<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>sangue &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/sangue/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 18 Feb 2021 18:39:46 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>La violenza fantasma &#8211; o della violenza psicologica</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Mar 2017 06:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[angoscia]]></category>
		<category><![CDATA[biografia]]></category>
		<category><![CDATA[Coleridge]]></category>
		<category><![CDATA[corriere della sera]]></category>
		<category><![CDATA[Cukor]]></category>
		<category><![CDATA[denuncia]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Gaslight]]></category>
		<category><![CDATA[inedito]]></category>
		<category><![CDATA[mariasole ariot]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[narcisismo]]></category>
		<category><![CDATA[Narciso]]></category>
		<category><![CDATA[perversione]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[sangue]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio]]></category>
		<category><![CDATA[violenza psicologica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=67445</guid>

					<description><![CDATA[di Mariasole Ariot Bisogna spegnere la violenza piuttosto che l&#8217;incendio. Eraclito &#160; Esiste un forellino collocato nella zona occipitale : da lì qualcuno entra, s&#8217;incista come una larva, emette uova, prolifera. Questo forellino, nella lingua della psichiatria odierna, è chiamato &#8220;ferita narcisistica&#8221;. Là, il narcisista patologico, il manipolatore perverso, trova la forma adatta per inserire [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Mariasole Ariot</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Bisogna spegnere la violenza piuttosto che l&#8217;incendio. </em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Eraclito</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-67453" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/03/gaslight-gif-2-300x240.gif" alt="gaslight gif 2" width="300" height="240" /></p>
<p>Esiste un forellino collocato nella zona occipitale : da lì qualcuno entra, s&#8217;incista come una larva, emette uova, prolifera. Questo forellino, nella lingua della psichiatria odierna, è chiamato &#8220;ferita narcisistica&#8221;. Là, il narcisista patologico, il manipolatore perverso, trova la forma adatta per inserire il piccolo marchingegno che ha fabbricato negli anni, come nel gioco dei bambini, il cubo forato &#8211; e ad ogni foro corrisponde un oggetto. L&#8217;oggetto del manipolatore è un oggetto preciso, ha bisogno del foro corrispondente per poter inserirsi con precisione.</p>
<p>Un breve <a href="http://sociale.corriere.it/anche-la-violenza-psicologica-uccide-fermiamola-ora/?cmpid=SF020103COR">articolo</a> del Corriere della Sera del 2 febbraio s&#8217;intitola(va) &#8220;Anche la violenza psicologica uccide. Fermiamola ora!&#8221;. L&#8217;articolo, seppur breve, un trafiletto, illustra rapidamente i danni che la vittima di violenza psicologica può subire e invita alla luce, a far luce, alla parola, alla denuncia. Di per sé è cosa buona : non esiste, infatti, solo violenza fisica : la violenza esiste anche in altra forma, in altre forme &#8211; e le ferite invisibili all&#8217;occhio (ma rilevabili ad uno sguardo attento, che indaga oltre la superficie del visibile) possono essere talvolta anche peggiori : possono anche, in ultima istanza, condurre alla morte del soggetto che la subisce &#8211; sia essa una morte reale (spingere l&#8217;altro verso il passaggio all&#8217;atto, fino anche al suicidio), sia essa una morte di spirito, una morte psichica, una morte-in-vita.</p>
<p>Una morte in vita che può virare nella completa distruzione dell&#8217;autostima, nella vergogna dell&#8217;esistere, nel vissuto di indegnità, nella auto-nullificazione. L&#8217;articolo, in cui viene fornito anche un numero verde apposito, invita alla denuncia, ma non prende in considerazione un presupposto necessario da cui partire e per cui ogni possibile messa in luce o in parola delle condizioni del soggetto vittima di violenza psichica viene a cadere : perché quel soggetto , nella maggioranza dei casi, porta già le tracce, nella sua personale biografia, di altre violenze, di altri abusi (forse preistorici), o anche di vere e proprie patologie per cui è già in cura o che non ha ancora affrontato e con cui prima o poi dovrà fare i conti. La vittima non è una &#8220;vittima a caso&#8221; : è scelta accuratamente : deve avere, appunto, quel forellino in cui ci si possa introdurre.<br />
