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	<title>Sedute in piedi &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Da &#8220;Sedute in piedi&#8221;</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/11/24/da-sedute-in-piedi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Nov 2017 06:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[giulia scuro]]></category>
		<category><![CDATA[oèdipus]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Sedute in piedi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giulia Scuro . Ventottesima ora di lavoro Dottoressa, come le ho già più volte detto, pur con le molte divagazioni del caso io sono preoccupata per il mio naso. Ho paura che la sua sporgenza sia uno sfoggio di esistenza e che al vederlo chi è di fronte pensi a lui come ad un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-70975" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/11/cover-sedute-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/11/cover-sedute-199x300.jpg 199w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/11/cover-sedute-768x1159.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/11/cover-sedute-679x1024.jpg 679w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/11/cover-sedute.jpg 1000w" sizes="(max-width: 199px) 100vw, 199px" /></p>
<p>di<strong> Giulia Scuro</strong></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p class="x_MsoNormal"><b>Ventottesima ora di lavoro</b></p>
<p class="x_MsoNormal">Dottoressa, come le ho già più volte<br />
detto, pur con le molte<br />
divagazioni del caso<br />
io sono preoccupata per il mio naso.<br />
Ho paura che la sua sporgenza<br />
sia uno sfoggio di esistenza<br />
e che al vederlo chi è di fronte<br />
pensi a lui come ad un ponte<br />
nella mia direzione,<br />
fatto di binari olfattivi,<br />
alla portata dei suoi incisivi.<br />
Dottoressa, è un delirio<br />
o solo fervida immaginazione?<br />
Mi rassicuri, mi comprenda,<br />
alle prese con l’ammenda<br />
mi sprofondo nelle suole.</p>
<p><span id="more-70969"></span></p>
<p style="padding-left: 240px;"><em>Allora, andiamo con ordine</em><br />
<em>tu mi vuoi dire che il tuo naso</em><br />
<em>è una proiezione del fallo reciso</em><br />
<em>che tua madre conserva in un vaso?<br />
</em><em> </em></p>
<p style="text-align: left;">Esatto dottoressa, quanto ha ragione!<br />
Conosce Lisabetta da Messina,<br />
sventurata figlia del Decamerone,<br />
i cui fratelli assassinarono l’amante in sordina?<br />
Del suo amato la testa riposa<br />
in un vaso sul quale ella piange<br />
la condizione di mancata sposa.<br />
La castrazione decapitata del suo amato<br />
l’ha indotta ad una partenogenesi di basilico<br />
per cui le lacrime hanno irrorato<br />
una verdura che sul suo capo<br />
ha attecchito da più di un lato.<br />
Dottoressa, io sono convinta<br />
che al suo naso la radice s’è avvinta<br />
e questo pensiero mi ossessiona talmente<br />
che immagino il naso come una gobba<br />
vulnerabile ed esposta alla gente.<br />
Il naso, ci pensi, è una bandiera<br />
svetta sul muso con la punta altera<br />
e con le narici ci apre la strada,<br />
perlustrando, come una spada.<br />
C’è chi dice “non vedervi oltre”<br />
a significare che l’escrescenza facciale<br />
sia dell’uomo il limite oppure una coltre.<br />
La protuberanza tridimensionale<br />
è anche la maniglia a cui si afferra<br />
colui che ci mente o di noi si fa beffe.<br />
Ma la mia espressione preferita<br />
è sempre stata “naso di velluto”,<br />
mi fa pensare a una stoffa brunita<br />
sulla ferita che ingombra il ritratto<br />
altrimenti piatto della nostra partita.</p>
<p style="text-align: right;">
