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	<title>sandra moussempès &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Da &#8220;Cassandra a bruciapelo&#8221;</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/12/15/da-cassandra-a-bruciapelo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 00:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[poesia francese contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[sandra moussempès]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Sandra Moussempès </strong> <br /> Traduzioni di Valentina Gosetti, Tommaso Santi e Adriano Marchetti.

La qualità di questa sceneggiatura è a dir poco confusa // Seguire le orme di giovani ragazze dai lunghi capelli biondi // Rifugiate in una casa stregata dal 1972 
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Sandra Moussempès</strong></p>
<p>Traduzione di <strong>Valentina Gosetti</strong>, <strong>Tommaso Santi</strong> e <strong>Adriano Marchetti</strong></p>
<p>*</p>
<p><strong>Oggetti femminili non identificati</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Principesse cinematografiche fuggite da un convento orientato a Est da tempo già sanno dove possono andare</p>
<p>Si sono rifugiate in una casa stregata, abbandonata dal 1972, stanche d’aver camminato per ore nella foresta, adesso sanno che in qualsiasi istante il racconto si può fermare</p>
<p>Il film può smaterializzarsi, torneranno allora dalle loro famiglie benestanti di Beverly Hills o in una di quelle lussuose zone residenziali di Santa Monica in riva al mare</p>
<p>Per ora masticano chewing-gum alla fragola selvatica, ascoltano Dubstep ondeggiando in un corridoio dorato, stese su vecchi materassi sparsi sul pavimento polveroso</p>
<p>Sulla tavola della cucina rimangono dei corn-flakes fossilizzati dal 1972, la scatola è coperta di ragnatele, gli slogan pubblicitari hanno mantenuto i colori fuorimoda dell’epoca</p>
<p>Nell’atmosfera si sente qualche cosa di vaporoso, ectoplasmi alla ricerca della loro storia, corpi che cercano d’infiltrarsi in altri corpi.</p>
<p>Non sappiamo cosa stia succedendo qui, ogni spiegazione sarebbe incompleta dinnanzi alla vastità di dibattiti invisibili, le voci fuori campo s’intrecciano:</p>
<p>– Dove sono i ricordi che più non ricordi?</p>
<p>*</p>
<p><strong>Similarità di capigliature</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una casa si staglia dal resto della foresta, da secoli sgombra dei suoi occupanti</p>
<p>Un lampadario oscilla, pronto a staccarsi dal soffitto</p>
<p>Vorrei ridurre l’immagine, ritagliarla, ma non riesco ad aprire il file sullo stato dei luoghi, sembra che questo momento non sia stato archiviato</p>
<p>Si possono intuire unità strutturali, un contesto sociale onnipresente, un languore più empirico che teorico illuminerà tutti gli schermi della sala esterna</p>
<p>La capigliatura dell’una copre il corpo dell’altra, certi corpi si sono incastrati, i respiri si diffondono nella stanza</p>
<p>Ecco la sensazione principale in questo village middle-class: niente e nessuno è veramente certo di cosa stia accadendo ma le cose torneranno alla normalità, concetti e drappeggi floreali per eventuali bagagli</p>
<p>Alle studentesse verrà chiesto di far attenzione quando escono, gli si spiegherà che qualche tipo losco vuole entrare nelle camere del campus</p>
<p>Alcune reclute si ricordano segmenti momentanei dei loro ricordi archiviati</p>
<p>Brandelli di discussione sono memorizzati su vecchi registratori che lasciano tracce sonore da trovare anni più tardi:</p>
<p>– Avevo i capelli lunghi che non cadevano mai in morbidi boccoli o in getti di luce dorata, preferivo filmare quelli delle principesse, con la mia telecamera in mano, dalla camera pre-matrimoniale</p>
<p>– Camminavano sempre in una foresta di abeti giganti, verde scuro, da cui nessuna ragazza bionda può uscire indenne</p>
<p>Ricordo un dipinto in un salotto deserto raffigurante personaggi pronti ad uscire dalla cornice</p>
