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	<title>Siviglia &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>L&#8217;imbattibile lentezza delle tartarughe</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/06/01/limbattibile-lentezza-delle-tartarughe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jun 2025 05:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro gianetti]]></category>
		<category><![CDATA[Arkadia Editore]]></category>
		<category><![CDATA[firenze]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Siviglia]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<strong>Simone Paglietti</strong> intervista <strong>Alessandro Gianetti</strong>  <br /> Capita anche alla letteratura di starsene a lavorare a maglia davanti al caminetto, come una vecchia comare che s'accorge della guerra solo quando i soldati le distruggono il giardino per farci una postazione di tiro.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Simone Paglietti</strong> intervista <strong>Alessandro Gianetti</strong></p>
<p><em><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-113758" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/06/Copertina.jpg" alt="" width="302" height="448" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/06/Copertina.jpg 302w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/06/Copertina-202x300.jpg 202w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/06/Copertina-150x223.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/06/Copertina-300x445.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/06/Copertina-283x420.jpg 283w" sizes="(max-width: 302px) 100vw, 302px" />Simone Paglietti: Toglimi una curiosità. Perché hai scritto una storia ambientata in Italia, pur risiedendo fuori?</em></p>
<p>Alessandro Gianetti: Devi sapere, caro Simone, ma tu già lo immagini perché vivi all&#8217;estero come me, che io l&#8217;Italia, Firenze in particolare che è la mia città, l&#8217;ho lasciata e non l&#8217;ho lasciata. Chi se ne va mantiene una sentinella, un avamposto nel luogo che finge di abbandonare; nel mio caso è un soldatino che mi fa dei rapporti molto dettagliati su tutto ciò che succede, ma il più delle volte sogna o se li inventa, e così son costretto a verificare coi miei occhi se quel che racconta è vero o no. Questo romanzo è una storia che potrebbe essere accaduta nel quartiere di Rifredi, a nord-ovest di Palazzo Vecchio, una decina d&#8217;anni fa o l&#8217;altro ieri; che sia accaduta o meno non ha importanza, la mia sentinella me l&#8217;ha riferita e io, dopo alcuni sopralluoghi, l&#8217;ho raccontata.</p>
<p><em>SP: Già, ma cosa succede in questa vicenda dal nome un po&#8217; selvatico e un po&#8217; filosofico, &#8220;L&#8217;imbattibile lentezza delle tartarughe&#8221;?</em></p>
<p>AG: Mi verrebbe da risponderti: chiedilo al libro! Tuttavia, non posso cavarmela così; mi vedo costretto a dischiudere il volume che troverai in libreria (sempre che lo trovi, escono moltissimi libri e non sempre ci si orienta). Come avrai visto, in copertina c&#8217;è una strada solcata dalle luci delle automobili, fermate da una fotografia con un tempo d&#8217;esposizione assai lungo. Le scie trasmettono l&#8217;idea di movimento rapido, ma c&#8217;è un trucco: è stato il fotografo a creare quell&#8217;<em>effetto</em>. Trucco o non trucco, le striature segnano il contrasto con la lentezza delle tartarughe, e rendono il divario tra noi, uomini e donne del XXI secolo, e la vita degli animali. Sai meglio di me che gli animali conservano un&#8217;antica saggezza, impermeabile ai cambiamenti, alle rivoluzioni e al concetto stesso di progresso. Sin da quando ero piccolo pensavo che osservare un cerbiatto nel 1980 doveva essere la stessa cosa che osservarlo nel V secolo a.C.. Il cerbiatto non è cambiato da allora, è cambiato il nostro sguardo.</p>
<p><em>SP: Perché questa geremiade sul cerbiatto e sullo sguardo?</em></p>
<p>AG: Per attirare la tua attenzione sul fatto che i cerbiatti son sempre gli stessi, siamo noi che abbiamo cambiato il nostro punto di vista su di loro. È naturale, dunque, che il protagonista di questo romanzo veda trasformarsi il mondo attorno a sé nel momento in cui cambia il proprio punto di vista sulla realtà. Non legge più i giornali, perché da quando è disoccupato entra più tardi nel bar dove fa colazione, e i quotidiani son tutti stropicciati, macchiati di caffè. Per un inspiegabile desiderio di purezza, il protagonista è indotto ad aprire un opuscolo che nessuno ha ancora letto, e ci trova argomenti del tutto diversi da quelli di prima.</p>
<p><em>SP: Non sarà mica un romanzo sulla lettura?</em></p>
