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	<title>sessualità &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Houellebecq. Appunti di lettura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[max rizzante]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 09:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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					<description><![CDATA[di Massimo Rizzante L&#8217;al di là dell&#8217;amore Su Piattaforma di Michel Houellebecq È falso sostenere che gli esseri umani siano unici, che siano portatori di una loro singolarità insostituibile; per quello che mi riguarda, in ogni caso, io non percepivo nessuna traccia di questa singolarità. Queste parole sono pronunciate in uno dei primi capitoli della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Massimo Rizzante</strong></p>
<p>L&#8217;al di là dell&#8217;amore<br />
Su <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845254070/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845254070&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21"><em>Piattaforma</em></a> di Michel Houellebecq</p>
<p><em>È falso sostenere che gli esseri umani siano unici, che siano portatori di una loro singolarità insostituibile; per quello che mi riguarda, in ogni caso, io non percepivo nessuna traccia di questa singolarità</em>.</p>
<p>Queste parole sono pronunciate in uno dei primi capitoli della seconda parte del terzo romanzo di Houellebecq, <em>Piattaforma</em> (2001), dal narratore e protagonista Michel, quarantenne funzionario contabile del Ministero della Cultura francese, prodotto di un sistema nel quale liberalismo economico e liberazione sessuale sono talmente sbandierati e oppressivi che chiunque osi, come fa l’autore, rappresentarli in tutta la loro cruda e grottesca realtà, è immediatamente tacciato di essere un reazionario o, peggio, uno spirito antimoderno. <span id="more-16430"></span>Chiunque nel nostro tempo non partecipi con entusiasmo al festino del presente diventa <em>ipso facto</em> un collaborazionista delle forze del passato, ovvero un individuo la cui libertà viene sentita come una provocazione o uno scandalo.<br />
Qual è, infatti, ai nostri giorni lo scandalo più grande? Quello di essere «contro il mondo, contro la vita», come suona il sottotitolo del primo libro di Houellebecq, dedicato all’opera di H. P. Lovecraft, in cui troviamo già il primo postulato della sua teoria del mondo:</p>
<p><em>Il capitalismo liberale ha allargato la propria presa sulle coscienze; di pari passo sono andati affermandosi il mercantilismo, la pubblicità, il culto bieco e grottesco dell’efficienza economica, l’appetito esclusivo e immorale per le ricchezze materiali. Peggio ancora, il liberalismo è passato dal campo economico al campo sessuale. Tutte le convenzioni sentimentali sono andate in pezzi. La purezza, la castità, la fedeltà, la decenza sono diventate marchi infamanti e ridicoli. Oggigiorno il valore di un essere umano si misura tramite la sua utilità economica e il suo potenziale erotico&#8230;</em></p>
<p>In un mondo in cui «il valore di un essere umano si misura tramite la sua utilità economica e il suo potenziale erotico» il romanzo è ancora possibile? È ancora possibile esplorare gli individui servendosi di armi sofisticate – quali il romanzo ha forgiato lungo la sua storia secolare – di fronte all’uniformizzazione delle loro esistenze? Di fronte alla disarmante semplicità delle loro esistenze?<br />
In un’intervista del 1995, a chi gli chiedeva di enunciare alcuni corollari al suo primo postulato teorico, l’autore francese rispondeva:</p>
<p><em>Le società animali e umane mettono in atto diversi sistemi di differenziazione gerarchica che possono basarsi sulla nascita (sistema aristocratico), il censo, la bellezza, la forza fisica, l’intelligenza, il talento […] Tutti questi criteri mi sembrano più o meno allo stesso modo degni di disprezzo; li rifiuto. La sola superiorità che riconosco è la bontà. Oggi noi ci muoviamo in un sistema a due dimensioni: l’attrazione erotica e il denaro. Tutto il resto, cioè la felicità e l’infelicità delle persone, discende da questo. Per me non si tratta per nulla di una teoria: noi viviamo effettivamente in una società semplice, che le poche frasi che ho appena pronunciato bastano a descrivere completamente.</em></p>
<p>È da questo genere di considerazioni che si deve partire per comprendere il ritmo ossessivo delle peripezie sessuali di Michel, la sua storia d’amore con Valérie, le sue relazioni con l’industria del turismo planetario – di cui Valérie e il suo capo Jean-Yves sono esemplari demiurghi –, il suo sguardo da etologo, allo stesso tempo patetico e clinico, che guarda all’uomo occidentale del XXI secolo come a una specie già morta o in via d’estinzione. E per comprendere, inoltre, la tensione, ma anche la deriva, di un romanzo che deve fare i conti come mai è accaduto prima con una semplificazione inaudita dell’individuo. «Particella elementare», essere biologico più che sociale, l’individuo è sempre più incapace di riconoscere quello spazio interumano senza il quale la nostra società cessa di essere tale, e cioè luogo di «singolarità insostituibili», e diventa un sistema di dominio gerarchico – non molto diverso da quello delle api – sottomesso alla sola legge dell’economia. Se non si comprende la labilità di questa frontiera – risultato del nostro sistema perfettamente liberale e perfettamente privo di vie di fuga – si rischia di fraintendere completamente sia il romanzo sia il suo personaggio protagonista.<br />
Michel è immerso fino al collo nel suo presente, nella meccanica brutale delle relazioni umane che è il suo presente. Gli hanno appena ammazzato il padre e lui non trova di meglio che accendere la televisione e dedicarsi alla visione del suo quiz preferito. Il padre, questo «vecchio coglione» gli ha lasciato una montagna di soldi e Michel, i cui sogni mediocri sono identici a quelli di tutti gli abitanti dell’Occidente, non vede l’ora di praticare la sola religione che all’Occidente resta: il turismo. Michel, d’altra parte, non manifesta nessuna particolare inclinazione. Quando si mescola ai suoi simili si sente sempre a disagio. Coltiva, è vero, una grande passione per il sesso. Ma il sesso, in Occidente, regolato come tutto il resto dall’economia, è una lotta senza quartiere tra ricchi e poveri; l’umanità si sta definitivamente sbarazzando della volontà di procreare; non si desiderano eredi; o, se si desiderano, il desiderio deve conformarsi alle ragioni del mercato, alle possibilità tecniche di riproduzione in laboratorio; nessuno, infine, è più in grado di dare piacere con vero abbandono.<br />
Tutto ciò alimenta un genere speciale di turismo: il turismo sessuale di massa.<br />
La differenza tra Michel e gli altri turisti in viaggio in Tailandia (il viaggio organizzato occupa tutta la prima parte del romanzo) è che egli vive questa situazione come acquisita: per lui la logica del mercato coincide con la logica delle situazioni umane, a tal punto che la sola possibilità di sfuggirne (Michel e Valérie vorrebbero verso la fine lasciare tutto e stabilirsi su un’isola) è di avvantaggiarsi economicamente sulla concorrenza (<em>Vantaggio concorrenziale</em> è il titolo della seconda parte). Da qui l’idea conseguente e irreale di Michel che contagia Valérie e Jean-Yves: far entrare apertamente la sessualità all’interno del circolo economico della domanda e dell’offerta, creare una «piattaforma programmatica» del turismo sessuale nel mondo, sfruttando la miseria sessuale di milioni di occidentali e la fame di chi, non ancora entrato nelle fila del mondo libero, non ha che il proprio corpo come merce di scambio.<br />
Il progetto fallirà a causa di un attentato nel quale Valérie perderà la vita e Michel sarà ferito. Quest’ultimo, ancor più estraneo al mondo e alla specie umana, terminerà i suoi giorni a Pattaya Beach (è il titolo della terza e ultima parte), una delle tante «cloache» esotiche del turismo sessuale dove i rifiuti della «nevrosi occidentale» vanno a morire.<br />
Enigma: l’ipertrofia sessuale non è solo un dato delle nostre società occidentali finalmente emancipate da tutti i tabù, è anche la sola possibilità che Michel intravede per intraprendere la ricerca di ciò che sente perduto: la capacità di «offrire il proprio corpo come un oggetto gradevole», di «dare piacere senza pretendere nulla in cambio». È questo che egli ama in Valérie: «Tu sei normale – le dice Michel – non assomigli per nulla agli occidentali».<br />
E l’amore? Che ne è dell’amore in Occidente se ormai non si riesce ad amare una persona se non per la sua capacità di «offrire il proprio corpo come un oggetto gradevole» ?<br />
Verso la fine della vacanza in Tailandia, Michel, dopo una lunga nuotata, si avvicina a Valérie che sta prendendo il sole sulla spiaggia.</p>
<p><em>La prima cosa di cui mi resi conto mettendo piede sulla spiaggia fu che Valérie si era tolta il pezzo di sopra. In quel momento era sdraiata sulla pancia, ma si sarebbe voltata, era ineluttabile come un moto planetario […]. Di seni ne avevo visti parecchi, e parecchi ne avevo accarezzati e leccati; eppure, ancora una volta, rimasi sbalordito. Che avesse un seno magnifico l’avevo intuito; ma la realtà era addirittura migliore di come l’avessi immaginata. Non riuscivo a staccare lo sguardo dai capezzoli, dalle areole; lei non poteva non avvertire il mio sguardo – eppure non aprì bocca, per qualche secondo che mi sembrò molto lungo.</em></p>
<p>Dopo alcuni annunci, Michel si rende conto per la prima volta che si sta innamorando di Valérie. Tuttavia, il suo sguardo non si rivolge al volto della donna, ai suoi occhi. Sono i suoi capezzoli, le sue areole che gli riempiono l’orizzonte. L’amore che Michel prova per Valérie è ancora attrazione nei confronti di una persona unica? Consiste ancora nel desiderio del corpo di cercare nel corpo dell’altro qualcosa che lo trascenda? L’amore di Michel non ha bisogno dell’immaginazione: la «realtà» dei capezzoli di Valérie supera ogni «immaginazione», ogni possibilità di segnare una frontiera tra la sua anima e il suo corpo. Questa frontiera è diventata invisibile.<br />
L’amore per gli uomini e le donne della specie umana del XXI secolo è, nel migliore dei casi, l’idillio di due esseri, discreti e muti, obbedienti alla leggi naturali della sessualità:</p>
<p><em>S’inginocchiò sul marciapiede, mi sbottonò i pantaloni, prese il mio sesso in bocca. Mi appoggiai alle inferriate del parco: ero pronto a venire. Valérie allontanò la bocca e continuò a masturbarmi con due dita, mentre infilava l’altra mano nei pantaloni per accarezzarmi i coglioni. Chiuse gli occhi; le eiaculai sul viso. In quel momento credetti che stesse per avere una crisi di pianto; ma invece no, si limitò a leccare lo sperma che le colava lungo le guance.</em></p>
<p>Post scriptum</p>
<p>Octavio Paz, nel suo saggio <em>La duplice fiamma</em>, diceva che l’erotismo, a differenza della sessualità che comprende tutto il regno animale, è solo umano. L’eros è sessualità socializzata e trasfigurata dall’immaginazione, dalla metafora, dalla poesia. Mi domando: può esistere una società umana in cui la sessualità diventa la sola forma di poesia? Può esistere una poesia non erotica? Un pensiero non erotico?<br />
Nelle pieghe della storia d’amore tra Michel e Valérie ci sono segni sufficienti per pensare che una tale società non solo sia possibile, ma sia già qui.</p>
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		<title>Luoghi di confino, linee di confine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 06:53:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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					<description><![CDATA[Per un&#8217;ontologia anarchica dell&#8217;umano Pubblico il testo dell&#8217;intervento che Lorenzo Bernini ha pronunciato a Palermo il 14 febbraio 2009 in occasione dell&#8217;anteprima del documentario Isola nuda di Debora Inguglia, prodotto dall&#8217;associazione culturale Visionaria con la collaborazione di Giuseppe Bisso. Il documentario raccoglie testimonianze del confino degli omosessuali sull&#8217;isola di Ustica durante il fascismo. Le fotografie, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;">Per un&#8217;ontologia anarchica dell&#8217;umano</h3>
<p align="justify"><em>Pubblico il testo dell&#8217;intervento che Lorenzo Bernini ha pronunciato a Palermo il 14 febbraio 2009 in occasione dell&#8217;anteprima del documentario </em><em><a href="http://isolanuda.visionaria.it/">Isola nuda</a> di Debora Inguglia<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://isolanuda.visionaria.it/"></a></span>, prodotto dall&#8217;associazione culturale <a href="http://www.visionaria.it">Visionaria</a> con la collaborazione di Giuseppe Bisso. Il documentario raccoglie testimonianze del confino degli omosessuali sull&#8217;isola di Ustica durante il fascismo. Le fotografie, scattate a Lampedusa, sono di Giovanni Hänninen.</em></p>
<p align="justify"><strong><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-16040" title="ni450c2a9hanninen-8409" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/ni450c2a9hanninen-8409.jpg" alt="ni450c2a9hanninen-8409" width="450" height="301" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/ni450c2a9hanninen-8409.jpg 450w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/ni450c2a9hanninen-8409-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></strong></p>
<p><span id="more-16039"></span></p>
<h4><em>1. Lo sguardo del filosofo. </em></h4>
<p align="justify">Il documentario <em>Isola nuda</em> offre punti di vista differenti sul confino degli omosessuali sotto il regime fascista. Ma il documentario può anche essere <em>guardato</em> da molti punti di vista differenti. Il punto di vista che vorrei portare io con questo intervento è quello della filosofia politica. Siccome filosofia politica significa tante cose differenti, preciso fin da subito che il mio punto di vista è quello di una filosofia politica critica e radicale che decostruisce la nozione di politica così come è stata pensata dall&#8217;occidente &#8211; di una filosofia che molto ha appreso dalla lezione di Friedrich Nietzsche, Hannah Arendt e Michel Foucault, e più di recente da Giorgio Agamben, Adriana Cavarero e Judith Butler. La mia prospettiva non si accontenta però di operare una decostruzione, e ha l&#8217;ambizione di essere anche propositiva. La mia proposta sarà una proposta etica, più che politica &#8211; sarà l&#8217;invito a ripensare l&#8217;umano in un modo che risulterà incompatibile con il modo in cui lo ha pensato la tradizione politica occidentale. Proporrò quella che potrei chiamare un&#8217;ontologia anarchica dell&#8217;umano. Con questa espressione intendo innanzitutto una ricerca del senso dell&#8217;esistenza umana che non dia per scontato che tale esistenza debba acquisire una forma politica, essere rinchiusa entro dei confini politici. L&#8217;etica che vorrei proporre riconosce che ogni esistenza umana dipende necessariamente da altre esistenze umane, che ogni esistenza umana è esposta ad altre esistenze umane fin dal principio. Come sostiene Adrienne Rich, ogni essere umano nasce da una donna, da un essere umano di sesso femminile: nasce inerme e non autosufficiente, bisognoso degli altri per sopravvivere fisicamente e psicologicamente, e per acquisire la sua forma adulta. Quindi all&#8217;esistenza umana è necessaria una vita in comunità, per lo meno in quella comunità ristretta composta dal nuovo nato o dalla nuova nata e da chi se ne prende cura. L&#8217;etica che vorrei proporre rifiuta appunto di porre un&#8217;equivalenza tra questa comunità necessaria, la comunità ontologica da cui dipende l&#8217;essere dell&#8217;essere umano, e la comunità politica intesa come comunità dotata di specifici confini e quindi contrapposta ad altre comunità politiche. Così come rifiuta di trarre come conseguenza dei confini che separano e contrappongono le comunità politiche la necessità dell&#8217;obbedienza dell&#8217;umano all&#8217;autorità che governa sulla comunità politica in cui per puro caso quell&#8217;umano è nato.</p>
