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	<title>sistema politico di Hong Kong &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Hong Kong è una nevrosi</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/08/13/hong-kong-e-una-nevrosi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2020 05:00:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di <b>Alessandro Malaterra</b></p>
Lottare contro un sistema nevrotico porta alla nevrosi, come fosse un contagio.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_85955" aria-describedby="caption-attachment-85955" style="width: 860px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/hong-kong.jpg"><img loading="lazy" class="size-large wp-image-85955" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/hong-kong-1024x768.jpg" alt="" width="860" height="645" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/hong-kong-1024x768.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/hong-kong-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/hong-kong-768x576.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/hong-kong-250x188.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/hong-kong-200x150.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/hong-kong-160x120.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/hong-kong-400x300.jpg 400w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/hong-kong.jpg 1600w" sizes="(max-width: 860px) 100vw, 860px" /></a><figcaption id="caption-attachment-85955" class="wp-caption-text">La polizia disperde un gruppo di giornalisti e manifestanti a Wan Chai il 24 Maggio 2020</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p><center>di ⇨ <a href="https://www.nazioneindiana.com/tag/alessandro-malaterra/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Alessandro Malaterra</strong></a>  </center>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 400px;"><em>La Francia, in altri tempi, era il nome di un paese; attenzione che non diventi, nel 1961, il nome di una nevrosi.</em><br />
Jean-Paul Sartre, prefazione a <em>I dannati della terra</em> di Frantz Fanon.</p>
<p><em>I. Piacere (principio di) – Agosto 2017</em></p>
<p>Mi piacerebbe poter dire che la mia nevrosi sia iniziata con la morte di mio padre, come quella di Giuseppe Berto; ma in verità è cominciata quando mi sono trasferito a Hong Kong, cioè quando è venuto meno il principio di realtà. Morte del principio di realtà che era sempre una morte del padre, ma non quella vera che tutti prima o poi proviamo, ma quella anelata dal me bambino, che sognava un mondo impossibile in cui niente potesse mettere limiti al piacere.<br />
E&#8217; difficile descrivere la vertigine di arrivare a Hong Kong per la prima volta a chi non l&#8217;ha provata. Zhang Ailing l&#8217;ha fatto così: <em>in una città fatta di tali iperboli, perfino una caviglia lussata avrebbe fatto più male che in altri posti.</em> Era un&#8217;altra Hong Kong, certo, quella del 1940, un anno prima che cadessero le bombe giapponesi. Ma la città era allora come oggi un luogo straordinario, al centro dei traffici tra Cina e Occidente.</p>
<figure id="attachment_85992" aria-describedby="caption-attachment-85992" style="width: 860px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/natura-hong-kong.jpg"><img loading="lazy" class="size-large wp-image-85992" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/natura-hong-kong-1024x768.jpg" alt="" width="860" height="645" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/natura-hong-kong-1024x768.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/natura-hong-kong-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/natura-hong-kong-768x576.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/natura-hong-kong-250x187.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/natura-hong-kong-200x150.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/natura-hong-kong-160x120.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/natura-hong-kong-400x300.jpg 400w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/natura-hong-kong.jpg 1207w" sizes="(max-width: 860px) 100vw, 860px" /></a><figcaption id="caption-attachment-85992" class="wp-caption-text">Natura a Hong Kong (Sai Kung)</figcaption></figure>