<p>AG: Ti risponderei di sì, ma con riserva. È un romanzo sulla lettura se si intende lettura del mondo; ricerca d&#8217;una verità. Oggi, diceva Manlio Sgalambro, il filosofo che scriveva canzoni insieme a Franco Battiato, l&#8217;uomo occidentale è incapace d&#8217;agire perché non crede più nella trasformazione del proprio ambiente. Siamo sempre più relativisti, e questo è un antidoto ai dogmatismi del passato, ma anche vulnerabili alle verità che ci arrivano già belle che confezionare dai mezzi d&#8217;informazione. Il romanzo si cala nelle insicurezze d&#8217;un personaggio che cambia idea attraverso la lettura e innesca il confronto con un suo ex-collega, che interpreta invece le cose come si faceva nella «fase storica precedente». Il suo amico-rivale, Ferriano Airaldi, è un sindacalista, figura a rischio d&#8217;estinzione.</p>
<p><em>SP: È un romanzo politico, allora?</em></p>
<p>AG: Non è un romanzo politico se stai pensando a una ricognizione nelle viscere di quel potere che sembra oggi ancor più inscalfibile che in passato; si tratta invece di un romanzo politico nel senso di <em>polis</em>, di comunità. M&#8217;interessava ficcare il naso nel rapporto tra normalità e visione del mondo; nel sospetto che quella che definiamo «normalità» abbia per condizione una certa dose d&#8217;inserimento e soddisfazione delle aspettative personali che uno si crea. Cosa potrebbe accadere a un individuo che perde fiducia nella società in cui vive e comincia a sospettarne, a scardinarla, a costruirne una propria visione alternativa – solo in parte malata, certo egoistica e un pò disperata &#8211; che considera la più sensata e logica? Il protagonista è un combattente un po&#8217; rocambolesco, un Don Chisciotte se preferisce chiamarlo così.</p>
<p><em>SP: Perché nel libro parli del reddito di cittadinanza, cosa rappresenta per te?</em></p>
<p>AG: Capita anche alla letteratura di starsene a lavorare a maglia davanti al caminetto, come una vecchia comare che s&#8217;accorge della guerra solo quando i soldati le distruggono il giardino per farci una postazione di tiro. Avevo l&#8217;impressione che l&#8217;introduzione del reddito di cittadinanza fosse una di quelle rivoluzioni che andassero esaminate. Certo, poi il suo impatto è stato relativo, la messa in pratica assai meno coraggiosa dell&#8217;idea che l&#8217;aveva ispirata, ma questo accade a tutte le idee. Quando iniziai a scrivere <em>L&#8217;imbattibile lentezza delle tartarughe</em> la fase attuativa era ancora lontana, si discuteva del principio e mi pareva uno di quelli destinati a segnare uno spartiacque. Che lo Stato sia disposto a farsi carico della rovina d&#8217;una persona è un dato importante, e l&#8217;Italia ha dimostrato di non essere ancora pronta. Il dibattito sul lavoro, per giunta, si è progressivamente appiattito: più che un diritto è una fortuna, quando capita.</p>
<p><em>SP: E poi c&#8217;è la tartaruga&#8230;</em></p>
<p>AG: Sì, la tartaruga è un animale particolare, lento e longevo. Rappresenta l&#8217;inevitabilità, la costanza, la rassegnazione se vuole, che a un certo punto l&#8217;uomo introietta o che subisce; un promemoria che spesso ignoriamo, come se la natura non dettasse già le sue regole, ma fossimo noi a volerle dettare a lei, che ci governa. C&#8217;è un quadro che mi colpì quando lo vidi: <em>Paesaggio</em> <em>con Caduta di Icaro</em>, di Pieter Bruegel il Vecchio. Il punto di vista sulla morte di Icaro, che si avvicina troppo al sole e brucia le ali con cui suo padre Dedalo voleva aiutarlo a fuggire dal labirinto, è distorta. Icaro affoga in un angolo del quadro, in basso, mentre il paesaggio è dominato dall&#8217;indifferente lavoro di un agricoltore e d&#8217;un pastore che pascola le sue pecore. Il pastore volge lo sguardo in alto, come se avesse sentito un grido d&#8217;allarme, ma guarda nella direzione sbagliata, e tutto continua a scorrere come se niente fosse accaduto.</p>
<p><em>SP: Qual è il ruolo dei mezzi d&#8217;informazione, in tutto questo?</em></p>
<p>AG: Mi sembra che ci sia un&#8217;allarmante incomprensione di quella che circola fuori dai canali per così dire «ufficiali»: la si sottovaluta o la si mitizza, ma non la si comprende. Il protagonista, da un certo punto in avanti, è una barca senza ormeggi che naviga alla cieca. Credo che la sua crisi rispecchi quella dell&#8217;insieme di istituzioni, organismi di tutela, rappresentanza e pubblica opinione, dello Stato per come lo concepiamo in questa parte di mondo. I mezzi d&#8217;informazione sono uno specchio della modernità e io volevo renderne l&#8217;insufficienza e, a malincuore, l&#8217;inettitudine. Per questo la tartaruga è imbattibile, perché non ha bisogno di opinioni o dibattiti, le basta il codice genetico.</p>
<p><em>SP: Un&#8217;ultima domanda, poi ti lascio andare. Anche tu hai dovuto cambiare punto di vista sulle cose, come il protagonista del romanzo?</em></p>
