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	<title>sassiscritti &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Prà de paròe</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/10/20/pra-de-paroe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2020 05:30:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Fabio Franzin Oh, ‘sta piovéta lidhièra, incùo, tee piante dea mé teràzha, intànt che son drio rilèdherve, cari Pier-Luigi (Cappello, Bacchini) ‘e ‘àgreme che casca, tic tic, daa ponta de ‘sti cuciarini verdi, zai, jozhéte che score te l’incavo fra i nervi, ‘e se ingrossa, in càibrio tel farse perla, e po’ tic, tea [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignright wp-image-86744" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/10/02-PRA-DE-PAROE-cover-a007b-2-1024x705.jpg" alt="" width="540" height="372" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/10/02-PRA-DE-PAROE-cover-a007b-2-1024x705.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/10/02-PRA-DE-PAROE-cover-a007b-2-300x207.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/10/02-PRA-DE-PAROE-cover-a007b-2-768x529.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/10/02-PRA-DE-PAROE-cover-a007b-2-250x172.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/10/02-PRA-DE-PAROE-cover-a007b-2-200x138.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/10/02-PRA-DE-PAROE-cover-a007b-2-160x110.jpg 160w" sizes="(max-width: 540px) 100vw, 540px" /><strong style="letter-spacing: 0.05em;">di Fabio Franzin</strong></p>
<p>Oh, ‘sta piovéta lidhièra,<br />
incùo, tee piante dea mé<br />
teràzha, intànt che son<br />
drio rilèdherve, cari Pier-Luigi<br />
(Cappello, Bacchini)</p>
<p>‘e ‘àgreme che casca, tic tic,<br />
daa ponta de ‘sti cuciarini<br />
verdi, zai, jozhéte che score<br />
te l’incavo fra i nervi, ‘e se<br />
ingrossa, in càibrio tel farse<br />
perla, e po’ tic, tea pièra, tic</p>
<p>come paròe pìcoe co’ drento<br />
‘a musica de canpanèe a ciamàr<br />
qua i ricordi. Tic e cit, cit e tic</p>
<p>jozhéte, fojiéte&#8230; perline<br />
da nient, paroìne de boce<br />
‘sconti drio un cantón del<br />
tenpo, sussùri de poeti cari<br />
che continua a viver, qua.</p>
<p><em>Oh, questa pioggerellina, / oggi, sulle piante del mio / terrazzo, intanto che vi sto / rileggendo, cari Pier-Luigi / (Cappello, Bacchini) // le lacrime che cadono, tic tic, / dalla punta di questi cucchiaini / verdi, gialli, goccioline che scorrono / nell’incavo fra le nervature, si / ingrossano, pencolanti nel farsi perla, e poi tic, sulla pietra, tic // come paroline con dentro / il suono di campanelle a chiamare / qui i ricordi. Tic e taci, taci e tic // goccioline, foglioline&#8230; perline / da poco, paroline di bimbi / nascosti dietro un cantone del / tempo, sussurri di poeti cari / che continuano a vivere, qui.</em></p>
<p>***</p>
<p><strong>Della lingua e delle semenze</strong></p>
<p><strong>di Azzurra D&#8217;Agostino</strong></p>
<p>Quello che si prova leggendo questo libro è una sensazione simile al tenere in mano una manciata di semenze. Alcuni grani che contengono in potenza prati e frutti. Che in qualche modo già sono quei prati e frutti, ma che necessitano anche di altri elementi. Cose semplici, essenziali: terra, acqua. Tempo, soprattutto.<br />
E se si pensa alla parola, semenza, emerge anche l’altro significato: discendenza, stirpe.<br />
Siamo al principio di qualcosa, ma anche, al contempo, alla circolarità del ritorno, al ritrovare nel futuro, trasformato appunto dal tempo trascorso, tutto quanto in principio era in potenza.<br />
Le vicende di questo manoscritto sono raccontate da Franzin alla nota finale del testo: quello che ci troviamo davanti è buona parte di un primo libro mai davvero pubblicato. A cui si sono aggiunti, nel corso di molti anni, altri testi, nei quali il tempo ha fatto il suo lavoro di deposito e scavo. Significativo che una delle ultime poesie sia dedicata proprio a Pierluigi Cappello, uno degli uomini e poeti che più hanno segnato la vicenda artistica e umana di Franzin.<br />
Ciò che rende prezioso questo ‘prato di parole’ è dunque anche, ma non solo, un intreccio di epoche, esperienze, vissuti, a partire da un esordio in qualche maniera già maturo, portatore di una verità che il corso della vita ha approfondito e indagato.<br />
Nella prima sezione sentiamo il respiro di un presagio: un continuo domandare al silenzio del silenzio, una riflessione sul senso del dire, un tentare di bucare con la lingua l’indicibile di un’esperienza di dolore. Lingua che si fa centrale, quale possibilità in qualche modo di riparazione.<br />
E vengo qui al punto che mi pare essenziale, suggestione citata anche nel testo con una poesia dedicata proprio a quell’autore che ha sottolineato sempre l’importanza dell’uso di una lingua minoritaria: Seamus Heaney.<br />
Nel preziosissimo ‘La riparazione della poesia’ (Fazi, 1999) il premio Nobel indaga il ruolo del poeta e della poesia e si sofferma a lungo sull’importanza dell’uso di dialetti e lingue altre. Il tutto si potrebbe riassumere a partire dall’affermazione: “La verità dell’arte sta nei punti secondari d’importanza primaria”.<br />
La marginalità e frantumazione dell’esistenza in tante ‘cose secondarie’ non si fa dunque espediente per un’occasionale valorizzazione delle ‘piccole cose’ che animano retoricamente la produzione poetica più o meno recente, bensì s’incarna nella parola a partire proprio dalla scelta della lingua d’espressione. Heaney dedica un intero saggio all’importanza delle lingue altre rispetto al potere, sottolineando come il momento in cui nessuna lingua sarà segregata diverrà la realizzazione di un sogno di cultura e pace mondiali. Un sogno, scrive Heaney riferito alla poesia di John Clare che secondo lui parzialmente l’incarna, “dove non si dovrà mai <em>ripensare</em> se esprimere nei propri termini culturali e linguistici il proprio mondo, perché nessuna terminologia altrui sarà imposta come normativa e ufficiale. Leggerlo per i sapori esotici di un lessico arcaico e le vedute pittoresche di un passato bucolico è mancare la fiducia che egli comunica nella possibilità di un futuro rispetto di sé per tutte le lingue, una imprevedibilità immensa, creativa, dove l’esistenza umana diviene presente e viva più abbondantemente perché ormai espressa nelle proprie parole, autogratificanti e affrancate”.<br />
In qualche modo qui la dimensione politica di ogni poesia viene ribadita attraverso le scelte prettamente linguistiche, lessicali, ritmiche. Ed è in questo modo che ‘Prà de paròe’, con tutti i suoi dubbi, i suoi ritratti minori, le sue erbacce a bordo strada, contiene in qualche modo ,e paradossalmente approfondisce grazie all’imprevedibilità e all’immaginazione, le poesie della fabbrica, della disoccupazione, dei fallimenti della nostra società &#8211; raccontati in molti dei libri a venire.<br />
Nella seconda sezione il vento del poi soffia già forte, tanto che si possono solo intuire gli innesti successivi rispetto al nucleo originario. E questo non soltanto perché ogni poeta ritorna sulle proprie ossessioni, né certamente per un qualche manierismo che è del tutto estraneo a Franzin innanzi tutto come persona, prima che come artista.<br />
Si legge nei testi di questa parte del libro la filigrana di uno sguardo sul mondo che, pur nella tempesta e nelle gramaglie, il poeta non dissipa e non distoglie. Uno sguardo limpido, generoso, attento ai fragili con la consapevolezza di farne parte – come ciascuno dei ‘respiranti’, citando Hölderlin.<br />
Perché il legame tra etico ed estetico non è una pura formalità, ma la sorgente intatta a cui occorre almeno provare, tutti, ad abbeverarci.<br />
È con gioia, davvero molta e pura gioia, e con senso di responsabilità dunque che salutiamo questo libro, scegliendo di renderlo pubblico in un momento in cui il noto vacilla e l’ordine mondiale mostra il suo disordine.<br />
Piccolo atto che vuole ribadire l’importanza primaria dei punti secondari, qualcosa da mettere al centro dei nostri pensieri e del nostro fare.</p>
<p><a href="http://www.sassiscritti.org/libri/"><strong>da: Fabio Franzin, <em>Prà di paròe</em> (Sassiscritti 2020)</strong></a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;isola che c&#8217;è. Laboratorio autobiografico in comunità</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2019/12/11/lisola-che-ce-laboratorio-autobiografico-in-comunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Dec 2019 06:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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					<description><![CDATA[Disintossicarsi dai pregiudizi sulle tossicodipendenze L’isola che c’è – un laboratorio autobiografico in comunità è un libro che raccoglie l’esperienza di scrittura all’interno di una comunità terapeutica del pistoiese gestita dalla Coperativa Gruppo Incontro, pubblicato da SassiScritti nel luglio 2019. Contiene oltre ai testi prodotti durante il percorso, un saggio riferito alla metodologia e il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-81594" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/ISOLA-CHE-CE-cover-728x1024.jpg" alt="" width="310" height="436" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/ISOLA-CHE-CE-cover-728x1024.jpg 728w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/ISOLA-CHE-CE-cover-213x300.jpg 213w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/ISOLA-CHE-CE-cover-768x1081.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/ISOLA-CHE-CE-cover-250x352.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/ISOLA-CHE-CE-cover-200x282.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/ISOLA-CHE-CE-cover-160x225.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/ISOLA-CHE-CE-cover.jpg 1595w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" />Disintossicarsi dai pregiudizi sulle tossicodipendenze</strong></p>
<p><em>L’isola che c’è – un laboratorio autobiografico in comunità</em> è un libro che raccoglie l’esperienza di scrittura all’interno di una comunità terapeutica del pistoiese gestita dalla <a href="https://incontro.coop">Coperativa Gruppo Incontro</a>, pubblicato da SassiScritti nel luglio 2019. Contiene oltre ai testi prodotti durante il percorso, un saggio riferito alla metodologia e il senso di attività legate alla scrittura in contesti di sofferenza e disagio, a cura dei due psicologi che hanno condotto il lavoro.</p>
<p><strong>Per avere copia del libro, o maggiori informazioni: <a href="mailto:info@sassiscritti.org">info@sassiscritti.org</a></strong></p>
<p><strong>FLASHBACK</strong></p>
<p><em>Il laboratorio si è aperto con un esercizio semplice ma essenziale nel suo appello alla biografia di ognuno dei partecipanti e al recupero della rispettiva memoria affettiva, invitandoli a stilare una lista di esperienze emotivamente dirompenti che potesse diventare un inventario a cui ritornare anche per i prossimi incontri. </em><em>I partecipanti sono stati invitati alla rievocazione dei momenti principali della loro vita attraverso il concetto di flashbulbmemory, la memoria fotografica che a distanza di tempo ci ripropone il ricordo dell’evento e delle condizioni in cui si è verificato attraverso dettagli ambientali. </em><em>È stato importante scegliere un tema alla portata di tutti, su cui nessuno non ha niente da scrivere, per abbattere sentimenti tipici di insicurezza legata a compiti presentati come “artistici” e spesso  accompagnati dalla credenza che li vorrebbero al di fuori delle proprie competenze e aspirazioni. </em><em>È stato come sollevare un velo disposto sul forziere di dati ed emozioni autobiografiche dei partecipanti. Se questo incontro è servito a predisporre un inventario del forziere, nei prossimi incontri l’obiettivo sarà riprendere quegli oggetti dimenticati e interrogarne le potenzialità latenti.</em></p>
<p>Musica in sottofondo: “Nocturnes”, <em>Frédéric Chopin</em></p>
<p><strong>GARY</strong></p>
<ul>
<li>A casa con mamma, ed eravamo solo io e lei, portò a casa una bambina chiamata H. Io avevo quattro anni.</li>
<li>Giocavo in cortile e mamma e papà mi chiamarono dalla porta di casa e in sala mi dissero che ero stato adottato. Avevo undici anni.</li>
<li>Avevo fatto bene all’esame di terza media ma mamma e papà parlavano di mandarmi in collegio. Ero terrorizzato dal collegio. Avevo tredici anni.</li>
<li>Ho finito gli esami di “O Level” in Zimbabwe e come premio papà mi ha comprato un biglietto d’aereo per Milano, per stare con la zia e la sua famiglia per un po’.</li>
<li>Sono tornato in Zimbabwe e mamma e papà mi hanno fatto sapere il perché. Mi sono comportato molto male mentre ero ubriaco. Avevo sedici anni.</li>
<li>Sono stanco dell’aria cattiva che respiro a casa. Sono pieno di rimorsi e la notte continuo ad avere lo stesso sogno. Sabato mattina andai in cima al palazzo e mi buttai.</li>
<li>Quando ho deciso di smettere l’università. Stava andando tutto bene finché N. mi ha lasciato e sono caduto in una depressione alcolica.</li>
<li>Credevo di avercela fatta, stavo lontano dall’alcol, avevo lavoro, moglie e casa quando mia moglie perse il nostro bambino. Ancora oggi è un dolore molto forte.</li>
<li>Quando ho comprato casa con mia moglie.</li>
<li>Quando mia moglie mi ha detto che mi lasciava.</li>
</ul>
<p><strong>MICHELANGELO</strong></p>
<ul>
<li>Al mare con mia madre e mio padre da bambino, ero felice.</li>
<li>Le grandi amicizie con F. e A. quando facevo le elementari.</li>
<li>Voglio un fratello/sorella e i miei genitori mi donano una sorella, G., quando avevo nove anni.</li>
<li>La passione per l’arrampicata sportiva e gli intensi allenamenti e le gare all’età di 14 anni.</li>
<li>La sperimentazione delle droghe leggere e l’amicizia con due persone del mio paese A. e M. a 15 anni.</li>
<li>L’uso di eroina insieme al mio primo grande amore A.</li>
<li>Gli studi all’Università dell’Aquila, serate straviziate e vita indipendente.</li>
<li>Poi, la conoscenza di A., la scoperta dello psicofarmaco e l’inizio dell’abuso di Rivotril.</li>
<li>Conosco S., il mio più grande amore.</li>
<li>Il primo arresto per droga, il carcere.</li>
<li>La comunità ad Assisi dal 2010 al 2012.</li>
<li>Torno a casa dai miei, mi laureo e trovo lavoro.</li>
<li>Poi mi trovo una casa per conto mio e convivo con S., passando un periodo molto felice, ma sempre più colmo di sostanze.</li>
<li>Perdo il lavoro, mi arrestano di nuovo, il mio mondo fantastico crolla totalmente.</li>
<li>Dopo un po’ entro in comunità a Pistoia.</li>
</ul>
<p><strong>ANTONINO</strong></p>
<ul>
<li>Sono nato in casa. Mi ricordo poco della mia infanzia. Mia madre e mio padre per motivi di lavoro non li sentivo vicini. Mi ricordo che stavo con il padrino senza ricevere nessun affetto. Che ricordo? Mi ricordo solo quando facevo la pipì a letto e mi sgridavano.</li>
<li>Poi all’età di sette anni mi sono trovato in collegio con le suore. Non ricordo nulla dei momenti particolari, solo quando la suora mi ha frustato con l’ortica. Poi vennero mio padre e mia madre a prendermi in collegio. La cosa più bella che ricordo è che c’era un lago grande e mio padre mi portò a fare un giro sul motoscafo. L’ho anche guidato. Bellissimo.</li>