<p>Ragazze che dormivano, raggomitolate l’una contro l’altra, nei loro maglioni, sembravano principesse hippie circondate dal fuoco</p>
<p style="text-align: right;">a volte la casa bruciava</p>
<p>Pellicole abbandonate in un magazzino, eroine cinematografiche che invocano, fra le loro compagne, entità rinvenute da vite precedenti</p>
<p style="text-align: right;">– avvolte da tessuto di cotone –</p>
<p>Che abbiano fatto voto di castità, o che siano attratte qui dalla lussuria, possono entrare</p>
<p>Sono finalmente riapparse nella casa abbandonata, piccolo salutare scompenso dopo aver conseguito il diploma di fine anno in tenuta da ragazza pom-pom</p>
<p>Questo diversivo indica capacità vocali eccezionali oppure permette di nuotare in un fiume di paillettes</p>
<p>Non hanno visto che un cartello gigantesco di DIVIETO D’ACCESSO a una proprietà privata può segnalare una futura impossibilità di abbandonare i locali</p>
<p>*</p>
<p><strong>Laboratorio dedicato alla riappropriazione degli specchi</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Sono pronta” dice, nuda sotto una camicia da notte rosa confetto, una benda sul polso</p>
<p>La cornetta del telefono sul pavimento porta all’avvolgimento del filo su se stesso</p>
<p>Registrata è la conversazione di un film fantasma</p>
<p style="text-align: right;">– parlare nel vuoto è una sinecura –</p>
<p>Questa voce profonda e modulata sbatte contro i blocchi di cemento dietro le pareti rivestite di carta da parati</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“È una camera oscura che mi guida”</p>
<p>“È quindi lei la donna in questione?”</p>
<p>“Per molto tempo, ho vissuto in una stanza rettangolare, da questa camera non uscivo mai”</p>
<p>“Volevo poter scegliere la mia lingua senza essere disturbata dal riassemblaggio di parole riparate”</p>
<p>*</p>
<p><strong>Infiltrazione teorica</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La qualità di questa sceneggiatura è a dir poco confusa</p>
<p>Seguire le orme di giovani ragazze dai lunghi capelli biondi</p>
<p>Rifugiate in una casa stregata dal 1972</p>
<p>È un passeggiare fittizio proprio come una camminata veloce sul tapis roulant</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>O queste ragazze se ne vanno e si perdono nella foresta</p>
<p>O si addormentano qui sul pavimento del salotto polveroso</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La teoria non ci permette più di pretendere qualcosa di vero</p>
<p>La teoria è sempre più simile a un’attrice perfetta in fase meditativa</p>
<p>– che mai esisterà –</p>
<p>*</p>
<p><strong>Lisieux (1)</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una casa con una santa invisibile al suo interno</p>
<p>Il suo letto è fatto, la moglie del sindaco del mio paese normanno ha interpretato il ruolo di Teresa a 15 anni negli anni 70</p>
<p>Mi dice “sono la sola ad aver dormito nel suo letto da quando è morta”</p>
<p>Nella cornice al di sopra del letto si trovano le ciocche di capelli di Teresa dai 5 ai 16 anni</p>
<p>*</p>
<p><strong>Lisieux (2)</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il giovane volontario resta tutto il giorno nella camera di Teresa</p>
<p>Davanti al lettino dove è morta (di qualche cosa che non ha nulla a che fare con quello che pensavo)</p>
<p>Spiega ai visitatori che era una ragazzina molto civettuola dell’alta borghesia</p>
<p>Non sa se diventerà prete, nel frattempo fa l’insegnante di matematica &amp; è il custode di una casa stregata</p>
<p>*</p>
<p><strong>Lisieux (3)</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vorrei sempre raggiungere questo preciso momento in cui so che la poesia è finita</p>
<p>Non importa quanto mi sforzi, nella vita di tutti i giorni al di fuori della poesia</p>
<p>Mi spavento sempre di più, le case mi spaventano sempre di più</p>
<p>Le case sono troppo amate da specchi sgretolati</p>
<p>*</p>
<p><strong>[Quando ho incontrato Emily&#8230;]</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando ho incontrato Emily in costume svuotato</p>