Non è un caso che la maggior parte delle donne e degli uomini vittime di narcisisti patologici (che operano attraverso la produzione dell&#8217;angoscia nell&#8217;altro), soffrano già (o siano predisposte a) depressione, anoressia, bulimia, tossicomania, disturbi d&#8217;ansia generalizzata, autolesionismo &#8211; e la lista potrebbe continuare a lungo.</p>
<p>Questo particolare, che può sembrare in prima istanza trascurabile, è in realtà radicalmente influente : al cospetto di un terzo che possa ascoltare o che possa accogliere la sofferenza della vittima e &#8211; chiaramente &#8211; di fronte all&#8217;altro che la violenza l&#8217;agisce, la persona diventa &#8220;incredibile&#8221;, &#8220;increduta&#8221; : <em>sei tu la/il malata/o!</em> &#8211; come accade nel film<i> Gaslight </i>del 1944 diretto da George Cukor, in cui la luce delle lampade a gas si affievolisce, i quadri e altri oggetti spariscono per mano di Gregory, il marito di Paula, che fa credere a Paula di essere l&#8217;arteficie degli accadimenti, portandola a credersi folle, conducendola a un lento isolamento da luoghi e relazioni, e dalla relazione con i luoghi. Il titolo <i>Gaslight</i> è infatti tradotto in italiano con : <i>Angoscia</i>.</p>
<p style="text-align: right;"><em>La perversione rappresenta un mettere con le spalle al muro, un prendere alla lettera la funzione del Padre, dell&#8217;Essere supremo. Il Dio eterno preso alla lettera, non già nel suo godimento, sempre velato e insondabile, ma nel suo desiderio in quanto interessato all&#8217;ordine del mondo &#8211; sta qui il principio in cui, pietrificando la propria angoscia, il perverso si installa in quanto tale.<br />
Lacan</em></p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-67454" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/03/gaslight-gif-3.gif" alt="gaslight gif 3" width="245" height="150" />Questo meccanismo perverso (che di perververtimento si tratta) non solo produce doppiamente senso ed esperienze di colpevolezza e vergogna nella vittima, ma preclude ogni possibilità di essere davvero creduta, di essere presa in considerazione nel suo dire, nel suo appello &#8211; là dove ci sia ancora la forza di pronunciarlo.<br />
Se i segni della violenza fisica (per quanto anch&#8217;essa produca nel soggetto che la subisce &#8211; specialmente se agita all&#8217;interno delle mura domestiche, non estemporanea ma perpetrata nel tempo, quotidiana &#8211; vissuti di vergogna, di automortificazione, di perdizione, di umiliazione) sono verificabili e di-mostrabili all&#8217;altro, quelli della violenza psicologica non lo sono affatto. Non c&#8217;è sangue versato, tutt&#8217;al più il sangue è coagulato in una zona scura all&#8217;interno del corpo, si annida nella testa, crea ematomi interni, sacche di dolore ammuffite nel costato. E&#8217; allora davvero possibile che la vittima sia in grado e nelle condizioni di poter denunciare, se la vittima stessa (già &#8220;vittima&#8221; prima ancora di diventarlo), è stata prescelta proprio perché non munita degli strumenti che permetterebbero di non cadere nella trama dell&#8217;altro, nella ragnatela tessuta dal narcisista manipolatore?</p>
<p>La risposta vorrebbe essere: sì, è possibile. La realtà sfortunatamente dimostra il contrario. L&#8217;isolamento in cui cade (è una vera e propria caduta) il soggetto che fa esperienza di manipolazione e violenza psicologica, è un ulteriore elemento che va considerato : l&#8217;altro che agisce tende infatti ad escludere la propria vittima dalle relazioni che questa intratteneva prima di incontrarlo, cerca di sottrarla <em>al</em> e <em>dal</em> mondo &#8211; e questo per due principali motivi : da un lato, per la tendenza propria del manipolatore ad agire sull&#8217;altro attraverso istanze di potere, decidendo per lei/lui ciò che deve vivere e con chi deve vivere, dall&#8217;altro lato perché così facendo aumenta il grado di dipendenza della vittima nei suoi confronti. Il soggetto che subisce si ritrova così, paradossalmente, all&#8217;interno di un mondo in miniatura in cui il contatto avviene quasi esclusivamente con la persona che lo sta lentamente distruggendo, a credere (o illudersi) di poter vivere solo con il proprio carnefice, solo se supportato dal carneficie, al punto limite in cui l&#8217;unica persona a cui potrebbe realmente chiedere aiuto è proprio la persona da cui dovrebbe fuggire.</p>