<li>Poi mi sono trovato in Germania con tutta la famiglia. Avevo otto anni. Sono andato a scuola non capendo nulla della lingua, ma piano piano sono riuscito a parlare il tedesco e scrivere e fare amicizia con i miei compagni di scuola. Per la prima volta ricordo di avere un amico con cui passare la giornata. Mi ricordo che si prendeva la funivia e si mangiava il pollo. Bellissimo.</li>
<li>Poi all’età di nove anni mi sono preparato per fare la comunione. Non ricordo nessuna emozione con i miei amici. Ma ricordo che ero contento di fare la comunione. Mi sentivo accolto. Bellissimo. Il giorno in cui dovevo prendere la mia prima comunione non ci sono andato perché mio padre aveva deciso di partire per l’Italia. Non sono riuscito a dirgli nulla. Vedevo mia madre silenziosa e così non ho fatto la comunione, piangendo. Lasciando tutto, scuola e amici.</li>
<li>Poi arriviamo in Italia. Io non ricordo molto. Sono confuso. Non avevamo casa, so che dormivamo sul furgone con la frutta e la verdura. Lavoravo il giorno. Mi ricordo di un signore che mi ha fatto una foto in mezzo alla frutta in bianco e nero. Ce l’ho ancora. Ero a Firenze.</li>
<li>Poi all’età di dieci anni mi ricordo che si occupava le case. Mi ricordo che sono stato a Campi Bisenzio (Firenze) e all’Osmannoro. Nessun alloggio fisso. Poi abbiamo trovato una casa fissa a Ponte di mezzo. Una casa vecchia.</li>
<li>Poi dovevo riandare alla scuola. Io non capivo bene l’italiano. Parlavo solo tedesco e siciliano. Ero in quinta elementare. Mi ricordo che dovevo rifare la prima elementare. Mi sentivo molto a disagio.</li>
<li>All’età di 16 anni mi sono fatto degli amici con cui si stava al bar a giocare a calcio balilla. Poi la domenica si andava a ballare al Poggetto. Lì ho conosciuto la ragazza della mia vita. A quell’epoca mi facevo le canne. Si rideva, si scherzava. Ero felice, non pensavo più ai miei problemi di casa.</li>
<li>Poi il fumo non faceva più effetto e ho provato l’eroina. Ho provato a tirarla su di naso ma non era piacevole. Era amara e vomitavo in continuazione. Poi con il passare del tempo ci ho sentito un piacere più forte del fumo. Era molto rilassante e mi portava in un’altra dimensione tutta mia.</li>
<li>La mia ragazza mi stava sempre addosso. Poi ci siamo sposati quando io avevo 19 anni e lei 18. Le avevo promesso che smettevo di drogarmi ma non era facile. Ho provato ad andare in comunità di recupero di tossicodipendenza. Ma niente, non resistevo. Scappavo sempre.</li>
<li>Un giorno mia moglie era incinta di un bambino di nome G. La sua nascita mi ha cambiato la vita da tossicodipendente. Mi riempiva la giornata in tutti i sensi, sia affettiva che lavorativa. Nel frattempo mia moglie era felice e nell’arco di due anni è nata F. Una bella coppia. Mi sentivo proprio fortunato. Poi è arrivato il terzo figlio, un maschio di nome M.</li>
<li>In tutto questo noi si abitava a Prato in un negozio adibito a casa di 50 metri quadrati. Così abbiamo fatto domanda per la casa comunale. Abbiamo aspettato tanto. Nel frattempo è nata S. Eravamo disperati ma la cosa più bella che mi poteva capitare è che sono nati tutti sani nonostante io sia sieropositivo. Beh voi capite che per me era una rinascita.</li>
<li>Poi ci hanno dato una casa a Castelnuovo. Una bella casa vera con due stanze da letto, un bel salone, una cucina. Eravamo felici non ci mancava niente. Ci aiutavano tutti dai servizi sociali ai parenti.</li>
<li>Dopo ancora è nato D. Si ripresentava il problema della casa. Il comune non ci faceva stare più lì ma ci dava una casa più grande. Abbiamo lasciato quella casa con dispiacere. Abbiamo ricevuto una casa da 130 metri quadrati a Iolo. Poi è nata M. Non pensavo più alla droga. Siamo andati avanti così con il tempo.</li>
<li>Poi però si è ripresentato il conto della mia vita personale: da piccolo mio padre e mia madre non sono riusciti a darmi una sicurezza, una responsabilità, un’autostima della persona. Un vivere alla giornata, insomma tutte le cose che un bambino avrebbe bisogno di vivere. E così tutto questo era troppo grande per me da affrontarlo da solo e sono ricaduto non nell’eroina ma con la cocaina e il gioco.</li>
<li>Non potevo sopportarlo di rivivere la vita da tossico e ho pensato di uccidermi tante volte buttandomi giù dal balcone ma non avevo il coraggio di farlo. Mi è stato proposto di entrare in comunità. Molto scettico ho accettato e con tanta fatica grazie ai miei figli che si sono imposti ce l’ho fatta e sto bene.</li>
</ul>
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		<title>Fare comunità con le arti e raccontarla: l&#8217;impegno come forma della gioia nelle periferie</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2018/10/30/fare-comunita-con-le-arti-e-raccontarla-limpegno-come-forma-della-gioia-nelle-periferie/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Oct 2018 07:00:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Francesca Matteoni &#160; per Gianluca di Lupicciano  La comunità che viene: le ragioni fondanti Si è concluso da poco il festival La comunità che viene, nome ispirato all’omonimo libro di Giorgio Agamben che si riferisce a una comunità libera, aperta. Una comunità in attesa di essere, eppure già viva e presente, dove l’individuo fondante è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Francesca Matteoni</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>per Gianluca di Lupicciano</em><em> </em></p>
<p><em>La comunità che viene: le ragioni fondanti</em></p>
<p>Si è concluso da poco il festival <strong><a href="http://www.reportpistoia.com/pistoia/item/64523-rinasce-ma-in-periferia-leggere-la-citta.html"><em>La comunità che viene</em></a></strong>, nome ispirato all’omonimo libro di Giorgio Agamben che si riferisce a una comunità libera, aperta. Una comunità in attesa di essere, eppure già viva e presente, dove l’individuo fondante è “qualunque”, con il suo sogno, la sua esperienza e il suo mistero. Ho deciso, come raramente faccio per questioni di pigrizia, ma soprattutto di tempo, di raccontare cosa è accaduto e soprattutto le ragioni personali, profonde e pregresse di quest’iniziativa, promossa dall’<strong>Associazione Palomar</strong> con un contributo importante di Unicoop Firenze, e realizzata principalmente nelle periferie collinari della città di Pistoia, qui nella Valle delle Buri, dove sono tornata a vivere cinque anni fa.</p>
<p>Le condizioni che hanno portato all’ideazione del festival sono riassumibili in questi punti: la presenza di patti di territorio o di collaborazione; un impegno sociale e artistico assiduo, rivolto agli abitanti dei borghi, più che agli addetti ai lavori; la ricerca costante di cooperazione con le realtà socio-culturali dei paesi; la scioccante svolta politica a destra nel governo cittadino; <strong><a href="http://santomorocentrosociale.blogspot.com/2018/01/la-scuola-lo-scoiattolo-resti-comunale.html">la lotta per la nostra piccola scuola, condotta e vinta tutti insieme</a></strong>.</p>
<p>Circa quattro anni fa è iniziato il mio lavoro volontario nel <strong><a href="http://santomorocentrosociale.blogspot.com/">Centro Sociale di Santomoro</a></strong>, di cui sono attualmente la presidente, luogo <strong><a href="http://reportpistoia.com/agora/item/53731-patto.html">che beneficia di un patto per la cultura con l’amministrazione comunale</a></strong>, esistente da quasi trent’anni, ma ufficializzato solo in tempi recenti, grazie al regolamento scritto dai precedenti sindaco e vicesindaco, Samuele Bertinelli e Daniela Belliti, insieme a Gregorio Arena, presidente di <strong><a href="http://www.labsus.org/">Labsus – Laboratorio per la sussidiarietà</a></strong>, che si occupa di patti di collaborazione per i beni comuni su tutto il territorio italiano. Mi soffermo su queste informazioni perché ritengo che stringere un patto per i beni comuni sia qualcosa che dovrebbe interessare tutti coloro che nutrono una qualche visione culturale dei luoghi e un po’ d’amore per i loro vicini.</p>
<p>I patti di collaborazione riguardano la manutenzione di strade, la pulizia di cippi e cimiteri, la riqualificazione di aree verdi, campi sportivi, locali dismessi, l’investimento e la progettazione culturale; molto spesso accade che a stringere questi patti siano persone dei quartieri ricche di volontà, ma magari con pochi strumenti culturali per essere davvero efficaci. Succede quindi che, una volta venute meno queste persone, tutto arranchi e si perda. Sono convinta che se artisti, scrittori, intellettuali si impegnassero nel particolare, accanto agli altri, mettendo da parte la ricerca di gloria mediatica per un po’ di invisibilità collettiva, ma fattiva, quel futuro migliore che ci sembra tanto lontano in quest’Italia allo sbando, diventerebbe un approdo chiaro e tangibile. Questo riguarda anche i politici animati da autentico spirito di servizio e non quella folla di politicanti da social network sempre pronti a esprimersi su immigrazione, diritti, scandali del lavoro, ma quasi del tutto incapaci di entrare nelle vite o nella geografia di un qualsiasi quartiere periferico delle città che magari si trovano ad amministrare – quello stesso quartiere in cui si fa esperienza diretta dell’integrazione e dell’esclusione, del disagio, dei sogni repressi, della cultura negletta, della condivisione. Della politica, in una parola sola, che nei patti di collaborazione unisce civismo attivo e progetto amministrativo democratico sul lungo termine.</p>
<p>Il lavoro culturale a Santomoro si sviluppa in laboratori artistici per bambini e adulti, feste, servizio di biblioteca legato soprattutto alla presenza dei bambini della nostra scuola primaria dell’infanzia Lo Scoiattolo, sperimentazione coi ragazzi nel doposcuola e nelle attività estive. Promuove una lenta tessitura collettiva, che ha come primo compito la valorizzazione degli abitanti e dei più piccoli, perché crescano coltivando speranze e fiducia al posto di ansie e frustrazioni. Dal paese ci siamo spostati alle altre frazioni delle nostre due valli, in nome di rapporti di amicizia e vicinanza, muovendosi lungo le due linee dei circoli Arci e dei patti di collaborazione.</p>
<p>Per qualche anno mi è parso di stare in un sogno, il cui risveglio sarebbe stato strepitoso. Un sogno, lo sottolineo, col cuore a sinistra, in quei valori di giustizia sociale e fratellanza, sostegno agli ultimi (che non sempre sono i più facilmente riconoscibili e talvolta vanno oltre l’umano, nel vivente) e lotta a tutte le povertà – economiche, culturali, spirituali, che condizionano l’essere umano fino a renderlo estraneo a se stesso e al godere del mondo. Poi nel giugno 2017 la destra ha vinto le elezioni comunali. Dopo lo shock ho iniziato a capire che più di prima c’era da proteggere ciò per cui stavamo lavorando e avevo ragione: nell’autunno è arrivata la notizia del progetto di statalizzazione della scuola comunale per l’infanzia, fino ad allora messa al sicuro dall’amministrazione insieme alle altre due piccole scuole dell’area montana. Una brutta notizia per chiunque sappia l’importanza di una scuola comunale in territori fragili, come la collina e la montagna – il passaggio allo stato ne avrebbe determinato la rapida chiusura, perché lo stato non può verosimilmente intervenire nel locale, come fa un comune, che ha il dovere di tutelare le sue aree marginali, affinché non diventino semplici dormitori. Per fortuna dove vivo la scuola è davvero di tutti – il paese e la valle hanno lottato, altri pistoiesi ci hanno sostenuto e la lotta, quando è vera e determinata, indipendentemente dallo snobismo di quotidiani e giornali impegnati, paga. La scuola è ancora comunale.  Di più: la lotta unisce. I rapporti con gli altri paesi si sono rafforzati, e con loro la necessità di alimentare una visione e un impegno comune.</p>
<p>Coltivavo da un po’ l’idea di una manifestazione sul senso della comunità e del lavoro artistico al suo interno, che radunasse alcune delle esperienze significative nel locale e nel panorama nazionale, ne avevo parlato brevemente con il nostro ex-sindaco, Samuele. A Pistoia sotto la sua amministrazione si stava già portando avanti da tre anni un festival ambizioso e tematico, <strong><em><a href="https://www.comune.pistoia.it/5959/Leggere-la-citta/">Leggere la città</a></em></strong>, che aveva il compito di promuovere il dibattito sulle questioni urbanistiche e culturali del comune &#8211;  festival prontamente venuto meno con il cambio della guardia. Ciò di cui abbiamo bisogno ora tuttavia è un lavoro capillare dal basso, che rifondi una comunità plurale, radicata nei quartieri, ma con le porte aperte, capace di accogliere le intelligenze visionarie e la costruzione di progetti per il benessere di tutti, a partire da coloro che sono piccoli o addirittura non ci sono ancora. Così per la mia valle e per l’associazione Palomar mi sono presa la responsabilità di coordinare l’esperienza de <em>La comunità che viene</em>, dedicando questa prima edizione al Racconto di esperienze artistiche, educative e culturali in loci e altrove.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-76379" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1.jpg" alt="" width="500" height="707" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1.jpg 2339w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1-212x300.jpg 212w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1-768x1086.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1-724x1024.jpg 724w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1-250x354.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1-200x283.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1-160x226.jpg 160w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p><em>Il festival</em></p>
<p>La manifestazione si è svolta in più giornate, fra la fine di settembre e la metà di ottobre, alternando a eventi con vari ospiti, le “comunità transitorie”, ovvero laboratori ed esperienze rivolti a bambini e adulti, ispirati al lavoro già in corso nella Valle.</p>
<p>Il Racconto ha così, fra momenti di narrazione e altri di sperimentazione e gioia condivisa, portato alla luce la possibilità di trasformare territori per lo più caratterizzati dai concetti un po’ triti di periferia, marginalità, oblio, in centri di vitalità immaginativa, perché a volte dai margini, dalle soglie il mondo si vede meglio, perché, aggiungo, sono questi luoghi dove si possono ancora trovare, seppure residuali e nascosti, quei vincoli affettivi, fra abitanti e famiglie, comunitari.</p>
<p>L’anticipazione di <strong>sabato 22 settembre</strong> si è svolta nella <strong>periferia urbana delle Fornaci</strong>, quartiere nord di Pistoia, noto per le sue molte anime, non sempre in accordo. Villette, residenti storici e antichi, case popolari nella sua area più controversa, che è anche la più viva, e dove per anni sono stati portati avanti progetti di integrazione, rivolti primariamente agli adolescenti e in dialogo aperto con l’attivismo socio-culturale in tutta Italia.</p>