<p>Hong Kong stessa sembrava partecipare a quel senso di licenziosità che provavo. Mi bastava uscire appena dal centro per incontrare una natura opulenta che non avevo mai visto: le foglie verde smeraldo, le spiagge tropicali, il mare blu. Tornando, trovavo ad attendermi l&#8217;altrettanto ostentata ricchezza della città, con le sue centinaia di boutique di lusso nei centri commerciali e nelle vetrine del centro. Uccelli dai colori sgargianti sfrecciavano nei parchi e tra i grattacieli. La durata interminabile della bella stagione mi aveva liberato dalla tirannide del tempo, e dalla paura di sprecarlo.</p>
<p>Insomma il principio di realtà, cioè il padre, si era dissolto come in una fantasia infantile. A 9000 Km da quella che era stata la realtà, le conseguenze apparivano un problema del passato. Del flusso impressionante dei capitali che dai paesi sviluppati fluiscono verso le aziende cinesi quotate a Hong Kong, 35 miliardi di dollari solo nell&#8217;ultimo anno, le briciole che iniziavano a cadere nelle mie tasche erano sufficienti per permettermi tutto quello che desideravo. Tutto sembrava possibile.</p>
<p>Non avevo ritenuto importante informarmi nel dettaglio sul sistema politico di Hong Kong quando avevo deciso di trasferirmi: altri aspetti come la tassazione minima, la facilità di trovare cibo occidentale e la qualità delle discoteche erano stati in cima ai miei pensieri.<br />
Solo dopo alcuni mesi che mi trovavo qui ho iniziato a capirci qualcosa: dopo la restituzione di Hong Kong alla Repubblica Popolare Cinese, avvenuta nel 1997, Hong Kong si è dotata di una <em>Basic Law</em> che funge da costituzione, pur non chiamandosi tale. L&#8217;interpretazione di questa “mini-costituzione”, in ogni caso, spetta al Comitato permanente dell&#8217;Assemblea nazionale del popolo, un organo della Cina continentale.<br />
Uno dei fattori che ha permesso l&#8217;afflusso di capitali a Hong Kong è la presenza del sistema di <em>Common Law</em> ereditato dalla dominazione coloniale inglese, a cui si aggiunge un potere giudiziario indipendente; ma che, come si è detto, è obbligato a rimettersi a Pechino per l&#8217;interpretazione ultima delle leggi.<br />
Il potere legislativo è svolto dal Parlamento, i cui componenti sono per metà eletti direttamente dai residenti e per l&#8217;altra metà nominati da delle <em>Functional Consituencies</em>, che dovrebbro rappresentare i vari settori dell&#8217;economia della città e sono per lo più sotto il controllo di Pechino. Alle ultime elezioni legislative, quelle del 2016, i partiti di opposizione hanno conseguito la maggioranza del voto popolare, ma risultano in minoranza in parlamento a causa delle Functional <em>Constituencies</em> e della squalifica di diversi parlamentari, accusati di non aver prestato correttamente il giuramento di fedeltà al governo centrale cinese.<br />
Il Capo dell&#8217;Esecutivo è una figura ispirata al modello dei paesi democratici, ma è nominata da un concilio ristretto di 1200 persone (di fatto, è scelta da Pechino). Il trattato tra Cina e Regno Unito sulla cessione di Hong Kong prevede un progressivo allargamento della base elettorale fino ad arrivare al suffragio universale, accordo che la Cina non sembra avere intenzione di rispettare e che ha costituito la miccia per le proteste infruttuose di <em>Occupy Central</em> nel 2014.</p>
<figure id="attachment_85993" aria-describedby="caption-attachment-85993" style="width: 860px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/propaganda.jpg"><img loading="lazy" class="size-large wp-image-85993" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/propaganda-1024x768.jpg" alt="" width="860" height="645" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/propaganda-1024x768.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/propaganda-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/propaganda-768x576.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/propaganda-250x188.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/propaganda-200x150.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/propaganda-160x120.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/propaganda-400x300.jpg 400w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/propaganda.jpg 1204w" sizes="(max-width: 860px) 100vw, 860px" /></a><figcaption id="caption-attachment-85993" class="wp-caption-text">Manifesto di propaganda appeso a Wan Chai</figcaption></figure>