<p>Tutto ciò non ha minimamente a che vedere con la formula sadismo-masochismo : la coppia narcisista manipolatore (o, per usare un termine più affine alla psicoanalisi : perverso)/ vittima non vive di quello che talvolta, con un ghigno e molta superficialità si cerca di dimostrare, e cioè che la vittima resta lì, resta nella posizione frustrante e dolorosa perché gode nel lasciarsi fare del male : la vittima di violenza psicologica non è (questo è bene ricordarlo) un masochista che ama farsi sottomettere e che ha bisogno di un sadico che compia il suo dovere. E&#8217; portatrice &#8211; lo ripeto &#8211; di una ferita che attira, attrae e su cui il perverso può cominciare a lavorare. E&#8217; infatti di un lavoro che si tratta, un lavoro meticoloso, talvolta urlato, talvolta messo in atto attraverso il &#8220;gioco del silenzio&#8221;, in cui tutto deve restare immobile e immutato, nulla deve scomporsi, pena la morte. Ciò che chiamo gioco del silenzio è una delle posizioni preferite assunta dal soggetto perverso : fabbricare l&#8217;angoscia nell&#8217;altro, lavorare affinché si produca angoscia nell&#8217;altro, fino al punto limite in cui &#8211; com&#8217;è noto nel mito di Narciso &#8211; l&#8217;altro si dà alla morte : anche Eco muore.</p>
<p><em>E&#8217; una terra sconosciuta, impopolata, fatta di crani abbassati, di piegamenti sulle ginocchia, di bocche cucite, di fili sottili, di tremori notturni, di impossibilità, di nebbia, è la terra dei senza gambe, di ciglia strappate, dei portatori di vischio nelle pupille</em>.</p>
<p>Partendo quindi dal presupposto che il soggetto oggetto di violenza psicologica non sia una vittima casuale ma una donna (o un uomo) con determinate e precise caratteristiche, partendo dalla constatazione che quel soggetto venga scelto non con una partita a dadi ma con una profonda (conscia o inconscia poco conta) consapevolezza, la questione del come agire, cosa fare, dev&#8217;essere rivista e rivalutata.</p>
<p>Si tratterebbe allora non tanto (non solo) di educare la persona che sta già subendo violenza a denunciarla, quanto piuttosto educare preventivamente a riconoscere le mosse compiute dal potenziale manipolatore prima che queste riescano &#8211; come farebbe un ragno &#8211; a tessere la ragnatela attorno alla vittima prescelta da cui questa non può o non vorrà più uscire per il timore della caduta nel vuoto e in ultimo della morte. Morte del Sé, morte della vita, caduta fuori dalla scena del mondo.</p>
<p>Prevenire il &#8220;cattivo incontro&#8221;, spalancare l&#8217;occhio al possibile, là dove quell&#8217;occhio è già stato ferito. Riaprire quindi la ferita non con il bisturi di chi la violenza l&#8217;agisce, ma con la cura e la grazia di chi ha gli strumenti per farlo, per poter ripulire i detriti e gli elementi putrefatti che offuscano la vista : pulviscolo biografico, strutturale.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2017/03/20/la-violenza-fantasma/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>22</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La prima tenebra &#8211; un dialogo notturno</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/06/24/la-tenebra-un-dialogo-notturno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2016 05:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[buio]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[Gela]]></category>
		<category><![CDATA[mariasole ariot]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[notte]]></category>
		<category><![CDATA[notturno]]></category>
		<category><![CDATA[Orazio Labbate]]></category>
		<category><![CDATA[oscuro]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[prosa]]></category>
		<category><![CDATA[sangue]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=62551</guid>

					<description><![CDATA[di Orazio Labbate e Mariasole Ariot La notte della pianura &#8211; di Orazio Labbate Vedo i cani accogliere in gola le stelle, mentre quegli animali mantengono le fauci aperte verso l&#8217;alto, come se fossero porte trascinate dal vento che però mai si richiuderanno. La notte, infatti, non cessa di sprigionare i suoi membri. Qui ci [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Orazio Labbate e Mariasole Ariot</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-62552" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/hibou-1918.jpgPinterestLarge.jpg" alt="hibou-1918.jpg!PinterestLarge" width="280" height="456" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/hibou-1918.jpgPinterestLarge.jpg 280w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/hibou-1918.jpgPinterestLarge-184x300.jpg 184w" sizes="(max-width: 280px) 100vw, 280px" />La notte della pianura</strong> &#8211; di Orazio Labbate</p>
<p>Vedo i cani accogliere in gola le stelle, mentre quegli animali mantengono le fauci aperte verso l&#8217;alto, come se fossero porte trascinate dal vento che però mai si richiuderanno. La notte, infatti, non cessa di sprigionare i suoi membri.<br />