<p align="justify">L&#8217;ontologia dell&#8217;umano che vorrei proporre è, inoltre, anarchica anche in un senso diverso dalla messa in discussione dei confini <em>geografici</em> che contrappongono una comunità politica alle altre. L&#8217;etica che vorrei proporre è anarchica anche relativamente ad altri confini, che non sono geografici ma simbolici. Il termine greco &#8220;<em>arché</em>&#8221; (da cui deriva per negazione il termine &#8220;an-archia&#8221;) può essere tradotto con &#8220;governo&#8221;, ma può essere tradotto anche con &#8220;principio originario&#8221; o &#8220;fondamento&#8221;. La prospettiva ontologica che difenderò è an-archica anche perché rifiuta di ricondurre l&#8217;umano a un principio oggettivo restrittivo, perché contesta ogni tentativo di inchiodare l&#8217;umano a una verità, sia essa teologica, etica, biomedica o psicologica, se tale verità pretende di tracciare confini interni all&#8217;umano. Se vogliamo salvaguardare la libertà come caratteristica costitutiva dell&#8217;umano, occorre sostenere che l&#8217;umano non è riconducibile all&#8217;ambito del vero, ma semmai all&#8217;ambito del possibile. Occorre cioè sostenere che l&#8217;umano ha sempre la libertà di pensare oltre la verità che qualcun altro gli impone, di eccedere quella verità, e di disobbedirle. Potreste certo dirmi che anche l&#8217;essere nati inermi da una donna è una verità, perché in effetti è così. Però si tratta di una verità che accomuna gli esseri umani e non che li separa. E poi si tratta di una verità soggettiva e non oggettiva: ognuno sa di essere nato da una donna anche nel caso in cui non abbia conosciuto sua madre. È una verità in cui ciascuno o ciascuna incappa a un certo punto della sua vita di bambino: &#8220;i bambini nascono così&#8221;. Ognuno sa di aver avuto bisogno di cure per diventare grande, chiunque sia stato a provvedere a queste cure. Ognuno sa quanto sia bello e difficile essere esposti alla cura dell&#8217;altro, e sa che la ribellione, la messa in discussione delle autorità educative, è una possibilità presente nella storia di ognuno e di ognuna, almeno tanto quanto lo è la gratitudine verso chi si è preso cura di lui o di lei. Si tratta in questo caso di verità soggettive, che non possono tracciare confini interni all&#8217;umano, perché si tratta di verità di cui ogni singolo è personalmente garante, e che non hanno alcun bisogno di un&#8217;autorità detentrice di verità per essere ritenute valide. Non si tratta di verità biologiche, perché non ho bisogno del parere di un genetista né di un ginecologo per sapere che sono nato inerme da una donna. Si tratta piuttosto di verità biografiche.</p>
<p align="justify"><strong><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-16041" title="ni450c2a9hanninen-8141" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/ni450c2a9hanninen-8141.jpg" alt="ni450c2a9hanninen-8141" width="450" height="301" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/ni450c2a9hanninen-8141.jpg 450w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/ni450c2a9hanninen-8141-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></strong></p>
<h4>2. <em>I confini nell&#8217;umano.</em></h4>
<p align="justify"><em> </em>Che cosa significa ricondurre l&#8217;umano a una verità biologica oggettiva e non a una verità biografica soggettiva è, invece, esibito con chiarezza dal documentario <em>Isola nuda</em>. Nel 1939, racconta il documentario, il questore di Catania condanna al confino quarantasei uomini omosessuali seguendo il principio secondo cui l&#8217;omosessualità è una &#8220;grave aberrazione esiziale alla sanità e al miglioramento della razza&#8221;. Questa definizione implica la credenza nell&#8217;esistenza di criteri oggettivi che permettano di de-finire l&#8217;umano, di tracciare cioè linee di confine interne all&#8217;umano tra chi è pienamente umano, pienamente appartenente alla razza umana, e chi no. Ustica, Lampedusa, Favignana quindi, nel loro essere luoghi di confino per gli omosessuali durante il fascismo, erano anche luoghi simbolici che segnavano un confine tra chi veniva incluso nella piena umanità e chi ne veniva escluso. Erano quindi davvero &#8220;isole nude&#8221;, isole dove veniva confinata una vita nuda, una vita spogliata di quella protezione giuridica che il regime fascista garantiva soltanto a chi riconosceva pienamente umano. L&#8217;ontologia anarchica dell&#8217;umano che vorrei proporre consiste nel mettere in discussione, sulla scorta delle ultime riflessioni di Butler, non solo questa linea di confine tra eterosessuali e omosessuali, ma qualsiasi principio di definizione dell&#8217;umano che imponga linee di confine interne alla sfera dell&#8217;umanità. A essere condannati al confino dal fascismo, ad esempio, non erano soltanto gli omosessuali, ma anche gli oppositori politici. Nella tradizione politica occidentale generalmente sono considerate umane quelle vite che sono capaci di obbedienza a una data autorità politica, che sono conformi ai costumi che essa impone, alla sua morale pubblica. Queste vite, e solo queste vite, sono degne di protezione giuridica; sono invece considerate indegne di protezione giuridica le vite ritenute pericolose per la comunità politica, ad esempio per la &#8220;purezza razziale&#8221; e la &#8220;salute&#8221; della popolazione, oppure per i suoi costumi, per il suo &#8220;pubblico pudore&#8221;. Nel caso del confino degli omosessuali sotto il fascismo, si cercava giustificazione della linea di confine tra l&#8217;umano e il meno-che-umano in pseudo-verità mediche, e in particolare nell&#8217;anatomia degli uomini omosessuali, nella loro conformazione anale o genitale &#8211; che si cercava in qualche modo di apparentare alla conformazione femminile. Gli omosessuali maschi destinati al confino venivano infatti sottoposti a umilianti perizie mediche volte a riscontrare in loro un &#8220;ano imbutiforme&#8221;, un ano insomma che avesse una conformazione simile a una vagina. Vale la pena di ricordare che ci furono anche rari casi di confino di donne lesbiche &#8211; rari perché per punire le lesbiche si preferivano altre soluzioni che venivano gestite direttamente dalle famiglie, come il manicomio o l&#8217;esorcismo. E vale la pena di ricordare anche che a partire dalla fine dell&#8217;Ottocento la riduzione dell&#8217;identità omosessuale a dato biologico ha riguardato non solo l'&#8221;inversione&#8221; maschile, la &#8220;pederastia&#8221; come si diceva allora, ma anche quella femminile. La medicina tentava di oggettivare il desiderio omosessuale femminile riconducendolo a caratteristiche fisiche virili: la lesbica, chiamata allora &#8220;urninga&#8221; o &#8220;tribade&#8221;, era accusata di avere una clitoride troppo sviluppata, simile a un pene, che avrebbe determinato un eccesso di desiderio che le conferiva una personalità criminale, e che in molti casi ne determinava un destino da prostituta.</p>
<p align="justify">Se ci pensate, lo stesso modo di ragionare si trova anche in quegli studi recenti, che periodicamente vengono pubblicati su qualche rivista scientifica, secondo cui l&#8217;omosessualità o la transessualità avrebbero origine genetica. Anche il movimento lesbico gay trans talvolta sposa queste teorie, rendendosi così erede &#8211; seppur con intenzioni politiche opposte a quelle dei primi studi medici sull&#8217;inversione &#8211; di una tradizione che viene da lontano, e che mira a ricondurre il desiderio sessuale a una qualche verità biologica professata non dal soggetto del desiderio ma da qualche &#8220;scienziato&#8221;. Questa tradizione rende i soggetti di desiderio degli oggetti di studio per un&#8217;autorità detentrice della loro verità, e lega il destino di un&#8217;esistenza umana alla conformazione della sua vita biologica, secondo il principio dell'&#8221;è nato così&#8221;. Per me invece è poco interessante sapere se sono nato &#8220;così&#8221; e perché sono nato &#8220;così&#8221;, mentre è molto più interessante che cosa ho fatto di me nelle relazioni che mi sono trovato a vivere dopo la nascita, e ancor più interessante è che cosa ancora posso fare di me nelle relazioni con altri esseri umani. Ritengo, insomma, che il <em>fatto</em> che io sia omosessuale dice ben poco di me. E il fatto che il mio desiderio omosessuale potrebbe forse dipendere dalla forma del &#8220;buco del mio culo&#8221;, o dal mio patrimonio genetico, dice ancor meno. Il mio invito è quindi a prendere nettamente le distanze dalle teorie biologiche o psicologiche che vogliono dare una spiegazione &#8220;scientifica&#8221; del desiderio sessuale, sia quando si propongono nelle vecchie versioni razziste, sia quando si prongono in versioni pseudo-progressiste.</p>
<p align="justify"><strong><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-16042" title="ni450c2a9hanninen-8204" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/ni450c2a9hanninen-8204.jpg" alt="ni450c2a9hanninen-8204" width="450" height="301" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/ni450c2a9hanninen-8204.jpg 450w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/ni450c2a9hanninen-8204-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></strong></p>
<h4><em>3. Genealogia del razzismo.</em></h4>
<p align="justify">Secondo Foucault questa strategia di oggettivazione dell&#8217;umano si sarebbe diffusa nell&#8217;occidente con la cristianità, in particolare con le pratiche della confessione inventate dalla chiesa cattolica. Durante la confessione, infatti, al fedele il prete chiede non solo di raccontare ciò che ha fatto, ma anche di indagare ciò che è, di oggettivare la sua personalità. Nel cattolicesimo il sesso diventa una questione di verità, il desiderio viene legato a un&#8217;identità, a una personalità. In base alle personalità di cui sono portatori, il prete-pastore, il detentore di verità, opera delle distinzioni tra i fedeli: i peccatori e i giusti, i &#8220;secondo natura&#8221; e i &#8220;contro natura&#8221;, chi merita di vivere e chi di morire. In base a questa logica nella prima età moderna donne e uomini omosessuali sono stati mandati al rogo. Secondo Foucault, a partire dal Sei-Settecento anche lo Stato ha iniziato a comportarsi come la chiesa cattolica e a tracciare linee di confine nell&#8217;umano &#8211; linee di confine che riguardano la sessualità ma non solo la sessualità. Se la chiesa deve garantire la salvezza ultraterrena dei fedeli attraverso la confessione e la tortura, lo Stato deve invece garantire la sicurezza e la salute della popolazione attraverso strumenti biopolitici, attraverso i saperi e le tecniche della medicina e della biologia. A partire dall&#8217;Ottocento, si è poi diffusa quella preoccupazione per la difesa della purezza della razza che nel Novecento ha fornito giustificazione ai totalitarismi, dove la selezione biopolitica ha assunto il suo volto più estremo. Se sotto il fascismo gli omosessuali maschi sono stati confinati nelle isole della nuda vita assieme agli oppositori politici, sotto il nazismo come sapete assieme agli oppositori politici, ma anche assieme agli ebrei, ai rom, ai testimoni di Geova, ai portatori di handicap le persone omosessuali sono state non solo confinate, ma anche sterminate, nei campi della nuda vita.</p>
<p align="justify">Se Foucault rintraccia nel potere pastorale della chiesa cattolica l&#8217;origine di questa strategia di oggettivazione razzista dell&#8217;umano, Agamben sostiene che essa vada retrodata all&#8217;origine dell&#8217;Occidente. Agamben riprende il pensiero del giurista Carl Schmitt, e sostiene che la politica, fin dalla sua origine, consiste nella decisione su chi è amico e chi è nemico. Ogni comunità politica cioè dà diritto di cittadinanza solo ad alcuni soggetti, ed esclude altri soggetti dalla cittadinanza. Uno dei criteri per l&#8217;assegnazione della cittadinanza è l&#8217;appartenenza a un confine geografico: non l&#8217;essere nati da donna, ma l&#8217;essere nati all&#8217;interno dei confini della comunità politica. Ma anche all&#8217;interno di tali confini materiali esistono confini simbolici tra chi è pienamente cittadino e chi no &#8211; e chi non è pienamente cittadino è sempre un potenziale nemico, un nemico interno alla comunità politica. Prendete ad esempio l&#8217;antica Grecia: come sapete &#8220;politica&#8221; deriva da &#8220;polis&#8221; che è il nome della città-stato greca. E come sapete nell&#8217;Atene del IV secolo a.C. vigeva una democrazia diretta in cui i cittadini erano considerati uguali di fronte alla legge &#8211; una democrazia dell&#8217;uguaglianza che è stata ampiamente mitizzata nel pensiero filosofico moderno e contemporaneo. Ma in realtà i cittadini di Atene erano un&#8217;esigua minoranza: dalla vita politica di Atene erano infatti esclusi i minori, come da noi oggi, e anche le donne, e i lavoratori e soprattutto gli schiavi, che per lo più erano i non-greci, i barbari, gli stranieri prigionieri di guerra. Per le donne, per i lavoratori, per gli schiavi non vigevano le tutele giuridiche che erano valide per i cittadini liberi di Atene, cioè per i maschi proprietari, che erano soltanto il 10% della popolazione.</p>
<h4><em>4. Forme insolite e bestialità.</em></h4>
<p align="justify">Ora vorrei mostrarvi come anche la filosofia politica moderna si sia resa complice di analoghe esclusioni. In questo caso non si tratta però di quella filosofia politica critica e anarchica che piace a me, ma di quella tradizione filosofica normativa che &#8220;ha vinto&#8221; nella modernità imponendo i concetti che ancora utilizziamo nel nostro lessico politico. Le nostre carte costituzionali, quando utilizzano i concetti di sovranità statale, di popolo, di diritti umani, di individuo portatore dei diritti umani, sono infatti debitrici verso una tradizione filosofica moderna che prende il nome di giusnaturalismo. Il giusnaturalismo è quella tradizione che considera gli esseri umani come &#8220;individui&#8221; autosufficienti, fantasticando su uno stato di natura in cui questi non nascono inermi dal ventre delle loro madri, ma &#8220;spuntano dalla terra già adulti come funghi&#8221;, dotati delle caratteristiche conferite loro da una presunta &#8220;natura umana&#8221;. Vorrei rapidamente farvi due esempi che mostrano come alla base del pensiero dei maggiori giusnaturalisti moderni stia una decisione sull&#8217;umano.</p>
<p align="justify">Secondo una tradizione storiografica ampiamente condivisa, l&#8217;iniziatore della filosofia politica moderna è Thomas Hobbes &#8211; è sua la definizione dello stato di natura come condizione in cui gli individui spuntano dalla terra già adulti come funghi (<em>De Cive</em>, cap. VIII, par. 1). Hobbes è il tipico esponente di quella logica amico-nemico di cui vi parlavo prima: in Hobbes il potere politico si giustifica proprio sull&#8217;esistenza di nemici, di individui pericolosi. È proprio perché esistono nemici che gli esseri umani hanno bisogno di un potere politico che li protegga. Per Hobbes la società politica si fonda su un patto: i sudditi promettono obbedienza al sovrano perché questi li proteggerà da nemici interni ed esterni. Vorrei mostrarvi ora che Hobbes fa dell&#8217;umano non solo un oggetto di studio della filosofia politica, ma anche un oggetto della decisione del potere politico. Vi leggo a questo proposito un passo del <em>De cive </em>(1642):</p>
<blockquote>
<p align="justify">Se una donna ha partorito prole di forma insolita, e la legge vieta di uccidere un uomo, si pone la questione se sia stato partorito un uomo. <em>Si chiede, dunque, che cos&#8217;è un uomo. Nessuno dubita che ne giudicherà lo Stato </em>(cap. XVII, par. 12)<em>.</em></p>
</blockquote>
<p align="justify">Per Hobbes, quindi, lo Stato sovrano decide sull&#8217;umanità dei suoi sudditi. Il sovrano decide in ultima istanza chi sia pienamente umano e chi no, e chi è considerato meno-che-umano può essere ucciso senza che il suo uccisore sia considerato colpevole di omicidio. L&#8217;esempio di Hobbes è quello della &#8220;prole di forma insolita&#8221;. Hobbes chiede: è omicidio uccidere un neonato portatore di handicap? E altri dopo di lui hanno chiesto: è omicidio uccidere un gay, una lesbica, un uomo trans o una donna trans, una persona intersessuale? La risposta di Hobbes è confermata dalla storia: di volta in volta, nella storia umana, è stata l&#8217;autorità politica a stabilire quali casi di uccisione di un essere umano siano propriamente omicidi e quali no.</p>
<p align="justify">Hobbes, come forse saprete, nella tradizione della filosofia politica occidentale gode di pessima stampa &#8211; è considerato un autore &#8220;cattivo&#8221;, come Machiavelli. Questo perché Hobbes conia i concetti con cui la modernità ha pensato la politica, ma li utilizza per giustificare lo Stato assoluto e in particolare la monarchia assoluta. John Locke, invece, è considerato il padre del liberalismo moderno, il padre di quella liberaldemocrazia in cui noi oggi ancora crediamo. Le grandi rivoluzioni della modernità, la Rivoluzione Americana (1775-1783) e la Rivoluzione Francese (1789) sono state ispirate dal pensiero politico di Locke, e sostanzialmente i primi articoli della dichiarazione d&#8217;indipendenza americana (1776) sono un riassunto della dottrina politica di Locke &#8211; la dichiarazione dei diritti dell&#8217;uomo e del cittadino della rivoluzione francese (1789) è invece un misto della dottrina di Locke e quella di Rousseau. Se Hobbes è considerato un autore &#8220;cattivo&#8221;, Locke invece è un autore &#8220;buono&#8221;. Bene, sentite che cosa scrive il buon Locke nel <em>Secondo trattato sul governo civile</em> (1689):</p>
<blockquote>
<p align="justify">Ciascuno può distruggere un uomo che gli faccia guerra o abbia manifestato ostilità contro il suo essere per la stessa ragione per cui può uccidere un lupo o un leone. Siffatti uomini, infatti, non sottomettendosi ai vincoli della comune legge di ragione e non avendo altra regola che quella della forza e della violenza, possono essere trattati come bestie da preda, creature pericolose e nocive che non mancheranno di distruggerlo qualora egli cada in loro potere (cap. III, par. 16).</p>