<p>Il sistema prevede dunque la separazione dei poteri, in maniera non dissimile a quello delle democrazie liberali a cui è ispirato; già allora notavo, però, una certa contraddizione logica tra la separazione dei poteri delle istituzioni di Hong Kong e la nozione che la sovranità ultima del territorio spettasse alla Repubblica Popolare Cinese, dove la separazione dei poteri certo non esiste.<br />
Era interessante anche osservare le frizioni di un sistema politico ispirato alle democrazie, ma in cui l&#8217;unica elezione davvero democratica che si svolge è quella per il ramo più basso del potere amministrativo, cioè per i <em>District Councilors</em>, quasi privi di poteri reali.</p>
<p>Di fronte a tante contraddizioni nella sfera pubblica e nella mia sfera privata ho sentito il bisogno di avere un punto fermo nella mia vita: è per questo che dopo qualche mese a Hong Kong ho iniziato una relazione con Amy. E&#8217; chiaro, non ho smesso di vedere altre donne: solo, ho iniziato a farlo di nascosto, e con ancora più attenzione a che sparissero poco dopo avermi dato quello che volevo. Ho scoperto così di poter rimuovere dalla mia coscienza i fugaci incontri con altre donne, e dissociare la personalità del libertino da quella del fidanzato devoto.</p>
<p><em>Nulla è reale, tutto è permesso</em>, frase che piaceva a Nietzsche. Si dice che sia stata pronunciata sul letto di morte dal Vecchio della montagna (ancora il padre?), il capo della setta degli Assassini. Ed è qui che la morte fa capolino per la prima volta nella mia storia.</p>
<p><em>II. Morte (e rimozione) – Settembre 2019</em></p>
<p>Il pensiero della morte rappresenta l&#8217;esempio per eccellenza di quella che gli psicoanalisti chiamano <em>rimozione</em>; se credessimo davvero alla nostra mortalità non sprecheremmo di certo il nostro tempo cazzeggiando al cellulare – così ho scherzato con Amy.<br />
Difficile credere alla morte di fronte al cielo azzurro di maggio, durante una gita in barca vicino Sai Kung. Getterei via l&#8217;amore di una donna in questa maniera, se credessi alla morte? Accetterei di vivere così, nella dissociazione?<br />
O è l&#8217;unico modo in cui si può vivere?</p>
<p><em>Chi vive esteticamente non può dare della sua vita nessuna spiegazione soddisfacente, perché egli vive sempre e solo nel momento, e ha una coscienza soltanto relativa e limitata di se stesso. […] l&#8217;esteta non possiede liberamente il suo spirito, manca di limpidezza.<br />
Chi vive esteticamente infatti cerca per quanto possibile di perdersi nello stato d&#8217;animo, cerca di avvolgersi completamente in esso, finché in lui non rimanga nulla che non ne possa venir assorbito, perché un simile residuo ha sempre un effetto perturbatore, che distoglie dal godimento. […] Chi vive eticamente ha […] memoria per la sua vita, chi invece vive esteticamente non l&#8217;ha affatto.</em><br />
Mi sono segnato queste frasi di Kierkegaard, medico attento nella diagnosi del mio male. Ma quale sarebbe la cura? La scelta etica, che passa per la disperazione, appare poco allettante: sospetto che a conti fatti sia solo un modo di venire a patti con l&#8217;aver sublimato tutti i propri desideri in delle blande, monotone, piccole soddisfazioni. La scelta religiosa – men che meno, un secolo dopo la morte di Dio. Forse è per sfuggire a questa libertà di scelta che alcuni si rifugiano tra le braccia di governi autoritari come quello cinese.</p>
<p>La morte di mio padre – quella vera, infine – che è avvenuta qualche mese dopo al mio arrivo, ha sferrato il colpo definitivo ai concetti di realtà, temporalità, conseguenza. Innanzitutto mio padre continua a esistere, pur essendo senza dubbio morto: si palesa nei sogni, nelle foto dimenticate, nella lunghissima cronologia dei messaggi. Ancora mi appunto le cose da dirgli la prossima volta che lo vedrò; se dovesse apparirmi davanti in questo momento, giuro, non avrei il minimo moto di sorpresa.<br />
Questa tragica circostanza, inoltre, ha fornito una scusa provvidenziale alla mia dissociazione: non è più un difetto nella mia tempra morale che mi porta a disperdere la mia personalità in mille rivoli contraddittori (e tradire crudelmente la persona che professo di amare), ma è il trauma del lutto; che io veda la realtà come un insieme di istanti non consequenziali, spettrali partite di videogames da cui entrare e uscire in qualsiasi momento, non è da attribuirsi alla nevrosi, ma al dolore. Poco importa che abbia iniziato a comportarmi in questo modo ben prima della morte di mio padre: cause e conseguenze sono concetti che ho rigettato da tempo; la realtà oggettiva è ormai del tutto degradata.</p>