<p>Aveva l’aria seria sotto un mantello color malva</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando ho incontrato le dodici Emily brune e sospettose</p>
<p>La colonna sonora era la stessa</p>
<p>Sussurri di discepoli in un austero collegio di notte</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Portavano lo stesso terzo occhio in mezzo alla fronte ma con sguardi        diversi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Verso il corridoio</p>
<p>Si trovava una cosa gigantesca che nessuno poteva vedere (tranne loro)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Morta vivente che non ce la faceva di fronte a questo specchio contestuale</p>
<p>Una bocca a forma di cuore che aspirava metodicamente la fisionomia della sua controfigura</p>
<p>*</p>
<p><strong>[Oggi sono contenta&#8230;]</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi sono contenta di essere me</p>
<p>Che bevo una tazza di tè verde</p>
<p>Che leggo poesie coreane ben tradotte</p>
<p>Contrariata da altre cose ridotte in cenere</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La contrarietà fa parte del reale mi avevano detto</p>
<p>Ho visto di peggio della contrarietà</p>
<p>Le ossa di un morto vivente in una ciotola di spaghetti di soia</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il buco nero che striscia sul pavimento</p>
<p>Mi invade come una tristezza passeggera</p>
<p>La festa degli alberi è già diventata una sfilata di moda</p>
<p>“You are so great!” in mezzo al bosco la mondanità ha la meglio sulla pulsazione</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La sposina finale con il vestito di pizzo</p>
<p>È una suora che entra in scena e nasconde il buco col suo strascico</p>
<p>*</p>
<p><strong>Kidnapping</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutte le adolescenti rapite si rifugiano sotto la tavola</p>
<p>Sapendo che una ragazza divorata da una madre divorata da una madre</p>
<p>Non può arrivare a liberarsi da sola</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le scarpe senza lacci al vostro servizio</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A due metri dalla piccola rapita che sorseggia un succo di pompelmo rosa</p>
<p>La luna e la paglia sono venerate dal proprietario di questa casa, basta vedere il numero degli affittuari che aspirano una luce rossa</p>
<p>*</p>
<p><strong>[Vorrei uscire da un sogno&#8230;]</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vorrei uscire da un sogno su una donna che dorme con una donna senza essere una donna – né un uomo</p>
<p>Questa contusione degli stati provvisori è una forza infiltrata in se stessa</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La donna che donna non è mi chiede di aspettarla nel sogno successivo oppure posso accompagnarla guardarla da lontano dovrei fabbricarle una collana di perle auto-finzionali</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Proseguendo nel sogno il suo viso si rivela per poi scomparire totalmente</p>
<p>Rimane il corpo e l’accrocchio dei capelli, a volte un insetto attraversa il lato nascosto del viso</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vi descrivo ciò che sono dall’interno ma l’esterno mi è sconosciuto</p>
<p>Trecce di tutte le capigliature della mia vita sono aggrovigliate in uno story-board</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Degli automi mi rappresentano in diverse età<sup>4</sup>, un piccolo libretto d’istruzioni in seta è inserito in ogni meccanismo che potete consultare</p>
<p>Le labbra falliscono con una pietra conficcata nella bocca: taceresti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Verserai olio sulla tua fronte, il tuo viso interiore riapparirà quando avrai scelto uno specchio a tema: buchi e linguaggio</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>NOTE</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><sup>4</sup> È Anie Besnard primo amore di Antonin Artaud (e compagna, un tempo, del padre dell’autrice) che collezionava automi nel suo appartamento dell’Ile Saint-Louis e offrì all’autrice una bambola di porcellana somigliante alla bambina di 6 anni che era, nonché un piccolo automa di orso chiamato dall’autrice Ben poi perso alla morte del padre nel 1981.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Nota bibliografica</strong></p>