<p>AG: Hai colto nel segno. Volevo restituire l&#8217;atmosfera crepuscolare del quartiere in cui sono nato e ho vissuto fino ai diciott&#8217;anni, dove passano il Terzolle e il Mugnone, di cui parla Vasco Pratolini in <em>Cronache di poveri amanti</em>. L&#8217;aggettivo «crepuscolare» lo imparai dopo essermene andato; quando ci vivevo avvertivo soltanto una mancanza d&#8217;energia vitale che m&#8217;impediva d&#8217;immaginare la vita all&#8217;interno dei suoi confini. Col tempo poi ho capito che era simile a tanti quartieri di città medie e grandi sparse per il mondo, ma non avrei potuto comprenderlo senza uscirne, guardarlo di lontano. La capacità d&#8217;osservare si acquisisce con la distanza, come se le cose da vicino fossero troppo ingombranti, e in fondo il protagonista cerca solo una giusta distanza dalle cose. Da lontano anch&#8217;io ho imparato a guardare Firenze con gli occhi di chi la ammira, e mi sono abituato alle espressioni di meraviglia. È <em>nato a Firenze, la città del Davide di Michelangelo!</em> Sì, rispondo io, ma la mia città non ha molto a che vedere con quella che conosce lei. Firenze è una dama dai modi coltivati e animo campagnolo di cui s&#8217;innamorano in molti, ma i suoi problemi non li confida a nessuno e in segreto cerca confidenti. Spero che il paradosso di Zenone l&#8217;aiuti a trovarli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>NdR Il romanzo di Alessandro Gianetti &#8220;L&#8217;imbattibile lentezza delle tartarughe&#8221; è stato pubblicato recentemente da <a href="http://www.arkadiaeditore.it/limbattibile-lentezza-delle-tartarughe-2/">Arkadia Editore</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Viva voce&#8221; — un racconto</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2023/06/25/viva-voce-un-racconto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jun 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Ornella Tajani]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[Rocco Coronato]]></category>
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		<category><![CDATA[Viva voce]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Rocco Coronato </strong> <br /> Andrew Rappaport, titolare di un’agiata ditta inglese di marmellate d’arancia a Siviglia, sorrise all’avvocato che gli stava traducendo il necrologio del fratello minore, “Shaky” Peter. Poco prima, Andrew aveva ricevuto impeccabile le condoglianze dei pochi venuti in chiesa (ai funerali dei solitari ci vanno giusto altri solitari)]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-103790 alignleft" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/06/Schermata-2023-06-16-alle-16.57.03.jpg" alt="" width="389" height="324" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/06/Schermata-2023-06-16-alle-16.57.03.jpg 389w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/06/Schermata-2023-06-16-alle-16.57.03-300x250.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2023/06/Schermata-2023-06-16-alle-16.57.03-150x125.jpg 150w" sizes="(max-width: 389px) 100vw, 389px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <strong>Rocco Coronato</strong></p>
<p>“<em>A Peter Rappaport sopravvivono tutte le mogli e…</em>”.<br />
Andrew Rappaport, titolare di un’agiata ditta inglese di marmellate d’arancia a Siviglia, sorrise all’avvocato che gli stava traducendo il necrologio del fratello minore, “Shaky” Peter. Poco prima, Andrew aveva ricevuto impeccabile le condoglianze dei pochi venuti in chiesa (ai funerali dei solitari ci vanno giusto altri solitari). Confortati da una chiara brezza serale, Andrew e l’avvocato erano ora seduti a un ristorante in una piazzetta vicino alla torre che sovrasta Siviglia, altezzosa come una bella donna.<br />
<em>Sopravvivono tutte le mogli</em>: quante erano state? Per un istante Andrew si immaginò che il fratello le avesse sposate tutte assieme, come un sultano circondato da concubine olivastre. L’harem si dissolse subito: le cognate erano state tutte inglesi, scialbe. Tre o quattro, a occhio: numero ragguardevole lì a Siviglia dove Andrew, in seguito alla morte della loro madre un anno prima, aveva spostato il fratello perché combinasse meno danni e matrimoni, ma la media in Inghilterra dove Andrew guidava <em>the Firm</em>, come la chiamavano in famiglia. Un’eccezione c’era, e in famiglia: il loro padre, sposatosi una volta sola, e proprio con una di Siviglia.<br />
Delle tre o quattro cognate, Andrew si ricordava giusto la prima, la più speranzosa: costringeva il fratello a vestirsi sempre elegante. Quando c’era lei, Peter veniva avvistato in tight pure a sbattere i panni.<br />
L’avvocato rilesse una frase del necrologio:<br />