<p>Il 4 giugno 2019 Amy e io siamo andati alla commemorazione annuale del massacro di Tienanmen. Una donna ha pronunciato un discorso appassionato dal palco che ha strappato gli applausi di centinaia di migliaia di persone, scagliandosi contro il progetto del governo di rendere legale l&#8217;estradizione di Hong Kong verso il resto della Cina.<br />
Ecco un&#8217;altra contraddizione: è assurdo che non sia prevista l&#8217;estradizione tra due regioni dello stesso stato, ma allo stesso tempo collaborare con i tribunali sommari della Cina continentale manderebbe in crisi il sistema legale liberale di Hong Kong – per aggirare le garanzie previste a tutela di un imputato basterebbe portarlo appena oltre il confine regionale, a Shenzhen.<br />
Le prime oceaniche marce contro la legge sono state esperienze gioiose ed elettrizzanti. Mettermi in gioco per un ideale mi liberava dallo stato nevrotico e nichilista in cui ero precipitato: mi sentivo parte di una massa coraggiosa e ottimista, sentivo che si stava facendo la storia, sentivo la forza del popolo unito di fronte a cui il regime avrebbe potuto solo capitolare&#8230;<br />
C&#8217;erano anche tensione e paura, certo, ma eravamo convinti che la vittoria finale non avrebbe potuto mancare, che l&#8217;energia di due milioni di manifestanti non avrebbe potuto essere fermata da nulla, men che meno da lacrimogeni e manganelli. A una delle prime manifestazioni ci siamo trovati dietro le barricate, protetti da degli elmetti da cantiere raccolti da terra, senza altra arma che le nostre buone intenzioni – questo rende l&#8217;idea dell&#8217;illusione e l&#8217;incoscienza di quei giorni.</p>
<p>La doccia fredda non ha tardato: il governo non ha ceduto un centimetro, seguendo lo stereotipo che vede un cinese disposto a tutto pur di non perdere la faccia. E&#8217; iniziata la repressione: il momento di svolta è stato l&#8217;⇨ <a href="https://hongkongfp.com/2020/07/21/from-violent-attack-to-gang-fight-how-the-official-account-of-the-yuen-long-mob-attack-changed-over-a-year/" target="_blank" rel="noopener">attacco di Yuen Long</a>, in cui criminali armati di bastoni hanno massacrato di botte manifestanti e passanti indifesi nell&#8217;indifferenza soddisfatta della polizia (ancora oggi, solo sette dei circa cento aggressori sono stati incriminati). Erano le <em>Triadi</em>, la mafia locale: agguati del genere appartenevano per me solo alla storia e ai libri, a <em>Furore</em> di Steinbeck o a <em>Fontamara</em> di Silone. Nella mia ingenuità, non riuscivo a credere che un governo potesse avere la faccia tosta di organizzare un atto di ingiustizia così trasparente nel 2019, davanti alle telecamere dei media globali.<br />
Gli scontri si moltiplicavano fino a diventare una costante, gli arresti erano sempre più comuni, oltre che più gratuiti e più violenti. Anche giornalisti e paramedici iniziavano a essere presi di mira dalla polizia. Le manifestazioni erano ormai proibite, così che solo scendere in piazza esponeva al rischio di detenzione arbitraria. Erano ancora più agghiaccianti i resoconti di torture e molestie che iniziavano a circolare, ritenuti credibili da organizzazioni non governative come Amnesty International. La foto in homepage sul South China Morning Post ritraeva un uomo in carrozzina che avevo notato fin dalle prime manifestazioni, mentre soffocava nel fumo dei lacrimogeni a cui non poteva sfuggire.</p>
<p><em>Ma nello stesso tempo il suo cuore si rallegrava dell&#8217;avventura in cui il mondo stava per incappare. Perché alla passione, come al delitto, non s&#8217;addice l&#8217;ordine stabilito e il benessere normale, e ogni tentennamento della compagine civile, ogni turbamento e flagello del mondo le torna gradito.</em><br />
Così descrive Thomas Mann la reazione di Aschenbach al diffondersi del colera e dei disordini, ne <em>La morte a Venezia</em> (non per caso a <em>Venezia</em>, città per Mann esotica e sensuale; il furore dionisiaco di Aschenbach non sarebbe scoppiato a Monaco o a Vienna, e questa nevrosi non si sarebbe impossessata di me a Roma o a Londra). Così mi sono sentito io di fronte alle scene sempre più caotiche di Hong Kong in fiamme: il malato prova una cupa soddisfazione a vedere anche il mondo cadere malato.</p>