<p>Sandra Moussempès (Parigi, 1965) è poetessa e ha pubblicato quattordici volumi di poesia, per lo più edite da Flammarion.</p>
<p>Oltre alla scrittura poetica, si è dedicata alla fotografia e al canto, affermandosi come artista sonora e vocale all&#8217;interno di gruppi musicali di musica elettronica.</p>
<p>E&#8217; stata finalista del <em>Premio Bernard-Heidsieck &#8211; Centre Pompidou </em>nel 2017 per la poesia performativa. Il suo lavoro sonoro è stato raccolto in quattro CD di poesia audio, tra cui <em>Beauty Sitcom</em> e <em>Vox Museum</em>.</p>
<p><em>Sauvons l&#8217;ennemie</em> è il suo ultimo libro uscito nel 2025 per Flammarion.</p>
<p><em>Cassandra a bruciapelo</em>, edito per le edizioni Joker nel 2025 è il suo primo volume pubblicato in Italia.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Writing the real. Un&#8217;antologia di poesia francese contemporanea</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/01/08/writing-the-real/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jan 2017 06:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[antologia]]></category>
		<category><![CDATA[christophe tarkos]]></category>
		<category><![CDATA[emma wagstaff]]></category>
		<category><![CDATA[Gilles Ortlieb]]></category>
		<category><![CDATA[nina parish]]></category>
		<category><![CDATA[Ornella Tajani]]></category>
		<category><![CDATA[poesia francese contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[sandra moussempès]]></category>
		<category><![CDATA[Stéphane Bouquet]]></category>
		<category><![CDATA[traduzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Writing the real]]></category>
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					<description><![CDATA[di Ornella Tajani Per la Enitharmon Press è uscito di recente il volume Writing the real. A bilingual anthology of contemporary French poetry, a cura di Nina Parish ed Emma Wagstaff. L&#8217;opera, in edizione con testo a fronte, si propone di offrire una panoramica sulle voci che hanno popolato la scena poetica francese degli ultimi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_66451" aria-describedby="caption-attachment-66451" style="width: 654px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="wp-image-66451 size-full" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/01/fronts-N-6544-00-000013-WZ-PYR.jpg" alt="Thomas Jones - A wall in Naples" width="654" height="453" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/01/fronts-N-6544-00-000013-WZ-PYR.jpg 654w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/01/fronts-N-6544-00-000013-WZ-PYR-300x208.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/01/fronts-N-6544-00-000013-WZ-PYR-100x70.jpg 100w" sizes="(max-width: 654px) 100vw, 654px" /><figcaption id="caption-attachment-66451" class="wp-caption-text">Thomas Jones &#8211; A wall in Naples</figcaption></figure>
<div class="page" title="Page 86">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>di <strong>Ornella Tajani</strong></p>
<p>Per la Enitharmon Press è uscito di recente il volume <em>Writing the real. A bilingual anthology of contemporary French poetry</em>, a cura di Nina Parish ed Emma Wagstaff. L&#8217;opera, in edizione con testo a fronte, si propone di offrire una panoramica sulle voci che hanno popolato la scena poetica francese degli ultimi vent&#8217;anni.</p>
<p>Secondo le curatrici, è &#8220;l&#8217;extraordinaire pouvoir de convocation critique du réel&#8221; a rappresentare il filo che collega i vari autori presenti nel volume. Ognuno di loro dialoga con il reale secondo modalità differenti: che si focalizzi l&#8217;attenzione sul paesaggio urbano, si utilizzino documenti reali, filmici o testuali, o si manifesti un evidente intento politico, ogni componimento mira a sfumare la distinzione tra riflessione e azione, proponendosi, come suggerito nell&#8217;introduzione, di operare concretamente sulla realtà.</p>
