della sera</em><br />
fu seminato intorno.<br />
Mentre l’un contro l’altro<br />
già lottano il colombo ed il leopardo<br />
<em>alle cinque della sera;</em><br />
il corno dentro il muscolo squarciato<br />
<em>alle cinque della sera.</em></p>
<p>Poi rintocchi, <em>alle cinque della sera,</em><br />
cominciarono, <em>alle cinque di sera.</em><br />
Le campane d’arsenico e il fumo.</p>
<p>Era a gruppi il silenzio negli angoli<br />
<em>alle cinque della sera.</em><br />
Soltanto il toro aveva il cuore in alto<br />
<em>alle cinque della sera.</em><br />
E col sudor di neve<br />
<em>alle cinque della sera</em><br />
con l’jodio sparso sulla terra intera<br />
venne la morte <em>alle cinque di sera</em><br />
e mise nella piaga le sue uova,<br />
<em>alle cinque di sera</em><br />
in punto <em>alle ore cinque<br />
della sera.</em></p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>&#8211;</p>
<p><em>trad. di Giorgio Caproni</em></p>
<div class="page" title="Page 44">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>I. La cornata e la morte</p>
<p style="text-align: left;">Alle cinque di sera.<br />
Le cinque in punto di sera.<br />
Un bambino portò il lenzuolo bianco.<br />
<em>                          Alle cinque di sera.</em><br />
Una cesta di calce bell’e pronta.<br />
<em>                          Alle cinque di sera.</em><br />
Tutto il resto era morte e solo morte<br />
<em>                          Alle cinque di sera.</em></p>
<p>Il vento portò via con sé il cotone<br />
<em>                        Alle cinque di sera.</em><br />
E seminò cristallo e nichel l’ossido<br />
<em>                        Alle cinque di sera.</em><br />
Già la colomba lotta col leopardo<br />
<em>                        Alle cinque di sera.</em><br />
E la coscia col corno desolato<br />
<em>                        Alle cinque di sera.</em><br />
Cominciarono i tocchi di bordone<br />
<em>                        Alle cinque di sera.</em><br />
Le campane d’arsenico e di fumo<br />
<em>                        Alle cinque di sera.</em><br />
Sui canti capannelli di silenzio<br />
<em>                        Alle cinque di sera.</em><br />
E solo il toro aveva il cuore in alto!<br />
<em>                        Alle cinque di sera.</em><br />
Quando il sudor di neve sopraggiunse<br />
<em>                        Alle cinque di sera,</em><br />
Quando l’arena si coprì di jodio<br />
<em>                         Alle cinque di sera.</em><br />
La morte pose l’uovo nella piaga<br />
<em>                        Alle cinque di sera.</em><br />
<em>                        Alle cinque di sera</em><br />
<em>Esattamente alle cinque di sera.</em></p>
<p>[&#8230;]</p>
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</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ode della gelosia di Saffo secondo l&#8217;integrazione di Enrico Livrea</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/01/02/lode-della-gelosia-di-saffo-secondo-lintegrazione-di-enrico-livrea/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jan 2015 13:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[aspirante filologo]]></category>
