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	<title>Simone Sibilio &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Un&#8217;antologia palestinese a cura di &#8220;Semicerchio&#8221;</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/08/07/unantologia-palestinese-a-cura-di-semicerchio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 12:30:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[al volo]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Mahmud Darwish]]></category>
		<category><![CDATA[Mariangela Masullo]]></category>
		<category><![CDATA[poesia palestinese contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[semicerchio]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Sibilio]]></category>
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					<description><![CDATA[L'ultimo numero della rivista "Semicerchio" dedica un dossier alla poesia palestinese: "Poesia da Gaza", curato da <strong>Mariangela Masullo </strong> <br /> e <strong>Simone Sibilio</strong> <br /> Presentiamo oggi uno stralcio di questa antologia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>[Presentiamo un&#8217;anticipazione del&nbsp;dossier <em>Poesia da Gaza</em>, curato da <strong>Mariangela Masullo</strong> e <strong>Simone Sibilio</strong>, per la rivista &#8220;Semicerchio&#8221;.]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Hamid Ashour</strong></p>
<p>Nato nel 1994 a Rafah, nella Striscia di Gaza, ha una laurea in sviluppo sociale e familiare conseguita presso l’Università Al-Quds Open e lavora in campo sociale. Pubblica regolarmente su riviste arabe. Tra le sue opere poetiche <em>Ferite che si testano</em> (2018) e <em>Questo prodotto non può essere scambiato né restituito</em> (2023).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Cane sfollato…uomo randagio</em></p>
<p>Una notte un cane mi è entrato in casa insieme a<br />
un gruppo di persone in fuga dai bombardamenti<br />
rimaste poi lì fino all’alba. Quando sono andate via,<br />
è rimasto solo il cane senza nome né padrone. Aveva<br />
imparato a conoscere gli angoli e i corridoi della<br />
casa come se fosse cresciuto lì: scappava dalla<br />
camera da letto al cortile, dal giardino sul retro al<br />
tetto della casa: in armonia con il rombo circostante<br />
dei raid, si collocava nel punto più sicuro anticipando<br />
l’orrido frastuono delle bombe. Dal momento<br />
dell’invasione ha tenacemente resistito assieme a<br />
me per tre giorni: abbiamo condiviso la paura, i latrati,<br />
le schegge e la carne in scatola. Lui non è il<br />
mio cane e io non sono il suo padrone, ma ci accomuna<br />
lo stesso destino. Siamo usciti correndo,<br />
saltando con agilità tra le bombe, portando con noi<br />
solo la chiave della porta di casa, sempre aperta. A<br />
cuore, mente e piedi nudi, abbiamo costruito una<br />
piccola capanna con vecchi stracci, canne e fronde<br />
di palma; sotto cui abbiamo dormito, alternandoci<br />
come due amici: uno sognava di tornare, l’altro vegliava<br />
per custodire il sogno e la strada.</p>
<p><em>Gaza, 2024</em></p>
<p>*</p>
<p><strong>Yusra al-Khatib</strong></p>
<p>Nata a Gaza nel 1959, Yusra al-Khatib è laureata in Economia e Management e diplomata in Matematica. Lavora come insegnante. Ha all’attivo due romanzi e varie raccolte di racconti brevi. Tra le opere poetiche ricordiamo <em>Come se fosse patria</em> (2013), <em>Nessun Giorno del Giudizio per te ora</em> (2020), <em>Stagioni e oltre</em> (2021). Vincitrice della quinta edizione del Premio della creatività femminile per il racconto breve nel 2014, è presente con un suo testo nel volume collettivo in lingua inglese <em>The Book of Gaza</em>. I suoi racconti e poemi sono stati tradotti in inglese, francese e curdo. Il testo qui offerto è costruito su una trama intertestuale con l’opera del grande Mahmud Darwish.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Io e il ‘Derviscio’</em></p>
<p>Questo mare a te appartiene.<br />
Ti appartengono il suo biancore<br />
la sua marea<br />
la quiete<br />
la calma e il silenzio<br />
e pure questa sabbia bagnata<br />
dalle orme di chi ti viene incontro.</p>
<p>La risacca, invece,<br />
appartiene a me.<br />
Mi appartengono il fragore<br />