<p>Nei locali dell’ente <strong>Camposampiero</strong> abbiamo ospitato nel primo pomeriggio un laboratorio artistico dedicato ai bambini e condotto da <strong>Serena Zampini</strong>, la cui ricerca da anni va verso la commistione di performance, danza e pittura. L’idea dell’accoglienza e della condivisione è venuta qui naturalmente, mettendo insieme ragazzi con caratteri diversi e facendoli interagire nei gesti, fantasticando di provenire da paesi lontani di cui andavano ricreati i movimenti base di una danza rituale, imbrattandosi le dita nel colore a occhi bendati e chiedendo aiuto alla mano dell’altro per essere guidati sul foglio, perché lo scopo non era certo produrre opere d’arte, ma tirare fuori senza inibizioni l’entusiasmo, la piccola follia, la voglia di esprimersi ed essere ascoltato che tutti abbiamo dentro.</p>
<p>È seguito l’incontro con il professor <strong>Enzo Scandurra</strong>, docente di urbanistica presso l’Università La Sapienza di Roma, e <strong>Marina Dammacco</strong>, una delle anime della compagnia teatrale <strong><a href="https://puntacorsara.wordpress.com/">Punta Corsara</a></strong> di Napoli, di cui segue la parte organizzativa e laboratoriale. Entrambi i relatori, moderati da Antonio Sofia per l’Associazione, sono stati invitati per mettere in contatto mondi che talvolta si guardano appena – quello della riflessione intellettuale di lungo corso sulle questioni e l’intervento artistico, diretto, a contatto con coloro che abitano i luoghi. Enzo Scandurra ha parlato di un passato non lontano (si pensi alla produzione cinematografica degli anni Cinquanta e Sessanta) in cui le diseguaglianze sociali e l’assetto urbanistico dei quartieri era interesse vivo degli intellettuali, del fallimento di progetti amministrativi sulle periferie, nello specifico il caso esemplare del villaggio della Martella, a Matera, pure molto belli sulla carta, perché non si possono “deportare le persone” per un’idea astratta, sebbene nobile, di comunità. Occorre appunto un lavoro fianco a fianco con gli abitanti, che li liberi dalla lente del sociologo, ne faccia materia viva e partecipata e non di studio. E qui si è inserita Marina Dammacco mettendo in atto una vera e propria performance per noi del pubblico per raccontare l’azione teatrale sul tema delle periferie <em>Il Convegno</em>, immaginario quanto verosimile convegno a cui tutti, dai sociologi di cui sopra, agli assessori, sono invitati a esprimersi sul tema, mentre il corpo di un’adolescente che nella periferie risiede, attende pazientemente sdraiata, quasi un cadavere, davanti a loro, muta e non vista fino alla fine.</p>
<p>Le due narrazioni possono sembrare addirittura in contrasto, come superficialmente si considerano troppo spesso arte e accademia, eppure quello stridore è la frizione, la scintilla per la collaborazione efficace fra un’azione dal basso, che coinvolga e chiami pazientemente le persone una ad una, e una visione architettonica e progettuale delle città.</p>
<figure id="attachment_76382" aria-describedby="caption-attachment-76382" style="width: 577px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="wp-image-76382" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a.jpg" alt="" width="577" height="386" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a.jpg 2000w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a-300x201.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a-768x514.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a-1024x686.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a-250x167.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a-200x134.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a-160x107.jpg 160w" sizes="(max-width: 577px) 100vw, 577px" /><figcaption id="caption-attachment-76382" class="wp-caption-text">Ilde</figcaption></figure>
<p>Il festival è proseguito poi con l’incontro di <strong>venerdì 5 ottobre</strong>, presso il <strong>Centro Sociale di Santomoro</strong>, un evento a cui tenevo particolarmente, essendo stato il primo ideato e voluto da tempo. Siamo infatti entrati nel vivo del tema, ospitando tre esempi di interazione fra arti e territori marginali, difficili, comunque non esattamente sotto i riflettori.</p>
<p>La poetessa <strong>Azzurra D’Agostino</strong> e la preziosissima <strong>Daria Balducelli</strong> hanno illustrato l’attività appenninica dell’<strong><a href="http://www.sassiscritti.org/">associazione SassiScritti di Porretta Terme</a></strong>, una geografia montana prossima a noi del versante pistoiese e a noi sorella. Con il festival <strong><em>L’importanza di essere piccoli</em></strong>, giunto all’ottava edizione, sono la poesia e la canzone d’autore, a essere portate nei borghi della montagna, mettendo poeti e pubblico in un rapporto diretto, frontale. Il successo di questo festival, che ogni agosto riunisce una comunità eterogenea, creando legami affettivi che durano nel tempo, si deve in buona parte proprio alla scelta dell’ambientazione, al coraggio di salire le strade dei paesi di montagna, di stare fra la pieve e il bosco, o, come fu per la prima edizione, nel giardino di una casa privata. Chi partecipa diviene parte in causa e questo fa la differenza. Tra le altre attività promosse dall’associazione &#8211; <strong><em>InRitiro</em></strong>, calendario di laboratori residenziali, artistici e formativi, e una costante interazione col territorio, fra cui vale la pena ricordare il laboratorio teatrale con e per donne migranti, sull’Antigone, e la mobilitazione a sostegno degli <strong><a href="http://www.sassiscritti.org/2016/02/16/conclusione-della-vicenda-philips-saeco/">operai della Philips Saeco</a></strong>, impegnati in un presidio durato 71 giorni, iniziato a fine novembre del 2015 dopo l’annuncio dell’imminente licenziamento di 243 persone. Un sostegno avvenuto con la vicinanza della parola, della musica, delle conoscenze condivise, che non avrà cambiato le sorti degli operai, ma ha restituito almeno la dignità dell’essere insieme nello smarrimento, operai, artisti, musicisti, umani solidali.</p>
<p><strong>Mario Cubeddu</strong>  per <a href="http://www.perdasonadora.it/">l’<strong>associazione Perda Sonadora</strong></a>, è venuto a narrarci la storia del <strong><em><a href="http://www.settembredeipoeti.it/">Cabudanne de sos Poetas</a></em></strong>, festival di poesia che si svolge a inizio di settembre dal 2004 nel paese di Seneghe, nell’entroterra della provincia d’Oristano, un festival felice e longevo, nato grazie alla presenza di una consistente tradizione poetica in lingua sarda e in seguito diventato momento di incontro per la poesia a livello nazionale. Mario e l’amica Mattea Usai, sono stati fra i primi promotori del festival, grazie a una serie di eventi realizzati nel ristorante gestito nei primi anni duemila da Mattea, vera e propria semina per la manifestazione. Perché spesso succede così: si sperimenta in piccolo e poi si prende forza, si vede che ci sono altri pronti a seguire, si tenta, si salta e se la semina è buona si spicca il volo. A Seneghe in quei giorni la poesia è dappertutto. Dal cuore della Piazza dei Balli, alle viuzze, ai ragazzi che presto ricominceranno la scuola, alla piccola biblioteca, un paese apre le porte, accoglie, e a chi partecipa sembra di essere tornato fra antichi amici. È stato Mario a ricordarci nel suo intervento la centralità dell’agire politico, riprendendone la dimensione esistenziale, ben prima che partitica,  che Hannah Arendt, nel suo <em>Vita activa</em>, gli conferiva. Eccole le parole famose della grande filosofa: “L’azione, la sola attività che metta in rapporto diretto gli uomini senza la mediazione di cose materiali, corrisponde alla condizione umana della pluralità, al fatto che gli uomini, e non l’Uomo, vivono sulla terra e abitano il mondo.”</p>
<p>Il progetto di <strong><a href="https://www.facebook.com/viaRomaReggioEmilia/">Via Roma a Reggio Emilia</a></strong> ci è stato raccontato da due dei suoi promotori: <strong>Pierluigi Sgarbi e Irene Russo</strong>. Via Roma è una strada popolare del centro storico della città, ma la sua “cattiva fama” la pone di diritto fra i luoghi fragili e periferici scelti per la nostra rassegna. È in realtà una via multietnica, osservatorio d’elezione su molte comunità che qui si incrociano: chi ci vive da sempre, chi ci si è insediato, chi la visita durante gli eventi, chi vorrebbe poter restare e naturalmente quelli che stanno crescendo. Può la creatività incentivare la coesione sociale? La risposta è ovviamente sì, ma a noi interessano le modalità e la reazione degli abitanti coinvolti.  L’azione creativa di Via Roma si sviluppa fra il  monumento simbolo di Porta Santa Croce, un orto urbano, alcune osterie, fra cui la <strong><a href="http://www.ghirbabiosteria.it/">biosteria Ghirba</a></strong>, nel festival sulla fotografia e naturalmente fra le persone – Irene e Pierluigi insistono sui momenti preparatori alle attività, come l’occasione per la conoscenza reciproca e quindi l’unione. Gli eventi non piovono dal cielo, ci sono persone che sistemano i locali, prendono contatti, distribuiscono materiali, cucinano, e questo è, per chi lo fa, la fatica, ma anche il sabato del villaggio. Ciò che resta oltre la soglia del visibile e a cui molti pronti a scendere in piazza con qualche vessillo, a speculare e spaccare in quindici un capello moribondo, non sono abituati. Eppure  quel qualcuno che rende possibili gli eventi è l’anima e la persona più importante, è l’accoglienza. L’uso concreto dell’immaginazione, hanno proseguito i nostri ospiti, crea memoria collettiva, contatto fra gli artisti e gli abitanti, che aprono case, negozi, spazi di quartiere come accade durante il <strong><a href="https://www.fotografiaeuropea.it/off2018/2018/04/14/via-roma-non-esiste/">festival di Fotografia Europea</a></strong>,  intitolato per l’ultima edizione: Via Roma non esiste. Come un’utopia, in nessun luogo e ovunque – ovunque si lavori perché <em>utopia </em>diventi <em>eutopia</em>: il buon luogo.  La serata è terminata con un rinfresco offerto dal Centro Sociale e appunto cucinato dalle persone che ne fanno parte, che sono anche coloro a cui di cuore dedico questo evento specifico, perché senza di loro non potrei fare nulla.</p>
<p>Siamo così arrivati ai quattro giorni intensi  e finali compresi fra giovedì 11 e domenica 14 ottobre.</p>
<p><strong>Giovedì</strong> siamo scesi in città, ospiti del <strong>Circolo Arci Bugiani</strong>, dove Palomar ha la sede. È un circolo inusualmente ricco di proposte, il cui calendario è sempre fitto di riunioni ed eventi, dove i valori della sinistra non sono soltanto parole, dove trovano posto i ragazzi delle vicine scuole elementari e medie e varie associazioni. Insieme all’ideatrice, l’artista <strong>Emanuela Baldi</strong> abbiamo presentato e raccontato <strong><a href="http://www.zappalab.com/io-sono-qui-2/">il progetto artistico-formativo IO SONO QUI</a></strong>, promosso dall’Associazione Zappa! di Prato cui io stessa ho preso parte insieme a un gruppo di responsabili formato da Emanuela, la performer Francesca Campigli e la psicoterapeuta Paola Papi. Con un team vario (due videomaker umbri, Lorenzo Bernardini e Michele Manuali; un grafico emiliano, Marino Neri, e un fotografo come noi toscano, Guido Mencari). IO SONO QUI rispondeva a un bando del MIUR indirizzato a <em>progetti volti alla promozione di attività volte al recupero delle regolari attività scolastiche ed extrascolastiche nelle zone colpite dal terremoto</em>, di cui <strong><a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/09/22/abitare-mondo-stupore/">ho ampiamente scritto</a></strong>, e si è svolto nella città di Camerino nell’estate 2017.  Al festival ci hanno raggiunto tre dei bambini coinvolti, insieme alle loro mamme: oltre la gioia e la commozione di rivedersi dopo un lavoro intenso e provante, abbiamo così avuto la conferma che certi semi danno frutto e ricordo, che è poi quanto sempre si persegue. Ma abbiamo anche avuto la conferma che queste azioni, dove partecipanti e ideatori si mettono profondamente in gioco, dovrebbero essere quelle a cui dare rilievo se vogliamo un presente diverso, di reciproco sostegno e immaginazione, che parta dai ragazzi. Questo significa che i media per primi potrebbero ogni tanto decidere di raccontare queste <em>storie minime</em>, di rispondere ai molti appelli, telefonate, email – di diffondere speranza oltre che sgomento o sdegno. Cosa fa o non fa notizia, infatti, dovrebbe deciderlo il coraggio non l’opportunità. E cosa è davvero opportuno nei tempi bui che stiamo vivendo?</p>
<p>Abbiamo concluso con un’apericena al circolo e il concerto di un gruppo di giovanissimi, gli <strong>Sgurz</strong>, formatosi proprio per questo festival, che hanno unito i loro strumenti, dalla batteria al sax, agli archi, per riproporci canzoni di resistenza, gioia e lotta dal nostro cantautorato storico e da altre culture.</p>
<p><strong>Venerdì 12 ottobre</strong> abbiamo ripetuto il racconto di IO SONO QUI al <strong>Circolo Arci di Santomoro</strong>, dove abbiamo anche concluso con un’apericena e un dj set con Santo Jimmy, un amico di lunga data, mentre nel primo pomeriggio, al Centro Sociale di Santomoro, ho voluto inserito nel programma il primo incontro per <strong><em>Il Viaggio dell’Eroe</em></strong>, un laboratorio di scrittura poetica gratuito che conduco dal febbraio 2017 nella Valle delle Buri, girando fra i paesi e con qualche puntata in città, che è giunto ora alla terza e finale avventura, <strong><em><a href="http://santomorocentrosociale.blogspot.com/p/il-viaggio-delleroe-autunno-2018.html">L’Isola Chenoncè</a></em></strong>. Il laboratorio è nato primariamente grazie alla collaborazione con il Centro Diurno Desii3 come progetto di  integrazione fra diverse marginalità: psichica, sociale, geografica. Una volta al mese, con una pausa estiva, ci ritroviamo in un Circolo Arci, una proloco, un centro di quartiere, una casa o un prato, a leggere e scrivere poesie su temi scelti dal mondo archetipico della fiaba. Al tavolo si stabilisce una nuova forma di uguaglianza: che si provenga da una situazione di disagio psichico, che si sia bambini o anziani, che si viva su per le colline  o nel centro urbano, qui tutti abbiamo qualcosa da riscoprire ed è sorprendente la capacità di ascolto che ne deriva, fra persone che forse, per le vie più comuni, non si troverebbero mai. Perché la verità basilare è che siamo tutti fragili. Abitiamo tutti una qualche periferia, geografica, della società, dello spirito. Saperlo ci rende prossimi e ci mette in pace. Questo io l’ho capito camminando con gli altri sul sentiero della poesia, tirando fuori la parte di noi da proteggere, ma anche la forza eversiva e gli strumenti per dirsi. Per questo appuntamento siamo “volati via”, proprio come i fratelli Darling dietro Peter Pan, riprendendo il discorso con l’infanzia e magari trovando che non è così dorata come ce la vogliono illustrare. In questo laboratorio siamo temporaneamente un popolo consapevole, dentro uno più grande e spesso inconsapevole, che ci accomuna per lingua, tradizione o destino.</p>
