<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>sanzioni &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/sanzioni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 11 Jul 2025 12:53:20 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>Per la sospensione dell&#8217;accordo UE-Israele</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/07/11/per-la-sospensione-dellaccordo-ue-israele/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2025 07:04:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[al volo]]></category>
		<category><![CDATA[accordo di associazione UE-Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty International]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[genocidio del popolo palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[opinione pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[sanzioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=114471</guid>

					<description><![CDATA[di <strong>Andrea Inglese</strong> <br /> Oggi, una delle leve più potenti per agire su Israele e tentare di bloccare la pulizia etnica a Gaza e le continue aggressioni in Cisgiordania è nelle mani dell’Unione Europea. Si tratta dell’Accordo di associazione UE-Israele. Secondo Eurostat, l'Unione Europea è il principale partner commerciale di Israele e rappresenta circa il 32 per cento del suo commercio totale di beni nel 2024.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>All’incontro parigino su Gaza, organizzato mercoledì sera dal sito d’informazione indipendente Mediapart, uno dei temi principali era “l’impunità di Israele”. Tema non solo giuridico, ma immediatamente politico. Cosa è possibile fare contro un governo genocidario, innanzitutto per arrestare la sua azione criminale? Oggi, una delle leve più potenti per agire su Israele e tentare di bloccare la pulizia etnica a Gaza e le continue aggressioni in Cisgiordania è nelle mani dell’Unione Europea. Si tratta dell’Accordo di associazione UE-Israele. Esso costituisce la base giuridica delle relazioni commerciali dell&#8217;UE con Israele ed è entrato in vigore nel giugno 2000. Secondo Eurostat, l&#8217;Unione Europea è il principale partner commerciale di Israele e rappresenta circa il 32 per cento del suo commercio totale di beni nel 2024. Sospendere l’accordo, significherebbe colpire pesantemente l’economia israeliana. Ora, i ministri degli Esteri dell’Unione europea si riuniranno a Bruxelles il 15 luglio per decidere se sospendere questo accordo con Israele. Per ora la pressione dei negazionisti fa sì che sia a livello di parlamenti nazionali che a livello europeo, non si arrivi a nessuna decisione efficace. Tutte le estreme destre, ovviamente, stanno approfittando di questa magnifica occasione per “ripulire” il loro passato antisemita e rinvigorire l’islamofobia e il razzismo antiarabo, grazie ai quali campano oggi elettoralmente. Quello che l’opinione pubblica può fare è accentuare il più possibile la grottesca dissociazione tra ciò che viene detto e pensato dai cittadini e quello che i loro “rappresentanti” sostengono.</p>
<p><a href="https://www.amnesty.it/laccordo-ue-israele-va-sospeso-ora/">Un articolo è apparso ieri</a> sul sito di Amnesty International, che reclama la sospensione dell&#8217;accordo. In esso, si dice:<br />
“Quando i ministri degli Esteri si incontreranno, la prossima settimana, ci potrà essere una sola conclusione: sospendere l’accordo. Qualsiasi altra decisione rappresenterebbe un via libera a Israele per proseguire il suo genocidio nei confronti della popolazione palestinese della Striscia di Gaza, la sua presenza illegale nell’intero Territorio palestinese occupato e il suo sistema di apartheid contro tutte le persone palestinesi sulle quali esercita controllo. (&#8230;)<br />
L’Unione europea e i suoi stati membri hanno l’obbligo di vietare ogni forma di commercio e investimento che possa contribuire a queste gravi violazioni. Ogni giorno in cui l’Unione europea continua a non agire aumenta il rischio di complicità con le azioni di Israele. (&#8230;)<br />