<p>I poeti sono Christian Prigent, tradotto da Jérôme Game; Nathalie Quintane, trad. Macgregor Card; Pierre Alferi, trad. Kate Lermitte Campbell; Michèle Métail, trad. Susan Wicks; Anne Portugal, trad. Jennifer Moxley; Jean-Michel Maulpoix, trad. Michael Bishop; Sabine Macher, trad. Simone Forti; Jérôme Game, trad. Barbara Beck; Christophe Tarkos, trad. Jérôme Game; Oscarine Bosquet, trad. Simone Fattal &amp; Cole Swensen, Sarah Riggs e Ellen LeBlond-Schrader; Anne-James Chaton, trad. Nina Parish; Jean-Marie Gleize, trad. Joshua Clover, Abigail Lang &amp; Bonnie Roy; Béatrice Bonhomme, trad. Michael Bishop; Stéphane Bouquet, trad. Michelle Noteboom; Philippe Beck, trad. Emma Wagstaff; Sandra Moussempès, trad. Eléna Rivera; Gilles Ortlieb, trad. Stephen Romer; Jean-Michel Espitallier, trad. Keston Sutherland.</p>
<p>Come chiariscono le curatrici, in questa antologia bilingue non c&#8217;è un approccio traduttivo dominante; alcuni traduttori hanno tradotto un unico poeta, altri più di uno; un traduttore compare anche come autore di propri componimenti e, dal canto loro, le due curatrici si sono prestate in un due casi all&#8217;opera di traduzione. Una pluralità di voci esaltata nella sua polifonia proprio dall&#8217;opera di una pluralità di traduttori.</p>
<p>Ne presento qui una selezione, per gentile concessione dell&#8217;editore e delle curatrici. Gli autori sono, nell&#8217;ordine, Christophe Tarkos (da <em>Ecrits poétiques,</em> P.O.L, 2008, trad. Jérôme Game); Stéphane Bouquet (da <em>Les amours suivants, </em>Champ Vallon, 2013, trad. Michelle Noteboom); Gilles Ortlieb (da <em>Le Train des jours</em>, Finitude, 2010, trad. Stephen Romer); e Sandra Moussempès (si tratta di un estratto del componimento <em>Culte</em>, da <em>Sunny Girls,</em> Flammarion, 2015, trad. Eléna Rivera).</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>CHANSON 4</p>
<p>Révolution<br />
Je cherche un camarade<br />
pour faire la Révolution<br />
En avant<br />
Nous prendrons les faits,<br />
nous irons avec les Faits<br />
Faire la révolution<br />
Devant la grande Substance<br />
Le monde s’éveillera<br />
On étendra la révolution<br />
à la grande Substance<br />
Il n’y a pas que les Doigts dans<br />
la Main<br />
O tro lo lo Ie to tro lo lo<br />
Le Sac grandiose la Révolution<br />
Incommensurable<br />
Min min lon lon fan fan don<br />
don ma Dondé<br />
On répandra écraser<br />
écrase croustille, écrase agrandit<br />
écrase étend, écrase multiplie<br />
écrase étoile, écrase disparaît<br />
Ou On l’Ecrase ou on le Tire<br />
Ou il Gonfle<br />
L’écraser et le manger<br />
et le gonfler et le tirer<br />
et le parler et le croustiller<br />
et l’étoiler et l’être et l’enculer<br />
L’être et l’enculer<br />
C’est la révolution</p>
<p>[C. Tarkos]</p>
<div class="page" title="Page 87">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p style="text-align: right;">SONG 4</p>
<p style="text-align: right;">Revolution<br />
I’m looking for a comrade<br />
to make the Revolution<br />
Onwards<br />
We’ll take the facts<br />
we shall go with the Facts<br />
Make the revolution<br />
Before the great Substance<br />
The world shall awake<br />
We’ll spread the revolution<br />
to the great Substance<br />
There’s not only Fingers in<br />
the Hand<br />
O tro lo lo Ie to tro lo lo<br />
The grand Sacking the Revolution<br />
Incommensurable<br />
Min min lon lon fan fan don<br />
don my Dondy<br />
We’ll spread crushing<br />
crush crisps, crush expands<br />
crush extends, crush multiplies<br />
crush fans out, crush disappears<br />
Either We Crush it or we Pull it<br />
or it Swells<br />
To crush it and eat it<br />
and inflate it and drag it<br />
and speak it and crisp it<br />
and fan it out and be it and bugger it<br />
To be it and bugger it<br />
It’s the revolution</p>
<p style="text-align: right;">[trad. J. Game]</p>