<p>Le contraddizioni del sistema venivano alla luce, così che nessuno potesse più ignorarle o far finta di non vederle. Ero contento di assistere al collasso di un sistema partitico dove i ruoli sono fissi, senza possibilità di alternanza al governo.<br />
Così, la funzione che i partiti di opposizione svolgono all’interno del sistema è quella di sparring partner: ora capro espiatorio da additare all’opinione pubblica della Cina continentale, ora foglia di fico da indicare all’opinione pubblica in Occidente.<br />
Le contraddizioni del sistema spesso restano sommerse; <em>rimosse</em>, si potrebbe dire. Basterebbe rivolgere lo sguardo nella direzione giusta per vederle, ma in pochi lo fanno. Frantz Fanon nota che solo la lotta mette in luce le contraddizioni camuffate della realtà coloniale. In effetti, ci sono volute le manifestazioni e la repressione violenta per costringere il mondo a guardare.<br />
Lottare contro un sistema nevrotico porta alla nevrosi, come fosse un contagio. Le questioni irrisolte si annidano nel profondo, per quanto riguarda sia i fini che i mezzi della lotta di liberazione. La violenza è da considerarsi parte dei mezzi disponibili a un movimento che era nato pacifico? E se l&#8217;obiettivo è la libertà di chi vive a Hong Kong, l&#8217;indipendenza è un modo legittimo per assicurarla? Le domande restano irrisolte, le risposte ambigue; anche perché questioni simili non si possono discutere apertamente per legge – sono a tutti gli effetti <em>rimosse</em> dal discorso pubblico.</p>
<p>L’ambiguità principale sta nella natura stessa della lotta e del rapporto tra le forze in campo. Attaccata alla Cina continentale, Hong Kong è imprendibile per una potenza straniera. E&#8217; ancora meno immaginabile uno scenario in cui il popolo di Hong Kong, disarmato, abbia la meglio sulla polizia militarizzata locale e sull’Esercito di Liberazione Popolare cinese. Gli unici strumenti di pressione contro il regime a disposizione dell’opposizione interna e esterna sono quelli che prevedono la distruzione di Hong Kong così come è ora, danneggiando il popolo da liberare molto più del regime che lo opprime: rimozione dei privilegi commerciali concessi dagli Stati Uniti, paralisi economica della città tramite proteste e scioperi. Presto si è imposta tra gli slogan del movimento quella che suonava come una sentenza: <em>se bruceremo, brucerete con noi</em>.</p>
<p>Il movimento di liberazione di Hong Kong ha dovuto fare i conti con l&#8217;impossibilità, presto evidente, di raggiungere i propri obiettivi. Implicita la scelta: se Hong Kong non può appartenere al suo popolo, è giusto che sia distrutta affinché non possa appartenere al regime?<br />
Altra scelta: combattere nel sistema, con il rischio di legittimarlo, o contro il sistema? Un appello alla Corte Suprema ha valore, nel momento in cui Pechino può ignorarne le decisioni emettendo una “interpretazione” della legge? Il Parlamento è un luogo dove condurre una battaglia per la democrazia, malgrado solo la metà dei seggi siano eletti dal popolo, e gli altri siano occupati per lo più da teste di legno nominate di fatto da Pechino? O è il palazzo di un potere tirannico e illegittimo, pieno di inutili cianfrusaglie da sfasciare, come è accaduto il 1 luglio 2019?<br />
Se Pechino può cambiare il sistema a suo piacimento e senza contraddittorio, vincere una battaglia all&#8217;interno del sistema serve a qualcosa di più che costringere il regime a gettare la maschera, e diventare più apertamente autoritario?</p>
<p>Ricostruire la storia clinica della nevrosi chiamata Hong Kong non è scontato. Hong Kong non è mai stata una democrazia: il “gioiello della Corona” inglese era nient&#8217;altro che un possedimento coloniale, una preda di guerra. Per la mancanza di democrazia e libertà si può incolpare sia la Cina autoritaria che la dominazione coloniale del Regno Unito democratico, da cui la Cina ha ereditato molte strutture di potere: una su tutte, la polizia, che negli anni 60 ha represso con successo le rivolte marxiste e le spinte decolonizzanti. Anche il potere di emettere leggi senza passare per il parlamento, che il Capo dell&#8217;Esecutivo Carrie Lam si è attribuita nel settembre 2019, viene dall&#8217;ordinamento coloniale inglese.</p>