Qui ci sono bestie, ombre ingobbite di fantasmi morti di freddo, macchine assai spedite che accelerano tra le strade per svuotarsi dei passeggeri. Talvolta qualcheduno si scatena fuori dall&#8217;abitacolo ed è come se cercasse ossesso Dio. Ma Dio non è nella luce artificiale. I lampioni però riescono a infiammare il sangue del cristiano, ora morto. Chi è? Un Crocifisso in terra, il fantoccio delle strade siciliane? Pasto delle bisce e dell&#8217;ombra delle nuvole?<br />
Chi sono?<br />
Quale cane cammina con me e ancora incendia, con la sua mancanza, le mie ossa fino a farle scattare?<br />
Trattengo la forza dei muscoli, e costringo le mani dentro le tasche come se da lì il gesto delle dita contrite ammansisse il corpo.<br />
Da lì, sarò il mago della metafisica, Dio obbedirà, e da lì, da Dio, otterrò la chiave sigillata nel mio spirito in grado, ora ricevuta, di far procedere tutte le notti fino a farmi morire con l&#8217;esplosione di me contro esse.</p>
<p>Le luci delle case, nella pianura gelese, singhiozzano come candele spente dal respiro spaventoso di un bambino. Mi fermo davanti all&#8217;ingresso delle abitazioni e prego affinché queste si spossessino dei demoni dentro gli armadi, delle persone sotto le lenzuola impaurite dal buio conchiuso anticamente sul soffitto. Stringono la croce, le persone. E la croce fa uscire il sangue dalle loro dita indifese.<br />
Che un tornado sollevi il dolore di quelli che dormono e persino i sogni di questi. Che l&#8217;Aldilà precipiti sul sonno.<br />
Intanto, didentro i campi deserti qualcosa scricchiola sottoposta al passo delle volpi che incedono, O potere della notte, come maiali sconosciuti.<br />
Chi sono io per vegliare sugli addormentati della pianura?<br />
La luna pare collassare lungo i tetti delle case: un po&#8217; di non-luce dona loro Diavolo e trasformala in illuminazione. Strappa gli occhi dei campagnoli per incassare nella loro faccia le pietre della verità. Mi muovo simile a una serpe parlante qualche lingua, per sussurrare in direzione delle finestre, a quella gente, quale terribile notte arriverà.<br />
Fiuto le braci ancora una volta accese dal buio. Esso mi perseguita.<br />
Vedo Gela in fiamme. La città scavalca l&#8217;orizzonte e il mio cuore non può rispondere allo scirocco. E il mio petto vocìa e dalla tasca raccolgo le spine scippate alla mattina dall&#8217;albero carbonizzato. Prendo le spine e le ficco nella mia fronte. Il sangue cola e il petrolchimico di Gela mi appare insaguinato.<br />
Sarò, dunque, solo? Sono un corpo accudito dal sangue e dalle fiaccole che discendono dal buio sopra di me?<br />
Sì, avrò tutte le notti la faccia di un demone siciliano.</p>
<p><strong><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-62553" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/self-portrait-1909.jpgPinterestLarge.jpg" alt="self-portrait-1909.jpg!PinterestLarge" width="280" height="216" />Nella città, la notte</strong> &#8211; di Mariasole Ariot</p>
<p>Poi accade il gelo delle cose. Nella calca dorata della notte m&#8217;innesto sulla piazza spoglia, i sensi si mescolano alle cose, diventano oggetti carichi di significato : una morte inattesa, una luce di un faro, un dardo scagliato nella fretta. Eppure ogni fretta è incastonata nel suo contenuto nero, nel rimando delle piccole stelle in forma di pietra : la strada ha l&#8217;odore arancione della misericordia, il tempo fermato dei controllori della sera si addormenta nel pulviscolo della nostra macchia – e svoltando l&#8217;angolo si avvertono brusii di gente mista a frattaglie : sono <i>gli oscuri</i>, i passeggeri notturni di questa città vuota, di questo mordere e spremere gli ultimi rimasugli di cielo : una cupola che cade sulla terra per darci l&#8217;addio prima del risorgere, prima che sia troppo tardi per essere presto, un ingranaggio ceduto per inganno all&#8217;ultimo interlocutore.<br />
A volte, nelle strade grigie si accumulano ricordi, cadono come nei giorni d&#8217;agosto, quando stiamo distesi sull&#8217;erba ad aspettare l&#8217;arrivo che non arriva, quando ci confondiamo nel paesaggio e ci penetriamo a vicenda a bocche spalancate per gli inizi.</p>
<p><i>Dove sono le maniglie delle porte, dove si aprono, dove mordono, dove non è possibile sapere se non questo niente in forma di vuoto?</i></p>
<p>Le particelle si fanno chiare, scompongono il vissuto in milioni di sottoparticelle, una sostanza lattiginosa che ci fa da via lattea e non ci cura, e non ci nutre, e non ci strema. Il dubbio è nascere o morire, rincorrere a perdifiato un&#8217;altura per farne un corpo, costruire dall&#8217;assenza un pieno magmatico e fermarsi a intervalli regolari.</p>