</blockquote>
<p align="justify">Anche nel pensiero del buon Locke, quindi, del liberale Locke, vige quella logica binaria che traccia nell&#8217;umano una linea di confine tra l&#8217;amico e il nemico, che secondo Schmitt e Agamben è <em>la</em> logica della politica. E da Locke questo confine è interpretato come confine tra il pienamente umano e l&#8217;umano-bestiale. Per Locke non solo chi ti fa effettivamente guerra, ma anche chi manifesta intenzione di farti guerra merita di essere ucciso. Nella sua ostilità verso di te, o verso chiunque altro, costui mostra di essere ostile verso l&#8217;intero genere umano: egli non è quindi umano, ma è nemico dell&#8217;umanità. È una bestia feroce, e come tale merita di morire. Locke è considerato il padre del liberalismo anche perché difende la sacralità della proprietà privata: per Locke ciò che è proprietà del soggetto appartiene al soggetto come il suo stesso corpo. Pertanto per Locke non solo chi costituisce una minaccia per la tua vita ma anche chi attenta alla tua proprietà merita di essere ucciso. Anche il ladro, o il ladro potenziale è  tuo nemico: anch&#8217;egli non è umano ma è una bestia. Locke sostiene esplicitamente questa tesi poco più avanti:</p>
<blockquote>
<p align="justify">[È] legittimo per un uomo uccidere un ladro che non gli ha minimamente recato danno, né dichiarato alcun proposito riguardante la sua vita, se non per l&#8217;uso della forza diretto a porlo in suo potere per sottrargli il denaro o quant&#8217;altro gli piaccia (cap. III, par. 18).</p>
</blockquote>
<p align="justify">Se vi ho letto questi brani di due filosofi del Seicento, non l&#8217;ho fatto per dar sfoggio di erudizione o per mero interesse archivistico o museale. Li ho letti invece per farvi notare che il brano di Locke, come quello di Hobbes, ci parla di qualcosa di ancora vivo nel funzionamento della nostra politica: nei paesi in cui vige la pena di morte un condannato a morte è considerato pienamente umano o è considerato una bestia? Il boia è considerato un omicida? E un nemico in guerra è considerato pienamente umano o è considerato una bestia? È omicida il soldato che combatte in nome della sua patria? Oppure è un eroe? La logica che separa amico e nemico, umano e bestiale può avere come conseguenza non solo l&#8217;uccisione fisica della bestia, ma anche la negazione, alla bestia umana, dei diritti destinati all&#8217;umano. Come mai ai prigionieri di Guantanamo, a quell&#8217;orrore giuridico che per fortuna Obama ha deciso di chiudere, non venivano riconosciuti i diritti dei prigionieri di guerra? La sola supposizione della loro ostilità, la sola ipotesi della loro affiliazione ad Al Qaeda non li poneva forse in qualche modo al di fuori delle regole che valgono per il resto dell&#8217;umanità? Pensate anche al trattamento giuridico dei cosiddetti &#8220;extracomunitari&#8221; in Europa, rinchiusi nei CIE senza aver commesso alcun reato. Pensate innanzitutto al fatto che nessuno nasce &#8220;extracomunitario&#8221;: si è &#8220;extracomunitari&#8221; solo all&#8217;interno della &#8220;comunità&#8221; europea. In un certo senso può essere &#8220;extracomunitario&#8221; solo chi appartiene &#8211; come escluso &#8211; a tale &#8220;comunità&#8221;. All&#8217;interno della &#8220;comunità&#8221;, e non al suo esterno, vige quindi una linea di confine tra cittadini comunitari e non-cittadini &#8220;extracomunitari&#8221;, a cui sono riservati differenti trattamenti giuridici. Si tratta quindi di forme dell&#8217;umano, una piena e una parziale, che sono state prodotte assieme all&#8217;Unione europea. Vorrei farvi notare tra l&#8217;altro anche i cittadini svizzeri o statunitensi o giapponesi, da un punto di vista giuridico, sono extracomunitari, ma sono socialmente e giuridicamente riconosciuti come cittadini svizzeri o statunitensi o giapponesi, e non come &#8220;extracomunitari&#8221;. La loro identità sociale e giuridica è quindi più vicina a quella dei &#8220;comunitari&#8221; che a quella degli &#8220;extracomunitari&#8221;. Agli &#8220;extracomunitari&#8221; provenienti da paesi poveri sono invece parzialmente assimilati, da un punto di vista sociale e politico, i &#8220;neocomunitari&#8221;, provenienti da stati &#8211; poveri &#8211; dell&#8217;ex area socialista, in particolare dalla Romania. Bene: i cosiddetti &#8220;extracomunitari&#8221;, ma anche i rom e anche i rumeni che in teoria sono comunitari come noi altri, non sono forse oggi considerati meno-che-umani perché sono nati fuori dai nostri confini e soprattutto perché sono poveri, e quindi potenzialmente pericolosi per la nostra proprietà e sicurezza? A me è capitato di recente di sentir dire che i &#8220;rumeni stupratori&#8221; non sono uomini, ma bestie. Non l&#8217;ho sentito al bar, ma in televisione: da un membro dell&#8217;attuale governo&#8230;</p>
<p align="justify"><strong><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-16043" title="ni450c2a9hanninen-7611" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/ni450c2a9hanninen-7611.jpg" alt="ni450c2a9hanninen-7611" width="450" height="301" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/ni450c2a9hanninen-7611.jpg 450w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/ni450c2a9hanninen-7611-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></strong></p>
<h4><em>4. Per un&#8217;ontologia anarchica dell&#8217;umano. </em></h4>
<p align="justify">Guardando il documentario <em>Isola nuda</em>, si potrebbe pensare che la pratica del confino degli omosessuali come molte pratiche razziste ed eugenetiche attuate dagli Stati fascisti e totalitari siano state il frutto di una sorta di impazzimento della storia. Potrebbe sembrare che nazismo, stalinismo, fascismo siano stati meri accidenti storici, capitati chissà come. Si potrebbe pensare che non ci riguardano più e che non ci riguarderanno mai più. E io mi auguro che sarà così, che un giorno non ci riguarderanno più. Leggendo Hobbes e Locke, risalendo quindi all&#8217;origine del nostro lessico politico, emerge invece con evidenza che nella storia dell&#8217;umanità il confino degli omosessuali non è stato un evento sporadico e casuale. Forse fin dalle sue origini nell&#8217;antica Grecia, ma sicuramente fin dalla nascita dello Stato moderno, il pensiero politico occidentale ha giustificato il potere politico con una strategia argomentativa volta a tracciare linee di confine interne all&#8217;umano tra l&#8217;amico e il nemico, tra il pienamente umano e il meno-che-umano. Secondo questa strategia argomentativa, dobbiamo obbedienza al potere politico perché il potere politico protegge la nostra forma di vita umana, dalle minacce portate da altre forme di vita giudicate &#8220;insolite&#8221; o &#8220;bestiali&#8221;, o semplicemente dalle minacce portate da chi è nato fuori dai confini della nostra comunità. Quello che è accaduto agli omosessuali è solo un esempio di quanto è accaduto a molte altre categorie di persone: alle popolazioni africane ridotte in schiavitù ad esempio, agli indiani d&#8217;America sterminati dalla colonizzazione occidentale. E poi agli ebrei, ai rom, ai testimoni di Geova, ai portatori d&#8217;handicap. La storia dell&#8217;umanità è piena di soggetti che sono stati resi uccidibili dal potere politico o religioso. E il confino non è che una forma attenuata dell&#8217;uccidibilità: è un&#8217;uccisione sociale e simbolica, è la negazione del diritto di vivere liberi tra gli altri esseri umani, di essere umani tra gli umani. Oggi per fortuna non esistono in Italia né campi di sterminio né luoghi i confino per omosessuali, però quello che accade in Italia, dove a lesbiche e  gay è negato il diritto di matrimonio e adozione che è concesso agli uomini e alle donne eterosessuali, testimonia comunque dell&#8217;esistenza di una linea di confine giuridico che non attribuisce a lesbiche e gay lo status di piena umanità. Purtroppo in alcuni paesi islamici esiste ancora oggi la pena di morte per reato di omosessualità. E purtroppo nel mondo e anche in Italia questa logica di separazione continua ad agire su altri soggetti che sono considerati pericolosi, nemici attuali o potenziali. Come accade a Lampedusa dove, come ho già ricordato, il confino degli omosessuali ha lasciato il posto alla reclusione dei migranti &#8220;extracomunitari&#8221;, rinchiusi nel CIE perché colpevoli di povertà.</p>
<p align="justify">Il senso di questa mia presentazione del documentario <em>Isola nuda</em>, il senso del mio punto di vista filosofico, risiede quindi nel rifiuto di ogni logica oggettivante dell&#8217;umano finalizzata a tracciare linee di confine che giustifichino l&#8217;istituzione di luoghi di confino materiali o di linee di confine simboliche. Credo non sia un caso se negli ultimi anni sono state soprattutto le filosofe femministe a riflettere sul concetto di umanità, dato che le donne sono da sempre state e sono ancora vittime di una di quelle linee di confine biopolitiche che da una differenza biologica oggettiva traggono come conseguenza un differente riconoscimento sociale. Ho già nominato Adrienne Rich e Judith Butler, vorrei ora nominare anche Adriana Cavarero, la cui filosofia della narrazione insiste molto sulla distinzione, operata da Hannah Arendt, tra <em>chi</em> e <em>che cosa</em>. Per Arendt e Cavarero il senso dell&#8217;umano non sta mai nella sua riducibilità a un <em>che cosa</em>, a dei <em>principi</em> oggettivi che lo definiscono &#8211; ad esempio la razza, il patrimonio genetico, la provenienza geografica ed etnica. Tutte le determinazioni oggettive di un soggetto senza dubbio condizionano la sua vita, ma mai tanto da impedire la sua libertà. Il senso dell&#8217;umano sta semmai nel suo <em>chi</em>, cioè nella sua storia unica e irripetibile, in ciò che egli ha fatto, fa e farà esponendosi ad altri esseri umani, a partire dal momento in cui è nato da una donna.</p>
<p align="justify">Secondo l&#8217;ontologia an-archica dell&#8217;umano che vorrei proporre, c&#8217;è solo un significato della parola &#8220;<em>arché</em>&#8221; che si addice all&#8217;umano. &#8220;<em>Arché</em>&#8221; può significare fondamento, ho detto prima, principio oggettivo. Oppure può significare governo, potere. Non sono questi i significati del termine &#8220;<em>arché</em>&#8221; che a mio avviso definiscono l&#8217;umano. Semmai l&#8217;umano può essere definito dall&#8217;uso verbale del termine &#8220;<em>arché</em>&#8220;: non dall'&#8221;<em>arché</em>&#8221; ma dall'&#8221;<em>archein</em>&#8220;, dal principio inteso come principiare, come portare al mondo qualcosa di nuovo a partire dalla propria nascita, come essere capace di iniziativa, di libertà. L&#8217;esistenza umana solo per artificio e accidente storico si è dotata di confini politici che separano amico e nemico, e solo per pregiudizio culturale produce distinzioni oggettivanti tra chi è pienamente umano e chi non lo è. Se come insegna Hobbes al potere sovrano &#8220;la politica&#8221; affida oggi la decisione sull&#8217;umano &#8211; l&#8217;ontologia anarchica che vorrei proporvi insegna che l&#8217;umano non è affatto definito dalla sua obbedienza alle decisioni di chi governa su di lui, né dalla sua credenza nelle verità professate da chi governa su di lui. L&#8217;umano può sempre tradire la sua appartenenza allo Stato in cui gli è capitato di nascere, e al potere di chi governa su di lui può sempre rispondere con la disobbedienza. Se ancora oggi il potere politico impone linee di confine tra pienamente umani e meno-che-umani, se ancora oggi il potere politico impone una logica di guerra, possiamo sempre rivendicare la nostra umanità attraverso il libero pensiero e la disobbedienza. Possiamo sempre varcare i confini, geografici e simbolici, che ci vengono imposti.</p>
<p align="justify">
<p align="justify"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.visionaria.it/">http://www.visionaria.it</a></span></p>
<p align="justify"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://isolanuda.visionaria.it/">http://isolanuda.visionaria.it/</a></span></p>
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		<title>2D &#8211; 3D family</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mattia paganelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 06:00:56 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-14799" title="2d_3d-family" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/2d_3d-family.jpg" alt="2d_3d-family" width="513" height="315" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/2d_3d-family.jpg 733w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/2d_3d-family-300x184.jpg 300w" sizes="(max-width: 513px) 100vw, 513px" /></p>
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		<title>Biglietto scaduto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Oct 2008 06:30:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura francese]]></category>
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		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Romain Gary]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo Romain Gary, Biglietto scaduto, trad. Federico Riccardi, 223 pag., Neri Pozza, 2008 Da qualche anno a questa parte Neri Pozza sta (ri)pubblicando i romanzi di Romain Gary, autore francese dalla vita avventurosa, morto suicida nel 1980 e colpevolmente dimenticato qui in Italia, non so se per ostracismo ideologico o per pura distrazione. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://Nessuna"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/gary.jpg" alt="" title="gary" width="454" height="255" class="alignnone size-full wp-image-8367" /></a></p>
<p>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p><em>Romain Gary, <strong>Biglietto scaduto</strong>, trad. Federico Riccardi, 223 pag., Neri Pozza, 2008</em></p>
<p>Da qualche anno a questa parte Neri Pozza sta (ri)pubblicando i romanzi di Romain Gary, autore francese dalla vita avventurosa, morto suicida nel 1980 e colpevolmente dimenticato qui in Italia, non so se per ostracismo ideologico o per pura distrazione.<br />
Fra questi <em>Biglietto scaduto</em>, romanzo squisitamente borghese, per ambientazione e per tematiche, libro del 1975, che pare quasi un Philip Roth <em>ante litteram</em>, in salsa francese.<br />
<span id="more-8365"></span><br />
Jacques Rainier, voce narrante e protagonista del libro, è un ricco imprenditore con un passato eroico nella seconda guerra mondiale (proprio come l’autore del romanzo) che sulla soglia dei sessant’anni viene messo di fronte alla crudele inevitabilità della decadenza fisica. Lui che nella vita ha sempre ottenuto tutto quello che voleva, mettendo il suo stesso corpo in prima linea, non riesce ad affrontare – perfetto esempio di contrappasso – la perdita del vigore sessuale, perdita vista come un precipitare impotente nel baratro della vecchiaia. </p>
<p>Persino l’amore di Laura, giovane ereditiera brasiliana, amore autentico e persino disinteressato alla sessualità, diventa una costante ferita per chi ha sempre saputo vivere l’affettività solo attraverso la prestanza fisica. Meglio la morte, per questo uomo volitivo e tetragono, che l’accettazione della perdita della virilità. </p>
<p>Accompagnata alla sua decadenza fisica si presenta quella economica. Se Rainier non troverà il modo di risolvere i suoi affari nello stretto giro di posta rischia la bancarotta, che nelle intenzioni dell’autore appare come una sorta di perdita di virilità pubblica, correlativo oggettivo di quella privata e personale.</p>
<p>È un libro sul senso e sul significato del potere, in pratica, <em>Biglietto scaduto</em>.  Scritto con una lingua asciutta e veloce, hemingwayiana, dalle tonalità fra l’ironico e il sarcastico, lingua capace però di metafore strepitose, da sottolineare con la matita. Libro in fondo grottesco e tragico assieme, che parla della sconfitta dell’idea novecentesca del maschio, e forse dell’Occidente tutto.</p>
<p>[<em>pubblcato su </em>Cooperazione<em> n. 38 del 16.09.2008</em>]</p>
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		<title>Maschio e femmina dio li creò!? Il binarismo sessuale visto dai suoi zoccoli (2)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2008 05:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
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					<description><![CDATA[Pubblico la seconda parte (qui la prima parte) della lezione su transgenderismo e intersessualità che Lorenzo Bernini ha tenuto presso il corso di dottorato di ricerca in Studi Culturali dell&#8217;Università degli Studi di Palermo, corredato da fotografie scattate da Giovanni Hänninen agli ultimi gaylesbiantransgender pride. JR di Lorenzo Bernini 6. Violenze giuridiche su corpi trans. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblico la seconda parte </em><em> (qui la <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/09/10/maschio-e-femmina-dio-li-creo-il-binarismo-sessuale-visto-dai-suoi-zoccoli-1/">prima parte</a>) della lezione su transgenderismo e intersessualità che <strong>Lorenzo Bernini</strong> ha tenuto presso il <a title="lezione di Lorenzo Bernini" href="http://www.unipa.it/~articom/html/dottorato/dott_quadro.html">corso di dottorato di ricerca in Studi Culturali</a> dell&#8217;Università degli Studi di Palermo, corredato da fotografie scattate da <strong><a title="le foto di Giovanni Hänninen su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/sanoi/">Giovanni Hänninen</a></strong> agli ultimi gaylesbiantransgender pride. JR </em></p>