<figure id="attachment_76381" aria-describedby="caption-attachment-76381" style="width: 577px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="wp-image-76381" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1.jpg" alt="" width="577" height="386" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1.jpg 2000w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1-300x201.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1-768x513.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1-1024x685.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1-250x167.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1-200x134.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1-160x107.jpg 160w" sizes="(max-width: 577px) 100vw, 577px" /><figcaption id="caption-attachment-76381" class="wp-caption-text">Andrea e Rosalba, la polenta stesa</figcaption></figure>
<p>Siamo così arrivati a <strong>sabato 13 ottobre</strong>, nella “valle di là”, a <strong>Iano</strong>, con cui da più di un anno Santomoro tiene un rapporto di amicizia e sfida, grazie al duello poetico fra due paesani, <strong>Chiara Vitali</strong> e <strong>Michele Berti</strong>, nato su internet, sviluppatosi poi in due sfide epocali nei rispettivi circoli, fomentato da <strong>Antonella</strong>, la maestra della nostra scuola dell’infanzia, di origine ianese, e confluito in un piccolo libro che ripercorre anche la tradizione del cantar di poesia, dell’ottava rima da queste parti, stampato col contributo del Centro Sociale di Santomoro e del Comitato paesano di Iano. Ci tengo a dire tutto questo per far comprendere che il festival non è piovuto dall’alto, come alcune grandi e ben finanziate manifestazioni-astronave in cui artisti, scrittori, intellettuali letteralmente invadono i luoghi senza nessun tipo di sensibilizzazione precedente. Per noi è una tappa di un percorso comune, faticoso ed entusiasmante.</p>
<p>Ci hanno ospitato la <strong>Biblioteca di Iano</strong>, sita nell’ex scuola elementare del paese e gestita, grazie a un altro patto di collaborazione, dal <strong><a href="https://www.facebook.com/ComitatoPaesanoDiIano/">Comitato paesano</a></strong>, e la stupenda <strong>Casa del Popolo</strong>, unica già nella sua struttura circolare.</p>
<p>Nella biblioteca per le comunità transitorie <strong>Ginevra Ballati</strong> ha condotto il laboratorio <strong><em>Storie di animali</em></strong>, rivolto ai bambini, che hanno realizzato i loro libri sotto la guida dell’artista. I bambini, mi preme dirlo, erano quasi tutti di Iano, grazie al lavoro fatto dai volontari per il coinvolgimento. In questo caso la corsia preferenziale è d’obbligo – non si importa la partecipazione, la si crea lentamente dove si sta.</p>
<p>È seguito presso la Casa del Popolo un incontro a cui tenevamo moltissimo sulla scuola della Barbiana, con la storica e scrittrice <strong>Vanessa Roghi</strong> e <strong>Ezio Palombo</strong>, uomo che ha avuto una lunga e singolare esperienza di sacerdote e che è stato amico sincero di Don Lorenzo Milani. A moderare per Palomar i nostri <strong>Laura Bonanno</strong> e <strong>Marco Leporatti</strong>.  Mentre i nostri ospiti raccontavano a me sembrava che l’esperienza di Don Milani si riflettesse sui volti dei miei compagni in questa Valle, Valentina, Luciana, Lido, Laura, Daniela, Isa, Mirna, Enrico, per dirne solo alcuni, e  nel patto che ci tiene.  Ezio Palombo ricordava il valore del voler bene alla gente, che non è e non può essere tutta l’umanità – come in quel verso della Szymborska, “preferisco me che vuol bene alla gente a me che ama l’umanità”.  Che significa scegliere a chi dedicarsi, se ne abbiamo gli strumenti, e da quel momento non retrocedere di un passo. Vanessa ha raccontato le ragioni personali dietro al suo libro <strong><em><a href="http://www.lavoroculturale.org/lettera-sovversiva/">La lettera sovversiva. Da Don Milani a De Mauro, il potere delle parole (Laterza, 2017)</a></em></strong>, e ha insistito sull’impegno per la scuola, una scuola che non può e non deve essere solo il perseguimento di un voto su una tabella. Si dovrebbe imparare a scuola la via dell’emancipazione, perfino dell’obiezione di coscienza, quel radicale “se pur tutti, io no”.  Ricorda Ezio Palombo nelle prime pagine del libro della Roghi, a proposito della scuola popolare di San Donato: “Vedevo per la prima volta seduti, intorno ai tavoli della scuola, ragazzi cattolici e ragazzi comunisti, perché la verità, diceva Don Lorenzo, non era di destra e non era di sinistra, ed era compito della scuola insegnare a cercarla”.  Ezio ha quasi novant’anni, è lucido e tagliente, testimonia una lezione dei più vecchi, male assorbita dalle generazioni seguenti, ma che è attuale e opportuno riprendere, non tanto per rispolverare la nostalgia, quanto per agire. Così il lavoro di intellettuali come Vanessa Roghi è quanto mai utile ora,  perché aiuta a districare le trame in cui il paese sembra essersi attorcigliato e intorpidito e lo fa, in questo caso, partendo dal tema dei temi: l’educazione, che precede tutto e non è riducibile a un bagaglio di nozioni. Ecco perché l’abbiamo voluta quassù. Perché i paesi della Valle, sono luoghi piccoli, sostenuti dalla possibilità di incidere davvero non su X vite pescate affidandosi alla fortuna, ma sulla vita di ragazzi che conosciamo nel volto e nel carattere.  In questi luoghi tutti siamo responsabili dei processi educativi, tutti siamo chiamati per nome. Qualcuno più forte, forse, perché chi più sa, più deve sentirsi responsabile verso gli altri.</p>
<p>Abbiamo concluso in bellezza, cenando tutti insieme e ascoltando musica e alcuni di noi tirando tardi, bambine comprese, prima di salutarci.</p>
<p>La mattina seguente siamo saliti all’ultimo e più alto dei paesi, <strong><a href="https://www.facebook.com/baggioforever.bucci.1">Baggio</a></strong>, dove si trova la proloco e il Museo del Carbonaio, ultimo dei tre patti di collaborazione. Ci aspettavano i volontari e <strong>Cecilia Lattari</strong> e <strong>Lucia Mazzoncini</strong>, custodi dell’ultima avventura nelle comunità transitorie, <em><a href="https://www.facebook.com/events/482489765583826/">Camminare il silenzio</a></em>.  Siamo entrati nel bosco. In un cerchio silenzioso Cecilia e Lucia ci hanno simbolicamente unito con un filo che è stato poi reciso, a sancire il passaggio dalla dimensione quotidiana a una immersiva nella natura che pure qui è compagna riconoscibile. Qui certe volte scendono i lupi. Qui, nei nostri borghi, i cervi vengono nelle piazze alla fine dell’estate, quando comincia il periodo dell’amore. Qui cominciano quelle castagnete che hanno sfamato tanta gente durante le guerre. Qui la memoria ha un altro passo rispetto alla parola. Cercando di mantenere il silenzio una settantina di persone fra adulti e bambini hanno camminato per il sentiero di un’antica processione paesana, raccogliendo sassolini, rami, fiori, gusci da donare poi alla Bure, il nostro torrente. Un cammino breve, rituale, verso l’acqua, come verso la verità ultima del nostro essere temporaneo e costante insieme, del nostro renderci infine al mondo che è ben più vasto dell’umano e lo si avverte quando si entra in un luogo noto mettendo da parte le nostre abitudini e acuendo i sensi alla sua presenza, alla voce dell’acqua e del vento. Al ritorno siamo risaliti dall’acqua al bosco agli olivi già carichi e pronti per la raccolta, alla strada. Alla proloco intanto si stava preparando un pranzo toscano e antico, con la polenta stesa e tagliata col filo, la pappa al pomodoro, il fungagnino appena trovato, i necci di farina di castagne con la ricotta e i canti dell’Italia popolare sul giradischi. Abbiamo pranzato tutti insieme sotto un bel sole sulla grande terrazza che si affaccia sulle due valli. Ecco, in questi momenti qui, io non credo ma so, che è possibile lavorare per una felicità diversa, io non credo ma so che questo serve, un lavoro incessante, un affetto capace di crescere, una o più persone che spendono tanto del loro tempo per la comunità e hanno il diritto di non sentirsi abbandonate. A un certo punto Michele di Iano si è alzato ed è andato ad abbracciare <strong>Rosalba Bucci</strong>, la presidente della proloco di Baggio e questa è fra le pagine di letteratura non scritta che serberò con cura.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-76380" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba-1024x685.jpg" alt="" width="577" height="386" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba-1024x685.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba-300x201.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba-768x513.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba-250x167.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba-200x134.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba-160x107.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba.jpg 2000w" sizes="(max-width: 577px) 100vw, 577px" /></p>
<p>Provengo per una parte della mia famiglia, quella paterna, dall’Appennino montano, dalla Sambuca Pistoiese. Ne ho scritto, ne parlo, scappo come posso al mio bosco del Prataccio per ritrovare quel mio antico amico. Ma Santomoro e la Valle delle Buri, che in qualche modo dipendono  dal ramo materno della mia storia, grazie alla mia bisnonna che era nata qui, mi hanno insegnato ad apprezzare la gente, il popolo di questa microscopica geografia. Non tutta la città, non tutta la nazione, non tutto il mondo: una Valle appenninica, una sola – per una vita è sufficiente.</p>
<p>Concludo questo mio lungo scritto rivolgendo un pensiero a chi a quella tavola a Baggio mancava. Se tutto questo è stato possibile è perché nel 2016 con un’altra persona, l’allora presidente del circolo Arci di Lupicciano, Gianluca Menichini, dal cui spirito spero di aver imparato qualcosa, immaginammo per primi di camminare fra i nostri paesi, con le storie e la poesia. Immaginammo un lavoro coeso per tutta la Valle, sperimentammo nell’estate il percorso io lui e Valentino di Santomoro e il 2 ottobre 2016 camminammo davvero, con tanti altri, fra Santomoro e Lupicciano, leggendo e ascoltando poesie, parlando delle erbe e delle piante, rievocando le infanzie degli abitanti, fino a un altro sole, al Portico di Goro, un altro luogo affacciato sulla vallata, dove pranzare tutti insieme.  Gianluca per questioni sue più che legittime e dopo molti anni al servizio del suo paese,  ora ha lasciato ad altri ed è da una telefonata di diversi mesi fa che non ci parliamo.  Ma io non dimentico. Gianluca, grazie. Questo è per te.</p>
<p><strong>********</strong></p>
<p><strong>La locandina è stata realizzata da Benedetta Matteoni a partire da una foto di Chiara Vitali di un gruppo di bambini della scuola Lo Scoiattolo in visita alla Bure. Questa è la foto che ha accompagnato tutta la nostra lotta per la &#8220;scuolina&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Le fotografie scelte per l&#8217;articolo sono state scattate da Eleonora Chiti nella giornata conclusiva a Baggio. Altre giornate del festival sono state documentate da Giovanni Fedi per il quotidiano online Reportcult e si trovano ai link seguenti.</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.reportcult.it/multimedia/fotografie/collection133209313-72157656497231769/set72157695800052090.html">22 settembre</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.reportcult.it/multimedia/collection133209313-72157656497231769/set72157672042195817.html">5 ottobre</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.reportcult.it/multimedia/collection133209313-72157656497231769/set72157700775013081.html">11 ottobre</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.reportcult.it/multimedia/collection133209313-72157656497231769/set72157699167636332.html">13 ottobre</a></strong></p>
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					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2018/10/30/fare-comunita-con-le-arti-e-raccontarla-limpegno-come-forma-della-gioia-nelle-periferie/feed/</wfw:commentRss>
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		<item>
		<title>L&#8217;importanza di essere piccoli &#8211; ottava edizione</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2018/07/25/limportanza-di-essere-piccoli-ottava-edizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2018 11:57:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[l'importanza di essere piccoli]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[sassiscritti]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; L’IMPORTANZA DI ESSERE PICCOLI è un festival di poesia e musica nei piccoli borghi dell’Appennino tosco-emiliano che si svolge dal 2012 e organizzato dall&#8217;associazione SassiScritti. L’ottava edizione del festival, dal 2 al 5 agosto è dedicata alla memoria di Pierluigi Cappello, poeta che abitando un margine ha stabilito un nuovo centro. Di seguito riportiamo il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-74943" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/1.jpeg" alt="" width="1280" height="853" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/1.jpeg 1280w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/1-300x200.jpeg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/1-768x512.jpeg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/1-1024x682.jpeg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/1-250x167.jpeg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/1-200x133.jpeg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/1-160x107.jpeg 160w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’IMPORTANZA DI ESSERE PICCOLI è un festival di poesia e musica nei piccoli borghi dell’Appennino tosco-emiliano che si svolge dal 2012 e organizzato dall&#8217;associazione <a href="http://www.sassiscritti.org/">SassiScritti</a>. L’ottava edizione del festival, dal 2 al 5 agosto è dedicata alla memoria di <strong>Pierluigi Cappello</strong>, poeta che abitando un margine ha stabilito un nuovo centro. Di seguito riportiamo il programma e tutti i dettagli per potervi partecipare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><u>Programma di incontri e concerti acustici </u></strong></p>
<p>(ingresso gratuito)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>giovedì 2 agosto ore 20</strong></p>
<p>loc. Stanco, Grizzana Morandi, BO</p>
<p>Lastanzadigreta (concerto acustico)</p>
<p>Maria Grazia Calandrone (lettura)</p>
<p>MADERA BALzA &#8211; Monica Demuru e Natalio Mangalavite (concerto acustico)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>venerdì 3 agosto ore 21</strong></p>
<p>loc. Monte Baducco, Castiglione dei Pepoli, BO</p>
<p>Silvia Vecchini (lettura) e Bianco (concerto acustico)</p>
<p><em>in caso di pioggia: Casa del Popolo di Rasora</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>sabato 4 agosto ore 20</strong></p>
<p>Parco Didattico Sperimentale del Castagno, Varano, Granaglione, BO</p>
<p>Sibode DJ in La storia di Sibons (storia musicale fantastica per bimbi dai 5 ai 92 anni)</p>
<p>Poetry Slam ‘I Piccoli’ &#8211; con E. Galli, P. Gentiluomo, F. Gironi, G. Sandron, S. Garau, M. Simonelli &#8211; Mcee Luigi Socci</p>
<p>“Impara a nuotare” &#8211; Filippo Gatti  con Francesco Di Bella</p>
<p>presentano Virginia Tepatti e Viviana Strambelli (concerto acustico)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>domenica 5 agosto ore 21</strong></p>
<p>Centro di Educazione Ambientale di Acquerino, Sambuca Pistoiese, PT</p>
