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	<title>silvio perrella &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Su «Ore incerte» di Silvio Perrella</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/04/07/ore-incerte-silvio-perrella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[davide orecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2025 05:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[davide orecchio]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Iannone]]></category>
		<category><![CDATA[silvio perrella]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Francesco Iannone</strong><br /> L'ora incerta è uno spazio vuoto che è sua volta struggente attesa di ciò che è agognato ma che attiene all'enigmatico inaccessibile e che perciò ci lascia fermi sulla soglia, nonostante lo stesso Perrella ci incoraggi a entrare]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Francesco Iannone</strong></p>
<p><em>Ore incerte</em>, Silvio Perrella (Il Saggiatore, 2024)</p>
<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-112170 alignleft" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/04/perrella.jpg" alt="" width="437" height="550" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/04/perrella.jpg 437w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/04/perrella-238x300.jpg 238w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/04/perrella-150x189.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/04/perrella-300x378.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/04/perrella-334x420.jpg 334w" sizes="(max-width: 437px) 100vw, 437px" /></p>
<p>Di <em>Ore incerte</em> di Silvio Perrella è forse possibile restituire l&#8217;eco di ciò che non è piuttosto che stabilire di cosa si tratti. <em>Entra lettore, la porta è aperta</em>, è l&#8217;invito del nostro come a volerci catapultare in una bolla dove i luoghi sono magici prima ancora che fisici e la parola cavalca ritmi miti come una maestosa e stordente onda mantrica che si abbatte contro i nostri corpi.</p>
<p>L&#8217;ora incerta è uno spazio vuoto che è sua volta struggente attesa di ciò che è agognato ma che attiene all&#8217;enigmatico inaccessibile e che perciò ci lascia fermi sulla soglia, nonostante lo stesso Perrella ci incoraggi a entrare, con l&#8217;imbarazzo degli uomini pratici, cioè sbrigativi (e perciò superficiali), di fronte a ciò che Lacan chiama la <em>Cosa</em>, la grande <em>Cosa. </em>I luoghi, amati o sconosciuti, vissuti profondamente o solo respirati, quelli dell&#8217;infanzia (che sono in noi eterni, immensi) o dell&#8217;età adulta, comprendono, ovvero prendono in sé, ciò che siamo o possiamo essere propagandoci infinitamente e aumentando la nostra capacità di capienza, ossia dilatando il vuoto in noi<em>. </em></p>
<p><em>Il vuoto</em>, come scrive bene Heidegger, <em>questo niente della brocca, è ciò che la brocca è in quanto recipiente che accoglie</em>. Perciò, sembra volerci suggerire l&#8217;autore, bisogna fare spazio, essere luoghi noi stessi e rinnovare capienze affinché altri paesaggi possano abitarci, o se non proprio trasfigurarci. Nessuna trama orienta l&#8217;azione, non il succedersi di eventi o l&#8217;alternarsi di personaggi. Nulla accade mentre tutto è già accaduto. Come una verità appena annunciata ma che esiste da sempre, non vista. Dalla Sicilia al Marocco, dalla mai smarrita Napoli all&#8217;amareggiata Roma, da Goffredo Parise ad Albert Camus, dalla selvatichezza del paesaggio agli sgargianti  conglomerati urbani, tutto è incerto nell&#8217;ora della precarietà del tempo. E se precario e preghiera hanno una comune semente etimologica, allora non ci resta che il viaggio, la mendicanza dell&#8217;uomo che sa di essere in perdita e che non smette di volersi raggiungere ogni volta.</p>
<p>Anche Perrella, come Pier Vittorio Tondelli, <em>sa di non essere là dove lui scrive</em>, sa che d<em>a qui a là è tutta intera la sua vita,</em> spazio separato e a cui l&#8217;ora tende, carezzevole o violenta. <em>Ore incerte</em> si propaga come un prolungamento nello spazio dello stesso autore, quasi facendosene inghiottire fino al suo più aereo dissolvimento. Come a dire non è nostra la vita, ma siamo noi ad appartenere ad essa, inglobandoci nella sua sacca mistica. La prosa di Perrella ricorda a tratti Joris-Karl Huysmans e il suo <em>Controcorrente</em>, anche se in quel caso l&#8217;operazione è inversa: da un verso-fuori si procede ad un verso-dentro, esercizio non si estroflessione esistenziale ma di radicale introflessione del protagonista quando decide di sottrarsi a qualsiasi forma di relazione con il mondo. Ma in fondo lo spazio di entrambi non è altro che uno spazio interiore raggiunto secondo due diverse posture.</p>
<p>Ugualmente rabdomantica la scrittura di <em>Ore Incerte </em>come il Gozzano prosatore di <em>Viaggio in India</em>, la parola anche lì è mantenuta sull&#8217;acqua della poesia come un corpo in abbandono sulle spesse stratificazioni antropologiche del Gange. Scrive Perrella: <em>I desideri quando ti spingono all&#8217;avventura della ricerca non sanno ancora che forma prenderanno</em>. E a me questo sembra il monito dello scrittore avveduto che sa che la parola non inizia sulla pagina e non sulla pagina posa il suo fiato finale. È già iniziata altrove, ha già ribaltato le ritmie dei flussi ancora prima che lo scrittore ne abbia percepito l&#8217;urto. E dopo continuerà scavalcando la volontà dell&#8217;intenzione, insinuandosi come uno spiffero nelle fessure. Va e viene senza programmatiche schedature.</p>
<p>Irregolare come una musica di Miles Davis, uno dei tappeti su cui cammina questa narrazione, che inizia quando già è iniziata e termina senza finire mai. Come in un sogno fanno da cornice onirica al testo i quadri di Odilon Redon, per entrare ed uscire da sé senza eludere mai la realtà, rimbalzando da un&#8217;onda all&#8217;altra nel mare della mente e del cuore.</p>
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		<title>Il Badalucco e altri fantasmi si aggirano per Napoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 19:45:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Badalucco]]></category>