“‘<em>Le mie azioni sono calate’, ripeteva da ultimo l’imprenditore inglese, scomparso improvvisamente a 58 anni…</em>”.<br />
“Mio fratello era scomparso da un pezzo”, disse Andrew. “Da un anno nemmeno mi rispondeva più al telefono”.<br />
“Da quando era morta d’infarto vostra madre, insomma… La <em>Señora Maria</em>, povera, così bella brava, la più bella Madonna delle nostre processioni del Venerdì Santo”. L’avvocato calò di nuovo lo sguardo sul giornale. “Azioni calate? Mr Andrew, ha visto che la ditta sta in salute. Ho sempre agito come d’accordo: prima facevo parlare lui, e poi facevo come mi diceva lei”.<br />
<em>The Firm</em>, per i Rappaport, non indicava tanto la ditta quanto sé stessi, fermi e sodi da secoli come le loro arance di Siviglia. Perlomeno fino a “Shaky” Peter: in mezzo a tante ovvietà benevolenti, pure il necrologio lasciava intendere che lui era stato bravo giusto a essere mediocre. Incorniciata nell’articolo, come ad auspicargli successo nell’aldilà, c’era una foto di Peter pigiato dietro una scrivania. Aveva una mano sollevata per la stizza e l’altra aggrappata al telefono.<br />
Però aveva ancora i capelli neri, notò Andrew. La loro madre, la<em> señora Maria</em>, diceva di avere un cuore nero come la chioma; Peter se li era presi entrambi.<br />
“Avvocato, mi legge la fine del necrologio per intero?”.<br />
“‘A Peter Rappaport sopravvivono tutte le mogli e il fratello, <em>estranged</em>.” L’avvocato arrossì.<br />
Andrew gustò da lontano l’aroma di arance e fiori presenti assieme sui rami carichi: ma guarda, un’altra compresenza di opposti in natura, e pure quella contro natura. <em>Estranged</em>: con tutte le sue stranezze Peter aveva estraniato Andrew peggio di un forestiero. La loro storia sfortunata risaliva indietro negli anni alla stessa vetta nascosta fra le nubi, ma lungo due crinali opposti. Peter gli aveva elargito così tanti pretesti per quella divergenza che Andrew aveva sentito solo una colpa, quella della noia.<br />
Ricordati che le arance crescono meglio sull’albero non del bene o del male, ma dell’indifferenza, ripeteva a “Shaky” Peter quando quello osava lamentarsi con la sua voce smorta, una larva di lamento, pungente come la lagna di uno spettro.<br />
Si ricordava ancora la prima volta che aveva sentita, quella nenia, più pesante dei loro lunghi silenzi. Da bambini s’erano sfidati a chi sarebbe restato più a lungo chiuso da solo in una stanza buia e gelida. Andrew aveva fatto iniziare il fratello, e quello aveva subito strillato di farlo uscire. Allora Andrew aveva scacciato Peter ed era rimasto incurante al gelo e al buio per mezz’ora, mentre il fratello frignava perché l’aveva lasciato solo. La madre era accorsa e aveva calmato Peter con una canzone inglese dal ritornello spagnolo, simile a una rondine che fra i gorgheggi imbecca l’unico rimasto nel nido.<br />
Da quella volta Andrew l’aveva chiamato “Shaky” Peter, il sesto Rolling Stone: la pietra promessa dal nome, ma rotolante.<br />
“<em>Que sera, sera</em>”, intonò improvvisamente Andrew. L’avvocato lo guardò perplesso. “Era la canzone preferita di nostra madre”.<br />
“Vero! Pure Peter la canticchiava”.<br />
Oppure Shaky era il quinto Beatle, da quanto si scuoteva? <em>Mother Mary comes to me</em>. Mamma Maria andava solo da lui.<br />
“Comunque, Mr Andrew, mi incuriosisce soprattutto una cosa capitata lunedì scorso”.<br />
“Peter aveva detto qualcosa di sensato?”. Ogni franchezza a riguardo di “Shaky” poteva essere solo postuma.<br />
L’avvocato sgranò gli occhi.<br />
“Mi perdoni, è stato tutto così rapido”, mentì Andrew con una bugia bianca, sempre meglio di una verità opaca, “cosa le disse Peter?”.<br />
L’avvocato chiamò un ragazzino che serviva ai tavoli, ma quello andò dai clienti dietro Andrew. Spazientito, l’avvocato fece segno a una cameriera che fumava appoggiata alla porta del locale.<br />
“Lo scorso lunedì, il giorno stesso in cui poi sarebbe morto, di prima mattina avevo telefonato a suo fratello per il resoconto mensile. Lui mi aveva risposto bruscamente. Lasciai perdere, e poi lo risentii in serata. Si scusò: ‘Quando telefono le parole mi escono così rapide che le rimpiango subito’”.<br />
“E dopo lui che fece?”.<br />
“Chiamò questo ristorante, lasciò sulla segreteria telefonica i soliti ordini per la cena a domicilio, si ritirò nella sua stanza. La servitù riferisce di averlo sentito lamentarsi di una donna. Ma anche <em>con</em> una donna: intesero la voce di una che strepitava in spagnolo. Eppure Peter s’era chiuso a chiave. Com’è che lo chiamate voi inglesi, il delitto della stanza chiusa? Ma qui non c’è nessun delitto. L’hanno trovato morto, di crepacuore, solo. Sul comodino c’era la pillola serale di belladonna”.<br />
“Belladonna?”.<br />