Il 15 luglio i ministri degli Esteri dell’Unione europea dovrebbero votare su una serie di possibili misure tra cui la sospensione integrale dell’accordo, la sospensione delle sue disposizioni in materia commerciale e/o scientifica, l’imposizione di sanzioni nei confronti di funzionari israeliani coinvolti in crimini internazionali e/o di coloni e un embargo sulle armi. Amnesty International si è unita a 186 organizzazioni per i diritti umani, umanitarie e sindacali per chiedere la sospensione dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele.&#8221;<br />
Tra le organizzazioni firmatarie: International Federation for Human Rights – FIDH, Jewish Call for Peace, Pax Christi International, Unión General de Trabajadores spagnola e la CGT francese, Women’s International League for Peace and Freedom, European Jews for Palestine, Human Rights Watch, Medici per la Pace…</p>
<p>P.s.<br />
Ieri sera, verso le 20, è stata diffusa questa notizia (dal sito euro.news): &#8220;L&#8217;Unione europea ha negoziato un miglioramento &#8220;significativo&#8221; dell&#8217;ingresso degli aiuti umanitari a Gaza, compreso un aumento dei camion di cibo, e un accordo per &#8220;proteggere la vita degli operatori umanitari&#8221;. Lo ha annunciato giovedì l&#8217;Alta rappresentante dell&#8217;Ue Kaja Kallas.<br />
I passi concordati includono la consegna a Gaza di prodotti alimentari e non alimentari in quantità &#8220;significative&#8221;, la riapertura dei passaggi attraverso le rotte giordane ed egiziane per gli aiuti e la possibilità di distribuire forniture alimentari attraverso panetterie e cucine pubbliche in tutta l&#8217;enclave, secondo una dichiarazione rilasciata da Kallas.<br />
Il piano prevede anche la ripresa delle forniture di carburante per le strutture umanitarie, la riparazione e la facilitazione dei lavori sulle infrastrutture vitali, come l&#8217;impianto di desalinizzazione dell&#8217;acqua rimasto senza energia elettrica.&#8221;<br />
Questa notizia conferma quanto Israele sia &#8220;sensibile&#8221; all&#8217;accordo commerciale con l&#8217;UE, a tal punto da aver fatto delle concessioni, con l&#8217;obiettivo di sventare il rischio di sanzioni importanti, che potrebbero essere decise il 15 luglio.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Israele: boicottaggio, ritiro degli investimenti e sanzioni</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/01/14/israele-boicottaggio-ritiro-degli-investimenti-e-sanzioni/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2009/01/14/israele-boicottaggio-ritiro-degli-investimenti-e-sanzioni/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 07:09:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[BDS]]></category>
		<category><![CDATA[boicottaggio]]></category>
		<category><![CDATA[disinvestimento]]></category>
		<category><![CDATA[embargo]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[naomi klein]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[sanzioni]]></category>
		<category><![CDATA[sudafrica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=13266</guid>

					<description><![CDATA[[pubblichiamo un testo che riteniamo importante &#8211; Andrea Inglese, Mattia Paganelli, Domenico Pinto, Jan Reister, Marco Rovelli, Antonio Sparzani, Maria Luisa Venuta] di Naomi Klein &#8211; the Nation &#8211; via Megachip È ora. Un momento che giunge dopo tanto tempo. La strategia migliore per porre fine alla sanguinosa occupazione è quella di far diventare Israele [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><ins datetime="2009-01-15T18:57:39+00:00">[pubblichiamo un testo che riteniamo importante &#8211; Andrea Inglese, Mattia Paganelli, Domenico Pinto, Jan Reister, Marco Rovelli, Antonio Sparzani, Maria Luisa Venuta]</ins><br />
di <strong>Naomi Klein</strong> &#8211; <a title="l'articolo originale in inglese" href="http://www.thenation.com/doc/20090126/klein">the Nation</a> &#8211; via <a title="la traduzione intaliana originale" href="http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&amp;op=viewarticle&amp;artid=8517">Megachip</a></p>
<p>È ora. Un momento che giunge dopo tanto tempo. La strategia migliore per porre fine alla sanguinosa occupazione è quella di far diventare Israele il bersaglio del tipo di movimento globale che pose fine all&#8217;apartheid in Sud Africa.</p>