<p>Più facile è abbozzare una diagnosi, per quanto poco scientifica: la dissociazione è una forma di difesa dell&#8217;ego che prevede la separazione o il ritardo dell&#8217;emozione che di norma accompagnerebbe la situazione presente. Molti a Hong Kong ammettono di vivere nella negazione, ignorando l&#8217;avvicinarsi inesorabile del 2047, anno in cui è prevista l&#8217;integrazione della città al sistema del resto della Cina.</p>
<p>La nevrosi non affligge solo i residenti di Hong Kong, ma anche gli osservatori esterni. Al picco delle proteste, la pubblicazione di regime ⇨ <a href="http://www.xinhuanet.com/english/2019-09/26/c_138425133.htm" target="_blank" rel="noopener">Xinhua ha avuto buon gioco a notare</a> che nel 2018 lo ⇨ <a href="https://www.fraserinstitute.org/studies/human-freedom-index-2018" target="_blank" rel="noopener">Human Freedom Index</a>, pubblicato dal Fraser Institute, collocava Hong Kong al terzo posto al mondo per “libertà umana”, dietro solo a Nuova Zelanda e Svizzera, e al di sopra della gran parte dei paesi democratici. Il Fraser Institute è un importante <em>think tank</em> canadese: come spiegarsi che abbia preso un l&#8217;abbaglio tale da giudicare che gli abitanti di Hong Kong fossero tra i più liberi del mondo, malgrado Pechino avesse già rifiutato di concedere elezioni democratiche, malgrado Hong Kong sia, in ultima analisi, la regione amministrativa speciale di uno stato dispotico?<br />
Un&#8217;altra classifica, quella dell&#8217;⇨ <a href="https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1111/j.1467-856X.2004.00147.x" target="_blank" rel="noopener">Economist Intelligence Unit</a>, classifica Hong Kong come “democrazia imperfetta”, così come gli USA o l&#8217;Italia. Come si può considerare una democrazia, sia pure imperfetta, un territorio in cui i partiti di opposizione non hanno mai potuto vincere le elezioni, pur ottenendo la maggioranza dei voti popolari?<br />
Si sarebbe tentati di attribuire queste valutazioni senza senso al desiderio delle istituzioni “neoliberiste” di continuare a fare affari con il regime cinese, nascondendo sotto il tappeto gli aspetti sgradevoli così come si mette il cerone a un cadavere. Ma la stessa pubblicazione del Fraser Institute emette una dura condanna del regime già nell&#8217;introduzione. Anche l&#8217;Economist Intelligence Unit identifica la Cina come uno stato autoritario. Queste valutazioni incoerenti dei <em>think tank</em> occidentali rappresentano più che banali ingenuità o menzogne: considerarle frutto di interesse o ignoranza non permette di coglierne il carattere – appunto – nevrotico, dissociato.</p>
<p>L&#8217;Occidente ha bisogno di credere che Hong Kong sia libera; innanzitutto per giustificarsi di averla abbandonata nelle mani di una dittatura senza consultare il suo popolo. Ma anche per crogiolarsi nell&#8217;illusione della fine della storia, immaginando la Cina intera lungo un percorso inevitabile di democratizzazione (e liberalizzazione dell&#8217;economia) che la porterebbe ad assomigliare sempre di più a Hong Kong, e per estensione, all&#8217;Occidente. Riconoscere che Hong Kong non sia avviata lungo la via della libertà, e che men che meno lo sia la Cina continentale, significa distruggere il sogno dell&#8217;Occidente, la nostra pretesa di essere il culmine di un processo storico inarrestabile verso il progresso. La dissociazione come forma di difesa dell&#8217;ego, appunto, difesa dai sensi di colpa e dai dubbi su se stessi.</p>
<p>Nevrotico è stato l&#8217;intero approccio dell&#8217;Occidente all&#8217;ascesa della Cina. La dissociazione è stata istituzionalizzata attraverso quella che Shaun Breslin ha chiamato ⇨ <a href="https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1111/j.1467-856X.2004.00147.x" target="_blank" rel="noopener"><em>privatizzazione della politica estera</em></a>, in cui obiettivi di politica estera dello stato vengono perseguiti da istituzioni private, come aziende, missioni commerciali e organizzazioni non governative; lo stato, al contempo, si defila. I singoli obiettivi di politica estera possono così essere perseguiti senza bisogno di guardare il quadro generale, e soprattutto rimuovendo gli elementi più sgradevoli. Un ministro degli esteri, soggetto alla pressione dell&#8217;opinione pubblica, può trovare difficile ignorare l&#8217;arresto illegale di un libraio per un reato di opinione; la delegazione di un consorzio commerciale può farlo senza problemi.</p>
<p><em>III. Lo strappo – Luglio 2020</em></p>