l’impeto<br />
le parole ostinate<br />
e pure<br />
la sabbia riarsa<br />
dalle orme di chi<br />
si sta allontanando.</p>
<p>È placido il tuo mare<br />
mentre il mio infuria<br />
e combatte i miei giorni<br />
seduta accanto a lui<br />
mi ricambia con il dolore<br />
mi appoggio al bastone della tua memoria<br />
con cui domo i miei sogni esausti.</p>
<p>Mi scaglia sulle soglie della tua marea<br />
sul molo del nostro porto abbandonato<br />
delle nostri navi origlio il vuoto<br />
mi raggiunge una voce<br />
che con la tua melodia e follia<br />
musicasti in poema.<br />
Questo mare a te appartiene<br />
mentre a me tutto il dolore<br />
tra la mia terra e il tuo mare<br />
i nostri poemi si sgretolano<br />
la nostra infanzia violata, come sabbia<br />
filtra dalle mani del destino.</p>
<p>La tua onda in disputa con la mia nostalgia<br />
mi legge le lodi del tuo mare<br />
la tua alta ombra<br />
le tue parole fugaci<br />
il tuo murale<br />
la tua nostalgia per tua madre<br />
e nulla che ti piace<br />
il tuo cavallo<br />
che non somiglia a nessuno<br />
perché come me l’hai lasciato da solo?</p>
<p>Non hanno gettato<br />
la mia camicia intrisa di sangue<br />
agli occhi di mio padre<br />
perché mi riconoscesse<br />
e io ne sono la prova<br />
torno alla tua poesia con pura visione<br />
e ti narro<br />
storie degli avi<br />
su un domani che non somiglia al tuo oggi<br />
un sogno che non somiglia al tuo ieri<br />
un presente libero dal dolore dei flauti.</p>
<p>Forse avremo<br />
una parte del mio nome<br />
e registrerò di nuovo<br />
alle porte del riparo<br />
la nostra prima storia<br />
libereremo una memoria per l’oblio<br />
chissà se dimenticheremo<br />
il nostro assedio<br />
e i tuoi uccelli morti in Galilea.</p>
<p>Ero con te<br />
o sono forse giunta dopo?<br />
Firmo qui in basso<br />
voglio ciò che vuoi,<br />
però, fratello mio,<br />
l’arrivo mi ha spossato<br />
perché proprio come te<br />
non ho un padre<br />
che da lontano ci avvicini<br />
e torno<br />
a quella ostinata domanda<br />
è arrivata l’ora che<br />
questa poesia finisca?</p>
<p><em>Gaza, 2023</em></p>
<p>*</p>
<p><strong>Khaled Juma</strong></p>
<p>Nato a Rafah (1965), è considerato uno dei nomi preminenti della scena letteraria palestinese odierna. Responsabile della sezione culturale dell’agenzia di stampa palestinese “Wafa”, vive a Ramallah da diversi anni, ma a Gaza ha lasciato parte della sua famiglia. Autore prolifico anche di prosa, teatro, canzoni e letteratura per l’infanzia, ha all’attivo numerose raccolte poetiche, tra cui menzioniamo <em>Testi non pertinenti</em> (1999), <em>Pertanto</em> (2000), <em>Assomigli ancora a te</em> (2004), <em>L’usanza delle città</em> (2009), <em>Come cambiano i cavalli</em> (2011), <em>Perché i gitani non t’amino</em> (2012), <em>Nulla cammina in questo sogn</em>o (2015),<em> Zia Fenice</em> (2024). Ha vinto il Premio Palestina per la letteratura nella categoria Poesia con <em>Una strana luna sul fabbricatore di flauti</em> (2022). È ampiamente tradotto in lingue straniere tra cui inglese, francese, italiano, tedesco, spagnolo, svedese, bulgaro, danese e olandese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Il becchino</em></p>
<p>Ho lavorato come becchino<br />
in dieci paesi.<br />
Lavoravo senza pressioni<br />
con una piccola pala<br />
allacciata alla cintura<br />
la portavo sempre con me come un medaglione.<br />
Nei primi nove paesi<br />
è andato tutto normalmente<br />
non più di un morto<br />
o due alla settimana.<br />
Mi dissi: me ne andrò in pensione in una citta sul mare.<br />
E sono arrivato qui, intendo a Gaza.<br />
La mia pala era ormai inutile, e ho dovuto<br />
acquistare dei macchinari<br />
poi una scavatrice<br />
assumendo come becchini<br />
tutti i disoccupati.<br />
Eppure non è bastato,<br />
allora ho fondato una “Società per la morte”<br />
e ad oggi siamo quotati in Borsa<br />
i primi, a livello mondiale.</p>
<p><em>Gaza, 2024</em></p>
<p>*</p>
<p><strong>&nbsp;&#8220;Semicerchio. Rivista di poesia comparata&#8221;, </strong>fascicolo LXXIV, 2026,1. <em>Zone di conflitto, contatto, traduzione, cura. </em><strong><em>I: Poesia da Gaza</em></strong><strong>. </strong><strong>A cura di Mariangela Masullo e Simone Sibilio</strong></p>