“Il suo farmaco per il cuore: non l’aveva preso. Belladonna… che pensasse alla vostra povera madre?”.<br />
La voce di una donna! Andrew si sentì tradito.<br />
L’affetto fra i due Rappaport difettava da sempre. Avevano provato ad amare perlomeno una stessa cosa, prima la madre e poi <em>the Firm</em>. Alla fine l’unico legame possibile s’era rivelato detestare una stessa cosa: nessuno dei due amava dormire con le donne con cui andavano a letto. E ora una donna, addirittura!<br />
Andrew cercò di ricordarsi se Peter gli avesse accennato qualcosa nelle ultime telefonate, simili alle loro antiche partite a tennis, degli interminabili scambi da fondo campo. Anche dal vivo, del resto, Peter pareva fosse al telefono: era sempre occupato, e quando rispondeva aveva la voce distante.<br />
“Avvocato, mi basterebbe sapere perché Peter non rispondeva nemmeno più al telefono”.<br />
“Il lutto per vostra madre? Ah, la povera <em>Señora Maria</em>…”.<br />
Dopo un’altra pausa, il legale sorrise verso una coppia seduta dietro Andrew.<br />
“Mr Andrew, chiediamolo a loro. Pare che l’ultima frase di suo fratello, mentre parlava con quella donna, sia stata ‘<em>You are my secret</em>—’, e poi si è interrotto. Quella bionda lì è—o meglio era—la sua <em>secretary</em>”.<br />
Andrew si voltò a osservare la donna e il vecchio prete.<br />
Parevano degli invitati a un ballo in costume che avevano afferrato degli abiti alla rinfusa.<br />
La bionda, una vistosa quarantenne dalle ciglia e dall’attaccatura dei capelli scure, indossava un abito da sera di una taglia troppo grande e delle scarpe rosse con il tacco alto. Le volute dei capelli incorniciavano l’ampio seno con la maestosità del sole a picco su un golfo.<br />
L’uomo era un vecchio in un sottanone nero; smunto, alto, un po’ ingobbito come se abituato a chinarsi spesso. Un grosso crocefisso gli luccicava al collo.<br />
L’avvocato li invitò al loro tavolo.<br />
Fatte le presentazioni, il vecchio sorrise ad Andrew: “Ero un confidente del povero Peter. Lo sa, Andrew, che se fosse stato per me, lei e suo fratello non sareste mai nati?”.<br />
Andrew sorrise sbiadendo ogni tinta vitale.<br />
“Da ragazza, la <em>señora Maria</em> si confessava da me”, riprese il vecchio. “Io le sconsigliai il matrimonio con un inglese. Così bella, e piena di pretendenti… quando si velava il viso per la processione, lei era una Madonna dagli occhi dolcissimi …”.<br />
Dopo qualche convenevole, l’avvocato si scusò perché doveva assentarsi. Salutò con una stretta di mano Andrew e, sfiorandoli, la coppia. “Don Durante”, con un mezzo inchino. “Carmen”, di sfuggita.</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>Rimasti in tre, Durante osservò Andrew a lungo, mentre con maestosi colpi di pollice si lisciava le folte ciglia.<br />
“Durante, anche al ristorante ti fanno ascoltare le voci?”, chiese la bionda.<br />
“Già”, rispose il vecchio, “pare che nessuno le capisca meglio di me”.<br />
“Ed è meglio quando non le conosci?”, chiese Carmen.<br />
“Conoscerle?”. Il vecchio rovesciò il capo all’indietro con una risata rauca. “Grazie a Dio non le conosco. Salvo quella del povero Peter”.<br />
“Sei migliorato, Durante, da quando hai ritrovato i tuoi simili”. La bionda fece un cenno in alto. “Sono contenta per te”.<br />
“Sospettavo che in seno al tuo petto ci fosse un cuore grande altrettanto”.<br />
Con stanca abitudine, la donna alzò prima lo sguardo al cielo e poi l’abbassò.<br />
“Carmen, però non parliamo fra noi di fronte a Mr Andrew…”.<br />
“Ma no”, rispose Andrew, “vi prego”.<br />
“Eh”, rise Durante, “pregare è la parola giusta!”.<br />
Quando parlava con Andrew chiudeva gli occhi, come se sorseggiasse le sue brevi risposte; quando parlava con la donna, la fissava dritto, non negli occhi.<br />
Andrew lo riconobbe. Al funerale di Peter, il vecchio, richiesto tutto cerimonioso l’assenso al sacerdote, aveva offerto un ricordo del morto che perfino ad Andrew era sembrato sincero: quando Durante ricordava Shaky, pareva che pregasse di nascosto per lui, e quando invece pregava per lui, la voce affettuosa del ricordo risuonava nella navata.<br />
“Don Durante”, disse Andrew, “la ringrazio per la sua testimonianza”.<br />
“Ah, Durante è bravo con le parole, come no…”, disse Carmen, “Soprattutto ora che la sua voce non gli fa più paura, lassù”.<br />
“Lassù, lassù…”. Durante ammiccò verso i tetti luccicanti sotto la luna. “Se ognuno resta da solo, si scava da solo la sua fossa e diventa un fossile. Invece, lassù, siamo convocati da tutta la Spagna, sotto la protezione di San Giuda”.<br />
“L’hanno fatto pure santo, Giuda?”, si meravigliò Carmen. “Vedi che a tradire si fa sempre bene”.<br />
“L&#8217;<em>altro</em> Giuda. San Giuda”, mormorò il vecchio, “il patrono delle cause perse. Perse chissà dove”.<br />