<p>Gli strappi tendono a verificarsi sulle linee di faglia. Hong Kong sta sulla frontiera tra le due superpotenze US e Cina; ma anche su un’altra linea di faglia globale, quella tra i popoli e le élites nevrotiche che dal popolo traggono la legittimazione del loro potere, ma che sopportano sempre meno l’imprevedibilità del popolo e gli ostacoli che il processo democratico pone alla “buona” amministrazione tecnocratica. Elites che hanno guardato con simpatia ai successi della Cina in campo economico; élites che – non avendo il coraggio di proporre direttamente il modello autoritario cinese – ⇨ <a href="https://www.economist.com/books-and-arts/2020/02/13/why-an-excess-of-democracy-can-lead-to-poor-decisions" target="_blank" rel="noopener">hanno indicato negli anni passati i sistemi più soft di Singapore e Hong Kong come una possibile strada da seguire affinché l’eccesso di democrazia non arresti il progress</a>o. Eccolo qui il vostro progresso post-democratico, penso con soddisfazione; eccolo andare in fiamme sotto le molotov dei giovani militanti per la democrazia.<br />
L&#8217;incendio si espande così oltre Hong Kong e le fiamme avvolgono Minneapolis, New York, Los Angeles. La reazione repressiva delle istituzioni democratiche degli Stati Uniti non è troppo diversa da quella di Hong Kong. La retorica di Washington ricalca quella di Hong Kong e Pechino: i manifestanti sono accusati di essere terroristi, definizione illogica e contraria a ogni evidenza, ma che può essere utilizzata per giustificare la repressione poliziesca della comunità intera. Ai poliziotti è lasciata carta bianca, garantita l&#8217;immunità; l&#8217;<a href="https://twitter.com/BryanLlenas/status/1268637787881975809" target="_blank" rel="noopener"><em>habeas corpus</em></a> è sospeso senza particolari remore.</p>
<p>La tempistica degli strappi è sempre imprevedibile: una comune esperienza di chi ha a che fare con un sistema nevrotico è quella di scoprire quanto a lungo una situazione insostenibile possa essere sostenuta. Così, quando finalmente si arriva allo strappo, si viene presi in controtempo.<br />
La Legge di Sicurezza nazionale imposta da Pechino, senza passare per le istituzioni locali, ha preso di sorpresa anche gli osservatori più pessimisti. Persino il Capo dell&#8217;Esecutivo ha dovuto ammettere di essere stata tagliata fuori dal processo, di non aver potuto leggere il testo della legge prima che fosse promulgata. Una legge così platealmente autoritaria ha costretto il mondo e i residenti di Hong Kong stessi a guardare con lucidità l&#8217;inconsistenza delle garanzie promesse da Pechino, e delle pretese libertà di cui si godrebbe in questa Regione amministrativa speciale della Cina.<br />
Dal primo luglio, data di entrata in vigore della nuova legge (e anniversario della cessione di Hong Kong alla Cina), è cambiato tutto. Alcuni attivisti, come ⇨ <a href="https://www.reuters.com/article/us-hongkong-security-britain-law/hong-kong-pro-democracy-activist-law-says-he-feels-relatively-safe-in-uk-idUSKCN24G2E7" target="_blank" rel="noopener">Nathan Law, hanno trovato rifugio all&#8217;estero</a> per sfuggire alle persecuzioni.<br />
D&#8217;altra parte, la guarigione dalla nevrosi non consiste forse nell&#8217;adattarsi all&#8217;ambiente sociale che circonda l&#8217;individuo? Non resta che aspettare qualche anno per vedere Hong Kong, <em>rimossi</em> gli elementi più indesiderati, adattarsi al sistema senza libertà del resto della Cina.</p>
<figure id="attachment_85995" aria-describedby="caption-attachment-85995" style="width: 768px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/night.jpg"><img loading="lazy" class="size-large wp-image-85995" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/night-768x1024.jpg" alt="" width="768" height="1024" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/night-768x1024.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/night-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/night-250x333.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/night-200x267.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/night-160x213.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/08/night.jpg 905w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a><figcaption id="caption-attachment-85995" class="wp-caption-text">Il distretto centrale di notte (HSBC Building)</figcaption></figure>
<p>[ <em>le immagini sono dell&#8217;autore dell&#8217;articolo</em> ]</p>
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