<div class="page" title="Page 128">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p style="text-align: center;">***</p>
<p><em>(da </em>Les amours suivants,<em> di S. Bouquet. </em>Trad. M. Noteboom<em>)</em><br />
II</p>
<p>Dans le métro je lève la tête du livre et<br />
oh&#8230; il tient des fleurs pas pour moi<br />
et une boîte à gâteaux<br />
pas pour moi&#8230; une fois de plus où un visage est un dangereux<br />
débarquement d’espérance<br />
par ex. nous ne sommes pas déserts de demains&#8230; la preuve tu es<br />
là&#8230; débutant à la lisière<br />
des actes humains et ta peur de revenir<br />
sans sourires&#8230; ça va aller&#8230; sinon je pourrais<br />
à la place t’entourer d’affection &#8230; inventer<br />
des canapés de lumière<br />
les installer bien soigneux dans le fond<br />
d’accueil de mes chambres intérieures où je prie allongé contre<br />
la tendresse du dasein ou tout autre impression de tiédeur</p>
<div class="page" title="Page 129">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p style="text-align: right;">II</p>
<p style="text-align: right;">In the metro I look up from the book and<br />
oh&#8230; he’s holding flowers not for me<br />
and a cake box<br />
not for me&#8230; once again a face is a dangerous<br />
disembarkment of hope</p>
<p style="text-align: right;">e.g. we’re not void of tomorrows&#8230;the proof you are<br />
there&#8230; beginner on the cusp<br />
of human acts and your fear of coming back<br />
with no smiles&#8230; it’ll be ok&#8230; or else instead</p>
<p style="text-align: right;">I could surround you with affection&#8230; invent<br />
couches of light<br />
and set them up carefully in the welcoming<br />
recesses of my inner rooms where I pray lying against<br />
the tenderness of dasein or any other impression of tepidity</p>
<div class="page" title="Page 162">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>GRUES ET FUMÉES<br />
<em>(di G. Ortlieb.</em> Trad. S. Romer)</p>
<p>Visibles ce matin de la fenêtre comme chaque matin,<br />
quelques ouvriers en tenue orange, casqués, et occupés<br />
à démouler, étage après étage, l’immeuble neuf qui<br />
s’élèvera bientôt à la place de l’ancien cinéma Victory,<br />
détruit. À mi-distance, tendue sous un auvent de zinc<br />
branlant, et remuant tout juste sous les coups de vent,<br />
une serviette couleur bleu roi, évoquant assez une toile<br />
de Thomas Jones intitulée, si je ne me trompe pas,<br />
<em>Un mur à Naples</em> ; et une volute de fumée s’échappant<br />
avec un débit variable d’un conduit parallélépipédique<br />
débouchant, rouge brique, parmi des toitures en pente.<br />
Voici donc pour les choses aperçues en mouvement<br />
aujourd’hui : le gris d’une fumée, un menu rectangle<br />
bleuté et les déplacements huilés, tout à fait silencieux,<br />
de deux grues jumelles détourant leurs armatures jaunes<br />
contre le ciel brouillé – sans oublier les blocs de béton<br />
énormes dont elles sont lestées, et qu’il est impossible<br />
de ne pas imaginer chutant au milieu des passants, ou<br />
sur des carrosseries de voitures aussi faciles à froisser<br />
que du papier aluminium entre les mains d’un marmiton.<br />
Grues et fumées : elles me paraissent assez bien figurer,<br />
tandis que je les observe alternativement, deux principes<br />
qui nous sont, d›une certaine manière, inhérents : le dur<br />
et le gazeux, le rigide et le volatil, le solide et l’inconstant<br />
autrement dit le jaune et le blanc, l’eau et le fer, la plume<br />
dans le vent, et ce qui a été bâti pour lui résister sans plier.<br />
Ou encore la nuée, la buée, les vapeurs, les exhalaisons<br />
et, d’un autre côté, la mécanique engrenée, faite maison.<br />
Les unes et les autres montrant d’ailleurs une résistance<br />
analogue, survivant aux saisons et au bal des semaines,<br />
guère menacées dans leur existence et peu menaçantes.<br />
Grues et fumées aux mouvements gratuits ou calculés,<br />
compagnie accoutumée de jours, comme elles, partagés<br />