<p>Ida Travi (lettura) e Antonio Di Martino e Fabrizio Cammarata (concerto acustico)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><u>Anche questa è poesia:</u></strong></p>
<p>programma di passeggiate, laboratori e altri attraversamenti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>giovedì 2 agosto, ore 17</strong></p>
<p>loc. Stanco, Grizzana Morandi, BO</p>
<p>‘Luoghi morandiani, trekking a cura di Michela Marcacci (guida ambientale escursionistica)</p>
<p>prenotazione obbligatoria: info@guidappenninotrekking.it &#8211; 348 340 8892</p>
<p>a seguire Lastanzadigreta (concerto itinerante con laboratorio per grandi e bambini)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>venerdì 3 agosto, ore 16:30</strong></p>
<p>loc. Monte Baducco, Castiglione dei Pepoli, BO</p>
<p>‘L’anima del bosco’, trekking a cura di Michela Marcacci (guida ambientale escursionistica)</p>
<p>durante il trekking: “Con passi piccoli” laboratorio erboristico a cura di Cecilia Edera Lattari</p>
<p>prenotazione obbligatoria: info@guidappenninotrekking.it &#8211; 348 340 8892</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>sabato 4 agosto, ore 16:30</strong></p>
<p>Parco Didattico Sperimentale del Castagno, Varano, Granaglione, BO</p>
<p>visita guidata del Parco a cura di Ugo Neretti (agronomo)</p>
<p>Prenotazione obbligatoria: amministrazione@cooperativasocialemonghidoro.com &#8211; 335 534 9605</p>
<p>a seguire Sibode Dj in <em>La storia di Sibons </em>(storia musicale fantastica per bimbi dai 5 ai 92 anni)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>domenica 5 agosto</strong></p>
<p>Centro di Educazione Ambientale di Acquerino, Sambuca Pistoiese, PT</p>
<p>15:00,  <em>I suoni del bosco</em>,  trekking a cura delle guide del Centro di educazione ambientale di Acquerino, con Alessia Fappiano (naturalista), in collaborazione con Lorenzo Gori del Rifugio Il Faggione</p>
<p>prenotazione obbligatoria: cea.acquerino@yahoo.com</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>dalle 17 alle 19 ,  <em>La Misura dell&#8217;erba:</em>  Installazione e Laboratori di illustrazione per bambini e grandi</p>
<p>a cura di Ginevra Ballati e Laura Cameli,</p>
<p>costo: 10 euro adulti, 5 bambini prenotazione obbligatoria: <a href="mailto:misuradellerba@gmail.com">misuradellerba@gmail.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È possibile cenare nei luoghi in cui si terranno gli eventi – prenotazione consigliata 3485900361</p>
<p>In caso di pioggia gli eventi (tranne i trekking) si terranno comunque in posti al chiuso nei luoghi indicati</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FB SassiScritti_ L’importanza di essere piccoli</p>
<p>www.sassiscritti.org ; 3493690407 &#8211; 3495311807</p>
<p><strong>L’importanza di essere piccoli c’è grazie a:</strong> Daria Balducelli, Ambrogina Bertone, Andrea Biagioli, Alessandro Borri, Azzurra D’Agostino, Sante Di Clemente, Lucia Mazzoncini, Guido Mencari, Andrea Montagnani, Lara Monterastelli, Silvia Tesone, Luca Zanoni e tutti coloro che si fanno piccoli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>realizzazione grafica:</strong> Guido Mencari <a href="http://www.gmencari.com/">www.gmencari.com</a></p>
<p><strong>video:</strong> Andrea Montagnani <a href="http://www.pupillaquadra.com/">www.pupillaquadra.com</a></p>
<p><strong>fotografie:</strong> Beatrice Bruni <a href="http://www.beatricebruni.com/">www.beatricebruni.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>con la collaborazione di: </strong>Parco Didattico Sperimentale del Castagno, Casa del popolo circolo arci di Rasora, ARC di Monte Baducco, Associazione Amici di Stanco, CEA di Acquerino, libreria l’Arcobaleno di Vergato, libreria Lo spazio di via dell’Ospizio di Pistoia, Birra del Reno di Castel di Casio, I testi del Borgo di Porretta Terme, Azienda Agroforestale Iori Massimo, Le grandi ricette di Anna B. catering Castel di Casio, Califfo ristopub di Porretta Terme, Hotel Roma di Porretta Terme, Hotel Helvetia di Porretta Terme, Fiorista Pozzi, gelateria la Baracchina di Porretta Terme, Oriana Giocattoli e Bomboniere, rifugio Il Faggione di Acquerino, B&amp;B ”6 Stanco?” di Stanco</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un ringraziamento in ordine sparso a: <strong>Luca Boschi, Patrizia Guidi, Andrea Mussi, Marco Tamarri, Francesca La Mendola, Sara Lodovisi, Marco Leporatti, Carolina Mariti, Anna Castellari, Lorenzo Gori, Samuele Pesce, la famiglia Grandi di Stanco</strong></p>
<p>Immagine di apertura di <strong>Guido Mencari</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>INRITIRO 2017- soggiorni di studio in Appennino</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/08/26/inritiro-2017-soggiorni-studio-appennino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Aug 2017 05:02:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[appennino]]></category>
		<category><![CDATA[inritiro]]></category>
		<category><![CDATA[laboratori]]></category>
		<category><![CDATA[sassiscritti]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;associazione SassiScritti continua la sua attività proponendo la terza edizione di  InRitiro un ciclo di laboratori intensivi sulla scrittura, l&#8217;illustrazione, il canto e la recitazione. Fine settimana “in ritiro” e lontani dalla confusione di tutti i giorni, momenti di approfondimento, condivisione ed esplorazione partendo da basi teoriche fino a vere e proprie esercitazioni sulla composizione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;associazione SassiScritti continua la sua attività proponendo la terza edizione di  <strong><em>InRitiro</em></strong> un ciclo di laboratori intensivi sulla scrittura, l&#8217;illustrazione, il canto e la recitazione.</p>
<p>Fine settimana “in ritiro” e lontani dalla confusione di tutti i giorni, momenti di approfondimento, condivisione ed esplorazione partendo da basi teoriche fino a vere e proprie esercitazioni sulla composizione di un romanzo o di una illustrazione.</p>
<p>Gli scrittori <strong>Luca Ricci</strong> e<strong> Giulio Mozzi, </strong>il regista e attore <strong>Oscar De Summa, </strong>la cantante e attrice <strong>Monica Demuru, </strong>l&#8217;illustratore <strong>Simone Rea, </strong>sono gli artisti e docenti che per questo terzo anno lavoreranno e staranno insieme ai partecipanti in un paesaggio che concilia la concentrazione e il raccoglimento. Ospitati in centri come <em>Nabhi @ Centro della Terra (</em><a href="http://www.nabhi.it/">www.nabhi.it</a><em>) </em>un luogo recentemente inaugurato, semplice e accogliente, nato per ospitare corsi residenziali, ideale per chi ama camminare in natura, godere di pace e tranquillità.</p>
<p>I primi due con lo scrittore Luca Ricci e l’attrice e cantante Monica Demurru si sono svolti a luglio. Gli altri, che qui promuoviamo, avranno luogo nell’autunno fra settembre e novembre.</p>
<p><em>InRitiro è i</em>nserito nel progetto ‘Polimero’ proposto da Arci Emilia Romagna in collaborazione con la Regione Emilia Romagna, che porterà laboratori artistici in circoli delle principali province della regione.</p>
<p>Ogni laboratorio comprenderà nella quota di iscrizione, oltre al corso con l’artista scelto, anche l’alloggio, i trasporti in sede e i pasti.</p>
<p><strong>PROGRAMMA</strong></p>
<p>Il <strong>15-16-17 settembre</strong> staremo “Nelle regole del quadrato”, workshop proposto dall’attore, autore e regista <strong>Oscar De Summa</strong>, recente premio ‘Mariangela Melato’ come migliore attore 2017, ricevuto dalla critica all’interno del Premio Hystrio. Con De Summa si lavorerà propriamente sull’arte dell’attore e sulla creazione teatrale.</p>
<p>L’autunno continuerà con un laboratorio di illustrazione condotto da <strong>Simone Rea</strong>, amato e seguitissimo illustratore di una lunga serie di albi, uno dei quali recentemente finalista al prestigioso Premio Andersen. Dal <strong>29 settembre al 1 ottobre</strong> Rea propone il laboratorio “L’interpretazione del testo e la creazione del personaggio”, un percorso con l’acrilico su come creare a partire dalla collaborazione con gli autori.</p>
<p>Il <strong>3-4-5 novembre</strong> si chiude il calendario 2017 con lo scrittore <strong>Giulio Mozzi</strong>, che propone il laboratorio “La natura della finzione”. Mozzi si occupa da decenni di scoprire buoni libri, e oltre che scrivere opere proprie si dedica professionalmente all’arte della narrativa sia tenendo corsi di scrittura che lavorando sui testi altrui. Il percorso di questi tre giorni sarà quindi un’immersione intensiva nella scrittura, anche con consigli pratici su come scrivere e proporre un buon romanzo.<br />
per tutti i dettagli:</p>
<p><a href="http://www.sassiscritti.org/">www.sassiscritti.org</a></p>
<p>fb: SassiScritti – L’importanza di essere piccoli<br />
info: <a href="mailto:sassiscritti@gmail.com">info@sassiscritti.org</a><br />
mob. 3495311807</p>
<p>Ufficio stampa<br />
Daria Balducelli<br />
<a href="mailto:d.balducelli@gmail.com">d.balducelli@gmail.com</a><br />
mob. 3493690407</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;importanza di essere piccoli &#8211; VII edizione</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/07/25/limportanza-piccoli-vii-edizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jul 2017 05:21:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
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					<description><![CDATA[…Con una coda ma senza la testa solo per finta, solo per festa solo per fiamma che brucia per fuoco fammi giocare per gioco B.Tognolini, Rime Raminghe, Salani   L’importanza di essere piccoli &#8211; VII edizione poesia e musica nei borghi dell’Appennino VII edizione 1-6 agosto 2017 un progetto dell’Associazione Arci SassiScritti con il contributo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>…Con una coda ma senza la testa<img loading="lazy" class="alignright wp-image-69153" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/Locandina-con-calendario.jpg" alt="" width="375" height="531" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/Locandina-con-calendario.jpg 848w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/Locandina-con-calendario-212x300.jpg 212w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/Locandina-con-calendario-768x1087.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/Locandina-con-calendario-724x1024.jpg 724w" sizes="(max-width: 375px) 100vw, 375px" /></em><br />
<em>solo per finta, solo per festa</em><br />
<em>solo per fiamma che brucia per fuoco</em><br />
<em>fammi giocare per gioco</em></p>
<p>B.Tognolini, <em>Rime Raminghe,</em> Salani</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>L’importanza di essere piccoli &#8211; VII edizione</strong></p>
<p>poesia e musica nei borghi dell’Appennino</p>
<p><strong>VII edizione 1-6 agosto 2017</strong></p>
<p>un progetto dell’<strong>Associazione Arci SassiScritti</strong></p>
<p>con il contributo di</p>
<p><strong>Regione Emilia-Romagna, Arci Bologna progetto Polimero</strong></p>
<p>e dei comuni di <strong>Alto Reno Terme, Castiglione dei Pepoli, Grizzana Morandi, </strong></p>
<p><strong>Pistoia, Sambuca Pistoiese</strong></p>
<p><strong>BCC Alto Reno e COOP Reno</strong></p>
<p><strong>LA POESIA COME FUOCO, LA VITA COME GIOCO</strong></p>
<p>con</p>
<p><strong>PAOLO BENVEGNÙ, MURUBUTU, LUCIO CORSI, IVAN TALARICO, GABRIELLA LUCIA GRASSO, SAVERIO LANZA, BRUNO TOGNOLINI, GIULIANO SCABIA, CARLO BORDINI, ALESSANDRO RICCIONI, ANDREA DE ALBERTI, FRANCESCA GENTI, MANUELA DAGO</strong></p>
<p>Questo è il settimo anno in cui l’Appennino è reinventato e ricreato dall&#8217;incontro di poeti e musicisti con gli abitanti di paesi abbarbicati sui crinali tra Emilia e Toscana. Un piccolo festival con una dignità da gigante che si propaga tra bosco e radura, tra monti e borghi disabitati prendendosi tutto il tempo e il lusso dell&#8217;ascolto di un paesaggio parlante.</p>
<p>I versi di Bruno Tognolini e il dinosauro fuoritempo e fuoriluogo ritratto da Guido Mencari, raccontano l&#8217;anima de <em>l&#8217;importanza di essere piccoli </em>con una speciale dedica ai mondi intermedi e incandescenti dei bambini, così vicini e aderenti a quelli inattuali della poesia.</p>
<p>Un&#8217;edizione pensata per un pubblico multiforme che segue un ricordo d’infanzia, un giocattolo testimone della serietà del gioco che mette tutti al pari ed entra nel mondo con il passo leggero di chi si accinge a vivere un&#8217;avventura.</p>
<p>Sei giorni di festa in sei luoghi speciali, lontano dalle ragioni dei giorni feriali.</p>
<p>Un dinosauro giocattolo a capo di una sequela di esploratori che il <strong>primo agosto</strong> inizia la sua avventura dal versante toscano, dalla minuscola stazione di <strong>Castagno</strong> <strong>di</strong> <strong>Piteccio</strong> (PT) per ascoltare <strong>Paolo Benvegnù </strong>e il suo viaggio interstellare dentro i misteri di “H3+”, la molecola che sta alla base dell&#8217;Universo ispiratrice del suo ultimo album. Con lui <strong>Alessadro RIccioni</strong> poeta e bibliotecario dell&#8217;Appennino dei cui nativi ‘monti tondi’ la sua poesia porta traccia. La tribù del dinosauro il <strong>2 agosto </strong>si sposta in Emilia e si addentra in un bosco di castagni monumentali nei pressi di <strong>Granaglione</strong>, qui la parola si fa epica grazie alla ‘letteraturap’ di <strong>Murubutu</strong>, in cui sonorità hip hop classiche fanno da tappeto a testi dalla forte curvatura cantautorale; insieme al “cantante filosofo” il “poeta-oste” <strong>Andrea de Alberti</strong> che con le poesie tratte dal suo <em>Dall’interno della specie</em> (Einaudi 2017) intraprende un viaggio antropologico-sentimentale dentro l&#8217;umanità. Cambiando versante il dinosauro il<strong> 3 agosto </strong>arriva a <strong>Rasora,</strong> nel comune di <strong>Castiglione dei Pepoli (BO) </strong>accolto dall&#8217;antica Casa del Popolo e dai testi scanzonati del cantautore <strong>Ivan Talarico</strong>, già attore e autore di libri dal sapore ironico. Uno sguardo limpido e sbarazzino è anche quello di <strong>Carlo Bordini</strong>, poeta e narratore romano che, pur non rinnegando le difficoltà dell’esistenza, non cede mai il fianco al nichilismo. Giunti a metà percorso le orme preistoriche conducono a <strong>La</strong> <strong>Scola</strong> nel comune di <strong>Grizzana Morandi </strong>in uno dei borghi più belli del versante bolognese: qui risuonano tre voci femminili, quella dal timbro purissimo della siciliana <strong>Gabriella Lucia Grasso </strong>che presenta il suo ultimo album <em>Vussia Cuscenza,</em> uscito per Narciso Records, etichetta indipendente fondata da Carmen Consoli. Se la Grasso porta nel fresco delle montagne un po’ della luce catanese, dal nord arrivano le sorprendenti <strong>Manuela Dago</strong> e <strong>Francesca Genti </strong>poetesse unite da un’amicizia profonda e dal progetto editoriale <em>Sartoria Utopia</em>, una ‘capanna editrice’ che produce libri di poesia cuciti a mano. Come un cerchio magico la chiusura del festival è in Toscana: venerdì <strong>5 agosto</strong> a <strong>Monachino</strong>, nel comune di <strong>Sambuca Pistoiese (PT),</strong> in una graziosa valle in cui si intrecciano 4 province. Ad accogliere il dinosauro sono gli animali selvatici evocati dal giovane cantautore maremmano <strong>Lucio Corsi </strong>nel suo disco delicato e metamorfico <em>Bestiario musicale.</em> La poesia è invece affidata alla voce incantatrice di <strong>Bruno Tognolini,</strong> autore generalmente considerato per bambini anche se come dice lo stesso poeta, due volte Premio Andersen, quello che scrive è “per i bambini e i loro grandi”.</p>