		<category><![CDATA[daniele ventre]]></category>
		<category><![CDATA[Saffo]]></category>
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					<description><![CDATA[trad. isometra di Daniele Ventre Φαίνεταί μοι κῆνος ἴσος θέοισιν ἔμμεν᾽ ὤνηρ, ὄττις ἐνάντιός τοι ἰσδάνει καὶ πλάσιον ἆδυ φωνεί- σας ὐπακούει καὶ γελαίσας ἰμέροεν, τό μ᾽ ἦ μὰν καρδίαν ἐν στήθεσιν ἐπτόαισεν, ὠς γὰρ ἔς σ᾽ ἴδω βρόχε᾽ ὤς με φώνη- σ᾽ οὐδ᾽ ἒν ἔτ᾽ εἴκει, ἀλλὰ κὰδ μὲν γλῶσσα ἔαγε, λέπτον δ᾽ αὔτικα [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>trad. isometra di <strong>Daniele Ventre</strong></p>
<p>Φαίνεταί μοι κῆνος ἴσος θέοισιν<br />
ἔμμεν᾽ ὤνηρ, ὄττις ἐνάντιός τοι<br />
ἰσδάνει καὶ πλάσιον ἆδυ φωνεί-<br />
σας ὐπακούει<span id="more-50355"></span></p>
<p>καὶ γελαίσας ἰμέροεν, τό μ᾽ ἦ μὰν<br />
καρδίαν ἐν στήθεσιν ἐπτόαισεν,<br />
ὠς γὰρ ἔς σ᾽ ἴδω βρόχε᾽ ὤς με φώνη-<br />
σ᾽ οὐδ᾽ ἒν ἔτ᾽ εἴκει,</p>
<p>ἀλλὰ κὰδ μὲν γλῶσσα ἔαγε, λέπτον<br />
δ᾽ αὔτικα χρῷ πῦρ ὐπαδεδρόμακεν,<br />
ὀππάτεσσι δ᾽ οὐδὲν ὄρημμ᾽, ἐπιβρό-<br />
μεισι δ᾽ ἄκουαι,</p>
<p>ψῦχρα δ᾽ ἴδρως κακχέεται, τρόμος δὲ<br />
παῖσαν ἄγρει, χλωροτέρα δὲ ποίας<br />
ἔμμι, τεθνάκην δ᾽ ὀλίγω ’πιδεύης<br />
φαίνομ’ ἔμ᾽ αὔτᾳ·</p>
<p><em>ἀλλὰ πὰν τόλματον, ἐπεί κ᾽[ἄεργον</em><br />
<em> Ψαπφ᾽ ὀνειδίσαις ἅτε κ]αὶ πένητα·</em><br />
<em> [ὢς ἀπόλλυνταί τε ἄνακτες ὄλβι-</em><br />
<em> αί τε πόληες.]*</em></p>
<p>___________</p>
<p>Pare a me che uguale agli dèi lo sia,<br />
l&#8217;uomo che davanti ti siede e intanto<br />
t&#8217;è vicino e sta ad ascoltare come<br />
dolce tu parli</p>
<p>e sorridi amabile -e allora il mio<br />
cuore resta attonito dentro il petto,<br />
solo che io ti veda non più mi resta<br />
voce a parlare</p>
<p>ma la lingua tace spezzata, un fuoco<br />
tenue sotto pelle mi va correndo,<br />
gli occhi miei non vedono più, un ronzio<br />
ho nelle orecchie,</p>
<p>un sudore freddo mi bagna, e tutta<br />
mi pervade un tremito, sono verde<br />
più dell&#8217;erba, a un passo dall&#8217;esser morta<br />
paio a me stessa:</p>
<p><em>ma si soffre tutto, poiché tu, Saffo,</em><br />
<em>spregerai  da misero l&#8217;uomo ozioso:</em><br />
<em> sì, così sovrani e città dorate</em><br />
<em> vanno in rovina.</em></p>
<p>__________</p>
<p><strong><em>Catullo &#8211; carme 51</em></strong></p>
<p><em>Ille mi par esse deo videtur,<br />
ille, si fas est, superare divos,<br />
qui sedens adversus identidem te<br />
spectat et audit</em></p>
<p>dulce ridentem, misero quod omnis<br />
eripit sensus mihi: nam simul te,<br />
Lesbia, aspexi, nihil est super mi<br />
vocis in ore,</p>
<p>lingua sed torpet, tenuis sub artus<br />
flamma demanat, sonitu suopte<br />
tintinant aures, gemina teguntur<br />
lumina nocte.</p>
<p>Otium, Catulle, tibi molestum est:<br />
otio exsultas nimiumque gestis:<br />