<p>di <strong>Lorenzo Bernini</strong></p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-8143" title="450_pgh_4017" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/450_pgh_4017.jpg" alt="" width="450" height="301" /></p>
<p><strong>6.</strong><strong> Violenze giuridiche su corpi trans.</strong> Per affrontare la questione del transgenderismo, occorre affrontare preventivamente la questione della transessualità. I primi interventi di riassegnazione chirurgica del sesso sono stati praticati negli anni cinquanta, e infatti, come già ho ricordato, solo dagli anni cinquanta nella letteratura medica è stata operata la distinizone tra transessuale e omosessuale attraverso quelle categorie di sesso, genere e orientamento sessuale che sono oggi utilizzate anche per definire l&#8217;eterosessualità. Si tratta naturalmente di una distinzione che ha le sue ragioni pratiche oltre che teoriche, e che non ho alcuna intenzione di mettere in discussione.<span id="more-8140"></span></p>
<p>Poco ragionevolmente giustificabile e molto discutibile mi sembra invece l&#8217;attuale trattamento giuridico della condizione transessuale in Italia. Un trattamento in cui appare evidente come, ancora nelle nostre società postmoderne, il binarismo sessuale mantenga pesantemente il suo carattere imperativo (il suo punto esclamativo). Come vi dicevo prima, secondo il <em>DSM</em> gay e lesbiche non sono persone malate &#8211; fino al 1990 sì, gay e lesbiche erano malati, ma dal 1990 sono tutti guariti! Le persone trans invece sono malate tuttora, affette da disturbo dell&#8217;identità di genere. E chi è malato deve essere curato. La cura a cui un transessuale FtM <em>deve</em> sottoporsi prevede assunzione di testosterone, mastectomia (asportazione del seno), isterectomia (asportazione di utero ed ovaie) ed eventualmente falloplastica (ricostruzione chirurgica di un simil-pene). La cura a cui una transessuale MtF <em>deve</em> sottoporsi consiste invece nell&#8217;assunzione di estrogeni e di farmaci antagonisti del testosterone, nella rimozione di pene e testicoli ed eventualmente nella mastoplastica additiva (ricostruzione chirurgica del seno) e nella vaginoplastica (ricostruzione chirurgica di una simil-vagina). Vaginoplastica e falloplastica sono interventi molto pesanti, che durano anche 10 ore, e che danno spesso scarsi risultati. La falloplastica nella maggior parte dei casi dà forti reazioni di rigetto: spesso la protesi viene rifiutata dal corpo. La vaginoplastica invece, oltre ad essere un intervento molto invasivo, talvolta va ripetuta perché la vagina artificiale tende a chiudersi (il termine medico è stenosi). Ma soprattutto la vaginoplastica spesso comporta la rinuncia al piacere sessuale.</p>
<p>Fortunatamente nessuno e nessuna è obbligato a sottoporsi a questi trattamenti contro la sua volontà; tuttavia in Italia è necessario sottoporvisi per chi vuole che il proprio desiderio di cambiare genere sia riconosciuto dalle istituzioni. Infatti, secondo la legge 164, del 14 aprile 1982, tuttora in vigore, questi interventi (almeno nella loro forma demolitiva) sono necessari per poter ricevere l&#8217;autorizzazione di cambiare il nome sulla carta di identità. Quindi l&#8217;identità di genere per lo stato italiano dipende non dal senso di sé di un soggetto, ma esclusivamante da ciò che un soggetto ha tra le gambe, si tratti di un organo genitale naturale o di una sua copia artificiale. Il nostro sistema giuridico risponde quindi a una logica binaria molto rigida: o sei maschio e quindi devi essere uomo, o sei femmina e quindi devi essere donna. Se sei maschio ma vuoi essere donna, il nostro sistema giuridico ti concede di diventare legislativamente donna o uomo solo a patto che tu ti faccia demolire ed evenualmente ricostruire i genitali, anche se probabilmente questo potrebbe farti rinunciare al piacere dell&#8217;orgasmo o dare forti reazioni di rigetto, e anche se l&#8217;operazione di ricostruzione genitale potrebbe non riuscire affatto.</p>
<p>Non vorrei che le mie parole venissero fraintese: io difendo fermamente il principio secondo cui le persone trans debbano avere il diritto di autodeterminare i propri corpi, anche intervenendo chirurgicamente su di essi se lo desiderano. Ma credo anche che il diritto di autodeterminazione debba includere un&#8217;informazione completa e dettagliata sui risultati realmente possibili e soprattutto un contesto istituzionale e legislativo che renda la scelta realmente libera. Le mie critiche non sono quindi in alcun modo rivolte alle persone transessuali, ma sono rivolte alla legge secondo cui il riconoscimento giuridico dell&#8217;identità di una persona transessuale <em>deve</em> passare dall&#8217;intervento chirurgico. Non è così in tutta Europa: ad esempio in Spagna nel 2007 è stata approvata una legge che afferma il principio secondo cui &#8220;il riconoscimento giuridico dell&#8217;identità di genere non deve necessariamente dipendere dall&#8217;intervento chirurgico di riattribuzione dei genitali&#8221;<em>. </em>E già dal 1980 in Germania è prevista quella che vien chiamata &#8220;piccola soluzione&#8221; (kleine Lösung), cioè il cambiamento dei dati anagrafici senza alcun intervento né chirurgico, né ormonale. La legge italiana, rendendo obbligatoria l‘operazione genitale per il cambio dei documenti, a mio avviso è una legge violenta, che induce le persone ad operarsi per normalizzarle secondo i criteri del binarismo. Un uomo con ovaie, utero e vagina o una donna con testicoli e pene per la legislazione italiana sono soggetti intrattabili.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-8145" title="450_pgh_3973" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/450_pgh_3973.jpg" alt="" width="450" height="672" /></p>
<p><strong>7.</strong><strong> Soggetti intrattabili (1).</strong> Il fatto è che questi soggetti intrattabili in realtà esistono, si autodefiniscono transgender, e a mio avviso possono essere assunti come figure esemplari di possibili pratiche di riappropriazione creativa del binarismo sessuale. &#8220;Transgender&#8221; è un termine polisemico che si è diffuso nel movimento lesbico gay trans in seguito alla pubblicazione, nel 1992, di un libro di Leslie Feinberg intitolato <a title="su Amazon" href="http://www.amazon.com/Transgender-Liberation-Movement-Whose-Time/dp/0895671050/ref=sr_1_10?ie=UTF8&amp;s=books&amp;qid=1220880626&amp;sr=1-10"><em>Transgender Liberation</em></a>. In senso stretto, si definiscono transgender le persone che si identificano con il genere opposto al sesso di nascita ma che scelgono di non sottoporsi alla riassegnazione chirurgica del sesso: si può essere transgender ad esempio vestendo i panni del genere desiderato, scegliendo per sé un nome proprio del genere desiderato, assumendo eventualmente ormoni e modificando alcuni tratti del proprio corpo, ma senza intervenire chirurgicamente, o intervenendo solo parzialmente, sui propri genitali. In senso lato, la categoria può essere estesa anche alle persone transessuali, che sono invece quelle persone che desiderano modificare anche i propri genitali per diventare il più possibile simili al &#8220;sesso&#8221; di elezione: secondo questa interpretazione &#8220;transgender&#8221; è un termine di ampio significato che contiene al suo interno tanto il concetto di transessuale, quanto quello di transgender in senso stretto. Ma si definiscono transgender anche persone come Leslie Feinberg, l&#8217;autrice/autore di <em>Transgender Liberation</em>, e anche di altri saggi come <em><a title="su Amazon" href="http://www.amazon.com/Transgender-Warriors-Making-History-Dennis/dp/0807079413/ref=pd_bbs_sr_3?ie=UTF8&amp;s=books&amp;qid=1220880626&amp;sr=1-3">Transgender Warriors</a> </em>(1996); <em><a title="su Amazon" href="http://www.amazon.com/Trans-Liberation-Beyond-Pink-Blue/dp/0807079510/ref=sr_1_6?ie=UTF8&amp;s=books&amp;qid=1220880626&amp;sr=1-6">Trans Liberation</a> </em>(1998), e dei romanzi <a title="su Amazon" href="http://www.amazon.com/Stone-Butch-Blues-Leslie-Feinberg/dp/1555838537/ref=pd_bbs_sr_1?ie=UTF8&amp;s=books&amp;qid=1220880626&amp;sr=1-1"><em>Stone Butch Blues</em></a> (1993) e <a title="su Amazon" href="http://www.amazon.com/Drag-King-Dreams-Leslie-Feinberg/dp/0786717637/ref=pd_bbs_sr_2?ie=UTF8&amp;s=books&amp;qid=1220880626&amp;sr=1-2"><em>Drag King Dreams</em></a> (2006)<em> </em>(<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.transgenderwarrior.org/">http://www.transgenderwarrior.org/</a></span>).<em> </em>Feinberg è nata con corpo femminile e ha avuto in sorte un nome, Leslie, che in inglese è sia maschile sia femminile. Nel tempo ha reso il suo corpo parzialmente somigliante a un corpo maschile, ma non ha voluto completare la transizione verso il sesso maschile, e ha poi scelto per sé un genere intermedio come il suo nome. Oggi lascia ai suoi commentatori la libertà di scegliere il pronome con cui sostituire il suo nome, e al tempo stesso insiste sulla necessità di introdurre nel vocabolario pronomi personali intermedi come &#8220;s/he&#8221; (she/he) e aggettivi possessivi come &#8220;hir&#8221; (her/his). &#8220;Transgender&#8221; indica quindi anche quei soggetti che nel corso della vita hanno sperimentato differenti ruoli di genere, e che collocano la propria identità tra il maschile e il femminile. Un esempio italiano è Porpora Marcasciano, militante del Movimento Identità Transessuale (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.mit-italia.it/">http://www.mit-italia.it/</a></span>) e autrice/autore di libri come <em>Tra le rose e le viole </em>(manifestolibri, 2002), <em><a title="il libro su Internet Bookshop" href="http://www.ibs.it/code/9788886633505/marcasciano-porpora/antologaia-sesso-genere.html">Antologaia</a> </em>(Il dito e la luna, 2007), e <a title="il libro su Internet Bookshop" href="http://www.ibs.it/code/9788872855386/marcasciano-porpora/favolose-narranti-storie.html"><em>Favolose narranti</em></a> (manifestolibri, 2008):<em> </em>Porpora è nata con un corpo maschile che ha in parte modificato per renderlo somigliante a un corpo femminile, e oggi, come Feinberg, usa per sé indifferentemente il genere maschile e femminile.</p>
<p>In un testo del 2004, <a title="il libro su Internet Bookshop" href="http://www.ibs.it/code/9788883535000/butler-judith/disfatta-del-genere.html"><em>La disfatta del genere</em></a>, Butler utilizza il termine <em>transgender </em>per contestare il senso comune (che, come vi ho mostrato,  è anche senso medico e giuridico) secondo cui il genere è una conseguenza del sesso. Assumendo la prospettiva genealogica di Foucault, Butler opera un interessante rovesciamento di prospettiva e sostiene che sono le norme di genere a rendere culturalmente significative le differenze sessuali dei corpi, anche le differenze genitali: è il sesso che deriva dal genere, e non il genere dal sesso. Butler si spinge ancora oltre: fin da <a title="il libro su Internet Bookshop" href="http://www.ibs.it/code/9788838300035/butler-judith/scambi-genere-identita.html"><em>Scambi di genere </em></a>(1989) ha sostenuto infatti che nell&#8217;ordine simbolico tradizionale il genere è un epifenomeno dell&#8217;orientamento sessuale. Al cuore del binarismo sessuale si troverebbe cioè il dogma dell&#8217;eterosessualità obbligatoria: sarebbe il dovere dell&#8217;eterosessualità a rendere culturalmente significativa le differenze tra i generi, e sarebbe poi l&#8217;importanza culturalmente attribuita alle differenze tra i generi a rendere culturalmente significative anche le differenze corporee tra i sessi. Una legge che impone con nettezza il binarismo sessuale, come la legge italiana, rendendo giuridicamente intrattabili i soggetti transgender, secondo Butler sarebbe quindi in ultima istanza riconducibile a una rigida interpretazione del dogma dell&#8217;eterosessualità obbligatoria: poiché la norma eterossessista impone che gli uomini debbano desiderare le donne e viceversa, allora è fondamentale che non esistano ambiguità nello stabilire chi è uomo e chi è donna. E affinché non ci siano ambiguità, la norma stabilisce che a decidere siano i genitali: naturali o chirurgicamente ricostruiti. Il fatto è che, in realtà, non è affatto detto che i genitali siano il modo migliore per disambiguare le identità sessuali, e ora vorrei dirvi perché. Vorrei infatti concludere sulla questione dell&#8217;intersessualismo, l&#8217;altra condizione a cui allude il punto interrogativo del mio titolo, l&#8217;altro zoccolo piantato negli ingranaggi della fabbrica moderna della sessualità.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-8148" title="ftm450_pgh_3970" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/ftm450_pgh_3970.jpg" alt="" width="450" height="672" /></p>
<p><strong>8. Soggetti intrattabili (2).</strong> Come ho anticipato, il <em>DSM</em> non comprende l&#8217;intersessualismo tra i disturbi mentali, perché l&#8217;intersessualismo è una condizione fisica prima che psicologica. Intersessuale è infatti un individuo il cui corpo presenta caratteri intermedi tra quelli maschili e quelli femminili. Secondo le stime statistiche dell&#8217;Intersex Society of North America (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.isna.org/">http://www.isna.org/</a></span>),<strong> </strong>nasce intersessuale<strong> </strong>un bambino ogni duemila. Questo significa che, se la popolazione italiana è stimabile attorno ai 60 milioni di abitanti, le persone intersessuali in Italia sono probabilmente attorno alle 30 mila unità. Ma naturalmente anche se fossero meno, quello che vi dirò non sarebbe meno valido, perché abbiamo detto che gli zoccoli di cui abbiamo assunto il punto di vista, vorrebbero essere trattati secondo la massima di Clemenceau e di Arendt: &#8220;l&#8217;affare di uno è affare di tutti&#8221;. Al di là dei dati statistici, mi sembra infatti che l&#8217;intersessualismo, al pari del transgenderismo, possa valere come cartina tornasole per comprendere la violenza insita nel binarismo tradizionale così com&#8217;è stato interpretato nelle società tradizionali, e come ancora è interpretato nel nostro ordinamento giuridico. Come le persone transgender, infatti, anche le persone intersessuali sono considerate intrattabili dal nostro sistema giuridico e simbolico, e per questa ragione vengono &#8220;trattate&#8221; dal nostro sistema sanitario.</p>
<p>Un esempio di intersessualismo, è la sindrome di Klinefelter (cfr. <a href="https://secure.wikimedia.org/wikipedia/it/wiki/Sindrome_di_Klinefelter"><span style="text-decoration: underline;">wikipedia</span></a>), che è l&#8217;esito di una variazione genetica: chi ne è affetto non ha due cromosomi sessuali (i canonici XX delle femmine, e XY dei maschi), ma tre: due cromosomi X e un cromosoma Y. Per la presenza del cromosoma Y, i portatori della sindrome, o meglio le persone XXY &#8211; come loro preferiscono chiamarsi &#8211;  sono classificati dalla medicina come maschi. Alla nascita, in effetti, appaiono maschi, ma quando giunge la pubertà non sviluppano i caratteri secondari maschili: non hanno barba, né pomo d&#8217;adamo, né spalle larghe, né voce profonda, non sviluppano pene e testicoli di dimensioni &#8220;normali&#8221;. Hanno invece voce sottile, fianchi arrotondati, spalle spioventi, e spesso sviluppano il seno. Un altro esempio di intersessualismo è la sindrome di Morris (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.sindromedimorris.org/">http://www.sindromedimorris.org/</a></span>): le persone che ne sono affette, geneticamente sono uomini XY, ma, per una incapacità di razione agli ormoni maschili durante la gravidanza, nascono come bambini micropenici con testicoli introflessi. Hanno quindi genitali ambigui: il loro pene assomiglia a una clitoride, ma lo scroto introflesso forma una piccola cavità cieca, che non sfocia in una vagina. Non avendo i testicoli non produrranno mai testosterone, e quindi non potranno in adolescenza acquisire i caratteri secondari maschili. Un altro caso che può essere associato all&#8217;intersessualismo è quella che una volta veniva chiamata sindrome adrenogenitale, e che ora si preferisce chiamare iperplasia surrenale congenita (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.adrenogenitale.it/">http://www.adrenogenitale.it/</a></span>): può colpire sia uomini, sia donne, e consiste in un malfunzionamento delle ghiandole surrenali che producono poco cortisolo e poco aldosterone. La conseguenza è un aumento di testosterone, che nelle donne provoca la comparsa di caratteri secondari maschili: peli, barba, voce profonda. Il testosterone agisce anche sulla conformazione dei genitali: le donne affette da iperplasia surrenale congenita presentano spesso una clitoride ipertrofica, simile a un pene, e in alcuni casi una vagina poco profonda e la fusione delle grandi labbra.</p>