<p>L&#8217;ultimo giorno di festival è a <strong>Spedaletto, </strong>paese che prende il nome dalla sua antica tradizione di ospitalità: se nel medioevo ai viandanti veniva offerto rifugio, ai seguaci dei piccoli<strong> domenca 6 agosto</strong> è donata una piazza trasformata da due artisti. A differenza degli altri giorni si inizia alle 19 con <strong>Saverio Lanza</strong>, musicista, compositore e produttore discografico che presenta il progetto originale <strong><em>Vocazioni, messa spontanea per coro misto</em></strong> con cinque solisti e il coro della <strong>Scuola di Musica Mabellini</strong> di Pistoia. Dopo la performance, che concilia il sacro al profano, gli spettatori e artisti sono invitati a fare una pausa per prepararsi all&#8217;ascolto di <strong>Giuliano Scabia, </strong>legato al festival da una tenera amicizia e da una profonda affinità elettiva. Per il festival il &#8216;più imprevedibile dei poeti&#8217;, così scrive Gianni D&#8217;Elia nella prefazione del libretto edito dalla casa editrice catanese “Le farfalle” che ne custodisce i versi, dà voce ai <em>Canti brevi per il cielo della notte. </em>Dentro un paese mutato dalla presenza di ospiti invisibili; poeti, bestie, persone e dèi sono cinguettati e vivificati da Scabia e amplificati da Saverio Lanza con i cantanti che poco prima hanno partecipato a <em>Vocazioni</em>.</p>
<p><strong><u>PROGRAMMA</u></strong></p>
<p><strong><u>Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito e si terranno anche in caso di pioggia nei luoghi indicati</u></strong></p>
<p><strong>Martedì 1 agosto ore 21</strong>-Castagno di Piteccio, PT</p>
<p>Paolo Benvegnù (live)<br />
Alessandro Riccioni (lettura/incontro)<br />
<strong>Mercoledì 2 agosto ore 21 </strong>-Parco didattico sperimentale del Castagno, Varano, Granaglione, Alto Reno Terme BO</p>
<p>Murubutu (live)<br />
Andrea De Alberti (lettura/incontro)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Giovedì 3 agosto ore 21</strong> &#8211; Rasora, Castiglione dei Pepoli, BO</p>
<p>Ivan Talarico (live)<br />
Carlo Bordini (lettura/incontro)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Venerdì 4 agosto ore 21 &#8211; </strong>La Scola, Grizzana Morandi, BO</p>
<p>Gabriella Lucia Grasso (live)<br />
Francesca Genti, Manuela Dago (lettura/incontro)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sabato 5 agosto ore 21</strong>-Monachino, Sambuca Pistoiese, PT</p>
<p>Lucio Corsi (live)<br />
Bruno Tognolini (lettura/incontro)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Domenica 6 agosto ore 19-</strong> Spedaletto, PT</p>
<p><em>VOCAZIONI</em>, messa spontanea per coro misto di Saverio Lanza<br />
CANTI BREVI PER IL CIELO DELLA NOTTE di Giuliano Scabia</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ufficio stampa SassiScritti: </strong></p>
<p><strong>Daria Balducelli mob. </strong>349 3690407; <a href="mailto:d.balducelli@gmail.com">d.balducelli@gmail.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per le indicazioni stradali consultare la pagina FB SassiScritti_ L’importanza di essere piccoli</p>
<p>In caso di pioggia tutti gli eventi si terranno comunque in posti al chiuso nei luoghi indicati</p>
<p>Per tutte le info <a href="http://www.sassiscritti.org/">www.sassiscritti.org</a> ; <a href="mailto:info@sassiscritti.org">info@sassiscritti.org</a> ; 3493690407 – 3495311807</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’importanza di essere piccoli c’è grazie a</strong>: Daria Balducelli, Ambrogina Bertone, Andrea Biagioli, Alessandro Borri, Azzurra D’Agostino, Sante Di Clemente, Lucia Mazzoncini, Guido Mencari, Andrea Montagnani, Lara Monterastelli, Silvia Tesone</p>
<p><strong>Video</strong> Andrea Montagnani <a href="http://www.pupillaquara.com/">www.pupillaquara.com</a> <strong>Fotografie</strong> Guido Mencari www.gmencari.com</p>
<p><strong>Con la collaborazione di</strong>:</p>
<p>associazione La Sculca, Pro loco di Spedaletto, Pro loco di Castagno, Parco Didattico sperimentale del castagno, Casa del popolo circolo arci di Rasora, libreria l’Arcobaleno di Vergato, libreria Lo spazio di via dell’Ospizio di Pistoia, Hotel Helvetia Thermal Spa, Califfo ristopub di Porretta Terme, Birra del Reno di Castel di Casio, Le grandi ricette di Anna B. catering Castel di Casio, Hotel Roma di Porretta Terme, gelateria la Baracchina di Porretta Terme, Birrificio Beltaine.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;importanza di essere piccoli. Poesia e musica dei borghi dell&#8217;appennino</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/07/25/limportanza-piccoli-poesia-musica-dei-borghi-dellappennino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jul 2016 05:21:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[appennino]]></category>
		<category><![CDATA[azzurra d'agostino]]></category>
		<category><![CDATA[cantautori]]></category>
		<category><![CDATA[daria balducelli]]></category>
		<category><![CDATA[festival poesia]]></category>
		<category><![CDATA[l'importanza di essere piccoli]]></category>
		<category><![CDATA[sassiscritti]]></category>
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					<description><![CDATA[Tutti i giorni esco e cerco l’Altro sempre. F. Hölderlin &#160; L&#8217;importanza di essere piccoli poesia e musica nei borghi dell&#8217;appennino VI edizione dal 2 al 6 agosto un progetto associazione arci  “SassiScritti” riabitare il luoghi marginali con la poesia e la musica LA POESIA  CERCA L’ALTRO con GNUT, NADIA AUGUSTONI,  GIUSI QUARENGHI, IACAMPO,  MOTTA,  [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>Tutti i giorni esco e cerco l’Altro sempre.</em><br />
F. Hölderlin</p>
<p><img loading="lazy" class="alignright wp-image-63764" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/07/cartolina-importanza-fb-1.jpg" alt="cartolina importanza fb (1)" width="390" height="547" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/07/cartolina-importanza-fb-1.jpg 913w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/07/cartolina-importanza-fb-1-214x300.jpg 214w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/07/cartolina-importanza-fb-1-768x1077.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/07/cartolina-importanza-fb-1-730x1024.jpg 730w" sizes="(max-width: 390px) 100vw, 390px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L&#8217;importanza di essere piccoli </strong><br />
poesia e musica nei borghi dell&#8217;appennino<br />
VI edizione dal 2 al 6 agosto<br />
un progetto associazione arci  “SassiScritti”</p>
<p><strong><u>riabitare il luoghi marginali con la poesia e la musica</u></strong></p>
<p><strong>LA POESIA  CERCA L’ALTRO</strong></p>
<p>con</p>
<p><strong><u>GNUT, NADIA AUGUSTONI,  GIUSI QUARENGHI, IACAMPO,  MOTTA,  MATTEO PELLITI</u></strong>, TÊTES DE BOIS,  GIOVANNI NADIANI, ALESSANDRA RACCA, ERICA MOU, TIMISOARA PINTO,  LUCIA MAZZONCINI</p>
<p style="text-align: justify;">“Tutti i giorni esco e cerco l’Altro sempre” è l&#8217;incipit scelto per la VI edizione del festival <em>l&#8217;Importanza di essere piccoli, </em>verso enigmatico e profetico del poeta <strong>Holderlin</strong> che connota la poetica e il senso di un progetto culturale nato nel 2011 da un&#8217;idea di Azzurra D&#8217;Agostino e Daria Balducelli dell&#8217;associazione <strong>SassiScritti</strong> e sostenuto da <strong>Regione Emilia-Romagna, </strong>nell’ambito del progetto <strong>Polimero</strong> di <strong>Arci</strong> Emilia-Romagna<strong>, </strong><strong>Distretti Culturali, </strong>Città metropolitana di Bologna e i Comuni di<strong> Alto Reno Terme, Castel di Casio, Grizzana Morandi, Pistoia </strong>e<strong> Sambuca Pistoiese, Arci Bologna </strong>e il contributo di<strong> Coop Reno, Banca di Credito Cooperativo Alto Reno, Helvetia Thermal SPA Hotel</strong>. Non solo quindi un festival ma il coronamento estivo di una serie di attività che l&#8217;associazione, affiliata Arci, intesse durante l&#8217;anno: da <strong><em>InRitiro</em></strong>, un calendario di laboratori in residenza con scrittori, attori, illustratori e musicisti, collaborazioni con enti locali quali la <strong>Fondazione Santa Clelia Barbieri</strong> di Vidiciatico, l’Associazione <strong>Porretta Cinema </strong>e recenti sinergie con il festival pistoiese <strong><em>Leggere la città</em></strong> e il <strong><em>Progetto T</em></strong> della compagnia teatrale Gli Omini. Non da ultimo lo scambio di energie e di  pensiero avvenuto lo scorso inverno al presidio dei lavoratori <strong>Philips-Saeco</strong>, mobilitati contro un previsto licenziamento di quasi metà degli operai. SassiScritti ha affiancato a questa manifestazione un <strong>presidio culturale</strong> che ha portato davanti alla fabbrica decine di artisti in un programma dal titolo <strong><em>Poesie per farsi coraggio</em></strong>. Gli operai, a conclusione della lunga contrattazione, hanno devoluto a SassiScritti un contributo derivante dai fondi raccolti a sostegno delle famiglie dei lavoratori.</p>
<p>Il filo rosso che lega queste proposte è l&#8217;attenzione e cura dei luoghi “marginali” intesi non solo come periferie, ma come condizioni esistenziali fragili e minoritarie, quindi potenzialmente cariche di una bellezza eversiva e innovatrice.</p>
<p style="text-align: justify;">Poesia e musica in luoghi ancora da scoprire, riluttanti alla fama ma generosi nell&#8217;accogliere, poesia come l&#8217;Altro che è in noi ma anche come l’altro che arriva da fuori e che l&#8217;arte continua a cercare con lo slancio del bambino che esplora il mondo. <strong><em>L&#8217;immagine scelta, quella di una cavalletta che si rispecchia in una figura aliena, ci rinnova l’antica promessa con il nostro essere più autentico, verso un&#8217;alterità fertile che fa accadere gli incontri e salda l&#8217;amicizia, qualcosa che oggi forse più che mai si rende urgente.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ancora una volta SassiScritti sarà felice di accogliere dal<strong> 2 </strong>al<strong> 6 agosto </strong>gli ospiti nei luoghi del Festival, in una terra di mezzo fatta di castelli, pievi, boschi e borghi semi-abbandonati dell&#8217;Appennino. Mediatori tra il mondo e quei pianeti marziani evocati dalla poesia saranno come sempre i luoghi che permettono l&#8217;incontro tra artisti e pubblico, resi ancora più belli dalla cura e dalla dedizione degli abitanti, delle proloco, delle associazioni locali, che da settimane si preparano a questo appuntamento.</p>
<p style="text-align: justify;">I cantautori<strong> Gnut,  Iacampo, Motta, têtes de bois, Erica Mou  </strong>si incontreranno per la prima volta  con i poeti<strong> N</strong><strong>adia Augustoni, Giusi Quarenghi, Matteo Pelliti, G</strong><strong>iovanni Nadiani, Alessandra Racca. </strong>Poesia e Musica arriveranno e si intrecceranno a <strong>Tresana, Castelluccio di Porretta Terme (BO)</strong>, tra le sue case costruite con le pietre locali che sbucano dal bosco di castagni; tra le romantiche rovine del <strong>Castello di Sambuca Pistoiese</strong><strong> (PT)</strong> o nel festoso borgo di<strong> Castagno di Piteccio (Pistoia) </strong>che incontra la linea transappenninca della Porrettana; presso l&#8217;antico e bellissimo borgo<strong> La Scola a Grizzana Morandi (BO) </strong>e infine approdare sui prati del circolo culturale ippico <strong>Scaialbengo a Castel di Casio (BO).</strong></p>
<p><strong>Gli eventi sono a ingresso libero </strong><strong>in caso di pioggia si svolgeranno ugualmente nei luoghi indicati.</strong></p>
<p><strong><u>PROGRAMMA</u></strong></p>
<p><strong><u>Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito e si terranno anche in caso di pioggia nei luoghi indicati </u></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Martedì 2 agosto</strong> inizia il viaggio dentro la natura, la poesia e la musica in uno dei borghi più segreti e più suggestivi dell’Appennino: Tresana, non lontano da Castelluccio di Porretta Terme, piccolo agglomerato di case immerse in un castagneto secolare tra grandi fioriture di ortensie e case in sasso dai tetti in arenaria. L’appuntamento è per le <strong>18:30</strong> quando <strong>Lucia</strong> <strong>Mazzoncini</strong>, aiutata dalle riprese video di <strong>Eleonora</strong> <strong>Chiti</strong>, accompagnerà il pubblico nelle stanze di una antica casa contadina regalando con l&#8217; installazione audio-visiva <strong>CREATURE CUSTODI DI STORIE </strong>momenti di sosta e ascolto attraverso le voci di poeti e le storie di infanzia degli abitanti del borgo e dei viandanti che lo hanno attraversato&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">A seguire si terrà la presentazione del libro <strong>UN PONTE GETTATO SUL MARE</strong>, realizzato dal festival di poesia sardo <strong>Cabudanne de sos poetas di Seneghe </strong>con cui l&#8217;importanza di essere piccoli  è gemellata <strong> </strong>si rinnova in questo modo la vicinanza a festival di là dal mare attraverso questo volume antologico che raccoglie le poesie create durante un laboratorio di scrittura poetica nei centri psichiatrici dell’oristanese a cura di <strong>Francesca Matteoni</strong> e <strong>Azzurra D’Agostino</strong>. Dopo una cena a buffet (su prenotazione) dalle 21:00 si entrerà nel vivo della relazione tra parola e musica con l’inedito incontro tra <strong>Nadia Alba Augustoni</strong> e <strong>GNUT</strong>. Poetessa dal percorso certamente non accademico<strong>, Nadia Augustoni</strong> vive una vita da operaia: da sempre per necessità a contatto con lavori manuali e fuori dal mondo intellettuale, si forma da autodidatta studiando  di notte i grandi poeti e saggisti della nostra tradizione. Ne esce una produzione cospicua e variegata, arricchita da una lingua consapevole ma diretta, che si occupa delle questioni dell’umano nelle sue varie declinazioni: da temi più impegnati civilmente a quelli più strettamente intimi, quali quelli trattati nel recente <em>Lettere della fine</em> uscito per Vidya nel 2015. A duettare con lei <strong>GNUT</strong>, al secolo Claudio Domestico, delicatissimo cantautore napoletano che con il suo primo album “Prenditi quello che meriti” è stato acclamato come una delle migliori realtà cantautorali della sua generazione. Presenta al festival brani anche da <em>Domestico</em>, il suo ultimo album, caratterizzato sino dal titolo da una poetica intima, potremmo dire quasi ‘casalinga’, che perfettamente si ricollega all&#8217;atmosfera  della serata.