<p>«Come una rosa, caparbia, che resiste all’appassimento / invoca, Gaza, una vita ostinata / forse un antico stupore, / cresce tra le case in macerie».</p>
<p>I versi della poeta Dunia al-Amal Ismail aprono il nuovo numero di «Semicerchio» (LXXIV, 2026/1 presso Pacini Editore), nel quarantesimo della sua vita editoriale e culturale, un volume che esplora l’idea di “zona di contatto, conflitto, traduzione, cura”, spazio in cui la distruzione della guerra incontra la parola poetica.</p>
<p><a href="http://semicerchio.bytenet.it/numero.asp?n=2286">http://semicerchio.bytenet.it/numero.asp?n=2286</a></p>
<p>La scrittura, e con essa la traduzione, qui intesa anche come pratica politica, si prende “cura” dell’umano, contro il “logocidio”, ovvero la cancellazione sistematica del sapere e del linguaggio che accompagna ogni sterminio.</p>
<p>Il volume rappresenta la prima parte di un dittico che troverà il suo compimento nell’autunno del 2026. Nella seconda tappa, la rivista estenderà la sua indagine ad altre aree del mondo dove la poesia si manifesta come una “parola-tenda”: riparo provvisorio, fragile ma ostinato, capace di offrire rifugio e custodire la memoria contro la distruzione.</p>
<p>Al cuore di questo primo numero sta il dossier <em>Poesia da Gaza</em>, curato da Mariangela Masullo e Simone Sibilio, che offrono importanti prospettive e interpretazioni critiche, accompagnate da un approfondimento di Giorgia Pometti sulla poesia femminile palestinese; raccoglie le voci di ventiquattro autori e autrici provenienti dalla Striscia di Gaza, molti dei quali sconosciuti nel nostro Paese, tradotti “in presa diretta”, sotto la pressione della storia sotto gli occhi di tutti noi. Tra questi Nasser Atallah, Salim al-Naffar, Nasser Rabah, Othman Huseyn, Khaled Juma e Yusra al-Khatib, quest’ultima considerata una delle autrici più solide nel panorama arabo ma ancora ignota da noi. Particolare attenzione è inoltre dedicata ai talenti dell’ultima generazione, nati e cresciuti sotto l’assedio militare israeliano e le numerose operazioni belliche condotte contro la Striscia nell’ultimo ventennio, come la giovanissima Batool Abu Akleen, vincitrice di premi internazionali a soli quindici anni, Haidar al-Ghazali e Hamed Ashour.</p>
<p>Una corposa sezione antologica, introdotta dalla Premio Pulitzer Jorie Graham, guest editor di <em>You Must Live. New Poetry from Palestine</em> curato da T. Abu Odeh &amp; S. Bloor, si offre come una selezione trilingue (arabo degli originali, inglese tratto dal volume succitato, italiano a cura di S. Sibilio) in cui la poesia agisce come un “sismografo”, registrando i traumi per trasformarli in segni di una appartenenza affettiva al territorio ed espressione di quella tenacia che i palestinesi chiamano <em>Sumūd</em>.</p>
<p>A chiudere la sezione, si offrono in anteprima nazionale alcuni testi del più celebre poeta palestinese Mahmud Darwish, ancora oggi riferimento assoluto per l’intero movimento poetico della regione.</p>
<p>Accanto al focus tematico sulla Poesia da Gaza, il numero ospita saggi di respiro internazionale e un’ampia sezione dedicata alla traduzione poetica, che attraversa lingue, tradizioni e pratiche del tradurre e del ritradurre tra oriente e occidente. Chiude il volume la curatissima rassegna di recensioni dal mondo della poesia globale, in senso sincronico e diacronico (si trovano elencate nella pagina principale del sito <a href="http://semicerchio.bytenet.it">http://semicerchio.bytenet.it</a>; uno strumento necessario per ogni amante e studioso della poesia, di una ricchezza rara: dalla catalana, cinese, coreana, persiana, greca antica alla francese, italiana, cèca, finlandese, russa, polacca, tedesca, africana, araba, australiana etc., in libri di nuova edizione, riviste internazionali, e da questo numero un osservatorio sul tema affrontato dal numero (in questo caso l’<em>Osservatorio sulla poesia palestinese</em>, una prima mappatura bibliografica della ricezione in Europa).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per informazioni, copie saggio e interviste:</p>
<p>Redazione Semicerchio: semicerchiorpc@libero.it codirezionesc@gmail.com</p>
<p>&nbsp;</p>
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