<p><i>Lo vedi questo riflettersi di ombre negli scuri? Nel lento dipanarsi delle circostanze?</i></p>
<p>Ho un tempo incastrato nell&#8217;occhio, dove non compare se non un senso, una dimenticanza addormentata appena prima di risvegliarsi.</p>
<p>No : non ci sono animali, non ci sono corpi, non ci sono parole di senso compiuto : tutto è ombra e silenzio, un turbinio di tetti e sottotetti, le sfere del presente che si cibano di passati. Il passare è una memoria, un rifugio per i diseredati, per i senza-testa, per le calure dei notturni.</p>
<p>Passeggio con il mio animale morto nelle vie della città chiusa, arrivo al limite prima delle mura e la distesa è chiara : un albume d&#8217;uovo che non si schiude, una cornice per delimitare questo nostro scomporci che non fa&#8217; corpo con il mondo. E&#8217; un terrore ingiallito dalle luci artificiali, chiamato per restituire il suo <i>sì</i> al mutismo delle bocche.</p>
<p>Mentre mi avvinghio all&#8217;oscurità, il soffitto sprofonda, fonda un unico terreno con l&#8217;asfalto, si prende quello che non è possibile prendere : un gatto dalla testa affilata, un bicchiere di latta, la caduta della pioggia.</p>
<p><i>Lo vedi questo mio restare immobile in attesa? Questa testa cava, questa latitudine perpendicolare agli occhi?</i></p>
<p>Il tuo viso è diviso in piccole macchie, il tuo corpo è un nodo da snodare, un mediocre gesto dell&#8217;umanità che ci versifica.</p>
<p>Poi accadono <i>gli immobili</i>, i piccoli esseri notturni che per pietà annegano sulle mie mani d&#8217;acqua. Li raccolgo come a berli, ingurgito il suono che emettono poco prima di separarsi dalla trachea per spingersi nella zona nera dell&#8217;esofago, li accolgo con le loro diramazioni ventricolari : sono già morti e non smettono di morire.</p>
<p>E&#8217; questa la mia notte, quando il cielo si stacca dalla corolla e accumula rugiada sulle foglie, quando non ho foglie, quando la specie umana è un miraggio e tutto è cieco : mutano le membra, mutano le persone, mutano i figli, muta il fogliame in forma di siepe. Tutto è cieco e tutto vede : il piccolo delirio si stacca dalle aperture create nella cupola sovrastante, i neri aprono le pareti per far emergere pianeti e luci ottagonali. Li studio con passione, la mia, coricata sul ventre, rannicchiata fino al punto indecente della sfera. Se il Dio di cui scrivi è una menzogna, noi siamo le sue richieste, le sue parole sfiancate, le sue diramazioni. Mente come mentono le bestie prima di attaccare, abbassate sul ciglio della strada per scomparire.</p>
<p>Fa&#8217; che sia una piega, fa&#8217; che sia una sfortuna, fa&#8217; che sia un mostrarsi per difetto, fa&#8217; che sia un difetto, fa&#8217; che sia il nostro accumularci sui marciapiedi, fa&#8217; che non sia dolore, fa&#8217; che il dolore sia una parola, un cane senza denti che liquida presto, fa&#8217; che sia inverno.</p>
<p>Le notti di giugno mi sfregano gli occhi, li rendono pasto per pochi. Noi siamo <i>i pochi</i>, questo andare in perdita senza tremare.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Cari bambini dove siete e cosa vorreste da me”</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/12/16/cari-bambini-dove-siete-e-cosa-vorreste-da-me/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2014 10:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[famiglio]]></category>
		<category><![CDATA[francesca matteoni]]></category>
		<category><![CDATA[madre]]></category>
		<category><![CDATA[malcolm gaskill]]></category>
		<category><![CDATA[margaret moore]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
		<category><![CDATA[sangue]]></category>
		<category><![CDATA[strega]]></category>
		<category><![CDATA[stregoneria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=50227</guid>

					<description><![CDATA[#BadMommyDay2 di Francesca Matteoni &#160; Pubblico un breve estratto dal mio saggio Il famiglio della strega sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna, che tratta della relazione fra il famiglio, spirito demoniaco spesso in forma animale, e la strega inglese. Fra tutti i casi, ben noti grazie alla grande produzione letteraria dell’Inghilterra moderna intorno ai processi, questo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>#BadMommyDay2</strong></em><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/1508600_orig.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/1508600_orig-300x135.jpg" alt="1508600_orig" width="300" height="135" class="alignleft size-medium wp-image-50229" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/1508600_orig-300x135.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/12/1508600_orig.