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra caratteristica de<em> l’importanza di essere piccoli </em>è il piacere di scoprire e far scoprire nuovi borghi, così da quest’anno inizia la collaborazione con il borgo toscano di <strong>Sambuca Pistoiese</strong>, dove <strong>mercoledì</strong> <strong>3 agosto </strong>pubblico e spettatori si ritroveranno ai piedi del ‘Castello di Selvaggia’. I ruderi sono su uno sperone di roccia che controlla le valli del Limentra, dove sorge una fortezza che un tempo fu l&#8217; inespugnabile culla della storia e della tradizione poetica dell&#8217;Appennino. Qui, nel 1200, si combatterono le città di Pistoia e di Bologna e qui un secolo dopo si rifugiò, dove visse i suoi anni più felici, Selvaggia Vergiolesi, nobildonna di famiglia ghibellina cantata dal poeta Cino da Pistoia. E come le parole del poeta ci giungono attraverso i secoli, così la poetessa che ospitiamo ha parole ‘per tutti’: non è possibile infatti limitare l’opera di <strong>Giusi Quarenghi</strong> alla sola ‘poesia per ragazzi’. I suoi albi illustrati, le sue filastrocche, i suoi racconti, le sue poesie (come quelle raccolte in <em>E sulle case il cielo</em> ed. Topipittori, inserito nella IBBY International honour list) sono un mondo ricco dove è bello passeggiare insieme. Con lei, il cantautore <strong>IACAMPO</strong>, una voce delicata che accarezza temi e atmosfere di un immaginario composto di dediche e riflessioni, canzoni che a partire da racconti di esperienze personali diventano bacino di domande, attese, grandi dubbi e piccole certezze universali. Un cantautore dallo stile immediatamente decifrabile, che gira l’Italia commuovendo i pubblici più diversi attraverso una musica in qualche modo ‘poetica’ che, come una fioritura, il titolo del suo ultimo album <em>Flores </em>la richiama – si fa esplosione silenziosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Si resta in Toscana anche <strong>giovedì 4 agosto </strong>con l&#8217; appuntamento nella stazione più piccola d’Europa, ovvero <strong>Castagno di Piteccio</strong> (Pistoia). Un solo binario, tra due gallerie, una casupola sotto l’ombra di una radura di castagni: ecco dove si potrà ascoltare la poesia di <strong>Matteo Pelliti</strong> e la musica di <strong>MOTTA</strong>. Laureato in filosofia e autore di varie raccolte in versi, Pelliti dal 2005 collabora stabilmente con il cantautore Simone Cristicchi, assieme al quale ha firmato spettacoli, musical, racconti. Una poesia che riesce a coniugare la leggerezza dell’ironia con i grandi temi della contemporaneità, una scrittura ricca e frizzante che coinvolge i pubblici più diversi. Gli stessi che stanno seguendo il fortunatissimo tour di <strong>MOTTA</strong>, ex Criminal Jokers, in cui presenta il suo album d’esordio come solista <em>La fine dei vent’anni.</em> Un disco prodotto da un “artista amico” del festival, Riccardo Sinigallia, indimenticato protagonista di una delle scorse edizioni. La scoperta dell’età adulta raccontata in dieci brani che verranno presentati al festival in una versione più intima rispetto alla formazione classica che comprende alcuni tra i più interessanti musicisti della scena indie-rock italiana. Sarà poi possibile condividere tutti insieme, a fine serata, alcune ottime specialità preparate in casa offerte dalla Pro Loco di Castagno, realizzate con tutta la sapienza e l’amore dei custodi delle tradizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Si torna in Emilia <strong>venerdì 5 agosto,</strong> quando sarà l&#8217;incantevole e curatissimo borgo <strong>La Scola</strong>, nel comune di Grizzana Morandi (BO), ad accogliere gli ospiti già dalle 18:30. Anche in questa occasione, come per la serata di apertura del festival a Tresana, gli spettatori sono i benvenuti prima di cena  per seguire una <strong>visita guidata</strong> del borgo condotta da Pietro, attivissimo e informatissimo abitante del borgo e animatore dell’Associazione <strong>La Sculca</strong> artefice di tante attività come  mostre, feste, visite e concerti. Verrà poi presentato alle 19, sotto un pergolato di vite, il libro di <strong>Timisoara Pinto</strong> <em>Lavorare con lentezza </em>(Squilibri editore). Giornalista e conduttrice radiofonica esperta di musica, Timisoara accompagnerà gli ascoltatori in un viaggio incredibile che narra l&#8217;incontro con <strong>Enzo Del Re</strong>, l’interprete più autentico di una stagione di impegno civile nella quale le canzoni di lotta e di protesta animavano il sogno di una società diversa. Su prenotazione sarò poi possibile mangiare le piadine e le tigelle montanare preparate dalla Sculca, per condividere un po’ di tempo all’ombra del cipresso millenario del borgo prima dell’incontro tra poeta e musicisti. <strong>Giovanni Nadiani</strong>, poeta romagnolo, ha del resto molta dimestichezza con la musica: per anni ha infatti presentato le sue letture con i ‘Faxtet’, gruppo jazz divertente e poliedrico. Autore eclettico, Nadiani ha all’attivo oltre a svariate raccolte di poesie, testi teatrali e cabarettistici. Il suo ultimo libro <em>aNmarcurd </em>(‘Non mi ricordo’), mantiene il dialetto romagnolo tipico della sua scrittura, ma si vela di un’ombra approfondendo il lato più riflessivo e volgendo lo sguardo alla memoria e alla morte.  Freschi di premio sono i musicisti che si avvicenderanno sul palco con il poeta, ovvero i <strong>TÊTES DE BOIS </strong>– targa Tenco come migliori interpreti nel 2015. I Têtes  de Bois hanno avuto questo riconoscimento per l’album realizzato  su Léo  Ferré,  dodici anni dopo  il fortunatissimo <em>Ferré l&#8217;amore e la rivolta.</em> Due anni trascorsi a pensare e a lavorare per le vie dei poeti, sui passi di Léo Ferré, uno dei grandi geni del  Novecento  che  i  Têtes  de  Bois  non  riescono  a  smettere  di  amare,  hanno  generato  un nuovo disco e una nuova avventura ‘Extra’ che molto ha a che fare con la poesia. Baudelaire, Verlaine, Rimbaud  musicati da  Ferré,  Ferré musicato  da  Ferré  e  Ferré  musicato e  ri-arrangiato dai Têtes de Bois.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sabato 6 agosto, </strong>l&#8217;ultima serata del festival, sarà un ritorno in un luogo caro ai piccoli: il <strong>Centro Culturale Ippico di Scaialbengo</strong> nel Comune di Castel di Casio (BO). Qui, tra cavalli cresciuti e educati secondo uno stile rispettoso della loro natura e della necessità di libertà in spazi aperti, si incontreranno due donne brillanti e potenti. La poesia sarà affidata alla voce di <strong>Alessandra Racca</strong>, anche detta ‘la signora dei calzini’ – come recita il titolo del suo primo libro e quello del popolare blog da lei curato. Appassionata di poesia “ad alta voce”, fermamente decisa a dimostrare che la poesia non è una noia, è autrice di reading nei quali mescola poesia e teatralità a una dose massiccia di ironia e musica. La musica, in questa serata, sarà invece quella di <strong>Erica Mou</strong>, già acclamata con la sua <em>Nella vasca da bagno del tempo</em> presentata a San Remo qualche anno fa. A causa di un incidente fortuito subito lo scorso aprile, Erica ha avuto una lunga pausa che si è interrotta in luglio per riprendere l’incontro con il suo pubblico, un incontro rimodulato su nuove esigenze e nuova poetica. L’impossibilità di imbracciare la chitarra ha potenziato il suo rapporto con la voce e ha alimentato l’energia creativa e altre qualità musicali di Erica. Emerge la voglia di lavorare sulla voce, e di mettersi in accordo con altri strumenti, come le corde del violoncello. Come è nella  filosofia del festival, anche in questo caso è il limite  ad amplificare le potenzialità, è il confine che si fa soglia affacciata su una più ampia visione – <em>di necessità virtù</em> è proprio il titolo del tour estivo della cantautrice pugliese.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche quest&#8217;anno il festival presenterà una serie di <strong>creazioni originali</strong> e uniche da parte di vari artisti e artigiani che hanno realizzato opere specifiche per l’evento. <strong>Borse</strong> in lino e cotone cucite a mano, abbinate a <strong>portachiavi</strong>, <strong>astucci</strong> e <strong>papillon</strong> di stoffa imbottita che riprendono i colori dell&#8217;immagine di questa VI edizione sono la proposta di <strong>Carohandmade</strong>, una creativa della provincia di Livorno che ha preparato una serie ridottissima di questi oggetti unici il cui acquisto darà una parte dei proventi a sostegno del festival. Saranno presenti poi i <strong>taccuini</strong> cuciti a mano delle sarte di <strong>MaVà</strong> di Padova, che pensa, disegna, stampa e rilega  quaderni realizzati interamente con stoffe di recupero, che per il festival riportano i versi scelti come epigrafe-amuleto del festival e il logo dell’associazione SassiScritti. Altri <strong>quaderni</strong>, di altro materiale – ovvero carta e cartone assemblati in creativi collage  riportanti immagini, poesie, ritagli di giornale – saranno rilegati interamente a mano e presentati dalle ‘sarte utopiche’ e poetesse Manuela Dago e Francesca Genti di <strong>Sartoria Utopia</strong> di Milano. Per gli impervi campi è bene avere sempre l’occasione di trovare stuoini dove sedersi con più agio e ve li proponiamo nella veste cucita e realizzata da <strong>Integra</strong>, cooperativa sociale di Quarrata (PT), che ha realizzato per noi alcuni capi cuciti a mano, stuoini da pic nic che potrete usare per tutte le vostre gite in campagna. <strong>Candele</strong> colorate e originalissime realizzate a mano dalla poetessa Francesca Matteoni, oltre a <strong>acquerelli</strong> (cartoline e quadretti raffiguranti gli animali della foresta) dell’artista e sostenitrice del festival Margherita Cambi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritroveremo poi i ‘<strong>miniquadri’</strong> di <strong>Cifone</strong>, al secolo Simone De Berardinis, di cui il fumettista <strong>Maicol Rocchetti</strong> (il noto autore degli ‘Scarabocchi animati’ di maicol&amp;mirko) ha detto “Cifone è uno dei più grandi artisti che mi è capitato di conoscere. La potenza dei suoi disegni, dei suoi modellini di cartone e delle sue foto ricordo è devastante. Cifone riesce a stupirmi da ormai trent&#8217;anni. Le sue cose sono sempre vere, giuste, entusiasmanti, commoventi. Soprattutto non sono mai una truffa”.  Ci saranno poi  alcuni esemplari di <strong>poster d&#8217;arte</strong> numerati, pezzi unici realizzati appositamente secondo le antiche modalità di lavoro tipografico dalla tipografia d&#8217;arte bolognese <strong>Anonima Impressori</strong>. Tutti questi specialissimi piccoli grandi oggetti verranno proposti al pubblico in una raccolta fondi a sostegno delle attività del festival.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad arricchire la rassegna sarà presente il bookshop de “<strong>LO SPAZIO di via dell&#8217;ospizio” </strong>di Pistoia e <strong>“L’ARCOBALENO”</strong> di Porretta Terme, oltre allo stand della straordinaria <strong>BIRRA DEL RENO</strong>, un prodotto artigianale, sano, gustoso, realizzato con i cereali delle aziende agricole della montagna e spinata fresca sul momento.</p>
<p><strong><u>INFO</u></strong></p>
<p><a href="http://www.sassiscritti.wordpress.com/">www.sassiscritti.wordpress.com</a></p>
<p><a href="mailto:sassiscritti@gmail.com">sassiscritti@gmail.com</a></p>
<p>fb: L&#8217;importanzaDiEsserePiccoli</p>
<p>mob:  349 5311807 | 333 5837354</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ufficio stampa SassiScritti: Azzurra</strong><strong> D&#8217;Agostino/Daria Balducelli mob. </strong>349 5311807; azzurradagostino@gmail.com</p>
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		<title>Poesie per farsi coraggio e per ricordarsi che non si è un esubero nel mercato mondiale</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Dec 2015 11:49:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giuliano Scabia, Bobo Rondelli, Manuela Dago, Cesare Basile, Mariangela Gualtieri, Francesca Matteoni, Alberto Prunetti, Massimo Giangrande, Elisa Biagini, Marco Simonelli, Compagnia Archivio Zeta, Compagnia Teatro Patalò, Fabio Franzin, Pino Marino, Peppe Voltarelli, Emilio Rentocchini, Umberto Maria Giardini, Oscar De Summa, Claudio Carboni, Carlo Maver, Vanni Santoni, Alessandro Raveggi sono i primi poeti,scrittori, attori, musicisti, cantautori [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giuliano Scabia, Bobo Rondelli, Manuela Dago, Cesare Basile, Mariangela Gualtieri, Francesca Matteoni, Alberto Prunetti, Massimo Giangrande, Elisa Biagini, Marco Simonelli, Compagnia Archivio Zeta, Compagnia Teatro Patalò, Fabio Franzin, Pino Marino, Peppe Voltarelli, Emilio Rentocchini, Umberto Maria Giardini, Oscar De Summa, Claudio Carboni, Carlo Maver, Vanni Santoni, Alessandro Raveggi </strong>sono i primi poeti,scrittori, attori, musicisti, cantautori che hanno accettato il nostro invito ad incontrare gli operai e gli abitanti dell&#8217;Alta Valle del Reno in questo momento di grande crisi.</p>
<p><strong>La situazione:</strong></p>
<p>L’Alta Valle del Reno, realtà montana nella provincia di Bologna che comprende vari comuni, sta vivendo un periodo di gravissima difficoltà: dopo la chiusura del<strong> punto nascita dell’ospedale di Porretta Terme</strong>, la <strong>chiusura del Tribunale</strong>, continue difficoltà di collegamento lungo la <strong>tratta ferroviaria Porretta-Bologna</strong>, la <strong>crisi delle Terme</strong> –comparto essenziale per la vita non solo economica e sociale ma anche identitaria della zona – arrivano preoccupanti notizie dalle fabbriche locali come <strong>Metalcastello</strong> e la storica <strong>Demm. A queste notizie si aggiunge l&#8217;annuncio, risalente a fine novembre, di </strong><strong>Philips Saeco</strong> di Gaggio Montano, <strong> ditta specializzata nella produzione di macchine da caffè, di </strong><strong>oltre 240 esuberi. Esuberi che significano </strong>243 vite, 243 lavoratori della Saeco, acquisita da Philips nel 2009, spaventati dalla prospettiva di un futuro incerto e oscuro. Purtroppo nonostante le intercessioni del Governo, la multinazionale non ha riveduto le proprie posizioni,confermando gli esuberi e non ha neppure manifestato l&#8217;intenzione di presentare un piano di rilancio di un prodotto italiano che dà lavoro a tutta la comunità. A Gaggio Montano i dipendenti sono in presidio permanente; una mobilitazione che va avanti dallo scorso 26 novembre con il sostegno dei sindaci della montagna, i cittadini della zona.</p>
<p>SassiScritti, <strong>associazione apartitica</strong> affiliata ad Arci, non  può  e non vuole  rimanere in silenzio, il nostro lavoro inizia in queste valli, si nutre della bellezza ruvida dei borghi e della dignità dei suoi abitanti.</p>
<p>E occupandoci ormai da anni di portare i linguaggi dell&#8217;arte in luoghi “ai margini”, ci è sembrato importante ribadire il valore della poesia e dell&#8217;arte soprattutto in momenti d&#8217;emergenza, in cui idee nichilistiche sembrano oscurare i progetti.</p>
<p><strong>Crediamo in una repubblica ideale fondata sulle parole, una lingua  che possa  ridare forza alla coscienza pubblica, a un linguaggio che non resta inerte ma che  rilancia sempre di nuovo il senso dello stare insieme.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quello che proponiamo:</strong></p>