<p>Nella storia dell&#8217;umanità le persone intersessuali sono state celebrate da miti e leggende (pensate a <a title="su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ermafrodito">Ermafrodito</a> e a <a title="su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tiresia">Tiresia</a>), ma sono anche state ampiamente perseguitate. Nel 1978 Foucault ha curato la pubblicazione delle memorie di <a title="il libro su Internet Bookshop" href="http://www.ibs.it/code/9788806187033/barbin-herculine/strana-confessione-memorie.html"><em>Herculine Barbin, detta</em><em> </em><em>Alexina B</em></a><em>.</em><em>,</em> un intersessuale francese vissuto nell&#8217;Ottocento. Nelle memorie si legge che ad Herculine Barbin, soprannominata Alexina, alla nascita fu attribuito il sesso femminile. Fu quindi educata come una bambina, in un convento. Con l&#8217;adolescenza scoprì di essere attratta dalle compagne, si innamorò di una di esse e ne divenne amante. Per questo fu processata, e la sentenza decretò la sua trasformazione legale in uomo, stabilendo che il suo <em>vero sesso</em> fosse quello maschile, e che i medici che l&#8217;avevano visitata da neonata avessero commesso un <em>errore</em>: in una società dominata dal dogma dell&#8217;eterosessualità obbligatoria, se un soggetto si innamora delle donne, allora è un uomo. E se è un uomo, allora deve essere anche biologicamente maschio. Così Alexina fu costretta a indossare abiti maschili &#8211; e si suicidò.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-8151" title="450_pgh_4509" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/450_pgh_4509.jpg" alt="" width="450" height="301" /></p>
<p><strong>9. Violenze chirurgiche su corpi intersessuali</strong>. Nel caso ottocentesco preso in esame da Foucault, quindi, le autorità mediche cercarono nel corpo intersessuale di Alexina, e soprattutto nella sua biografia, i segni del suo &#8220;vero sesso&#8221;. Invece a partire dalla metà del Novecento, da quando si è iniziato a praticare interventi di riassegnazione genitale, negli Stati Uniti e in Europa, e in buona parte del mondo, i medici hanno iniziato a intervenire direttamente sul corpo delle persone intersessuali, <em>normalizzando</em> chirurgicamente poco dopo la nascita l&#8217;aspetto dei genitali ambigui, e in seguito modificando i caratteri sessuali secondari con terapie ormonali. Questo avviene abitualmente anche in Italia. Anche in questo caso, la mia intenzione non è di negare, ma al contrario di difendere il diritto delle persone intersessuali a modificare chirurgicamente il proprio corpo e ad assumere ormoni in modo da adeguare il proprio corpo alla propria identità. Ma la mia intenzione è anche quella di contestare la normalizzazione forzata delle persone intersessuali, denunciando il fatto che il sistema giuridico italiano da un lato impedisce a persone transgender maggiorenni di cambiare genere sui documenti a meno che non si sottopongano a un intervento chirurgico, e dall&#8217;altro permette a genitori e medici di intervenire chirurgicamente sul corpo di minorenni o peggio ancora di infanti per &#8220;normalizzarli&#8221; secondo i dettami del binarismo sessuale. Non è così in tutto il mondo: in Colombia è vietato intervenire sui genitali ambigui di persone che non abbiano ancora raggiunto l&#8217;età del consenso. E a me sembra una legge giusta: perché questi interventi chirurgici e queste prescrizioni di ormoni, se sono praticati su neonati incapaci di scegliere sulla propria identità e il proprio corpo, oppure se sono presentati come cure <em>necessarie</em> o come <em>unica</em> scelta possibile a degli adolescenti in situazione di grave disagio emotivo, altro non sono se non<strong> </strong>mutilazioni genitali e corporee dettate dal dogma del binarismo sessuale.<strong> </strong>L&#8217;occidente grida giustamente allo scandalo di fronte all&#8217;infibulazione che viene praticata in alcuni paesi islamici africani; ma farebbe bene a farsi un esame di coscienza e a proibire una volta per tutte le mutilazioni genitali che vengono praticate nei propri ospedali.</p>
<p>Vorrei farvi un esempio: la storia di <a title="su Wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cheryl_Chase_(activist)">Cheryl Chase</a>, la fondatrice (nel 1993) dell&#8217;Intersex Society of North America. Nata con genitali ambigui, fino a 18 mesi è stata cresciuta come un bambino. Poi i medici hanno detto ai suoi genitori che si trattava in realtà di una bambina, e che bisognava quindi procedere all&#8217;asportazione della pronunciata clitoride. A 8 anni è stata operata di nuovo per rimuovere ciò che in seguito ha saputo essere la porzione testicolare delle sue ovaie-testicoli. Oggi vive come una donna lesbica, ma le operazioni subite l&#8217;hanno privata della sensibilità clitoridea e della risposta orgasmica, proprio come succede alle donne infibulate in Africa. Il caso di Cheryl Chase dimostra quindi che la logica con cui questi interventi vengono praticati spesso non è il rispetto degli interessi soggettivi, come il mantenimento della possibilità di provare piacere, ma l&#8217;obbedienza a un imperativo di normalizzazione.</p>
<p>Secondo questo imperativo, alla nascita un pene non deve misurare meno di 2,5 cm; e una clitoride non deve essere più grande di 0,9 cm. Bambini con membri tra 0,9 e 2,5 cm sono quindi considerati inaccettabili e bisognosi d&#8217;intervento chirurgico. La maggior parte degli intersessuali viene fatta diventare donna semplicemente perchè è più facile costruire una simil-vagina piuttosto che allungare un micropene. Così ad esempio, le donne affette da sindrome adrenogenitale subiscono un intervento di &#8220;apertura&#8221; della vagina e di &#8220;accorciamento&#8221; della clitoride, anche a costo di perdere la sensibilità clitoridea. Ma anche chi ha la sindrome di Morris, pur essendo genotipicamente maschio (XY), a causa della micropenia e dei testicoli introflessi viene ricondotto al genere femminile: si accorcia il pene, si pratica una vaginoplastica, si prescrivono estrogeni. Un uomo diventa così una donna dotata di una similvagina a rischio di stenosi, che spesso va rioperata nel corso degli anni. Sembra che i medici non abbiano dubbi: è meglio essere una femmina imperfetta piuttosto che un maschio imperfetto &#8211; forse perché il regime del binarismo sessuale è un regime maschilista, in cui le donne sono considerate imperfette per natura.</p>
<p>A chi è affetto da sindrome di Klinefelter, invece, una volta giunto all&#8217;età dell&#8217;adolescenza, i medici &#8220;prescrivono&#8221; la mastectomia (l&#8217;asportazione del seno) e la somministrazione di testosterone. L&#8217;assunzione dell&#8217;ormone provoca la comparsa di caratteri secondari maschili (barba, peli, voce profonda) ma  provoca anche cambiamenti caratteriali nella sfera della libido e dell&#8217;aggresività che in alcuni casi possono produrre profondo turbamento e perdita del senso di sé. Non sono poche nel mondo le persone XXY che rifiutano questo trattamento forzato: alcune scelgono la strada della femminilizzazione, altre rivendicano per sé il diritto di essere semplicemente quelle che sono &#8211; di mantenere il proprio corpo intersessuale e la propria personalità ipodesiderante &#8211; (si veda, a questo proposito, la <a href="http://www.ukia.co.uk/voices/mnoble.htm">testimonianza di Michael Noble</a>), ma tale diritto, di solito, viene loro riconosciuto con grande fatica dai medici con cui hanno a che fare.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-8152" title="450_pgh_4166" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/450_pgh_4166.jpg" alt="" width="450" height="386" /></p>
<p><strong>10. </strong><strong>Il sabotaggio del binarismo: le teorie transgender.</strong> Di fronte a questi fatti, credo che sia facile intuire come le teorie transgender, che mettono in discussione la rigidità del binarismo sessuale dichiarando la possibilità che un&#8217;identità abiti uno spazio intermedio tra il genere maschile e quello femminile, possono diventare uno strumento prezioso per rinnovare il nostro ordinamento giuridico, per rendere più vivibile la vita delle persone intersessuali e trans (transessuali o transgender), e per allargare la gamma delle definizioni identitarie disponibili per tutti.</p>
<p>Transgenderismo e intersessualismo sono condizioni psicologiche e fisiche prodotte dalla logica binaria del dispositivo moderno della sessualità e rese intelligibili dalle sue categorie. Non rappresentano pertanto un &#8220;oltre&#8221; del binarismo, perché non negano il fatto che la sessualità degli umani, così come riusciamo a pensarla oggi, si dia tra gli estremi del maschile e del femminile. Però la presa di parola di soggetti transgender e intersessuali, la loro rivendicazione di una piena umanità, può provocare un dislocamento del binarismo sessuale, un suo <em>sabotaggio</em> che potrebbe portare a un suo migliore funzionamento. Dare ascolto ai soggetti transgender e intersessuali significa infatti disporsi ad accettare che la sessualità non si esaurisce in un&#8217;alternativa <em>rigida</em> e <em>netta</em> tra il maschile e il femminile, ma si configura come una gradazione tra il maschile e il femminile ricca di <em>sfumature</em>. Guardare alla fabbrica moderna della sessualità assumendo il punto di vista di quegli zoccoli difettosi che si trovano piantati e stritolati tra i suoi ingranaggi, induce a concludere che all&#8217;interno di quel <em>continuum </em>tra maschile e femminile che è la sessualità umana, ogni essere umano dovrebbe avere il diritto di scegliere dove collocare il proprio corpo e la propria identità. Senza condizionamenti e pregiudizi, ognuno dovrebbe avere il diritto di sperimentare quale sia la collocazione che più gli risponde &#8211; quella da cui potrà trarre maggior piacere.</p>
<p>Testo di <strong>Lorenzo Bernini</strong> (<a href="mailto: lorenzo.bernini@unimi.it ">lorenzo.bernini@unimi.it</a>)<br />
Foto: © <a href="mailto: sanoi@email.it ">Giovanni Hänninen&lt;</a> 2008 all rights reserved.</p>
<p>leggi anche la <em><a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/09/10/maschio-e-femmina-dio-li-creo-il-binarismo-sessuale-visto-dai-suoi-zoccoli-1/">prima parte</a><br />
</em></p>
<p><strong>Link:</strong></p>
<p>1. Istituzioni accademiche e associazioni politiche:</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.unipa.it/%7Earticom/html/dottorato/dott_quadro.html">http://www.unipa.it/~articom/html/dottorato/dott_quadro.html</a></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.isna.org/">http://www.isna.org/</a></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://isole.ecn.org/agaybologna/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=167">http://isole.ecn.org/agaybologna/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=167</a></span></p>
<p>2. Gruppi di supporto</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.mit-italia.it/">http://www.mit-italia.it/</a></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.sindromedimorris.org/">http://www.sindromedimorris.org/</a></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.adrenogenitale.it/">http://www.adrenogenitale.it/</a></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.malattie-rare.org/arfsag.htm">http://www.malattie-rare.org/arfsag.htm</a></span></p>
<p>3. Persone e testimonianze:</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.transgenderwarrior.org/">http://www.transgenderwarrior.org/</a></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cheryl_Chase_%28activist">http://en.wikipedia.org/wiki/Cheryl_Chase_(activist</a></span>)</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ukia.co.uk/voices/mnoble.htm">http://www.ukia.co.uk/voices/mnoble.htm</a></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.dellagracevolcano.com/">http://www.dellagracevolcano.com/</a></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">http://www.liberazione.it/a_giornale_index.php?DataPubb=14/02/2008</span></p>
<p><a href="http://www.liberazione.it/a_giornale_index.php?DataPubb=15/08/2008">http://www.liberazione.it/a_giornale_index.php?DataPubb=15/08/2008</a></p>
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		<title>Maschio e femmina dio li creò!? Il binarismo sessuale visto dai suoi zoccoli (1)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Sep 2008 05:00:47 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-8132 alignnone" title="binarismo" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/binarismo.jpg" alt="binarismo sessuale" width="450" height="299" /></p>
<p><em>Pubblico un estratto della lezione su transgenderismo e intersessualità che <strong>Lorenzo Bernini</strong> ha tenuto il 9 settembre 2008 presso il <a title="lezione di Lorenzo Bernini" href="http://www.unipa.it/~articom/html/dottorato/dott_quadro.html">corso di dottorato di ricerca in Studi Culturali</a> dell&#8217;Università degli Studi di Palermo, corredato da fotografie scattate da <strong><a title="le foto di Giovanni Hänninen su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/sanoi/">Giovanni Hänninen</a></strong> agli ultimi gaylesbiantransgender pride di Milano (7 giugno 2008) e Bologna (28 giugno 2008). Il 27 giugno, in occasione del pride bolognese, Bernini era intervenuto sugli stessi temi all&#8217;<a href="http://isole.ecn.org/agaybologna/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=167">iniziativa &#8220;intersex pride&#8221;</a> organizzata dal collettivo &#8220;antagonismogay&#8221; JR.</em></p>
<p>di <strong>Lorenzo Bernini</strong></p>
<p><strong>1. Perché questi punti, perché questi zoccoli</strong>: Il titolo che ho scelto per questa lezione è una citazione del versetto 1, 27 della Genesi &#8211; &#8220;Maschio e femmina Dio li creò&#8221; &#8211; a cui ho aggiunto un punto esclamativo e uno interrogativo. E per iniziare vorrei spiegarvi il senso di questa aggiunta poco elegante e piuttosto &#8220;pop&#8221;. Ho aggiunto il punto esclamativo per esprimere un tono imperativo: infatti, dal momento che tutto quello che Dio fa è cosa buona e giusta, le descrizioni degli atti divini contenute nella Bibbia devono essere lette come prescrizioni. In particolare, il versetto 1, 27 della Genesi deve essere letto come una frase che ci ordina: &#8220;Tu devi essere maschio oppure femmina &#8211; punto esclamativo! &#8211; perché così vuole Dio&#8221;. Il punto interrogativo simboleggia, invece, la collocazione che ho scelto di assumere di fronte a questa ingiunzione divina. Per illustrarvi questa collocazione, mi è però necessaria una breve digressione.<span id="more-8130"></span><br />
In un breve saggio del 1950, Hannah Arendt riflette sul proverbio secondo cui &#8220;non si può fare una frittata senza rompere le uova&#8221;, e per farlo assume il punto di vista delle uova. Il testo si intitola, infatti, <em>The Eggs Speak Up: Le uova prendono la parola</em>. La filosofa ebrea sostiene che al proverbio secondo cui &#8220;non si può fare una frittata senza rompere le uova&#8221;, le uova preferirebbero il principio enunciato da Clemenceau in occasione dell&#8217;<a title="il caso Dreyfus su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Affaire_Dreyfus">affaire Dreyfus</a>. Nel 1894, quando Alfred Dreyfus, capitano dello stato maggiore francese di origini ebraiche, fu ingiustamente accusato di alto tradimento, Georges Benjamin Clemenceau (che sarebbe poi diventato presidente del consiglio francese) ne prese le difese sostenendo che &#8220;l&#8217;affare di uno è affare di tutti&#8221;. Con queste parole, Clemenceau intendeva affermare che nessun cittadino francese poteva sentirsi garantito nelle sue libertà di fronte a uno stato che discriminava gli ebrei, perché la libertà delle minoranze è garanzia anche della libertà della maggioranza. Parole che non dovremmo dimenticare di fronte alle attuali politiche sull&#8217;immigrazione del governo italiano, ma che ci saranno utili anche per comprendere l&#8217;attuale biopolitica dei sessi.<br />
Con il punto interrogativo ho voluto segnalare che la mia collocazione, nell&#8217;analisi che sto per fare, non sarà quella di un soggetto che si pretenda universale e neutrale, ma sarà consapevolmente particolare e parziale. L&#8217;oggetto del mio intervento sarà il binarismo sessuale, cioè quel dispositivo biopolitico che impone alla nostra sessualità una divisione netta a due termini: maschio-femmina, uomo-donna. Seguendo la lezione di Arendt, nelle mie riflessioni cercherò di dare la parola a quelle uova che devono essere rotte per fare quelle frittate che sono le identità tradizionali degli uomini e delle donne &#8211; ai soggetti intersessuali e transgender che non si conformano a queste identità, che di fronte alle alternative binarie del sesso e del genere non sanno che cosa scegliere e restano perplessi. Per usare un&#8217;altra metafora che chiarirò in seguito, potrei dire che vorrei dare la parola a quegli zoccoli che restano piantati, e stritolati, negli ingranaggi della fabbrica della sessualità. Questo spiega il sottotitolo che ho scelto per questo seminario: &#8220;il binarismo sessuale secondo i suoi zoccoli&#8221;.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-8133" title="450_white-2741" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/450_white-2741.jpg" alt="" width="450" height="464" /></p>