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>di <strong>Francesca Matteoni</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Pubblico un breve estratto dal mio saggio </em>I<a href="http://www.ibs.it/code/9788898615179/matteoni-francesca/famiglio-della-strega.html=?4620">l famiglio della strega sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna</a><em>, che tratta della relazione fra il famiglio, spirito demoniaco spesso in forma animale, e la strega inglese. Fra tutti i casi, ben noti grazie alla grande produzione letteraria dell’Inghilterra moderna intorno ai processi, questo è forse quello che più mi ha toccato, con la disperazione disarmante di una donna, socialmente accettabile solo come madre, cui una volta persi i figli, non resta che la colpa (f.m.).</em></p>
<p> <span id="more-50227"></span></p>
<p style="text-align: justify;">(…) l’immagine del famiglio si ridisegna speculare e contraria a quella del bambino, sua fantastica deformazione, in cui si proiettano le componenti più cupe dell’universo emotivo collegato alle  difficoltà e peculiarità del ruolo di madre. Spostandosi su un piano spirituale, l’amoralità di una vita al suo principio, non incide solo sul fato eventuale del bambino, ma anche su quello della madre, sorgente e responsabile prima dello sviluppo fisico come di quello identitario del figlio. Un famiglio allora, poteva rendere tangibili, esternandoli, moti interni traumatici, come il senso del fallimento genitoriale e la perdita. Malcolm Gaskill ha suggerito, indagando l’impatto compromettente delle esperienze personali nei contenuti delle confessioni, che il famiglio potesse anche raffigurare un bambino o neonato deceduto anzitempo; così nel caso di Margaret Moore di Sutton, nel Cambridgeshire (1647), la morte dei suoi tre bambini costituì un nucleo nevralgico della costruzione dell’incontro con lo spirito demoniaco, che probabilmente condusse la stessa Margaret ad indossare la pelle sociale della strega. Riguardo la notte in cui lo spirito le fece visita la donna raccontò che</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">udì una voce che la chiamava in questo modo, madre, madre, madre, a cui la suddetta Margaret rispose cari bambini dove siete e cosa vorreste da me e loro chiesero di bere a cui la suddetta Margaret rispose che non aveva da bere dopo giunse una voce che la suddetta Margaret riconobbe essere il suo terzo bambino che domandò della sua anima, altrimenti si sarebbe presa la vita del quarto bambino che era l’unico bambino che le era rimasto e a questa voce Margaret rispose che piuttosto che perdere il suo ultimo bambino avrebbe acconsentito al dare via la sua anima e quindi uno spirito nella forma di un bambino nudo le apparve e succhiò dal suo corpo.<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a></p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">L’accudimento del famiglio-bambino attraverso il sacrificio dell’anima, fornisce qui gli strumenti, sebbene a doppio taglio, per autoaccusarsi, affrontare la colpa e  ottemperare ai doveri di madre, tristemente e prematuramente interrotti. La creatura accolta tuttavia non era altro che un prodotto dell’inganno, della disperazione privata. Corpo e sangue  si facevano i mezzi per esprimere sentimenti taciuti e disturbati; determinavano il percorso per cui la madre, foriera di vita nella società, si traslava in destabilizzatrice, dando sangue invece di latte, innescando processi di malattia e morte al posto di fertilità e fermento, e convogliando su di sé un insieme di paure inesprimibili, che non smettono di accompagnare il genere umano, ricreandosi in forme spettrali ed eterogenee tra epoche e luoghi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Malcolm Gaskill, “Witchcraft and power in early modern England: the case of Margaret Moore”. <em>In</em> Jenny Kermode, Garthine Walker, editors, <em>Women, Crime and the Courts. In Early Modern England, </em>Chapel Hill &amp; London, The University of North Carolina Press, 1994, p.133</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In merito alla risposta del Centro trasfusionale di Milano sulla proibizione di donare sangue fatta ai gay</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/05/in-merito-alla-risposta-del-centro-trasfusionale-di-milano-sulla-proibizione-di-donare-sangue-fatta-ai-gay/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/05/in-merito-alla-risposta-del-centro-trasfusionale-di-milano-sulla-proibizione-di-donare-sangue-fatta-ai-gay/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 11:51:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[aids]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[donare sangue]]></category>