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					<description><![CDATA[di Enrico De Vivo Ritorna a Napoli Gianni Celati, in compagnia degli amici Cavazzoni, Rizzante, Schneider, per interpretare una singolare “Recita”, organizzata dalla Fondazione “Premio Napoli” a Palazzo Reale per il 22 marzo (ore 17,30), incentrata sulla pubblicazione del suo ultimo libro, “I sonetti del Badalucco nell’Italia odierna” (Feltrinelli 2010), in cui lo scrittore emiliano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Enrico De Vivo</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/Pintus.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-32078" title="Pintus" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/Pintus.jpg" alt="" width="250" height="428" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/Pintus.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/Pintus-175x300.jpg 175w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /></a>Ritorna a Napoli <strong>Gianni Celati</strong>, in compagnia degli amici <strong>Cavazzoni</strong>, <strong>Rizzante</strong>, <strong>Schneider</strong>, per interpretare una singolare “Recita”, organizzata dalla Fondazione “Premio Napoli” a Palazzo Reale per il 22 marzo (ore 17,30), incentrata sulla pubblicazione del suo ultimo libro, “I sonetti del Badalucco nell’Italia odierna” (Feltrinelli 2010), in cui lo scrittore emiliano ricostruisce la vita, i pensieri e le opere del grande attore veneziano Attilio Vecchiatto. Celati prende l’avvio da 51 sonetti agili e snelli, molti dei quali scritti da Vecchiatto durante il suo soggiorno napoletano, per evocare la figura misteriosa (eppur familiare…) del Badalucco. Vecchiatto diceva che il Badalucco è una “categoria dello spirito”, che alberga dentro ognuno di noi, e se non stiamo attenti rischia di soffocarci.<span id="more-32061"></span> Il suo scopo è prendere il sopravvento e parlare al nostro posto di tutto ciò che non ci riguarda veramente, ma riguarda solo lui e i suoi affari. In un mondo dove tutto è ridotto a furbizia e stratagemma per ingannare gli altri, Vecchiatto sosteneva un’idea di arte colma di sapienza senza boria, distante mille miglia dall’italica supponenza – un’arte che si realizzava nell’allestimento di opere teatrali originalissime, come ad esempio rivisitazioni di sceneggiate napoletane, che lui studiava e interpretava da un punto di vista “shakspeariano”, se così si può dire, scorgendovi i legami stretti tra amore e morte che sostanziano la vita umana a tutte le latitudini.</p>
<p>Ma la cosa che maggiormente colpisce è che questo libro è stato scritto avendo in mente Napoli, e costituisce, per molti versi, un tributo d’affetto e ammirazione alla cultura partenopea: le sue fonti di ispirazione sono i filosofi Giordano  Bruno e Giambattista Vico, ma non mancano i riferimenti alla tradizione del teatro napoletano e a Giambattista Basile, nonché a personaggi popolari come Totò e Maradona (che Vecchiatto conobbe di persona e frequentò). La stessa presenza nel volume del mio personaggio, in qualità di autore di “testimonianze autentiche” in merito ai giri napoletani di Vecchiatto (io ero amico di Vecchiatto, l’ho ospitato e l’ho presentato a Celati), non è casuale. Come non è casuale che Celati venga oggi proprio a Napoli per la prima presentazione di questo suo lavoro. Del resto, la visione del Badalucco nasce proprio verso la fine degli anni Ottanta, nel corso delle nostre passeggiate e discussioni tra Napoli e provincia.</p>
<p>Si può dire che Vecchiatto di Napoli amasse tutto, e l’ultima volta che io l’ho visto è stato nei pressi di “Villa delle Ginestre”, sul Vesuvio, dove ci eravamo recati insieme a Celati per visitare l’ultima dimora di Leopardi. Quel giorno, mentre Celati declamava sulla pendice del vulcano una sua operina mozartiana ispirata all’incontro tra la Morte e il poeta recanatese, Vecchiatto è scomparso e non l’abbiamo più visto. Abbiamo saputo poi da altri amici che è morto nel 1993, in una locanda di Sandon di Fosso, a una ventina di chilometri da Venezia. Ancora oggi il nome di Vecchiatto risulta escluso dalle enciclopedie e dalle storie del teatro moderno, e questo è semplicemente assurdo, perché, come si potrà leggere nella biografia ricostruita da Celati, Vecchiatto è stato uno dei più grandi e veritieri attori e autori del Novecento. Qualche cenno si trova nei siti internet, anche se è stranissima la pretesa di alcuni giornalisti, secondo i quali Attilio Vecchiatto non sarebbe mai esistito.</p>
<p>*</p>
<p>All’incontro napoletano, presieduto da <strong>Silvio Perrella</strong> e <strong>Giancarlo Alfano</strong>, oltre a <strong>Celati</strong>, che leggerà “I sonetti del Badalucco nell’Italia odierna”, interverranno Ermanno  Cavazzoni, che leggerà dal suo “Limbo delle fantasticazioni” (Quodlibet 2009), Massimo Rizzante, autore di “Non siamo gli ultimi” (Effigie 2009), <strong>Enrico De Vivo</strong>, autore di “Divagazioni stanziali” (Quiedit 2009) e <strong>Marianne Schneider</strong>. Il tutto si svolgerà come una “recita” in tre atti (più una jam session conclusiva), dove i libri saranno occasioni di incontro con il pubblico a partire dalla forza evocativa e immaginativa della lettura ad alta voce. Il 23 marzo, alle ore 17, Gianni Celati sarà, con Ermanno   Cavazzoni e Marianne  Schneider, al “Liceo Classico-Scientifico Don Carlo La Mura” di Angri, per un incontro con gli studenti dal titolo “Scrivere, studiare, sognare”.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Napoli &#8211; Palazzo Reale, ore 17,30</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>LA FONDAZIONE  PREMIO NAPOLI</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>in collaborazione con</em></p>
<p style="text-align: center;"><em> </em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Zibaldoni e altre meraviglie”, Quiedit Edizioni e Lavieri Edizioni</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>PRESENTA</em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“IL BADALUCCO, IL LUNATICO </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>E ALTRI FANTASMI”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Tre atti e una jam session</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>I ATTO</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Il Badalucco”</strong></p>
<p style="text-align: center;">Gianni  Celati legge</p>
<p style="text-align: center;"><strong>“I sonetti del Badalucco nell’Italia odierna” di Gianni Celati</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(Edizioni <em>Feltrinelli</em> 2010)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>II ATTO</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Il Lunatico”</strong></p>
<p style="text-align: center;">Ermanno  Cavazzoni legge</p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Il limbo delle fantasticazioni” di Ermanno Cavazzoni</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(Edizioni <em>Quodlibet</em> 2009)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>III ATTO</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Altri fantasmi”</strong></p>
<p style="text-align: center;">Giancarlo  Alfano, Gianni Celati, Enrico De Vivo,</p>
<p style="text-align: center;">Massimo  Rizzante, Marianne  Schneider parlano della collana</p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Questo è quel mondo” diretta da Enrico De Vivo (Edizioni <em>QuiEdit</em>)</strong></p>
<p style="text-align: center;">di <strong>“Non siamo gli ultimi” di Massimo Rizzante (Edizioni <em>Effigie</em> 2009)</strong></p>
<p style="text-align: center;">e della <strong>trilogia di Arno Schmidt</strong> curata da <strong>Domenico Pinto</strong> <strong>(Edizioni</strong> <strong><em>Lavieri</em>)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>JAM SESSION</em></p>