<p style="padding-left: 240px;"><em>Perché la consideri una ferita?</em><br />
<em>Non potrebbe darsi</em><br />
<em>che piuttosto la vita</em><br />
<em>mostri nel naso il suo rafforzarsi?<br />
</em></p>
<p>Ci penserò dottoressa, ora che l’ora è finita<br />
e il ritorno una strada in salita.</p>
<p>*</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Trentunesima ora di lavoro</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Salve dottoressa, come sta?<br />
Sono contenta che sia sempre qua.<br />
Porto sicuro in cui porto me stessa<br />
e al monologo alterno una vana scommessa.<br />
Dottoressa, le sono mancata?<br />
Cosa ne pensa, mi trova assennata?<br />
L’amara ironia che con lei argomento<br />
ogni ora si rapprende al mio tegumento,<br />
come una patina di porcellana<br />
mi rende più fragile ma anche più umana.<br />
Perché non parliamo della sua parcella?<br />
Crede di meritare che sia sempre quella?<br />
Anche quando la seduta è un tormento<br />
e ad ogni silenzio sospira un momento?<br />
O quando le descrivo i miei onirici stenti<br />
e lei, fattucchiera, ne svela i cimenti?<br />
Non saprei dirle, potremmo variare,<br />
un giorno un diamante e l’altro del sale.<br />
Cosa ne pensa della mia proposta?<br />
Renderebbe la sfida non mia ma nostra.<br />
D’accordo, la smetto di tergiversare<br />
e vado al sodo senza farmi cacciare.<br />
Dottoressa, parliamo del niente<br />
quel niente che tormenta l’intero occidente<br />
un niente che è tutto e gli avari consola,<br />
ecco, quel niente, alcun tempo ristora.<br />
Come si affronta il niente da sola?<br />
Io sono con lei soltanto quest’ora.</p>
<p style="padding-left: 240px;"><em>Vorresti risolvere il tuo delirio</em><br />
<em>o quello dell’intero mondo in martirio?</em><br />
<em> </em></p>
<p>Dottoressa, non poniamoci limiti,<br />
cosa possiamo noi contro il creato?<br />
Non dico di essere Napoleone<br />
ma ciò non mi frena dall’emularlo,<br />
sempre meglio che Garibaldi<br />
anche se aveva nervi assai saldi.<br />
*</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Quarantesima ora di lavoro</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 240px;"><em>Bentrovata Giulia, come si sente,</em><br />
<em>oggi crede nel passato o nel presente?</em><br />
<em> </em></p>
<p>Dottoressa, la ringrazio per la domanda,<br />
quanti giochi di luce nella sua veranda.<br />
Lo vede, il giorno è più lungo e la sera<br />
abbrevia la notte per chi è mattiniera.<br />
Proprio oggi pensavo:<br />
dovrà pur condurmi da qualche parte questa corsa<br />
o il delirio gira in tondo dalla settimana scorsa?<br />
Dottoressa, oggi la sento stanca,<br />
la luce stasera la invita ad uscire<br />
e certo non alla mia voce bianca,<br />
pallida e ingenua come il mese di aprile.<br />
Il passato e il presente sono oltre la stanza<br />
eppure abbisognano della sua presenza.<br />
Dottoressa, ascolti attentamente,<br />
restiamo ancora un attimo con le luci spente,<br />
come quel Cyrano che al buio, solo al buio,<br />
svelò l’intima debolezza del coraggio,<br />
giacché la bruttezza era stata l’oltraggio<br />
al genio amante rendendolo spurio.</p>
<p style="padding-left: 240px;"><em>Cosa nello scuro ti fa sentire al sicuro?</em><br />
<em> </em></p>
<p>La notte allevia l’evidenza,<br />
ci restituisce all’incoscienza.<br />
Grazie allo Scuro, Giulia può essere vaga<br />
ma Giulia allo Scuro consente una paga.</p>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align: left; padding-left: 240px;"><em>Lo Scuro e la Giulia sono sciocchi ad illudersi:</em><br />
<em>la loro scissione è illusoria.</em><br />
<em>Tutti gli attimi sono attimi persi</em><br />
<em>se il rifiuto diventa la scoria.</em></p>
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