<p>Abbiamo chiesto a tutte le realtà artistiche interessate di creare un cartellone di appuntamenti che siano da sostegno al presidio attualmente organizzato dai lavoratori e dal sindacato davanti alla <strong>Philips Saeco (stabilimento loc. Torretta)</strong>. Un sostegno non solo simbolico a tutte queste realtà in crisi ma anche  morale e concreto. Una vicinanza a coloro che stanno vivendo un momento di difficoltà, un momento fatto di freddo, preoccupazione, senso di smarrimento. <strong><em>Poesie per farsi coraggio</em> in  questi giorni  sfiancati dal pessimismo e dalla solitudine.</strong></p>
<p>A queste sensazioni e a questi pensieri, che tutti i lavoratori della cultura purtroppo conoscono bene, l’arte può dare risposte forti. La musica, la letteratura, il teatro, la poesia, possono diventare non solo spazio di confronto e momento di conforto ai lavoratori, ma anche e soprattutto amplificatore a livello locale e sovralocale di unione e di forza, di pacifica ma determinata voglia di avere risposte che siano rispettose dei diritti e della dignità delle persone.</p>
<p>Intendiamo dunque dare vita a un calendario mutevole e vivo di incontri insieme a tutti coloro che lo desiderino, semplicemente coordinando le forze in modo da non disperderle, dando un aiuto logistico e soprattutto di comunicazione – qualcosa che è parte del nostro lavoro quotidiano e che mettiamo a disposizione della nostra valle con entusiasmo e voglia di vicinanza.</p>
<p>Ad ora tante sono state le adesioni, totalmente gratuite, che dimostrano la grande generosità degli artisti che hanno “risposto sì” al nostro invito.</p>
<p>Iniziamo<strong> Domenica 20 dicembre alle 21</strong> con un piccolo live acustico del cantautore <strong>Pino Marino</strong> che si terrà davanti al presidio di <strong>Gaggio Montano (Bo), loc. Torretta.</strong></p>
<p><strong>In allegato il calendario dei primi appuntamenti, un programma sempre in movimento di piccoli incontri, letture, live, che prevederà anche la realizzazione di una maratona artistica (in data ancora da definire) ideata dall&#8217;associazione. Un calendario “in emergenza” vicino a un comunità che non si vuole arrendere.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Info:</strong></p>
<p>Per seguire le nostre iniziative vi invitiamo a seguire <strong>l&#8217;hastag #poesieperfarsicoraggio; </strong></p>
<p>adesioni e comunicazioni saranno lette e vagliate scrivendo a  <strong>sassiscritti@gmail.com</strong></p>
<p>Il calendario aggiornato su sassiscritti.wordpress.com e su <strong>fb:<a href="https://www.facebook.com/LimportanzaDiEsserePiccoli/">SassiScritti &#8211; L&#8217;importanza di essere piccoli</a></strong></p>
<p><strong><a href="https://www.facebook.com/events/537360683086732/">L&#8217;EVENTO SU FACEBOOK</a></strong></p>
<p>GRAZIE!</p>
<p><strong>Associazione SassiScritti </strong></p>
<p>Daria Balducelli: 349 3690407/ Azzurra D&#8217;Agostino :349 5311807</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;importanza di essere piccoli. Quinta edizione, 3 -6 agosto 2015</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2015 11:10:11 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-55623" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/limportanza-di-essere-picc.jpeg" alt="l'importanza-di-essere-picc" width="453" height="640" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/limportanza-di-essere-picc.jpeg 453w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/07/limportanza-di-essere-picc-212x300.jpeg 212w" sizes="(max-width: 453px) 100vw, 453px" />La poesia che viene al mondo vi giunge carica di mondo.</em><br />
P. Celan, <em>Microliti, </em>ed. Zandonai</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><u>PROGRAMMA</u></strong></p>
<p><strong><u>Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito e si svolgono a partire dalle ore 21:00</u></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><u> </u><strong>Lunedì 3 agosto</strong>, ospiti dell&#8217;affascinante castello neogotico<strong> Manservisi </strong>di<strong> Castelluccio (Porretta Terme) </strong>dentro un grande parco con alberi secolari e che si estende fino <strong>al Museo Laborantes</strong>, il più grande Museo etnografico della montagna bolognese<strong>, </strong>due “regine” del panorama cantautorale e poetico nazionale, <strong>Cristina Donà</strong> e <strong>Elisa Biagini,</strong>  condivideranno per la prima volta il palco regalando al pubblico una raffinata serata tutta al femminile. Con la sua “parola verticale”, sfrondata da ogni elemento ridondate, e per questo motivo ancor più incisiva e limpida, la poetessa fiorentina annoderà i suoi versi con l&#8217;eco e il respiro delle voci di Paul Celan e Emily Dickinson. Un dialogo elettivo e sentimentale composto da versi taglienti affacciati “ai bordi” della vita e sempre tesi verso l&#8217;altro da sé. Dopo l&#8217;ascolto della poesia sarà la volta del live acustico di <strong>Cristina Donà, </strong>uno dei talenti più cristallini e influenti emersi alla fine del millennio dalla nuova scena milanese e poi decollata, grazie al suo talento vocale e al valore poetico dei suoi testi, verso un successo internazionale. Per <em>L&#8217;importanza di essere piccoli </em>sarà accompagnata dal compositore, arrangiatore multistrumentista <strong>Saverio Lanza, </strong>anche produttore dell&#8217;ultimo album <em>Così vicin</em>i, un disco delicato e potente composto da canzoni intime e “vicine”, adatte a una condivisione ravvicinata e più intima.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei giorni del festival nascono dei legami che durante l&#8217;anno continuano a crescere e a ramificarsi, per questo motivo <strong>martedì 4 agosto</strong> saranno di nuovo gli ampi e assolati campi del circolo culturale ippico <strong>Scaialbengo di Castel di Casio </strong>ad ospitare <strong>Francesco Di Bella </strong>e<strong> Guido Catalano. </strong>Il clima gioviale e semplice dell&#8217;associazione che fa vivere allo stato brado i suoi cavalli, ben si addice con l&#8217;entropia di <strong>Guido Catalano</strong> tra i poeti più irriverenti, odiati-amati e letti degli ultimi anni. Le ultime due raccolte di poesie,<em>Ti amo ma posso spiegarti e Piuttosto che morire m&#8217;ammazzo </em>edite da Miraggi Edizioni, hanno venduto circa 18.000 copie e la sua fan page è seguita da quasi 20.000 persone. «Le poesie che fanno ridere di cuore e di pancia, e i r<strong>eading  memorabili lo confermano come uno </strong><strong>degli autori che riesce di più ai coinvolgere il pubblico.» Se C</strong>atalano il rock l&#8217;ha portato tra i suoi versi,  <strong>Francesco Di Bella,</strong> nel suo progressivo allontanamento dai <em>24 Grana</em>, gruppo che assieme a <em>99 Posse</em> e <em>Almamegretta</em> ha rappresentato il meglio della scena musicale napoletana negli anni ’90, si è invece ritirato dai ritmi punk elettronici della band in una dimensione più intima dedicandosi alla composizione pura. La sua voce appassionata e dolente chiuderà la serata attraverso un viaggio nella Napoli settecentesca in cui, tra gioielli sconosciuti scoperti in decine di vinili-capolavoro, confluiranno, anche dei brani  più famosi dei <strong>24 Grana</strong>. Nasce così  <strong>Francesco Di Bella &amp; Ballads Cafè</strong> che accompagnerà gli spettatori nel centro della notte, con le sue canzoni ipnotiche dal suono corposo e inebriante.</p>
<p style="text-align: justify;">Vivere il margine non solo geograficamente ma anche nell&#8217;uso di lingue smarrite e in disuso, sono tra i temi cari al festival che quest&#8217;anno focalizza la sua attenzione sulla poesia dialettale ospitando tre autori che  attraverso questa lingua “povera” riescono a raccontare in modo autentico la vita. <strong>Mercoledì 5</strong> il poeta veneto <strong>Longega</strong> e la romagnola <strong>Teodorani</strong> daranno vita a una lettura incentrata sulla musicalità della parola  nel borgo di Castagno di Piteccio, data che conferma  la volontà del comune di Pistoia,  partner del festival  dal 2014, di rafforzare il legame tra Toscana e Emilia Romagna. La chiarezza e schiettezza dei versi di Annalisa  Teodorani,  paragonata ad «un meteorite precipitato sul parterre della poesia italiana», ricordano quelli di Tonino Guerra, di cui è da molti considerata erede. Dalla pastosità “amabile” della lingua di Santarcangelo all&#8217;ariosità del veneto di Andrea Longega, un autore che fila e tesse le parole con la cura dei lavori artigianali, un mestiere che richiede tempo e pazienza e che riconduce il lettore a una giusta dimensione, più piccola e malinconica. <em>Primo lustro</em> è il suo libro più recente, da poco uscito per <a href="http://nerviedizioni.it/chi-siamo/">Nervi Edizioni</a>, casa editrice di Fabio Donalisio, Francesco Targhetta e Marco Scarpa, che presenteranno proprio in questa serata il loro progetto editoriale. La tiratura di ogni volumetto è di cento copie, ognuna caratterizzata da una attenta lavorazione, curata nella scelta dei titoli e nell&#8217;estetica dei formati.  «L&#8217;idea di tornare a fare libri partendo da scelte semplici ma consapevoli: un&#8217;impaginazione elegante, la scelta di un carattere ben leggibile e piacevole alla vista, e una cura nell&#8217;assemblare tutto questo» sono, dalle parole degli editori, il valore di questo progetto. Una poetica aderente a quella del festival che quest&#8217;anno ha deciso di ospitare la casa editrice dando visibilità a un mestiere nobile e antico. La serata si concluderà con il live acustico di <em><strong>Roberto Dellera,</strong></em><em> bassista degli <strong>Afterhours</strong>, un originale folletto, vintage e psichedelico, che si muove attraverso epoche e stili con brillante disinvoltura.» </em>Dopo il sorprendente debutto da solista,<em> Colonna sonora originale </em>(2012),  Dellera ritorna con il secondo albulm <em>Stare bene è pericoloso,</em> un disco di rock&#8217;n&#8217;roll e, in quanto tale, contiene vari elementi: dal pop al rock, dalla psichedelia, al folk e al jazz ma soprattutto lo spirito della musica popolare moderna.</p>
<p style="text-align: justify;">Per l&#8217;ultimo  appuntamento di <strong>giovedì 6 agosto </strong>si salirà verso uno dei luoghi più antichi dell&#8217;Appennino, l&#8217;antica pieve romanica della Rocca di Roffeno, nel comprensorio del comune di Vergato. Un piccolo curatissimo borgo immerso nel silenzio, tra ortensie e gerani, in grado di incantare con la semplice e robusta architettura tipica della montagna. L&#8217;Abbazia, sorta nel X secolo per dare ristoro ai viandanti, ospiterà la lettura  del terzo poeta dialettale <strong>Emilio Rentocchini,</strong> di Sassuolo (Modena); di lui sulle pagine del <em>Corriere della Sera </em>Giovanni Giudici  ha scritto: «Rentocchini ci offre nella sua ricca tematica un dono di poesia antica e nuova: il coraggio della malinconia; la vanità delle imprese umane».  Dialetto in forma di sonetti che rivelano una  grande tecnica allacciata a una profonda ricerca dentro l&#8217;animo umano, approfondimento che rivela una moralità  che si manifesta dentro la materialità delle cose. E se Rentocchini è stato anche  definito &#8220;un virtuoso della musica per parole&#8221;, sarà il cantautorato  di alta qualità a concludere il festival con l&#8217;omaggio ai grandi autori e compositori italiani interpretati da <strong>Diodato</strong>.  <em>A Ritrovar Bellezza </em>è il disco con cui Diodato omaggia quegli artisti che con le loro opere, a cavallo degli anni &#8217;60, hanno reso grande la musica italiana nel mondo. Come Diodato stesso racconta “Queste canzoni ci appartengono, ancora ci raccontanoe sono in grado di ricordarci di quanta forza e bellezza siamo ancora capaci.” La voce intensa e le originali riletture di &#8216;grandi classici&#8217;, oltre al talento dimostrato nelle composizioni originali, hanno portato Diodato all&#8217;attenzione nazionale prima grazie al successo ottenuto al 64esimo Festival di Sanremo e quindi attraverso la costante presenza nelle puntate domenicali della scorsa stagione di &#8220;Che Fuori Tempo Che Fa&#8221;, parte conclusiva del programma di Fabio Fazio in onda su Rai 3.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;">Anche quest&#8217;anno poi il festival presenterà una serie di <strong>creazioni originali</strong> e uniche da parte di vari artisti e artigiani che hanno realizzato opere specifiche per l’evento. <strong>Borse</strong> in lino e cotone cucite a mano, abbinate a una <strong>chiocciolina</strong> di stoffa imbottita che riprende il tema dell&#8217;immagine di questa V edizione sono la proposta di <strong>Carohandmade</strong>, una creativa della provincia di Livorno che ha preparato una serie ridottissima di questi oggetti unici il cui acquisto darà una parte dei proventi a sostegno del festival. Ritroveremo poi i ‘<strong>miniquadri’</strong> di <strong>Cifone</strong>, al secolo Simone De Berardinis, di cui il fumettista <strong>Maicol Rocchetti</strong> (il noto autore degli ‘Scarabocchi animati’ di maicol&amp;mirko) ha detto “Cifone è uno dei più grandi artisti che mi è capitato di conoscere. La potenza dei suoi disegni, dei suoi modellini di cartone e delle sue foto ricordo è devastante. Cifone riesce a stupirmi da ormai trent&#8217;anni. Le sue cose sono sempre vere, giuste, entusiasmanti, commoventi. Soprattutto non sono mai una truffa”. Saranno presenti poi i <strong>taccuini</strong> cuciti a mano della ditta artigiana <strong>13sedicesimi</strong> di Torino, che pensa, disegna, stampa e rilega meravigliosi quaderni che per il festival riportano in copertina alcuni versi di Amelia Rosselli, tratti dal poemetto ‘La libellula, panegirico della libertà’. Gli stessi versi, ovvero: “Io non so cosa voglio, tu non sai/ chi sei, e siamo quasi pari” sono impressi su una serie di magliette realizzate dalla ditta <strong>Macron</strong> di Crespellano (BO) su generoso dono dell’Hotel Helvetia Thermal Spa di Porretta Terme.  Verranno inoltre presentati inoltre alcuni esemplari di <strong>poster d&#8217;arte</strong> numerati, pezzi unici realizzati appositamente secondo le antiche modalità di lavoro tipografico dalla tipografia d&#8217;arte bolognese <strong>Anonima Impressori</strong>. Tutti questi specialissimi piccoli grandi oggetti verranno proposti al pubblico in una raccolta fondi a sostegno delle attività del festival.</p>
<p>Ad arricchire la rassegna saranno presenti i due bookshop della libreria “L&#8217; Arcobaleno” di Porretta e de “LO SPAZIO di via dell&#8217;ospizio” di Pistoia.</p>
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<p><strong><u>INFO</u></strong></p>
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		<title>InRitiro: Soggiorni di Studio sull&#8217;Appennino</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2015 11:58:54 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://sassiscritti.wordpress.com/2015/05/05/calendario-di-soggiorni-di-studio-in-appennino/"><strong>QUI</strong></a> <strong>la pagina con tutte le informazioni e i link alle schede dei corsi</strong>.</p>
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