<p style="text-align: center;">Gianni  Celati ed Ermanno Cavazzoni dialogano con il pubblico su</p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Letteratura e fantasticazione”</strong></p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
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		<title>Vivere e scrivere tra le lingue</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/01/28/vivere-e-scrivere-tra-le-lingue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 06:37:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[antonella anedda]]></category>
		<category><![CDATA[Camilla Miglio]]></category>
		<category><![CDATA[Dieter Hornig]]></category>
		<category><![CDATA[Festival della traduzione]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[gabriele frasca]]></category>
		<category><![CDATA[Helena Janeczeck]]></category>
		<category><![CDATA[Johanna Borek]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Bocci]]></category>
		<category><![CDATA[Lisa Ginzburg]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Ottaiano]]></category>
		<category><![CDATA[silvio perrella]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>
		<category><![CDATA[Valentina Di Rosa]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Orientale di Napoli lancia il Festival della traduzione Saluto del Rettore dell’Università di Napoli “L’Orientale”, Lida Viganoni e del Pro-Rettore Elda Morlicchio “Il ruolo dell’Orientale: Traduttori di culture” Presentano il progetto “Europa Spazio di Traduzione” Camilla Miglio (coordinatrice), Johanna Borek e Dieter Hornig (co-organizzatori) Incontro con alcuni tra i più importanti scrittori-traduttori italiani Tavola Rotonda [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">L</span><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">’<em>Orientale</em></span></strong><strong><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"><em> </em>di Napoli lancia il Festival della traduzione</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Saluto del</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Rettore dell’Università di Napoli “L’Orientale”, Lida Viganoni e del Pro-Rettore Elda Morlicchio</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">“Il ruolo dell’Orientale: Traduttori di culture”</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></strong></p>
<h4 style="text-align: center;">Presentano il progetto</h4>
<h4 style="text-align: center;">“Europa Spazio di Traduzione”</h4>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Camilla  Miglio</span><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"> (coordinatrice), Johanna Borek e Dieter Hornig (co-organizzatori) </span><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></strong></p>
<h4 style="text-align: center;"><span>Incontro con alcuni tra i più importanti scrittori-traduttori italiani</span></h4>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Tavola Rotonda “Vivere e scrivere tra le lingue”</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Antonella Anedda, Laura Bocci, Franco Buffoni, Gabriele Frasca, Lisa  Ginzburg, Helena Janeczeck, Marco Ottaiano, Silvio Perrella<span id="more-13671"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><sup><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></sup></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><em><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Modera</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Valentina Di Rosa</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Segue </span></em><strong><em><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Buffet</span></em></strong><em><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"> offerto da Royal Group</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt;"><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Il 29 gennaio 2009 l&#8217;Università di Napoli <strong>&#8220;L&#8217;Orientale&#8221;</strong>, nella sala conferenze dell&#8217;Hotel Royal di Napoli, presenta e inaugura il progetto <span>Biennale E.S.T.,</span><strong> &#8220;Europa Spazio di Traduzione – Incontri Internazionali e Festival della Traduzione&#8221;</strong>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt;"><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">La conferenza stampa sarà accompagnata da una tavola rotonda sul tema &#8220;<strong>Vivere e scrivere tra le lingue</strong>&#8220;. L&#8217;incontro, moderato da Valentina Di Rosa, raccoglierà attorno al tavolo alcuni tra i più importanti scrittori-traduttori italiani: Antonella Anedda, Franco Buffoni, Laura Bocci, Lisa Ginzburg, Gabriele Frasca, Helena Janeczeck, Marco Ottaiano, Silvio Perrella. Centro della loro riflessione sarà il loro lavoro situato nel punto di intersezione fra scrittura e traduzione, al crocevia fra spazi linguistici, culturali e politici non solo italiani, ma anche europei.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt;"><strong><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Il progetto E.S.T.</span></strong><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">, finanziato dalla Comunità Europea (<em>Programma Cultura 2007-2013</em>), è ideato e coordinato dall’Università di Napoli,<span style="color: red;"> </span>“L’Orientale”, in collaborazione con le Università Paris VIII (Dieter Hornig) e Vienna (Johanna Borek); con la partnership delle Università di Bucarest (George Gutu), Dresda (Walter Schmitz), Istanbul (Sakine Eruz);<span style="color: red;"> </span>con il patrocinio di: Fondazione Premio Napoli, Accademia Tedesca Roma &#8211; Villa Massimo, Goethe-Institut Neapel, Istituto Cervantes, Institut </span><span class="notegras1"><span style="font-size: 7pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; font-weight: normal;">Français</span></span><span class="notegras1"><span style="font-size: 7pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></span><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">de Naples Le Grenoble, Forum di Cultura austriaco, Teatro San Carlo di Napoli,<span> </span>Fondazione Morra, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Consolato di Polonia, Don Juan Archiv, Scuola Europea di Traduzione Letteraria SETL (Magda Olivetti), Übersetzergemeinschaft di Vienna. Il comitato scientifico napoletano è composto da Michele Bernardini, Guia Boni, Giovanni Chiarini, Francesca Maria Corrao, Valentina Di Rosa, Camilla  Miglio e Giusi Zanasi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt;"><strong><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Europa Spazio di Traduzione</span></strong><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"> parte da una riflessione sul ruolo della traduzione nelle sue più varie implicazioni. L&#8217;idea di fondo è rendere finalmente visibile il grande lavoro della comunità dei traduttori nei diversi contesti, favorendo una circolazione di esperienze e competenze. Dalle versioni di letteratura e poesia al doppiaggio, dalla sotto- e sopratitolazione alle letture e trasposizioni, dalle riscritture e narrazioni orali al lavoro editoriale, agli adattamenti musicali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt;"><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt;"><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">“L’Orientale” stesso si profila nelle parole del Rettore Viganoni, come “soggetto traduttore di culture”. L&#8217;intera città, tra il 22 e il 29 novembre 2010, accoglierà il <strong>Festival della Traduzione “Tradurre (in) Europa”</strong> nei suoi spazi: i cortili, il porto, le navi, teatri e palazzi, università e scuole. Napoli diventerà quindi la cornice di un incontro proiettato su diverse direzioni, a metà strada tra Oriente, Europa e Mediterraneo.