“Insomma”, disse Carmen, “un Ufficio Persone Smarrite, lassù”.<br />
Andrew capì a che si riferissero i due. Il vecchio stava guardando un edificio dirimpetto, il solo dal color ocra nella piazza tinta di turchese. La facciata dalle persiane squinternate pareva un solitario lasciato a metà.<br />
Nel silenzio che, quasi al gesto di un suggeritore nascosto, azzittì la piazza, Andrew colse un chiacchiericcio di uomini, simile a un brusio di calabroni, che calava da una grossa finestra spalancata al centro di quella facciata. Pareva che pregassero e maledicessero assieme.<br />
Sotto la finestra era appesa una targa:</p>
<p style="text-align: center;">†<br />
<em>CASA SAN JUDÁ</em></p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>Finita un’altra sigaretta, la cameriera venne al tavolo. Il grosso collo di lei, contrapposto alla figura esile e avvenente, era solcato da un ciuffo di capelli rosso, munito di volontà propria.<br />
I calici tintinnarono, e la ragazza si volse al vecchio con una risatina altrettanto squillante:<br />
“Durante, questo lo offre la casa. E ricordati che è domenica: domani siamo chiusi. Però passa dopo per quella faccenda”. Aggiunse qualcosa in spagnolo. Andrew capì solo <em>polizia</em> e <em>telefono</em>.<br />
Durante alzò gli occhi al cielo: “Ancora quella storia! Dopo la sentiamo tutti assieme, così siete contenti. Ma che c’entro mai io… tu piuttosto, a stento un anno qui e guarda già quante grane…”.<br />
La ragazza si allontanò ghignando. Un dente d’oro brillò irridente proprio davanti.<br />
Carmen sospirò: “Ma tu guarda quella bocca! Non potrebbe starsene zitta?”.<br />
“Vorrebbe fare l’attrice; lavora qui come ripiego. Però che voce profonda, se vuole… imita pure le voci dei clienti”.<br />
Durante riprese a scrutare la facciata di Casa San Judá come se cercasse di leggervi una scritta sbiadita.<br />
“Carmen”, disse, “mi dicevi prima che da piccola anche tu andavi lassù”.<br />
Lei fece cenno di sì, gli occhi spalancati come in un film muto:<br />
“Quando c’erano ancora le suore. Ci facevano assaggiare le marmellate fatte con le arance del loro chiostro. Dicevano che erano dolci e amare come l’amore. Ma loro come facevano a ricordarselo, l’amore?”.<br />
“Ah, io non le ho mai assaggiate”, disse Durante.<br />
“Le marmellate o le suore? C’era poi una suora decrepita, Hermana Mercedes…”.<br />
Gli occhi di Durante divennero lucidi. “Oh, Mercedes… aveva le mani aride come prugne secche, e il cuore ancora più avvizzito. Sciupò tutta la sua mercé quando prese i voti e si scelse quel nome”.<br />
“Mercedes ci dava la marmellata solo dopo che avevamo pregato per i poveri Santi Innocenti”.<br />
“I bambini sterminati da Erode prima ancora che potessero parlare. ‘Con la voce dei lattanti proclami la tua lode!’”.<br />
“I poveri Santi Innocenti. Mercedes ci diceva: ‘Voi forse siete povere, ma innocenti?’”.<br />
“Pure il suo povero fratello doveva essere innocente, Mr Andrew, di qualunque cosa si accusasse”, disse Durante, lo sguardo appena voltato verso la luna mascherata da un drappo di nuvoloni. “Fra il suo timore di ogni cosa e la conferma che faceva bene ad averne paura, non saprei dire quale fosse la gallina e quale l’uovo, ma certo la frittata era bella che fatta. Lei invece, Andrew, che bel nome sicuro… sant’Andrea, il patrono dell’istante! Andrea lasciò immediatamente le reti e seguì Cristo, e tutto solo per una battuta del Maestro: ‘Vi farò pescatori di uomini’. Mai spiegato quel passo nelle mie prediche, non avrei proprio saputo che pesci prendere. All’istante… forse non fu proprio una conversione, Dio non voglia (e forse non volle), ma da un anno in qua anche suo fratello, Mr Andrew, era cambiato. Poco dopo la morte di vostra madre, la povera <em>señora Maria</em>, la nostra bella Madonna! Prima pareva vagamente preoccupato, poi divenne insicuro ma in maniera nitida. Ogni lunedì era gaudioso, chissà perché. La settimana scorsa, era martedì, lo trovai sdraiato sul divano. Parlammo di tutto e di niente, soprattutto del secondo, quando squillò il telefono. ‘<em>Hello</em>?’, rispose alzandosi quasi sull’attenti e afferrando speranzoso la cornetta. Come dicono gli italiani quando rispondono al telefono? Ah ecco, <em>pronto</em>! Ma pronto a fare cosa?”.<br />
“Per una volta che era ottimista”, disse Carmen.<br />
“Gli ottimisti hanno scarsa memoria”. Durante abbassò la voce e indicò la finestra aperta di Casa San Judá: “Io e Carmen siamo attesi <em>lassù</em>”.<br />
“Lo siamo tutti, prima o poi”, disse Andrew.<br />
“Vuole unirsi a noi? L’unica volta che salì, suo fratello rise e cantò, al buio”.<br />
Carmen sorrise: “E al buio, Andrew, potrà sentire la voce piena di Durante, ora che porta la sottana solo per divertirsi. La voce che chiama altre voci”.<br />