<p>Nel luglio 2005 <a href="http://www.bdsmovement.net/?q=node/52#Italian">una grande coalizione di gruppi palestinesi</a> delineò un piano proprio per far ciò. Si appellarono alla «gente di coscienza in tutto il mondo per imporre ampi boicottaggi e attuare iniziative di pressioni economiche contro Israele simili a quelle applicate al Sudafrica all&#8217;epoca dell&#8217;apartheid». Nasce così la campagna “Boicottaggio, ritiro degli investimenti e sanzioni” (<a href="http://www.bdsmovement.net/">Boycott, Divestment and Sanctions</a>), BDS per brevità.<span id="more-13266"></span></p>
<p>Ogni giorno che Israele martella Gaza spinge più persone a convertirsi alla causa BDS, e il discorso del cessate il fuoco non ce la fa a rallentarne lo slancio. Il sostegno sta emergendo persino tra gli ebrei israeliani. Proprio mentre è in corso l&#8217;assalto, circa 500 israeliani, decine dei quali artisti e studiosi rinomati, hanno inviato una <a href="http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&amp;op=viewarticle&amp;artid=8516">lettera</a> agli ambasciatori stranieri di stanza in Israele. La lettera chiede «l&#8217;adozione immediata di misure restrittive e sanzioni» e richiama un chiaro parallelismo con la lotta antiapartheid. «Il boicottaggio del Sud Africa fu efficace, Israele invece viene trattato con guanti di velluto&#8230;. Questo sostegno internazionale deve cessare.»</p>
<p>Tuttavia, molti ancora non ci riescono. Le ragioni sono complesse, emotive e comprensibili. E semplicemente non sono abbastanza buone. Le sanzioni economiche sono gli strumenti più efficaci dell&#8217;arsenale nonviolento. Arrendersi rasenta la complicità attiva. Qui di seguito le maggiori quattro obiezioni alla strategia BDS, seguita da contro-argomentazioni.</p>
<p><strong>1. Le misure punitive alieneranno anziché convincere gli israeliani.</strong> Il mondo ha sperimentato quello che si chiamava “impegno costruttivo”. Ebbene, ha fallito in pieno. Dal 2006 <strong>Israele accresce costantemente la propria criminalità</strong>: l&#8217;espansione degli insediamenti, l&#8217;avvio di una scandalosa guerra contro il Libano e l&#8217;imposizione di <strong>punizioni collettive</strong> su Gaza attraverso un blocco brutale. Nonostante questa escalation, Israele non ha dovuto far fronte a misure punitive, ma anzi, al contrario: armi e <strong>3 miliardi di dollari annui in aiuti</strong> che gli Stati Uniti inviano a Israele, tanto per cominciare. Durante questo periodo chiave, Israele ha goduto di un notevole miglioramento nelle sue relazioni diplomatiche, culturali e commerciali con moteplici altri alleati. Ad esempio, nel 2007, Israele è diventato il primo paese non latino-americano a firmare un accordo di libero scambio con il Mercosur. Nei primi nove mesi del 2008, le esportazioni israeliane verso il Canada sono aumentate del 45%. Un nuovo accordo di scambi commerciali con l&#8217;Unione europea è destinato a raddoppiare le esportazioni di Israele di preparati alimentari. E l&#8217;8 dicembre i ministri europei hanno “rafforzato” <strong>l&#8217;Accordo di Associazione UE-Israele</strong>, una ricompensa a lungo cercata da Gerusalemme.</p>
<p>È in questo contesto che i leader israeliani hanno iniziato la loro ultima guerra: fiduciosi di non dover affrontare costi significativi. È da rimarcare il fatto che in sette giorni di commercio durante la guerra, l&#8217;indice della Borsa di Tel Aviv è salito effettivamente del 10,7 per cento. Quando le carote non funzionano, i bastoni sono necessari.</p>
<p><strong>2. Israele non è il Sud Africa.</strong> Naturalmente non lo è. La rilevanza del modello sudafricano è che dimostra che tattiche BDS possono essere efficaci quando le misure più deboli (le proteste, le petizioni, pressioni di corridoio) hanno fallito. Ed infatti permangono <a title="da The Indipendent, Israeli occupation reminiscent of apartheid" href="http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/civil-rights-group-claim-israeli-occupation-is-reminiscent-of-apartheid-1056546.html">reminiscenze dell&#8217;apartheid</a> profondamente desolanti: documenti di odentità con codici colorati e permessi di viaggio, case rase al suolo dai bulldozer e sfollamenti forzati, strade per soli coloni. Ronnie Kasrils, eminente uomo politico sudafricano, ha detto che l&#8217;architettura della segregazione da lui vista in Cisgiordania e a Gaza nel 2007 è “<a title="Israeli occupation in 2007 worse than apartheid" href="http://www.mg.co.za/article/2007-05-21-israel-2007-worse-than-apartheid">infinitamente peggiore dell&#8217;apartheid</a>”.<strong></strong></p>