<span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt;"><strong><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">La biennale E.S.T.</span></strong><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"> tradurrà a Napoli una prospettiva di carattere internazionale, eliminando le barriere che spesso s’interpongono tra l’attività accademica e il dinamismo culturale presente nei vari strati della società civile.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt;"><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Contatti </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Coordinamento stampa Progetto EST<span> </span>Addetto Stampa “L’Orientale”</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Giovanni Chianelli <a href="mailto:giovannichianelli@gmail.com"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">giovannichianelli@gmail.com</span></a><span> </span>Ugo Cundari <a href="mailto:uffstampa@unior.it"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">uffstampa@unior.it</span></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"><span> </span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 318.6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Fax Ufficio Stampa “L’Orientale”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 318.6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">081 69 09 129</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Responsabili<span> </span>Stampa Progetto EST</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Stefania De Lucia <a href="mailto:stedelu@inwind.it"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">stedelu@inwind.it</span></a><span> </span>328 55 47 378</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Domenico Ingenito <a href="mailto:pessoa1982@gmail.com"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">domenico.ingenito@gmail.com</span></a><span> </span>339 82 14 201</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Maria Rosa Piranio <a href="mailto:mariarosa.piranio@yahoo.it"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">mariarosa.piranio@yahoo.it</span></a><span> </span>328 41 31 720</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Comunicazione</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Loredana Mazzei <a href="mailto:lomazzei@yahoo.it"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">lomazzei@yahoo.it</span></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Notizie sui relatori</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 7.5pt 0cm; background: white none repeat scroll 0% 0%;"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; color: black;">Antonella Anedda Angioy </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 7.5pt 0cm; background: white none repeat scroll 0% 0%;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; color: black;">È saggista, traduttrice e poetessa. Si è laureata in Lettere moderne e perfezionata in Storia dell’arte medievale e moderna all’Università La  Sapienza di Roma, dove, dal 2005, tiene seminari presso il Master di Traduzione; è stata docente di Lingua francese presso l’Università di Siena (sede di Arezzo) e attualmente insegna lingua e traduzione inglese alla Sapienza di Roma.<br />
Tra i suoi saggi: <em>Cosa sono gli anni</em> (Fazi), <em>La luce delle cose</em> (Feltrinelli), <em>La lingua disadorna</em> (L’Obliquo), <em>Fazzoletti. La traduzione del testo poetico</em> (Marcos y Marcos), <em>S come solitudine</em> (Donzelli), <em>Nomi distanti</em> (Empiria).<br />
Ha tradotto poesie e prose di Philippe Jaccottet e di vari autori anglofoni, e pubblicato raccolte di versi: <em>Residenze invernali</em> e <em>Notti di pace occidentale</em> (Donzelli, insignito, nel 1999 del Premio Montale opera edita), entrambe tradotte in spagnolo, <em>Il catalogo della gioia</em> (Donzelli, finalista Premio Viareggio 2004), <em>Dal balcone del corpo</em> (Mondadori, insignita del Premio Napoli).</span>
</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Laura Bocci</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; color: #222222;">Germanista, traduttrice letteraria e autrice, nasce e lavora a Roma. Traduce testi a carattere tecnico scientifico e letterario per numerose case editrici. Si ricordano le sue traduzioni di grandi autori romantici tedeschi, tra cui Hoffmann e Kleist (Garzanti, Rizzoli) e la recente cura, con Camilla Miglio, della <em>Fiaba del Reno</em> di Clemens Brentano (Donzelli).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; color: #222222;">Nel 2004 pubblica per Rizzoli il romanzo <em>Di Seconda Mano &#8211; Né un saggio né un racconto sul tradurre letteratura</em> che consegue il premio Rapallo e Procida-Elsa Morante come opera prima, nonché i premi Vittorini e Argentario. Sempre nel 2004 riceve il Premio Nazionale per la Traduzione (per la lingua tedesca) del Ministero dei Beni Culturali, conferito dal Presidente della Repubblica. Nel 2006 scrive il suo secondo romanzo <em>Sensibile al dolore</em> (Rizzoli). Attualmente è professore a contratto presso l&#8217;Università dell&#8217; Aquila.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; color: #222222;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; color: #222222;">Johanna Borek</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; color: #222222;">Nota, pluripremiata studiosa di letteratura italiana e francese e traduttrice, insegna Romanistik all’Università di Vienna. Traduce in tedesco dal francese (tra le altre opere di Diderot, Gide, Starobinski, Bandinter, Meschonnic) e dall’italiano (si ricordino in particolare le opere teatrali e narrative di Pirandello). Importanti i suoi studi di storia del teatro e di teoria e storia della traduzione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Franco Buffoni</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Poeta, traduttore e saggista, vive a Roma. Tra le sue raccolte di poesia ricordiamo: <em>Nell&#8217;acqua degli occhi</em> (Guanda), <em>Quaranta a quindici</em> (Crocetti ), <em>Suora carmelitana </em>(Guanda), <em>Songs of Spring</em> (Marcos y Marcos), <em>Il profilo del Rosa</em> (Mondadori), <em>Theios</em> (Interlinea), <em>Del Maestro in bottega</em> (Empiria), <em>Guerra</em> (Mondadori), <em>Croci rosse e mezze lune</em> (Quaderni di Orfeo, Como), <em>Noi e loro</em> (Donzelli).