<p><strong>2. Premesse di metodo</strong>. Ma prima di parlarvi dei soggetti intersessuali e transgender, vorrei soffermarmi sui tre criteri diagnostici, sulle tre coppie di concetti opposti &#8211; di concetti binari &#8211; con cui oggi psichiatri, psicologi e sessuologi classificano le identità sessuali delle persone. E ancor prima vorrei fare qualche precisazione sul mio metodo: nella mia analisi seguirò l&#8217;impostazione inaugurata da Michel Foucault nel primo volume della sua <em>Storia della sessualità</em>, intitolato <em>La volontà di sapere</em> (1976). In questo libro, il filosofo francese sostiene, contro le teorie della &#8220;rivoluzione sessuale&#8221; che erano molto in voga nei movimenti della contestazione degli anni settanta, che la relazione che lega potere e politica non è principalmente la repressione: a suo avviso il potere, piuttosto che reprimere la sessualità, la produce. Agendo attraverso la cultura, la socializzazione, l&#8217;educazione, il potere produce dialetticamente tanto la norma sessuale, quanto le identità perverse che le sono correlate. La sessualità per Foucault, lungi dall&#8217;essere un nucleo di desideri originario e naturale come volevano le teorie della &#8220;rivoluzione sessuale&#8221;, è un dispositivo della biopolitica &#8211; è uno dei meccanismi attraverso cui il potere esercita la sua presa sulla vita biologica della specie umana plasmandola in una specifica forma di vita. Nell&#8217;analisi di Foucault, che poi è stata ripresa dal pensiero femminista e dalla rielaborazione che di quest&#8217;ultimo ha operato Judith Butler, il dispositivo di sessualità è un meccanismo culturale complesso attraverso cui convenzioni linguistiche, religiose, morali, scientifiche, giuridiche si applicano all&#8217;individuo condizionando i suoi rapporti con gli altri e con se stesso. Gilles Deleuze ha sostenuto che uno dei grandi insegnamenti di Foucault consiste proprio nell&#8217;aver messo in evidenza che &#8220;il dentro&#8221; altro non è se non &#8220;un fuori ripiegato&#8221; &#8211; che il modo in cui il soggetto pensa la propria interiorità deriva da significati culturali che provengono dall&#8217;esterno. Ognuno impara infatti a nominare se stesso, a interpretare i propri desideri, a relazionarsi alle altre persone attraverso l&#8217;educazione, la cultura, la morale: attraverso un mondo esterno che lo determina, e che gli offre i sostantivi, gli aggettivi, tutti gli strumenti linguistici e teorici con cui gli è possibile pensarsi come dotato di un&#8217;identità.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-8134" title="450_white-2777" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/450_white-2777.jpg" alt="" width="450" height="428" /></p>
<p><strong>3. La recente storia degli invertiti</strong>. Affermare che la sessualità non è legata alle profondità della natura, significa aprire la possibilità di analizzare la sessualità nella superficialità dei suoi eventi, tratteggiandone una storia. Secondo le ricostruzioni di Foucault, ad esempio, l&#8217;omosessualità non è esistita da sempre: l&#8217;omosessuale è, piuttosto, un personaggio che appare soltanto nell&#8217;Ottocento. Presso gli antichi, nel Medioevo e ancora all&#8217;inizio dell&#8217;età moderna, la sodomia designava infatti una tipologia di atti vietati, ma non un&#8217;identità: solo a partire da uno studio del 1870 dello psichiatra Karl Friedrich Westphal (<em>Die Konträre Sexualempfindung</em>) l&#8217;omosessuale maschio è diventato invece un «tipo umano». Da quel momento in avanti, l&#8217;omosessualità ha cessato di essere un problema di atti ai quali il soggetto può decidere se abbandonarsi o no, ed è diventata una questione di desideri, di fantasie, di personalità che richiede tutto un lavoro di comprensione e di decifrazione che il soggetto può condurre nel confessionale con il prete, sul lettino con l&#8217;analista, o attraverso un silenzioso dialogo con se stesso. Questo lavoro coinvolge non solo gli omosessuali, ma anche gli eterosessuali: anch&#8217;essi sono costretti a confessare i loro desideri omosessuali, a riconoscerli per allontanarli da sé e per accedere così all&#8217;identità eterosessuale.<br />
Ne <em>La volontà di sapere</em>, Foucault rivolge però la sua attenzione al solo concetto di omosessualità, trascurando di ricostruire la genealogia del concetto di transessualità. In realtà la categoria di <em>könträre Sexualempfindung</em> (sensibilità sessuale invertita), coniata da Westphal e a lungo utilizzata nella letteratura medica, non faceva differenze tra omosessualità e transessualità, e le comprendeva entrambe in quanto inversioni tra gli elementi maschili e femminili della psiche. Soltanto nel 1953, nel saggio <em>Transvestitism and Transexualism</em> di Harry Benjamin, l&#8217;identità dell&#8217;invertito si è &#8220;sdoppiata&#8221; nelle due identità dell&#8217;omosessuale e del transessuale come le conosciamo oggi. È stata così concettualizzata la differenza tra sesso, genere e orientamento sessuale con cui oggi medicina e psicologia pensano non solo l&#8217;omosessualità e la transessualità, ma anche l&#8217;eterosessualità.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-8135" title="450_white-2758" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/450_white-2758.jpg" alt="" width="450" height="428" /></p>
<p><strong>4. Criteri diagnostici della sessualità contemporanea</strong>. Come sapete, per &#8220;sesso&#8221; si intende la dotazione genotipica e fenotipica di un individuo: essere maschi significa avere nella propria dotazione genetica un cromosoma X e uno Y, avere pene e testicoli, e poi avere spalle larghe, barba baffi e un po&#8217; di peli, il pomo d&#8217;adamo e la voce profonda; essere femmine significa invece avere due cromosomi X, avere vagina ovaie e seni, avere fianchi larghi e meno peli, e una voce sottile e possibilmente aggraziata. Per &#8220;<em>genere</em>&#8221; si intende invece l&#8217;adesione al modello culturale di mascolinità e femminilità che agisce nella propria società di appartenenza. Non basta essere maschi per essere uomini, né essere femmine per essere donne. Ad esempio un maschio che indossi abitualmente minigonna e tacchi alti difficilmente dirà di sentirsi uomo nella nostra società. Il sesso quindi è una dimensione fisica, il genere una dimensione psicologica e assieme culturale. L'&#8221;<em>orientamento sessuale</em>&#8221; designa invece la direzione prevalente dei propri desideri: è eterosessuale chi desidera persone di sesso opposto al proprio, omosessuale chi desidera persone del proprio stesso sesso.<br />
Nelle società del nostro mondo globalizzato, attraverso la psichiatria, la psicologia, la medicina, ma anche e soprattutto attraverso la cultura e &#8211; come vedremo &#8211; attraverso il diritto, sull&#8217;identità sessuale agisce quindi una sorta di «operatore logico», che possiamo chiamare <em>binarismo sessuale</em>. Questo operatore logico impone alle identità sessuali alternative a due termini che riguardano il sesso, il genere e l&#8217;orientamento sessuale. Combinando i concetti del binarismo sessuale si possono comporre differenti identità: uomini etereossesuali, gay, bisessuali; donne eterosessuali, lesbiche, bisessuali; donne transessuali o transessuali MtF (male to female: persone nate maschi che vogliono diventare donne) che possono a loro volta essere eterosessuali, lesbiche o bisessuali; uomini transessuali, o transessuali FtM (female to male: persone nate femmine che vogliono diventare uomini) che possono a loro volta essere eterosessuali, gay o bisessuali. Ci sono poi le persone transgender, di cui vi parlerò tra poco, che possono desiderare uomini, donne, o altre persone transgender. Se consideriamo tutte queste soggettività nella prospettiva teorica di Foucault, se li consideriamo come prodotti di quel dispositivo di sapere-potere che è la sessualità, appare evidente come i concetti di sesso, genere e orientamento sessuale, messi a punto negli anni cinquanta del secolo scorso, definiscano ancora oggi tanto la norma sessuale quanto la &#8220;perversione&#8221;. Non si tratta, infatti, di categorie puramente descrittive, ma di concetti che servono per istituire una gerarchia: per classificare gli esseri umani attribuendo solo ad alcuni di essi, considerati &#8220;normali&#8221;, e non ad altri, considerati &#8220;anormali&#8221;, lo statuto di un&#8217;umanità &#8220;piena&#8221; &#8211; di un&#8217;umanità pienamente meritevole di godere dei diritti umani, pienamente tutelata giuridicamente.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-8136" title="450_white-2760" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/450_white-2760.jpg" alt="" width="450" height="301" /></p>
<p><strong>5. Una nuova Bibbia che fabbrica zoccoli</strong>. Nel <a title="link alla voce DSM su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/DSM">DSM</a> (<em>Diagnostical and Statistical Manual of Mental Disorders</em>), l&#8217;elenco ufficiale dei disturbi mentali dell&#8217;American Psychiatric Association che dagli anni cinquanta del secolo scorso è considerato una sorta di Bibbia della psichiatria, l&#8217;identità sessuale viene definita appunto attraverso quei tre &#8220;criteri diagnostici&#8221; che sono il sesso, il genere e l&#8217;orientamento sessuale. Ma in questa definizione, la Bibbia della psichiatria contemporanea ha ereditato il punto esclamativo della Bibbia ebraico-cristiana. Infatti, sulle pagine delle quattro edizioni del <em>DSM</em>, l&#8217;eterosessualità non è mai comparsa come malattia mentale, mentre vi sono comparse altre identità prodotte dal dispositivo binario della sessualità. L&#8217;omosessualità è stata definitivamente depennata dal <em>DSM</em> solo il 17 maggio 1990 &#8211; e questa è la ragione per cui la data del 17 maggio è stata scelta come &#8220;giornata mondiale contro l&#8217;omofobia&#8221;. Mentre ancora oggi transessualità e transgenderismo sono considerate affezioni psichiatriche e catalogate come <a title="la voce GID su Wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gender_identity_disorder">GID</a>: Gender Identity Disorder, disturbo dell&#8217;identità di genere &#8211; definizione rispondente all&#8217;imperativo che impone coerenza tra sesso, genere e orientamento sessuale. Quindi: se nasci maschio ma ti senti donna, o se nasci femmina e ti senti uomo, per il DSM sei affetto da un disturbo psichiatrico. L&#8217;intersessualismo invece non compare nel DSM &#8211; non perché l&#8217;associazione psichiatrica americana non lo consideri un malattia, ma perché non lo considera un malattia <em>mentale</em>. Come dirò più avanti, dalla medicina contemporanea l&#8217;intersessualismo è infatti considerato una malattia <em>fisica</em>, e quindi una malattia da correggere con il bisturi prima che con gli psicofarmaci.<br />
Nella prospettiva costruttivista di Foucault, quindi, anche transessualità, transgenderismo e intersessualismo sono prodotti del dispositivo di sessualità &#8211; ma prodotti difettosi, scarti, malfunzionamenti. Io vorrei invitarvi, appunto, a porvi nella prospettiva di questi malfunzionamenti, a cercare di immaginare la loro perplessità, il punto interrogativo che è la loro reazione di fronte agli imperativi del binarismo sessuale. Vorrei invitarvi a seguire il principio di Clemenceau e di Arendt (&#8220;l&#8217;affare di chi viene patologizzato dall&#8217;attuale dispositivo biomedico di sessualità è affare di tutti&#8221;), dando la parola alle uova che servono per cucinare la frittate delle identità di genere &#8211; a quelle uova che però preferisco chiamare zoccoli &#8211; e ora vi dirò perché.<br />
Provate a pensare al dispositivo binario della sessualità come a una fabbrica di zoccoli, che con i suoi ingranaggi produce soprattutto zoccoli &#8220;normali&#8221; &#8211; zoccoli maschi e uomini e zoccoli femmine e donne &#8211; ma che ogni tanto, con gli stessi ingranaggi  produce per errore anche &#8220;zoccoli difettosi&#8221;: gay, lesbiche, transessuali, transgender, intersessuali&#8230; In francese zoccolo si dice &#8220;sabot&#8221;, e dal sostantivo &#8220;sabot&#8221; deriva il verbo &#8220;saboter&#8221;, che significa &#8220;fabbricare zoccoli&#8221;, ma anche &#8220;sabotare&#8221;! Lo zoccolo era infatti, un tempo, la calzatura dei poveri, e quindi degli operai. Calzatura che all&#8217;occorrenza poteva diventare un efficace strumento di lotta politica: lo zoccolo poteva infatti essere incastrato ad arte tra gli ingranaggi di una fabbrica, anche della stessa fabbrica che lo aveva fabbricato, per arrestarne la produzione. Questa è la ragione per cui ho scelto di utilizzare questa poco elegante metafora degli zoccoli. Nella prospettiva interpretativa di Foucault, o almeno nella mia lettura di essa, le identità perverse, le minoranze sessuali &#8211; e in particolare le soggettività transgender e intersessuali -, non sono situate &#8220;prima&#8221;, &#8220;fuori&#8221;, o &#8220;oltre&#8221; il dispositivo binario della sessualità (come vorrebbero le teorie della rivoluzione sessuale): esse stanno, semmai, piantate (e stritolate) come zoccoli tra le sue ruote dentate. Ed è proprio da questa posizione, e non da un immaginario &#8220;fuori&#8221; (&#8220;prima&#8221; o &#8220;oltre&#8221;) della fabbrica, che le minoranze sessuali possono sabotare il sistema che le produce, senza pretendere di farlo saltare in aria, ma cercando di rinnovarlo per renderlo più accogliente, cercando di assumere al suo interno una posizione più confortevole. Si tratta sicuramente di un progetto riformista, e non rivoluzionario, che oggi potrebbe scontentare un certo pensiero queer, ma a me sembra un progetto autenticamente libertario e soprattutto mi sembra l&#8217;unico progetto realmente praticabile. Anzi mi sembra che questa sia la strada fino ad ora percorsa, più o meno consapevolmente, dal movimento lesbico gay trans &#8211; una strada tutt&#8217;altro che conclusa che occorre continuare a edificare.<br />
La mia proposta è quindi di abbandonare ogni progetto di fuoriuscita dal dispositivo binario della sessualità, per tentare di mobilitare le categorie del dispositivo dal suo interno. Per tentare di reinterpretarle, di renderle più vivibili per tutti senza pretendere di sussumere l&#8217;identità di tutti sotto un&#8217;unica categoria &#8211; come a volte mi sembra accadere in una certa vulgata queer. Judith Butler utilizza a questo proposito il verbo &#8220;to displace&#8221;, dislocare. Per Butler è possibile dislocare i significanti del binarismo sessuale, senza illudersi si dislocarsi al di fuori di essi. Come una lingua parlata evolve nel tempo a opera dei parlanti, così è possibile modificare i significanti culturali dell&#8217;identità mediante la stessa ripetizione delle pratiche che li generano. È quello, mi pare, che è successo nel movimento lesbico-gay-trans quando è stato coniato il termine &#8220;transgender&#8221;: categoria che non pretende di designare un oltre del binarismo sessuale, ma che opera una risignificazione fluida e non esclusiva della sua logica binaria. È, appunto, di questa categoria che vorrei parlarvi ora&#8230;</p>
<p>Testo di <strong>Lorenzo Bernini</strong> (<a href="mailto: lorenzo.bernini@unimi.it ">lorenzo.bernini@unimi.it</a>)<br />
Foto: © <a href="mailto: sanoi@email.it ">Giovanni Hänninen&lt;</a> 2008 all rights reserved.</p>
<p>fine prima parte &#8211; leggi la <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/09/17/maschio-e-femmina-dio-li-creo-il-binarismo-sessuale-visto-dai-suoi-zoccoli-2/">seconda parte</a> in uscita mercoledì 17 settembre</p>
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		<title>La pornocrisi</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/07/24/la-pornocrisi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 06:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
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		<category><![CDATA[moana pozzi]]></category>
		<category><![CDATA[pornografia]]></category>
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					<description><![CDATA[di Franz Krauspenhaar 1. L&#8217;eroe in disarmo del piacere palliativo Il porno, questo conosciuto. Iniziazione per taluni, calmante quasi benzodiazepinico per altri, vizio assurdo per coloro che ne sono schiavi, vedi alla voce dipendenza. Quasi nessuno ammette di averne visto uno, perlomeno in Italia, paese bello e impossibile. Le donne lo detestano in maggioranza, evidenziandone [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/7638_pnw_big_pornografia.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-6393" title="7638_pnw_big_pornografia" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/7638_pnw_big_pornografia-266x300.jpg" alt="" width="266" height="300" /></a></p>
<p>di <strong>Franz Krauspenhaar</strong></p>