otium et reges prius et beatas<br />
perdidit urbes</p>
<p>__________</p>
<p>Quello a me pare essere eguale a un dio,<br />
anzi, se si può, superiore ai numi,<br />
che ti siede innanzi ed a te vicino<br />
guarda e ti ascolta</p>
<p>come dolce ridi -ah che tutti i sensi<br />
strappa a me infelice: poiché all&#8217;istante<br />
Lesbia, se ti vedo, non ho nel labbro<br />
voce che resti,</p>
<p>ma la lingua è torpida, tenue un fuoco<br />
per le membra penetra, a un suono interno<br />
ronzano le orecchie e mi copre gli occhi<br />
duplice notte.</p>
<p>L&#8217;ozio a te Catullo, si fa molesto:<br />
d&#8217;ozio tu t&#8217;esalti e ne hai troppa smania:<br />
l&#8217;ozio ha tratto i re, le città dorate<br />
alla rovina.</p>
<p>__________</p>
<p>Una forma divulgativa ben approfondita e compiuta della disamina filogica di Enrico Livrea si trova qui:</p>
<p><a href="http://http://www.grecoantico.it/home/filologia-classica/novita-sulla-ode-sublime-di-saffo/#more-4342">http://www.grecoantico.it/home/filologia-classica/novita-sulla-ode-sublime-di-saffo/#more-4342</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Πηνελόπης ᾠδή (παίγνιον β&#8217;)</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/02/19/%cf%80%ce%b7%ce%bd%ce%b5%ce%bb%e1%bd%b9%cf%80%ce%b7%cf%82-%e1%be%a0%ce%b4%e1%bd%b5-%cf%80%ce%b1%e1%bd%b7%ce%b3%ce%bd%ce%b9%ce%bf%ce%bd-%ce%b2/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Feb 2014 17:06:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[giochi]]></category>
		<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[aspirante filologo]]></category>
		<category><![CDATA[musica leggera che fa bene]]></category>
		<category><![CDATA[Saffo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Daniele Ventre Νῦν ῥα μὴν παρερχομέναν μετ&#8217;ὤραν, ἤματος παροιχομένω, σύ γ&#8217;αὖθι τήλοθέν μ&#8217;ἀπ&#8217;αἰγιάλω κε φωνή- σαισαν ἀκούοις. Ὧσπερ ἐν θέρει χρόνιον τό γ’ἦμαρ, καὶ βαθέως ὡς οἴνοπα πόντον, αἴεν ἔξομαι θύμω κατ’ἔμω τὸ σὸν κῆρ ἔως ἐς ἐμ’ἔλθῃς. Αὖθ’ἔγω ποτάσομαι, ὡς ὀτ’ὄρνις ὐψόθεν δι’αἴθερος ἐκποτᾶται φέγγεσιν πάρ’ἀελίω πελάσσας, ὡς σὲ κιχείω. Ὅπποτ’αὖ δ’ὀνείρατ&#8217;ἐλεύσετ&#8217;ἄμμι ἤσυχ’ἐν [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Daniele Ventre</strong></p>
<p>Νῦν ῥα μὴν παρερχομέναν μετ&#8217;ὤραν,<br />
ἤματος παροιχομένω, σύ γ&#8217;αὖθι<br />
τήλοθέν μ&#8217;ἀπ&#8217;αἰγιάλω κε φωνή-<br />
σαισαν ἀκούοις.<span id="more-47611"></span></p>
<p>Ὧσπερ ἐν θέρει χρόνιον τό γ’ἦμαρ,<br />
καὶ βαθέως ὡς οἴνοπα πόντον, αἴεν<br />
ἔξομαι θύμω κατ’ἔμω τὸ σὸν κῆρ<br />
ἔως ἐς ἐμ’ἔλθῃς.</p>
<p>Αὖθ’ἔγω ποτάσομαι, ὡς ὀτ’ὄρνις<br />
ὐψόθεν δι’αἴθερος ἐκποτᾶται<br />
φέγγεσιν πάρ’ἀελίω πελάσσας,<br />
ὡς σὲ κιχείω.</p>
<p>Ὅπποτ’αὖ δ’ὀνείρατ&#8217;ἐλεύσετ&#8217;ἄμμι<br />
ἤσυχ’ἐν νύκτ’, ἢ ῥ’ἄνεμος καλέσσει,<br />
ἔξομαι θύμω κατ’ἔμω τὸ σὸν κῆρ<br />
ἔως ἐς ἐμ’ἔλθῃς.</p>
<p>[Ὣς ῥ&#8217;ἄειδε Πηνελόπα πόθοισιν<br />
ἠδ&#8217;ἄσαισιν ἀχνυμένα τε θύμῳ<br />
καὶ φίλον πόσιν χατέοισ&#8217;ἔρωτος<br />