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Nel 1989 ha fondato e tuttora dirige il semestrale di teoria e pratica della traduzione letteraria «Testo a fronte». </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Per Marcos y Marcos ha curato i volumi <em>Ritmologia</em> e <em>La traduzione del testo poetico</em>. Per Mondadori ha tradotto <em>Poeti romantici inglesi</em> e curato opere di Byron, Coleridge, Wilde, Kipling. È autore di <em>Più luce, padre. Dialogo su Dio, la guerra e l’omosessualità</em> (Sossella,), del romanzo <em>Reperto 74</em> (Zona) e dei saggi <em>Con il testo a fronte. Indagine sul tradurre e l’essere tradotti </em>(Interlinea), <em>L’ipotesi di Malin. Studio su Auden critico-poeta</em> (Marcos y Marcos) e <em>Mid Atlantic. Teatro e poesia nel Novecento angloamericano</em> (Effigie). Vincitore del Premio Giacomo Matteotti 2008.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Valentina Di Rosa</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Germanista e traduttrice, insegna Letteratura tedesca e Traduzione letteraria (tedesco/italiano) presso l’Università di Napoli “l’Orientale</span><span style="font-size: 8pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">”. </span><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Ha pubblicato, fra gli altri, studi sul Romanticismo, sulla cultura ebraica del primo Novecento, su aspetti della ricerca lirica e teatrale delle avanguardie, saggi sulla poetica della traduzione, su traduzione e riscrittura (Kafka/Levi, Kafka/Fortini). Ha tradotto lirica, narrativa e saggistica. Fra gli autori: Alfred Andersch, Ernst Bloch, Christoph Hein, Elfriede Jelinek, Anselm Kiefer, Raoul Schrott, Ingo Schulze, Alfred Sohn-Rethel, Sigfried Unseld. Membro del Comitato scientifico del progetto europeo EST.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Gabriele Frasca</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Scrittore, saggista e traduttore napoletano, insegna attualmente Letterature Comparate all’Università di Salerno.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Tra i suoi scritti si ricordano le raccolte di poesie <em>Rame, Lime </em><span>e<em> Rive</em>, seguite, nel 2007, da<em> Prime </em>(insignita, nel 2008, del premio Napoli). <em>Frasca h</em></span>a scritto le “cinque tragedie seguite da due radiocomiche” raccolte nel volume <em>Tele,</em> e due opere di narrativa: <em>Il fermo volere</em>, <em>Santa Mira. </em><span>Ha pubblicato traduzioni di Philip K. Dick e Samuel Beckett <em>(</em>Einaudi<em>).</em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">Tra i suoi saggi ricordiamo invece:<em> Cascando. Tre studi su Samuel Beckett </em></span><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;">(Liguori); <em>La furia della sintassi. La sestina in Italia</em> (Bibliopolis); <em>La scimmia di Dio. L’emozione della guerra mediale</em> (Costa&amp;Nolan); <em>La lettera che muore</em> e <em>L&#8217;oscuro scrutare di Philip K. Dick</em> (Meltemi).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;;"><br />
<strong>Lisa Ginzburg</strong></span>
</p>
<p class="NormaleWeb1" style="background: white none repeat scroll 0% 0%; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; color: #222222;">Vive e lavora tra Roma e Salvador di Bahia, dove traduce dal francese, dall’inglese e dal portoghese. Tra le sue traduzioni: <em>Commento mistico al Cantico dei Cantici</em> di Jeanne-Marie Guyon, <em>Pene d’amor perdute</em> di William Shakespeare, <em>Leggende afro-brasiliane</em> narrate da Pierre Fatumbi Verger, e le lettere di Clarice Lispector. Collabora con Rai Radio3. Ha pubblicato il reportage <em>Mercati. Viaggio nell’Italia che vende</em> (Editori Riuniti), il romanzo <em>Desiderava la bufera </em>(Feltrinelli)<em>,</em> e la raccolta di racconti <em>Colpi d’ala, </em>per Laterza il reportage <em>Malìa Bahia</em>, per e/o la biografia di Anita Garibaldi, <em>Anita</em>. Collabora con giornali e riviste tra cui «Il Messaggero», «L’Unità» e «Repubblica Viaggi».</span></p>
<p class="NormaleWeb1" style="background: white none repeat scroll 0% 0%; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; color: #222222;">Dieter Hornig</span></strong></p>
<p class="NormaleWeb1" style="background: white none repeat scroll 0% 0%; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; color: #222222;">Noto e premiato traduttore dal francese a tedesco, dal tedesco al francese, dall’inglese al tedesco; insegna a Paris VIII nel Master di Traduzione ed è co-organizzatore del progetto europeo. Tra gli autori da lui tradotti, Braudel, Dumézil, Benveniste, Genette, Kristeva, Barthes, Ziegler, Ratzinger, e opere letterarie tra cui ricordiamo diversi volumi di<span> </span>Henri Michaux, Julien Gracq; e ancora testi teatrali di Marivaux, Schwab, Jelinek; e ancora, dall’inglese, Hazlitt. Saggi sulla poetica della traduzione. </span></p>
<p class="NormaleWeb1" style="background: white none repeat scroll 0% 0%; text-align: justify;"><em><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; color: black; font-style: normal;">Helena Janeczek</span></strong></em></p>
<p class="NormaleWeb1" style="background: white none repeat scroll 0% 0%; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; color: black;">È nata a Monaco di Baviera in una famiglia di origine ebraico-polacca. Si è trasferita in Italia nel 1983; attualmente vive a Gallarate e lavora a Milano. Ha esordito come poetessa in lingua tedesca con la raccolta <em>Ins Freie </em>(Suhrkamp) e come narratrice in italiano con <em>Lezioni di tenebra </em>(Mondadori; Premio Bagutta Opera Prima e Premio Berto). Da allora ha partecipato con racconti e saggi a varie antologie e ha pubblicato il suo secondo romanzo, <em>Cibo </em>(Mondadori). Inoltre è redattrice di «Nuovi Argomenti» e «Nazione Indiana».<em></em></span></p>
<p class="NormaleWeb1" style="background: white none repeat scroll 0% 0%; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; color: #222222;">Camilla Miglio</span></strong></p>