<p><strong>1. L&#8217;eroe in disarmo del piacere palliativo</strong></p>
<p>Il porno, questo conosciuto. Iniziazione per taluni, calmante quasi benzodiazepinico per altri, vizio assurdo per coloro che ne sono schiavi, vedi alla voce dipendenza.<br />
Quasi nessuno ammette di averne visto uno, perlomeno in Italia, paese bello e impossibile. Le donne lo detestano in maggioranza, evidenziandone giustamente gli aspetti mercantili, di meccanica corporale, di svalutazione estrema della mente e del corpo delle donne. Il porno, come genere letterario e cinematografico, esiste da sempre. Ma naturalmente l’evoluzione della specie pornografica ha reso il genere stesso più fluido, variegato, diversificandolo in settori ovviamente molto &#8220;particolari&#8221;. Anni, decenni di sterminata produzione cinematografica, migliaia e migliaia di attrici e di attori, storie confessate e inconfessabili, tragedie: suicidi, omicidi, morti per droga e per AIDS, come negli anni Ottanta accadde a John Holmes, l’uomo più &#8221; ben dotato&#8221; del grande schermo.<span id="more-6391"></span><br />
Porno per tutti i gusti, quanti sono i gusti sessuali del maschio. Perché il genere si rivolge all’uomo, al soddisfacimento immediato e a buon mercato dell’appetito sessuale dell’ animale-uomo, l&#8217;orango che ci abita. Una <em>creaturina</em> animalesca stanca, guardona, senza molta fantasia, spesso annoiata, che guarda un film porno come di notte essa stessa finisce davanti al frigorifero semivuoto, pronta ad afferrare un ultimo pezzo di formaggio e un cracker per mettere a tacere la fame nervosa. Un uomo-scimmia che vuole identificarsi con il personaggio maschile in visione dagli attributi insindacabili. Anni fa un attore francese affermò: “Noi maschi del porno siamo molto amati dal pubblico. Loro si immedesimano. Attraverso noi in qualche modo si fanno le bellissime donne che ci facciamo, ben diverse dalle loro. E dunque tifano per noi, come fossimo i giocatori della loro squadra del cuore”.<br />
Nel tempo le cose sono cambiate. I film dalla trama per quanto esigua sono diventati sempre meno e meno tramati: gli agenti segreti del sesso, tutta la sfilza di dottori, dottoresse, gangster, mariti e mogli alla ricerca di perversione e perdizione, si sono fatti rari, e così gli intermezzi tra un amplesso recitato e l&#8217;altro. Il mercato, negli ultimi tempi, in crisi comunque da anni per saturazione, anche grazie ai costi di produzione sempre più bassi consentiti dall&#8217;uso del digitale, si è ristretto enormemente. La crisi è stata annunciata mille volte, ma ormai è conclamata. La si può avvertire non certo dal fatto che i cinema porno sono spariti del tutto o quasi: il porno nazionale oggi manca anche di storie veramente esemplari, come talune del passato. E le dive sono scomparse, sostituite da impiegate del sesso tutto compreso.<br />
Un attore porno italiano ancora in attività e non più giovane, accetta di rispondere telefonicamente a qualche mia curiosità. “Bisognerebbe parlare di epitaffio del porno”, comincia, dopo aver saputo che ho intenzione di scriverne.” Ormai quasi nessuno lo fa più, perlomeno in Italia. Ma anche nel resto d’Europa non è che ci sia granchè da scialare.” Perché tutto questo? gli chiedo. Cosa è successo? “Semplicemente internet, cioè la possibilità di scaricare un film, anzi più film, a costo zero. E poi certi produttori che mandano sul mercato delle compilation, mettendo insieme le scene clou di un sacco di film, e svalutando il mercato per gli altri prodotti. Poca professionalità, nessuna attenzione ai particolari, produzioni senza senso. In America è diverso, lì il mercato tiene, è regolamentato, per chi scarica è dura, l’offerta è intelligente, c’è una buona sinergia tra internet e il mercato dei dvd e del noleggio. Qui da noi i noleggiatori hanno smesso di crederci, colpa proprio del mercato avaro di novità importanti, dei produttori di compilation e di internet. Siamo in un circolo vizioso, e ho paura che ormai qui da noi per il porno sia finita”.<br />
Sento distintamente dall’altra parte del microfono la sigla del telegiornale. Immagino che l’attore – ha cominciato a lavorare nell’industria del piacere palliativo dopo una onorata carriera trascorsa in ambiti ben diversi – sia a casa, o al massimo in un bar, in un momento di relax. Ha la voce mogia, ma è simpatico e disponibile; anche se al fondo di quella voce sento tristezza e rassegnazione. Più che un pornoattore sembra un cassintegrato, un prepensionato con poco onore, un uomo che, in qualche modo, ha ormai fatto il suo tempo.</p>
<p><strong>2. Moana, Eva Erotica 2000</strong></p>
<p>Moana Pozzi, nata nel ‘61 a Genova, è stata forse l’ultima diva del porno italiano. O forse l’unica. Morì nell’ormai lontano ‘94, e, come Marilyn Monroe, divenne un mito. Un mito in sedicesimi, una figura certamente non così centrale ed emblematica. Ma fu la morte prematura a scagliarla decisamente nell&#8217;alto dei cieli di cartapesta dell&#8217;immaginario. Nella sua storia umana e anche professionale non è possibile intravedere una vera sofferenza patita, un vero trauma. Se la Monroe aveva segnato nel bellissimo volto una mancanza d’amore e di una storia familiare che potesse darle sicurezza, come per una bambina spaventata di fronte al mondo, Moana emanava una luce e una dolcezza sicura e persino rassicurante. Andava avanti si può dire a fronte alta vestita della sua nudità che non aveva nulla di innocente. Era, la sua, una nudità affascinante e quasi perfetta da Eva Erotica 2000, da morsicatrice di mele per puro piacere. Incedeva, non camminava, forte di un temperamento fiero e di una magnetica raffinatezza di modi e di gesti. Non era volgare, perché semplicemente esibiva una naturalezza conturbante, un modo di essere controcorrente e al contempo al servizio di un mercato con le sue leggi.<br />
Divenne ben presto un fenomeno anche fuori dal set. Divenne personaggio del nostro costume, del jet set, della televisione. Amante di politici, di sportivi, di industriali. Una cortigiana libera da impegni troppo pressanti, che ad ascoltarla parlare dell&#8217;argomento faceva l’amore soltanto per piacere, per scoprire se stessa e gli altri. Aveva debuttato come attrice mainstream, ma dopo alcune partecipazioni a film di cassetta del periodo iniziale degli anni &#8217;80 (lavorò con Salce e con i Vanzina, tra gli altri) decise di prendere la cosiddetta scorciatoia del porno. Che non era esattamente una vocazione, quindi, ma una strada facilmente percorribile per diventare famosi in fretta e con disinvoltura. La Pozzi debuttò nel porno nell’86, con Schicchi, in <em>Fantastica Moana</em>, e di concerto col suo regista seppe far parlare di sé con una potenza e un&#8217; efficacia mai registrati prima. Tutto questo soprattutto grazie alle sue dichiarazioni, alle sue comparsate in televisione, e al libro che pubblicò a proprie spese, nel quale raccontò dei suoi amanti famosi con tanto di votazione: (Craxi, con un bel 7½, sebbene i due non avessero avuto un rapporto sessuale completo, Grillo (7-), Roberto Benigni (S.V.), Massimo Troisi (6), Paulo Roberto Falcão (5), Marco Tardelli (8), Luciano De Crescenzo (7), Harvey Keitel (S.V.), Andrea Roncato (7), Nicola Pietrangeli (6), Renzo Arbore (6), Enrico Montesano (6-), Francesco Nuti (7), Renato Pozzetto (6+) e Massimo Ciavarro (6).) Ecco, la Pozzi conosceva l’arte moderna della pubblicità; e mettendo insieme il suo estro, la sua capacità di convincimento e il suo fascino innegabile riuscì a diventare personaggio, e soprattutto a raccontare il sesso pornografico senza metafore pruriginose, a fare entrare il pubblico anche nei camerini degli attori, anche dietro la macchina da presa, dove c’è la vita.<br />
Moana muore inaspettatamente all&#8217;Hotel de Dieu di Lione il 15 settembre 1994, a 33 anni. La sua morte, ufficialmente dovuta a un tumore al fegato, è stata oggetto per anni delle più fantasiose speculazioni. Anche per questo rimane personaggio simbolico, ultima o forse unica diva di un genere al canto del cigno.</p>
<p><strong>3. Pornobignami italiano</strong></p>
<p>La pornografia è sempre stato un genere che ha rimbalzato a effetto ping-pong tra la carta stampata e la pellicola. I vecchi servizi fotografici di riviste del settore come <em>Le Ore </em>,mettevano insieme in un piatto pepato foto scattate sui set dei film con commenti in forma di racconto scritti spesso da giornalisti e scrittori cosiddetti “seri”, che sfogavano la loro libido creativa per arrotondare stipendi e diritti d&#8217;autore. E poi gli autoscatti familiari, di coppie che si esibivano per un contatto fermoposta, per “ore liete”. E poi, ancora, fotoromanzi, memorabile quello di <em>Supersex</em>, con l’attore francese Gabriel Pontello, che possedeva nella finzione un “fluido erotico” che gli permetteva di sedurre qualsiasi donna, bastava guardarla. Il sogno impossibile di tanti maschi, fatto di una sessualità che nei suoi approcci ricordava più le “rimorchiate” superveloci degli omosessuali da sauna che il corteggiamento tra uomini e donne anche molto moderni e ben poco romantici.<br />
Negli anni si susseguono molti nuovi divi, come Cicciolina, al secolo Ilona Staller, una specie di bambola ungherese dalle forme procaci e dalla parlata da fata turchina che divenne addirittura parlamentare con i Radicali. E Moana Pozzi, ragazza dell’alta borghesia che liberava tutta la sua libido vitalistica nel porno. E il produttore talent-scout Riccardo Schicchi e la sua <em>Diva Futura</em>, sorta di <em>factory</em> warholiana del porno nazionale. Il porno esondava dai cinema e dalle vhs acquistate in edicola o al pornoshop e finiva in televisione; il porno diventava oggetto d’inchiesta, diventava fenomeno di costume non più innominabile. Fino all’oggi, alla miseria nera del settore, ai registi che non lavorano, come il famoso Mario Salieri, il napoletano scopritore di tante attrici e attori, come forse l’ultima vera diva di casa nostra, Selen.</p>
<p><em>(Pubblicato su La Tribuna)</em></p>
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		<title>Il pisello di fuori, la notizia, l&#8217;oblio di sé</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 23:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[atti osceni]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[sessualità]]></category>
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					<description><![CDATA[di Andrea Inglese Se ripenso un attimo alla mie vicende scolastiche, dalle elementari fino al liceo, in termini di infrazioni penali, penso che avrei potuto totalizzare almeno dieci anni di carcere. Senz’altro gli “atti osceni” l’avrebbero fatta da padrone, in quanto a tipologia di reato. Penso anche che almeno un terzo degli alunni di tutte [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/04/penis-3.jpg" alt="penis-3.jpg" /> di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Se ripenso un attimo alla mie vicende scolastiche, dalle elementari fino al liceo, in termini di infrazioni penali, penso che avrei potuto totalizzare almeno dieci anni di carcere. Senz’altro gli “atti osceni” l’avrebbero fatta da padrone, in quanto a tipologia di reato. Penso anche che almeno un terzo degli alunni di tutte le classi in cui sono stato avrebbero puntualmente condiviso con me tale destino. La prima denuncia avrei potuto collezionarla in seconda elementare quando, in refettorio, abbassai i calzoncini al fratello piccolo della mia giovane maestra, che mi sgridò poi inferocita. Ma i veri maxiprocessi si sarebbero svolti soprattutto a partire dalla terza media. La terza media corrispose, per noi alunni, ai grandi trionfi pubici, ossia alle più svariate e assidue esibizioni, in aula, della nostra peluria, dei nostri piselli in erezione, e delle tracce di sperma su lembi di camicia, fazzoletti, o altro.<br />
<span id="more-5779"></span><br />
Ovviamente solo un’élite ben selezionata si dedicava a queste faccende, il gruppetto dei più audaci e ribelli, di coloro che erano già addentro, almeno sul piano dell’imitazione, alle grandi faccende post-puberali: bestemmie, feste con musica e prime sbronze, motorini ultimo grido, e avventure dai contorni enigmatici con ragazze più grandi. Ricordo ancora quando il gruppo dei fighi della classe, ai quali appartenevo, almeno in termini di mole di casino prodotto durante le lezioni, mi intimò di mostrare pubblicamente l’uccello. Tutto ciò durante una normale lezione di italiano o geografia. D’altra parte, i fighi si collocavano fatalmente nelle ultime file di banchi, dove ogni tipo di atto osceno in luogo pubblico era agevolmente realizzabile. Preso dalla classica ansia di competizione, decisi di andare in bagno per procurarmi una degna erezione. Così feci, e tornai poi al mio banco pronto ad esibirmi. Qualcuno volle ironizzare: “La prossima volta l’Inglese lo avvertiamo nell’ora di matematica, così ha tempo di prepararsi”. Ma nonostante la malevola battuta, nessuno ebbe formalmente niente da ridire: l’uccello era stato estratto, e durante la lezione. Non si poteva pretendere di più per rinnovarmi la patente di figo tra i fighi.</p>
<p>Di certo i miei atti osceni appaiono un po’ sbiaditi, se penso a quelli riportati dalla straordinaria sequenza sulla vita scolastica in <em>Amarcord</em> di Fellini. Non io e nessuno dei mie compagni eguagliò mai quel gruppo di alunni che, utilizzando come acquedotti di fortuna delle cartine geografiche arrotolate, fecero scivolare fin sotto la lavagna il getto d’urina della teppa della classe, posto all’ultimo banco. Non vidi mai con i miei occhi né ricordo di aver sentito celebrare delle pisciate in classe, sia in forma diretta sia supportate da canalizzazioni. Certo che oggi anche Fellini, per quella scena, avrebbe potuto essere denunciato per pornografia.</p>
<p>Cosa pensare nel momento in cui anche i rituali puberali e post-puberali vengono trattati in termini polizieschi, come reati da punire attraverso processi? Me lo chiedo leggendo una <a href="http://napoli.repubblica.it/dettaglio/Atti-osceni-a-scuola-prof-e-alunni-nei-guai/1449110">notizia</a> apparsa sui quotidiani di ieri. <em>La Repubblica</em> la presentava così, nelle pagine nazionali di cronaca: “Atti osceni a scuola, bufera in Campania. Una professoressa accusata di concorso.” L’autore dell’articolo sceglie questo attacco in <em>medias res</em>: “Hanno tirato giù la lampo dei jeans esibendo gli organi genitali per poi sfidarsi sulle rispettive misure. Una scena che sembra uscita dal film <em>American pie</em>”. Già alla seconda frase, il lettore è fuorviato. Perché mai il recente e statunitense <em>American pie</em> e non invece il nostrano e classico <em>Amarcord</em>? E perché questo piccolo inserto cripto-sociologico che non ha alcun legame con la vera sociologia e tanto meno con il semplice buon senso? La solita solfa della gioventù pervertita dalla TV e dal cinema… Come se nel medioevo, senza internet e TV, i giovani non esibissero i loro uccelli… Ma questo è un dettaglio nell’infernale ingranaggio che si può mettere in moto a partire da un fatto così banale. Nel momento in cui, in seguito a denuncia, scatta la macchina poliziesca, scatta anche la macchina giornalistica: la notizia incombe funesta e allucinatoria sul “piccolo fatto vero”.</p>
<p>Due regimi discorsivi s’impossessano di questo fatto, ma sono due regimi discorsivi del tutto sproporzionati ad esso: il regime del linguaggio giuridico e quello del linguaggio scandalistico. Una volta scivolati in queste maglie, non c’è che la presunzione di colpevolezza (la supplente è subito presentata come &#8220;complice&#8221;, ecc.), la scomparsa delle differenze, la confusione, il gran nero di seppia. Un nuovo tassello in quell’obbrobrio che è la scuola italiana, novello luogo di tutte le perversioni sessuali, di tutte le forme di crudeltà e tortura. E infatti, sulla stessa pagina di <em>Repubblica</em>, un trafiletto riporta con zelo “I precedenti: la prof che si fa palpeggiare in classe e finisce su You Tube, la supplente che viene sorpresa in atteggiamenti intimi con uno studente, la docente accusata di usare un linguaggio a ‘luci rosse’”. Siamo penetrati nel “girone scuola”, che per anni non ha interessato né i politici né la società, finché si trattava di ragionare sul merito delle questioni istituzionali importanti (assunzioni, contratti, programmi, metodi, risorse, stipendi, ecc.). Ora però si è aperto un nuovo e ben più attraente filone, quello dei comportamenti sessuali, visti ovviamente attraverso l’attuale buco della serratura: il filmino telefonico. Ma a sollecitare l’attenzione, vi è pure l’intreccio poliziesco: l’inchiesta e il processo. Bullismo e porno-lezioni, grazie a questi due temi la scuola è finalmente sotto i riflettori. Una volta all’anno, qualche coscienzioso giornalista fa il punto della situazione su questioni “marginali”: numero di precari, caos legislativo, inferno della graduatorie, disagio psichico del corpo docente per motivi professionali, ecc. Roba di pochissimo interesse. Poi si torna a bomba, con tette, culi &amp; manette.</p>