κέντρα φέροισα]</p>
<p>[<strong>Pseudotraduzione</strong>:</p>
<p>Ora che stagione è passata, adesso<br />
che trascorre il giorno, tu là lontano<br />
sopra la marina potrai sentirmi<br />
come ti parlo.</p>
<p>Come è lungo in tempo d&#8217;estate il giorno,<br />
fondo come il mare color del vino<br />
sempre avrò nell&#8217;animo mio il tuo cuore,<br />
fino a che torni.</p>
<p>Come in mezzo all&#8217;etere in alto a volo<br />
va un uccello e i raggi del sole sfiora,<br />
lì da te così volerò, soltanto<br />
per ritrovarti.</p>
<p>Quando quieti i sogni per noi verranno<br />
nella notte e ci chiamerà la brezza,<br />
io l&#8217;avrò nell&#8217;animo mio il tuo cuore,<br />
fino a che torni.</p>
<p>[Sì, così Penelope fra il rimpianto<br />
e l&#8217;angoscia canta col cuore teso,<br />
e sospira ancora il suo sposo e soffre<br />
punte d&#8217;amore]</p>
<p><strong><em><br />
Originale</em></strong><br />
<em><br />
Penelope&#8217;s song</em></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=9jYi1UeQOgo">http://www.youtube.com/watch?v=9jYi1UeQOgo</a></p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Saffo &#8211; due frammenti finora sconosciuti*</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/02/04/saffo-due-frammenti-finora-sconosciuti/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2014/02/04/saffo-due-frammenti-finora-sconosciuti/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Feb 2014 16:07:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[aspirante filologo]]></category>
		<category><![CDATA[Saffo]]></category>
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					<description><![CDATA[trad. isometra di Daniele Ventre 1. [&#8230;] ἀλλ’ ἄϊ θρύλησθα Χάραξον ἔλθην νᾶϊ σὺμ πλέαι· τὰ μέν̣, οἴο̣μα̣ι, Ζεῦς οἶδε σύμπαντές τε θέοι· σὲ δ᾽οὐ χρῆ ταῦτα νόεισθαι, ἀλλὰ καὶ πέμπην ἔμε καὶ κέλ⟦η⟧εσθαι πόλλα λίσσεσθαι̣ βασί̣λ̣η̣αν Ἤρ̣αν ἐξίκεσθαι τυίδε σάαν ἄγοντα νᾶα Χάραξον, κἄμμ’ ἐπεύρην ἀρτέ̣ μ̣ εας· τὰ δ’ ἄλλα πάντα δαιμόνεσσι̣ν ἐπι̣τ̣ρόπωμεν· [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>trad. isometra di <strong>Daniele Ventre</strong></p>
<p><strong>1.</strong></p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>ἀλλ’ ἄϊ θρύλησθα Χάραξον ἔλθην<br />
νᾶϊ σὺμ πλέαι· τὰ μέν̣, οἴο̣μα̣ι, Ζεῦς<br />
οἶδε σύμπαντές τε θέοι· σὲ δ᾽οὐ χρῆ<br />
ταῦτα νόεισθαι,</p>
<p>ἀλλὰ καὶ πέμπην ἔμε καὶ κέλ⟦η⟧εσθαι<br />
πόλλα λίσσεσθαι̣ βασί̣λ̣η̣αν Ἤρ̣αν<br />
ἐξίκεσθαι τυίδε σάαν ἄγοντα<br />
νᾶα Χάραξον,</p>
<p>κἄμμ’ ἐπεύρην ἀρτέ̣ μ̣ εας· τὰ δ’ ἄλλα<br />
πάντα δαιμόνεσσι̣ν ἐπι̣τ̣ρόπωμεν·<br />
εὐδίαι̣ γὰ̣ρ̣ ἐκ μεγάλαν ἀήτα̣ν̣<br />
αἶψα πέλ̣̣ο̣νται·</p>
<p>τῶν κε βόλληται βασίλευς Ὀλύμπω<br />
δαίμον’ ἐκ πόνων ἐπάρ{η}ωγον ἤδη<br />
περτρόπην, κῆνοι μ̣άκαρες πέλονται<br />
καὶ πολύολβοι.</p>
<p>κἄμμες, αἴ κε τὰν κεφάλαν ἀέρρῃ<br />
Λάριχος καὶ δήποτ᾽ἄνηρ γένηται,<br />
καὶ μάλ’ἐκ πόλλ⟦η⟧`αν ́ βαρ̣υθύμ̣ιάν̣ κεν<br />
αἶψα λύθειμεν.</p>
<p><strong>Trad.</strong></p>
<p>[&#8230;]</p>