<p class="NormaleWeb1" style="background: white none repeat scroll 0% 0%; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; color: #222222;">Germanista e traduttrice, insegna Letteratura tedesca e Teoria e storia della traduzione all’Università di Napoli, L’Orientale. Project manager del progetto E.S.T., è co-fondatrice del sito di studi sulla traduzione “Il Porto di Toledo” <a href="http://www.lerotte.net/"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;;">www.lerotte.net</span></a> . Ha tradotto autori tedeschi del Romanticismo e del Novecento, tra cui Brentano, Liebenskind, Kafka, Enzensberger, Waterhouse, Draesner. Tra le sue pubblicazioni si ricordano studi su Goethe, Bachmann, Kafka, Celan. Nel 2005 ha pubblicato lo studio <em>Vita a fronte. Saggio su Paul Celan</em> (Quodlibet) in virtù del quale ha ricevuto il Premio Ladislao Mittner del DAAD (Ministero Aff. Esteri tedesco).<strong></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; color: black;">Marco Ottaiano</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 0.9pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; color: black;">Editor, ispanista e traduttore, è attualmente direttore di redazione della Fondazione Premio Napoli. Ha tradotto e curato, fra le altre cose,<em> La spassosa di </em>Miguel de Cervantes (ETS edizioni),<em> Venecia </em>di Jorge Accame (Pironti),<em> Cronaca di un tradimento </em>di Manuel Barrios (Controcorrente),<em> Poetesse d&#8217;Argentina </em>(Pironti),<em> Verso Napoli </em>(Colonnese),<em> Oración por Marilyn Monroe </em>di Ernesto Cardenal, <em>Una Modesta Proposta </em>di Jonathan Swift,<em> Grondante sangue </em>di Rafael Reig e <em>Voci migranti &#8211; storie di esili e di esiliati.</em> (tutti per Marotta &amp; Cafiero, casa editrice per la quale Ottaiano è consulente editoriale, editor, docente del corso di traduzione letteraria e responsabile della collana &#8220;Collezione di sabbia&#8221;<em>) </em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; color: black;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; color: black;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; color: black;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; color: black;">Silvio Perrella</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; color: black;">Silvio Perrella è nato a Palermo ma vive e lavora a Napoli. Si occupa di Novecento letterario italiano. Autore, tra l’altro, di <em>Calvino</em> (Laterza, 1999) e di <em>Fino a Salgarèda. La scrittura nomade di Goffredo Parise</em> (Rizzoli, 2003), <em>Giùnapoli</em> (Neri Pozza 2006), e ha scritto l’introduzione ai <em>Sillabari di Goffredo Parise</em>, da lui curati, ad <em>Anna e Bruno</em> di Romano Bilenchi e a <em>L’aria della sera</em> di Silvio D’Arzo. Ha inoltre allestito e introdotto un’antologia di saggi di George Orwell (<em>Il ventre della balena</em>) e riedito <em>Il critico come artista</em> di Oscar Wilde. Collabora con riviste e quotidiani tra cui «Il Mattino» e<span> </span>«L’Indice», è inoltre consulente editoriale. Ha vinto il premio Bilenchi per la saggistica e dirige il prestigioso Premio Napoli.</span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Ora pro Anobii</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/08/18/ora-pro-anobii/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2008/08/18/ora-pro-anobii/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 12:34:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[anobii.com]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Moresco]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo scorso dicembre, mentre eravamo a Procida per organizzare il nostro laboratorio Dante , Martina e Marco mi hanno suggerito, si fa per dire, di iscrivermi ad un sito completamente dedicato ai libri. In questi mesi di ricostruzione almeno virtuale della mia biblioteca, esplosa in mille pezzi, scatole di cartone e luoghi, sono nate oltre [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/yhst-45079396477018_1950_80358323.gif"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/yhst-45079396477018_1950_80358323.gif" alt="" title="yhst-45079396477018_1950_80358323" width="300" height="292" class="alignnone size-medium wp-image-7324" /></a></p>
<p><em>Lo scorso dicembre, mentre eravamo a Procida per organizzare il nostro <a href="http://danteiloveyou.blogspot.com/">laboratorio Dante </a>, Martina e Marco mi hanno suggerito, si fa per dire, di iscrivermi ad un <a href="http://www.anobii.com/people/effeffe/">sito</a> completamente dedicato ai libri. In questi mesi di ricostruzione almeno virtuale della mia biblioteca, esplosa in mille pezzi, scatole di cartone e luoghi, sono nate oltre ad un vero e proprio libro, frutto di una corrispondenza con una lettrice del sito, delle schede di lettura. Le considero come delle quarte &#8220;personali&#8221; di copertina e mi è venuta così la voglia di condividerle &#8211; si tratta ovviamente di una seleção-  anche con i non anobiani.</em><br />
<strong>effeffe</strong><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_bookphp3.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_bookphp3.jpeg" alt="" title="image_bookphp3" width="46" height="66" class="alignnone size-medium wp-image-7306" /></a></p>
<p><strong>Sillabari</strong> (89 lettori su Anobii)<br />
Di <strong>Goffredo Parise</strong></p>
<p><em>della serie: L come Libro</em></p>
<p>Me ne aveva parlato per la prima volta Silvio Perrella, critico e curatore dell&#8217;opera di Parise. A Parigi &#8211; Paris/Parise- durante una lunghissima passeggiata (tra l&#8217;altro menzionata nel libro<em> Giù Napoli</em>) .<br />
<span id="more-7296"></span><br />
Avevo da poco letto l&#8217;Abecedaire di Gilles Deleuze, e devo dire che mi ha sempre affascinato la divisione in voci, della vita. Ci sono dei dizionari che mi porto dietro da sempre e che ogni volta perdono una pagina, la copertina, una voce appunto, ed allora sembra quasi che la vita ti serva a ritrovare quella voce perduta.La pagina smarrita.<br />
La voce A come amicizia, nei Sillabari è di quanto più lucido abbia mai letto sulla vita e sulla letteratura.<br />
Sulla letteratura, quando dopo aver descritto uno ad uno, lungamente, i personaggi della discesa in pista &#8211; siamo in montagna ed il gruppo di amici ha deciso di passare la giornata a sciare- non si attarda sul narratore, se stesso perché lui è presente soltanto per raccontare. Mai così superflui quanto necessari, gli scrittori!!<br />
Sulla vita, quando di fronte al dubbio del narrante se valesse la pena o meno ritentare l&#8217;impresa di quella prima &#8220;discesa&#8221; tutti insieme, qualche anno dopo, gli fa dire che per quanto spesso sia così, ovvero che la magia della prima volta non si ripete mai, delle volte capita anche il contrario, che non ci sono regole.In definitiva.<br />
Quello che sembra un diario minimo in realtà non lo è, e se c&#8217;è un autore che ha fatto della leggerezza l&#8217;arma con cui entrare più in profondità,nell&#8217;essere umano e nella storia, quello è sicuramente Goffredo Parise.</p>
<p><strong>La notte della cometa </strong>(147)<br />
<em>Il romanzo di Dino Campana</em><br />
Di <strong>Sebastiano Vassalli</strong><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-1php1.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-1php1.jpeg" alt="" title="image_book-1php1" width="46" height="77" class="alignnone size-medium wp-image-7309" /></a></p>
<p><strong>Canti orfici</strong> (389)<br />
Di <strong>Dino Campana</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_bookphp4.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_bookphp4.jpeg" alt="" title="image_bookphp4" width="46" height="77" class="alignnone size-medium wp-image-7310" /></a></p>
<p><em>della serie: libro chiama libro</em></p>