<p><strong>3. Perché mettere all&#8217;indice solo Israele, quando Stati Uniti, Gran Bretagna e altri paesi occidentali fanno le stesse cose in Iraq e in Afghanistan?</strong> Il boicottaggio non è un dogma, è una tattica. La ragione per cui la strategia BDS dovrebbe essere tentata contro Israele è pratica: in un paese così piccolo e così dipendente dal commercio potrebbe effettivamente funzionare.<strong></strong></p>
<p><strong>4. Il boicottaggio allontana la comunicazione, c&#8217;è bisogno di più dialogo, non di meno.</strong> A questa obiezione risponderò con una mia storia personale. Per otto anni i miei libri sono stati pubblicati in Israele da una casa editrice commerciale chiamata Babel. Ma quando ho pubblicato “Shock Economy” ho voluto rispettare il boicottaggio. Su consiglio degli attivisti BDS, ho contattato un piccolo editore chiamato <a title="Andalus publishing" href="http://www.andalus.co.il/">Andalus</a>. Andalus è una casa editrice attivista, profondamente coinvolta nel movimento anti-occupazione ed è l&#8217;unico editore israeliano dedicato esclusivamente alla traduzione in ebraico di testi scritti in arabo. Abbiamo redatto un contratto che garantisce che tutti i proventi vadano al lavoro di Andalus, e nessuno per me. In altre parole, io sto boicottando l&#8217;economia di Israele, ma non gli israeliani.</p>
<p>Mettere in piedi questo programma ha comportato decine di telefonate, e-mail e messaggi istantanei, da Tel Aviv a Ramallah, a Parigi, a Toronto, a Gaza City. A mio avviso non appena si dà vita ad una strategia di boicottaggio il dialogo aumenta tremendamente. D&#8217;altronde, perché non dovrebbe? Costruire un movimento richiede infinite comunicazioni, come molti nella lotta antiapartheid ricordano bene. L&#8217;argomento secondo il quale sostenendo i boicottaggi ci taglieremo fuori l&#8217;un l&#8217;altro è particolarmente specioso data la gamma di tecnologie a basso costo alla portata delle nostre dita. Siamo sommersi dalla gamma di modi di comunicare l&#8217;uno con l&#8217;altro oltre i confini nazionali. Nessun boicottaggio ci può fermare.</p>
<p>Proprio riguardo ad ora, parecchi orgogliosi sionisti si stanno preparando per un punto a loro favore: forse io non so che parecchi di quei giocattoli molto high-tech provengono da parchi di ricerca israeliani, leader mondiali nell&#8217;Infotech? Abbastanza vero, ma mica tutti. Alcuni giorni dopo l&#8217;assalto di Israele a Gaza, Richard Ramsey, direttore di una società britannica di telecomunicazioni, ha inviato una e-mail alla ditta israeliana di tecnologia MobileMax. «A causa dell&#8217;azione del governo israeliano degli ultimi giorni non saremo più in grado di prendere in considerazione fare affari con voi né con qualsiasi altra società israeliana.»</p>
<p>Quando è stato interpellato da The Nation, Ramsey ha affermato che la sua decisione non è stata politica. «Non possiamo permetterci di perdere neppure uno dei nostri clienti: è stata pura logica difensiva commerciale.»</p>
<p>È stato questo tipo di freddo calcolo che ha portato molte aziende a tirarsi fuori dal Sud Africa due decenni fa. Ed è proprio questo tipo di calcolo la nostra più realistica speranza di portare giustizia, così a lungo negata, alla Palestina.</p>
<p>Traduzione di Manlio Caciopo per <a href="http://www.megachip.info">Megachip</a> 10 gennaio 2009<br />
Articolo orginale del 7 gennaio 2009: <a href="http://www.thenation.com/doc/20090126/klein">http://www.thenation.com/doc/20090126/klein</a></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2009/01/14/israele-boicottaggio-ritiro-degli-investimenti-e-sanzioni/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>31</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-24 17:38:49 by W3 Total Cache
-->