<p>Sempre vai dicendo &#8220;Carasso torna<br />
con la nave piena&#8221; ma questo credo<br />
Zeus lo sa, con tutti gli dèi: non serve<br />
che tu ci pensi,</p>
<p>ma che mi congedi e mi esorti invece<br />
a far molte suppliche ad Era augusta<br />
che Carasso torni e riporti indietro<br />
salva la nave,</p>
<p>e ritrovi salve noi pure: il resto<br />
tutto quanto si affiderà agli dèi;<br />
sì, poiché d&#8217;un tratto a una gran tempesta<br />
segue il bel tempo:</p>
<p>quelli a cui il sovrano d&#8217;Olimpo voglia<br />
dopo le fatiche mandare un dio<br />
a difesa, ricchi di molti beni<br />
sono e beati.</p>
<p>Anche noi, se mai di pensiero muti<br />
Larico e alla fine diventi uomo,<br />
subito dal cuore un enorme peso<br />
ci toglieremo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>2.</strong></p>
<p><strong></strong>πώ {ϲ̣} κε δή τιϲ οὐ θαμέω̣ϲ̣ ἄϲαιτ̣ο,<br />
Κύπρι δέϲ̣π̣ο̣ι̣ν̣’̣, ὄτ̣τ̣ι̣ν̣[α δ]ὴ̣ φι̣λ̣[είη<br />
καὶ] θέλοι μάλιϲτα π̣ά̣λ̣ι̣ν̣ κάλ̣[εϲϲαι;<br />
θυμ]ὸν ἔχηϲθα</p>
<p>παρ]κ̣άλοιϲα̣ μ’ ἀλεμά̣τ̣ω̣ϲ̣ δ̣αΐ̣ϲ̣δ̣[ην<br />
ἰμέ]ρω λύ{ι̣}ϲαντι γ̣όν̣ω̣[ι] μ̣ ⏑̣ ε ̣‒̣ [ ×<br />
̣‒̣ ̣] ̣α ̣α ̣ ̣[ ̣ ̣] ̣ ̣μ ̣ ̣ ̣ ̣ο[ ]πέρηϲ[θα<br />
̣‒̣ ̣]νε̣ερ ̣[ ‒̣ ̣ ] ‒̣ ̣</p>
<p><strong>Trad.**</strong></p>
<p>Chi non si vorrebbe saziare spesso,<br />
Cipride signora, chiunque uno ami<br />
e più d&#8217;altri a sé richiamare voglia?<br />
Hai desiderio</p>
<p>di sedurmi e di macerarmi invano<br />
con genia di brama che scioglie&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>______________________________________</p>
<p><em>*Si pubblica qui un tentativo di traduzione isometra di due frammenti di Saffo finora sconosciuti, scoperti dal dr. Dirk Obbink, fellow dell&#8217;univ. di Oxford, capo dell&#8217;équipe che si occupa del progetto di ricerca relativo alla conservazione e alla lettura dei papiri di Ossirinco. L&#8217;articolo originale di Obbink in PDF è stato rimosso dall&#8217;autore per le polemiche sull&#8217;eccessiva tempestività della sua diffusione in rete, che esso ha suscitato nell&#8217;ambiente papirologico.<br />
</em></p>
<p><em><a href="http://www.grecoantico.it/home/filologia-classica/se-larico-diventasse-finalmente-uomo/">http://www.grecoantico.it/home/filologia-classica/se-larico-diventasse-finalmente-uomo/</a></em></p>
<p><em><a href="http://newsappho.wordpress.com/2014/01/29/discussing-the-two-new-sappho-poems/#comments">http://resgerendae.wordpress.com/2014/02/01/new-sappho-poems/</a></em></p>
<p><a href="http://newsappho.wordpress.com/2014/01/29/discussing-the-two-new-sappho-poems/#comments">http://newsappho.wordpress.com/2014/01/29/discussing-the-two-new-sappho-poems/#comments</a></p>
<p><a href="http://a-v.livejournal.com/225365.html">http://a-v.livejournal.com/225365.html</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>** Lo stato del testo ne rende assai incerta la resa a partire dall&#8217;adonio finale della prima strofa. Dal v. 4 in poi il risultato è più simile a &#8220;&#8230;Spring&#8230; So long&#8230; Gongula&#8230;&#8221; che a una vera traduzione.<br />