<p>Nella vecchia soffitta del Marais che dividevo con l&#8217;amico Massimo c&#8217;erano libri e letti. Si mangiava raramente e quasi sempre pasta. La biblioteca di Massimo, era un inquilino in più. Al punto che, col senno di poi, mi dico che avrebbe dovuto pagare la sua parte d&#8217;affitto. Una sera anzi in poche sere, credo di aver letto tutta l&#8217;opera, quasi, di Sebastiano Vassalli. Un libro però mi sconvolse. Era forse il tema, maledetta poesia, il racconto di città letterarie -proprio come quella che vivevamo di prima mano- i tuoni di Papini, la voce del maestro. Questo, sicuramente, ma non solo. La notte della cometa, mi affascinò per il fascino che poteva esercitare il più visionario scrittore che l&#8217;Italia avesse mai dato alle lettere. E così mi andai a rileggere i Canti Orfici che avevo letto, e perfino ascoltato, da un amico cantante, quando i viaggi te li fai da solo, da mente a mente. Riprenderli poi, quando il viaggio si era fatto vero e ti sporcava le scarpe, ti cambiava la pelle, era significato davvero dialogare con l&#8217;autore. Con le sue prose veloci, telegrammi poetici, visioni fantastiche, e viaggi appunto, sospesi tra verità e immaginazione. Quando uscì l&#8217;edizione sonora dei Canti, a cura di Carmelo Bene l&#8217;ho ascoltata mille volte. Come il racconto che il geniale drammaturgo fa di come Campana passò dei decenni in manicomio a tentare di ricomporre il manoscritto originale dei Canti, sottoposto all&#8217;Editore Vallecchi e da quelli, distrattamente perduto. &#8220;Fare e disfare. Ecco quello che so fare&#8221; scrive in una cartolina all&#8217;amata Sibilla Aleramo. Un opera come un letto disfatto, dunque, memoria viva del fatto che vita vi fosse. Grande letteratura</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-2php.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-2php.jpeg" alt="" title="image_book-2php" width="46" height="66" class="alignnone size-medium wp-image-7314" /></a></p>
<p><strong>Canti del caos</strong> (52)<br />
Di <strong>Antonio Moresco</strong></p>
<p><em>della serie: i libri che bruciano</em></p>
<p>Me l&#8217;aveva prestato un&#8217;amica carissima, Gabriella, senza una nota d&#8217;accompagnamento, una parola che potesse preparare il terreno, del tipo, &#8220;sai, (o vedrai) sono sicuro che ti piacerà.&#8221; O ancora: &#8220;qui c&#8217;è tutto quello che vuoi sapere&#8221;. Come se uno leggesse per sapere e non per conoscere. Ci sono dei libri che si porgono in silenzio e che restituisci in silenzio. Sono un atto di meditazione, ti massacrano per le emozioni che suscitano in te, come quando ti ecciti e non vorresti, ridi, e in fondo sai che la tua (ma anche la sua, del personaggio) è disperazione. E sono libri che non dimentichi di aver letto, di cui, ogni frase, cerchi di dimenticare.	</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_bookphp.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_bookphp.jpeg" alt="" title="image_bookphp" width="46" height="66" class="alignnone size-medium wp-image-7297" /></a></p>
<p><strong>Vite di uomini non illustri </strong>(113)<br />
Di <strong>Giuseppe Pontiggia</strong></p>
<p><em>della serie: un libro con diciotto storie</em></p>
<p>Perché in fondo per gli scrittori (e i libri) valgono le regole dell&#8217;atletica, a seconda delle discipline. Ci sono autori che possono correre i duecento o i quattrocento metri alla grande, e che messi alla dura prova della marcia longa, delle maratone non reggono. Il respiro incespica sulle gambe,il fiato si spezza, la vista si appanna, la lingua sventola come una bandiera bianca di resa a molti metri dal traguardo.<br />
Pontiggia, a differenza di Calvino, Buzzati, è uno scrittore di fondo. Corre, cammina, marcia, assecondando nel ritmo lo slancio vitale dei suoi personaggi, del lettore. Vite di uomini non illustri non ha nulla dello scatto fulmineo del velocista, né dello stacco &#8211; e della rincorsa- del saltatore. Ti porta attraverso tempi e voci che ti arrivano come un rumore di fondo. Tempi e voci che da sempre ti accompagnavano, ma che non &#8220;sentivi&#8221;. Il silenzio del narratore, con il suo tenersi in disparte, discreto, fa emergere quanto c&#8217;era prima, al punto che hai come l&#8217;impressione di averle già lette quelle storie, e in taluni casi di averle, forse, vissute.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-1php.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-1php.jpeg" alt="" title="image_book-1php" width="46" height="77" class="alignnone size-medium wp-image-7300" /></a></p>
<p><strong>La lettera di Lord Chandos </strong>(38)<br />
Di <strong>Hugo Von Hofmannsthal</strong></p>
<p><em>della serie: un libro che è contro ogni libro</em></p>
<p>Nella storia della letteratura esistono tantissimi esempi di diserzione dal campo di battaglia della scrittura che provengono, nella maggior parte dei casi, dai suoi più illustri protagonisti. Senza prendere in considerazione i suicidi illustri che costellano quella tradizione- smettere di vivere significa anche interrompere ogni scrittura sul mondo- basterà pensare a quanti hanno appeso la penna al chiodo per fare tutt&#8217;altro. E la cosa avviene in silenzio, come fece Rimbaud, che seppure promesso alla gloria abbandonò tutto giovanissimo, come se avesse avuto consapevolezza della propria fortuna letteraria. La sua opera, compiuta in un pugno di anni, lo aveva già reso immortale. Nella lettera a Lord Chandos il protagonista non annuncia la propria &#8220;mancanza d&#8217;ispirazione&#8221; né risveglia il fantasma della &#8220;pagina bianca&#8221;. In questo libro che è più che un&#8217;opera, si compie una vera anatomia del rapporto problematico che la scrittura instaura con la realtà. Quando le cose si chiamano da sole,un rastrello, un tavolo, un secchio, e non hanno bisogno di essere chiamate dalle chiare lettere della scrittura, che inciampa in esse, come su pietra che ti fa cadere, allora lo scrittore deve poter dire di no, confessare la propria resa alla realtà. Un libro che non lascia scampo alla scrittura con un conflitto che si risolve nel silenzio dell&#8217;autore della lettera. Silenzio che però solo la scrittura rende possibile salvando così vita e sogni dei lettori</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_bookphp1.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_bookphp1.jpeg" alt="" title="image_bookphp1" width="46" height="77" class="alignnone size-medium wp-image-7302" /></a></p>
<p><strong>Storia dell&#8217;occhio</strong> (63)<br />
Di <strong>Georges Bataille</strong></p>
<p><em>della serie: il libro &#8220;con la coda&#8221;</em></p>