“Meglio spretato che sprecato”, ridacchiò Durante.</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>“Presto, entrate”, disse un inserviente aprendo a Durante, Carmen e Andrew la porta di Casa San Judà, “tra poco servono il caffè”.<br />
I muri del salone erano tappezzati di fotografie della processione del Venerdì Santo: tanti Cristi obliqui sotto la croce e, al centro di una parete, sopra una lucina rossa, la foto di una Madonna scura anche negli occhi e velata di nero, sulla guancia le perle gonfie di tre lacrime. Durante sorrise, fece un mezzo inchino e strizzò di nuovo l’occhio ad Andrew.<br />
“E questo chi è, il patrono dei macellai?”, chiese Andrew. S’era fermato davanti a una tela dove un santo reggeva con una mano un lungo coltello e sull’altro avambraccio, come se fosse una portata, la matassa della propria pelle.<br />
“San Bartolomeo, lo scuoiato vivo”, disse Durante.<br />
La quiete del santo scorticato contrastava con i visi persi dei vecchi seduti attorno a un grosso tavolo circolare.<br />
Durante si schiarì la gola mentre si sedevano:<br />
“Prenda gli Apostoli, Andrew… per farmi coraggio prima della Messa mi ripetevo spesso la loro lista: quattro semplici pescatori; un esattore delle tasse; uno dal nome greco; un diffidente divenuto patrono degli architetti; un <em>gaffeur</em> secondo cui nulla di buono poteva uscire da Nazareth; uno di famiglia; un ribelle; Giuda, che difende cause perse; quell’altro Giuda. Si meritavano Cristo, forse?”.<br />
“E tu, te lo meriti?”, disse qualcuno nell’ombra con un fiotto rauco di risatine. Una figura sgusciò china dall’alone scuro attorno al tavolo e, quasi arrampicandosi, diede a Durante uno schiaffetto sulle guance.<br />
Durante gli baciò la mano: “Sua Eminenza, Vescovo Guillermo! Anche tu qui?”.<br />
“Durante mio”, rispose Guillermo, “un tempo scortavi i morti fino alla tomba, ora li assisti per il tragitto inverso”.<br />
Durante si volse verso Andrew. “Il vescovo Guillermo era amato da tutti noi—o detestato da tutti noi, chi si ricorda più, l’importante è che ci teneva uniti”. Ricambiò lo sguardo acquoso di Guillermo. “Ora anche tu fra gli spauriti, Guillermo? Eppure tu mi confermasti nell’ora del mio dubbio”.<br />
“Dubito di poterlo confermare a quest’ora”.<br />
“Ma adesso pensiamo alle voci! Siete pronti?”.<br />
“Le voci di chi?”, chiese qualcuno nell’ombra.<br />
Soprattutto di quelli che erano morti di paura, rispose Durante: avevano di certo più voglia di parlare ora che la paura gli era passata.<br />
Guillermo sospirò: “I miei superiori non gradirebbero tutto questo”.<br />
“Qui nessuno è più superiore di te”.<br />
Guillermo ammiccò verso Carmen: “Proprio una bella pecorella… Durante, te l’avevo detto: <em>Cave carnem</em>. Anzi, <em>Cave Carmen</em>”.<br />
Durante alzò le braccia al cielo:<br />
“Guillermo, considera la luna e le maree: l’attrazione è naturale come la gravità. Maledetto Newton, è tutta colpa sua se cadiamo in tentazione”.<br />
Poi incupì rispettoso la voce. “Chiedo di sentire il nostro povero Peter Rappaport. Ed ecco Belladonna!”.<br />
Additò la porta aperta sul corridoio. Andrew vide avanzare una donna velata, sorretta da due inservienti.<br />
“Belladonna! Buona per l’occhio, buona per il cuore. Lei conosce già le vostre richieste”.<br />
Calò un silenzio improvviso, colmo di attesa. Durante diede ad Andrew una gomitata nel fianco e, strizzando a lungo l’occhio, come se paralizzato a metà, indicò la <em>Nuestra Señora</em> della foto sulla parete.<br />
“Proprio una bella donna, vostra madre. Non ha riconosciuto la povera Maria? Peter, invece, la prima volta che salì, accorse subito ad accarezzare la foto”.<br />
L’ex-prete si rattristò di botto, quasi a dimostrare quanto poco gli servisse per cambiare umore.</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>Belladonna la medium si sedette e appoggiò le mani sul tavolo. Il corpo cominciò subito a scuotersi. Belladonna piombò con il capo sul tavolo, e poi si rialzò, mormorando con voce d’uomo.<br />
“Spirito”, Durante gridò, “chi sei tu? Anzi, chi <em>eri</em> tu? Spirito, quanta pazienza mostri. Ma, dove ti trovi ora, serve ancora la pazienza? Spirito, vuoi ritornare qui o lì da dove vieni? Ed esci solo di notte perché ti vergogni, oppure perché solo di notte riusciamo a sentirti?”.<br />
Una piccola ombra si materializzò con un inchino davanti alla donna velata.<br />
“Eccomi”, disse con voce incerta.<br />
“Siediti, spirito”, ordinò Durante.<br />
“Non voglio. Qui è tutto scuro”.<br />
“Nero come il caffè. Nero come il luogo da cui provieni?”.<br />
“Non è nero abbastanza il caffè?”.<br />
“Per favore, siediti”.<br />
“Grazie, non posso”.<br />