</em></p>
<p><em> </em></p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>A me sembra beato come un dio (Saffo, fr. 31 West)</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/08/21/a-me-sembra-beato-come-un-dio-saffo-fr-31-west/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Aug 2012 08:14:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Omero]]></category>
		<category><![CDATA[Saffo]]></category>
		<category><![CDATA[teoria della traduzione]]></category>
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					<description><![CDATA[di Luca Alvino φαίνεταί μοι κῆνος ἴσος θέοισιν ἔμμεν&#8217; ὤνηρ ὄττις ἐνάντιός τοι ἰσδάνει καὶ πλάσιον ἆδυ φωνεί- σας ὐπακούει,   καὶ γελαίσας ἰμέροεν, τό μ&#8217; ἦ μὰν καρδίαν ἐν στήθεσιν ἐπτόαισεν. ὠς γὰρ ἔς σ&#8217; ἴδω βρόχε&#8217; ὤς με φώναι- σ&#8217; οὐδ&#8217; ἒν ἔτ&#8217; εἴκει,   ἀλλὰ κὰμ μὲν γλῶσσα ἔαγε, λέπτον δ&#8217; αὔτικα [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Luca Alvino</strong></p>
<address>φαίνεταί μοι κῆνος ἴσος θέοισιν<br />
ἔμμεν&#8217; ὤνηρ ὄττις ἐνάντιός τοι<br />
ἰσδάνει καὶ πλάσιον ἆδυ φωνεί-<br />
σας ὐπακούει,</address>
<address><span id="more-43296"></span></address>
<address> </address>
<address>καὶ γελαίσας ἰμέροεν, τό μ&#8217; ἦ μὰν</address>
<address>καρδίαν ἐν στήθεσιν ἐπτόαισεν.</address>
<address>ὠς γὰρ ἔς σ&#8217; ἴδω βρόχε&#8217; ὤς με φώναι-</address>
<address>σ&#8217; οὐδ&#8217; ἒν ἔτ&#8217; εἴκει,</address>
<address> </address>
<address>ἀλλὰ κὰμ μὲν γλῶσσα ἔαγε, λέπτον<br />
δ&#8217; αὔτικα χρῷ πῦρ ὐπαδεδρόμηκεν,<br />
ὀππάτεσσι δ&#8217; οὐδ&#8217; ἒν ὄρημμ&#8217;, ἐπιρρόμ-<br />
βεισι δ&#8217; ἄκουαι,</address>
<address> </address>
<address>ἔκ δέ μ&#8217; ἴδρως κακχέεται, τρόμος δὲ<br />
παῖσαν ἄγρει, χλωροτέρα δὲ ποίας<br />
ἔμμι, τεθνάκην δ&#8217; ὀλίγω &#8216;πιδεύης<br />
φαίνομ&#8217; ἔμ&#8217; αὔτᾳ.</address>
<address> </address>
<address> </address>
<address> </address>
<address>A me sembra beato come un dio</address>
<address>quell&#8217;uomo che seduto a te di fronte</address>
<address>t&#8217;ascolta, mentre stando a lui vicino</address>
<address>dolce gli parli</address>
<address> </address>
<address>e ridi con amore; si sgomenta</address>
<address>il cuore a me nel petto, non appena</address>
<address>ti guardo un solo istante, e di parole</address>
<address>rimango muta.</address>
<address> </address>
<address>La voce sulla lingua si frantuma,</address>
<address>sùbito fuoco corre sottopelle,</address>
<address>agli occhi è cieca tenebra, e agli orecchi</address>
<address>rombo risuona.</address>
<address> </address>
<address>Sudore per le membra mi discende</address>
<address>e un brivido mi tiene; ancor più verde</address>
<address>sono dell&#8217;erba; prossima alla morte</address>
<address>sembro a me sola.</address>
]]></content:encoded>
					
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