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	<title>Schrödinger &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Complementarità e dintorni 2.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jan 2007 22:32:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
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					<description><![CDATA[di Antonio Sparzani L’ultima parola del pezzo precedente era imbroglio. Parola impegnativa. Nella scienza, poi, perbacco, cosa può voler dire. Prima di tutto, per tranquillizzare (o forse non tranquillizzare) i bisognosi di certezze, diciamo subito che non è che adesso rispondiamo alla domanda se la luce è un’onda o una particella con l’ultimo ritrovato della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong></p>
<p>L’ultima parola del <a href="https://www.nazioneindiana.com/2007/01/12/complementarita-e-dintorni-1/">pezzo precedente</a> era <em>imbroglio</em>. Parola impegnativa. Nella scienza, poi, perbacco, cosa può voler dire.
</p>
<p>Prima di tutto, per tranquillizzare (o forse <em>non</em> tranquillizzare) i bisognosi di certezze, diciamo subito che non è che adesso rispondiamo alla domanda se la luce è un’onda o una particella con l’ultimo ritrovato della scienza moderna. Bisogna purtroppo adattarsi al fatto, il fatto, che la scienza non va avanti risolvendo tutti i problemi già posti, negli stessi termini e con gli stessi criteri con cui si erano posti. No. La scienza va avanti – e così è anche stata e continua a essere un po’ più divertente – cambiando i problemi, facendone sparire qualcuno di vecchio e inventandone di nuovi e risolvendo quelli vecchi in termini insospettati, termini che magari non sarebbero stati in precedenza accettati.</p>
<p><span id="more-3173"></span></p>
<p>Certo non sempre è così – in casi importanti è stato anche così.</p>
<p>Prendete il fisico quadratico medio (voi scuserete questa espressione, evidentemente e ironicamente settaria, almeno nel senso che è molto usata nella setta): se gli domandate appunto se la luce ecc., lui risponde che non è più una domanda, che la luce è tutte e due e che la cosa non è contraddittoria, perché mai dovrebbe esserlo, mica si può applicare il senso comune a tutte le nuove conquiste della scienza. L’importante, dice il sullodato, è che abbiamo uno strumento formale chiaro e distinto per descriverne il comportamento. Cos’è lo strumento formale? È il <em>mezzo matematico</em>, il mezzo per eccellenza, quello che ormai ha intriso la fisica completamente e definitivamente. Sentite cosa diceva Pauli, lui in persona, Wolfgang Pauli, figlio di vecchia famiglia ebrea praghese trasbordata a Vienna a fine Ottocento – non lasciatevi ingannare dal cognome, il papà era Pascheles, che si fece prontamente cambiare a Vienna il cognome perché l’antisemitismo già era nell’aria, e altrettanto prontamente si convertì al cattolicesimo: non voleva guai nella carriera universitaria.</p>
<p>Wolfgang fu quindi romanamente battezzato Wolfgang Ernst Friedrich e il secondo nome in onore di Ernst Mach, amico venerato dal padre. Mach visitava volentieri la casa dei Pauli e la sua impronta nel ragazzino è fuor di dubbio.</p>
<p>Bene il figlioletto Wolfgang (1900-1958), <em>enfant prodige</em> della fisica del Novecento, detto dagli anni quaranta in poi <em>Das Gewissen der Physik</em>, la coscienza della fisica, scrisse nel 1955 (aveva già avuto il Nobel nel ‘45 ed era un’autorità indiscussa) questo breve flash ricostruttivo della mentalità che girava negli anni Venti (anni venti anche per lui), quando si stava – lui con un piccolo numero di altri, non più di cinque o sei – veramente mettendo in piedi la nuova fisica (La Meccanica Quantistica, nulla meno di così):
</p>
<p>«Dopo un breve periodo di confusione spirituale e umana, causato da una provvisorio limitarsi a quanto è limpidamente intuitivo (<em>Anschaulichkeit</em>), si raggiunse un accordo generale sulla possibilità di sostituire ad immagini concrete simboli matematici astratti, come per esempio la <em>psi</em>»
</p>
<p>(Niente paura per la psi, è la lettera greca ψ con la quale viene universalmente indicata la funzione fondamentale con la quale la nuova meccanica descrive gli oggetti.)
</p>
<p>Piatto, piatto. Guardate che non lo dico con alcuna connotazione negativa, voglio solo far capire che  stava diventando ormai chiaro un fatto fondamentale, che ebbe certamente un ruolo progressivo:</p>
<p>quando si devono studiare fenomeni che appartengono a un dominio di realtà che non cade direttamente sotto i nostri sensi, in questo caso la fisica del molto piccolo, non c’è alcuna ragione perché ci si debba aspettare che la nostra intuizione, che ci siamo costruiti nei primissimi anni di vita facendo esperienze elementari e con oggetti ovviamente macroscopici, sia ancora applicabile. La struttura del nostro cervello non si forma giochettando con elusivi elettroni e ancor più elusivi quarks e bosoni, ma giochettando con liquidi macroscopici, corpi umani, cubetti di legno e con tutti i più vari oggetti che possono capitare in mano a un bambino, a seconda della cultura umana nella quale è allevato.
</p>
<p>Il fatto interessante è che in una situazione di questo genere l’ancora di salvezza, o meglio, di certezza, cui aggrapparsi era la matematica, quella sì certa e inconfutabile, senza il fastidioso debito del confronto con l’esperienza, con l’intuizione, il continuo controllo, il comandamento supremo di ‘salvare i fenomeni’ che incombe alla fisica in ogni tempo e in ogni luogo.</p>
<p>Basta dunque costruire un edificio teorico che erediti la sua consistenza e la sua non-contradditorietà dalla matematica e tutto è a posto? Certo non è neanche semplicemente così: occorre che alla fine i risultati che bollono giù dalla teoria siano confrontabili con i dati sperimentali, ma non occorre più che tutti i passi intermedi siano in qualche modo interpretabili e intuitivamente ‘visibili’. Un nuovo paradigma. E Pauli, insieme a Bohr, Heisenberg e altri ne fu il vero paladino. Ma tra questi altri mancavano dei pezzi grossi, Einstein e Schrödinger, ad esempio. Ma di ciò, alla prossima.</p></p>
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