<p>Ricordo di aver visto il novembre scorso, a “Studio aperto”, uno speciale dedicato ad un blog di alunni, che “davano i voti ai loro professori”, ma secondo la logica di una hit-parade di Paperissima. Ecco allora una serie di brevi video – chissà quanto autentici – di sregolatezze del corpo docenti: professori filmati di nascosto dagli alunni mentre ballano in aula, o cantano, o si mettono la maschera di Topolino, ecc. Insomma, si torna ad <em>Amarcord</em>, ma in versione <em>trash</em>, senza nessun’ombra di quella nostalgia per la scuola che pur è percepibile nelle pieghe del grottesco felliniano. Ma il punto è un altro: finalmente la TV – quella berlusconiana in particolare – può prendersi la rivincita sull’istituzione scolastica: “Tu, scuola pubblica, pensavi di poter costituire un polo alternativo in termini educativi ai valori che io, TV, veicolo, e invece eccoti ridotta ai docenti-pagliacci, alla lezione-spazzatura. Tu non sei meglio né diversa da me: sei proprio come me!”</p>
<p>Screditare i docenti e criminalizzare gli alunni, questo mi sembra l’esito di vicende come quella segnalata ieri da <em>Repubblica</em>. Ma tutto questo non riguarda solo il destino della scuola, ma il modo in cui è ancora possibile comprendere <em>in forma sensata</em> delle esperienze cruciali, per l’esistenza umana, come quelle legate alla sessualità. E tra queste esperienze c’è anche quella del gruppo di ragazzi che, in classe, fanno a gara a chi ce l’ha più lungo. In una situazione normale, ossia extrapoliziesca e extrascandalistica, sia gli alunni giovani sia i prof adulti sanno quali proporzioni dare ad eventi del genere. L’abilità del giovane sta tutta nel non farsi scoprire, la responsabilità dell’adulto sta nel punire con scandalo quel tonto o esagerato che si tradisce. Ma per nessuno dei due il fatto in sé suscita particolari interrogativi e angosce epocali. Ma appena sottraete il pisello estratto in aula dal suo contesto educativo normale, e ne fate un crimine punibile per legge e dunque una notizia di cronaca, questo pisello perde i suoi usuali contorni, e si carica di presagi tremendi, diventa un pisello sintomatico, e su di lui aleggia non una faccia da ragazzetto un po’ scemo ma una nuvola nera, che condensa in sé tutte le angosce apocalittiche e la fantasie morbose del lettore di giornale, lontano da quelle aule, cieco ai quei volti umanissimi di giovani, immemore della sua fase puberale, e delle sue esibizioni di pisello. La notizia, insomma, non crea solo l’ignoranza né la rafforza, ma può fare di più: cancellare la memoria di sé.</p>
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		<title>Un esercizio del diritto di critica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giuliomozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Feb 2005 14:13:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[aldo busi]]></category>
		<category><![CDATA[Flavio Marcolini]]></category>
		<category><![CDATA[leonardo zega]]></category>
		<category><![CDATA[pedofilia]]></category>
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					<description><![CDATA[di Flavio Marcolini I giudici della Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso di Aldo Busi che si era sentito diffamato dalle dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera del 27 novembre 1997 dall’allora direttore di Famiglia Cristiana don Leonardo Zega, il quale intervenendo su una puntata del Maurizio Costanzo Show aveva [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <b>Flavio Marcolini</b></p>
<p><img loading="lazy" alt="famiglia_cristiana.jpg" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/famiglia_cristiana.jpg" width="168" height="71" border="0" /hspace=4 vspace=2 align=left/>I giudici della Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso di <b>Aldo Busi</b> che si era sentito diffamato dalle dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera del 27 novembre 1997 dall’allora direttore di <a href="http://www.sanpaolo.org/fc/default.htm"><i>Famiglia Cristiana</i></a> <b>don Leonardo Zega</b>, il quale intervenendo su una puntata del Maurizio Costanzo Show aveva dichiarato: «Si decide di trasmettere un dibattito sulla pedofilia e si affida il commento ad Aldo Busi, cioè ad uno che della pedofilia è aperto sostenitore e predicatore».  Secondo i giudici la sconcertante affermazione rientra nell’«esercizio del diritto di critica».<br />
<span id="more-970"></span><br />
Ricordiamo che il sacerdote giudicava inopportuna l’apparizione televisiva, in un dibattito dedicato a questa scottante problematica, di Aldo Busi che invece – per un precedente pronunciamento giudiziario del Tribunale competente – «aveva tutto il diritto a non vedersi tacciato di comportamenti che nell’immaginario collettivo vengono spesso impropriamente associati all’omosessualità».<br />
Naturalmente «don Zega non ha detto che Aldo Busi pratica la pedofilia, ma che sostiene la pedofilia come un valore positivo» – come si legge nella successiva sentenza della Corte d’appello. Insomma, il prete «non ha portato un attacco personale che involge i comportamenti di Busi, ma una critica a una posizione intellettuale estremamente provocatoria e radicale che, ostentata in forme clamorose e paradossali, comportava, secondo il punto di vista del sacerdote, rischi notevoli per il loro influsso sulla pubblica opinione».<br />
Ma che cosa aveva detto di tanto grave lo scrittore da Costanzo? Aveva ricordato che all’interno del fenomeno vi erano manifestazioni assai diverse tra loro e che il minore non è un essere asessuato, documentando quanto sostenuto con casi tratti dalla tradizione popolare scevra da qualsiasi forma di violenza sui minori.<br />
Ma secondo una precedente sentenza della Corte d’appello, don Zega  era «insorto contro manifestazioni di compromissione e di tolleranza verso la pedofilia, dal suo punto di vista ritenute inaccettabili, esercitando un diritto di critica che non è trasmodato in attacco personale, ama è rimasto nei limiti di un’aspra censura». Motivazioni riprese dalla Cassazione, che non ha accolto il ricorso di Busi, illustrato con la consueta abilità dialettica «senza indulgenza alcuna verso le forme di violenza o di abuso nei confronti dei minori». Cosa che peraltro è testimoniata non solo dalla sua cospicua opera letteraria, «che contiene dal primo all’ultimo libro un grido di dolore e disdegno verso l’infanzia violata», ma anche dalle sue numerose azioni concrete per il sostentamento di decine di ragazzi, per la loro promozione umana, per l’affermazione anche nel nostro paese di una educazione come pratica della libertà, che abbia come unico metro il valore assoluto della persona umana in sé e per sé.<br />
Lapidaria ieri la reazione di Busi alla notizia della sentenza: «I commenti li lascio agli italiani di buona volontà, di miglior intelligenza, di ottimo coraggio civile».</p>
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		<title>Congedo dalla luna</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/03/23/congedo-dalla-luna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[tiziano scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2003 09:24:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[tiziano scarpa]]></category>
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					<description><![CDATA[di Tiziano Scarpa Dolcissimo tramonto sul mare, non è vero che la bellezza non tocca più le corde del cuore! Spettabili ascoltatori pezzi di merda, non è vero che le offese lasciano indifferenti! Inesistente dio porco, non è vero che la bestemmia è inerte! Grazioso angioletto che vomiti patatine fritte e sperma semidigerito, non è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong> Tiziano Scarpa</strong></p>
<p>Dolcissimo tramonto sul mare, non è vero che la bellezza non tocca più le corde del cuore!<br />
Spettabili ascoltatori pezzi di merda, non è vero che le offese lasciano indifferenti!<br />
Inesistente dio porco, non è vero che la bestemmia è inerte!<br />
<span id="more-4"></span><br />
Grazioso angioletto che vomiti patatine fritte e sperma semidigerito, non è vero che il disgusto non infastidisce più nessuno!<br />
Krk zzffffffffff lmoq, prefolem nabodisto qwertyuiop!<br />
Meravigliosa lingua italiana, non è vero che hai la pelle avvizzita!<br />
Sono innamorato di te, lingua italiana, tu e io abbiamo fatto l’amore migliaia di volte, abbiamo avuto dei bellissimi figli, alla faccia degli impotenti e delle baldracche sterili.</p>
<p>Che cosa mi importa della letteratura italiana? Nulla!<br />
Che cosa mi importa della parola? Della scrittura? Della poesia? Tutto!<br />
La letteratura combatte una lotta contro sé stessa. Non ha riposo. Non ha pace.<br />
Quando i letterati elogiano gli esametri latini, la poesia fugge dalla letteratura e si sfoga nella lingua del popolino di Firenze, e i letterati dicono: non è letteratura, questa.<br />
Quando i letterati magnificano il poema in ottava rima, la scrittura scappa dalla letteratura e dilaga in mille pagine di prosa che raccontano le futili disavventure di un cavaliere scalcagnato, e i letterati dicono: non è letteratura, questa.</p>
<p>Quando i letterati encomiano il romanzo, la parola…<br />
Dove stai sgattaiolando, scrittura? Dove te la sei filata, poesia?<br />
Stiamo parlando di te, ti stiamo invocando, o parola, e tu dov’è che hai tagliato la corda?<br />
Io non sono uno specialista della letteratura. Io sto nella scrittura. Io sto nella poesia. Io sto nella vertigine della parola. Nel vulcano della lingua italiana, che è la mia lingua. Io le appartengo.</p>
<p>Nella mia epoca, da vent’anni a questa parte, è stato riabilitato il romanzo. Il romanzo è questo: è un canto dell’esistenzialismo umanista. È il genere umano che si dà pacche sulle spalle, si consola, e dice: io esisto. Noi, esseri umani, esistiamo. Tutto quello che succede, succede attraverso esseri umani, che sono chiamati personaggi. Tutto viene percepito umanisticamente.</p>
<p>I personaggi si svegliano, del mondo si meravigliano,<br />
lavorano in miniera, fluttuano in mongolfiera,<br />
tirano cocaina, secernono melanina,<br />
si fanno telefonate, sparano cazzate,<br />
pensano alla morte, cagano.</p>
<p>Il romanzo, così come lo si scrive e lo si legge oggi nella stragrande maggioranza delle sue innumerevoli ma tipologicamente sempre più limitate e nella fattispecie americanomorfe manifestazioni, nonostante Calvino, nonostante Foucault, nonostante i Kraftwerk, nonostante Gino de Domicicis, nonostante Will Coyote e Beep Beep, nonostante il Novecento, il romanzo presuppone che gli esseri umani esistano.</p>
<p>Io non lo so se esisto. Non lo so se esistete nemmeno voi. Non so mica se vi rappresenterò. Non credo che mi darò il compito di rappresentare l’Italia contemporanea. Prima, anzi, durante, devo risolvere alcuni problemini, un po’ umanistici e un po’ no: sono nato davvero? Che cos’è questa vita vista da dentro la sensazione animale di essere vivi? Come mai tendo a sorvolare sul fatto che internamente sono inzuppato di sangue dalla testa ai piedi? Com’è che quando ti vedo, Alice, il mio muscolo cardiaco accelera le pulsazioni e alcuni decilitri di erreacca tendono a rintanarsi in una propaggine tubiforme solitamente adibita all’espulsione dei liquidi in eccedenza? Che cosa si prova a ideare e mettere in atto l’assassinio del proprio figlio, di un coniglio, del presidente del consiglio? Perché so perfettamente che cos’è un fulmine ma non posso diventare un fulmine e pur sapendo perfettamente di non poter essere fulmine scrivo questa frase sul mio desiderio di fulminare?</p>
<p>Scrittura, ah scrittura… Io parlo, parlo, ma com’è diverso, tutto quanto! Com’è tutta un’altra cosa, quando sono qui, con i polpastrelli sopra la tastiera, e dalla punta delle dita aperte come rubinetti escono le parole, lettera dopo lettera, non come grumi logopsichici o flussi di significato, non come le sento dentro il pensiero, ma come una gragnuola di ditate, una grandinata di chicchi che colpiscono le singole lettere dell’alfabeto, una per una.</p>
<p>Com’è diverso, adesso, mentre scrivo, e le frasi prendono forma, e non lo so ancora che cosa verrà fuori, e non lo so ancora che storia mi inventerò, che cosa ci inventeremo, io e la lingua italiana… Oppure lo so, eppure arriva questa frase a cambiare tutto, e nel bel mezzo della cerimonia di premiazione, l’alano saltò addosso a Miss Italia e le azzannò la guancia, e il presidente della giuria si precipitò a scacciare la bestia e toglierle il diadema, cercava con lo sguardo la seconda classificata per metterle il diadema insanguinato sulla testa…</p>
<p>La conosce, chi non scrive, questa ebbrezza dell’invenzione che avviene soltanto durante la scrittura, dentro lo scrivere? Questo scatenarsi della Fantasia Non Premeditata all’interno della Meditazione Verbalizzante In Atto che chiamiamo scrittura? Chi non scrive crede che scrivere sia trascrivere. Chi non scrive crede che ci sia da una parte la fantasia, e dall’altra parte il resoconto della fantasia. Il secchio pieno della fantasia da travasare nella pagina, frase per frase. Invece io e te lo sappiamo, scrittura, che allineare parole lungo le righe è fare scoccare scintille piezoelettriche nel cervello, spalancare di continuo il possibile, far scaturire cose inaspettate. La scrittura è un evento, non è un prodotto. Come faccio ad aspettarmi qualcosa di particolare, da lei? Mi aspetto TUTTO! La mia prossima frase potrebbe annientarmi! La mia prossima frase potrebbe schiantarmi! La mia prossima frase potrebbe accarezzarmi! La mia prossima frase potrebbe masturbarmi! La mia prossima frase potrebbe salvarmi! La mia prossima frase potrebbe ignorarmi!</p>
<p>Quando scrivo io vivo un evento, la scrittura succede, questa è l’ebbrezza. Com’è possibile, semplicemente, “aspettarsi”, com’è possibile avere delle aspettative?<br />
Perché devo mentirvi, care le mie salsiccette, e dirvi che mi aspetto delle cose? Io mi aspetto tutto! Che cosa può fare la letteratura italiana? Tutto! Che cosa può fare, in particolare, la letteratura italiana, che non possono fare le altre letterature? Può godersi la lingua italiana! Per esempio, può godersi questa incredibile sessualizzazione del mondo, per cui l’inaudita parola “motocicletta” ha la fica, e l’inaudita parola “cerotto” ha il cazzo.</p>
<p>Come tutti sanno, nella lingua tedesca il sole ha la fica e la luna ha il cazzo. Questi sono godimenti che ciascuna lingua riserva a chi è in grado di apprezzarli, cioè ai suoi fedeli parlanti, a chi conosce quella lingua.</p>
<p>Adesso che ci siamo accorti che non contiamo niente, noi italiani, vale forse la pena di scrivere senza stare troppo attenti a queste particolarità intrinseche della lingua italiana, tipo a quali entità la nostra lingua affibbia una sessualità femminile, e a quali invece ne affibbia una maschile. Questo è un problema tipico del romanzo, che vuol farsi tradurre dappertutto. Per penetrare pervasivamente nelle altre lingue, per farsi tradurre, conviene scrivere come se si scrivesse una lingua che E’ e contemporaneamente NON E’ la lingua italiana. Questo non è un consiglio che do ai romanzieri che vogliono avere successo: è una constatazione.</p>
<p>Se dovessi indicare la particolarità principale della scrittura nella nostra epoca, soprattutto della scrittura romanzesca, direi: l’appartenere e, allo stesso tempo, il non appartenere alla propria lingua. E non è neanche una situazione troppo spregevole: pensate, scrivere una parola illudendosi di poter astrarre dalla sua datità fonosimbolica, scrivere direttamente il suo significato! Scrivere “luna” come se contemporaneamente fosse e non fosse una parola femminile… Come se allo stesso tempo fosse e non fosse una parente di lunedì, lunghezza, l’universo, l’unisono…</p>
<p>Appartenenza alla propria lingua, ma anche non appartenenza. Ne consegue che la scrittura della nostra epoca appartiene alle singole letterature nazionali, ma anche no… Alle tradizioni nazionali, ma anche no… Non sentite una corrente di aria fresca, e un brivido d’incertezza, e un’avventura che si schiude, e anche una immedicabile nostalgia, in tutto questo?</p>
<p>Lo strapotere letterario del romanzo e il suo trionfo editoriale ci istigano a scrivere in italiano come se non fosse soltanto italiano, questo è un dato di fatto per un romanziere di oggi che non voglia che i suoi libri rimangano soltanto dentro la sua lingua. Vi ripugna, questa constatazione? Vi scandalizza? Vedete, allora, che lo scandalo non è morto! O voi omarelli che storcete il naso e individuate ripetizioni e gesti epigonali in qualsiasi fremito di vita, vedete che alla fine persino voi siete capaci di far sobbalzare i vostri comatosi coglioni!</p>
<p>Io non voglio letteratura. Voglio scrittura. La scrittura può traslocare in qualsiasi genere di discorso, attaccare dai quadranti più inattesi… La scrittura è l’irruzione dell’assoluto. Non voglio essere un romanziere. Non voglio essere un poeta. Non voglio essere un saggista. Non voglio essere un letterato. Voglio la parola che irrompe. Voglio la parola. La parola.</p>
<p><em>Letto al convegno “Che cosa ci aspettiamo dalla letteratura”, organizzato da Radio Popolare, Milano, giugno 2002.</em></p>
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