“Cosa vuoi allora, spirito?”.<br />
“Ho paura di non voler nulla”.<br />
“Sei tu, Peter?”.<br />
“Devo andare”, disse la voce.<br />
“Spirito, cosa ci offri?”, chiese Durante.<br />
La figura strinse le spalle: “I caffè ordinati al telefono”.<br />
Pedro, il ragazzino del ristorante, appoggiò il vassoio e si eclissò. Carmen gli schioccò un bacio.<br />
Fra le labbra della medium velata spuntò il luccichio dorato di un dente. Belladonna cominciò a cantare con voce chiara e triste:</p>
<blockquote><p><em>Qué será, será</em><br />
Whatever will be, will be<br />
The future&#8217;s not ours to see<br />
<em>Qué será, será</em><br />
What will be, will be</p></blockquote>
<p>“Maria!”, gridò Andrew, come se si fosse ricordato solo ora che nome avesse la madre.<br />
Sul petto di Belladonna si dimenò un ciuffo di capelli fulvo, simile alla coda di una volpe spaventata.</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p>Mezzanotte passata: all’altro lato della piazzetta, dei topi sciamavano nell’immondizia, indaffarati come demoni che ricacciano i dannati fra le fiamme.<br />
Lasciata Casa San Judá, rimasti soli, Durante afferrò il braccio di Andrew e fissò la luna arrampicatasi in mezzo alle tante stelle:<br />
“Oh, Andrew, l’anima gemella porta solo problemi doppi! Amiamo chi ci assomiglia, ma ci scordiamo che nemmeno noi per primi ci amiamo. In seminario mi insegnarono a non battezzare mai i peccati che sentivo in confessionale: già il nome ammalia il peccatore come per un goloso l’etichetta variopinta di un barattolo dal droghiere. ‘Santo padre’, Carmen bisbigliava nel confessionale, ‘quando si sposano uomo e donna diventano una carne sola… e nel letto matrimoniale la mia carne è sola’. A ogni confessione diceva che era triste in casa quando il marito era fuori, e che si sentiva sola quando il marito c’era. Le adultere dicono spesso che quella cosa lì gli è capitata, pazienza se per coincidenza gli capita più volte di seguito e magari con uomini diversi… ma un temporale non discolpa chi ci resta sotto a inzupparsi. Oh, fin troppo facile risponderle, senza una grata di mezzo ma a viva voce!”.<br />
I due si fermarono all’entrata del ristorante. Andrew chiese a Durante perché si vestisse ancora da prete.<br />
Durante rise: “Tanto mi chiamerebbero padre lo stesso”. Mandò un bacio da lontano a Pedro, che si stava tormentando un pollice.<br />
“Andrew, nemmeno saprò quali parole mie saranno dimenticate o apprezzate! Lassù perlomeno, dai miei ex-confratelli, mi ascoltano, e il ristorante è contento che fanno le consumazioni. Una consumazione da desiderare devotamente, come diceva quello… ora la risposta mi arriva subito senza slogarsi la testa a guardare lassù: rispondono da laggiù, dalla cucina del ristorante. E lì posso vedere ogni giorno il mio Pedro. In cambio mi tocca ascoltare al telefono le voci dei clienti e tirar giù i loro ordini. La giusta penitenza per me: sentire che desiderano gli altri. Insomma, Mr Andrew… proprio una recita”. Non specificò se si riferisse alla vita passata o alla scena di Casa San Judá.<br />
Da dentro la cucina la cameriera e medium gridò a Durante: “La polizia vuole sentire il nastro!”.<br />
Durante strinse la mano di Andrew e andò di là. Dopo pochi istanti Andrew lo sentì sbraitare contro la cameriera:<br />
“Belladonna, ma di che ti lamenti? Io tiro giù solo gli ordini dalla segreteria. Sei stata tu l’ultima a parlare con Peter al telefono. A sbraitare, anzi… qui da un anno e combini solo guai. Ti sei messa pure a cantargli quella canzone con la voce della madre. Ma sì, sentiamola, questa benedetta segreteria”.<br />
Le voci registrate sulla segreteria telefonica del ristorante, dove i clienti lasciavano gli ordini per l’asporto, giunsero a ondate ad Andrew, tutte in spagnolo, concitate e risentite come se chiedessero soccorso, finché Andrew non sentì, per ultima, quella inglese di “Shaky” Peter salire incerta e storta nel buio:</p>
<blockquote><p>Ristorante chiuso, ieri. Mi ero scordato questo numero, e angoscia e desiderio se ne erano andati. Posso fidarmi solo della tua parola, Belladonna, quando dici che poi cancelli questi messaggi. Adesso, per esempio: stai ridendo di me al ristorante? Anche tu mi hai rinchiuso in una stanza buia. Belladonna, mi hai messo in viva voce? Ti diverti a far sentire le bestialità che dice un inglese quando finalmente si innamora?</p>
<p><em>Que sera, sera</em>. Stasera non prenderò la belladonna. Mi basti tu.<br />
<em>Que sera, sera. Whatever will be, will be.</em><br />
Tutto buio, qui. Lui voleva restare solo. Stava solo al buio per restare da solo. Pure dentro di lui c’è il gelo. Gelo, sia! Ha paura della sua gelosia.<br />
<em>You are my secret.</em></p></blockquote>
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