		<category><![CDATA[gay]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni dall'orto]]></category>
		<category><![CDATA[jan reister]]></category>
		<category><![CDATA[marangoni]]></category>
		<category><![CDATA[omosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[policlinico di milano]]></category>
		<category><![CDATA[sangue]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>
		<category><![CDATA[trasfusioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=16395</guid>

					<description><![CDATA[Se Il Primo Amore avesse i commenti aperti (ed altro ancora) avrei segnalato a Stefano Beretta che il Policlinico a Milano rifiuta la donazione di sangue di persone gay fin dal 2005 sulla base di una singolare ed apparentemente pretestuosa interpretazione della Direttiva 2004/33/EC. La fonte più completa per formarsi un&#8217;opinione sulla vicenda è dello [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se <a href="http://www.ilprimoamore.com/">Il Primo Amore</a> avesse i commenti aperti (ed altro ancora) avrei segnalato a <a href="http://www.ilprimoamore.com/testo_1425.html">Stefano Beretta</a> che il Policlinico a Milano rifiuta la donazione di sangue di persone gay fin dal 2005 sulla base di una singolare ed apparentemente pretestuosa interpretazione della <a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2004:091:0025:0039:EN:PDF">Direttiva 2004/33/EC</a>.<br />
La <a href="http://www.giovannidallorto.com/attualita/aids/aids.html">fonte più completa</a> per formarsi un&#8217;opinione sulla vicenda è dello storico e giornalista <a href="http://www.giovannidallorto.com/">Giovanni Dall&#8217;Orto</a> (da cui ho preso il titolo dell&#8217;articolo) sul suo sito (kudos <a href="http://www.queerblog.it/post/5085/milano-il-policlinico-di-milano-non-vuole-sangue-gay">queerblog</a>). Vi invito a <a href="http://www.giovannidallorto.com/attualita/aids/aids.html">leggerla</a>, soprattutto se siete donatori (o donatrici) di sangue come me, che ho donato al Marangoni negli anni passati ed ho quindi a cuore la cosa.</p>
<p>Jan Reister</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/05/in-merito-alla-risposta-del-centro-trasfusionale-di-milano-sulla-proibizione-di-donare-sangue-fatta-ai-gay/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>10</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dell&#8217;ora, del qui &#8211; su &#8220;Il giorno prima della felicità&#8221; di Erri De Luca</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/10/dellora-del-qui-su-il-giorno-prima-della-felicita-di-erri-de-luca/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/10/dellora-del-qui-su-il-giorno-prima-della-felicita-di-erri-de-luca/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[marco rovelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 07:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[Erri de Luca]]></category>
		<category><![CDATA[marco rovelli]]></category>
		<category><![CDATA[popolo]]></category>
		<category><![CDATA[sangue]]></category>
		<category><![CDATA[suono]]></category>
		<category><![CDATA[vulcano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=14190</guid>

					<description><![CDATA[di Marco Rovelli C&#8217;è una musica, nei libri di Erri De Luca, che torna sempre. Sempre la stessa, e sempre nuova. E&#8217; una forza che risuona fine alle orecchie di chi sta in attesa di un ascolto: la forza di un silenzio pieno di sguardo, che sprigiona suoni primordiali, essenziali. E&#8217; così anche nell&#8217;ultimo romanzo, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marco Rovelli</strong></p>
<div><span><span><span>C&#8217;<span style="font-family: Times New Roman;">è</span> una musica, nei libri di Erri De Luca, che torna sempre. Sempre la stessa, e sempre nuova. E&#8217; una forza che risuona fine alle orecchie di chi sta in attesa di un ascolto: la forza di un silenzio pieno di sguardo, che sprigiona suoni primordiali, essenziali. E&#8217; cos<span style="font-family: Times New Roman;">ì</span> anche nell&#8217;ultimo romanzo, <a href="http://www.amazon.it/gp/product/B00630ZB3W/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B00630ZB3W&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><em>Il giorno prima della felicità</em> </a>(Feltrinelli, 13 euro). Musica scarna, e precisa: poche parole, ma quelle <span style="font-family: Times New Roman;">&#8220;</span>giuste<span style="font-family: Times New Roman;">&#8220;</span> (come quelle dieci parole che il giovane protagonista senza nome scambia col pescatore durante l&#8217;uscita notturna). Parole da dove tracima un di più: &#8220;Lo scrittore dev&#8217;essere più piccolo della materia che racconta. Si deve vedere che la storia gli scappa da tutte le parti e che lui ne raccoglie solo un poco. Chi legge ha il gusto di quell&#8217;abbondanza che trabocca oltre lo scrittore&#8221;. E c&#8217;<span style="font-family: Times New Roman;">è</span> tanto che scorre, in questo libro: sangue, soprattutto (anzi, &#8220;sangui&#8221;, per citare un lemma ricorrente in altri testi di De Luca), e poi popolo che invade le strade, sperma versato, acque traversate per salvezze, lacrime che fuggono una pazzia, odori emanati in un cortile, cibi che si gustano, corpi che si toccano, libri che si offrono fuori da scaffali e nascondigli, parole che escono dalla bocca e vanno credute e fanno fede.