entre la construction et la déperdition, entre le ciment<br />
et la dissolution: double exemple à suivre, absolument.</p>
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<p style="text-align: right;"> CRANES AND SMOKE</p>
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<p style="text-align: right;">Visible this morning through the window, like every morning,<br />
a group of labourers in hard-hats and orange overalls, engaged in<br />
freeing, like a multi-storied cake from its mould, the brand new<br />
tower-block, rising where the old Victory cinema used to be,<br />
now gone. In the middle distance, spread out below an unsteady<br />
zinc awning, and stirring very slightly in the gusts of wind,<br />
a royal-blue towel, that strongly brings to mind a painting by<br />
Thomas Jones entitled, if I’m not mistaken, <em>A Wall in Naples</em>.<br />
There’s a scroll of smoke of variable outflow escaping from a<br />
parallelepiped conduit, poking up from amongst the angled roofs.<br />
This, then, is the gist of things perceived to be in movement today:<br />
grey smoke, a small blue rectangle, and the well-oiled, absolutely<br />
silent movements of two twin cranes, whose yellow armature<br />
is thrown into relief against the clotted sky – not forgetting<br />
their attachments, two huge blocks of concrete ballast, whose<br />
only-too-imaginable-fall would scrumple the cars below<br />
like a sheet of tinfoil between the hands of a baker’s boy.<br />
Cranes and smoke: observing the one and then the other,<br />
they seem to figure twin principles, both of them in some sense<br />
intrinsic to us: the hard and the vaporous, the rigid and the volatile,<br />
the solid and the flighty; or in other words yellow and white,<br />
iron and water, the feather in the wind, and the thing constructed<br />
to resist the wind unyieldingly. Cloud and breath, condensations<br />
and exhalations, and against them, the home-grown machinery<br />
with its cogs meshed. Both principles, what’s more, exhibit<br />
a similar kind of resistance, to the seasons and the weekly cycle,<br />
their existence on the whole unthreatened and unthreatening.<br />
Cranes and smoke, with their movements random or calculated,<br />
habitual accompaniment to days that are, like them, divided<br />
between building and dispersal, cementing and coming loose,<br />
both after their fashion exemplary, and hence to be followed.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<div class="page" title="Page 152">
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<div class="column">
<p>CULTE<br />
<em>(di S. Moussempès.</em> Trad. E. Rivera)</p>
<p>Certaines princesses sur le tard ont pour obligation de placer<br />
chaque jour dans leur pensée, une expression d’orfèvre comme<br />
« retour à la normale »</p>
<p>Les forêts emmêlées à leurs pieds sont des joies quotidiennes<br />
rarement volées par une sorcière</p>
<p>De plus en plus les princesses se canonisent au vernis à ongle vert<br />
dépréciant ainsi toute forme de revanche</p>
<p>Non<br />
est la nouvelle définition de<br />
stop<br />
remplaçant fourchettes borderline<br />
&amp; <em>peur de peur de</em></p>
<div class="page" title="Page 153">
<div class="section">
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<div class="column">
<p style="text-align: right;">CULT</p>
<p style="text-align: right;">Certain princesses who came to it late in life have an obligation<br />
every day to place in their thoughts a sterling expression like<br />
“return to normal”</p>
<p style="text-align: right;">Entangled forests at their feet are daily joys rarely stolen by<br />
a witch</p>
<p style="text-align: right;">Increasingly princesses become canonized with green nail polish<br />
in this way belittling all forms of revenge</p>
<p style="text-align: right;">No<br />
is the new definition of<br />
stop<br />
replacing psychotic forks<br />
&amp; <em>fear of fear of</em></p>
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