<p>Ho conosciuto Bataille attraverso i saggi. Illuminanti le considerazioni sul taglio originario, la ferita, la coupe che rende uomini e donne colpevoli (coupables) puri. La storia dell&#8217;occhio lo considero come uno dei massimi capolavori della letteratura erotica, in cui ogni forma di amore non può prescindere dall&#8217;idea di dio. I protagonisti incarnano una delle figure più inquietanti e vere ( forse l&#8217;inquietudine è proprio legata alla verità che la sostiene) della vittima e del carnefice. La rivolta dei protagonisti è assoluta, e l&#8217;uovo/ occhio/ sesso traduce in parole la bellissima immagine girata da Bunuel in Chien Andalu (su You Tube è possibile rivederla) dell&#8217;occhio come una luna tagliata dal rasoio. La perversione di Bataille &#8211; a Clermont Ferrand sua città natale non c&#8217;è un cartello, una placca che lo ricordi- è stata nel tentativo di proporre una vera metafisica del corpo e questo non gli è stato mai perdonato.<br />
Una scrittura che ti accarezza e ti graffia al punto che non sai se i segni che ti ritrovi sulle gambe ce li avevi anche prima, di leggere.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_bookphp2.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_bookphp2.jpeg" alt="" title="image_bookphp2" width="46" height="66" class="alignnone size-medium wp-image-7304" /></a></p>
<p><strong>Il mistero dell&#8217;inquisitore Eymerich</strong> (481)<br />
Di <strong>Valerio Evangelisti</strong></p>
<p><em>della serie: il libro &#8220;fantastique&#8221;</em></p>
<p>Fantastique! Fantasia urlante e crudele, lontana anni luce dall&#8217;idea &#8220;accomodante&#8221; che la parola suscita nel nostro immaginario, ora. Un viaggio attraverso tempi e modi del tempo che si annuncia alla fine del viaggio, con le memorie dei personaggi alla ricerca di nuove ed antichissime eresie.<br />
Valerio Evangelisti produce un vero choc nel lettore risvegliando la sua ancestrale sete di giustizia, l&#8217;atavica curiosità verso tutto quello che &#8220;sta&#8221; nel mondo, l&#8217;immondo, animale immortale che abita la storia.<br />
La Storia dell&#8217;allievo più brillante di Sigmund Freud, Wilhelm Reich, colui che già prima della guerra aveva &#8220;predetto&#8221; fascismo e crisi del &#8220;piccolo&#8221; uomo moderno. Ricordato per la sua rivoluzione sessuale, e che verrà trascinato in tribunale dai suoi detrattori e condannato a morire in cella. L&#8217;inquisitore Eymerich abita i suoi sogni, le sue notti mentre il futuro, lontano quanto il passato, si popola di bambini. Tre storie in una, tre vite, forse trecento o tre milioni di voci che a libro finito inseguono il lettore come un creditore a ricordargli che il prezzo da pagare per la libertà, per quanto insostenibile, vale pur sempre la pena pagarlo.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-3php.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-3php.jpeg" alt="" title="image_book-3php" width="46" height="66" class="alignnone size-medium wp-image-7316" /></a></p>
<p><strong>La vita agra </strong>(404)<br />
Di<strong> Luciano Bianciardi</strong></p>
<p><em>Della serie: i libri che ritornano (e non solo loro)</em></p>
<p>Ho amato Bianciardi da solo, ovvero scoprendolo da un bouquiniste a Parigi, in un&#8217;edizione antica e malandata. La vita agra è stato per anni il mio &#8220;libro di non ritorno&#8221; ovvero il tracciato da avere a mente ben chiaro prima di prendere alcuna decisione che prevedesse il ritorno in Italia. Per vent&#8217;anni. Poi ritorni, te ne vai, e ti rendi conto che quella lezione di stile, di libertà, l&#8217;avevi imparata ancor prima di prendere il rischio del &#8220;tornare sui propri passi&#8221;. Una scrittura con personaggi la cui umanità trasuda da ogni frase, situazione. Quando poi ho scoperto, da solo, consultando l&#8217;edizione italiana di Tropico del Capricorno di Henry Miller, che il traduttore del più ribelle degli scrittori americani era stato proprio lui, Bianciardi, l&#8217;ho amato ancora di più. Qualcuno in Italia si degnerà di dedicare a uno dei nostri scrittori migliori l&#8217;attenzione che merita?</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-5php.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-5php.jpeg" alt="" title="image_book-5php" width="46" height="66" class="alignnone size-medium wp-image-7320" /></a></p>
<p><strong>Tanto amore per Glenda</strong> (41)<br />
Di <strong>Julio Cortázar</strong></p>
<p><em>della serie: i libri che hanno cambiato la mia vita</em></p>
<p>Dei dieci racconti regalatimi vent&#8217;anni fa due mi sono chiari come se li avessi appena letti. perchè non è vero che tutti i libri si dimenticano &#8211; altrimenti perché rileggerli?- come se si sistemassero in chissà quale segreto anfratto dell&#8217;anima, nascosti al punto di non lasciare nessuna traccia di sé, un segno che ce li faccia rivenire in mente. Eppure&#8230;<br />
&#8220;Disegni sui muri&#8221; e &#8220;Testo in un taccuino&#8221; potrei recitarveli a memoria, magari a parole mie, cambiando qui e lì le frasi, i tempi &#8211; ma l&#8217;originale varrà sempre di più- soffermandomi su una scena, un rumore, quello delle porte scorrevoli di una metropolitana, o dell&#8217;obliteratrice quando morde il biglietto. Forse il tratto del pennello sul muro, come un Tapiès, cui del resto il primo racconto era stato dedicato, o la sinistra sirena dei cellulari che percorrono la città assediata. Sicuramente il pallore di chi abita il sottosuolo, che non scordi mai, come la dedica sul libro fatta da un&#8217;amica che non c&#8217;è più, nel senso che è diventata altro</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-4php.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-4php.jpeg" alt="" title="image_book-4php" width="46" height="66" class="alignnone size-medium wp-image-7319" /></a></p>
<p><strong>Narciso e Boccadoro</strong> (3469)<br />
Di <strong>Hermann Hesse</strong></p>
<p><em>della serie:il libro con le pagine ingiallite</em></p>
<p>Avevo letto tutto Herman Hesse a diciassette anni, quando si legge tutto, di un autore. quasi tutto, perchè in quel caso ricordo che mi lasciai da leggere per vent&#8217;anni dopo il gioco delle perle di vetro. lo avrei letto quando il lupo della steppa in me sarebbe invecchiato, il pelo ingrigito e rado, quando Peter Camenzind si sarebbe lasciato andare veramente all&#8217;ultimo bicchiere sul tavolo e Siddharta abbandonato al piacere della carne. Ma Boccadoro che mi abita non cessa di correre e la vita &#8211; con le sue sorprese e miserie- non accenna a fermarsi né a sedare la sete di vita. Come ora.	</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-6php.jpeg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/image_book-6php.jpeg" alt="" title="image_book-6php" width="46" height="66" class="alignnone size-medium wp-image-7321" /></a></p>
<p>I<strong> viaggiatori folli (</strong>5)<br />
<em>Lo strano caso di Albert Dadas</em><br />
Di <strong>Ian Hacking</strong></p>
<p>Perché il turismo di massa nasce con l&#8217;invenzione della bicicletta? Perché la bicicletta ebbe il massimo sviluppo nella regione di Bordeaux? Come mai i migliori cartografi erano francesi? Che cosa fa di un fenomeno la realtà delle leggi della ragione o del sogno. della follia. A Napoli follia è pazzia e un giocattolo si chiama pazziella. Leggere questo libro vi darà le vertigini come quando perdeste le rotelle della vostra bici.</p>
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