<span id="more-14190"></span></span></span></span>E&#8217; un romanzo di formazione, se dobbiamo nominarlo: c&#8217;<span style="font-family: Times New Roman;">è</span> una relazione tra un vecchio maestro, don Gaetano, e il guaglione che passa la linea della maggiore età, e si fa uomo <span style="font-family: Times New Roman;">&#8211;</span> attraversando il sangue. Il sangue di una donna, e il sangue di una lotta al coltello. E&#8217; il sangue della sua personale rivolta, fondata sulla felicità, quella provata con una donna, con il corpo di una donna da sempre invocato, nominato, desiderato, una donna che riappare e a cui il guaglione si consegna, e dice Sì. Una rivolta del sì, la sua. E&#8217; questa la felicità: dire Sì, e accettarne tutte le conseguenze.</p>
<p>La strada che conduce alla rivolta è la parola del testimone: il guaglione apprende a vivere da don Gaetano il portiere, che gli racconta storie, e la Storia. A far da sfondo prospettico alla vicenda del guaglione, a far da coro, i racconti della guerra, e in particolare della rivolta di Napoli, l&#8217;insurrezione/resurrezione del popolo napoletano contro i tedeschi, la rivolta che libera la citt<span style="font-family: Times New Roman;">à</span> e d<span style="font-family: Times New Roman;">à</span> nuova forma al popolo. In una rivolta il popolo smette di essere&#8221;soldatino di piombo<span style="font-family: Times New Roman;">&#8220;</span> e passa la linea della maggiore età, prendendo in mano il suo destino <span style="font-family: Times New Roman;">&#8211;</span> cos<span style="font-family: Times New Roman;">ì</span> come fa il guaglione accettando la sua personale rivolta. Sono dunque le <span style="font-family: Times New Roman;">&#8220;</span>consegne di una storia<span style="font-family: Times New Roman;">&#8220;</span> che don Gaetano passa al guaglione, la sua <span style="font-family: Times New Roman;">&#8220;</span>eredità&#8221;, affinch<span style="font-family: Times New Roman;">é</span> il figlio di Nessuno possa riconoscere la sua origine, la sua appartenenza, e si riconosca figlio di un popolo, di una città che si leva e consacra il suo sangue. Cos<span style="font-family: Times New Roman;">ì</span> come il proprio sangue, nella lotta al coltello, consacra lui stesso. La rivolta, l&#8217;amore.</p>
<p>Intorno al guaglione, a don Gaetano e ad Anna <span style="font-family: Times New Roman;">&#8211;</span> una serie di altre figure e di <span style="font-family: Times New Roman;">&#8220;</span>quadri<span style="font-family: Times New Roman;">&#8220;</span> memorabili. Ne citerò due. Il Vesuvio a cui il guaglione <span style="font-family: Times New Roman;">&#8211; </span>sempre accompagnato dalla sua guida, don Gaetano <span style="font-family: Times New Roman;">&#8211;</span> ascende, e in vetta al quale conosce il desiderio fisico, il sesso che gonfia, la cenere fecondata, ravvolto in una sorta di nube della non-conoscenza <span style="font-family: Times New Roman;">&#8211;</span> una pagina che richiama alla mente, in maniera del tutto incongrua, l&#8217;erotico Gesuvio di Georges Bataille. E poi quella pagina, struggente, dedicata ad Aniello, una creatura indifesa, che muore sotto le violenze del padre: <span style="font-family: Times New Roman;">&#8220;</span>Una volta <span style="font-family: Times New Roman;">&#8211;</span> scrive il guaglione di quel padre &#8211; gli tirai contro una pietra. Nemmeno se ne accorse. Non valevamo niente. Se la tirava un altro con più mira e più forza, se tiravamo in molti, Aniello si poteva salvare<span style="font-family: Times New Roman;">&#8220;</span>. E anche questo, come tutto il resto, parla di noi. Dell&#8217;ora, del qui.</p>
</div>
<p><em>(pubblicato su l&#8217;Unità, 8/2/2009)</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/10/dellora-del-qui-su-il-giorno-prima-della-felicita-di-erri-de-luca/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>13</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-20 23:44:22 by W3 Total Cache
-->